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PENTATEUCO |
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GENESI
1
[1] In
principio Dio creò il cielo e la terra.
[2] Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso
e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.
[3] Dio disse: "Sia la luce!". E la luce fu.
[4] Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre
[5] e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina:
primo giorno.
[6] Dio disse: "Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare
le acque dalle acque".
[7] Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il
firmamento, dalle acque, che son sopra il firmamento. E così avvenne.
[8] Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo
giorno.
[9] Dio disse: "Le acque che sono sotto il cielo, si raccolgano in
un solo luogo e appaia l'asciutto". E così avvenne.
[10] Dio chiamò l'asciutto terra e la massa delle acque mare. E Dio
vide che era cosa buona.
[11] E Dio disse: "La terra produca germogli, erbe che producono
seme e alberi da frutto, che facciano sulla terra frutto con il seme,
ciascuno secondo la sua specie". E così avvenne:
[12] la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna
secondo la propria specie e alberi che fanno ciascuno frutto con il
seme, secondo la propria specie. Dio vide che era cosa buona.
[13] E fu sera e fu mattina: terzo giorno.
[14] Dio disse: "Ci siano luci nel firmamento del cielo, per
distinguere il giorno dalla notte; servano da segni per le stagioni, per
i giorni e per gli anni
[15] e servano da luci nel firmamento del cielo per illuminare la
terra". E così avvenne:
[16] Dio fece le due luci grandi, la luce maggiore per regolare il
giorno e la luce minore per regolare la notte, e le stelle.
[17] Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra
[18] e per regolare giorno e notte e per separare la luce dalle tenebre.
E Dio vide che era cosa buona.
[19] E fu sera e fu mattina: quarto giorno.
[20] Dio disse: "Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli
volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo".
[21] Dio creò i grandi mostri marini e tutti gli esseri viventi che
guizzano e brulicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli
uccelli alati secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona.
[22] Dio li benedisse: "Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite
le acque dei mari; gli uccelli si moltiplichino sulla terra".
[23] E fu sera e fu mattina: quinto giorno.
[24] Dio disse: "La terra produca esseri viventi secondo la loro
specie: bestiame, rettili e bestie selvatiche secondo la loro
specie". E così avvenne:
[25] Dio fece le bestie selvatiche secondo la loro specie e il bestiame
secondo la propria specie e tutti i rettili del suolo secondo la loro
specie. E Dio vide che era cosa buona.
[26] E Dio disse: "Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra
somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul
bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che
strisciano sulla terra".
[27] Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò;
maschio e femmina li creò.
[28] Dio li benedisse e disse loro:
"Siate fecondi e moltiplicatevi,
riempite la terra;
soggiogatela e dominate
sui pesci del mare
e sugli uccelli del cielo
e su ogni essere vivente,
che striscia sulla terra".
[29] Poi Dio disse: "Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e
che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce
seme: saranno il vostro cibo.
[30] A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a
tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di
vita, io do in cibo ogni erba verde". E così avvenne.
[31] Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. E fu
sera e fu mattina: sesto giorno.
2
[1] Così
furono portati a compimento il cielo e la terra e tutte le loro schiere.
[2] Allora Dio, nel settimo giorno portò a termine il lavoro che aveva
fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro.
[3] Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò, perché in esso
aveva cessato da ogni lavoro che egli creando aveva fatto.
[4a]Queste le
origini del cielo e della terra, quando vennero creati.
[4b]Quando il Signore Dio fece la terra e il cielo,
[5] nessun cespuglio
campestre era sulla terra, nessuna erba campestre era spuntata - perché
il Signore Dio non aveva fatto piovere sulla terra e nessuno lavorava il
suolo
[6] e faceva salire dalla terra l'acqua dei canali per irrigare tutto il
suolo -;
[7] allora il Signore Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò
nelle sue narici un alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente.
[8] Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi
collocò l'uomo che aveva plasmato.
[9] Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi
graditi alla vista e buoni da mangiare, tra cui l'albero della vita in
mezzo al giardino e l'albero della conoscenza del bene e del male.
[10] Un fiume usciva da Eden per irrigare il giardino, poi di lì si
divideva e formava quattro corsi.
[11] Il primo fiume si chiama Pison: esso scorre intorno a tutto il
paese di Avìla, dove c'è l'oro
[12] e l'oro di quella terra è fine; qui c'è anche la resina odorosa e
la pietra d'ònice.
[13] Il secondo fiume si chiama Ghicon: esso scorre intorno a tutto il
paese d'Etiopia.
[14] Il terzo fiume si chiama Tigri: esso scorre ad oriente di Assur. Il
quarto fiume è l'Eufràte.
[15] Il Signore Dio prese l'uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché
lo coltivasse e lo custodisse.
[16] Il Signore Dio diede questo comando all'uomo: "Tu potrai
mangiare di tutti gli alberi del giardino,
[17] ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non devi
mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti".
[18] Poi il Signore Dio disse: "Non è bene che l'uomo sia solo:
gli voglio fare un aiuto che gli sia simile".
[19] Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie
selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all'uomo, per
vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l'uomo avesse
chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome.
[20] Così l'uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli
del cielo e a tutte le bestie selvatiche, ma l'uomo non trovò un aiuto
che gli fosse simile.
[21] Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull'uomo, che si
addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo
posto.
[22] Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all'uomo,
una donna e la condusse all'uomo.
[23] Allora l'uomo disse:
"Questa volta essa
è carne dalla mia carne
e osso dalle mie ossa.
perché dall'uomo è stata tolta".
[24] Per questo l'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a
sua moglie e i due saranno una sola carne.
[25] Ora tutti e due erano nudi, l'uomo e sua moglie, ma non ne
provavano vergogna.
3
[1] Il
serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal
Signore Dio. Egli disse alla donna: "È vero che Dio ha detto: Non
dovete mangiare di nessun albero del giardino?".
[2] Rispose la donna al serpente: "Dei frutti degli alberi del
giardino noi possiamo mangiare,
[3] ma del frutto dell'albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto:
Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti
morirete".
[4] Ma il serpente disse alla donna: "Non morirete affatto!
[5] Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri
occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male".
[6] Allora la donna vide che l'albero era buono da mangiare, gradito
agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto
e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch'egli
ne mangiò.
[7] Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere
nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.
[8] Poi udirono il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza
del giorno e l'uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio, in
mezzo agli alberi del giardino.
[9] Ma il Signore Dio chiamò l'uomo e gli disse: "Dove sei?".
[10] Rispose: "Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura,
perché sono nudo, e mi sono nascosto".
[11] Riprese: "Chi ti ha fatto sapere che eri nudo? Hai forse
mangiato dell'albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?".
[12] Rispose l'uomo: "La donna che tu mi hai posta accanto mi ha
dato dell'albero e io ne ho mangiato".
[13] Il Signore Dio disse alla donna: "Che hai fatto?".
Rispose la donna: "Il serpente mi ha ingannata e io ho
mangiato".
[14] Allora il Signore Dio disse al serpente:
"Poiché tu hai fatto questo,
sii tu maledetto più di tutto il bestiame
e più di tutte le bestie selvatiche;
sul tuo ventre camminerai
e polvere mangerai
per tutti i giorni della tua vita.
[15] Io porrò inimicizia tra te e la donna,
tra la tua stirpe
e la sua stirpe:
questa ti schiaccerà la testa
e tu le insidierai il calcagno".
[16] Alla donna disse:
"Moltiplicherò
i tuoi dolori e le tue gravidanze,
con dolore partorirai figli.
Verso tuo marito sarà il tuo istinto,
ma egli ti dominerà".
[17] All'uomo disse: "Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e
hai mangiato dell'albero, di cui ti avevo comandato: Non ne devi
mangiare,
maledetto sia il suolo per causa tua!
Con dolore ne trarrai il cibo
per tutti i giorni della tua vita.
[18] Spine e cardi produrrà per te
e mangerai l'erba campestre.
[19] Con il sudore del tuo volto mangerai il pane;
finchè tornerai alla terra,
perchè da essa sei stato tratto:
polvere tu sei e in polvere tornerai!".
[20] L'uomo chiamò la moglie Eva, perché essa fu la madre di tutti i
viventi.
[21] Il Signore Dio fece all'uomo e alla donna tuniche di pelli e le
vestì.
[22] Il Signore Dio disse allora: "Ecco l'uomo è diventato come
uno di noi, per la conoscenza del bene e del male. Ora, egli non stenda
più la mano e non prenda anche dell'albero della vita, ne mangi e viva
sempre!".
[23] Il Signore Dio lo scacciò dal giardino di Eden, perché lavorasse
il suolo da dove era stato tratto.
[24] Scacciò l'uomo e pose ad oriente del giardino di Eden i cherubini
e la fiamma della spada folgorante, per custodire la via all'albero
della vita.
4
[1]
Adamo si unì a Eva sua moglie, la quale concepì e partorì Caino e
disse: "Ho acquistato un uomo dal Signore".
[2] Poi partorì ancora suo fratello Abele. Ora Abele era pastore di
greggi e Caino lavoratore del suolo.
[3] Dopo un certo tempo, Caino offrì frutti del suolo in sacrificio al
Signore;
[4] anche Abele offrì primogeniti del suo gregge e il loro grasso. Il
Signore gradì Abele e la sua offerta,
[5] ma non gradì Caino e la sua offerta. Caino ne fu molto irritato e
il suo volto era abbattuto.
[6] Il Signore disse allora a Caino: "Perché sei irritato e perché
è abbattuto il tuo volto?
[7] Se agisci bene, non dovrai forse tenerlo alto? Ma se non agisci
bene, il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo
istinto, ma tu dòminalo".
[8] Caino disse al fratello Abele: "Andiamo in campagna!".
Mentre erano in campagna, Caino alzò la mano contro il fratello Abele e
lo uccise.
[9] Allora il Signore disse a Caino: "Dov'è Abele, tuo
fratello?". Egli rispose: "Non lo so. Sono forse il guardiano
di mio fratello?".
[10] Riprese: "Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello
grida a me dal suolo!
[11] Ora sii maledetto lungi da quel suolo che per opera della tua mano
ha bevuto il sangue di tuo fratello.
[12] Quando lavorerai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti:
ramingo e fuggiasco sarai sulla terra".
[13] Disse Caino al Signore: "Troppo grande è la mia colpa per
ottenere perdono?
[14] Ecco, tu mi scacci oggi da questo suolo e io mi dovrò nascondere
lontano da te; io sarò ramingo e fuggiasco sulla terra e chiunque mi
incontrerà mi potrà uccidere".
[15] Ma il Signore gli disse: "Però chiunque ucciderà Caino subirà
la vendetta sette volte!". Il Signore impose a Caino un segno,
perché non lo colpisse chiunque l'avesse incontrato.
[16] Caino si allontanò dal Signore e abitò nel paese di Nod, ad
oriente di Eden.
[17] Ora Caino si unì alla moglie che concepì e partorì Enoch; poi
divenne costruttore di una città, che chiamò Enoch, dal nome del
figlio.
[18] A Enoch nacque Irad; Irad generò Mecuiaèl e Mecuiaèl generò
Metusaèl e Metusaèl generò Lamech.
[19] Lamech si prese due mogli: una chiamata Ada e l'altra chiamata
Zilla.
[20] Ada partorì Iabal: egli fu il padre di quanti abitano sotto le
tende presso il bestiame.
[21] Il fratello di questi si chiamava Iubal: egli fu il padre di tutti
i suonatori di cetra e di flauto.
[22] Zilla a sua volta partorì Tubalkàin, il fabbro, padre di quanti
lavorano il rame e il ferro. La sorella di Tubalkàin fu Naama.
[23] Lamech disse alle mogli:
Ada e Zilla, ascoltate la mia voce;
mogli di Lamech, porgete l'orecchio al mio dire:
Ho ucciso un uomo per una mia scalfittura
e un ragazzo per un mio livido.
[24] Sette volte sarà vendicato Caino
ma Lamech settantasette".
[25] Adamo si unì di nuovo alla moglie, che partorì un figlio e lo
chiamò Set. "Perché - disse - Dio mi ha concesso un'altra
discendenza al posto di Abele, poiché Caino l'ha ucciso".
[26] Anche a Set nacque un figlio, che egli chiamò Enos. Allora si
cominciò ad invocare il nome del Signore.
5
[1]
Questo è il libro della genealogia di Adamo. Quando Dio creò l'uomo,
lo fece a somiglianza di Dio;
[2] maschio e femmina li creò, li benedisse e li chiamò uomini quando
furono creati.
[3] Adamo aveva centotrenta anni quando generò a sua immagine, a sua
somiglianza, un figlio e lo chiamò Set.
[4] Dopo aver generato Set, Adamo visse ancora ottocento anni e generò
figli e figlie.
[5] L'intera vita di Adamo fu di novecentotrenta anni; poi morì.
[6] Set aveva centocinque anni quando generò Enos;
[7] dopo aver generato Enos, Set visse ancora ottocentosette anni e
generò figli e figlie.
[8] L'intera vita di Set fu di novecentododici anni; poi morì.
[9] Enos aveva novanta anni quando generò Kenan;
[10] Enos, dopo aver generato Kenan, visse ancora ottocentoquindici anni
e generò figli e figlie.
[11] L'intera vita di Enos fu di novecentocinque anni; poi morì.
[12] Kenan aveva settanta anni quando generò Maalaleèl;
[13] Kenan dopo aver generato Maalaleèl visse ancora ottocentoquaranta
anni e generò figli e figlie.
[14] L'intera vita di Kenan fu di novecentodieci anni; poi morì.
[15] Maalaleèl aveva sessantacinque anni quando generò Iared;
[16] Maalaleèl dopo aver generato Iared, visse ancora ottocentrenta
anni e generò figli e figlie.
[17] L'intera vita di Maalaleèl fu di ottocentonovantacinque anni; poi
morì.
[18] Iared aveva centosessantadue anni quando generò Enoch;
[19] Iared, dopo aver generato Enoch, visse ancora ottocento anni e
generò figli e figlie.
[20] L'intera vita di Iared fu di novecentosessantadue anni; poi morì.
[21] Enoch aveva sessantacinque anni quando generò Matusalemme.
[22] Enoch camminò con Dio; dopo aver generato Matusalemme, visse
ancora per trecento anni e generò figli e figlie.
[23] L'intera vita di Enoch fu di trecentosessantacique anni.
[24] Poi Enoch cammino con Dio e non fu più perché Dio l'aveva preso.
[25] Matusalemme aveva centottantasette anni quando generò Lamech;
[26] Matusalemme, dopo aver generato Lamech, visse ancora
settecentottantadue anni e generò figli e figlie.
[27] L'intera vita di Matusalemme fu di novecentosessantanove anni; poi
morì.
[28] Lamech aveva centottantadue anni quando generò un figlio
[29] e lo chiamò Noè, dicendo: "Costui ci consolerà del nostro
lavoro e della fatica delle nostre mani, a causa del suolo che il
Signore ha maledetto".
[30] Lamech, dopo aver generato Noè, visse ancora
cinquecentonovantacinque anni e generò figli e figlie.
[31] L'intera vita di Lamech fu di settecentosettantasette anni; poi morì.
[32] Noè aveva cinquecento anni quando generò Sem, Cam e Iafet.
6
[1]
Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero
loro figlie,
[2] i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne
presero per mogli quante ne vollero.
[3] Allora il Signore disse: "Il mio spirito non resterà sempre
nell'uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi
anni".
[4] C'erano sulla terra i giganti a quei tempi - e anche dopo - quando i
figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano
loro dei figli: sono questi gli eroi dell'antichità, uomini famosi.
[5] Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla
terra e che ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro che
male.
[6] E il Signore si pentì di aver fatto l'uomo sulla terra e se ne
addolorò in cuor suo.
[7] Il Singore disse: "Sterminerò dalla terra l'uomo che ho
creato: con l'uomo anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del
cielo, perché sono pentito d'averli fatti".
[8] Ma Noè trovò grazia agli occhi del Signore.
[9] Questa è la storia di Noè. Noè era uomo giusto e integro tra i
suoi contemporanei e camminava con Dio.
[10] Noè generò tre figli: Sem, Cam, e Iafet.
[11] Ma la terra era corrotta davanti a Dio e piena di violenza.
[12] Dio guardò la terra ed ecco essa era corrotta, perché ogni uomo
aveva pervertito la sua condotta sulla terra.
[13] Allora Dio disse a Noè: "È venuta per me la fine di ogni
uomo, perché la terra, per causa loro, è piena di violenza; ecco, io
li distruggerò insieme con la terra.
[14] Fatti un'arca di legno di cipresso; dividerai l'arca in
scompartimenti e la spalmerai di bitume dentro e fuori.
[15] Ecco come devi farla: l'arca avrà trecento cubiti di lunghezza,
cinquanta di larghezza e trenta di altezza.
[16] Farai nell'arca un tetto e a un cubito più sopra la terminerai; da
un lato metterai la porta dell'arca. La farai a piani: inferiore, medio
e superiore.
[17] Ecco io manderò il diluvio, cioè le acque, sulla terra, per
distruggere sotto il cielo ogni carne, in cui è alito di vita; quanto
è sulla terra perirà.
[18] Ma con te io stabilisco la mia alleanza. Entrerai nell'arca tu e
con te i tuoi figli, tua moglie e le mogli dei tuoi figli.
[19] Di quanto vive, di ogni carne, introdurrai nell'arca due di ogni
specie, per conservarli in vita con te: siano maschio e femmina.
[20] Degli uccelli secondo la loro specie, del bestiame secondo la
propria specie e di tutti i rettili della terra secondo la loro specie,
due d'ognuna verranno con te, per essere conservati in vita.
[21] Quanto a te, prenditi ogni sorta di cibo da mangiare e raccoglilo
presso di te: sarà di nutrimento per te e per loro".
[22] Noè eseguì tutto; come Dio gli aveva comandato, così egli fece.
7
[1] Il
Signore disse a Noè: "Entra nell'arca tu con tutta la tua
famiglia, perché ti ho visto giusto dinanzi a me in questa generazione.
[2] D'ogni animale mondo prendine con te sette paia, il maschio e la sua
femmina; degli animali che non sono mondi un paio, il maschio e la sua
femmina.
[3] Anche degli uccelli mondi del cielo, sette paia, maschio e femmina,
per conservarne in vita la razza su tutta la terra.
[4] Perché tra sette giorni farò piovere sulla terra per quaranta
giorni e quaranta notti; sterminerò dalla terra ogni essere che ho
fatto".
[5] Noè fece quanto il Signore gli aveva comandato.
[6] Noè aveva seicento anni, quando venne il diluvio, cioè le acque
sulla terra.
[7] Noè entrò nell'arca e con lui i suoi figli, sua moglie e le mogli
dei suoi figli, per sottrarsi alle acque del diluvio.
[8] Degli animali mondi e di quelli immondi, degli uccelli e di tutti
gli esseri che strisciano sul suolo
[9] entrarono a due a due con Noè nell'arca, maschio e femmina, come
Dio aveva comandato a Noè.
[10] Dopo sette giorni, le acque del diluvio furono sopra la terra;
[11] nell'anno seicentesimo della vita di Noè, nel secondo mese, il
diciassette del mese, proprio in quello stesso giorno, eruppero tutte le
sorgenti del grande abisso e le cateratte del cielo si aprirono.
[12] Cadde la pioggia sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti.
[13] In quello stesso giorno entrò nell'arca Noè con i figli Sem, Cam
e Iafet, la moglie di Noè, le tre mogli dei suoi tre figli:
[14] essi e tutti i viventi secondo la loro specie e tutto il bestiame
secondo la sua specie e tutti i rettili che strisciano sulla terra
secondo la loro specie, tutti i volatili secondo la loro specie, tutti
gli uccelli, tutti gli esseri alati.
[15] Vennero dunque a Noè nell'arca, a due a due, di ogni carne in cui
è il soffio di vita.
[16] Quelli che venivano, maschio e femmina d'ogni carne, entrarono come
gli aveva comandato Dio: il Signore chiuse la porta dietro di lui.
[17] Il diluvio durò sulla terra quaranta giorni: le acque crebbero e
sollevarono l'arca che si innalzò sulla terra.
[18] Le acque divennero poderose e crebbero molto sopra la terra e
l'arca galleggiava sulle acque.
[19] Le acque si innalzarono sempre più sopra la terra e coprirono
tutti i monti più alti che sono sotto tutto il cielo.
[20] Le acque superarono in altezza di quindici cubiti i monti che
avevano ricoperto.
[21] Perì ogni essere vivente che si muove sulla terra, uccelli,
bestiame e fiere e tutti gli esseri che brulicano sulla terra e tutti
gli uomini.
[22] Ogni essere che ha un alito di vita nelle narici, cioè quanto era
sulla terra asciutta morì.
[23] Così fu sterminato ogni essere che era sulla terra: con gli
uomini, gli animali domestici, i rettili e gli uccelli del cielo; essi
furono sterminati dalla terra e rimase solo Noè e chi stava con lui
nell'arca.
[24] Le acque restarono alte sopra la terra centocinquanta giorni.
8
[1] Dio
si ricordò di Noè, di tutte le fiere e di tutti gli animali domestici
che erano con lui nell'arca. Dio fece passare un vento sulla terra e le
acque si abbassarono.
[2] Le fonti dell'abisso e le cateratte del cielo furono chiuse e fu
trattenuta la pioggia dal cielo;
[3] le acque andarono via via ritirandosi dalla terra e calarono dopo
centocinquanta giorni.
[4] Nel settimo mese, il diciasette del mese, l'arca si posò sui monti
dell'Araràt.
[5] Le acque andarono via via diminuendo fino al decimo mese. Nel decimo
mese, il primo giorno del mese, apparvero le cime dei monti.
[6] Trascorsi quaranta giorni, Noè aprì la finestra che aveva fatta
nell'arca e fece uscire un corvo per vedere se le acque si fossero
ritirate.
[7] Esso uscì andando e tornando finché si prosciugarono le acque
sulla terra.
[8] Noè poi fece uscire una colomba, per vedere se le acque si fossero
ritirate dal suolo;
[9] ma la colomba, non trovando dove posare la pianta del piede, tornò
a lui nell'arca, perché c'era ancora l'acqua su tutta la terra. Egli
stese la mano, la prese e la fece rientrare presso di sé nell'arca.
[10] Attese altri sette giorni e di nuovo fece uscire la colomba
dall'arca
[11] e la colomba tornò a lui sul far della sera; ecco, essa aveva nel
becco un ramoscello di ulivo. Noè comprese che le acque si erano
ritirate dalla terra.
[12] Aspettò altri sette giorni, poi lasciò andare la colomba; essa
non tornò più da lui.
[13] L'anno seicentouno della vita di Noè, il primo mese, il primo
giorno del mese, le acque si erano prosciugate sulla terra; Noè tolse
la copertura dell'arca ed ecco la superficie del suolo era asciutta.
[14] Nel secondo mese, il ventisette del mese, tutta la terra fu
asciutta.
[15] Dio ordinò a Noè:
[16] "Esci dall'arca tu e tua moglie, i tuoi figli e le mogli dei
tuoi figli con te.
[17] Tutti gli animali d'ogni specie che hai con te, uccelli, bestiame e
tutti i rettili che strisciano sulla terra, falli uscire con te, perché
possano diffondersi sulla terra, siano fecondi e si moltiplichino su di
essa".
[18] Noè uscì con i figli, la moglie e le mogli dei figli.
[19] Tutti i viventi e tutto il bestiame e tutti gli uccelli e tutti i
rettili che strisciano sulla terra, secondo la loro specie, uscirono
dall'arca.
[20] Allora Noè edificò un altare al Signore; prese ogni sorta di
animali mondi e di uccelli mondi e offrì olocausti sull'altare.
[21] Il Signore ne odorò la soave fragranza e pensò: "Non maledirò
più il suolo a causa dell'uomo, perché l'istinto del cuore umano è
incline al male fin dalla adolescenza; né colpirò più ogni essere
vivente come ho fatto.
[22] Finché durerà la terra,
seme e messe,
freddo e caldo,
estate e inverno,
giorno e notte
non cesseranno".
9
[1] Dio
benedisse Noè e i suoi figli e disse loro: "Siate fecondi e
moltiplicatevi e riempite la terra.
[2] Il timore e il terrore di voi sia in tutte le bestie selvatiche e in
tutto il bestiame e in tutti gli uccelli del cielo. Quanto striscia sul
suolo e tutti i pesci del mare sono messi in vostro potere.
[3] Quanto si muove e ha vita vi servirà di cibo: vi do tutto questo,
come già le verdi erbe.
[4] Soltanto non mangerete la carne con la sua vita, cioè il suo
sangue.
[5] Del sangue vostro anzi, ossia della vostra vita, io domanderò
conto; ne domanderò conto ad ogni essere vivente e domanderò conto
della vita dell'uomo all'uomo, a ognuno di suo fratello.
[6] Chi sparge il sangue dell'uomo
dall'uomo il suo sangue sarà sparso,
perché ad immagine di Dio
Egli ha fatto l'uomo.
[7] E voi, siate fecondi e moltiplicatevi,
siate numerosi sulla terra e dominatela".
[8] Dio disse a Noè e ai sui figli con lui:
[9] "Quanto a me, ecco io stabilisco la mia alleanza coni vostri
discendenti dopo di voi;
[10] con ogni essere vivente che è con voi, uccelli, bestiame e bestie
selvatiche, con tutti gli animali che sono usciti dall'arca.
[11] Io stabilisco la mia alleanza con voi: non sarà più distrutto
nessun vivente dalle acque del diluvio, né più il diluvio devasterà
la terra".
[12] Dio disse:
"Questo è il segno dell'alleanza,
che io pongo
tra me e voi
e tra ogni essere vivente
che è con voi
per le generazioni eterne.
[13] Il mio arco pongo sulle nubi
ed esso sarà il segno dell'alleanza
tra me e la terra.
[14] Quando radunerò
le nubi sulla terra
e apparirà l'arco sulle nubi
[15] ricorderò la mia alleanza
che è tra me e voi
e tra ogni essere che vive in ogni carne
e noi ci saranno più le acque
per il diluvio, per distruggere ogni carne.
[16] L'arco sarà sulle nubi
e io lo guarderò per ricordare l'alleanza eterna
tra Dio e ogni essere che vive in ogni carne
che è sulla terra".
[17] Disse Dio a Noè: "Questo è il segno dell'alleanza che io ho
stabilito tra me e ogni carne che è sulla terra".
[18] I figli di Noè che uscirono dall'arca furono Sem, Cam e Iafet; Cam
è il padre di Cànaan.
[19] Questi tre sono i figli di Noè e da questi fu popolata tutta la
terra.
[20] Ora Noè, coltivatore della terra, cominciò a piantare una vigna.
[21] Avendo bevuto il vino, si ubriacò e giacque scoperto all'interno
della sua tenda.
[22] Cam, padre di Cànaan, vide il padre scoperto e raccontò la cosa
ai due fratelli che stavano fuori.
[23] Allora Sem e Iafet presero il mantello, se lo misero tutti e due
sulle spalle e, camminando a ritroso, coprirono il padre scoperto;
avendo rivolto la faccia indietro, non videro il padre scoperto.
[24] Quando Noè si fu risvegliato dall'ebbrezza, seppe quanto gli aveva
fatto il figlio minore;
[25] allora disse:
"Sia maledetto Cànaan!
Schiavo degli schiavi
sarà per i suoi fratelli!".
[26] Disse poi:
"Benedetto il Signore, Dio di Sem,
Cànaan sia suo schiavo!
[27] Dio dilati Iafet
e questi dimori nelle tende di Sem,
Cànaan sia suo schiavo!".
[28] Noè visse, dopo il diluvio, trecentocinquanta anni.
[29] L'intera vita di Noè fu di novecentocinquanta anni, poi morì.
10
[1]
Questa è la discendenza dei figli di Noè: Sem, Cam e Iafet, ai quali
nacquero figli dopo il diluvio.
[2] I figli di Iafet: Gomer, Magog, Madai, Iavan, Tubal, Mesech e Tiras.
[3] I figli di Gomer: Askenaz, Rifat e Togarma.
[4] I figli di Iavan: Elisa, Tarsis, quelli di Cipro e quelli di Rodi.
[5] Da costoro derivarono le nazioni disperse per le isole nei loro
territori, ciascuno secondo la propria lingua e secondo le loro
famiglie, nelle loro nazioni.
[6] I figli di Cam: Etiopia, Egitto, Put e Cànaan.
[7] I figli di Etiopia: Seba, Avìla, Sabta, Raama e Sàbteca.
[8] Ora Etiopia generò Nimrod: costui cominciò a essere potente sulla
terra.
[9] Egli era valente nella caccia davanti al Signore, perciò si dice:
"Come Nimrod, valente cacciatore davanti al Signore".
[10] L'inizio del suo regno fu Babele, Uruch, Accad e Calne, nel paese
di Sennaar.
[11] Da quella terra si portò ad Assur e costruì Ninive, Recobot-Ir e
Càlach
[12] e Resen tra Ninive e Càlach; quella è la grande città.
[13] Egitto generò quelli di Lud, Anam, Laab, Naftuch,
[14] Patros, Casluch e Caftor, da dove uscirono i Filistei.
[15] Cànaan generò Sidone, suo primogenito, e Chet
[16] e il Gebuseo, l'Amorreo, il Gergeseo,
[17] l'Eveo, l'Archita e il Sineo,
[18] l'Arvadita, il Semarita e l'Amatita. In seguito si dispersero le
famiglie dei Cananei.
[19] Il confine dei Cananei andava da Sidone in direzione di Gerar fino
a Gaza, poi in direzione di Sòdoma, Gomorra, Adma e Zeboim, fino a
Lesa.
[20] Questi furono i figli di Cam secondo le loro famiglie e le loro
lingue, nei loro territori e nei loro popoli.
[21] Anche a Sem, padre di tutti i figli di Eber, fratello maggiore di
Jafet, nacque una discendenza.
[22] I figli di Sem: Elam, Assur, Arpacsàd, Lud e Aram.
[23] I figli di Aram: Uz, Cul, Gheter e Mas.
[24] Arpacsàd generò Selach e Selach generò Eber.
[25] A Eber nacquero due figli: uno si chiamò Peleg, perché ai suoi
tempi fu divisa la terra, e il fratello si chiamò Joktan.
[26] Joktan generò Almodad, Selef, Ascarmavet, Jerach,
[27] Adòcam, Uzal, Dikla,
[28] Obal, Abimaèl, Saba,
[29] Ofir, Avìla e Ibab. Tutti questi furono i figli di Joktan;
[30] la loro sede era sulle montagne dell'oriente, da Mesa in direzione
di Sefar.
[31] Questi furono i figli di Sem secondo le loro famiglie e le loro
lingue, territori, secondo i loro popoli.
[32] Queste furono le famiglie dei figli di Noè secondo le loro
generazioni, nei loro popoli. Da costoro si dispersero le nazioni sulla
terra dopo il diluvio.
11
[1]
Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole.
[2] Emigrando dall'oriente gli uomini capitarono in una pianura nel
paese di Sennaar e vi si stabilirono.
[3] Si dissero l'un l'altro: "Venite, facciamoci mattoni e
cuociamoli al fuoco". Il mattone servì loro da pietra e il bitume
da cemento.
[4] Poi dissero: "Venite, costruiamoci una città e una torre, la
cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su
tutta la terra".
[5] Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini
stavano costruendo.
[6] Il Signore disse: "Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti
una lingua sola; questo è l'inizio della loro opera e ora quanto
avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile.
[7] Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non
comprendano più l'uno la lingua dell'altro".
[8] Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi essarono di
costruire la città.
[9] Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la
lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la
terra.
[10] Questa è la discendenza di Sem: Sem aveva cento anni quando generò
Arpacsàd, due anni dopo il diluvio;
[11] Sem, dopo aver generato Arpacsàd, visse cinquecento anni e generò
figli e figlie.
[12] Arpacsàd aveva trentacinque anni quando generò Selach;
[13] Arpacsàd, dopo aver generato Selach, visse quattrocentotré anni e
generò figli e figlie.
[14] Selach aveva trent'anni quando generò Eber;
[15] Selach, dopo aver generato Eber, visse quattrocentotré anni e
generò figli e figlie.
[16] Eber aveva trentaquattro anni quando generò Peleg;
[17] Eber, dopo aver generato Peleg, visse quattrocentotrenta anni e
generò figli e figlie.
[18] Peleg aveva trent'anni quando generò Reu;
[19] Peleg, dopo aver generato Reu, visse duecentonove anni e generò
figli e figlie.
[20] Reu aveva trentadue anni quando generò Serug;
[21] Reu, dopo aver generato Serug, visse duecentosette anni e generò
figli e figlie.
[22] Serug aveva trent'anni quando generò Nacor;
[23] Serug, dopo aver generato Nacor, visse duecento anni e generò
figli e figlie.
[24] Nacor aveva ventinove anni quando generò Terach;
[25] Nacor, dopo aver generato Terach, visse centodiciannove anni e
generò figli e figlie.
[26] Terach aveva settant'anni quando generò Abram, Nacor e Aran.
[27] Questa è la posterità di Terach: Terach generò Abram, Nacor e
Aran: Aran generò Lot.
[28] Aran poi morì alla presenza di suo padre Terach nella sua terra
natale, in Ur dei Caldei.
[29] Abram e Nacor si presero delle mogli; la moglie di Abram si
chiamava Sarai e la moglie di Nacor Milca, ch'era figlia di Aran, padre
di Milca e padre di Isca.
[30] Sarai era sterile e non aveva figli.
[31] Poi Terach prese Abram, suo figlio, e Lot, figlio di Aran, figlio
cioè del suo figlio, e Sarai sua nuora, moglie di Abram suo figlio, e
uscì con loro da Ur dei Caldei per andare nel paese di Cànaan.
Arrivarono fino a Carran e vi si stabilirono.
[32] L'età della vita di Terach fu di duecentocinque anni; Terach morì
in Carran.
12
[1] Il
Signore disse ad Abram:
"Vàttene dal tuo paese, dalla tua patria
e dalla casa di tuo padre,
verso il paese che io ti indicherò.
[2] Farò di te un grande popolo
e ti benedirò,
renderò grande il tuo nome
e diventerai una benedizione.
[3] Benedirò coloro che ti benediranno
e coloro che ti malediranno maledirò
e in te si diranno benedette
tutte le famiglie della terra".
[4] Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore, e con lui
partì Lot. Abram aveva settantacinque anni quando lasciò Carran.
[5] Abram dunque prese la moglie Sarai, e Lot, figlio di suo fratello, e
tutti i beni che avevano acquistati in Carran e tutte le persone che lì
si erano procurate e si incamminarono verso il paese di Cànaan.
Arrivarono al paese di Cànaan
[6] e Abram attraversò il paese fino alla località di Sichem, presso
la Quercia di More. Nel paese si trovavano allora i Cananei.
[7] Il Signore apparve ad Abram e gli disse: "Alla tua discendenza
io darò questo paese". Allora Abram costruì in quel posto un
altare al Signore che gli era apparso.
[8] Di là passò sulle montagne a oriente di Betel e piantò la tenda,
avendo Betel ad occidente e Ai ad oriente. Lì costruì un altare al
Signore e invocò il nome del Signore.
[9] Poi Abram levò la tenda per accamparsi nel Negheb.
[10] Venne una carestia nel paese e Abram scese in Egitto per
soggiornarvi, perché la carestia gravava sul paese.
[11] Ma, quando fu sul punto di entrare in Egitto, disse alla moglie
Sarai: "Vedi, io so che tu sei donna di aspetto avvenente.
[12] Quando gli Egiziani ti vedranno, penseranno: Costei è sua moglie,
e mi uccideranno, mentre lasceranno te in vita.
[13] Dì dunque che tu sei mia sorella, perché io sia trattato bene per
causa tua e io viva per riguardo a te".
[14] Appunto quando Abram arrivò in Egitto, gli Egiziani videro che la
donna era molto avvenente.
[15] La osservarono gli ufficiali del faraone e ne fecero le lodi al
faraone; così la donna fu presa e condotta nella casa del faraone.
[16] Per riguardo a lei, egli trattò bene Abram, che ricevette greggi e
armenti e asini, schiavi e schiave, asine e cammelli.
[17] Ma il Signore colpì il faraone e la sua casa con grandi piaghe,
per il fatto di Sarai, moglie di Abram.
[18] Allora il faraone convocò Abram e gli disse: "Che mi hai
fatto? Perché non mi hai dichiarato che era tua moglie?
[19] Perché hai detto: È mia sorella, così che io me la sono presa in
moglie? E ora eccoti tua moglie: prendila e vàttene!".
[20] Poi il faraone lo affidò ad alcuni uomini che lo accompagnarono
fuori della frontiera insieme con la moglie e tutti i suoi averi.
13
[1]
Dall'Egitto Abram ritornò nel Negheb con la moglie e tutti i suoi
averi; Lot era con lui.
[2] Abram era molto ricco in bestiame, argento e oro.
[3] Poi di accampamento in accampamento egli dal Negheb si portò fino a
Betel, fino al luogo dove era stata già prima la sua tenda, tra Betel e
Ai,
[4] al luogo dell'altare, che aveva là costruito prima: lì Abram invocò
il nome del Signore.
[5] Ma anche Lot, che andava con Abram, aveva greggi e armenti e tende.
[6] Il territorio non consentiva che abitassero insieme, perché avevano
beni troppo grandi e non potevano abitare insieme.
[7] Per questo sorse una lite tra i mandriani di Abram e i mandriani di
Lot, mentre i Cananei e i Perizziti abitavano allora nel paese.
[8] Abram disse a Lot: "Non vi sia discordia tra me e te, tra i
miei mandriani e i tuoi, perché noi siamo fratelli.
[9] Non sta forse davanti a te tutto il paese? Sepàrati da me. Se tu
vai a sinistra, io antra, io andrò a destra; se tu vai a destra, io
andrò a sinistra".
[10] Allora Lot alzò gli occhi e vide che tutta la valle del Giordano
era un luogo irrigato da ogni parte - prima che il Signore distruggesse
Sòdoma e Gomorra -; era come il giardino del Signore, come il paese
d'Egitto, fino ai pressi di Zoar.
[11] Lot scelse per sé tutta la valle del Giordano e trasportò le
tende verso oriente. Così si separarono l'uno dall'altro:
[12] Abram si stabilì nel paese di Cànaan e Lot si stabilì nelle città
della valle e piantò le tende vicino a Sòdoma.
[13] Ora gli uomini di Sòdoma erano perversi e peccavano molto contro
il Signore.
[14] Allora il Signore disse ad Abram, dopo che Lot si era separato da
lui: "Alza gli occhi e dal luogo dove tu stai spingi lo sguardo
verso il settentrione e il mezzogiorno, verso l'oriente e l'occidente.
[15] Tutto il paese che tu vedi, io lo darò a te e alla tua discendenza
per sempre.
[16] Renderò la tua discendenza come la polvere della terra: se uno può
contare la polvere della terra, potrà contare anche i tuoi discendenti.
[17] Alzati, percorri il paese in lungo e in largo, perché io lo darò
a te".
[18] Poi Abram si spostò con le sue tende e andò a stabilirsi alle
Querce di Mamre, che sono ad Ebron, e vi costruì un altare al Signore.
14
[1] Al
tempo di Amrafel re di Sennaar, di Arioch re di Ellasar, di Chedorlaomer
re dell'Elam e di Tideal re di Goim,
[2] costoro mossero guerra contro Bera re di Sòdoma, Birsa re di
Gomorra, Sinab re di Adma, Semeber re di Zeboim, e contro il re di Bela,
cioè Zoar.
[3] Tutti questi si concentrarono nella valle di Siddim, cioè il Mar
Morto.
[4] Per dodici anni essi erano stati sottomessi a Chedorlaomer, ma il
tredicesimo anno si erano ribellati.
[5] Nell'anno quattordicesimo arrivarono Chedorlaomer e i re che erano
con lui e sconfissero i Refaim ad Astarot-Karnaim, gli Zuzim ad Am, gli
Emim a Save-Kiriataim
[6] e gli Hurriti sulle montagne di Seir fino a El-Paran, che è presso
il deserto.
[7] Poi mutarono direzione e vennero a En-Mispat, cioè Kades, e
devastarono tutto il territorio degli Amaleciti e anche degli Amorrèi
che abitavano in Azazon-Tamar.
[8] Allora il re di Sòdoma, il re di Gomorra, il re di Adma, il re di
Zeboim e il re di Bela, cioè Zoar, uscirono e si schierarono a
battaglia nella valle di Siddim contro di esso,
[9] e cioè contro Chedorlaomer re dell'Elam, Tideal re di Goim, Amrafel
re di Sennaar e Arioch re di Ellasar: quattro re contro cinque.
[10] Ora la valle di Siddim era piena di pozzi di bitume; mentre il re
di Sòdoma e il re di Gomorra si davano alla fuga, alcuni caddero nei
pozzi e gli altri fuggirono sulle montagne.
[11] Gli invasori presero tutti i beni di Sodoma e Gomorra e tutti i
loro viveri e se ne andarono.
[12] Andandosene catturarono anche Lot, figlio del fratello di Abram, e
i suoi beni: egli risiedeva appunto in Sòdoma.
[13] Ma un fuggiasco venne ad avvertire Abram l'Ebreo che si trovava
alle Querce di Mamre l'Amorreo, fratello di Escol e fratello di Aner i
quali erano alleati di Abram.
[14] Quando Abram seppe che il suo parente era stato preso prigioniero,
organizzò i suoi uomini esperti nelle armi, schiavi nati nella sua
casa, in numero di trecentodiciotto, e si diede all'inseguimento fino a
Dan.
[15] Piombò sopra di essi di notte, lui con i suoi servi, li sconfisse
e proseguì l'inseguimento fino a Coba, a settentrione di Damasco.
[16] Ricuperò così tutta la roba e anche Lot suo parente, i suoi beni,
con le donne e il popolo.
[17] Quando Abram fu di ritorno, dopo la sconfitta di Chedorlaomer e dei
re che erano con lui, il re di Sòdoma gli uscì incontro nella Valle di
Save, cioè la Valle del re.
[18] Intanto Melchisedek, re di Salem, offrì pane e vino: era sacerdote
del Dio altissimo
[19] e benedisse Abram con queste parole:
"Sia benedetto Abram dal Dio altissimo,
creatore del cielo e della terra,
[20] e benedetto sia il Dio altissimo,
che ti ha messo in mano i tuoi nemici".
[21] Poi il re di Sòdoma disse ad Abram: "Dammi le persone; i beni
prendili per te".
[22] Ma Abram disse al re di Sòdoma: "Alzo la mano davanti al
Signore, il Dio altissimo, creatore del cielo e della terra:
[23] né un filo, né un legaccio di sandalo, niente io prenderò di ciò
che è tuo; non potrai dire: io ho arricchito Abram.
[24] Per me niente, se non quello che i servi hanno mangiato; quanto a
ciò che spetta agli uomini che sono venuti con me, Escol, Aner e Mamre,
essi stessi si prendano la loro parte".
15
[1] Dopo
tali fatti, questa parola del Signore fu rivolta ad Abram in visione:
"Non temere, Abram. Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa sarà
molto grande".
[2] Rispose Abram: "Mio Signore Dio, che mi darai? Io me ne vado
senza figli e l'erede della mia casa è Eliezer di Damasco".
[3] Soggiunse Abram: "Ecco a me non hai dato discendenza e un mio
domestico sarà mio erede".
[4] Ed ecco gli fu rivolta questa parola dal Signore: "Non costui
sarà il tuo erede, ma uno nato da te sarà il tuo erede".
[5] Poi lo condusse fuori e gli disse: "Guarda in cielo e conta le
stelle, se riesci a contarle" e soggiunse: "Tale sarà la tua
discendenza".
[6] Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia.
[7] E gli disse: "Io sono il Signore che ti ho fatto uscire da Ur
dei Caldei per darti in possesso questo paese".
[8] Rispose: "Signore mio Dio, come potrò sapere che ne avrò il
possesso?".
[9] Gli disse: "Prendimi una giovenca di tre anni, una capra di tre
anni, un ariete di tre anni, una tortora e un piccione".
[10] Andò a prendere tutti questi animali, li divise in due e collocò
ogni metà di fronte all'altra; non divise però gli uccelli.
[11] Gli uccelli rapaci calavano su quei cadaveri, ma Abram li
scacciava.
[12] Mentre il sole stava per tramontare, un torpore cadde su Abram, ed
ecco un oscuro terrore lo assalì.
[13] Allora il Signore disse ad Abram: "Sappi che i tuoi
discendenti saranno forestieri in un paese non loro; saranno fatti
schiavi e saranno oppressi per quattrocento anni.
[14] Ma la nazione che essi avranno servito, la giudicherò io: dopo,
essi usciranno con grandi ricchezze.
[15] Quanto a te, andrai in pace presso i tuoi padri; sarai sepolto dopo
una vecchiaia felice.
[16] Alla quarta generazione torneranno qui, perché l'iniquità degli
Amorrèi non ha ancora raggiunto il colmo".
[17] Quando, tramontato il sole, si era fatto buio fitto, ecco un forno
fumante e una fiaccola ardente passarono in mezzo agli animali divisi.
[18] In quel giorno il Signore concluse questa alleanza con Abram:
"Alla tua discendenza io do questo paese dal fiume d'Egitto al
grande fiume, il fiume Eufràte;
[19] il paese dove abitano i Keniti, i Kenizziti, i Kadmoniti,
[20] gli Hittiti, i Perizziti, i Refaim,
[21] gli Amorrèi, i Cananei, i Gergesei, gli Evei e i Gebusei".
16
[1]
Sarai, moglie di Abram, non gli aveva dato figli. Avendo però una
schiava egiziana chiamata Agar,
[2] Sarai disse ad Abram: "Ecco, il Signore mi ha impedito di aver
prole; unisciti alla mia schiava: forse da lei potrò avere figli".
Abram ascoltò la voce di Sarai.
[3] Così, al termine di dieci anni da quando Abram abitava nel paese di
Cànaan, Sarai, moglie di Abram, prese Agar l'egiziana, sua schiava e la
diede in moglie ad Abram, suo marito.
[4] Egli si unì ad Agar, che restò incinta. Ma, quando essa si accorse
di essere incinta, la sua padrona non contò più nulla per lei.
[5] Allora Sarai disse ad Abram: "L'offesa a me fatta ricada su di
te! Io ti ho dato in braccio la mia schiava, ma da quando si è accorta
d'essere incinta, io non conto più niente per lei. Il Signore sia
giudice tra me e te!".
[6] Abram disse a Sarai: "Ecco, la tua schiava è in tuo potere:
falle ciò che ti pare". Sarai allora la maltrattò tanto che
quella si allontanò.
[7] La trovò l'angelo del Signore presso una sorgente d'acqua nel
deserto, la sorgente sulla strada di Sur,
[8] e le disse: "Agar, schiava di Sarai, da dove vieni e dove
vai?". Rispose: "Vado lontano dalla mia padrona Sarai".
[9] Le disse l'angelo del Signore: "Ritorna dalla tua padrona e
restale sottomessa".
[10] Le disse ancora l'angelo del Signore: "Moltiplicherò la tua
discendenza e non si potrà contarla per la sua moltitudine".
[11] Soggiunse poi l'angelo del Signore:
"Ecco, sei incinta:
partorirai un figlio
e lo chiamerai Ismaele,
perché il Signore ha ascoltato la tua afflizione.
[12] Egli sarà come un ònagro;
la sua mano sarà contro tutti
e la mano di tutti contro di lui
e abiterà di fronte a tutti i suoi fratelli".
[13] Agar chiamò il Signore, che le aveva parlato: "Tu sei il Dio
della visione", perché diceva: "Qui dunque sono riuscita
ancora a vedere, dopo la mia visione?".
[14] Per questo il pozzo si chiamò Pozzo di Lacai-Roi; è appunto
quello che si trova tra Kades e Bered.
[15] Agar partorì ad Abram un figlio e Abram chiamò Ismaele il figlio
che Agar gli aveva partorito.
[16] Abram aveva ottantasei anni quando Agar gli partorì Ismaele.
17
[1]
Quando Abram ebbe novantanove anni, il Signore gli apparve e gli disse:
"Io sono Dio onnipotente:
cammina davanti a me
e sii integro.
[2] Porrò la mia alleanza
tra me e te
e ti renderò numeroso
molto, molto".
[3] Subito Abram si prostrò con il viso a terra e Dio parlò con lui:
[4] "Eccomi:
la mia alleanza è con te
e sarai padre
di una moltitudine di popoli.
[5] Non ti chiamerai più Abram
ma ti chiamerai Abraham
perché padre di una moltitudine
di popoli ti renderò.
[6] E ti renderò molto, molto fecondo; ti farò diventare nazioni e da
te nasceranno dei re.
[7] Stabilirò la mia alleanza con te e con la tua discendenza dopo di
te di generazione in generazione, come alleanza perenne, per essere il
Dio tuo e della tua discendenza dopo di te.
[8] Darò a te e alla tua discendenza dopo di te il paese dove sei
straniero, tutto il paese di Cànaan in possesso perenne; sarò il
vostro Dio".
[9] Disse Dio ad Abramo: "Da parte tua devi osservare la mia
alleanza, tu e la tua discendenza dopo di te di generazione in
generazione.
[10] Questa è la mia alleanza che dovete osservare, alleanza tra me e
voi e la tua discendenza dopo di te: sia circonciso tra di voi ogni
maschio.
[11] Vi lascerete circoncidere la carne del vostro membro e ciò sarà
il segno dell'alleanza tra me e voi.
[12] Quando avrà otto giorni, sarà circonciso tra di voi ogni maschio
di generazione in generazione, tanto quello nato in casa come quello
comperato con denaro da qualunque straniero che non sia della tua
stirpe.
[13] Deve essere circonciso chi è nato in casa e chi viene comperato
con denaro; così la mia alleanza sussisterà nella vostra carne come
alleanza perenne.
[14] Il maschio non circonciso, di cui cioè non sarà stata circoncisa
la carne del membro, sia eliminato dal suo popolo: ha violato la mia
alleanza".
[15] Dio aggiunse ad Abramo: "Quanto a Sarai tua moglie, non la
chiamerai più Sarai, ma Sara.
[16] Io la benedirò e anche da lei ti darò un figlio; la benedirò e
diventerà nazioni e re di popoli nasceranno da lei".
[17] Allora Abramo si prostrò con la faccia a terra e rise e pensò:
"Ad uno di cento anni può nascere un figlio? E Sara all'età di
novanta anni potrà partorire?".
[18] Abramo disse a Dio: "Se almeno Ismaele potesse vivere davanti
a te!".
[19] E Dio disse: "No, Sara, tua moglie, ti partorirà un figlio e
lo chiamerai Isacco. Io stabilirò la mia alleanza con lui come alleanza
perenne, per essere il Dio suo e della sua discendenza dopo di lui.
[20] Anche riguardo a Ismaele io ti ho esaudito: ecco, io lo benedico e
lo renderò fecondo e molto, molto numeroso: dodici principi egli
genererà e di lui farò una grande nazione.
[21] Ma stabilirò la mia alleanza con Isacco, che Sara ti partorirà a
questa data l'anno venturo".
[22] Dio terminò così di parlare con lui e, salendo in alto, lasciò
Abramo.
[23] Allora Abramo prese Ismaele suo figlio e tutti i nati nella sua
casa e tutti quelli comperati con il suo denaro, tutti i maschi
appartenenti al personale della casa di Abramo, e circoncise la carne
del loro membro in quello stesso giorno, come Dio gli aveva detto.
[24] Ora Abramo aveva novantanove anni, quando si fece circoncidere la
carne del membro.
[25] Ismaele suo figlio aveva tredici anni quando gli fu circoncisa la
carne del membro.
[26] In quello stesso giorno furono circoncisi Abramo e Ismaele suo
figlio.
[27] E tutti gli uomini della sua casa, i nati in casa e i comperati con
denaro dagli stranieri, furono circoncisi con lui.
18
[1] Poi
il Signore apparve a lui alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva
all'ingresso della tenda nell'ora più calda del giorno.
[2] Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso
di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall'ingresso della tenda e
si prostrò fino a terra,
[3] dicendo: "Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non
passar oltre senza fermarti dal tuo servo.
[4] Si vada a prendere un pò di acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi
sotto l'albero.
[5] Permettete che vada a prendere un boccone di pane e rinfrancatevi il
cuore; dopo, potrete proseguire, perché è ben per questo che voi siete
passati dal vostro servo". Quelli dissero: "Fà pure come hai
detto".
[6] Allora Abramo andò in fretta nella tenda, da Sara, e disse:
"Presto, tre staia di fior di farina, impastala e fanne
focacce".
[7] All'armento corse lui stesso, Abramo, prese un vitello tenero e
buono e lo diede al servo, che si affrettò a prepararlo.
[8] Prese latte acido e latte fresco insieme con il vitello, che aveva
preparato, e li porse a loro. Così, mentr'egli stava in piedi presso di
loro sotto l'albero, quelli mangiarono.
[9] Poi gli dissero: "Dov'è Sara, tua moglie?". Rispose:
"È là nella tenda".
[10] Il Signore riprese: "Tornerò da te fra un anno a questa data
e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio". Intanto Sara stava ad
ascoltare all'ingresso della tenda ed era dietro di lui.
[11] Abramo e Sara erano vecchi, avanti negli anni; era cessato a Sara
ciò che avviene regolarmente alle donne.
[12] Allora Sara rise dentro di sé e disse: "Avvizzita come sono
dovrei provare il piacere, mentre il mio signore è vecchio!".
[13] Ma il Signore disse ad Abramo: "Perché Sara ha riso dicendo:
Potrò davvero partorire, mentre sono vecchia?
[14] C'è forse qualche cosa impossibile per il Signore? Al tempo
fissato tornerò da te alla stessa data e Sara avrà un figlio".
[15] Allora Sara negò: "Non ho riso!", perché aveva paura;
ma quegli disse: "Sì, hai proprio riso".
[16] Quegli uomini si alzarono e andarono a contemplare Sòdoma
dall'alto, mentre Abramo li accompagnava per congedarli.
[17] Il Signore diceva: "Devo io tener nascosto ad Abramo quello
che sto per fare,
[18] mentre Abramo dovrà diventare una nazione grande e potente e in
lui si diranno benedette tutte le nazioni della terra?
[19] Infatti io l'ho scelto, perché egli obblighi i suoi figli e la sua
famiglia dopo di lui ad osservare la via del Signore e ad agire con
giustizia e diritto, perché il Signore realizzi per Abramo quanto gli
ha promesso".
[20] Disse allora il Signore: "Il grido contro Sòdoma e Gomorra è
troppo grande e il loro peccato è molto grave.
[21] Voglio scendere a vedere se proprio hanno fatto tutto il male di
cui è giunto il grido fino a me; lo voglio sapere!".
[22] Quegli uomini partirono di lì e andarono verso Sòdoma, mentre
Abramo stava ancora davanti al Signore.
[23] Allora Abramo gli si avvicinò e gli disse: "Davvero
sterminerai il giusto con l'empio?
[24] Forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi
sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta
giusti che vi si trovano?
[25] Lungi da te il far morire il giusto con l'empio, così che il
giusto sia trattato come l'empio; lungi da te! Forse il giudice di tutta
la terra non praticherà la giustizia?".
[26] Rispose il Signore: "Se a Sòdoma troverò cinquanta giusti
nell'ambito della città, per riguardo a loro perdonerò a tutta la città".
[27] Abramo riprese e disse: "Vedi come ardisco parlare al mio
Signore, io che sono polvere e cenere...
[28] Forse ai cinquanta giusti ne mancheranno cinque; per questi cinque
distruggerai tutta la città?". Rispose: "Non la distruggerò,
se ve ne trovo quarantacinque".
[29] Abramo riprese ancora a parlargli e disse: "Forse là se ne
troveranno quaranta". Rispose: "Non lo farò, per riguardo a
quei quaranta".
[30] Riprese: "Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora: forse
là se ne troveranno trenta". Rispose: "Non lo farò, se ve ne
troverò trenta".
[31] Riprese: "Vedi come ardisco parlare al mio Signore! Forse là
se ne troveranno venti". Rispose: "Non la distruggerò per
riguardo a quei venti".
[32] Riprese: "Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora una
volta sola; forse là se ne troveranno dieci". Rispose: "Non
la distruggerò per riguardo a quei dieci".
[33] Poi il Signore, come ebbe finito di parlare con Abramo, se ne andò
e Abramo ritornò alla sua abitazione.
19
[1] I
due angeli arrivarono a Sòdoma sul far della sera, mentre Lot stava
seduto alla porta di Sòdoma. Non appena li ebbe visti, Lot si alzò,
andò loro incontro e si prostrò con la faccia a terra.
[2] E disse: "Miei signori, venite in casa del vostro servo: vi
passerete la notte, vi laverete i piedi e poi, domattina, per tempo, ve
ne andrete per la vostra strada". Quelli risposero: "No,
passeremo la notte sulla piazza".
[3] Ma egli insistette tanto che vennero da lui ed entrarono nella sua
casa. Egli preparò per loro un banchetto, fece cuocere gli azzimi e così
mangiarono.
[4] Non si erano ancora coricati, quand'ecco gli uomini della città,
cioè gli abitanti di Sòdoma, si affollarono intorno alla casa, giovani
e vecchi, tutto il popolo al completo.
[5] Chiamarono Lot e gli dissero: "Dove sono quegli uomini che sono
entrati da te questa notte? Falli uscire da noi, perché possiamo
abusarne!".
[6] Lot uscì verso di loro sulla porta e, dopo aver chiuso il battente
dietro di sé,
[7] disse: "No, fratelli miei, non fate del male!
[8] Sentite, io ho due figlie che non hanno ancora conosciuto uomo;
lasciate che ve le porti fuori e fate loro quel che vi piace, purché
non facciate nulla a questi uomini, perché sono entrati all'ombra del
mio tetto".
[9] Ma quelli risposero: "Tirati via! Quest'individuo è venuto qui
come straniero e vuol fare il giudice! Ora faremo a te peggio che a
loro!". E spingendosi violentemente contro quell'uomo, cioè contro
Lot, si avvicinarono per sfondare la porta.
[10] Allora dall'interno quegli uomini sporsero le mani, si trassero in
casa Lot e chiusero il battente;
[11] quanto agli uomini che erano alla porta della casa, essi li
colpirono con un abbaglio accecante dal più piccolo al più grande, così
che non riuscirono a trovare la porta.
[12] Quegli uomini dissero allora a Lot: "Chi hai ancora qui? Il
genero, i tuoi figli, le tue figlie e quanti hai in città, falli uscire
da questo luogo.
[13] Perché noi stiamo per distruggere questo luogo: il grido innalzato
contro di loro davanti al Signore è grande e il Signore ci ha mandati a
distruggerli".
[14] Lot uscì a parlare ai suoi generi, che dovevano sposare le sue
figlie, e disse: "Alzatevi, uscite da questo luogo, perché il
Signore sta per distruggere la città!". Ma parve ai suoi generi
che egli volesse scherzare.
[15] Quando apparve l'alba, gli angeli fecero premura a Lot, dicendo:
"Su, prendi tua moglie e le tue figlie che hai qui ed esci per non
essere travolto nel castigo della città".
[16] Lot indugiava, ma quegli uomini presero per mano lui, sua moglie e
le sue due figlie, per un grande atto di misericordia del Signore verso
di lui; lo fecero uscire e lo condussero fuori della città.
[17] Dopo averli condotti fuori, uno di loro disse: "Fuggi, per la
tua vita. Non guardare indietro e non fermarti dentro la valle: fuggi
sulle montagne, per non essere travolto!".
[18] Ma Lot gli disse: "No, mio Signore!
[19] Vedi, il tuo servo ha trovato grazia ai tuoi occhi e tu hai usato
una grande misericordia verso di me salvandomi la vita, ma io non
riuscirò a fuggire sul monte, senza che la sciagura mi raggiunga e io
muoia.
[20] Vedi questa città: è abbastanza vicina perché mi possa rifugiare
là ed è piccola cosa! Lascia che io fugga lassù - non è una piccola
cosa? - e così la mia vita sarà salva".
[21] Gli rispose: "Ecco, ti ho favorito anche in questo, di non
distruggere la città di cui hai parlato.
[22] Presto, fuggi là perché io non posso far nulla, finché tu non vi
sia arrivato". Perciò quella città si chiamò Zoar.
[23] Il sole spuntava sulla terra e Lot era arrivato a Zoar,
[24] quand'ecco il Signore fece piovere dal cielo sopra Sòdoma e sopra
Gomorra zolfo e fuoco proveniente dal Signore.
[25] Distrusse queste città e tutta la valle con tutti gli abitanti
delle città e la vegetazione del suolo.
[26] Ora la moglie di Lot guardò indietro e divenne una statua di sale.
[27] Abramo andò di buon mattino al luogo dove si era fermato davanti
al Signore;
[28] contemplò dall'alto Sòdoma e Gomorra e tutta la distesa della
valle e vide che un fumo saliva dalla terra, come il fumo di una
fornace.
[29] Così, quando Dio distrusse le città della valle, Dio si ricordò
di Abramo e fece sfuggire Lot alla catastrofe, mentre distruggeva le
città nelle quali Lot aveva abitato.
[30] Poi Lot partì da Zoar e andò ad abitare sulla montagna, insieme
con le due figlie, perché temeva di restare in Zoar, e si stabilì in
una caverna con le sue due figlie.
[31] Ora la maggiore disse alla più piccola: "Il nostro padre è
vecchio e non c'è nessuno in questo territorio per unirsi a noi,
secondo l'uso di tutta la terra.
[32] Vieni, facciamo bere del vino a nostro padre e poi corichiamoci con
lui, così faremo sussistere una discendenza da nostro padre".
[33] Quella notte fecero bere del vino al loro padre e la maggiore andò
a coricarsi con il padre; ma egli non se ne accorse, né quando essa si
coricò, né quando essa si alzò.
[34] All'indomani la maggiore disse alla più piccola: "Ecco, ieri
io mi sono coricata con nostro padre: facciamogli bere del vino anche
questa notte e và tu a coricarti con lui; così faremo sussistere una
discendenza da nostro padre".
[35] Anche quella notte fecero bere del vino al loro padre e la più
piccola andò a coricarsi con lui; ma egli non se ne accorse, né quando
essa si coricò, né quando essa si alzò.
[36] Così le due figlie di Lot concepirono dal loro padre.
[37] La maggiore partorì un figlio e lo chiamò Moab. Costui è il
padre dei Moabiti che esistono fino ad oggi.
[38] Anche la più piccola partorì un figlio e lo chiamò "Figlio
del mio popolo". Costui è il padre degli Ammoniti che esistono
fino ad oggi.
20
[1]
Abramo levò le tende di là, dirigendosi nel Negheb, e si stabilì tra
Kades e Sur; poi soggiornò come straniero a Gerar.
[2] Siccome Abramo aveva detto della moglie Sara: "È mia
sorella", Abimèlech, re di Gerar, mandò a prendere Sara.
[3] Ma Dio venne da Abimèlech di notte, in sogno, e gli disse:
"Ecco stai per morire a causa della donna che tu hai presa; essa
appartiene a suo marito".
[4] Abimèlech, che non si era ancora accostato a lei, disse: "Mio
Signore, vuoi far morire anche la gente innocente?
[5] Non mi ha forse detto: È mia sorella? E anche lei ha detto: È mio
fratello. Con retta coscienza e mani innocenti ho fatto questo".
[6] Gli rispose Dio nel sogno: "Anch'io so che con retta coscienza
hai fatto questo e ti ho anche impedito di peccare contro di me: perciò
non ho permesso che tu la toccassi.
[7] Ora restituisci la donna di quest'uomo: egli è un profeta: preghi
egli per te e tu vivrai. Ma se tu non la restituisci, sappi che sarai
degno di morte con tutti i tuoi".
[8] Allora Abimèlech si alzò di mattina presto e chiamò tutti i suoi
servi, ai quali riferì tutte queste cose, e quegli uomini si
impaurirono molto.
[9] Poi Abimèlech chiamò Abramo e gli disse: "Che ci hai fatto? E
che colpa ho commesso contro di te, perché tu abbia esposto me e il mio
regno ad un peccato tanto grande? Tu hai fatto a mio riguardo azioni che
non si fanno".
[10] Poi Abimèlech disse ad Abramo: "A che miravi agendo in tal
modo?".
[11] Rispose Abramo: "Io mi sono detto: certo non vi sarà timor di
Dio in questo luogo e mi uccideranno a causa di mia moglie.
[12] Inoltre essa è veramente mia sorella, figlia di mio padre, ma non
figlia di mia madre, ed è divenuta mia moglie.
[13] Allora, quando Dio mi ha fatto errare lungi dalla casa di mio
padre, io le dissi: Questo è il favore che tu mi farai: in ogni luogo
dove noi arriveremo dirai di me: è mio fratello".
[14] Allora Abimèlech prese greggi e armenti, schiavi e schiave, li
diede ad Abramo e gli restituì la moglie Sara.
[15] Inoltre Abimèlech disse: "Ecco davanti a te il mio
territorio: và ad abitare dove ti piace!".
[16] A Sara disse: "Ecco, ho dato mille pezzi d'argento a tuo
fratello: sarà per te come un risarcimento di fronte a quanti sono con
te. Così tu sei in tutto riabilitata".
[17] Abramo pregò Dio e Dio guarì Abimèlech, sua moglie e le sue
serve, sì che poterono ancora partorire.
[18] Perché il Signore aveva reso sterili tutte le donne della casa di
Abimèlech, per il fatto di Sara, moglie di Abramo.
21
[1] Il
Signore visitò Sara, come aveva detto, e fece a Sara come aveva
promesso.
[2] Sara concepì e partorì ad Abramo un figlio nella vecchiaia, nel
tempo che Dio aveva fissato.
[3] Abramo chiamò Isacco il figlio che gli era nato, che Sara gli aveva
partorito.
[4] Abramo circoncise suo figlio Isacco, quando questi ebbe otto giorni,
come Dio gli aveva comandato.
[5] Abramo aveva cento anni, quando gli nacque il figlio Isacco.
[6] Allora Sara disse: "Motivo di lieto riso mi ha dato Dio:
chiunque lo saprà sorriderà di me!".
[7] Poi disse: "Chi avrebbe mai detto ad Abramo: Sara deve
allattare figli! Eppure gli ho partorito un figlio nella sua
vecchiaia!".
[8] Il bambino crebbe e fu svezzato e Abramo fece un grande banchetto
quando Isacco fu svezzato.
[9] Ma Sara vide che il figlio di Agar l'Egiziana, quello che essa aveva
partorito ad Abramo, scherzava con il figlio Isacco.
[10] Disse allora ad Abramo: "Scaccia questa schiava e suo figlio,
perché il figlio di questa schiava non deve essere erede con mio figlio
Isacco".
[11] La cosa dispiacque molto ad Abramo per riguardo a suo figlio.
[12] Ma Dio disse ad Abramo: "Non ti dispiaccia questo, per il
fanciullo e la tua schiava: ascolta la parola di Sara in quanto ti dice,
ascolta la sua voce, perché attraverso Isacco da te prenderà nome una
stirpe.
[13] Ma io farò diventare una grande nazione anche il figlio della
schiava, perché è tua prole".
[14] Abramo si alzò di buon mattino, prese il pane e un otre di acqua e
li diede ad Agar, caricandoli sulle sue spalle; le consegnò il
fanciullo e la mandò via. Essa se ne andò e si smarrì per il deserto
di Bersabea.
[15] Tutta l'acqua dell'otre era venuta a mancare. Allora essa depose il
fanciullo sotto un cespuglio
[16] e andò a sedersi di fronte, alla distanza di un tiro d'arco, perché
diceva: "Non voglio veder morire il fanciullo!". Quando gli si
fu seduta di fronte, egli alzò la voce e pianse.
[17] Ma Dio udì la voce del fanciullo e un angelo di Dio chiamò Agar
dal cielo e le disse: "Che hai, Agar? Non temere, perché Dio ha
udito la voce del fanciullo là dove si trova.
[18] Alzati, prendi il fanciullo e tienilo per mano, perché io ne farò
una grande nazione".
[19] Dio le aprì gli occhi ed essa vide un pozzo d'acqua. Allora andò
a riempire l'otre e fece bere il fanciullo.
[20] E Dio fu con il fanciullo, che crebbe e abitò nel deserto e
divenne un tiratore d'arco.
[21] Egli abitò nel deserto di Paran e sua madre gli prese una moglie
del paese d'Egitto.
[22] In quel tempo Abimèlech con Picol, capo del suo esercito, disse ad
Abramo: "Dio è con te in quanto fai.
[23] Ebbene, giurami qui per Dio che tu non ingannerai né me né i miei
figli né i miei discendenti: come io ho agito amichevolmente con te,
così tu agirai con me e con il paese nel quale sei forestiero".
[24] Rispose Abramo: "Io lo giuro".
[25] Ma Abramo rimproverò Abimèlech a causa di un pozzo d'acqua, che i
servi di Abimèlech avevano usurpato.
[26] Abimèlech disse: "Io non so chi abbia fatto questa cosa: né
tu me ne hai informato, né io ne ho sentito parlare se non oggi".
[27] Allora Abramo prese alcuni capi del gregge e dell'armento, li diede
ad Abimèlech: tra loro due conclusero un'alleanza.
[28] Poi Abramo mise in disparte sette agnelle del gregge.
[29] Abimèlech disse ad Abramo: "Che significano quelle sette
agnelle che hai messe in disparte?".
[30] Rispose: "Tu accetterai queste sette agnelle dalla mia mano,
perché ciò mi valga di testimonianza che io ho scavato questo
pozzo".
[31] Per questo quel luogo si chiamò Bersabea, perché là fecero
giuramento tutti e due.
[32] E dopo che ebbero concluso l'alleanza a Bersabea, Abimèlech si alzò
con Picol, capo del suo esercito, e ritornarono nel paese dei Filistei.
[33] Abramo piantò un tamerice in Bersabea, e lì invocò il nome del
Signore, Dio dell'eternità.
[34] E fu forestiero nel paese dei Filistei per molto tempo.
22
[1] Dopo
queste cose, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: "Abramo,
Abramo!". Rispose: "Eccomi!".
[2] Riprese: "Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami,
Isacco, và nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un
monte che io ti indicherò".
[3] Abramo si alzò di buon mattino, sellò l'asino, prese con sé due
servi e il figlio Isacco, spaccò la legna per l'olocausto e si mise in
viaggio verso il luogo che Dio gli aveva indicato.
[4] Il terzo giorno Abramo alzò gli occhi e da lontano vide quel luogo.
[5] Allora Abramo disse ai suoi servi: "Fermatevi qui con l'asino;
io e il ragazzo andremo fin lassù, ci prostreremo e poi ritorneremo da
voi".
[6] Abramo prese la legna dell'olocausto e la caricò sul figlio Isacco,
prese in mano il fuoco e il coltello, poi proseguirono tutt'e due
insieme.
[7] Isacco si rivolse al padre Abramo e disse: "Padre mio!".
Rispose: "Eccomi, figlio mio". Riprese: "Ecco qui il
fuoco e la legna, ma dov'è l'agnello per l'olocausto?".
[8] Abramo rispose: "Dio stesso provvederà l'agnello per
l'olocausto, figlio mio!". Proseguirono tutt'e due insieme;
[9] così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo
costruì l'altare, collocò la legna, legò il figlio Isacco e lo depose
sull'altare, sopra la legna.
[10] Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo
figlio.
[11] Ma l'angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse:
"Abramo, Abramo!". Rispose: "Eccomi!".
[12] L'angelo disse: "Non stendere la mano contro il ragazzo e non
fargli alcun male! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo
figlio, il tuo unico figlio".
[13] Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete impigliato con le
corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l'ariete e lo offrì in
olocausto invece del figlio.
[14] Abramo chiamò quel luogo: "Il Signore provvede", perciò
oggi si dice: "Sul monte il Signore provvede".
[15] Poi l'angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda
volta
[16] e disse: "Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu
hai fatto questo e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio,
[17] io ti benedirò con ogni benedizione e renderò molto numerosa la
tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul
lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei
nemici.
[18] Saranno benedette per la tua discendenza tutte le nazioni della
terra, perché tu hai obbedito alla mia voce".
[19] Poi Abramo tornò dai suoi servi; insieme si misero in cammino
verso Bersabea e Abramo abitò a Bersabea.
[20] Dopo queste cose, ad Abramo fu portata questa notizia: "Ecco
Milca ha partorito figli a Nacor tuo fratello":
[21] Uz, il primogenito, e suo fratello Buz e Kamuèl il padre di Aram
[22] e Chesed, Azo, Pildas, Idlaf e Betuèl;
[23] Betuèl generò Rebecca: questi otto figli partorì Milca a Nacor,
fratello di Abramo.
[24] Anche la sua concubina, chiamata Reuma, partorì figli: Tebach,
Gacam, Tacas e Maaca.
23
[1] Gli
anni della vita di Sara furono centoventisette: questi furono gli anni
della vita di Sara.
[2] Sara morì a Kiriat-Arba, cioè Ebron, nel paese di Cànaan, e
Abramo venne a fare il lamento per Sara e a piangerla.
[3] Poi Abramo si staccò dal cadavere di lei e parlò agli Hittiti:
[4] "Io sono forestiero e di passaggio in mezzo a voi. Datemi la
proprietà di un sepolcro in mezzo a voi, perché io possa portar via la
salma e seppellirla".
[5] Allora gli Hittiti risposero:
[6] "Ascolta noi, piuttosto, signore: tu sei un principe di Dio in
mezzo a noi: seppellisci il tuo morto nel migliore dei nostri sepolcri.
Nessuno di noi ti proibirà di seppellire la tua defunta nel suo
sepolcro".
[7] Abramo si alzò, si prostrò davanti alla gente del paese, davanti
agli Hittiti e parlò loro:
[8] "Se è secondo il vostro desiderio che io porti via il mio
morto e lo seppellisca, ascoltatemi e insistete per me presso Efron,
figlio di Zocar,
[9] perché mi dia la sua caverna di Macpela, che è all'estremità del
suo campo. Me la ceda per il suo prezzo intero come proprietà
sepolcrale in mezzo a voi".
[10] Ora Efron stava seduto in mezzo agli Hittiti. Efron l'Hittita
rispose ad Abramo, mentre lo ascoltavano gli Hittiti, quanti entravano
per la porta della sua città, e disse:
[11] "Ascolta me, piuttosto, mio signore: ti cedo il campo con la
caverna che vi si trova, in presenza dei figli del mio popolo te la
cedo: seppellisci il tuo morto".
[12] Allora Abramo si prostrò a lui alla presenza della gente del
paese.
[13] Parlò ad Efron, mentre lo ascoltava la gente del paese, e disse:
"Se solo mi volessi ascoltare: io ti do il prezzo del campo.
Accettalo da me, così io seppellirò là il mio morto".
[14] Efron rispose ad Abramo:
[15] "Ascolta me piuttosto, mio signore: un terreno del valore di
quattrocento sicli d'argento che cosa è mai tra me e te? Seppellisci
dunque il tuo morto".
[16] Abramo accettò le richieste di Efron e Abramo pesò ad Efron il
prezzo che questi aveva detto, mentre lo ascoltavano gli Hittiti, cioè
quattrocento sicli d'argento, nella moneta corrente sul mercato.
[17] Così il campo di Efron che si trovava in Macpela, di fronte a
Mamre, il campo e la caverna che vi si trovava e tutti gli alberi che
erano dentro il campo e intorno al suo limite,
[18] passarono in proprietà ad Abramo, alla presenza degli Hittiti, di
quanti entravano nella porta della città.
[19] Dopo, Abramo seppellì Sara, sua moglie, nella caverna del campo di
Macpela di fronte a Mamre, cioè Ebron, nel paese di Cànaan.
[20] Il campo e la caverna che vi si trovava passarono dagli Hittiti ad
Abramo in proprietà sepolcrale.
24
[1]
Abramo era ormai vecchio, avanti negli anni, e il Signore lo aveva
benedetto in ogni cosa.
[2] Allora Abramo disse al suo servo, il più anziano della sua casa,
che aveva potere su tutti i suoi beni: "Metti la mano sotto la mia
coscia
[3] e ti farò giurare per il Signore, Dio del cielo e Dio della terra,
che non prenderai per mio figlio una moglie tra le figlie dei Cananei,
in mezzo ai quali abito,
[4] ma che andrai al mio paese, nella mia patria, a scegliere una moglie
per mio figlio Isacco".
[5] Gli disse il servo: "Se la donna non mi vuol seguire in questo
paese, dovrò forse ricondurre tuo figlio al paese da cui tu sei
uscito?".
[6] Gli rispose Abramo: "Guardati dal ricondurre là mio figlio!
[7] Il Signore, Dio del cielo e Dio della terra, che mi ha tolto dalla
casa di mio padre e dal mio paese natio, che mi ha parlato e mi ha
giurato: Alla tua discendenza darò questo paese, egli stesso manderà
il suo angelo davanti a te, perché tu possa prendere di là una moglie
per il mio figlio.
[8] Se la donna non vorrà seguirti, allora sarai libero dal giuramento
a me fatto; ma non devi ricondurre là il mio figlio".
[9] Allora il servo mise la mano sotto la coscia di Abramo, suo padrone,
e gli prestò giuramento riguardo a questa cosa.
[10] Il servo prese dieci cammelli del suo padrone e, portando ogni
sorta di cose preziose del suo padrone, si mise in viaggio e andò nel
Paese dei due fiumi, alla città di Nacor.
[11] Fece inginocchiare i cammelli fuori della città, presso il pozzo
d'acqua, nell'ora della sera, quando le donne escono ad attingere.
[12] E disse: "Signore, Dio del mio padrone Abramo, concedimi un
felice incontro quest'oggi e usa benevolenza verso il mio padrone
Abramo!
[13] Ecco, io sto presso la fonte dell'acqua, mentre le fanciulle della
città escono per attingere acqua.
[14] Ebbene, la ragazza alla quale dirò: Abbassa l'anfora e lasciami
bere, e che risponderà: Bevi, anche ai tuoi cammelli darò da bere, sia
quella che tu hai destinata al tuo servo Isacco; da questo riconoscerò
che tu hai usato benevolenza al mio padrone".
[15] Non aveva ancora finito di parlare, quand'ecco Rebecca, che era
nata a Betuèl figlio di Milca, moglie di Nacor, fratello di Abramo,
usciva con l'anfora sulla spalla.
[16] La giovinetta era molto bella d'aspetto, era vergine, nessun uomo
le si era unito. Essa scese alla sorgente, riempì l'anfora e risalì.
[17] Il servo allora le corse incontro e disse: "Fammi bere un pò
d'acqua dalla tua anfora".
[18] Rispose: "Bevi, mio signore". In fretta calò l'anfora
sul braccio e lo fece bere.
[19] Come ebbe finito di dargli da bere, disse: "Anche per i tuoi
cammelli ne attingerò, finché finiranno di bere".
[20] In fretta vuotò l'anfora nell'abbeveratoio, corse di nuovo ad
attingere al pozzo e attinse per tutti i cammelli di lui.
[21] Intanto quell'uomo la contemplava in silenzio, in attesa di sapere
se il Signore avesse o no concesso buon esito al suo viaggio.
[22] Quando i cammelli ebbero finito di bere, quell'uomo prese un
pendente d'oro del peso di mezzo siclo e glielo pose alle narici e le
pose sulle braccia due braccialetti del peso di dieci sicli d'oro.
[23] E disse: "Di chi sei figlia? Dimmelo. C'è posto per noi in
casa di tuo padre, per passarvi la notte?".
[24] Gli rispose: "Io sono figlia di Betuèl, il figlio che Milca
partorì a Nacor".
[25] E soggiunse: "C'è paglia e foraggio in quantità da noi e
anche posto per passare la notte".
[26] Quell'uomo si inginocchiò e si prostrò al Signore
[27] e disse: "Sia benedetto il Signore, Dio del mio padrone
Abramo, che non ha cessato di usare benevolenza e fedeltà verso il mio
padrone. Quanto a me, il Signore mi ha guidato sulla via fino alla casa
dei fratelli del mio padrone".
[28] La giovinetta corse ad annunziare alla casa di sua madre tutte
queste cose.
[29] Ora Rebecca aveva un fratello chiamato Làbano e Làbano corse
fuori da quell'uomo al pozzo.
[30] Egli infatti, visti il pendente e i braccialetti alle braccia della
sorella e udite queste parole di Rebecca, sua sorella: "Così mi ha
parlato quell'uomo", venne da costui che ancora stava presso i
cammelli vicino al pozzo.
[31] Gli disse: "Vieni, benedetto dal Signore! Perché te ne stai
fuori, mentre io ho preparato la casa e un posto per i cammelli?".
[32] Allora l'uomo entrò in casa e quegli tolse il basto ai cammelli,
fornì paglia e foraggio ai cammelli e acqua per lavare i piedi a lui e
ai suoi uomini.
[33] Quindi gli fu posto davanti da mangiare, ma egli disse; "Non
mangerò, finché non avrò detto quello che devo dire". Gli
risposero: "Dì pure".
[34] E disse: "Io sono un servo di Abramo.
[35] Il Signore ha benedetto molto il mio padrone, che è diventato
potente: gli ha concesso greggi e armenti, argento e oro, schiavi e
schiave, cammelli e asini.
[36] Sara, la moglie del mio padrone, gli ha partorito un figlio, quando
ormai era vecchio, al quale egli ha dato tutti i suoi beni.
[37] E il mio padrone mi ha fatto giurare: Non devi prendere per mio
figlio una moglie tra le figlie dei Cananei, in mezzo ai quali abito,
[38] ma andrai alla casa di mio padre, alla mia famiglia, a prendere una
moglie per mio figlio.
[39] Io dissi al mio padrone: Forse la donna non mi seguirà.
[40] Mi rispose: Il Signore, alla cui presenza io cammino, manderà con
te il suo angelo e darà felice esito al tuo viaggio, così che tu possa
prendere una moglie per il mio figlio dalla mia famiglia e dalla casa di
mio padre.
[41] Solo quando sarai andato alla mia famiglia, sarai esente dalla mia
maledizione; se non volessero cedertela, sarai esente dalla mia
maledizione.
[42] Così oggi sono arrivato alla fonte e ho detto: Signore, Dio del
mio padrone Abramo, se stai per dar buon esito al viaggio che sto
compiendo,
[43] ecco, io sto presso la fonte d'acqua; ebbene, la giovane che uscirà
ad attingere, alla quale io dirò: Fammi bere un pò d'acqua dalla tua
anfora,
[44] e mi risponderà: Bevi tu; anche per i tuoi cammelli attingerò,
quella sarà la moglie che il Signore ha destinata al figlio del mio
padrone.
[45] Io non avevo ancora finito di pensare, quand'ecco Rebecca uscire
con l'anfora sulla spalla; scese alla fonte, attinse; io allora le
dissi: Fammi bere.
[46] Subito essa calò l'anfora e disse: Bevi; anche ai tuoi cammelli
darò da bere. Così io bevvi ed essa diede da bere anche ai cammelli.
[47] E io la interrogai: Di chi sei figlia? Rispose: Sono figlia di Betuèl,
il figlio che Milca ha partorito a Nacor. Allora le posi il pendente
alle narici e i braccialetti alle braccia.
[48] Poi mi inginocchiai e mi prostrai al Signore e benedissi il
Signore, Dio del mio padrone Abramo, il quale mi aveva guidato per la
via giusta a prendere per suo figlio la figlia del fratello del mio
padrone.
[49] Ora, se intendete usare benevolenza e lealtà verso il mio padrone,
fatemelo sapere; se no, fatemelo sapere ugualmente, perché io mi
rivolga altrove".
[50] Allora Làbano e Betuèl risposero: "Dal Signore la cosa
procede, non possiamo dirti nulla.
[51] Ecco Rebecca davanti a te: prendila e và e sia la moglie del
figlio del tuo padrone, come ha parlato il Signore".
[52] Quando il servo di Abramo udì le loro parole, si prostrò a terra
davanti al Signore.
[53] Poi il servo tirò fuori oggetti d'argento e oggetti d'oro e vesti
e li diede a Rebecca; doni preziosi diede anche al fratello e alla madre
di lei.
[54] Poi mangiarono e bevvero lui e i suoi uomini e passarono la notte.
Quando si alzarono alla mattina, egli disse: "Lasciatemi andare dal
mio padrone".
[55] Ma il fratello e la madre di lei dissero: "Rimanga la
giovinetta con noi qualche tempo, una decina di giorni; dopo, te ne
andrai".
[56] Rispose loro: "Non trattenetemi, mentre il Signore ha concesso
buon esito al mio viaggio. Lasciatemi partire per andare dal mio
padrone!".
[57] Dissero allora: "Chiamiamo la giovinetta e domandiamo a lei
stessa".
[58] Chiamarono dunque Rebecca e le dissero: "Vuoi partire con
quest'uomo?". Essa rispose: "Andrò".
[59] Allora essi lasciarono partire Rebecca con la nutrice, insieme con
il servo di Abramo e i suoi uomini.
[60] Benedissero Rebecca e le dissero:
"Tu, sorella nostra,
diventa migliaia di miriadi
e la tua stirpe conquisti
la porta dei suoi nemici!".
[61] Così Rebecca e le sue ancelle si alzarono, montarono sui cammelli
e seguirono quell'uomo. Il servo prese con sé Rebecca e partì.
[62] Intanto Isacco rientrava dal pozzo di Lacai-Roi; abitava infatti
nel territorio del Negheb.
[63] Isacco uscì sul fare della sera per svagarsi in campagna e,
alzando gli occhi, vide venire i cammelli.
[64] Alzò gli occhi anche Rebecca, vide Isacco e scese subito dal
cammello.
[65] E disse al servo: "Chi è quell'uomo che viene attraverso la
campagna incontro a noi?". Il servo rispose: "È il mio
padrone". Allora essa prese il velo e si coprì.
[66] Il servo raccontò ad Isacco tutte le cose che aveva fatte.
[67] Isacco introdusse Rebecca nella tenda che era stata di sua madre
Sara; si prese in moglie Rebecca e l'amò. Isacco trovò conforto dopo
la morte della madre.
25
[1]
Abramo prese un'altra moglie: essa aveva nome Chetura.
[2] Essa gli partorì Zimràn, Ioksan, Medan, Madian, Isbak e Suach.
[3] Ioksan generò Saba e Dedan e i figli di Dedan furono gli Asurim, i
Letusim e i Leummim.
[4] I figli di Madian furono Efa, Efer, Enoch, Abida ed Eldaa. Tutti
questi sono i figli di Chetura.
[5] Abramo diede tutti i suoi beni a Isacco.
[6] Quanto invece ai figli delle concubine, che Abramo aveva avute,
diede loro doni e, mentre era ancora in vita, li licenziò, mandandoli
lontano da Isacco suo figlio, verso il levante, nella regione orientale.
[7] La durata della vita di Abramo fu di centosettantacinque anni.
[8] Poi Abramo spirò e morì in felice canizie, vecchio e sazio di
giorni, e si riunì ai suoi antenati.
[9] Lo seppellirono i suoi figli, Isacco e Ismaele, nella caverna di
Macpela, nel campo di Efron, figlio di Zocar, l'Hittita, di fronte a
Mamre.
[10] È appunto il campo che Abramo aveva comperato dagli Hittiti: ivi
furono sepolti Abramo e sua moglie Sara.
[11] Dopo la morte di Abramo, Dio benedisse il figlio di lui Isacco e
Isacco abitò presso il pozzo di Lacai-Roi.
[12] Questa è la discendenza di Ismaele, figlio di Abramo, che gli
aveva partorito Agar l'Egiziana, schiava di Sara.
[13] Questi sono i nomi dei figli d'Ismaele, con il loro elenco in
ordine di generazione: il primogenito di Ismaele è Nebaiòt, poi Kedar,
Adbeèl, Mibsam,
[14] Misma, Duma, Massa,
[15] Adad, Tema, Ietur, Nafis e Kedma.
[16] Questi sono gli Ismaeliti e questi sono i loro nomi secondo i loro
recinti e accampamenti. Sono i dodici principi delle rispettive tribù.
[17] La durata della vita di Ismaele fu di centotrentasette anni; poi
morì e si riunì ai suoi antenati.
[18] Egli abitò da Avìla fino a Sur, che è lungo il confine
dell'Egitto in direzione di Assur; egli si era stabilito di fronte a
tutti i suoi fratelli.
[19] Questa è la discendenza di Isacco, figlio di Abramo. Abramo aveva
generato Isacco.
[20] Isacco aveva quarant'anni quando si prese in moglie Rebecca, figlia
di Betuèl l'Arameo, da Paddan-Aram, e sorella di Làbano l'Arameo.
[21] Isacco supplicò il Signore per sua moglie, perché essa era
sterile e il Signore lo esaudì, così che sua moglie Rebecca divenne
incinta.
[22] Ora i figli si urtavano nel suo seno ed essa esclamò: "Se è
così, perché questo?". Andò a consultare il Signore.
[23] Il Signore le rispose:
"Due nazioni sono nel tuo seno
e due popoli dal tuo grembo si disperderanno;
un popolo sarà più forte dell'altro
e il maggiore servirà il più piccolo".
[24] Quando poi si compì per lei il tempo di partorire, ecco due
gemelli erano nel suo grembo.
[25] Uscì il primo, rossiccio e tutto come un mantello di pelo, e fu
chiamato Esaù.
[26] Subito dopo, uscì il fratello e teneva in mano il calcagno di Esaù;
fu chiamato Giacobbe. Isacco aveva sessant'anni quando essi nacquero.
[27] I fanciulli crebbero ed Esaù divenne abile nella caccia, un uomo
della steppa, mentre Giacobbe era un uomo tranquillo, che dimorava sotto
le tende.
[28] Isacco prediligeva Esaù, perché la cacciagione era di suo gusto,
mentre Rebecca prediligeva Giacobbe.
[29] Una volta Giacobbe aveva cotto una minestra di lenticchie; Esaù
arrivò dalla campagna ed era sfinito.
[30] Disse a Giacobbe: "Lasciami mangiare un pò di questa minestra
rossa, perché io sono sfinito" - Per questo fu chiamato Edom -.
[31] Giacobbe disse: "Vendimi subito la tua primogenitura".
[32] Rispose Esaù: "Ecco sto morendo: a che mi serve allora la
primogenitura?".
[33] Giacobbe allora disse: "Giuramelo subito". Quegli lo giurò
e vendette la primogenitura a Giacobbe.
[34] Giacobbe diede ad Esaù il pane e la minestra di lenticchie; questi
mangiò e bevve, poi si alzò e se ne andò. A tal punto Esaù aveva
disprezzato la primogenitura.
26
[1]
Venne una carestia nel paese oltre la prima che era avvenuta ai tempi di
Abramo, e Isacco andò a Gerar presso Abimèlech, re dei Filistei.
[2] Gli apparve il Signore e gli disse: "Non scendere in Egitto,
abita nel paese che io ti indicherò.
[3] Rimani in questo paese e io sarò con te e ti benedirò, perché a
te e alla tua discendenza io concederò tutti questi territori, e
manterrò il giuramento che ho fatto ad Abramo tuo padre.
[4] Renderò la tua discendenza numerosa come le stelle del cielo e
concederò alla tua discendenza tutti questi territori: tutte le nazioni
della terra saranno benedette per la tua discendenza;
[5] per il fatto che Abramo ha obbedito alla mia voce e ha osservato ciò
che io gli avevo prescritto: i miei comandamenti, le mie istituzioni e
le mie leggi".
[6] Così Isacco dimorò in Gerar.
[7] Gli uomini del luogo lo interrogarono intorno alla moglie ed egli
disse: "È mia sorella"; infatti aveva timore di dire: "È
mia moglie", pensando che gli uomini del luogo lo uccidessero per
causa di Rebecca, che era di bell'aspetto.
[8] Era là da molto tempo, quando Abimèlech, re dei Filistei, si
affacciò alla finestra e vide Isacco scherzare con la propria moglie
Rebecca.
[9] Abimèlech chiamò Isacco e disse: "Sicuramente essa è tua
moglie. E perché tu hai detto: È mia sorella?". Gli rispose
Isacco: "Perché mi son detto: io non muoia per causa di
lei!".
[10] Riprese Abimèlech: "Che ci hai fatto? Poco ci mancava che
qualcuno del popolo si unisse a tua moglie e tu attirassi su di noi una
colpa".
[11] Abimèlech diede quest'ordine a tutto il popolo: "Chi tocca
questo uomo o la sua moglie sarà messo a morte!".
[12] Poi Isacco fece una semina in quel paese e raccolse quell'anno il
centuplo. Il Signore infatti lo aveva benedetto.
[13] E l'uomo divenne ricco e crebbe tanto in ricchezze fino a divenire
ricchissimo:
[14] possedeva greggi di piccolo e di grosso bestiame e numerosi schiavi
e i Filistei cominciarono ad invidiarlo.
[15] Tutti i pozzi che avevano scavati i servi di suo padre ai tempi del
padre Abramo, i Filistei li avevano turati riempiendoli di terra.
[16] Abimèlech disse ad Isacco: "Vàttene via da noi, perché tu
sei molto più potente di noi".
[17] Isacco andò via di là, si accampò sul torrente di Gerar e vi si
stabilì.
[18] Isacco tornò a scavare i pozzi d'acqua, che avevano scavati i
servi di suo padre, Abramo, e che i Filistei avevano turati dopo la
morte di Abramo, e li chiamò come li aveva chiamati suo padre.
[19] I servi di Isacco scavarono poi nella valle e vi trovarono un pozzo
di acqua viva.
[20] Ma i pastori di Gerar litigarono con i pastori di Isacco, dicendo:
"L'acqua è nostra!".
Allora egli chiamò Esech il pozzo, perché quelli avevano litigato con
lui.
[21] Scavarono un altro pozzo, ma quelli litigarono anche per questo ed
egli lo chiamò Sitna.
[22] Allora si mosse di là e scavò un altro pozzo, per il quale non
litigarono; allora egli lo chiamò Recobòt e disse: "Ora il
Signore ci ha dato spazio libero perché noi prosperiamo nel
paese".
[23] Di là andò a Bersabea.
[24] E in quella notte gli apparve il Signore e disse:
"Io sono il Dio di Abramo, tuo padre;
non temere perché io sono con te.
Ti benedirò
e moltiplicherò la tua discendenza
per amore di Abramo, mio servo".
[25] Allora egli costruì in quel luogo un altare e invocò il nome del
Signore; lì piantò la tenda. E i servi di Isacco scavarono un pozzo.
[26] Intanto Abimèlech da Gerar era andato da lui, insieme con Acuzzat,
suo amico, e Picol, capo del suo esercito.
[27] Isacco disse loro: "Perché siete venuti da me, mentre voi mi
odiate e mi avete scacciato da voi?".
[28] Gli risposero: "Abbiamo visto che il Signore è con te e
abbiamo detto: vi sia un giuramento tra di noi, tra noi e te, e
concludiamo un'alleanza con te:
[29] tu non ci farai alcun male, come noi non ti abbiamo toccato e non
ti abbiamo fatto se non il bene e ti abbiamo lasciato andare in pace. Tu
sei ora un uomo benedetto dal Signore".
[30] Allora imbandì loro un convito e mangiarono e bevvero.
[31] Alzatisi di buon mattino, si prestarono giuramento l'un l'altro,
poi Isacco li congedò e partirono da lui in pace.
[32] Proprio in quel giorno arrivarono i servi di Isacco e lo
informarono a proposito del pozzo che avevano scavato e gli dissero:
"Abbiamo trovato l'acqua".
[33] Allora egli lo chiamò Sibea: per questo la città si chiama
Bersabea fino ad oggi.
[34] Quando Esaù ebbe quarant'anni, prese in moglie Giudit, figlia di
Beeri l'Hittita, e Basemat, figlia di Elon l'Hittita.
[35] Esse furono causa d'intima amarezza per Isacco e per Rebecca.
27
[1]
Isacco era vecchio e gli occhi gli si erano così indeboliti che non ci
vedeva più. Chiamò il figlio maggiore, Esaù, e gli disse:
"Figlio mio". Gli rispose: "Eccomi".
[2] Riprese: "Vedi, io sono vecchio e ignoro il giorno della mia
morte.
[3] Ebbene, prendi le tue armi, la tua farètra e il tuo arco, esci in
campagna e prendi per me della selvaggina.
[4] Poi preparami un piatto di mio gusto e portami da mangiare, perché
io ti benedica prima di morire".
[5] Ora Rebecca ascoltava, mentre Isacco parlava al figlio Esaù. Andò
dunque Esaù in campagna a caccia di selvaggina da portare a casa.
[6] Rebecca disse al figlio Giacobbe: "Ecco, ho sentito tuo padre
dire a tuo fratello Esaù:
[7] Portami la selvaggina e preparami un piatto, così mangerò e poi ti
benedirò davanti al Signore prima della morte.
[8] Ora, figlio mio, obbedisci al mio ordine:
[9] Và subito al gregge e prendimi di là due bei capretti; io ne farò
un piatto per tuo padre, secondo il suo gusto.
[10] Così tu lo porterai a tuo padre che ne mangerà, perché ti
benedica prima della sua morte".
[11] Rispose Giacobbe a Rebecca sua madre: "Sai che mio fratello
Esaù è peloso, mentre io ho la pelle liscia.
[12] Forse mio padre mi palperà e si accorgerà che mi prendo gioco di
lui e attirerò sopra di me una maledizione invece di una
benedizione".
[13] Ma sua madre gli disse: "Ricada su di me la tua maledizione,
figlio mio! Tu obbedisci soltanto e vammi a prendere i capretti".
[14] Allora egli andò a prenderli e li portò alla madre, così la
madre ne fece un piatto secondo il gusto di suo padre.
[15] Rebecca prese i vestiti migliori del suo figlio maggiore, Esaù,
che erano in casa presso di lei, e li fece indossare al figlio minore,
Giacobbe;
[16] con le pelli dei capretti rivestì le sue braccia e la parte liscia
del collo.
[17] Poi mise in mano al suo figlio Giacobbe il piatto e il pane che
aveva preparato.
[18] Così egli venne dal padre e disse: "Padre mio". Rispose:
"Eccomi; chi sei tu, figlio mio?".
[19] Giacobbe rispose al padre: "Io sono Esaù, il tuo primogento.
Ho fatto come tu mi hai ordinato. Alzati dunque, siediti e mangia la mia
selvaggina, perché tu mi benedica".
[20] Isacco disse al figlio: "Come hai fatto presto a trovarla,
figlio mio!". Rispose: "Il Signore me l'ha fatta capitare
davanti".
[21] Ma Isacco gli disse: "Avvicinati e lascia che ti palpi, figlio
mio, per sapere se tu sei proprio il mio figlio Esaù o no".
[22] Giacobbe si avvicinò ad Isacco suo padre, il quale lo tastò e
disse: "La voce è la voce di Giacobbe, ma le braccia sono le
braccia di Esaù".
[23] Così non lo riconobbe, perché le sue braccia erano pelose come le
braccia di suo fratello Esaù, e perciò lo benedisse.
[24] Gli disse ancora: "Tu sei proprio il mio figlio Esaù?".
Rispose: "Lo sono".
[25] Allora disse: "Porgimi da mangiare della selvaggina del mio
figlio, perché io ti benedica". Gliene servì ed egli mangiò, gli
portò il vino ed egli bevve.
[26] Poi suo padre Isacco gli disse: "Avvicinati e baciami, figlio
mio!".
[27] Gli si avvicinò e lo baciò. Isacco aspirò l'odore degli abiti di
lui e lo benedisse:
"Ecco l'odore del mio figlio
come l'odore di un campo
che il Signore ha benedetto.
[28] Dio ti conceda rugiada del cielo
e terre grasse
e abbondanza di frumento e di mosto.
[29] Ti servano i popoli
e si prostrino davanti a te le genti.
Sii il signore dei tuoi fratelli
e si prostrino davanti a te i figli di tua madre.
Chi ti maledice sia maledetto
e chi ti benedice sia benedetto!".
[30] Isacco aveva appena finito di benedire Giacobbe e Giacobbe si era
allontanato dal padre Isacco, quando arrivò dalla caccia Esaù suo
fratello.
[31] Anch'egli aveva preparato un piatto, poi lo aveva portato al padre
e gli aveva detto: "Si alzi mio padre e mangi la selvaggina di suo
figlio, perché tu mi benedica".
[32] Gli disse suo padre Isacco: "Chi sei tu?". Rispose:
"Io sono il tuo figlio primogenito Esaù".
[33] Allora Isacco fu colto da un fortissimo tremito e disse: "Chi
era dunque colui che ha preso la selvaggina e me l'ha portata? Io ho
mangiato di tutto prima che tu venissi, poi l'ho benedetto e benedetto
resterà".
[34] Quando Esaù sentì le parole di suo padre, scoppiò in alte,
amarissime grida. Egli disse a suo padre: "Benedici anche me, padre
mio!".
[35] Rispose: "È venuto tuo fratello con inganno e ha carpito la
tua benedizione".
[36] Riprese: "Forse perché si chiama Giacobbe mi ha soppiantato
già due volte? già ha carpito la mia primogenitura ed ecco ora ha
carpito la mia benedizione!". Poi soggiunse: "Non hai forse
riservato qualche benedizione per me?".
[37] Isacco rispose e disse a Esaù: "Ecco, io l'ho costituito tuo
signore e gli ho dato come servi tutti i suoi fratelli; l'ho provveduto
di frumento e di mosto; per te che cosa mai potrò fare, figlio
mio?".
[38] Esaù disse al padre: "Hai una sola benedizione padre mio?
Benedici anche me, padre mio!". Ma Isacco taceva ed Esaù alzò la
voce e pianse.
[39] Allora suo padre Isacco prese la parola e gli disse:
"Ecco, lungi dalle terre grasse
sarà la tua sede
e lungi dalla rugiada del cielo dall'alto.
[40] Vivrai della tua spada
e servirai tuo fratello;
ma poi, quando ti riscuoterai,
spezzerai il suo giogo dal tuo collo".
[41] Esaù perseguitò Giacobbe per la benedizione che suo padre gli
aveva dato. Pensò Esaù: "Si avvicinano i giorni del lutto per mio
padre; allora ucciderò mio fratello Giacobbe".
[42] Ma furono riferite a Rebecca le parole di Esaù, suo figlio
maggiore, ed essa mandò a chiamare il figlio minore Giacobbe e gli
disse: "Esaù tuo fratello vuol vendicarsi di te uccidendoti.
[43] Ebbene, figlio mio, obbedisci alla mia voce: su, fuggi a Carran da
mio fratello Làbano.
[44] Rimarrai con lui qualche tempo, finché l'ira di tuo fratello si
sarà placata;
[45] finché si sarà palcata contro di te la collera di tuo fratello e
si sarà dimenticato di quello che gli hai fatto. Allora io manderò a
prenderti di là. Perché dovrei venir privata di voi due in un sol
giorno?".
[46] Poi Rebecca disse a Isacco: "Ho disgusto della mia vita a
causa di queste donne hittite: se Giacobbe prende moglie tra le hittite
come queste, tra le figlie del paese, a che mi giova la vita?".
28
[1]
Allora Isacco chiamò Giacobbe, lo benedisse e gli diede questo comando:
"Tu non devi prender moglie tra le figlie di Cànaan.
[2] Su, và in Paddan-Aram, nella casa di Betuèl, padre di tua madre, e
prenditi di là la moglie tra le figlie di Làbano, fratello di tua
madre.
[3] Ti benedica Dio onnipotente, ti renda fecondo e ti moltiplichi, sì
che tu divenga una assemblea di popoli.
[4] Conceda la benedizione di Abramo a te e alla tua discendenza con te,
perché tu possieda il paese dove sei stato forestiero, che Dio ha dato
ad Abramo".
[5] Così Isacco fece partire Giacobbe, che andò in Paddan-Aram presso
Làbano, figlio di Betuèl, l'Arameo, fratello di Rebecca, madre di
Giacobbe e di Esaù.
[6] Esaù vide che Isacco aveva benedetto Giacobbe e l'aveva mandato in
Paddan-Aram per prendersi una moglie di là e che, mentre lo benediceva,
gli aveva dato questo comando: "Non devi prender moglie tra le
Cananee".
[7] Giacobbe aveva obbedito al padre e alla madre ed era partito per
Paddan-Aram.
[8] Esaù comprese che le figlie di Cànaan non erano gradite a suo
padre Isacco.
[9] Allora si recò da Ismaele e, oltre le mogli che aveva, si prese in
moglie Macalat, figlia di Ismaele, figlio di Abramo, sorella di Nebaiòt.
[10] Giacobbe partì da Bersabea e si diresse verso Carran.
[11] Capitò così in un luogo, dove passò la notte, perché il sole
era tramontato; prese una pietra, se la pose come guanciale e si coricò
in quel luogo.
[12] Fece un sogno: una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima
raggiungeva il cielo; ed ecco gli angeli di Dio salivano e scendevano su
di essa.
[13] Ecco il Signore gli stava davanti e disse: "Io sono il
Signore, il Dio di Abramo tuo padre e il Dio di Isacco. La terra sulla
quale tu sei coricato la darò a te e alla tua discendenza.
[14] La tua discendenza sarà come la polvere della terra e ti
estenderai a occidente e ad oriente, a settentrione e a mezzogiorno. E
saranno benedette per te e per la tua discendenza tutte le nazioni della
terra.
[15] Ecco io sono con te e ti proteggerò dovunque tu andrai; poi ti farò
ritornare in questo paese, perché non ti abbandonerò senza aver fatto
tutto quello che t'ho detto".
[16] Allora Giacobbe si svegliò dal sonno e disse: "Certo, il
Signore è in questo luogo e io non lo sapevo".
[17] Ebbe timore e disse: "Quanto è terribile questo luogo! Questa
è proprio la casa di Dio, questa è la porta del cielo".
[18] Alla mattina presto Giacobbe si alzò, prese la pietra che si era
posta come guanciale, la eresse come una stele e versò olio sulla sua
sommità.
[19] E chiamò quel luogo Betel, mentre prima di allora la città si
chiamava Luz.
[20] Giacobbe fece questo voto: "Se Dio sarà con me e mi proteggerà
in questo viaggio che sto facendo e mi darà pane da mangiare e vesti
per coprirmi,
[21] se ritornerò sano e salvo alla casa di mio padre, il Signore sarà
il mio Dio.
[22] Questa pietra, che io ho eretta come stele, sarà una casa di Dio;
di quanto mi darai io ti offrirò la decima".
29
[1] Poi
Giacobbe si mise in cammino e andò nel paese degli orientali.
[2] Vide nella campagna un pozzo e tre greggi di piccolo bestiame,
accovacciati vicino, perché a quel pozzo si abbeveravano i greggi, ma
la pietra sulla bocca del pozzo era grande.
[3] Quando tutti i greggi si erano radunati là, i pastori rotolavano la
pietra dalla bocca del pozzo e abbeveravano il bestiame; poi rimettevano
la pietra al posto sulla bocca del pozzo.
[4] Giacobbe disse loro: "Fratelli miei, di dove siete?".
Risposero: "Siamo di Carran".
[5] Disse loro: "Conoscete Làbano, figlio di Nacor?".
Risposero: "Lo conosciamo".
[6] Disse loro: "Sta bene?". Risposero: "Sì; ecco la
figlia Rachele che viene con il gregge".
[7] Riprese: "Eccoci ancora in pieno giorno: non è tempo di
radunare il bestiame. Date da bere al bestiame e andate a
pascolare!".
[8] Risposero: "Non possiamo, finché non siano radunati tutti i
greggi e si rotoli la pietra dalla bocca del pozzo; allora faremo bere
il gregge".
[9] Egli stava ancora parlando con loro, quando arrivò Rachele con il
bestiame del padre, perché era una pastorella.
[10] Quando Giacobbe vide Rachele, figlia di Làbano, fratello di sua
madre, insieme con il bestiame di Làbano, fratello di sua madre,
Giacobbe, fattosi avanti, rotolò la pietra dalla bocca del pozzo e fece
bere le pecore di Làbano, fratello di sua madre.
[11] Poi Giacobbe baciò Rachele e pianse ad alta voce.
[12] Giacobbe rivelò a Rachele che egli era parente del padre di lei,
perché figlio di Rebecca. Allora essa corse a riferirlo al padre.
[13] Quando Làbano seppe che era Giacobbe, il figlio di sua sorella,
gli corse incontro, lo abbracciò, lo baciò e lo condusse nella sua
casa. Ed egli raccontò a Làbano tutte le sue vicende.
[14] Allora Làbano gli disse: "Davvero tu sei mio osso e mia
carne!". Così dimorò presso di lui per un mese.
[15] Poi Làbano disse a Giacobbe: "Poiché sei mio parente, mi
dovrai forse servire gratuitamente? Indicami quale deve essere il tuo
salario".
[16] Ora Làbano aveva due figlie; la maggiore si chiamava Lia e la più
piccola si chiamava Rachele.
[17] Lia aveva gli occhi smorti, mentre Rachele era bella di forme e
avvenente di aspetto,
[18] perciò Giacobbe amava Rachele. Disse dunque: "Io ti servirò
sette anni per Rachele, tua figlia minore".
[19] Rispose Làbano: "Preferisco darla a te piuttosto che a un
estraneo. Rimani con me".
[20] Così Giacobbe servì sette anni per Rachele: gli sembrarono pochi
giorni tanto era il suo amore per lei.
[21] Poi Giacobbe disse a Làbano: "Dammi la mia sposa, perché il
mio tempo è compiuto e voglio unirmi a lei".
[22] Allora Làbano radunò tutti gli uomini del luogo e diede un
banchetto.
[23] Ma quando fu sera, egli prese la figlia Lia e la condusse da lui ed
egli si unì a lei.
[24] Làbano diede la propria schiava Zilpa alla figLia, come schiava.
[25] Quando fu mattina... ecco era Lia! Allora Giacobbe disse a Làbano:
"Che mi hai fatto? Non è forse per Rachele che sono stato al tuo
servizio? Perché mi hai ingannato?".
[26] Rispose Làbano: "Non si usa far così nel nostro paese, dare,
cioè, la più piccola prima della maggiore.
[27] Finisci questa settimana nuziale, poi ti darò anche quest'altra
per il servizio che tu presterai presso di me per altri sette
anni".
[28] Giacobbe fece così: terminò la settimana nuziale e allora Làbano
gli diede in moglie la figlia Rachele.
[29] Làbano diede alla figlia Rachele la propria schiava Bila, come
schiava.
[30] Egli si unì anche a Rachele e amò Rachele più di Lia. Fu ancora
al servizio di lui per altri sette anni.
[31] Ora il Signore, vedendo che Lia veniva trascurata, la rese feconda,
mentre Rachele rimaneva sterile.
[32] Così Lia concepì e partorì un figlio e lo chiamò Ruben, perché
disse: "Il Signore ha visto la mia umiliazione; certo, ora mio
marito mi amerà".
[33] Poi concepì ancora un figlio e disse: "Il Signore ha udito
che io ero trascurata e mi ha dato anche questo". E lo chiamò
Simeone.
[34] Poi concepì ancora e partorì un figlio e disse: "Questa
volta mio marito mi si affezionerà, perché gli ho partorito tre
figli". Per questo lo chiamò Levi.
[35] Concepì ancora e partorì un figlio e disse: "Questa volta
loderò il Signore". Per questo lo chiamò Giuda. Poi cessò di
avere figli.
30
[1]
Rachele, vedendo che non le era concesso di procreare figli a Giacobbe,
divenne gelosa della sorella e disse a Giacobbe: "Dammi dei figli,
se no io muoio!".
[2] Giacobbe s'irritò contro Rachele e disse: "Tengo forse io il
posto di Dio, il quale ti ha negato il frutto del grembo?".
[3] Allora essa rispose: "Ecco la mia serva Bila: unisciti a lei,
così che partorisca sulle mie ginocchia e abbia anch'io una mia prole
per mezzo di lei".
[4] Così essa gli diede in moglie la propria schiava Bila e Giacobbe si
unì a lei.
[5] Bila concepì e partorì a Giacobbe un figlio.
[6] Rachele disse: "Dio mi ha fatto giustizia e ha anche ascoltato
la mia voce, dandomi un figlio". Per questo essa lo chiamò Dan.
[7] Poi Bila, la schiava di Rachele, concepì ancora e partorì a
Giacobbe un secondo figlio.
[8] Rachele disse: "Ho sostenuto contro mia sorella lotte difficili
e ho vinto!". Perciò lo chiamò Nèftali.
[9] Allora Lia, vedendo che aveva cessato di aver figli, prese la
propria schiava Zilpa e la diede in moglie e Giacobbe.
[10] Zilpa, la schiava di Lia, partorì a Giacobbe un figlio.
[11] Lia disse: "Per fortuna!" e lo chiamò Gad.
[12] Poi Zilpa, la schiava di Lia, partorì un secondo figlio a
Giacobbe.
[13] Lia disse: "Per mia felicità! Perché le donne mi diranno
felice". Perciò lo chiamò Aser.
[14] Al tempo della mietitura del grano, Ruben uscì e trovò
mandragore, che portò alla madre Lia. Rachele disse a Lia: "Dammi
un pò delle mandragore di tuo figlio".
[15] Ma Lia rispose: "È forse poco che tu mi abbia portato via il
marito perché voglia portar via anche le mandragore di mio
figlio?". Riprese Rachele: "Ebbene, si corichi pure con te
questa notte, in cambio delle mandragore di tuo figlio".
[16] Alla sera, quando Giacobbe arrivò dalla campagna, Lia gli uscì
incontro e gli disse: "Da me devi venire, perché io ho pagato il
diritto di averti con le mandragore di mio figlio". Così egli si
coricò con lei quella notte.
[17] Il Signore esaudì Lia, la quale concepì e partorì a Giacobbe un
quinto figlio.
[18] Lia disse: "Dio mi ha dato il mio salario, per avere io dato
la mia schiava a mio marito". Perciò lo chiamò Issacar.
[19] Poi Lia concepì e partorì ancora un sesto figlio a Giacobbe.
[20] Lia disse: "Dio mi ha fatto un bel regalo: questa volta mio
marito mi preferirà, perché gli ho partorito sei figli". Perciò
lo chiamò Zàbulon.
[21] In seguito partorì una figlia e la chiamò Dina.
[22] Poi Dio si ricordò anche di Rachele; Dio la esaudì e la rese
feconda.
[23] Essa concepì e partorì un figlio e disse: "Dio ha tolto il
mio disonore".
[24] E lo chiamò Giuseppe dicendo: "Il Signore mi aggiunga un
altro figlio!".
[25] Dopo che Rachele ebbe partorito Giuseppe, Giacobbe disse a Làbano:
"Lasciami andare e tornare a casa mia, nel mio paese.
[26] Dammi le mogli, per le quali ti ho servito, e i miei bambini perché
possa partire: tu conosci il servizio che ti ho prestato".
[27] Gli disse Làbano: "Se ho trovato grazia ai tuoi occhi... Per
divinazione ho saputo che il Signore mi ha benedetto per causa
tua".
[28] E aggiunse: "Fissami il tuo salario e te lo darò".
[29] Gli rispose: "Tu stesso sai come ti ho servito e quanti sono
diventati i tuoi averi per opera mia.
[30] Perché il poco che avevi prima della mia venuta è cresciuto oltre
misura e il Signore ti ha benedetto sui miei passi. Ma ora, quando
lavorerò anch'io per la mia casa?".
[31] Riprese Làbano: "Che ti devo dare?". Giacobbe rispose:
"Non mi devi nulla; se tu farai per me quanto ti dico, ritornerò a
pascolare il tuo gregge e a custodirlo.
[32] Oggi passerò fra tutto il tuo bestiame; metti da parte ogni capo
di colore scuro tra le pecore e ogni capo chiazzato e punteggiato tra le
capre: sarà il mio salario.
[33] In futuro la mia stessa onestà risponderà per me; quando verrai a
verificare il mio salario, ogni capo che non sarà punteggiato o
chiazzato tra le capre e di colore scuro tra le pecore, se si troverà
presso di me, sarà come rubato".
[34] Làbano disse: "Bene, sia come tu hai detto!".
[35] In quel giorno mise da parte i capri striati e chiazzati e tutte le
capre punteggiate e chiazzate, ogni capo che aveva del bianco e ogni
capo di colore scuro tra le pecore. Li affidò ai suoi figli
[36] e stabilì una distanza di tre giorni di cammino tra sé e
Giacobbe, mentre Giacobbe pascolava l'altro bestiame di Làbano.
[37] Ma Giacobbe prese rami freschi di pioppo, di mandorlo e di platano,
ne intagliò la corteccia a striscie bianche, mettendo a nudo il bianco
dei rami.
[38] Poi egli mise i rami così scortecciati nei truogoli agli
abbeveratoi dell'acqua, dove veniva a bere il bestiame, proprio in vista
delle bestie, le quali si accoppiavano quando venivano a bere.
[39] Così le bestie si accoppiarono di fronte ai rami e le capre
figliarono capretti striati, punteggiati e chiazzati.
[40] Quanto alle pecore, Giacobbe le separò e fece sì che le bestie
avessero davanti a sé gli animali striati e tutti quelli di colore
scuro del gregge di Làbano. E i branchi che si era così costituiti per
conto suo, non li mise insieme al gregge di Làbano.
[41] Ogni qualvolta si accoppiavano bestie robuste, Giacobbe metteva i
rami nei truogoli in vista delle bestie, per farle concepire davanti ai
rami.
[42] Quando invece le bestie erano deboli, non li metteva. Così i capi
di bestiame deboli erano per Làbano e quelli robusti per Giacobbe.
[43] Egli si arricchì oltre misura e possedette greggi in grande
quantità, schiave e schiavi, cammelli e asini.
31
[1] Ma
Giacobbe venne a sapere che i figli di Làbano dicevano: "Giacobbe
si è preso quanto era di nostro padre e con quanto era di nostro padre
si è fatta tutta questa fortuna".
[2] Giacobbe osservò anche la faccia di Làbano e si accorse che non
era più verso di lui come prima.
[3] Il Signore disse a Giacobbe: "Torna al paese dei tuoi padri,
nella tua patria e io sarò con te".
[4] Allora Giacobbe mandò a chiamare Rachele e Lia, in campagna presso
il suo gregge
[5] e disse loro: "Io mi accorgo dal volto di vostro padre che egli
verso di me non è più come prima; eppure il Dio di mio padre è stato
con me.
[6] Voi stesse sapete che io ho servito vostro padre con tutte le forze,
[7] mentre vostro padre si è beffato di me e ha cambiato dieci volte il
mio salario; ma Dio non gli ha permesso di farmi del male.
[8] Se egli diceva: Le bestie punteggiate saranno il tuo salario, tutto
il gregge figliava bestie punteggiate; se diceva: Le bestie striate
saranno il tuo salario, allora tutto il gregge figliava bestie striate.
[9] Così Dio ha sottratto il bestiame a vostro padre e l'ha dato a me.
[10] Una volta, quando il piccolo bestiame va in calore, io in sogno
alzai gli occhi e vidi che i capri in procinto di montare le bestie
erano striati, punteggiati e chiazzati.
[11] L'angelo di Dio mi disse in sogno: Giacobbe! Risposi: Eccomi.
[12] Riprese: Alza gli occhi e guarda: tutti i capri che montano le
bestie sono striati, punteggiati e chiazzati, perché ho visto quanto Làbano
ti fa.
[13] Io sono il Dio di Betel, dove tu hai unto una stele e dove mi hai
fatto un voto. Ora alzati, parti da questo paese e torna nella tua
patria!".
[14] Rachele e Lia gli risposero: "Abbiamo forse ancora una parte o
una eredità nella casa di nostro padre?
[15] Non siamo forse tenute in conto di straniere da parte sua, dal
momento che ci ha vendute e si è anche mangiato il nostro danaro?
[16] Tutta la ricchezza che Dio ha sottratto a nostro padre è nostra e
dei nostri figli. Ora fà pure quanto Dio ti ha detto".
[17] Allora Giacobbe si alzò, caricò i figli e le mogli sui cammelli
[18] e condusse via tutto il bestiame e tutti gli averi che si era
acquistati, il bestiame che si era acquistato in Paddan-Aram, per
ritornare da Isacco, suo padre, nel paese di Cànaan.
[19] Làbano era andato a tosare il gregge e Rachele rubò gli idoli che
appartenevano al padre.
[20] Giacobbe eluse l'attenzione di Làbano l'Arameo, non avvertendolo
che stava per fuggire;
[21] così potè andarsene con tutti i suoi averi. Si alzò dunque, passò
il fiume e si diresse verso le montagne di Gàlaad.
[22] Al terzo giorno fu riferito a Làbano che Giacobbe era fuggito.
[23] Allora egli prese con sé i suoi parenti, lo inseguì per sette
giorni di cammino e lo raggiunse sulle montagne di Gàlaad.
[24] Ma Dio venne da Làbano l'Arameo in un sogno notturno e gli disse:
"Bada di non dir niente a Giacobbe, proprio nulla!".
[25] Làbano andò dunque a raggiungere Giacobbe; ora Giacobbe aveva
piantato la tenda sulle montagne e Làbano si era accampato con i
parenti sulle montagne di Gàlaad.
[26] Disse allora Làbano a Giacobbe: "Che hai fatto? Hai eluso la
mia attenzione e hai condotto via le mie figlie come prigioniere di
guerra!
[27] Perché sei fuggito di nascosto, mi hai ingannato e non mi hai
avvertito? Io ti avrei congedato con festa e con canti, a suon di
timpani e di cetre!
[28] E non mi hai permesso di baciare i miei figli e le mie figlie!
Certo hai agito in modo insensato.
[29] Sarebbe in mio potere di farti del male, ma il Dio di tuo padre mi
ha parlato la notte scorsa: Bada di non dir niente a Giacobbe, né in
bene né in male!
[30] Certo, sei partito perché soffrivi di nostalgia per la casa di tuo
padre; ma perché mi hai rubato i miei dei?".
[31] Giacobbe rispose a Làbano e disse: "Perché avevo paura e
pensavo che mi avresti tolto con la forza le tue figlie.
[32] Ma quanto a colui presso il quale tu troverai i tuoi dei, non
resterà in vita! Alla presenza dei nostri parenti riscontra quanto vi
può essere di tuo presso di me e prendilo". Giacobbe non sapeva
che li aveva rubati Rachele.
[33] Allora Làbano entrò nella tenda di Giacobbe e poi nella tenda di
Lia e nella tenda delle due schiave, ma non trovò nulla. Poi uscì
dalla tenda di Lia ed entrò nella tenda di Rachele.
[34] Rachele aveva preso gli idoli e li aveva messi nella sella del
cammello, poi vi si era seduta sopra, così Làbano frugò in tutta la
tenda, ma non li trovò.
[35] Essa parlò al padre: "Non si offenda il mio signore se io non
posso alzarmi davanti a te, perché ho quello che avviene di regola alle
donne". Làbano cercò dunque il tutta la tenda e non trovò gli
idoli.
[36] Giacobbe allora si adirò e apostrofò Làbano, al quale disse:
"Qual è il mio delitto, qual è il mio peccato, perché ti sia
messo a inseguirmi?
[37] Ora che hai frugato tra tutti i miei oggetti, che hai trovato di
tutte le robe di casa tua? Mettilo qui davanti ai miei e tuoi parenti e
siano essi giudici tra noi due.
[38] Vent'anni ho passato con te: le tue pecore e le tue capre non hanno
abortito e i montoni del tuo gregge non ho mai mangiato.
[39] Nessuna bestia sbranata ti ho portato: io ne compensavo il danno e
tu reclamavi da me ciò che veniva rubato di giorno e ciò che veniva
rubato di notte.
[40] Di giorno mi divorava il caldo e di notte il gelo e il sonno
fuggiva dai miei occhi.
[41] Vent'anni sono stato in casa tua: ho servito quattordici anni per
le tue due figlie e sei anni per il tuo gregge e tu hai cambiato il mio
salario dieci volte.
[42] Se non fosse stato con me il Dio di mio padre, il Dio di Abramo e
il Terrore di Isacco, tu ora mi avresti licenziato a mani vuote; ma Dio
ha visto la mia afflizione e la fatica delle mie mani e la scorsa notte
egli ha fatto da arbitro".
[43] Làbano allora rispose e disse a Giacobbe: "Queste figlie sono
mie figlie e questi figli sono miei figli; questo bestiame è il mio
bestiame e quanto tu vedi è mio. E che potrei fare oggi a queste mie
figlie o ai figli che esse hanno messi al mondo?
[44] Ebbene, vieni, concludiamo un'alleanza io e te e ci sia un
testimonio tra me e te".
[45] Giacobbe prese una pietra e la eresse come una stele.
[46] Poi disse ai suoi parenti: "Raccogliete pietre", e quelli
presero pietre e ne fecero un mucchio. Poi mangiarono là su quel
mucchio.
[47] Làbano lo chiamò Iegar-Saaduta, mentre Giacobbe lo chiamò
Gal-Ed.
[48] Làbano disse: "Questo mucchio sia oggi un testimonio tra me e
te"; per questo lo chiamò Gal-Ed
[49] e anche Mizpa, perché disse: "Il Signore starà di vedetta
tra me e te, quando noi non ci vedremo più l'un l'altro.
[50] Se tu maltratterai le mie figlie e se prenderai altre mogli oltre
le mie figlie, non un uomo sarà con noi, ma bada, Dio sarà testimonio
tra me e te".
[51] Soggiunse Làbano a Giacobbe: "Ecco questo mucchio ed ecco
questa stele, che io ho eretta tra me e te.
[52] Questo mucchio è testimonio e questa stele è testimonio che io
giuro di non oltrepassare questo mucchio dalla tua parte e che tu giuri
di non oltrepassare questo mucchio e questa stele dalla mia parte per
fare il male.
[53] Il Dio di Abramo e il Dio di Nacor siano giudici tra di noi".
Giacobbe giurò per il Terrore di suo padre Isacco.
[54] Poi offrì un sacrificio sulle montagne e invitò i suoi parenti a
prender cibo. Essi mangiarono e passarono la notte sulle montagne.
32
[1] Alla
mattina per tempo Làbano si alzò, baciò i figli e le figlie e li
benedisse. Poi partì e ritornò a casa.
[2] Mentre Giacobbe continuava il viaggio, gli si fecero incontro gli
angeli di Dio.
[3] Giacobbe al vederli disse: "Questo è l'accampamento di
Dio" e chiamò quel luogo Macanaim.
[4] Poi Giacobbe mandò avanti a sé alcuni messaggeri al fratello Esaù,
nel paese di Seir, la campagna di Edom.
[5] Diede loro questo comando: "Direte al mio signore Esaù: Dice
il tuo servo Giacobbe: Sono stato forestiero presso Làbano e vi sono
restato fino ad ora.
[6] Sono venuto in possesso di buoi, asini e greggi, di schiavi e
schiave. Ho mandato ad informarne il mio signore, per trovare grazia ai
suoi occhi".
[7] I messaggeri tornarono da Giacobbe, dicendo: "Siamo stati da
tuo fratello Esaù; ora egli stesso sta venendoti incontro e ha con sé
quattrocento uomini".
[8] Giacobbe si spaventò molto e si sentì angosciato; allora divise in
due accampamenti la gente che era con lui, il gregge, gli armenti e i
cammelli.
[9] Pensò infatti: "Se Esaù raggiunge un accampamento e lo batte,
l'altro accampamento si salverà".
[10] Poi Giacobbe disse: "Dio del mio padre Abramo e Dio del mio
padre Isacco, Signore, che mi hai detto: Ritorna al tuo paese, nella tua
patria e io ti farò del bene,
[11] io sono indegno di tutta la benevolenza e di tutta la fedeltà che
hai usato verso il tuo servo. Con il mio bastone soltanto avevo passato
questo Giordano e ora sono divenuto tale da formare due accampamenti.
[12] Salvami dalla mano del mio fratello Esaù, perché io ho paura di
lui: egli non arrivi e colpisca me e tutti, madre e bambini!
[13] Eppure tu hai detto: Ti farò del bene e renderò la tua
discendenza come la sabbia del mare, tanto numerosa che non si può
contare".
[14] Giacobbe rimase in quel luogo a passare la notte. Poi prese, di ciò
che gli capitava tra mano, di che fare un dono al fratello Esaù:
[15] duecento capre e venti capri, duecento pecore e venti montoni,
[16] trenta cammelle allattanti con i loro piccoli, quaranta giovenche e
dieci torelli, venti asine e dieci asinelli.
[17] Egli affidò ai suoi servi i singoli branchi separatamente e disse
loro: "Passate davanti a me e lasciate un certo spazio tra un
branco e l'altro".
[18] Diede questo ordine al primo: "Quando ti incontrerà Esaù,
mio fratello, e ti domanderà: Di chi sei tu? Dove vai? Di chi sono
questi animali che ti camminano davanti?,
[19] tu risponderai: Del tuo fratello Giacobbe: è un dono inviato al
mio signore Esaù; ecco egli stesso ci segue".
[20] Lo stesso ordine diede anche al secondo e anche al terzo e a quanti
seguivano i branchi: "Queste parole voi rivolgerete ad Esaù quando
lo troverete;
[21] gli direte: Anche il tuo servo Giacobbe ci segue". Pensava
infatti: "Lo placherò con il dono che mi precede e in seguito mi
presenterò a lui; forse mi accoglierà con benevolenza".
[22] Così il dono passò prima di lui, mentr'egli trascorse quella
notte nell'accampamento.
[23] Durante quella notte egli si alzò, prese le due mogli, le due
schiave, i suoi undici figli e passò il guado dello Iabbok.
[24] Li prese, fece loro passare il torrente e fece passare anche tutti
i suoi averi.
[25] Giacobbe rimase solo e un uomo lottò con lui fino allo spuntare
dell'aurora.
[26] Vedendo che non riusciva a vincerlo, lo colpì all'articolazione
del femore e l'articolazione del femore di Giacobbe si slogò, mentre
continuava a lottare con lui.
[27] Quegli disse: "Lasciami andare, perché è spuntata
l'aurora". Giacobbe rispose: "Non ti lascerò, se non mi avrai
benedetto!".
[28] Gli domandò: "Come ti chiami?". Rispose:
"Giacobbe".
[29] Riprese: "Non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele, perché
hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto!".
[30] Giacobbe allora gli chiese: "Dimmi il tuo nome". Gli
rispose: "Perché mi chiedi il nome?". E qui lo benedisse.
[31] Allora Giacobbe chiamò quel luogo Penuel "Perché - disse -
ho visto Dio faccia a faccia, eppure la mia vita è rimasta salva".
[32] Spuntava il sole, quando Giacobbe passò Penuel e zoppicava
all'anca.
[33] Per questo gli Israeliti, fino ad oggi, non mangiano il nervo
sciatico, che è sopra l'articolazione del femore, perché quegli aveva
colpito l'articolazione del femore di Giacobbe nel nervo sciatico.
33
[1] Poi
Giacobbe alzò gli occhi e vide arrivare Esaù che aveva con sé
quattrocento uomini. Allora distribuì i figli tra Lia, Rachele e le due
schiave;
[2] mise in testa le schiave con i loro figli, più indietro Lia con i
suoi figli e più indietro Rachele e Giuseppe.
[3] Egli passò davanti a loro e si prostrò sette volte fino a terra,
mentre andava avvicinandosi al fratello.
[4] Ma Esaù gli corse incontro, lo abbracciò, gli si gettò al collo,
lo baciò e piansero.
[5] Poi alzò gli occhi e vide le donne e i fanciulli e disse: "Chi
sono questi con te?". Rispose: "Sono i figli di cui Dio ha
favorito il tuo servo".
[6] Allora si fecero avanti le schiave con i loro figli e si
prostrarono.
[7] Poi si fecero avanti anche Lia e i suoi figli e si prostrarono e
infine si fecero avanti Rachele e Giuseppe e si prostrarono.
[8] Domandò ancora: "Che è tutta questa carovana che ho
incontrata?". Rispose: "È per trovar grazia agli occhi del
mio signore".
[9] Esaù disse: "Ne ho abbastanza del mio, fratello, resti per te
quello che è tuo!".
[10] Ma Giacobbe disse: "No, se ho trovato grazia ai tuoi occhi,
accetta dalla mia mano il mio dono, perché appunto per questo io sono
venuto alla tua presenza, come si viene alla presenza di Dio, e tu mi
hai gradito.
[11] Accetta il mio dono augurale che ti è stato presentato, perché
Dio mi ha favorito e sono provvisto di tutto!". Così egli
insistette e quegli accettò.
[12] Poi Esaù disse: "Leviamo l'accampamento e mettiamoci in
viaggio: io camminerò davanti a te".
[13] Gli rispose: "Il mio signore sa che i fanciulli sono delicati
e che ho a mio carico i greggi e gli armenti che allattano: se si
affaticano anche un giorno solo, tutte le bestie moriranno.
[14] Il mio signore passi prima del suo servo, mentre io mi sposterò a
tutto mio agio, al passo di questo bestiame che mi precede e al passo
dei fanciulli, finché arriverò presso il mio signore a Seir".
[15] Disse allora Esaù: "Almeno possa lasciare con te una parte
della gente che ho con me!". Rispose: "Ma perché? Possa io
solo trovare grazia agli occhi del mio signore!".
[16] Così in quel giorno stesso Esaù ritornò sul suo cammino verso
Seir.
[17] Giacobbe invece si trasportò a Succot, dove costruì una casa per
sé e fece capanne per il gregge. Per questo chiamò quel luogo Succot.
[18] Giacobbe arrivò sano e salvo alla città di Sichem, che è nel
paese di Cànaan, quando tornò da Paddan-Aram e si accampò di fronte
alla città.
[19] Poi acquistò dai figli di Camor, padre di Sichem, per cento pezzi
d'argento, quella porzione di campagna dove aveva piantato la tenda.
[20] Ivi eresse un altare e lo chiamò "El, Dio d'Israele".
34
[1]
Dina, la figlia che Lia aveva partorita a Giacobbe, uscì a vedere le
ragazze del paese.
[2] Ma la vide Sichem, figlio di Camor l'Eveo, principe di quel paese, e
la rapì, si unì a lei e le fece violenza.
[3] Egli rimase legato a Dina, figlia di Giacobbe; amò la fanciulla e
le rivolse parole di conforto.
[4] Poi disse a Camor suo padre: "Prendimi in moglie questa
ragazza".
[5] Intanto Giacobbe aveva saputo che quegli aveva disonorato Dina, sua
figlia, ma i suoi figli erano in campagna con il suo bestiame. Giacobbe
tacque fino al loro arrivo.
[6] Venne dunque Camor, padre di Sichem, da Giacobbe per parlare con
lui.
[7] Quando i figli di Giacobbe tornarono dalla campagna, sentito
l'accaduto, ne furono addolorati e s'indignarono molto, perché quelli
aveva commesso un'infamia in Israele, unendosi alla figlia di Giacobbe:
così non si doveva fare!
[8] Camor disse loro: "Sichem, mio figlio, è innamorato della
vostra figlia; dategliela in moglie!
[9] Anzi, alleatevi con noi: voi darete a noi le vostre figlie e vi
prenderete per voi le nostre figlie.
[10] Abiterete con noi e il paese sarà a vostra disposizione;
risiedetevi, percorretelo in lungo e in largo e acquistate proprietà in
esso".
[11] Poi Sichem disse al padre e ai fratelli di lei: "Possa io
trovare grazia agli occhi vostri; vi darò quel che mi direte.
[12] Alzate pure molto a mio carico il prezzo nuziale e il valore del
dono; vi darò quanto mi chiederete, ma datemi la giovane in
moglie!".
[13] Allora i figli di Giacobbe risposero a Sichem e a suo padre Camor e
parlarono con astuzia, perché quegli aveva disonorato la loro sorella
Dina.
[14] Dissero loro: "Non possiamo fare questo, dare cioè la nostra
sorella ad un uomo non circonciso, perché ciò sarebbe un disonore per
noi.
[15] Solo a questa condizione acconsentiremo alla vostra richiesta, se
cioè voi diventerete come noi, circoncidendo ogni vostro maschio.
[16] Allora noi vi daremo le nostre figlie e ci prenderemo le vostre,
abiteremo con voi e diventeremo un solo popolo.
[17] Ma se voi non ci ascoltate a proposito della nostra circoncisione,
allora prenderemo la nostra figlia e ce ne andremo".
[18] Le loro parole piacquero a Camor e a Sichem, figlio di Camor.
[19] Il giovane non indugiò ad eseguire la cosa, perché amava la
figlia di Giacobbe; d'altra parte era il più onorato di tutto il casato
di suo padre.
[20] Vennero dunque Camor e il figlio Sichem alla porta della loro città
e parlarono agli uomini della città:
[21] "Questi uomini sono gente pacifica: abitino pure con noi nel
paese e lo percorrano in lungo e in largo; esso è molto ampio per loro
in ogni direzione. Noi potremo prendere per mogli le loro figlie e
potremo dare a loro le nostre.
[22] Ma solo ad una condizione questi uomini acconsentiranno ad abitare
con noi, a diventare un sol popolo: se cioè noi circoncidiamo ogni
nostro maschio come loro stessi sono circoncisi.
[23] I loro armenti, la loro ricchezza e tutto il loro bestiame non
saranno forse nostri? Accontentiamoli dunque e possano abitare con
noi!".
[24] Allora quanti avevano accesso alla porta della sua città
ascoltarono Camor e il figlio Sichem: tutti i maschi, quanti avevano
accesso alla porta della città, si fecero circoncidere.
[25] Ma il terzo giorno, quand'essi erano sofferenti, i due figli di
Giacobbe, Simeone e Levi, i fratelli di Dina, presero ciascuno una
spada, entrarono nella città con sicurezza e uccisero tutti i maschi.
[26] Passarono così a fil di spada Camor e suo figlio Sichem, portarono
via Dina dalla casa di Sichem e si allontanarono.
[27] I figli di Giacobbe si buttarono sui cadaveri e saccheggiarono la
città, perché quelli avevano disonorato la loro sorella.
[28] Presero così i loro greggi e i loro armenti, i loro asini e quanto
era nella città e nella campagna.
[29] Portarono via come bottino tutte le loro ricchezze, tutti i loro
bambini e le loro donne e saccheggiarono quanto era nelle case.
[30] Allora Giacobbe disse a Simeone e a Levi: "Voi mi avete messo
in difficoltà, rendendomi odioso agli abitanti del paese, ai Cananei e
ai Perizziti, mentre io ho pochi uomini; essi si raduneranno contro di
me, mi vinceranno e io sarò annientato con la mia casa".
[31] Risposero: "Si tratta forse la nostra sorella come una
prostituta?".
35
[1] Dio
disse a Giacobbe: "Alzati, và a Betel e abita là; costruisci in
quel luogo un altare al Dio che ti è apparso quando fuggivi Esaù, tuo
fratello".
[2] Allora Giacobbe disse alla sua famiglia e a quanti erano con lui:
"Eliminate gli dei stranieri che avete con voi, purificatevi e
cambiate gli abiti.
[3] Poi alziamoci e andiamo a Betel, dove io costruirò un altare al Dio
che mi ha esaudito al tempo della mia angoscia e che è stato con me nel
cammino che ho percorso".
[4] Essi consegnarono a Giacobbe tutti gli dei stranieri che possedevano
e i pendenti che avevano agli orecchi; Giacobbe li sotterrò sotto la
quercia presso Sichem.
[5] Poi levarono l'accampamento e un terrore molto forte assalì i
popoli che stavano attorno a loro, così che non inseguirono i figli di
Giacobbe.
[6] Giacobbe e tutta la gente ch'era con lui arrivarono a Luz, cioè
Betel, che è nel paese di Cànaan.
[7] Qui egli costruì un altare e chiamò quel luogo
"El-Betel", perché là Dio gli si era rivelato, quando
sfuggiva al fratello.
[8] Allora morì Dèbora, la nutrice di Rebecca, e fu sepolta al disotto
di Betel, ai piedi della quercia, che perciò si chiamò Quercia del
Pianto.
[9] Dio apparve un'altra volta a Giacobbe, quando tornava da
Paddan-Aram, e lo benedisse.
[10] Dio gli disse:
"Il tuo nome è Giacobbe.
Non ti chiamerai più Giacobbe,
ma Israele sarà il tuo nome".
Così lo si chiamò Israele.
[11] Dio gli disse:
"Io sono Dio onnipotente.
Sii fecondo e diventa numeroso,
popolo e assemblea di popoli
verranno da te,
re usciranno dai tuoi fianchi.
[12] Il paese che ho concesso
ad Abramo e a Isacco
darò a te
e alla tua stirpe dopo di te
darò il paese".
[13] Dio scomparve da lui, nel luogo dove gli aveva parlato.
[14] Allora Giacobbe eresse una stele, dove gli aveva parlato, una stele
di pietra, e su di essa fece una libazione e versò olio.
[15] Giacobbe chiamò Betel il luogo dove Dio gli aveva parlato.
[16] Poi levarono l'accampamento da Betel. Mancava ancora un tratto di
cammino per arrivare ad Efrata, quando Rachele partorì ed ebbe un parto
difficile.
[17] Mentre penava a partorire, la levatrice le disse: "Non temere:
anche questo è un figlio!".
[18] Mentre esalava l'ultimo respiro, perché stava morendo, essa lo
chiamò Ben-Oni, ma suo padre lo chiamò Beniamino.
[19] Così Rachele morì e fu sepolta lungo la strada verso Efrata, cioè
Betlemme.
[20] Giacobbe eresse sulla sua tomba una stele. Questa stele della tomba
di Rachele esiste fino ad oggi.
[21] Poi Israele levò l'accampamento e piantò la tenda al di là di
Migdal-Eder.
[22] Mentre Israele abitava in quel paese, Ruben andò a unirsi con
Bila, concubina del padre, e Israele lo venne a sapere.
I figli di Giacobbe furono dodici.
[23] I figli di Lia: il primogenito di Giacobbe, Ruben, poi Simeone,
Levi, Giuda, Issacar e Zàbulon.
[24] I figli di Rachele: Giuseppe e Beniamino.
[25] I figli di Bila, schiava di Rachele: Dan e Nèftali.
[26] I figli di Zilpa, schiava di Lia: Gad e Aser. Questi sono i figli
di Giacobbe che gli nacquero in Paddan-Aram.
[27] Poi Giacobbe venne da suo padre Isacco a Mamre, a Kiriat-Arba, cioè
Ebron, dove Abramo e Isacco avevano soggiornato come forestieri.
[28] Isacco raggiunse l'età di centottant'anni.
[29] Poi Isacco spirò, morì e si riunì al suo parentado, vecchio e
sazio di giorni. Lo seppellirono i suoi figli Esaù e Giacobbe.
36
[1]
Questa è la discendenza di Esaù, cioè Edom.
[2] Esaù prese le mogli tra le figlie dei Cananei: Ada, figlia di Elon,
l'Hittita; Oolibama, figlia di Ana, figlio di Zibeon, l'Hurrita;
[3] Basemat, figlia di Ismaele, sorella di Nebaiòt.
[4] Ada partorì ad Esaù Elifaz, Basemat partorì Reuel,
[5] Oolibama partorì Ieus, Iaalam e Core. Questi sono i figli di Esaù,
che gli nacquero nel paese di Cànaan.
[6] Poi Esaù prese le mogli e i figli e le figlie e tutte le persone
della sua casa, il suo gregge e tutto il suo bestiame e tutti i suoi
beni che aveva acquistati nel paese di Cànaan e andò nel paese di
Seir, lontano dal fratello Giacobbe.
[7] Infatti i loro possedimenti erano troppo grandi perché essi
potessero abitare insieme e il territorio, dove essi soggiornavano, non
poteva sostenerli per causa del loro bestiame.
[8] Così Esaù si stabilì sulle montagne di Seir. Ora Esaù è Edom.
[9] Questa è la discendenza di Esaù, padre degli Idumei, nelle
montagne di Seir.
[10] Questi sono i nomi dei figli di Esaù: Elifaz, figlio di Ada,
moglie di Esaù; Reuel, figlio di Basemat, moglie di Esaù.
[11] I figli di Elifaz furono: Teman, Omar, Zefo, Gatam, Kenaz.
[12] Elifaz, figlio di Esaù, aveva per concubina Timna, la quale ad
Elifaz partorì Amalek. Questi sono i figli di Ada, moglie di Esaù.
[13] Questi sono i figli di Reuel: Naat e Zerach, Samma e Mizza. Questi
furono i figli di Basemat, moglie di Esaù.
[14] Questi furono i figli di Oolibama, moglie di Esaù, figlia di Ana,
figlio di Zibeon; essa partorì a Esaù Ieus, Iaalam e Core.
[15] Questi sono i capi dei figli di Esaù: i figli di Elifaz
primogenito di Esaù: il capo di Teman, il capo di Omar, il capo di
Zefo, il capo di Kenaz,
[16] il capo di Core, il capo di Gatam, il capo di Amalek. Questi sono i
capi di Elifaz nel paese di Edom: questi sono i figli di Ada.
[17] Questi i figli di Reuel, figlio di Esaù: il capo di Naat, il capo
di Zerach, il capo di Samma, il capo di Mizza. Questi sono i capi di
Reuel nel paese di Edom; questi sono i figli di Basemat, moglie di Esaù.
[18] Questi sono i figli di Oolibama, moglie di Esaù: il capo di Ieus,
il capo di Iaalam, il capo di Core. Questi sono i capi di Oolibama,
figlia di Ana, moglie di Esaù.
[19] Questi sono i figli di Esaù e questi i loro capi. Egli è Edom.
[20] Questi sono i figli di Seir l'Hurrita, che abitano il paese: Lotan,
Sobal, Zibeon, Ana,
[21] Dison, Eser e Disan. Questi sono i capi degli Hurriti, figli di
Seir, nel paese di Edom.
[22] I figli di Lotan furono Ori e Emam e la sorella di Lotan era Timna.
[23] I figli di Sobal sono Alvan, Manacat, Ebal, Sefo e Onam.
[24] I figli di Zibeon sono Aia e Ana; questo è l'Ana che trovò le
sorgenti calde nel deserto, mentre pascolava gli asini del padre Zibeon.
[25] I figli di Ana sono Dison e Oolibama, figlia di Ana.
[26] I figli di Dison sono Emdam, Esban, Itran e Cheran.
[27] I figli di Eser sono Bilan, Zaavan e Akan.
[28] I figli di Disan sono Uz e Aran.
[29] Questi sono i capi degli Hurriti: il capo di Lotan, il capo di
Sobal, il capo di Zibeon, il capo di Ana,
[30] il capo di Dison, il capo di Eser, il capo di Disan. Questi sono i
capi degli Hurriti, secondo le loro tribù nel paese di Seir.
[31] Questi sono i re che regnarono nel paese di Edom, prima che
regnasse un re degli Israeliti.
[32] Regnò dunque in Edom Bela, figlio di Beor, e la sua città si
chiama Dinaba.
[33] Poi morì Bela e regnò al suo posto Iobab, figlio di Zerach, da
Bosra.
[34] Poi morì Iobab e regnò al suo posto Usam, del territorio dei
Temaniti.
[35] Poi morì Usam e regnò al suo posto Adad, figlio di Bedad, colui
che vinse i Madianiti nelle steppe di Moab; la sua città si chiama
Avit.
[36] Poi morì Adad e regnò al suo posto Samla da Masreka.
[37] Poi morì Samla e regnò al suo posto Saul da Recobot-Naar.
[38] Poi morì Saul e regnò al suo posto Baal-Canan, figlio di Acbor.
[39] Poi morì Baal-Canan, figlio di Acbor, e regnò al suo posto Adar:
la sua città si chiama Pau e la moglie si chiamava Meetabel, figlia di
Matred, da Me-Zaab.
[40] Questi sono i nomi dei capi di Esaù, secondo le loro famiglie, le
loro località, con i loro nomi: il capo di Timna, il capo di Alva, il
capo di Ietet,
[41] il capo di Oolibama, il capo di Ela, il capo di Pinon,
[42] il capo di Kenan, il capo di Teman, il capo di Mibsar,
[43] il capo di Magdiel, il capo di Iram. Questi sono i capi di Edom
secondo le loro sedi nel territorio di loro proprietà. È appunto
questo Esaù il padre degli Idumei.
37
[1]
Giacobbe si stabilì nel paese dove suo padre era stato forestiero, nel
paese di Cànaan.
[2] Questa è la storia della discendenza di Giacobbe.
Giuseppe all'età di diciassette anni pascolava il gregge con i
fratelli. Egli era giovane e stava con i figli di Bila e i figli di
Zilpa, mogli di suo padre. Ora Giuseppe riferì al loro padre i
pettegolezzi sul loro conto.
[3] Israele amava Giuseppe più di tutti i suoi figli, perché era il
figlio avuto in vecchiaia, e gli aveva fatto una tunica dalle lunghe
maniche.
[4] I suoi fratelli, vedendo che il loro padre amava lui più di tutti i
suoi figli, lo odiavano e non potevano parlargli amichevolmente.
[5] Ora Giuseppe fece un sogno e lo raccontò ai fratelli, che lo
odiarono ancor di più.
[6] Disse dunque loro: "Ascoltate questo sogno che ho fatto.
[7] Noi stavamo legando covoni in mezzo alla campagna, quand'ecco il mio
covone si alzò e restò diritto e i vostri covoni vennero intorno e si
prostrarono davanti al mio".
[8] Gli dissero i suoi fratelli: "Vorrai forse regnare su di noi o
ci vorrai dominare?". Lo odiarono ancora di più a causa dei suoi
sogni e delle sue parole.
[9] Egli fece ancora un altro sogno e lo narrò al padre e ai fratelli e
disse: "Ho fatto ancora un sogno, sentite: il sole, la luna e
undici stelle si prostravano davanti a me".
[10] Lo narrò dunque al padre e ai fratelli e il padre lo rimproverò e
gli disse: "Che sogno è questo che hai fatto! Dovremo forse venire
io e tua madre e i tuoi fratelli a prostrarci fino a terra davanti a
te?".
[11] I suoi fratelli perciò erano invidiosi di lui, ma suo padre tenne
in mente la cosa.
[12] I suoi fratelli andarono a pascolare il gregge del loro padre a
Sichem.
[13] Israele disse a Giuseppe: "Sai che i tuoi fratelli sono al
pascolo a Sichem? Vieni, ti voglio mandare da loro". Gli rispose:
"Eccomi!".
[14] Gli disse: "Và a vedere come stanno i tuoi fratelli e come
sta il bestiame, poi torna a riferirmi". Lo fece dunque partire
dalla valle di Ebron ed egli arrivò a Sichem.
[15] Mentr'egli andava errando per la campagna, lo trovò un uomo, che
gli domandò: "Che cerchi?".
[16] Rispose: "Cerco i miei fratelli. Indicami dove si trovano a
pascolare".
[17] Quell'uomo disse: "Hanno tolto le tende di qui, infatti li ho
sentiti dire: Andiamo a Dotan". Allora Giuseppe andò in cerca dei
suoi fratelli e li trovò a Dotan.
[18] Essi lo videro da lontano e, prima che giungesse vicino a loro,
complottarono di farlo morire.
[19] Si dissero l'un l'altro: "Ecco, il sognatore arriva!
[20] Orsù, uccidiamolo e gettiamolo in qualche cisterna! Poi diremo:
Una bestia feroce l'ha divorato! Così vedremo che ne sarà dei suoi
sogni!".
[21] Ma Ruben sentì e volle salvarlo dalle loro mani, dicendo:
"Non togliamogli la vita".
[22] Poi disse loro: "Non versate il sangue, gettatelo in questa
cisterna che è nel deserto, ma non colpitelo con la vostra mano";
egli intendeva salvarlo dalle loro mani e ricondurlo a suo padre.
[23] Quando Giuseppe fu arrivato presso i suoi fratelli, essi lo
spogliarono della sua tunica, quella tunica dalle lunghe maniche ch'egli
indossava,
[24] poi lo afferrarono e lo gettarono nella cisterna: era una cisterna
vuota, senz'acqua.
[25] Poi sedettero per prendere cibo. Quando ecco, alzando gli occhi,
videro arrivare una carovana di Ismaeliti provenienti da Galaad, con i
cammelli carichi di resina, di balsamo e di laudano, che andavano a
portare in Egitto.
[26] Allora Giuda disse ai fratelli: "Che guadagno c'è ad uccidere
il nostro fratello e a nasconderne il sangue?
[27] Su, vendiamolo agli Ismaeliti e la nostra mano non sia contro di
lui, perché è nostro fratello e nostra carne". I suoi fratelli lo
ascoltarono.
[28] Passarono alcuni mercanti madianiti; essi tirarono su ed estrassero
Giuseppe dalla cisterna e per venti sicli d'argento vendettero Giuseppe
agli Ismaeliti. Così Giuseppe fu condotto in Egitto.
[29] Quando Ruben ritornò alla cisterna, ecco Giuseppe non c'era più.
Allora si stracciò le vesti,
[30] tornò dai suoi fratelli e disse: "Il ragazzo non c'è più,
dove andrò io?".
[31] Presero allora la tunica di Giuseppe, scannarono un capro e
intinsero la tunica nel sangue.
[32] Poi mandarono al padre la tunica dalle lunghe maniche e gliela
fecero pervenire con queste parole: "L'abbiamo trovata; riscontra
se è o no la tunica di tuo figlio".
[33] Egli la riconobbe e disse: "È la tunica di mio figlio! Una
bestia feroce l'ha divorato. Giuseppe è stato sbranato".
[34] Giacobbe si stracciò le vesti, si pose un cilicio attorno ai
fianchi e fece lutto sul figlio per molti giorni.
[35] Tutti i suoi figli e le sue figlie vennero a consolarlo, ma egli
non volle essere consolato dicendo: "No, io voglio scendere in
lutto dal figlio mio nella tomba". E il padre suo lo pianse.
[36] Intanto i Madianiti lo vendettero in Egitto a Potifar, consigliere
del faraone e comandante delle guardie.
38
[1] In
quel tempo Giuda si separò dai suoi fratelli e si stabilì presso un
uomo di Adullàm, di nome Chira.
[2] Qui Giuda vide la figlia di un Cananeo chiamato Sua, la prese in
moglie e si unì a lei.
[3] Essa concepì e partorì un figlio e lo chiamò Er.
[4] Poi concepì ancora e partorì un figlio e lo chiamò Onan.
[5] Ancora un'altra volta partorì un figlio e lo chiamò Sela. Essa si
trovava in Chezib, quando lo partorì.
[6] Giuda prese una moglie per il suo primogenito Er, la quale si
chiamava Tamar.
[7] Ma Er, primogenito di Giuda, si rese odioso al Signore e il Signore
lo fece morire.
[8] Allora Giuda disse a Onan: "Unisciti alla moglie del fratello,
compi verso di lei il dovere di cognato e assicura così una posterità
per il fratello".
[9] Ma Onan sapeva che la prole non sarebbe stata considerata come sua;
ogni volta che si univa alla moglie del fratello, disperdeva per terra,
per non dare una posterità al fratello.
[10] Ciò che egli faceva non fu gradito al Signore, il quale fece
morire anche lui.
[11] Allora Giuda disse alla nuora Tamar: "Ritorna a casa da tuo
padre come vedova fin quando il mio figlio Sela sarà cresciuto".
Perché pensava: "Che non muoia anche questo come i suoi
fratelli!". Così Tamar se ne andò e ritornò alla casa del padre.
[12] Passarono molti giorni e morì la figlia di Sua, moglie di Giuda.
Quando Giuda ebbe finito il lutto, andò a Timna da quelli che tosavano
il suo gregge e con lui vi era Chira, il suo amico di Adullàm.
[13] Fu portata a Tamar questa notizia: "Ecco, tuo suocero va a
Timna per la tosatura del suo gregge".
[14] Allora Tamar si tolse gli abiti vedovili, si coprì con il velo e
se lo avvolse intorno, poi si pose a sedere all'ingresso di Enaim, che
è sulla strada verso Timna. Aveva visto infatti che Sela era ormai
cresciuto, ma che lei non gli era stata data in moglie.
[15] Giuda la vide e la credette una prostituta, perché essa si era
coperta la faccia.
[16] Egli si diresse su quella strada verso di lei e disse: "Lascia
che io venga con te!". Non sapeva infatti che quella fosse la sua
nuora. Essa disse: "Che mi darai per venire con me?".
[17] Rispose: "Io ti manderò un capretto del gregge". Essa
riprese: "Mi dai un pegno fin quando me lo avrai mandato?".
[18] Egli disse: "Qual è il pegno che ti devo dare?".
Rispose: "Il tuo sigillo, il tuo cordone e il bastone che hai in
mano". Allora glieli diede e le si unì. Essa concepì da lui.
[19] Poi si alzò e se ne andò; si tolse il velo e rivestì gli abiti
vedovili.
[20] Giuda mandò il capretto per mezzo del suo amico di Adullàm, per
riprendere il pegno dalle mani di quella donna, ma quegli non la trovò.
[21] Domandò agli uomini di quel luogo: "Dov'è quella prostituta
che stava in Enaim sulla strada?". Ma risposero: "Non c'è
stata qui nessuna prostituta".
[22] Così tornò da Giuda e disse: "Non l'ho trovata; anche gli
uomini di quel luogo dicevano: Non c'è stata qui nessuna
prostituta".
[23] Allora Giuda disse: "Se li tenga! Altrimenti ci esponiamo agli
scherni. Vedi che le ho mandato questo capretto, ma tu non l'hai
trovata".
[24] Circa tre mesi dopo, fu portata a Giuda questa notizia:
"Tamar, la tua nuora, si è prostituita e anzi è incinta a causa
della prostituzione". Giuda disse: "Conducetela fuori e sia
bruciata!".
[25] Essa veniva già condotta fuori, quando mandò a dire al suocero:
"Dell'uomo a cui appartengono questi oggetti io sono incinta".
E aggiunse: "Riscontra, dunque, di chi siano questo sigillo, questi
cordoni e questo bastone".
[26] Giuda li riconobbe e disse: "Essa è più giusta di me, perché
io non l'ho data a mio figlio Sela". E non ebbe più rapporti con
lei.
[27] Quand'essa fu giunta al momento di partorire, ecco aveva nel grembo
due gemelli.
[28] Durante il parto, uno di essi mise fuori una mano e la levatrice
prese un filo scarlatto e lo legò attorno a quella mano, dicendo:
"Questi è uscito per primo".
[29] Ma, quando questi ritirò la mano, ecco uscì suo fratello. Allora
essa disse: "Come ti sei aperta una breccia?" e lo si chiamò
Perez.
[30] Poi uscì suo fratello, che aveva il filo scarlatto alla mano, e lo
si chiamò Zerach.
39
[1]
Giuseppe era stato condotto in Egitto e Potifar, consigliere del faraone
e comandante delle guardie, un Egiziano, lo acquistò da quegli
Ismaeliti che l'avevano condotto laggiù.
[2] Allora il Signore fu con Giuseppe: a lui tutto riusciva bene e
rimase nella casa dell'Egiziano, suo padrone.
[3] Il suo padrone si accorse che il Signore era con lui e che quanto
egli intraprendeva il Signore faceva riuscire nelle sue mani.
[4] Così Giuseppe trovò grazia agli occhi di lui e divenne suo
servitore personale; anzi quegli lo nominò suo maggiordomo e gli diede
in mano tutti i suoi averi.
[5] Da quando egli lo aveva fatto suo maggiordomo e incaricato di tutti
i suoi averi, il Signore benedisse la casa dell'Egiziano per causa di
Giuseppe e la benedizione del Signore fu su quanto aveva, in casa e
nella campagna.
[6] Così egli lasciò tutti i suoi averi nelle mani di Giuseppe e non
gli domandava conto di nulla, se non del cibo che mangiava. Ora Giuseppe
era bello di forma e avvenente di aspetto.
[7] Dopo questi fatti, la moglie del padrone gettò gli occhi su
Giuseppe e gli disse: "Unisciti a me!".
[8] Ma egli rifiutò e disse alla moglie del suo padrone: "Vedi, il
mio signore non mi domanda conto di quanto è nella sua casa e mi ha
dato in mano tutti i suoi averi.
[9] Lui stesso non conta più di me in questa casa; non mi ha proibito
nulla, se non te, perché sei sua moglie. E come potrei fare questo
grande male e peccare contro Dio?".
[10] E, benché ogni giorno essa ne parlasse a Giuseppe, egli non
acconsentì di unirsi, di darsi a lei.
[11] Ora un giorno egli entrò in casa per fare il suo lavoro, mentre
non c'era nessuno dei domestici.
[12] Essa lo afferrò per la veste, dicendo: "Unisciti a me!".
Ma egli le lasciò tra le mani la veste, fuggì e uscì.
[13] Allora essa, vedendo ch'egli le aveva lasciato tra le mani la veste
ed era fuggito fuori,
[14] chiamò i suoi domestici e disse loro: "Guardate, ci ha
condotto in casa un Ebreo per scherzare con noi! Mi si è accostato per
unirsi a me, ma io ho gridato a gran voce.
[15] Egli, appena ha sentito che alzavo la voce e chiamavo, ha lasciato
la veste accanto a me, è fuggito ed è uscito".
[16] Ed essa pose accanto a sé la veste di lui finché il padrone venne
a casa.
[17] Allora gli disse le stesse cose: "Quel servo ebreo, che tu ci
hai condotto in casa, mi si è accostato per scherzare con me.
[18] Ma appena io ho gridato e ho chiamato, ha abbandonato la veste
presso di me ed è fuggito fuori".
[19] Quando il padrone udì le parole di sua moglie che gli parlava:
"Proprio così mi ha fatto il tuo servo!", si accese d'ira.
[20] Il padrone di Giuseppe lo prese e lo mise nella prigione, dove
erano detenuti i carcerati del re.
Così egli rimase là in prigione.
[21] Ma il Signore fu con Giuseppe, gli conciliò benevolenza e gli fece
trovare grazia agli occhi del comandante della prigione.
[22] Così il comandante della prigione affidò a Giuseppe tutti i
carcerati che erano nella prigione e quanto c'era da fare là dentro, lo
faceva lui.
[23] Il comandante della prigione non si prendeva cura più di nulla di
quanto gli era affidato, perché il Signore era con lui e quello che
egli faceva il Signore faceva riuscire.
40
[1] Dopo
queste cose il coppiere del re d'Egitto e il panettiere offesero il loro
padrone, il re d'Egitto.
[2] Il faraone si adirò contro i suoi due eunuchi, contro il capo dei
coppieri e contro il capo dei panettieri,
[3] e li fece mettere in carcere nella casa del comandante delle
guardie, nella prigione dove Giuseppe era detenuto.
[4] Il comandante delle guardie assegnò loro Giuseppe, perché li
servisse. Così essi restarono nel carcere per un certo tempo.
[5] Ora, in una medesima notte, il coppiere e il panettiere del re
d'Egitto, che erano detenuti nella prigione, ebbero tutti e due un
sogno, ciascuno il suo sogno, che aveva un significato particolare.
[6] Alla mattina Giuseppe venne da loro e vide che erano afflitti.
[7] Allora interrogò gli eunuchi del faraone che erano con lui in
carcere nella casa del suo padrone e disse: "Perché quest'oggi
avete la faccia così triste?".
[8] Gli dissero: "Abbiamo fatto un sogno e non c'è chi lo
interpreti". Giuseppe disse loro: "Non è forse Dio che ha in
suo potere le interpretazioni? Raccontatemi dunque".
[9] Allora il capo dei coppieri raccontò il suo sogno a Giuseppe e gli
disse: "Nel mio sogno, ecco mi stava davanti una vite,
[10] sulla quale erano tre tralci; non appena essa cominciò a
germogliare, apparvero i fiori e i suoi grappoli maturarono gli acini.
[11] Io avevo in mano il calice del faraone; presi gli acini, li
spremetti nella coppa del faraone e diedi la coppa in mano al
faraone".
[12] Giuseppe gli disse: "Eccone la spiegazione: i tre tralci sono
tre giorni.
[13] Fra tre giorni il faraone solleverà la tua testa e ti restituirà
nella tua carica e tu porgerai il calice al faraone, secondo la
consuetudine di prima, quando eri suo coppiere.
[14] Ma se, quando sarai felice, ti vorrai ricordare che io sono stato
con te, fammi questo favore: parla di me al faraone e fammi uscire da
questa casa.
[15] Perché io sono stato portato via ingiustamente dal paese degli
Ebrei e anche qui non ho fatto nulla perché mi mettessero in questo
sotterraneo".
[16] Allora il capo dei panettieri, vedendo che aveva dato
un'interpretazione favorevole, disse a Giuseppe: "Quanto a me, nel
mio sogno mi stavano sulla testa tre canestri di pane bianco
[17] e nel canestro che stava di sopra era ogni sorta di cibi per il
faraone, quali si preparano dai panettieri. Ma gli uccelli li mangiavano
dal canestro che avevo sulla testa".
[18] Giuseppe rispose e disse: "Questa è la spiegazione: i tre
canestri sono tre giorni.
[19] Fra tre giorni il faraone solleverà la tua testa e ti impiccherà
ad un palo e gli uccelli ti mangeranno la carne addosso".
[20] Appunto al terzo giorno - era il giorno natalizio del faraone -
egli fece un banchetto a tutti i suoi ministri e allora sollevò la
testa del capo dei coppieri e la testa del capo dei panettieri in mezzo
ai suoi ministri.
[21] Restituì il capo dei coppieri al suo ufficio di coppiere, perché
porgesse la coppa al faraone,
[22] e invece impiccò il capo dei panettieri, secondo l'interpretazione
che Giuseppe aveva loro data.
[23] Ma il capo dei coppieri non si ricordò di Giuseppe e lo dimenticò.
41
[1] Al
termine di due anni, il faraone sognò di trovarsi presso il Nilo.
[2] Ed ecco salirono dal Nilo sette vacche, belle di aspetto e grasse e
si misero a pascolare tra i giunchi.
[3] Ed ecco, dopo quelle, sette altre vacche salirono dal Nilo, brutte
di aspetto e magre, e si fermarono accanto alle prime vacche sulla riva
del Nilo.
[4] Ma le vacche brutte di aspetto e magre divorarono le sette vacche
belle di aspetto e grasse. E il faraone si svegliò.
[5] Poi si addormentò e sognò una seconda volta: ecco sette spighe
spuntavano da un unico stelo, grosse e belle.
[6] Ma ecco sette spighe vuote e arse dal vento d'oriente spuntavano
dopo quelle.
[7] Le spighe vuote inghiottirono le sette spighe grosse e piene. Poi il
faraone si svegliò: era stato un sogno.
[8] Alla mattina il suo spirito ne era turbato, perciò convocò tutti
gli indovini e tutti i saggi dell'Egitto. Il faraone raccontò loro il
sogno, ma nessuno lo sapeva interpretare al faraone.
[9] Allora il capo dei coppieri parlò al faraone: "Io devo
ricordare oggi le mie colpe.
[10] Il faraone si era adirato contro i suoi servi e li aveva messi in
carcere nella casa del capo delle guardie, me e il capo dei panettieri.
[11] Noi facemmo un sogno nella stessa notte, io e lui; ma avemmo
ciascuno un sogno con un significato particolare.
[12] Ora era là con noi un giovane ebreo, schiavo del capo delle
guardie; noi gli raccontammo i nostri sogni ed egli ce li interpretò,
dando a ciascuno spiegazione del suo sogno.
[13] Proprio come ci aveva interpretato, così avvenne: io fui
restituito alla mia carica e l'altro fu impiccato".
[14] Allora il faraone convocò Giuseppe. Lo fecero uscire in fretta dal
sotterraneo ed egli si rase, si cambiò gli abiti e si presentò al
faraone.
[15] Il faraone disse a Giuseppe: "Ho fatto un sogno e nessuno lo
sa interpretare; ora io ho sentito dire di te che ti basta ascoltare un
sogno per interpretarlo subito".
[16] Giuseppe rispose al faraone: "Non io, ma Dio darà la risposta
per la salute del faraone!".
[17] Allora il faraone disse a Giuseppe: "Nel mio sogno io mi
trovavo sulla riva del Nilo.
[18] Quand'ecco salirono dal Nilo sette vacche grasse e belle di forma e
si misero a pascolare tra i giunchi.
[19] Ed ecco sette altre vacche salirono dopo quelle, deboli, brutte di
forma e magre: non ne vidi mai di così brutte in tutto il paese
d'Egitto.
[20] Le vacche magre e brutte divorarono le prime sette vacche, quelle
grasse.
[21] Queste entrarono nel loro corpo, ma non si capiva che vi fossero
entrate, perché il loro aspetto era brutto come prima. E mi svegliai.
[22] Poi vidi nel sogno che sette spighe spuntavano da un solo stelo,
piene e belle.
[23] Ma ecco sette spighe secche, vuote e arse dal vento d'oriente,
spuntavano dopo quelle.
[24] Le spighe vuote inghiottirono le sette spighe belle. Ora io l'ho
detto agli indovini, ma nessuno mi dà la spiegazione".
[25] Allora Giuseppe disse al faraone: "Il sogno del faraone è uno
solo: quello che Dio sta per fare, lo ha indicato al faraone.
[26] Le sette vacche belle sono sette anni e le sette spighe belle sono
sette anni: è un solo sogno.
[27] E le sette vacche magre e brutte, che salgono dopo quelle, sono
sette anni e le sette spighe vuote, arse dal vento d'oriente, sono sette
anni: vi saranno sette anni di carestia.
[28] È appunto ciò che ho detto al faraone: quanto Dio sta per fare,
l'ha manifestato al faraone.
[29] Ecco stanno per venire sette anni, in cui sarà grande abbondanza
in tutto il paese d'Egitto.
[30] Poi a questi succederanno sette anni di carestia; si dimenticherà
tutta quella abbondanza nel paese d'Egitto e la carestia consumerà il
paese.
[31] Si dimenticherà che vi era stata l'abbondanza nel paese a causa
della carestia venuta in seguito, perché sarà molto dura.
[32] Quanto al fatto che il sogno del faraone si è ripetuto due volte,
significa che la cosa è decisa da Dio e che Dio si affretta ad
eseguirla.
[33] Ora il faraone pensi a trovare un uomo intelligente e saggio e lo
metta a capo del paese d'Egitto.
[34] Il faraone inoltre proceda ad istituire funzionari sul paese, per
prelevare un quinto sui prodotti del paese d'Egitto durante i sette anni
di abbondanza.
[35] Essi raccoglieranno tutti i viveri di queste annate buone che
stanno per venire, ammasseranno il grano sotto l'autorità del faraone e
lo terranno in deposito nelle città.
[36] Questi viveri serviranno al paese di riserva per i sette anni di
carestia che verranno nel paese d'Egitto; così il paese non sarà
distrutto dalla carestia".
[37] La cosa piacque al faraone e a tutti i suoi ministri.
[38] Il faraone disse ai ministri: "Potremo trovare un uomo come
questo, in cui sia lo spirito di Dio?".
[39] Poi il faraone disse a Giuseppe: "Dal momento che Dio ti ha
manifestato tutto questo, nessuno è intelligente e saggio come te.
[40] Tu stesso sarai il mio maggiordomo e ai tuoi ordini si schiererà
tutto il mio popolo: solo per il trono io sarò più grande di te".
[41] Il faraone disse a Giuseppe: "Ecco, io ti metto a capo di
tutto il paese d'Egitto".
[42] Il faraone si tolse di mano l'anello e lo pose sulla mano di
Giuseppe; lo rivestì di abiti di lino finissimo e gli pose al collo un
monile d'oro.
[43] Poi lo fece montare sul suo secondo carro e davanti a lui si
gridava: "Abrech". E così lo si stabilì su tutto il paese
d'Egitto.
[44] Poi il faraone disse a Giuseppe: "Sono il faraone, ma senza il
tuo permesso nessuno potrà alzare la mano o il piede in tutto il paese
d'Egitto".
[45] E il faraone chiamò Giuseppe Zafnat-Paneach e gli diede in moglie
Asenat, figlia di Potifera, sacerdote di On. Giuseppe uscì per tutto il
paese d'Egitto.
[46] Giuseppe aveva trent'anni quando si presentò al faraone re
d'Egitto.
Poi Giuseppe si allontanò dal faraone e percorse tutto il paese
d'Egitto.
[47] Durante i sette anni di abbondanza la terra produsse a profusione.
[48] Egli raccolse tutti i viveri dei sette anni, nei quali vi era stata
l'abbondanza nel paese d'Egitto, e ripose i viveri nelle città, cioè
in ogni città ripose i viveri della campagna circostante.
[49] Giuseppe ammassò il grano come la sabbia del mare, in grandissima
quantità, così che non se ne fece più il computo, perché era
incalcolabile.
[50] Intanto nacquero a Giuseppe due figli, prima che venisse l'anno
della carestia; glieli partorì Asenat, figlia di Potifera, sacerdote di
On.
[51] Giuseppe chiamò il primogenito Manasse, "perché - disse -
Dio mi ha fatto dimenticare ogni affanno e tutta la casa di mio
padre".
[52] E il secondo lo chiamò Efraim, "perché - disse - Dio mi ha
reso fecondo nel paese della mia afflizione".
[53] Poi finirono i sette anni di abbondanza nel paese d'Egitto
[54] e cominciarono i sette anni di carestia, come aveva detto Giuseppe.
Ci fu carestia in tutti i paesi, ma in tutto l'Egitto c'era il pane.
[55] Poi tutto il paese d'Egitto cominciò a sentire la fame e il popolo
gridò al faraone per avere il pane. Allora il faraone disse a tutti gli
Egiziani: "Andate da Giuseppe; fate quello che vi dirà".
[56] La carestia dominava su tutta la terra. Allora Giuseppe aprì tutti
i depositi in cui vi era grano e vendette il grano agli Egiziani, mentre
la carestia si aggravava in Egitto.
[57] E da tutti i paesi venivano in Egitto per acquistare grano da
Giuseppe, perché la carestia infieriva su tutta la terra.
42
[1] Ora
Giacobbe seppe che in Egitto c'era il grano; perciò disse ai figli:
"Perché state a guardarvi l'un l'altro?".
[2] E continuò: "Ecco, ho sentito dire che vi è il grano in
Egitto. Andate laggiù e compratene per noi, perché possiamo
conservarci in vita e non morire".
[3] Allora i dieci fratelli di Giuseppe scesero per acquistare il
frumento in Egitto.
[4] Ma quanto a Beniamino, fratello di Giuseppe, Giacobbe non lo mandò
con i fratelli perché diceva: "Non gli succeda qualche
disgrazia!".
[5] Arrivarono dunque i figli d'Israele per acquistare il grano, in
mezzo ad altri che pure erano venuti, perché nel paese di Cànaan c'era
la carestia.
[6] Ora Giuseppe aveva autorità sul paese e vendeva il grano a tutto il
popolo del paese. Perciò i fratelli di Giuseppe vennero da lui e gli si
prostrarono davanti con la faccia a terra.
[7] Giuseppe vide i suoi fratelli e li riconobbe, ma fece l'estraneo
verso di loro, parlò duramente e disse: "Di dove siete
venuti?". Risposero: "Dal paese di Cànaan per comperare
viveri".
[8] Giuseppe riconobbe dunque i fratelli, mentre essi non lo
riconobbero.
[9] Si ricordò allora Giuseppe dei sogni che aveva avuti a loro
riguardo e disse loro: "Voi siete spie! Voi siete venuti a vedere i
punti scoperti del paese".
[10] Gli risposero: "No, signore mio; i tuoi servi sono venuti per
acquistare viveri.
[11] Noi siamo tutti figli di un solo uomo. Noi siamo sinceri. I tuoi
servi non sono spie!".
[12] Ma egli disse loro: "No, voi siete venuti a vedere i punti
scoperti del paese!".
[13] Allora essi dissero: "Dodici sono i tuoi servi, siamo
fratelli, figli di un solo uomo, nel paese di Cànaan; ecco il più
giovane è ora presso nostro padre e uno non c'è più".
[14] Giuseppe disse loro: "Le cose stanno come vi ho detto: voi
siete spie.
[15] In questo modo sarete messi alla prova: per la vita del faraone,
non uscirete di qui se non quando vi avrà raggiunto il vostro fratello
più giovane.
[16] Mandate uno di voi a prendere il vostro fratello; voi rimarrete
prigionieri. Siano così messe alla prova le vostre parole, per sapere
se la verità è dalla vostra parte. Se no, per la vita del faraone, voi
siete spie!".
[17] E li tenne in carcere per tre giorni.
[18] Al terzo giorno Giuseppe disse loro: "Fate questo e avrete
salva la vita; io temo Dio!
[19] Se voi siete sinceri, uno dei vostri fratelli resti prigioniero nel
vostro carcere e voi andate a portare il grano per la fame delle vostre
case.
[20] Poi mi condurrete qui il vostro fratello più giovane. Allora le
vostre parole si dimostreranno vere e non morirete". Essi
annuirono.
[21] Allora si dissero l'un l'altro: "Certo su di noi grava la
colpa nei riguardi di nostro fratello, perché abbiamo visto la sua
angoscia quando ci supplicava e non lo abbiamo ascoltato. Per questo ci
è venuta addosso quest'angoscia".
[22] Ruben prese a dir loro: "Non ve lo avevo detto io: Non peccate
contro il ragazzo? Ma non mi avete dato ascolto. Ecco ora ci si domanda
conto del suo sangue".
[23] Non sapevano che Giuseppe li capiva, perché tra lui e loro vi era
l'interprete.
[24] Allora egli si allontanò da loro e pianse. Poi tornò e parlò con
essi. Scelse tra di loro Simeone e lo fece incatenare sotto i loro
occhi.
[25] Quindi Giuseppe diede ordine che si riempissero di grano i loro
sacchi e si rimettesse il denaro di ciascuno nel suo sacco e si dessero
loro provviste per il viaggio. E così venne loro fatto.
[26] Essi caricarono il grano sugli asini e partirono di là.
[27] Ora in un luogo dove passavano la notte uno di essi aprì il sacco
per dare il foraggio all'asino e vide il proprio denaro alla bocca del
sacco.
[28] Disse ai fratelli: "Mi è stato restituito il denaro: eccolo
qui nel mio sacco!". Allora si sentirono mancare il cuore e
tremarono, dicendosi l'un l'altro: "Che è mai questo che Dio ci ha
fatto?".
[29] Arrivati da Giacobbe loro padre, nel paese di Cànaan, gli
riferirono tutte le cose che erano loro capitate:
[30] "Quell'uomo che è il signore del paese ci ha parlato
duramente e ci ha messi in carcere come spie del paese.
[31] Allora gli abbiamo detto: Noi siamo sinceri; non siamo spie!
[32] Noi siamo dodici fratelli, figli di nostro padre: uno non c'è più
e il più giovane è ora presso nostro padre nel paese di Cànaan.
[33] Ma l'uomo, signore del paese, ci ha risposto: In questo modo io
saprò se voi siete sinceri: lasciate qui con me uno dei vostri
fratelli, prendete il grano necessario alle vostre case e andate.
[34] Poi conducetemi il vostro fratello più giovane; così saprò che
non siete spie, ma che siete sinceri; io vi renderò vostro fratello e
voi potrete percorrere il paese in lungo e in largo".
[35] Mentre vuotavano i sacchi, ciascuno si accorse di avere la sua
borsa di denaro nel proprio sacco. Quando essi e il loro padre videro le
borse di denaro, furono presi dal timore.
[36] E il padre loro Giacobbe disse: "Voi mi avete privato dei
figli! Giuseppe non c'è più, Simeone non c'è più e Beniamino me lo
volete prendere. Su di me tutto questo ricade!".
[37] Allora Ruben disse al padre: "Farai morire i miei due figli,
se non te lo ricondurrò. Affidalo a me e io te lo restituirò".
[38] Ma egli rispose: "Il mio figlio non verrà laggiù con voi,
perché suo fratello è morto ed egli è rimasto solo. Se gli capitasse
una disgrazia durante il viaggio che volete fare, voi fareste scendere
con dolore la mia canizie negli inferi".
43
[1] La
carestia continuava a gravare sul paese.
[2] Quando ebbero finito di consumare il grano che avevano portato
dall'Egitto, il padre disse loro: "Tornate là e acquistate per noi
un pò di viveri".
[3] Ma Giuda gli disse: "Quell'uomo ci ha dichiarato severamente:
Non verrete alla mia presenza, se non avrete con voi il vostro fratello!
[4] Se tu sei disposto a lasciar partire con noi nostro fratello,
andremo laggiù e ti compreremo il grano.
[5] Ma se tu non lo lasci partire, noi non ci andremo, perché
quell'uomo ci ha detto: Non verrete alla mia presenza, se non avrete con
voi il vostro fratello!".
[6] Israele disse: "Perché mi avete fatto questo male, cioè far
sapere a quell'uomo che avevate ancora un fratello?".
[7] Risposero: "Quell'uomo ci ha interrogati con insistenza intorno
a noi e alla nostra parentela: È ancora vivo vostro padre? Avete
qualche fratello? e noi abbiamo risposto secondo queste domande.
Potevamo sapere ch'egli avrebbe detto: Conducete qui vostro
fratello?".
[8] Giuda disse a Israele suo padre: "Lascia venire il giovane con
me; partiremo subito per vivere e non morire, noi, tu e i nostri
bambini.
[9] Io mi rendo garante di lui: dalle mie mani lo reclamerai. Se non te
lo ricondurrò, se non te lo riporterò, io sarò colpevole contro di te
per tutta la vita.
[10] Se non avessimo indugiato, ora saremmo già di ritorno per la
seconda volta".
[11] Israele loro padre rispose: "Se è così, fate pure: mettete
nei vostri bagagli i prodotti più scelti del paese e portateli in dono
a quell'uomo: un pò di balsamo, un pò di miele, resina e laudano,
pistacchi e mandorle.
[12] Prendete con voi doppio denaro, il denaro cioè che è stato
rimesso nella bocca dei vostri sacchi lo porterete indietro: forse si
tratta di un errore.
[13] Prendete anche vostro fratello, partite e tornate da quell'uomo.
[14] Dio onnipotente vi faccia trovare misericordia presso quell'uomo,
così che vi rilasci l'altro fratello e Beniamino. Quanto a me, una
volta che non avrò più i miei figli, non li avrò più...!".
[15] Presero dunque i nostri uomini questo dono e il doppio del denaro e
anche Beniamino, partirono, scesero in Egitto e si presentarono a
Giuseppe.
[16] Quando Giuseppe ebbe visto Beniamino con loro, disse al suo
maggiordomo: "Conduci questi uomini in casa, macella quello che
occorre e prepara, perché questi uomini mangeranno con me a
mezzogiorno".
[17] Il maggiordomo fece come Giuseppe aveva ordinato e introdusse
quegli uomini nella casa di Giuseppe.
[18] Ma quegli uomini si spaventarono, perché venivano condotti in casa
di Giuseppe, e dissero: "A causa del denaro, rimesso nei nostri
sacchi l'altra volta, ci si vuol condurre là: per assalirci, piombarci
addosso e prenderci come schiavi con i nostri asini".
[19] Allora si avvicinarono al maggiordomo della casa di Giuseppe e
parlarono con lui all'ingresso della casa;
[20] dissero: "Mio signore, noi siamo venuti già un'altra volta
per comperare viveri.
[21] Quando fummo arrivati ad un luogo per passarvi la notte, aprimmo i
sacchi ed ecco il denaro di ciascuno si trovava alla bocca del suo
sacco: proprio il nostro denaro con il suo peso esatto. Allora noi
l'abbiamo portato indietro
[22] e, per acquistare i viveri, abbiamo portato con noi altro denaro.
Non sappiamo chi abbia messo nei sacchi il nostro denaro!".
[23] Ma quegli disse: "State in pace, non temete! Il vostro Dio e
il Dio dei padri vostri vi ha messo un tesoro nei sacchi; il vostro
denaro è pervenuto a me". E portò loro Simeone.
[24] Quell'uomo fece entrare gli uomini nella casa di Giuseppe, diede
loro acqua, perché si lavassero i piedi e diede il foraggio ai loro
asini.
[25] Essi prepararono il dono nell'attesa che Giuseppe arrivasse a
mezzogiorno, perché avevano saputo che avrebbero preso cibo in quel
luogo.
[26] Quando Giuseppe arrivò a casa, gli presentarono il dono, che
avevano con sé, e si prostrarono davanti a lui con la faccia a terra.
[27] Egli domandò loro come stavano e disse: "Sta bene il vostro
vecchio padre, di cui mi avete parlato? Vive ancora?".
[28] Risposero: "Il tuo servo, nostro padre, sta bene, è ancora
vivo" e si inginocchiarono prostrandosi.
[29] Egli alzò gli occhi e guardò Beniamino, suo fratello, il figlio
di sua madre, e disse: "È questo il vostro fratello più giovane,
di cui mi avete parlato?" e aggiunse: "Dio ti conceda grazia,
figlio mio!".
[30] Giuseppe uscì in fretta, perché si era commosso nell'intimo alla
presenza di suo fratello e sentiva il bisogno di piangere; entrò nella
sua camera e pianse.
[31] Poi si lavò la faccia, uscì e, facendosi forza, ordinò:
"Servite il pasto".
[32] Fu servito per lui a parte, per loro a parte e per i commensali
egiziani a parte, perché gli Egiziani non possono prender cibo con gli
Ebrei: ciò sarebbe per loro un abominio.
[33] Presero posto davanti a lui dal primogenito al più giovane,
ciascuno in ordine di età ed essi si guardavano con meraviglia l'un
l'altro.
[34] Egli fece portare loro porzioni prese dalla propria mensa, ma la
porzione di Beniamino era cinque volte più abbondante di quella di
tutti gli altri. E con lui bevvero fino all'allegria.
44
[1]
Diede poi questo ordine al maggiordomo della sua casa: "Riempi i
sacchi di quegli uomini di tanti viveri quanti ne possono contenere e
metti il denaro di ciascuno alla bocca del suo sacco.
[2] Insieme metterai la mia coppa, la coppa d'argento, alla bocca del
sacco del più giovane, con il denaro del suo grano". Quegli fece
secondo l'ordine di Giuseppe.
[3] Al mattino, fattosi chiaro, quegli uomini furono fatti partire con i
loro asini.
[4] Erano appena usciti dalla città e ancora non si erano allontanati,
quando Giuseppe disse al maggiordomo della sua casa: "Su, insegui
quegli uomini, raggiungili e dì loro: Perché avete reso male per bene?
[5] Non è forse questa la coppa in cui beve il mio signore e per mezzo
della quale egli suole trarre i presagi? Avete fatto male a fare così".
[6] Egli li raggiunse e ripetè loro queste parole.
[7] Quelli gli dissero: "Perché il mio signore dice queste cose?
Lungi dai tuoi servi il fare una tale cosa!
[8] Ecco, il denaro che abbiamo trovato alla bocca dei nostri sacchi te
lo abbiamo riportato dal paese di Cànaan e come potremmo rubare argento
od oro dalla casa del tuo padrone?
[9] Quello dei tuoi servi, presso il quale si troverà, sarà messo a
morte e anche noi diventeremo schiavi del mio signore".
[10] Rispose: "Ebbene, come avete detto, così sarà: colui, presso
il quale si troverà, sarà mio schiavo e voi sarete innocenti".
[11] Ciascuno si affrettò a scaricare a terra il suo sacco e lo aprì.
[12] Quegli li frugò dal maggiore al più piccolo, e la coppa fu
trovata nel sacco di Beniamino.
[13] Allora essi si stracciarono le vesti, ricaricarono ciascuno il
proprio asino e tornarono in città.
[14] Giuda e i suoi fratelli vennero nella casa di Giuseppe, che si
trovava ancora là, e si gettarono a terra davanti a lui.
[15] Giuseppe disse loro: "Che azione avete commessa? Non sapete
che un uomo come me è capace di indovinare?".
[16] Giuda disse: "Che diremo al mio signore? Come parlare? Come
giustificarci? Dio ha scoperto la colpa dei tuoi servi... Eccoci schiavi
del mio signore, noi e colui che è stato trovato in possesso della
coppa".
[17] Ma egli rispose: "Lungi da me il far questo! L'uomo trovato in
possesso della coppa, lui sarà mio schiavo: quanto a voi, tornate in
pace da vostro padre".
[18] Allora Giuda gli si fece innanzi e disse: "Mio signore, sia
permesso al tuo servo di far sentire una parola agli orecchi del mio
signore; non si accenda la tua ira contro il tuo servo, perché il
faraone è come te!
[19] Il mio signore aveva interrogato i suoi servi: Avete un padre o un
fratello?
[20] E noi avevamo risposto al mio signore: Abbiamo un padre vecchio e
un figlio ancor giovane natogli in vecchiaia, suo fratello è morto ed
egli è rimasto il solo dei figli di sua madre e suo padre lo ama.
[21] Tu avevi detto ai tuoi servi: Conducetelo qui da me, perché lo
possa vedere con i miei occhi.
[22] Noi avevamo risposto al mio signore: Il giovinetto non può
abbandonare suo padre: se lascerà suo padre, questi morirà.
[23] Ma tu avevi soggiunto ai tuoi servi: Se il vostro fratello minore
non verrà qui con voi, non potrete più venire alla mia presenza.
[24] Quando dunque eravamo ritornati dal tuo servo, mio padre, gli
riferimmo le parole del mio signore.
[25] E nostro padre disse: Tornate ad acquistare per noi un pò di
viveri.
[26] E noi rispondemmo: Non possiamo ritornare laggiù: se c'è con noi
il nostro fratello minore, andremo; altrimenti, non possiamo essere
ammessi alla presenza di quell'uomo senza avere con noi il nostro
fratello minore.
[27] Allora il tuo servo, mio padre, ci disse: Voi sapete che due figli
mi aveva procreato mia moglie.
[28] Uno partì da me e dissi: certo è stato sbranato! Da allora non
l'ho più visto.
[29] Se ora mi porterete via anche questo e gli capitasse una disgrazia,
voi fareste scendere con dolore la mia canizie nella tomba.
[30] Ora, quando io arriverò dal tuo servo, mio padre, e il giovinetto
non sarà con noi, mentre la vita dell'uno è legata alla vita
dell'altro,
[31] appena egli avrà visto che il giovinetto non è con noi, morirà e
i tuoi servi avranno fatto scendere con dolore negli inferi la canizie
del tuo servo, nostro padre.
[32] Ma il tuo servo si è reso garante del giovinetto presso mio padre:
Se non te lo ricondurrò, sarò colpevole verso mio padre per tutta la
vita.
[33] Ora, lascia che il tuo servo rimanga invece del giovinetto come
schiavo del mio signore e il giovinetto torni lassù con i suoi
fratelli!
[34] Perché, come potrei tornare da mio padre senz'avere con me il
giovinetto? Ch'io non veda il male che colpirebbe mio padre!".
45
[1]
Allora Giuseppe non potè più contenersi dinanzi ai circostanti e gridò:
"Fate uscire tutti dalla mia presenza!". Così non restò
nessuno presso di lui, mentre Giuseppe si faceva conoscere ai suoi
fratelli.
[2] Ma diede in un grido di pianto e tutti gli Egiziani lo sentirono e
la cosa fu risaputa nella casa del faraone.
[3] Giuseppe disse ai fratelli: "Io sono Giuseppe! Vive ancora mio
padre?". Ma i suoi fratelli non potevano rispondergli, perché
atterriti dalla sua presenza.
[4] Allora Giuseppe disse ai fratelli: "Avvicinatevi a me!".
Si avvicinarono e disse loro: "Io sono Giuseppe, il vostro
fratello, che voi avete venduto per l'Egitto.
[5] Ma ora non vi rattristate e non vi crucciate per avermi venduto
quaggiù, perché Dio mi ha mandato qui prima di voi per conservarvi in
vita.
[6] Perché già da due anni vi è la carestia nel paese e ancora per
cinque anni non vi sarà né aratura né mietitura.
[7] Dio mi ha mandato qui prima di voi, per assicurare a voi la
sopravvivenza nel paese e per salvare in voi la vita di molta gente.
[8] Dunque non siete stati voi a mandarmi qui, ma Dio ed Egli mi ha
stabilito padre per il faraone, signore su tutta la sua casa e
governatore di tutto il paese d'Egitto.
[9] Affrettatevi a salire da mio padre e ditegli: Dice il tuo figlio
Giuseppe: Dio mi ha stabilito signore di tutto l'Egitto. Vieni quaggiù
presso di me e non tardare.
[10] Abiterai nel paese di Gosen e starai vicino a me tu, i tuoi figli e
i figli dei tuoi figli, i tuoi greggi e i tuoi armenti e tutti i tuoi
averi.
[11] Là io ti darò sostentamento, poiché la carestia durerà ancora
cinque anni, e non cadrai nell'indigenza tu, la tua famiglia e quanto
possiedi.
[12] Ed ecco, i vostri occhi lo vedono e lo vedono gli occhi di mio
fratello Beniamino: è la mia bocca che vi parla!
[13] Riferite a mio padre tutta la gloria che io ho in Egitto e quanto
avete visto; affrettatevi a condurre quaggiù mio padre".
[14] Allora egli si gettò al collo di Beniamino e pianse. Anche
Beniamino piangeva stretto al suo collo.
[15] Poi baciò tutti i fratelli e pianse stringendoli a sé. Dopo, i
suoi fratelli si misero a conversare con lui.
[16] Intanto nella casa del faraone si era diffusa la voce: "Sono
venuti i fratelli di Giuseppe!" e questo fece piacere al faraone e
ai suoi ministri.
[17] Allora il faraone disse a Giuseppe: "Dì ai tuoi fratelli:
Fate questo: caricate le cavalcature, partite e andate nel paese di Cànaan.
[18] Poi prendete vostro padre e le vostre famiglie e venite da me e io
vi darò il meglio del paese d'Egitto e mangerete i migliori prodotti
della terra.
[19] Quanto a te, dà loro questo comando: Fate questo: prendete con voi
dal paese d'Egitto carri per i vostri bambini e le vostre donne,
prendete vostro padre e venite.
[20] Non abbiate rincrescimento per la vostra roba, perché il meglio di
tutto il paese sarà vostro".
[21] Così fecero i figli di Israele. Giuseppe diede loro carri secondo
l'ordine del faraone e diede loro una provvista per il viaggio.
[22] Diede a tutti una muta di abiti per ciascuno, ma a Beniamino diede
trecento sicli d'argento e cinque mute di abiti.
[23] Allo stesso modo mandò al padre dieci asini carichi dei migliori
prodotti dell'Egitto e dieci asine cariche di grano, pane e viveri per
il viaggio del padre.
[24] Poi congedò i fratelli e, mentre partivano, disse loro: "Non
litigate durante il viaggio!".
[25] Così essi ritornarono dall'Egitto e arrivarono nel paese di Cànaan,
dal loro padre Giacobbe
[26] e subito gli riferirono: "Giuseppe è ancora vivo, anzi
governa tutto il paese d'Egitto!". Ma il suo cuore rimase freddo,
perché non poteva credere loro.
[27] Quando però essi gli riferirono tutte le parole che Giuseppe aveva
detto loro ed egli vide i carri che Giuseppe gli aveva mandati per
trasportarlo, allora lo spirito del loro padre Giacobbe si rianimò.
[28] Israele disse: "Basta! Giuseppe, mio figlio, è vivo. Andrò a
vederlo prima di morire!".
46
[1]
Israele dunque levò le tende con quanto possedeva e arrivò a Bersabea,
dove offrì sacrifici al Dio di suo padre Isacco.
[2] Dio disse a Israele in una visione notturna: "Giacobbe,
Giacobbe!". Rispose: "Eccomi!".
[3] Riprese: "Io sono Dio, il Dio di tuo padre. Non temere di
scendere in Egitto, perché laggiù io farò di te un grande popolo.
[4] Io scenderò con te in Egitto e io certo ti farò tornare. Giuseppe
ti chiuderà gli occhi".
[5] Giacobbe si alzò da Bersabea e i figli di Israele fecero salire il
loro padre Giacobbe, i loro bambini e le loro donne sui carri che il
faraone aveva mandati per trasportarlo.
[6] Essi presero il loro bestiame e tutti i beni che avevano acquistati
nel paese di Cànaan e vennero in Egitto; Giacobbe cioè e con lui tutti
i suoi discendenti;
[7] i suoi figli e i nipoti, le sue figlie e le nipoti, tutti i suoi
discendenti egli condusse con sé in Egitto.
[8] Questi sono i nomi dei figli d'Israele che entrarono in Egitto:
Giacobbe e i suoi figli, il primogenito di Giacobbe, Ruben.
[9] I figli di Ruben: Enoch, Pallu, Chezron e Carmi.
[10] I figli di Simeone: Iemuel, Iamin, Oad, Iachin, Socar e Saul,
figlio della Cananea.
[11] I figli di Levi: Gherson, Keat e Merari.
[12] I figli di Giuda: Er, Onan, Sela, Perez e Zerach; ma Er e Onan
morirono nel paese di Cànaan. Furono figli di Perez: Chezron e Amul.
[13] I figli di Issacar: Tola, Puva, Giobbe e Simron.
[14] I figli di Zàbulon: Sered, Elon e Iacleel.
[15] Questi sono i figli che Lia partorì a Giacobbe in Paddan-Aram
insieme con la figlia Dina; tutti i suoi figli e le sue figlie erano
trentatré persone.
[16] I figli di Gad: Zifion, Agghi, Suni, Esbon, Eri, Arodi e Areli.
[17] I figli di Aser: Imma, Isva, Isvi, Beria e la loro sorella Serach.
I figli di Beria: Eber e Malchiel.
[18] Questi sono i figli di Zilpa, che Làbano aveva dato alla figlia
Lia; essa li partorì a Giacobbe: sono sedici persone.
[19] I figli di Rachele, moglie di Giacobbe: Giuseppe e Beniamino.
[20] A Giuseppe nacquero in Egitto Efraim e Manasse, che gli partorì
Asenat, figlia di Potifera, sacerdote di On.
[21] I figli di Beniamino: Bela, Becher e Asbel, Ghera, Naaman, Echi,
Ros, Muppim, Uppim e Arde.
[22] Questi sono i figli che Rachele partorì a Giacobbe; in tutto sono
quattordici persone.
[23] I figli di Dan: Usim.
[24] I figli di Nèftali: Iacseel, Guni, Ieser e Sillem.
[25] Questi sono i figli di Bila, che Làbano diede alla figlia Rachele,
ed essa li partorì a Giacobbe; in tutto sette persone.
[26] Tutte le persone che entrarono con Giacobbe in Egitto, uscite dai
suoi fianchi, senza le mogli dei figli di Giacobbe, sono sessantasei.
[27] I figli che nacquero a Giuseppe in Egitto sono due persone. Tutte
le persone della famiglia di Giacobbe, che entrarono in Egitto, sono
settanta.
[28] Ora egli aveva mandato Giuda avanti a sé da Giuseppe, perché
questi desse istruzioni in Gosen prima del suo arrivo. Poi arrivarono al
paese di Gosen.
[29] Allora Giuseppe fece attaccare il suo carro e salì in Gosen
incontro a Israele, suo padre. Appena se lo vide davanti, gli si gettò
al collo e pianse a lungo stretto al suo collo.
[30] Israele disse a Giuseppe: "Posso anche morire, questa volta,
dopo aver visto la tua faccia, perché sei ancora vivo".
[31] Allora Giuseppe disse ai fratelli e alla famiglia del padre:
"Vado ad informare il faraone e a dirgli: I miei fratelli e la
famiglia di mio padre, che erano nel paese di Cànaan, sono venuti da
me.
[32] Ora questi uomini sono pastori di greggi, si occupano di bestiame,
e hanno condotto i loro greggi, i loro armenti e tutti i loro averi.
[33] Quando dunque il faraone vi chiamerà e vi domanderà: Qual è il
vostro mestiere?,
[34] voi risponderete: Gente dedita al bestiame sono stati i tuoi servi,
dalla nostra fanciullezza fino ad ora, noi e i nostri padri. Questo
perché possiate risiedere nel paese di Gosen". Perché tutti i
pastori di greggi sono un abominio per gli Egiziani.
47
[1]
Giuseppe andò ad informare il faraone dicendogli: "Mio padre e i
miei fratelli con i loro greggi e armenti e con tutti i loro averi sono
venuti dal paese di Cànaan; eccoli nel paese di Gosen".
[2] Intanto prese cinque uomini dal gruppo dei suoi fratelli e li
presentò al faraone.
[3] Il faraone disse ai suoi fratelli: "Qual è il vostro
mestiere?". Essi risposero al faraone: "Pastori di greggi sono
i tuoi servi, noi e i nostri padri".
[4] Poi dissero al faraone: "Siamo venuti per soggiornare come
forestieri nel paese perché non c'è più pascolo per il gregge dei
tuoi servi; infatti è grave la carestia nel paese di Cànaan. E ora
lascia che i tuoi servi risiedano nel paese di Gosen!".
[5] Allora il faraone disse a Giuseppe: "Tuo padre e i tuoi
fratelli sono dunque venuti da te.
[6] Ebbene, il paese d'Egitto è a tua disposizione: fà risiedere tuo
padre e i tuoi fratelli nella parte migliore del paese. Risiedano pure
nel paese di Gosen. Se tu sai che vi sono tra di loro uomini capaci,
costituiscili sopra i miei averi in qualità di sovrintendenti al
bestiame".
[7] Poi Giuseppe introdusse Giacobbe, suo padre, e lo presentò al
faraone e Giacobbe benedisse il faraone.
[8] Il faraone domandò a Giacobbe: "Quanti anni hai?".
[9] Giacobbe rispose al faraone: "Centotrenta di vita errabonda,
pochi e tristi sono stati gli anni della mia vita e non hanno raggiunto
il numero degli anni dei miei padri, al tempo della loro vita
nomade".
[10] Poi Giacobbe benedisse il faraone e si allontanò dal faraone.
[11] Giuseppe fece risiedere suo padre e i suoi fratelli e diede loro
una proprietà nel paese d'Egitto, nella parte migliore del paese, nel
territorio di Ramses, come aveva comandato il faraone.
[12] Giuseppe diede il sostentamento al padre, ai fratelli e a tutta la
famiglia di suo padre, fornendo pane secondo il numero dei bambini.
[13] Ora non c'era pane in tutto il paese, perché la carestia era molto
grave: il paese d'Egitto e il paese di Cànaan languivano per la
carestia.
[14] Giuseppe raccolse tutto il denaro che si trovava nel paese d'Egitto
e nel paese di Cànaan in cambio del grano che essi acquistavano;
Giuseppe consegnò questo denaro alla casa del faraone.
[15] Quando fu esaurito il denaro del paese di Egitto e del paese di Cànaan,
tutti gli Egiziani vennero da Giuseppe a dire: "Dacci il pane!
Perché dovremmo morire sotto i tuoi occhi? Infatti non c'è più
denaro".
[16] Rispose Giuseppe: "Cedetemi il vostro bestiame e io vi darò
pane in cambio del vostro bestiame, se non c'è più denaro".
[17] Allora condussero a Giuseppe il loro bestiame e Giuseppe diede loro
il pane in cambio dei cavalli e delle pecore, dei buoi e degli asini;
così in quell'anno li nutrì di pane in cambio di tutto il loro
bestiame.
[18] Passato quell'anno, vennero a lui l'anno dopo e gli dissero:
"Non nascondiamo al mio signore che si è esaurito il denaro e
anche il possesso del bestiame è passato al mio signore, non rimane più
a disposizione del mio signore se non il nostro corpo e il nostro
terreno.
[19] Perché dovremmo perire sotto i tuoi occhi, noi e la nostra terra?
Acquista noi e la nostra terra in cambio di pane e diventeremo servi del
faraone noi con la nostra terra; ma dacci di che seminare, così che
possiamo vivere e non morire e il suolo non diventi un deserto!".
[20] Allora Giuseppe acquistò per il faraone tutto il terreno
dell'Egitto, perché gli Egiziani vendettero ciascuno il proprio campo,
tanto infieriva su di loro la carestia. Così la terra divenne proprietà
del faraone.
[21] Quanto al popolo, egli lo fece passare nelle città da un capo
all'altro della frontiera egiziana.
[22] Soltanto il terreno dei sacerdoti egli non acquistò, perché i
sacerdoti avevano un'assegnazione fissa da parte del faraone e si
nutrivano dell'assegnazione che il faraone passava loro; per questo non
vendettero il loro terreno.
[23] Poi Giuseppe disse al popolo: "Vedete, io ho acquistato oggi
per il faraone voi e il vostro terreno. Eccovi il seme: seminate il
terreno.
[24] Ma quando vi sarà il raccolto, voi ne darete un quinto al faraone
e quattro parti saranno vostre, per la semina dei campi, per il
nutrimento vostro e di quelli di casa vostra e per il nutrimento dei
vostri bambini".
[25] Gli risposero: "Ci hai salvato la vita! Ci sia solo concesso
di trovar grazia agli occhi del mio signore e saremo servi del
faraone!".
[26] Così Giuseppe fece di questo una legge che vige fino ad oggi sui
terreni d'Egitto, per la quale si deve dare la quinta parte al faraone.
Soltanto i terreni dei sacerdoti non divennero del faraone.
[27] Gli Israeliti intanto si stabilirono nel paese d'Egitto, nel
territorio di Gosen, ebbero proprietà e furono fecondi e divennero
molto numerosi.
[28] Giacobbe visse nel paese d'Egitto diciassette anni e gli anni della
sua vita furono centoquarantasette.
[29] Quando fu vicino il tempo della sua morte, Israele chiamò il
figlio Giuseppe e gli disse: "Se ho trovato grazia ai tuoi occhi,
metti la mano sotto la mia coscia e usa con me bontà e fedeltà: non
seppellirmi in Egitto!
[30] Quando io mi sarò coricato con i miei padri, portami via
dall'Egitto e seppelliscimi nel loro sepolcro". Rispose: "Io
agirò come hai detto".
[31] Riprese: "Giuramelo!". E glielo giurò; allora Israele si
prostrò sul capezzale del letto.
48
[1] Dopo
queste cose, fu riferito a Giuseppe: "Ecco, tuo padre è
malato!". Allora egli condusse con sé i due figli Manasse ed
Efraim.
[2] Fu riferita la cosa a Giacobbe: "Ecco, tuo figlio Giuseppe è
venuto da te". Allora Israele raccolse le forze e si mise a sedere
sul letto.
[3] Giacobbe disse a Giuseppe: "Dio onnipotente mi apparve a Luz,
nel paese di Cànaan, e mi benedisse
[4] dicendomi: Ecco, io ti rendo fecondo: ti moltiplicherò e ti farò
diventare un insieme di popoli e darò questo paese alla tua discendenza
dopo di te in possesso perenne.
[5] Ora i due figli che ti sono nati nel paese d'Egitto prima del mio
arrivo presso di te in Egitto, sono miei: Efraim e Manasse saranno miei
come Ruben e Simeone.
[6] Invece i figli che tu avrai generati dopo di essi, saranno tuoi:
saranno chiamati con il nome dei loro fratelli nella loro eredità.
[7] Quanto a me, mentre giungevo da Paddan, Rachele, tua madre, mi morì
nel paese di Cànaan durante il viaggio, quando mancava un tratto di
cammino per arrivare a Efrata, e l'ho sepolta là lungo la strada di
Efrata, cioè Betlemme".
[8] Poi Israele vide i figli di Giuseppe e disse: "Chi sono
questi?".
[9] Giuseppe disse al padre: "Sono i figli che Dio mi ha dati
qui". Riprese: "Portameli perché io li benedica!".
[10] Ora gli occhi di Israele erano offuscati dalla vecchiaia: non
poteva più distinguere. Giuseppe li avvicinò a lui, che li baciò e li
abbracciò.
[11] Israele disse a Giuseppe: "Io non pensavo più di vedere la
tua faccia ed ecco, Dio mi ha concesso di vedere anche la tua
prole!".
[12] Allora Giuseppe li ritirò dalle sue ginocchia e si prostrò con la
faccia a terra.
[13] Poi li prese tutti e due, Efraim con la sua destra, alla sinistra
di Israele, e Manasse con la sua sinistra, alla destra di Israele, e li
avvicinò a lui.
[14] Ma Israele stese la mano destra e la pose sul capo di Efraim, che
pure era il più giovane, e la sua sinistra sul capo di Manasse,
incrociando le braccia, benché Manasse fosse il primogenito.
[15] E così benedisse Giuseppe:
"Il Dio, davanti al quale hanno camminato
i miei padri Abramo e Isacco,
il Dio che è stato il mio pastore da quando esisto
fino ad oggi,
[16] l'angelo che mi ha liberato da ogni male,
benedica questi giovinetti!
Sia ricordato in essi il mio nome
e il nome dei miei padri Abramo e Isacco
e si moltiplichino in gran numero
in mezzo alla terra!".
[17] Giuseppe notò che il padre aveva posato la destra sul capo di
Efraim e ciò gli spiacque. Prese dunque la mano del padre per toglierla
dal capo di Efraim e porla sul capo di Manasse.
[18] Disse al padre: "Non così, padre mio: è questo il
primogenito, posa la destra sul suo capo!".
[19] Ma il padre ricusò e disse: "Lo so, figlio mio, lo so:
anch'egli diventerà un popolo, anch'egli sarà grande, ma il suo
fratello minore sarà più grande di lui e la sua discendenza diventerà
una moltitudine di nazioni".
[20] E li benedisse in quel giorno:
"Di voi si servirà Israele
per benedire, dicendo:
Dio ti renda come Efraim e come Manasse!".
Così pose Efraim prima di Manasse.
[21] Poi Israele disse a Giuseppe: "Ecco, io sto per morire, ma Dio
sarà con voi e vi farà tornare al paese dei vostri padri.
[22] Quanto a me, io do a te, più che ai tuoi fratelli, un dorso di
monte, che io ho conquistato dalle mani degli Amorrèi con la spada e
l'arco".
49
[1]
Quindi Giacobbe chiamò i figli e disse: "Radunatevi, perché io vi
annunzi quello che vi accadrà nei tempi futuri.
[2] Radunatevi e ascoltate, figli di Giacobbe,
ascoltate Israele, vostro padre!
[3] Ruben, tu sei il mio primogenito,
il mio vigore e la primizia della mia virilità,
esuberante in fierezza ed esuberante in forza!
[4] Bollente come l'acqua, tu non avrai preminenza,
perchè hai invaso il talamo di tuo padre
e hai violato il mio giaciglio su cui eri salito.
[5] Simeone e Levi sono fratelli,
strumenti di violenza sono i loro coltelli.
[6] Nel loro conciliabolo non entri l'anima mia,
al loro convegno non si unisca il mio cuore.
Perchè con ira hanno ucciso gli uomini
e con passione hanno storpiato i tori.
[7] Maledetta la loro ira, perché violenta,
e la loro collera, perché crudele!
Io li dividerò in Giacobbe
e li disperderò in Israele.
[8] Giuda, te loderanno i tuoi fratelli;
la tua mano sarà sulla nuca dei tuoi nemici;
davanti a te si prostreranno i figli di tuo padre.
[9] Un giovane leone è Giuda:
dalla preda, figlio mio, sei tornato;
si è sdraiato, si è accovacciato come un leone
e come una leonessa; chi oserà farlo alzare?
[10] Non sarà tolto lo scettro da Giuda
nè il bastone del comando tra i suoi piedi,
finchè verrà colui al quale esso appartiene
e a cui è dovuta l'obbedienza dei popoli.
[11] Egli lega alla vite il suo asinello
e a scelta vite il figlio della sua asina,
lava nel vino la veste
e nel sangue dell'uva il manto;
[12] lucidi ha gli occhi per il vino
e bianchi i denti per il latte.
[13] Zàbulon abiterà lungo il lido del mare
e sarà l'approdo delle navi,
con il fianco rivolto a Sidòne.
[14] Issacar è un asino robusto,
accovacciato tra un doppio recinto.
[15] Ha visto che il luogo di riposo era bello,
che il paese era ameno;
ha piegato il dorso a portar la soma
ed è stato ridotto ai lavori forzati.
[16] Dan giudicherà il suo popolo
come ogni altra tribù d'Israele.
[17] Sia Dan un serpente sulla strada,
una vipera cornuta sul sentiero,
che morde i garretti del cavallo
e il cavaliere cade all'indietro.
[18] Io spero nella tua salvezza, Signore!
[19] Gad, assalito da un'orda,
ne attacca la retroguardia.
[20] Aser, il suo pane è pingue:
egli fornisce delizie da re.
[21] Nèftali è una cerva slanciata
che dà bei cerbiatti.
[22] Germoglio di ceppo fecondo è Giuseppe;
germoglio di ceppo fecondo presso una fonte,
i cui rami si stendono sul muro.
[23] Lo hanno esasperato e colpito,
lo hanno perseguitato i tiratori di frecce.
[24] Ma è rimasto intatto il suo arco
e le sue braccia si muovon veloci
per le mani del Potente di Giacobbe,
per il nome del Pastore, Pietra d'Israele.
[25] Per il Dio di tuo padre - egli ti aiuti!
e per il Dio onnipotente - egli ti benedica!
Con benedizioni del cielo dall'alto,
benedizioni dell'abisso nel profondo,
benedizioni delle mammelle e del grembo.
[26] Le benedizioni di tuo padre sono superiori
alle benedizioni dei monti antichi,
alle attrattive dei colli eterni.
Vengano sul capo di Giuseppe
e sulla testa del principe tra i suoi fratelli!
[27] Beniamino è un lupo che sbrana:
al mattino divora la preda
e alla sera spartisce il bottino.
[28] Tutti questi formano le dodici tribù d'Israele, questo è ciò che
disse loro il loro padre, quando li ha benedetti; ognuno egli benedisse
con una benedizione particolare.
[29] Poi diede loro quest'ordine: "Io sto per essere riunito ai
miei antenati: seppellitemi presso i miei padri nella caverna che è nel
campo di Efron l'Hittita,
[30] nella caverna che si trova nel campo di Macpela di fronte a Mamre,
nel paese di Cànaan, quella che Abramo acquistò con il campo di Efron
l'Hittita come proprietà sepolcrale.
[31] Là seppellirono Abramo e Sara sua moglie, là seppellirono Isacco
e Rebecca sua moglie e là seppellii Lia.
[32] La proprietà del campo e della caverna che si trova in esso
proveniva dagli Hittiti.
[33] Quando Giacobbe ebbe finito di dare questo ordine ai figli,
ritrasse i piedi nel letto e spirò e fu riunito ai suoi antenati.
50
[1]
Allora Giuseppe si gettò sulla faccia di suo padre, pianse su di lui e
lo baciò.
[2] Poi Giuseppe ordinò ai suoi medici di imbalsamare suo padre. I
medici imbalsamarono Israele
[3] e vi impiegarono quaranta giorni, perché tanti ne occorrono per
l'imbalsamazione. Gli Egiziani lo piansero settanta giorni.
[4] Passati i giorni del lutto, Giuseppe parlò alla casa del faraone:
"Se ho trovato grazia ai vostri occhi, vogliate riferire agli
orecchi del faraone queste parole:
[5] Mio padre mi ha fatto giurare: Ecco, io sto per morire: tu devi
seppellirmi nel sepolcro che mi sono scavato nel paese di Cànaan. Ora,
possa io andare a seppellire mio padre e tornare".
[6] Il faraone rispose: "Và e seppellisci tuo padre com'egli ti ha
fatto giurare".
[7] Allora Giuseppe andò a seppellire suo padre e con lui andarono
tutti i ministri del faraone, gli anziani della sua casa, tutti gli
anziani del paese d'Egitto,
[8] tutta la casa di Giuseppe e i suoi fratelli e la casa di suo padre.
Soltanto i loro bambini e i loro greggi e i loro armenti essi lasciarono
nel paese di Gosen.
[9] Andarono con lui anche i carri da guerra e la cavalleria, così da
formare una carovana imponente.
[10] Quando arrivarono all'Aia di Atad, che è al di là del Giordano,
fecero un lamento molto grande e solenne ed egli celebrò per suo padre
un lutto di sette giorni.
[11] I Cananei che abitavano il paese videro il lutto alla Aia di Atad e
dissero: "È un lutto grave questo per gli Egiziani". Per
questo la si chiamò Abel-Mizraim, che si trova al di là del Giordano.
[12] Poi i suoi figli fecero per lui così come aveva loro comandato.
[13] I suoi figli lo portarono nel paese di Cànaan e lo seppellirono
nella caverna del campo di Macpela, quel campo che Abramo aveva
acquistato, come proprietà sepolcrale, da Efron l'Hittita, e che si
trova di fronte a Mamre.
[14] Dopo aver sepolto suo padre, Giuseppe tornò in Egitto insieme con
i suoi fratelli e con quanti erano andati con lui a seppellire suo
padre.
[15] Ma i fratelli di Giuseppe cominciarono ad aver paura, dato che il
loro padre era morto, e dissero: "Chissà se Giuseppe non ci
tratterà da nemici e non ci renderà tutto il male che noi gli abbiamo
fatto?".
[16] Allora mandarono a dire a Giuseppe: "Tuo padre prima di morire
ha dato quest'ordine:
[17] Direte a Giuseppe: Perdona il delitto dei tuoi fratelli e il loro
peccato, perché ti hanno fatto del male! Perdona dunque il delitto dei
servi del Dio di tuo padre!". Giuseppe pianse quando gli si parlò
così.
[18] E i suoi fratelli andarono e si gettarono a terra davanti a lui e
dissero: "Eccoci tuoi schiavi!".
[19] Ma Giuseppe disse loro: "Non temete. Sono io forse al posto di
Dio?
[20] Se voi avevate pensato del male contro di me, Dio ha pensato di
farlo servire a un bene, per compiere quello che oggi si avvera: far
vivere un popolo numeroso.
[21] Dunque non temete, io provvederò al sostentamento per voi e per i
vostri bambini". Così li consolò e fece loro coraggio.
[22] Ora Giuseppe con la famiglia di suo padre abitò in Egitto;
Giuseppe visse centodieci anni.
[23] Così Giuseppe vide i figli di Efraim fino alla terza generazione e
anche i figli di Machir, figlio di Manasse, nacquero sulle ginocchia di
Giuseppe.
[24] Poi Giuseppe disse ai fratelli: "Io sto per morire, ma Dio
verrà certo a visitarvi e vi farà uscire da questo paese verso il
paese ch'egli ha promesso con giuramento ad Abramo, a Isacco e a
Giacobbe".
[25] Giuseppe fece giurare ai figli di Israele così: "Dio verrà
certo a visitarvi e allora voi porterete via di qui le mie ossa".
[26] Poi Giuseppe morì all'età di centodieci anni; lo imbalsamarono e
fu posto in un sarcofago in Egitto.
ESODO
1
[1]
Questi sono i nomi dei figli d'Israele entrati in Egitto con Giacobbe e
arrivati ognuno con la sua famiglia:
[2] Ruben, Simeone, Levi e Giuda,
[3] Issacar, Zàbulon e Beniamino,
[4] Dan e Nèftali, Gad e Aser.
[5] Tutte le persone nate da Giacobbe erano settanta, Giuseppe si
trovava già in Egitto.
[6] Giuseppe poi morì e così tutti i suoi fratelli e tutta quella
generazione.
[7] I figli d'Israele prolificarono e crebbero, divennero numerosi e
molto potenti e il paese ne fu ripieno.
[8] Allora sorse sull'Egitto un nuovo re, che non aveva conosciuto
Giuseppe.
[9] E disse al suo popolo: "Ecco che il popolo dei figli d'Israele
è più numeroso e più forte di noi.
[10] Prendiamo provvedimenti nei suoi riguardi per impedire che aumenti,
altrimenti, in caso di guerra, si unirà ai nostri avversari, combatterà
contro di noi e poi partirà dal paese".
[11] Allora vennero imposti loro dei sovrintendenti ai lavori forzati
per opprimerli con i loro gravami, e così costruirono per il faraone le
città-deposito, cioè Pitom e Ramses.
[12] Ma quanto più opprimevano il popolo, tanto più si moltiplicava e
cresceva oltre misura; si cominciò a sentire come un incubo la presenza
dei figli d'Israele.
[13] Per questo gli Egiziani fecero lavorare i figli d'Israele
trattandoli duramente.
[14] Resero loro amara la vita costringendoli a fabbricare mattoni di
argilla e con ogni sorta di lavoro nei campi: e a tutti questi lavori li
obbligarono con durezza.
[15] Poi il re d'Egitto disse alle levatrici degli Ebrei, delle quali
una si chiamava Sifra e l'altra Pua:
[16] "Quando assistete al parto delle donne ebree, osservate quando
il neonato è ancora tra le due sponde del sedile per il parto: se è un
maschio, lo farete morire; se è una femmina, potrà vivere".
[17] Ma le levatrici temettero Dio: non fecero come aveva loro ordinato
il re d'Egitto e lasciarono vivere i bambini.
[18] Il re d'Egitto chiamò le levatrici e disse loro: "Perché
avete fatto questo e avete lasciato vivere i bambini?".
[19] Le levatrici risposero al faraone: "Le donne ebree non sono
come le egiziane: sono piene di vitalità: prima che arrivi presso di
loro la levatrice, hanno già partorito!".
[20] Dio beneficò le levatrici. Il popolo aumentò e divenne molto
forte.
[21] E poiché le levatrici avevano temuto Dio, egli diede loro una
numerosa famiglia.
[22] Allora il faraone diede quest'ordine a tutto il suo popolo:
"Ogni figlio maschio che nascerà agli Ebrei, lo getterete nel
Nilo, ma lascerete vivere ogni figlia".
2
[1] Un
uomo della famiglia di Levi andò a prendere in moglie una figlia di
Levi.
[2] La donna concepì e partorì un figlio; vide che era bello e lo
tenne nascosto per tre mesi.
[3] Ma non potendo tenerlo nascosto più oltre, prese un cestello di
papiro, lo spalmò di bitume e di pece, vi mise dentro il bambino e lo
depose fra i giunchi sulla riva del Nilo.
[4] La sorella del bambino si pose ad osservare da lontano che cosa gli
sarebbe accaduto.
[5] Ora la figlia del faraone scese al Nilo per fare il bagno, mentre le
sue ancelle passeggiavano lungo la sponda del Nilo. Essa vide il
cestello fra i giunchi e mandò la sua schiava a prenderlo.
[6] L'aprì e vide il bambino: ecco, era un fanciullino che piangeva. Ne
ebbe compassione e disse: "È un bambino degli Ebrei".
[7] La sorella del bambino disse allora alla figlia del faraone:
"Devo andarti a chiamare una nutrice tra le donne ebree, perché
allatti per te il bambino?".
[8] "Và", le disse la figlia del faraone. La fanciulla andò
a chiamare la madre del bambino.
[9] La figlia del faraone le disse: "Porta con te questo bambino e
allattalo per me; io ti darò un salario". La donna prese il
bambino e lo allattò.
[10] Quando il bambino fu cresciuto, lo condusse alla figlia del
faraone. Egli divenne un figlio per lei ed ella lo chiamò Mosè,
dicendo: "Io l'ho salvato dalle acque!".
[11] In quei giorni, Mosè, cresciuto in età, si recò dai suoi
fratelli e notò i lavori pesanti da cui erano oppressi. Vide un
Egiziano che colpiva un Ebreo, uno dei suoi fratelli.
[12] Voltatosi attorno e visto che non c'era nessuno, colpì a morte
l'Egiziano e lo seppellì nella sabbia.
[13] Il giorno dopo, uscì di nuovo e, vedendo due Ebrei che stavano
rissando, disse a quello che aveva torto: "Perché percuoti il tuo
fratello?".
[14] Quegli rispose: "Chi ti ha costituito capo e giudice su di
noi? Pensi forse di uccidermi, come hai ucciso l'Egiziano?". Allora
Mosè ebbe paura e pensò: "Certamente la cosa si è
risaputa".
[15] Poi il faraone sentì parlare di questo fatto e cercò di mettere a
morte Mosè. Allora Mosè si allontanò dal faraone e si stabilì nel
paese di Madian e sedette presso un pozzo.
[16] Ora il sacerdote di Madian aveva sette figlie. Esse vennero ad
attingere acqua per riempire gli abbeveratoi e far bere il gregge del
padre.
[17] Ma arrivarono alcuni pastori e le scacciarono. Allora Mosè si levò
a difenderle e fece bere il loro bestiame.
[18] Tornate dal loro padre Reuel, questi disse loro: "Perché oggi
avete fatto ritorno così in fretta?".
[19] Risposero: "Un Egiziano ci ha liberate dalle mani dei pastori;
è stato lui che ha attinto per noi e ha dato da bere al gregge".
[20] Quegli disse alle figlie: "Dov'è? Perché avete lasciato là
quell'uomo? Chiamatelo a mangiare il nostro cibo!".
[21] Così Mosè accettò di abitare con quell'uomo, che gli diede in
moglie la propria figlia Zippora.
[22] Ella gli partorì un figlio ed egli lo chiamò Gherson, perché
diceva: "Sono un emigrato in terra straniera!".
[23] Nel lungo corso di quegli anni, il re d'Egitto morì. Gli Israeliti
gemettero per la loro schiavitù, alzarono grida di lamento e il loro
grido dalla schiavitù salì a Dio.
[24] Allora Dio ascoltò il loro lamento, si ricordò della sua alleanza
con Abramo e Giacobbe.
[25] Dio guardò la condizione degli Israeliti e se ne prese pensiero.
3
[1] Ora
Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di
Madian, e condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di
Dio, l'Oreb.
[2] L'angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco in mezzo a
un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva nel fuoco, ma quel
roveto non si consumava.
[3] Mosè pensò: "Voglio avvicinarmi a vedere questo grande
spettacolo: perché il roveto non brucia?".
[4] Il Signore vide che si era avvicinato per vedere e Dio lo chiamò
dal roveto e disse: "Mosè, Mosè!". Rispose:
"Eccomi!".
[5] Riprese: "Non avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi, perché
il luogo sul quale tu stai è una terra santa!".
[6] E disse: "Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio
di Isacco, il Dio di Giacobbe". Mosè allora si velò il viso,
perché aveva paura di guardare verso Dio.
[7] Il Signore disse: "Ho osservato la miseria del mio popolo in
Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sorveglianti; conosco
infatti le sue sofferenze.
[8] Sono sceso per liberarlo dalla mano dell'Egitto e per farlo uscire
da questo paese verso un paese bello e spazioso, verso un paese dove
scorre latte e miele, verso il luogo dove si trovano il Cananeo,
l'Hittita, l'Amorreo, il Perizzita, l'Eveo, il Gebuseo.
[9] Ora dunque il grido degli Israeliti è arrivato fino a me e io
stesso ho visto l'oppressione con cui gli Egiziani li tormentano.
[10] Ora và! Io ti mando dal faraone. Fà uscire dall'Egitto il mio
popolo, gli Israeliti!".
[11] Mosè disse a Dio: "Chi sono io per andare dal faraone e per
far uscire dall'Egitto gli Israeliti?".
[12] Rispose: "Io sarò con te. Eccoti il segno che io ti ho
mandato: quando tu avrai fatto uscire il popolo dall'Egitto, servirete
Dio su questo monte".
[13] Mosè disse a Dio: "Ecco io arrivo dagli Israeliti e dico
loro: Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi. Ma mi diranno: Come
si chiama? E io che cosa risponderò loro?".
[14] Dio disse a Mosè: "Io sono colui che sono!". Poi disse:
"Dirai agli Israeliti: Io-Sono mi ha mandato a voi".
[15] Dio aggiunse a Mosè: "Dirai agli Israeliti: Il Signore, il
Dio dei vostri padri, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di
Giacobbe mi ha mandato a voi. Questo è il mio nome per sempre; questo
è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione.
[16] Và! Riunisci gli anziani d'Israele e dì loro: Il Signore, Dio dei
vostri padri, mi è apparso, il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe,
dicendo: Sono venuto a vedere voi e ciò che vien fatto a voi in Egitto.
[17] E ho detto: Vi farò uscire dalla umiliazione dell'Egitto verso il
paese del Cananeo, dell'Hittita, dell'Amorreo, del Perizzita, dell'Eveo
e del Gebuseo, verso un paese dove scorre latte e miele.
[18] Essi ascolteranno la tua voce e tu e gli anziani d'Israele andrete
dal re di Egitto e gli riferirete: Il Signore, Dio degli Ebrei, si è
presentato a noi. Ci sia permesso di andare nel deserto a tre giorni di
cammino, per fare un sacrificio al Signore, nostro Dio.
[19] Io so che il re d'Egitto non vi permetterà di partire, se non con
l'intervento di una mano forte.
[20] Stenderò dunque la mano e colpirò l'Egitto con tutti i prodigi
che opererò in mezzo ad esso, dopo egli vi lascerà andare.
[21] Farò sì che questo popolo trovi grazia agli occhi degli Egiziani:
quando partirete, non ve ne andrete a mani vuote.
[22] Ogni donna domanderà alla sua vicina e all'inquilina della sua
casa oggetti di argento e oggetti d'oro e vesti; ne caricherete i vostri
figli e le vostre figlie e spoglierete l'Egitto".
4
[1] Mosè
rispose: "Ecco, non mi crederanno, non ascolteranno la mia voce, ma
diranno: Non ti è apparso il Signore!".
[2] Il Signore gli disse: "Che hai in mano?". Rispose:
"Un bastone".
[3] Riprese: "Gettalo a terra!". Lo gettò a terra e il
bastone diventò un serpente, davanti al quale Mosè si mise a fuggire.
[4] Il Signore disse a Mosè: "Stendi la mano e prendilo per la
coda!". Stese la mano, lo prese e diventò di nuovo un bastone
nella sua mano.
[5] "Questo perché credano che ti è apparso il Signore, il Dio
dei loro padri, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di
Giacobbe".
[6] Il Signore gli disse ancora: "Introduci la mano nel
seno!". Egli si mise in seno la mano e poi la ritirò: ecco la sua
mano era diventata lebbrosa, bianca come la neve.
[7] Egli disse: "Rimetti la mano nel seno!". Rimise in seno la
mano e la tirò fuori: ecco era tornata come il resto della sua carne.
[8] "Dunque se non ti credono e non ascoltano la voce del primo
segno, crederanno alla voce del secondo!
[9] Se non credono neppure a questi due segni e non ascolteranno la tua
voce, allora prenderai acqua del Nilo e la verserai sulla terra
asciutta: l'acqua che avrai presa dal Nilo diventerà sangue sulla terra
asciutta".
[10] Mosè disse al Signore: "Mio Signore, io non sono un buon
parlatore; non lo sono mai stato prima e neppure da quando tu hai
cominciato a parlare al tuo servo, ma sono impacciato di bocca e di
lingua".
[11] Il Signore gli disse: "Chi ha dato una bocca all'uomo o chi lo
rende muto o sordo, veggente o cieco? Non sono forse io, il Signore?
[12] Ora và! Io sarò con la tua bocca e ti insegnerò quello che
dovrai dire".
[13] Mosè disse: "Perdonami, Signore mio, manda chi vuoi
mandare!".
[14] Allora la collera del Signore si accese contro Mosè e gli disse:
"Non vi è forse il tuo fratello Aronne, il levita? Io so che lui
sa parlar bene. Anzi sta venendoti incontro. Ti vedrà e gioirà in cuor
suo.
[15] Tu gli parlerai e metterai sulla sua bocca le parole da dire e io
sarò con te e con lui mentre parlate e vi suggerirò quello che dovrete
fare.
[16] Parlerà lui al popolo per te: allora egli sarà per te come bocca
e tu farai per lui le veci di Dio.
[17] Terrai in mano questo bastone, con il quale tu compirai i
prodigi".
[18] Mosè partì, tornò da Ietro suo suocero e gli disse: "Lascia
che io parta e torni dai miei fratelli che sono in Egitto, per vedere se
sono ancora vivi!". Ietro disse a Mosè: "Và pure in
pace!".
[19] Il Signore disse a Mosè in Madian: "Và, torna in Egitto,
perché sono morti quanti insidiavano la tua vita!".
[20] Mosè prese la moglie e i figli, li fece salire sull'asino e tornò
nel paese di Egitto. Mosè prese in mano anche il bastone di Dio.
[21] Il Signore disse a Mosè: "Mentre tu parti per tornare in
Egitto, sappi che tu compirai alla presenza del faraone tutti i prodigi
che ti ho messi in mano; ma io indurirò il suo cuore ed egli non lascerà
partire il mio popolo.
[22] Allora tu dirai al faraone: Dice il Signore: Israele è il mio
figlio primogenito.
[23] Io ti avevo detto: lascia partire il mio figlio perché mi serva!
Ma tu hai rifiutato di lasciarlo partire. Ecco io faccio morire il tuo
figlio primogenito!".
[24] Mentre si trovava in viaggio, nel luogo dove pernottava, il Signore
gli venne contro e cercò di farlo morire.
[25] Allora Zippora prese una selce tagliente, recise il prepuzio del
figlio e con quello gli toccò i piedi e disse: "Tu sei per me uno
sposo di sangue".
[26] Allora si ritirò da lui. Essa aveva detto sposo di sangue a causa
della circoncisione.
[27] Il Signore disse ad Aronne: "Và incontro a Mosè nel
deserto!". Andò e lo incontrò al monte di Dio e lo baciò.
[28] Mosè riferì ad Aronne tutte le parole con le quali il Signore lo
aveva inviato e tutti i segni con i quali l'aveva accreditato.
[29] Mosè e Aronne andarono e adunarono tutti gli anziani degli
Israeliti.
[30] Aronne parlò al popolo, riferendo tutte le parole che il Signore
aveva dette a Mosè, e compì i segni davanti agli occhi del popolo.
[31] Allora il popolo credette. Essi intesero che il Signore aveva
visitato gli Israeliti e che aveva visto la loro afflizione; si
inginocchiarono e si prostrarono.
5
[1]
Dopo, Mosè e Aronne vennero dal Faraone e gli annunziarono: "Dice
il Signore, il Dio d'Israele: Lascia partire il mio popolo perché mi
celebri una festa nel deserto!".
[2] Il faraone rispose: "Chi è il Signore, perché io debba
ascoltare la sua voce per lasciar partire Israele? Non conosco il
Signore e neppure lascerò partire Israele!".
[3] Ripresero: "Il Dio degli Ebrei si è presentato a noi. Ci sia
dunque concesso di partire per un viaggio di tre giorni nel deserto e
celebrare un sacrificio al Signore, nostro Dio, perché non ci colpisca
di peste o di spada!".
[4] Il re di Egitto disse loro: "Perché, Mosè e Aronne,
distogliete il popolo dai suoi lavori? Tornate ai vostri lavori!".
[5] Il faraone aggiunse: "Ecco, ora sono numerosi più del popolo
del paese, voi li vorreste far cessare dai lavori forzati!".
[6] In quel giorno il faraone diede questi ordini ai sorveglianti del
popolo e ai suoi scribi: "
[7] Non darete più la paglia al popolo per fabbricare i mattoni come
facevate prima. Si procureranno da sé la paglia.
[8] Però voi dovete esigere il numero di mattoni che facevano prima,
senza ridurlo. Perché sono fannulloni; per questo protestano: Vogliamo
partire, dobbiamo sacrificare al nostro Dio!
[9] Pesi dunque il lavoro su questi uomini e vi si trovino impegnati;
non diano retta a parole false!".
[10] I sorveglianti del popolo e gli scribi uscirono e parlarono al
popolo: "Ha ordinato il faraone: Io non vi dò più paglia.
[11] Voi stessi andate a procurarvela dove ne troverete, ma non
diminuisca il vostro lavoro".
[12] Il popolo si disperse in tutto il paese d'Egitto a raccattare
stoppie da usare come paglia.
[13] Ma i sorveglianti li sollecitavano dicendo: "Porterete a
termine il vostro lavoro; ogni giorno il quantitativo giornaliero, come
quando vi era la paglia".
[14] Bastonarono gli scribi degli Israeliti, quelli che i sorveglianti
del faraone avevano costituiti loro capi, dicendo: "Perché non
avete portato a termine anche ieri e oggi, come prima, il vostro numero
di mattoni?".
[15] Allora gli scribi degli Israeliti vennero dal faraone a reclamare,
dicendo: "Perché tratti così i tuoi servi?
[16] Paglia non vien data ai tuoi servi, ma i mattoni - ci si dice -
fateli! Ed ecco i tuoi servi sono bastonati e la colpa è del tuo
popolo!".
[17] Rispose: "Fannulloni siete, fannulloni! Per questo dite:
Vogliamo partire, dobbiamo sacrificare al Signore.
[18] Ora andate, lavorate! Non vi sarà data paglia, ma voi darete lo
stesso numero di mattoni".
[19] Gli scribi degli Israeliti si videro ridotti a mal partito, quando
fu loro detto: "Non diminuirete affatto il numero giornaliero dei
mattoni".
[20] Quando, uscendo dalla presenza del faraone, incontrarono Mosè e
Aronne che stavano ad aspettarli,
[21] dissero loro: "Il Signore proceda contro di voi e giudichi;
perché ci avete resi odiosi agli occhi del faraone e agli occhi dei
suoi ministri, mettendo loro in mano la spada per ucciderci!".
[22] Allora Mosè si rivolse al Signore e disse: "Mio Signore,
perché hai maltrattato questo popolo? Perché dunque mi hai inviato?
[23] Da quando sono venuto dal faraone per parlargli in tuo nome, egli
ha fatto del male a questo popolo e tu non hai per nulla liberato il tuo
popolo!".
6
[1] Il
Signore disse a Mosè: "Ora vedrai quello che sto per fare al
faraone con mano potente, li lascerà andare, anzi con mano potente li
caccerà dal suo paese!".
[2] Dio parlò a Mosè e gli disse: "Io sono il Signore!
[3] Sono apparso ad Abramo, a Isacco, a Giacobbe come Dio onnipotente,
ma con il mio nome di Signore non mi son manifestato a loro.
[4] Ho anche stabilito la mia alleanza con loro, per dar loro il paese
di Cànaan, quel paese dov'essi soggiornarono come forestieri.
[5] Sono ancora io che ho udito il lamento degli Israeliti asserviti
dagli Egiziani e mi sono ricordato della mia alleanza.
[6] Per questo dì agli Israeliti: Io sono il Signore! Vi sottrarrò ai
gravami degli Egiziani, vi libererò dalla loro schiavitù e vi libererò
con braccio teso e con grandi castighi.
[7] Io vi prenderò come mio popolo e diventerò il vostro Dio. Voi
saprete che io sono il Signore, il vostro Dio, che vi sottrarrà ai
gravami degli Egiziani.
[8] Vi farò entrare nel paese che ho giurato a mano alzata di dare ad
Abramo, a Isacco e a Giacobbe, e ve lo darò in possesso: io sono il
Signore!".
[9] Mosè parlò così agli Israeliti, ma essi non ascoltarono Mosè,
perché erano all'estremo della sopportazione per la dura schiavitù.
[10] Il Signore parlò a Mosè:
[11] "Và e parla al faraone re d'Egitto, perché lasci partire dal
suo paese gli Israeliti!".
[12] Mosè disse alla presenza del Signore: "Ecco gli Israeliti non
mi hanno ascoltato: come vorrà ascoltarmi il faraone, mentre io ho la
parola impacciata?".
[13] Il Signore parlò a Mosè e ad Aronne e diede loro un incarico
presso gli Israeliti e presso il faraone re d'Egitto, per far uscire gli
Israeliti dal paese d'Egitto.
[14] Questi sono i capi delle loro famiglie. Figli di Ruben, primogenito
d'Israele: Enoch, Pallu, Chezron e Carmi; queste sono le famiglie di
Ruben.
[15] Figli di Simeone: Iemuel, Iamin, Oad, Iachin, Socar e Saul, figlio
della Cananea; queste sono le famiglie di Simeone.
[16] Questi sono i nomi dei figli di Levi secondo le loro generazioni:
Gherson, Keat, Merari. Ora gli anni della vita di Levi furono
centotrentasette.
[17] Figli di Gherson: Libni e Simei secondo le loro famiglie.
[18] Figli di Keat: Amran, Isear, Ebron e Uzziel. Ora gli anni della
vita di Keat furono centotrentatré.
[19] Figli di Merari: Macli e Musi; queste sono le famiglie di Levi
secondo le loro generazioni.
[20] Amram prese in moglie Iochebed, sua zia, la quale gli partorì
Aronne e Mosè. Ora gli anni della vita di Amram furono
centotrentasette.
[21] Figli di Isear: Core, Nefeg e Zicri.
[22] Figli di Uzziel: Misael, Elsafan, Sitri.
[23] Aronne prese in moglie Elisabetta, figlia di Amminadab, sorella di
Nacason, dalla quale ebbe i figli Nadab, Abiu, Eleazaro e Itamar.
[24] Figli di Core: Assir, Elkana e Abiasaf; queste sono le famiglie dei
Coreiti.
[25] Eleazaro, figlio di Aronne, prese in moglie una figlia di Putiel,
la quale gli partorì Pincas. Questi sono i capi delle casate dei
leviti, ordinati con le loro famiglie.
[26] Sono questi quell'Aronne e quel Mosè ai quali il Signore disse:
"Fate uscire dal paese d'Egitto gli Israeliti, secondo le loro
schiere!".
[27] Questi dissero al faraone re d'Egitto di lasciar uscire dall'Egitto
gli Israeliti: Sono Mosè e Aronne.
[28] Questo avvenne quando il Signore parlò a Mosè nel paese di
Egitto:
[29] il Signore disse a Mosè: "Io sono il Signore! Riferisci al
faraone, re d'Egitto, quanto io ti dico".
[30] Mosè disse alla presenza del Signore: "Ecco ho la parola
impacciata e come il faraone vorrà ascoltarmi?".
7
[1] Il
Signore disse a Mosè: "Vedi, io ti ho posto a far le veci di Dio
per il faraone: Aronne, tuo fratello, sarà il tuo profeta.
[2] Tu gli dirai quanto io ti ordinerò: Aronne, tuo fratello, parlerà
al faraone perché lasci partire gli Israeliti dal suo paese.
[3] Ma io indurirò il cuore del faraone e moltiplicherò i miei segni e
i miei prodigi nel paese d'Egitto.
[4] Il faraone non vi ascolterà e io porrò la mano contro l'Egitto e
farò così uscire dal paese d'Egitto le mie schiere, il mio popolo
degli Israeliti, con l'intervento di grandi castighi.
[5] Allora gli Egiziani sapranno che io sono il Signore, quando stenderò
la mano contro l'Egitto e farò uscire di mezzo a loro gli
Israeliti!".
[6] Mosè e Aronne eseguirono quanto il Signore aveva loro comandato;
operarono esattamente così.
[7] Mosè aveva ottant'anni e Aronne ottantatré, quando parlarono al
faraone.
[8] Il Signore disse a Mosè e ad Aronne:
[9] "Quando il faraone vi chiederà: Fate un prodigio a vostro
sostegno! tu dirai ad Aronne: Prendi il bastone e gettalo davanti al
faraone e diventerà un serpente!".
[10] Mosè e Aronne vennero dunque dal faraone ed eseguirono quanto il
Signore aveva loro comandato: Aronne gettò il bastone davanti al
faraone e davanti ai suoi servi ed esso divenne un serpente.
[11] Allora il faraone convocò i sapienti e gli incantatori, e anche i
maghi dell'Egitto, con le loro magie, operarono la stessa cosa.
[12] Gettarono ciascuno il suo bastone e i bastoni divennero serpenti.
Ma il bastone di Aronne inghiottì i loro bastoni.
[13] Però il cuore del faraone si ostinò e non diede loro ascolto,
secondo quanto aveva predetto il Signore.
[14] Poi il Signore disse a Mosè: "Il cuore del faraone è
irremovibile: si è rifiutato di lasciar partire il popolo.
[15] Và dal faraone al mattino quando uscirà verso le acque. Tu starai
davanti a lui sulla riva del Nilo, tenendo in mano il bastone che si è
cambiato in serpente.
[16] Gli riferirai: Il Signore, il Dio degli Ebrei, mi ha inviato a
dirti: Lascia partire il mio popolo, perché possa servirmi nel deserto;
ma tu finora non hai obbedito.
[17] Dice il Signore: Da questo fatto saprai che io sono il Signore;
ecco, con il bastone che ho in mano io batto un colpo sulle acque che
sono nel Nilo: esse si muteranno in sangue.
[18] I pesci che sono nel Nilo moriranno e il Nilo ne diventerà fetido,
così che gli Egiziani non potranno più bere le acque del Nilo!".
[19] Il Signore disse a Mosè: "Comanda ad Aronne: Prendi il tuo
bastone e stendi la mano sulle acque degli Egiziani, sui loro fiumi,
canali, stagni, e su tutte le loro raccolte di acqua; diventino sangue,
e ci sia sangue in tutto il paese d'Egitto, perfino nei recipienti di
legno e di pietra!".
[20] Mosè e Aronne eseguirono quanto aveva ordinato il Signore: Aronne
alzò il bastone e percosse le acque che erano nel Nilo sotto gli occhi
del faraone e dei suoi servi. Tutte le acque che erano nel Nilo si
mutarono in sangue.
[21] I pesci che erano nel Nilo morirono e il Nilo ne divenne fetido,
così che gli Egiziani non poterono più berne le acque. Vi fu sangue in
tutto il paese d'Egitto.
[22] Ma i maghi dell'Egitto, con le loro magie, operarono la stessa
cosa. Il cuore del faraone si ostinò e non diede loro ascolto, secondo
quanto aveva predetto il Signore.
[23] Il faraone voltò le spalle e rientrò nella sua casa e non tenne
conto neppure di questo fatto.
[24] Tutti gli Egiziani scavarono allora nei dintorni del Nilo per
attingervi acqua da bere, perché non potevano bere le acque del Nilo.
[25] Sette giorni trascorsero dopo che il Signore aveva colpito il Nilo.
[26] Poi il Signore disse a Mosè: "Và a riferire al faraone: Dice
il Signore: Lascia andare il mio popolo perché mi possa servire!
[27] Se tu rifiuti di lasciarlo andare, ecco, io colpirò tutto il tuo
territorio con le rane:
[28] il Nilo comincerà a pullulare di rane; esse usciranno, ti
entreranno in casa, nella camera dove dormi e sul tuo letto, nella casa
dei tuoi ministri e tra il tuo popolo, nei tuoi forni e nelle tue madie.
[29] Contro di te e contro tutti i tuoi ministri usciranno le
rane".
8
[1] Il
Signore disse a Mosè: "Comanda ad Aronne: Stendi la mano con il
tuo bastone sui fiumi, sui canali e sugli stagni e fà uscire le rane
sul paese d'Egitto!".
[2] Aronne stese la mano sulle acque d'Egitto e le rane uscirono e
coprirono il paese d'Egitto.
[3] Ma i maghi, con le loro magie, operarono la stessa cosa e fecero
uscire le rane sul paese d'Egitto.
[4] Il faraone fece chiamare Mosè e Aronne e disse: "Pregate il
Signore, perché allontani le rane da me e dal mio popolo; io lascerò
andare il popolo, perché possa sacrificare al Signore!".
[5] Mosè disse al faraone: "Fammi l'onore di comandarmi per quando
io devo pregare in favore tuo e dei tuoi ministri e del tuo popolo, per
liberare dalle rane te e le tue case, in modo che ne rimangano soltanto
nel Nilo".
[6] Rispose: "Per domani". Riprese: "Secondo la tua
parola! Perché tu sappia che non esiste nessuno pari al Signore, nostro
Dio,
[7] le rane si ritireranno da te e dalle tue case, dai tuoi servitori e
dal tuo popolo: ne rimarranno soltanto nel Nilo".
[8] Mosè e Aronne si allontanarono dal faraone e Mosè supplicò il
Signore riguardo alle rane, che aveva mandate contro il faraone.
[9] Il Signore operò secondo la parola di Mosè e le rane morirono
nelle case, nei cortili e nei campi.
[10] Le raccolsero in tanti mucchi e il paese ne fu ammorbato.
[11] Ma il faraone vide ch'era intervenuto il sollievo, si ostinò e non
diede loro ascolto, secondo quanto aveva predetto il Signore.
[12] Quindi il Signore disse a Mosè: "Comanda ad Aronne: Stendi il
tuo bastone, percuoti la polvere della terra: essa si muterà in zanzare
in tutto il paese d'Egitto".
[13] Così fecero: Aronne stese la mano con il suo bastone, colpì la
polvere della terra e infierirono le zanzare sugli uomini e sulle
bestie; tutta la polvere del paese si era mutata in zanzare in tutto
l'Egitto.
[14] I maghi fecero la stessa cosa con le loro magie, per produrre
zanzare, ma non riuscirono e le zanzare infierivano sugli uomini e sulle
bestie.
[15] Allora i maghi dissero al faraone: "È il dito di Dio!".
Ma il cuore del faraone si ostinò e non diede ascolto, secondo quanto
aveva predetto il Signore.
[16] Poi il Signore disse a Mosè: "Alzati di buon mattino e
presentati al faraone quando andrà alle acque; gli riferirai: Dice il
Signore: Lascia partire il mio popolo, perché mi possa servire!
[17] Se tu non lasci partire il mio popolo, ecco manderò su di te, sui
tuoi ministri, sul tuo popolo e sulle tue case i mosconi: le case degli
Egiziani saranno piene di mosconi e anche il suolo sul quale essi si
trovano.
[18] Ma in quel giorno io eccettuerò il paese di Gosen, dove dimora il
mio popolo, in modo che là non vi siano mosconi, perché tu sappia che
io, il Signore, sono in mezzo al paese!
[19] Così farò distinzione tra il mio popolo e il tuo popolo. Domani
avverrà questo segno".
[20] Così fece il Signore: una massa imponente di mosconi entrò nella
casa del faraone, nella casa dei suoi ministri e in tutto il paese
d'Egitto; la regione era devastata a causa dei mosconi.
[21] Il faraone fece chiamare Mosè e Aronne e disse: "Andate a
sacrificare al vostro Dio nel paese!".
[22] Ma rispose Mosè: "Non è opportuno far così perché quello
che noi sacrifichiamo al Signore, nostro Dio, è abominio per gli
Egiziani. Se noi facciamo un sacrificio abominevole agli Egiziani sotto
i loro occhi, forse non ci lapideranno?
[23] Andremo nel deserto, a tre giorni di cammino, e sacrificheremo al
Signore, nostro Dio, secondo quanto egli ci ordinerà!".
[24] Allora il faraone replicò: "Vi lascerò partire e potrete
sacrificare al Signore nel deserto. Ma non andate troppo lontano e
pregate per me".
[25] Rispose Mosè: "Ecco, uscirò dalla tua presenza e pregherò
il Signore; domani i mosconi si ritireranno dal faraone, dai suoi
ministri e dal suo popolo. Però il faraone cessi di burlarsi di noi,
non lasciando partire il popolo, perché possa sacrificare al
Signore!".
[26] Mosè si allontanò dal faraone e pregò il Signore.
[27] Il Signore agì secondo la parola di Mosè e allontanò i mosconi
dal faraone, dai suoi ministri e dal suo popolo: non ne restò neppure
uno.
[28] Ma il faraone si ostinò anche questa volta e non lasciò partire
il popolo.
9
[1]
Allora il Signore si rivolse a Mosè: "Và a riferire al faraone:
Dice il Signore, il Dio degli Ebrei: Lascia partire il mio popolo, perché
mi possa servire!
[2] Se tu rifiuti di lasciarlo partire e lo trattieni ancora,
[3] ecco la mano del Signore viene sopra il tuo bestiame che è nella
campagna, sopra i cavalli, gli asini, i cammelli, sopra gli armenti e le
greggi, con una peste assai grave!
[4] Ma il Signore farà distinzione tra il bestiame di Israele e quello
degli Egiziani, così che niente muoia di quanto appartiene agli
Israeliti".
[5] Il Signore fissò la data, dicendo: "Domani il Signore compirà
questa cosa nel paese!".
[6] Appunto il giorno dopo, il Signore compì questa cosa: morì tutto
il bestiame degli Egiziani, ma del bestiame degli Israeliti non morì
neppure un capo.
[7] Il faraone mandò a vedere ed ecco neppur un capo era morto del
bestiame d'Israele. Ma il cuore del faraone rimase ostinato e non lasciò
partire il popolo.
[8] Il Signore disse a Mosè e ad Aronne: "Procuratevi una manciata
di fuliggine di fornace: Mosè la getterà in aria sotto gli occhi del
faraone.
[9] Essa diventerà un pulviscolo diffuso su tutto il paese d'Egitto e
produrrà, sugli uomini e sulle bestie, un'ulcera con pustole, in tutto
il paese d'Egitto".
[10] Presero dunque fuliggine di fornace, si posero alla presenza del
faraone, Mosè la gettò in aria ed essa produsse ulcere pustolose, con
eruzioni su uomini e bestie.
[11] I maghi non poterono stare alla presenza di Mosè a causa delle
ulcere che li avevano colpiti come tutti gli Egiziani.
[12] Ma il Signore rese ostinato il cuore del faraone, il quale non
diede loro ascolto, come il Signore aveva predetto a Mosè.
[13] Poi il Signore disse a Mosè: "Alzati di buon mattino,
presentati al faraone e annunziagli: Dice il Signore, il Dio degli
Ebrei: Lascia partire il mio popolo, perché mi possa servire!
[14] Perché questa volta io mando tutti i miei flagelli contro di te,
contro i tuoi ministri e contro il tuo popolo, perché tu sappia che
nessuno è come me su tutta la terra.
[15] Se fin da principio io avessi steso la mano per colpire te e il tuo
popolo con la peste, tu saresti ormai cancellato dalla terra;
[16] invece ti ho lasciato vivere, per dimostrarti la mia potenza e per
manifestare il mio nome in tutta la terra.
[17] Ancora ti opponi al mio popolo e non lo lasci partire!
[18] Ecco, io faccio cadere domani a questa stessa ora una grandine
violentissima come non c'era mai stata in Egitto dal giorno della sua
fondazione fino ad oggi.
[19] Manda dunque fin d'ora a mettere al riparo il tuo bestiame e quanto
hai in campagna. Su tutti gli uomini e su tutti gli animali che si
trovano in campagna e che non saranno ricondotti in casa, scenderà la
grandine ed essi moriranno".
[20] Chi tra i ministri del faraone temeva il Signore fece ricoverare
nella casa i suoi schiavi e il suo bestiame;
[21] chi invece non diede retta alla parola del Signore lasciò schiavi
e bestiame in campagna.
[22] Il Signore disse a Mosè: "Stendi la mano verso il cielo: vi
sia grandine in tutto il paese di Egitto, sugli uomini, sulle bestie e
su tutte le erbe dei campi nel paese di Egitto!".
[23] Mosè stese il bastone verso il cielo e il Signore mandò tuoni e
grandine; un fuoco guizzò sul paese e il Signore fece piovere grandine
su tutto il paese d'Egitto.
[24] Ci furono grandine e folgori in mezzo alla grandine: grandinata così
violenta non vi era mai stata in tutto il paese d'Egitto, dal tempo in
cui era diventato nazione!
[25] La grandine colpì, in tutto il paese d'Egitto, quanto era nella
campagna: uomini e bestie; la grandine colpì anche tutta l'erba della
campagna e schiantò tutti gli alberi della campagna.
[26] Soltanto nel paese di Gosen, dove stavano gli Israeliti, non vi fu
grandine.
[27] Allora il faraone mandò a chiamare Mosè e Aronne e disse loro:
"Questa volta ho peccato: il Signore ha ragione; io e il mio popolo
siamo colpevoli.
[28] Pregate il Signore: basta con i tuoni e la grandine! Vi lascerò
partire e non resterete qui più oltre".
[29] Mosè gli rispose: "Quando sarò uscito dalla città, stenderò
le mani verso il Signore: i tuoni cesseranno e non vi sarà più
grandine, perché tu sappia che la terra è del Signore.
[30] Ma quanto a te e ai tuoi ministri, io so che ancora non temerete il
Signore Dio".
[31] Ora il lino e l'orzo erano stati colpiti, perché l'orzo era in
spiga e il lino in fiore;
[32] ma il grano e la spelta non erano stati colpiti, perché tardivi.
[33] Mosè si allontanò dal faraone e dalla città; stese allora le
mani verso il Signore: i tuoni e la grandine cessarono e la pioggia non
si rovesciò più sulla terra.
[34] Il faraone vide che la pioggia era cessata, come anche la grandine
e i tuoni, e allora continuò a peccare e si ostinò, insieme con i suoi
ministri.
[35] Il cuore del faraone si ostinò ed egli non lasciò partire gli
Israeliti, come aveva predetto il Signore per mezzo di Mosè.
10
[1]
Allora il Signore disse a Mosè: "Và dal faraone, perché io ho
reso irremovibile il suo cuore e il cuore dei suoi ministri, per operare
questi miei prodigi in mezzo a loro
[2] e perché tu possa raccontare e fissare nella memoria di tuo figlio
e di tuo nipote come io ho trattato gli Egiziani e i segni che ho
compiuti in mezzo a loro e così saprete che io sono il Signore!".
[3] Mosè e Aronne entrarono dal faraone e gli dissero: "Dice il
Signore, il Dio degli Ebrei: Fino a quando rifiuterai di piegarti
davanti a me? Lascia partire il mio popolo, perché mi possa servire.
[4] Se tu rifiuti di lasciar partire il mio popolo, ecco io manderò da
domani le cavallette sul tuo territorio.
[5] Esse copriranno il paese, così da non potersi più vedere il suolo:
divoreranno ciò che è rimasto, che vi è stato lasciato dalla
grandine, e divoreranno ogni albero che germoglia nella vostra campagna.
[6] Riempiranno le tue case, le case di tutti i tuoi ministri e le case
di tutti gli Egiziani, cosa che non videro i tuoi padri, né i padri dei
tuoi padri, da quando furono su questo suolo fino ad oggi!". Poi
voltarono le spalle e uscirono dalla presenza del faraone.
[7] I ministri del faraone gli dissero: "Fino a quando costui
resterà tra noi come una trappola? Lascia partire questa gente perché
serva il Signore suo Dio! Non sai ancora che l'Egitto va in
rovina?".
[8] Mosè e Aronne furono richiamati presso il faraone, che disse loro:
"Andate, servite il Signore, vostro Dio! Ma chi sono quelli che
devono partire?".
[9] Mosè disse: "Andremo con i nostri giovani e i nostri vecchi,
con i figli e le figlie, con il nostro bestiame e le nostre greggi perché
per noi è una festa del Signore".
[10] Rispose: "Il Signore sia con voi, come io intendo lasciar
partire voi e i vostri bambini! Ma badate che voi avete di mira un
progetto malvagio.
[11] Così non va! Partite voi uomini e servite il Signore, se davvero
voi cercate questo!". Li allontanarono dal faraone.
[12] Allora il Signore disse a Mosè: "Stendi la mano sul paese
d'Egitto per mandare le cavallette: assalgano il paese d'Egitto e
mangino ogni erba di quanto la grandine ha risparmiato!".
[13] Mosè stese il bastone sul paese di Egitto e il Signore diresse sul
paese un vento d'oriente per tutto quel giorno e tutta la notte. Quando
fu mattina, il vento di oriente aveva portato le cavallette.
[14] Le cavallette assalirono tutto il paese d'Egitto e vennero a
posarsi in tutto il territorio d'Egitto. Fu una cosa molto grave: tante
non ve n'erano mai state prima, né vi furono in seguito.
[15] Esse coprirono tutto il paese, così che il paese ne fu oscurato;
divorarono ogni erba della terra e ogni frutto d'albero che la grandine
aveva risparmiato: nulla di verde rimase sugli alberi e delle erbe dei
campi in tutto il paese di Egitto.
[16] Il faraone allora convocò in fretta Mosè e Aronne e disse:
"Ho peccato contro il Signore, vostro Dio, e contro di voi.
[17] Ma ora perdonate il mio peccato anche questa volta e pregate il
Signore vostro Dio perché almeno allontani da me questa morte!".
[18] Egli si allontanò dal faraone e pregò il Signore.
[19] Il Signore cambiò la direzione del vento e lo fece soffiare dal
mare con grande forza: esso portò via le cavallette e le abbatté nel
Mare Rosso; neppure una cavalletta rimase in tutto il territorio di
Egitto.
[20] Ma il Signore rese ostinato il cuore del faraone, il quale non
lasciò partire gli Israeliti.
[21] Poi il Signore disse a Mosè: "Stendi la mano verso il cielo:
verranno tenebre sul paese di Egitto, tali che si potranno
palpare!".
[22] Mosè stese la mano verso il cielo: vennero dense tenebre su tutto
il paese d'Egitto, per tre giorni.
[23] Non si vedevano più l'un l'altro e per tre giorni nessuno si potè
muovere dal suo posto. Ma per tutti gli Israeliti vi era luce là dove
abitavano.
[24] Allora il faraone convocò Mosè e disse: "Partite, servite il
Signore! Solo rimanga il vostro bestiame minuto e grosso! Anche i vostri
bambini potranno partire con voi".
[25] Rispose Mosè: "Anche tu metterai a nostra disposizione
sacrifici e olocausti e noi li offriremo al Signore nostro Dio.
[26] Anche il nostro bestiame partirà con noi: neppure un'unghia ne
resterà qui. Perché da esso noi dobbiamo prelevare le vittime per
servire il Signore, nostro Dio, e noi non sapremo come servire il
Signore finché non saremo arrivati in quel luogo".
[27] Ma il Signore rese ostinato il cuore del faraone, il quale non
volle lasciarli partire.
[28] Gli rispose dunque il faraone: "Vattene da me! Guardati dal
ricomparire davanti a me, perché quando tu rivedrai la mia faccia
morirai".
[29] Mosè disse: "Hai parlato bene: non vedrò più la tua
faccia!".
11
[1] Il
Signore disse a Mosè: "Ancora una piaga manderò contro il faraone
e l'Egitto; dopo, egli vi lascerà partire di qui. Vi lascerà partire
senza restrizione, anzi vi caccerà via di qui.
[2] Dì dunque al popolo, che ciascuno dal suo vicino e ciascuna dalla
sua vicina si facciano dare oggetti d'argento e oggetti d'oro".
[3] Ora il Signore fece sì che il popolo trovasse favore agli occhi
degli Egiziani. Inoltre Mosè era un uomo assai considerato nel paese
d'Egitto, agli occhi dei ministri del faraone e del popolo.
[4] Mosè riferì: "Dice il Signore: Verso la metà della notte io
uscirò attraverso l'Egitto:
[5] morirà ogni primogenito nel paese di Egitto, dal primogenito del
faraone che siede sul trono fino al primogenito della schiava che sta
dietro la mola, e ogni primogenito del bestiame.
[6] Un grande grido si alzerà in tutto il paese di Egitto, quale non vi
fu mai e quale non si ripeterà mai più.
[7] Ma contro tutti gli Israeliti neppure un cane punterà la lingua, né
contro uomini, né contro bestie, perché sappiate che il Signore fa
distinzione tra l'Egitto e Israele.
[8] Tutti questi tuoi servi scenderanno a me e si prostreranno davanti a
me, dicendo: Esci tu e tutto il popolo che ti segue! Dopo, io uscirò!".
Mosè acceso di collera, si allontanò dal faraone.
[9] Il Signore aveva appunto detto a Mosè: "Il faraone non vi
ascolterà, perché si moltiplichino i miei prodigi nel paese
d'Egitto".
[10] Mosè e Aronne avevano fatto tutti questi prodigi davanti al
faraone; ma il Signore aveva reso ostinato il cuore del faraone, il
quale non lasciò partire gli Israeliti dal suo paese.
12
[1] Il
Signore disse a Mosè e ad Aronne nel paese d'Egitto:
[2] "Questo mese sarà per voi l'inizio dei mesi, sarà per voi il
primo mese dell'anno.
[3] Parlate a tutta la comunità di Israele e dite: Il dieci di questo
mese ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa.
[4] Se la famiglia fosse troppo piccola per consumare un agnello, si
assocerà al suo vicino, al più prossimo della casa, secondo il numero
delle persone; calcolerete come dovrà essere l'agnello, secondo quanto
ciascuno può mangiarne.
[5] Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, nato nell'anno;
potrete sceglierlo tra le pecore o tra le capre
[6] e lo serberete fino al quattordici di questo mese: allora tutta
l'assemblea della comunità d'Israele lo immolerà al tramonto.
[7] Preso un pò del suo sangue, lo porranno sui due stipiti e
sull'architrave delle case, in cui lo dovranno mangiare.
[8] In quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco; la
mangeranno con azzimi e con erbe amare.
[9] Non lo mangerete crudo, né bollito nell'acqua, ma solo arrostito al
fuoco con la testa, le gambe e le viscere.
[10] Non ne dovete far avanzare fino al mattino: quello che al mattino
sarà avanzato lo brucerete nel fuoco.
[11] Ecco in qual modo lo mangerete: con i fianchi cinti, i sandali ai
piedi, il bastone in mano; lo mangerete in fretta. È la pasqua del
Signore!
[12] In quella notte io passerò per il paese d'Egitto e colpirò ogni
primogenito nel paese d'Egitto, uomo o bestia; così farò giustizia di
tutti gli dei dell'Egitto. Io sono il Signore!
[13] Il sangue sulle vostre case sarà il segno che voi siete dentro: io
vedrò il sangue e passerò oltre, non vi sarà per voi flagello di
sterminio, quando io colpirò il paese d'Egitto.
[14] Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa
del Signore: di generazione in generazione, lo celebrerete come un rito
perenne.
[15] Per sette giorni voi mangerete azzimi.
Gia dal primo giorno farete sparire il lievito dalle vostre case, perché
chiunque mangerà del lievitato dal giorno primo al giorno settimo,
quella persona sarà eliminata da Israele.
[16] Nel primo giorno avrete una convocazione sacra; nel settimo giorno
una convocazione sacra: durante questi giorni non si farà alcun lavoro;
potrà esser preparato solo ciò che deve essere mangiato da ogni
persona.
[17] Osservate gli azzimi, perché in questo stesso giorno io ho fatto
uscire le vostre schiere dal paese d'Egitto; osserverete questo giorno
di generazione in generazione come rito perenne.
[18] Nel primo mese, il giorno quattordici del mese, alla sera, voi
mangerete azzimi fino al ventuno del mese, alla sera.
[19] Per sette giorni non si troverà lievito nelle vostre case, perché
chiunque mangerà del lievito, sarà eliminato dalla comunità di
Israele, forestiero o nativo del paese.
[20] Non mangerete nulla di lievitato; in tutte le vostre dimore
mangerete azzimi".
[21] Mosè convocò tutti gli anziani d'Israele e disse loro:
"Andate a procurarvi un capo di bestiame minuto per ogni vostra
famiglia e immolate la pasqua.
[22] Prenderete un fascio di issòpo, lo intingerete nel sangue che sarà
nel catino e spruzzerete l'architrave e gli stipiti con il sangue del
catino. Nessuno di voi uscirà dalla porta della sua casa fino al
mattino.
[23] Il Signore passerà per colpire l'Egitto, vedrà il sangue
sull'architrave e sugli stipiti: allora il Signore passerà oltre la
porta e non permetterà allo sterminatore di entrare nella vostra casa
per colpire.
[24] Voi osserverete questo comando come un rito fissato per te e per i
tuoi figli per sempre.
[25] Quando poi sarete entrati nel paese che il Signore vi darà, come
ha promesso, osserverete questo rito.
[26] Allora i vostri figli vi chiederanno: Che significa questo atto di
culto?
[27] Voi direte loro: È il sacrificio della pasqua per il Signore, il
quale è passato oltre le case degli Israeliti in Egitto, quando colpì
l'Egitto e salvò le nostre case".
Il popolo si inginocchiò e si prostrò.
[28] Poi gli Israeliti se ne andarono ed eseguirono ciò che il Signore
aveva ordinato a Mosè e ad Aronne; in tal modo essi fecero.
[29] A mezzanotte il Signore percosse ogni primogenito nel paese
d'Egitto, dal primogenito del faraone che siede sul trono fino al
primogenito del prigioniero nel carcere sotterraneo, e tutti i
primogeniti del bestiame.
[30] Si alzò il faraone nella notte e con lui i suoi ministri e tutti
gli Egiziani; un grande grido scoppiò in Egitto, perché non c'era casa
dove non ci fosse un morto!
[31] Il faraone convocò Mosè e Aronne nella notte e disse:
"Alzatevi e abbandonate il mio popolo, voi e gli Israeliti! Andate
a servire il Signore come avete detto.
[32] Prendete anche il vostro bestiame e le vostre greggi, come avete
detto, e partite! Benedite anche me!".
[33] Gli Egiziani fecero pressione sul popolo, affrettandosi a mandarli
via dal paese, perché dicevano: "Stiamo per morire tutti!".
[34] Il popolo portò con sé la pasta prima che fosse lievitata,
recando sulle spalle le madie avvolte nei mantelli.
[35] Gli Israeliti eseguirono l'ordine di Mosè e si fecero dare dagli
Egiziani oggetti d'argento e d'oro e vesti.
[36] Il Signore fece sì che il popolo trovasse favore agli occhi degli
Egiziani, i quali annuirono alle loro richieste. Così essi spogliarono
gli Egiziani.
[37] Gli Israeliti partirono da Ramses alla volta di Succot, in numero
di seicentomila uomini capaci di camminare, senza contare i bambini.
[38] Inoltre una grande massa di gente promiscua partì con loro e
insieme greggi e armenti in gran numero.
[39] Fecero cuocere la pasta che avevano portata dall'Egitto in forma di
focacce azzime, perché non era lievitata: erano infatti stati scacciati
dall'Egitto e non avevano potuto indugiare; neppure si erano procurati
provviste per il viaggio.
[40] Il tempo durante il quale gli Israeliti abitarono in Egitto fu di
quattrocentotrent'anni.
[41] Al termine dei quattrocentotrent'anni, proprio in quel giorno,
tutte le schiere del Signore uscirono dal paese d'Egitto.
[42] Notte di veglia fu questa per il Signore per farli uscire dal paese
d'Egitto. Questa sarà una notte di veglia in onore del Signore per
tutti gli Israeliti, di generazione in generazione.
[43] Il Signore disse a Mosè e ad Aronne: "Questo è il rito della
pasqua: nessun straniero ne deve mangiare.
[44] Quanto a ogni schiavo acquistato con denaro, lo circonciderai e
allora ne potrà mangiare.
[45] L'avventizio e il mercenario non ne mangeranno.
[46] In una sola casa si mangerà: non ne porterai la carne fuori di
casa; non ne spezzerete alcun osso.
[47] Tutta la comunità d'Israele la celebrerà.
[48] Se un forestiero è domiciliato presso di te e vuol celebrare la
pasqua del Signore, sia circonciso ogni suo maschio: allora si accosterà
per celebrarla e sarà come un nativo del paese. Ma nessun non
circonciso ne deve mangiare.
[49] Vi sarà una sola legge per il nativo e per il forestiero, che è
domiciliato in mezzo a voi".
[50] Tutti gli Israeliti fecero così; come il Signore aveva ordinato a
Mosè e ad Aronne, in tal modo operarono.
[51] Proprio in quel giorno il Signore fece uscire gli Israeliti dal
paese d'Egitto, ordinati secondo le loro schiere.
13
[1] Il
Signore disse a Mosè:
[2] "Consacrami ogni primogenito, il primo parto di ogni madre tra
gli Israeliti - di uomini o di animali -: esso appartiene a me".
[3] Mosè disse al popolo: "Ricordati di questo giorno, nel quale
siete usciti dall'Egitto, dalla condizione servile, perché con mano
potente il Signore vi ha fatti uscire di là: non si mangi ciò che è
lievitato.
[4] Oggi voi uscite nel mese di Abib.
[5] Quando il Signore ti avrà fatto entrare nel paese del Cananeo,
dell'Hittita, dell'Amorreo, dell'Eveo e del Gebuseo, che ha giurato ai
tuoi padri di dare a te, terra dove scorre latte e miele, allora tu
compirai questo rito in questo mese.
[6] Per sette giorni mangerai azzimi.
Nel settimo vi sarà una festa in onore del Signore.
[7] Nei sette giorni si mangeranno azzimi e non ci sarà presso di te ciò
che è lievitato; non ci sarà presso di te il lievito, entro tutti i
tuoi confini.
[8] In quel giorno tu istruirai tuo figlio: È a causa di quanto ha
fatto il Signore per me, quando sono uscito dall'Egitto.
[9] Sarà per te segno sulla tua mano e ricordo fra i tuoi occhi, perché
la legge del Signore sia sulla tua bocca. Con mano potente infatti il
Signore ti ha fatto uscire dall'Egitto.
[10] Osserverai questo rito alla sua ricorrenza ogni anno.
[11] Quando il Signore ti avrà fatto entrare nel paese del Cananeo,
come ha giurato a te e ai tuoi padri, e te lo avrà dato in possesso,
[12] tu riserverai per il Signore ogni primogenito del seno materno;
ogni primo parto del bestiame, se di sesso maschile, appartiene al
Signore.
[13] Riscatterai ogni primo parto dell'asino mediante un capo di
bestiame minuto; se non lo riscatti, gli spaccherai la nuca. Riscatterai
ogni primogenito dell'uomo tra i tuoi figli.
[14] Quando tuo figlio domani ti chiederà: Che significa ciò?, tu gli
risponderai: Con braccio potente il Signore ci ha fatti uscire
dall'Egitto, dalla condizione servile.
[15] Poiché il faraone si ostinava a non lasciarci partire, il Signore
ha ucciso ogni primogenito nel paese d'Egitto, i primogeniti degli
uomini e i primogeniti del bestiame. Per questo io sacrifico al Signore
ogni primo frutto del seno materno, se di sesso maschile, e riscatto
ogni primogenito dei miei figli.
[16] Questo sarà un segno sulla tua mano, sarà un ornamento fra i tuoi
occhi, per ricordare che con braccio potente il Signore ci ha fatti
uscire dall'Egitto".
[17] Quando il faraone lasciò partire il popolo, Dio non lo condusse
per la strada del paese dei Filistei, benché fosse più corta, perché
Dio pensava: "Altrimenti il popolo, vedendo imminente la guerra,
potrebbe pentirsi e tornare in Egitto".
[18] Dio guidò il popolo per la strada del deserto verso il Mare Rosso.
Gli Israeliti, ben armati uscivano dal paese d'Egitto.
[19] Mosè prese con sé le ossa di Giuseppe, perché questi aveva fatto
giurare solennemente gli Israeliti: "Dio, certo, verrà a
visitarvi; voi allora vi porterete via le mie ossa".
[20] Partirono da Succot e si accamparono a Etam, sul limite del
deserto.
[21] Il Signore marciava alla loro testa di giorno con una colonna di
nube, per guidarli sulla via da percorrere, e di notte con una colonna
di fuoco per far loro luce, così che potessero viaggiare giorno e
notte.
[22] Di giorno la colonna di nube non si ritirava mai dalla vista del
popolo, né la colonna di fuoco durante la notte.
14
[1] Il
Signore disse a Mosè:
[2] "Comanda agli Israeliti che tornino indietro e si accampino
davanti a Pi-Achirot, tra Migdol e il mare, davanti a Baal-Zefon; di
fronte ad esso vi accamperete presso il mare.
[3] Il faraone penserà degli Israeliti: Vanno errando per il paese; il
deserto li ha bloccati!
[4] Io renderò ostinato il cuore del faraone ed egli li inseguirà; io
dimostrerò la mia gloria contro il faraone e tutto il suo esercito, così
gli Egiziani sapranno che io sono il Signore!".
Essi fecero in tal modo.
[5] Quando fu riferito al re d'Egitto che il popolo era fuggito, il
cuore del faraone e dei suoi ministri si rivolse contro il popolo.
Dissero: "Che abbiamo fatto, lasciando partire Israele, così che
più non ci serva!".
[6] Attaccò allora il cocchio e prese con sé i suoi soldati.
[7] Prese poi seicento carri scelti e tutti i carri di Egitto con i
combattenti sopra ciascuno di essi.
[8] Il Signore rese ostinato il cuore del faraone, re di Egitto, il
quale inseguì gli Israeliti mentre gli Israeliti uscivano a mano
alzata.
[9] Gli Egiziani li inseguirono e li raggiunsero, mentre essi stavano
accampati presso il mare: tutti i cavalli e i carri del faraone, i suoi
cavalieri e il suo esercito si trovarono presso Pi-Achirot, davanti a
Baal-Zefon.
[10] Quando il faraone fu vicino, gli Israeliti alzarono gli occhi:
ecco, gli Egiziani muovevano il campo dietro di loro! Allora gli
Israeliti ebbero grande paura e gridarono al Signore.
[11] Poi dissero a Mosè: "Forse perché non c'erano sepolcri in
Egitto ci hai portati a morire nel deserto? Che hai fatto, portandoci
fuori dall'Egitto?
[12] Non ti dicevamo in Egitto: Lasciaci stare e serviremo gli Egiziani,
perché è meglio per noi servire l'Egitto che morire nel
deserto?".
[13] Mosè rispose: "Non abbiate paura! Siate forti e vedrete la
salvezza che il Signore oggi opera per voi; perché gli Egiziani che voi
oggi vedete, non li rivedrete mai più!
[14] Il Signore combatterà per voi, e voi starete tranquilli".
[15] Il Signore disse a Mosè: "Perché gridi verso di me? Ordina
agli Israeliti di riprendere il cammino.
[16] Tu intanto alza il bastone, stendi la mano sul mare e dividilo,
perché gli Israeliti entrino nel mare all'asciutto.
[17] Ecco io rendo ostinato il cuore degli Egiziani, così che entrino
dietro di loro e io dimostri la mia gloria sul faraone e tutto il suo
esercito, sui suoi carri e sui suoi cavalieri.
[18] Gli Egiziani sapranno che io sono il Signore, quando dimostrerò la
mia gloria contro il faraone, i suoi carri e i suoi cavalieri".
[19] L'angelo di Dio, che precedeva l'accampamento d'Israele, cambiò
posto e passò indietro. Anche la colonna di nube si mosse e dal davanti
passò indietro.
[20] Venne così a trovarsi tra l'accampamento degli Egiziani e quello
d'Israele. Ora la nube era tenebrosa per gli uni, mentre per gli altri
illuminava la notte; così gli uni non poterono avvicinarsi agli altri
durante tutta la notte.
[21] Allora Mosè stese la mano sul mare. E il Signore durante tutta la
notte, risospinse il mare con un forte vento d'oriente, rendendolo
asciutto; le acque si divisero.
[22] Gli Israeliti entrarono nel mare asciutto, mentre le acque erano
per loro una muraglia a destra e a sinistra.
[23] Gli Egiziani li inseguirono con tutti i cavalli del faraone, i suoi
carri e i suoi cavalieri, entrando dietro di loro in mezzo al mare.
[24] Ma alla veglia del mattino il Signore dalla colonna di fuoco e di
nube gettò uno sguardo sul campo degli Egiziani e lo mise in rotta.
[25] Frenò le ruote dei loro carri, così che a stento riuscivano a
spingerle. Allora gli Egiziani dissero: "Fuggiamo di fronte a
Israele, perché il Signore combatte per loro contro gli
Egiziani!".
[26] Il Signore disse a Mosè: "Stendi la mano sul mare: le acque
si riversino sugli Egiziani, sui loro carri e i loro cavalieri".
[27] Mosè stese la mano sul mare e il mare, sul far del mattino, tornò
al suo livello consueto, mentre gli Egiziani, fuggendo, gli si
dirigevano contro. Il Signore li travolse così in mezzo al mare.
[28] Le acque ritornarono e sommersero i carri e i cavalieri di tutto
l'esercito del faraone, che erano entrati nel mare dietro a Israele: non
ne scampò neppure uno.
[29] Invece gli Israeliti avevano camminato sull'asciutto in mezzo al
mare, mentre le acque erano per loro una muraglia a destra e a sinistra.
[30] In quel giorno il Signore salvò Israele dalla mano degli Egiziani
e Israele vide gli Egiziani morti sulla riva del mare;
[31] Israele vide la mano potente con la quale il Signore aveva agito
contro l'Egitto e il popolo temette il Signore e credette in lui e nel
suo servo Mosè.
15
[1]
Allora Mosè e gli Israeliti cantarono questo canto al Signore e
dissero:
"Voglio cantare in onore del Signore:
perché ha mirabilmente trionfato,
ha gettato in mare
cavallo e cavaliere.
[2] Mia forza e mio canto è il Signore,
egli mi ha salvato.
È il mio Dio e lo voglio lodare,
è il Dio di mio padre
e lo voglio esaltare!
[3] Il Signore è prode in guerra,
si chiama Signore.
[4] I carri del faraone e il suo esercito
ha gettato nel mare
e i suoi combattenti scelti
furono sommersi nel Mare Rosso.
[5] Gli abissi li ricoprirono,
sprofondarono come pietra.
[6] La tua destra, Signore,
terribile per la potenza,
la tua destra, Signore,
annienta il nemico;
[7] con sublime grandezza
abbatti i tuoi avversari,
scateni il tuo furore
che li divora come paglia.
[8] Al soffio della tua ira
si accumularono le acque,
si alzarono le onde
come un argine,
si rappresero gli abissi
in fondo al mare.
[9] Il nemico aveva detto:
Inseguirò, raggiungerò,
spartirò il bottino,
se ne sazierà la mia brama;
sfodererò la spada,
li conquisterà la mia mano!
[10] Soffiasti con il tuo alito:
il mare li coprì,
sprofondarono come piombo
in acque profonde.
[11] Chi è come te fra gli dei, Signore?
Chi è come te,
maestoso in santità,
tremendo nelle imprese,
operatore di prodigi?
[12] Stendesti la destra:
la terra li inghiottì.
[13] Guidasti con il tuo favore
questo popolo che hai riscattato,
lo conducesti con forza
alla tua santa dimora.
[14] Hanno udito i popoli e tremano;
dolore incolse gli abitanti della Filistea.
[15] Gia si spaventano i capi di Edom,
i potenti di Moab li prende il timore;
tremano tutti gli abitanti di Cànaan.
[16] Piombano sopra di loro
la paura e il terrore;
per la potenza del tuo braccio
restano immobili come pietra,
finché sia passato il tuo popolo, Signore,
finché sia passato questo tuo popolo
che ti sei acquistato.
[17] Lo fai entrare e lo pianti
sul monte della tua eredità,
luogo che per tua sede,
Signore, hai preparato,
santuario che le tue mani,
Signore, hanno fondato.
[18] Il Signore regna
in eterno e per sempre!".
[19] Quando infatti i cavalli del faraone, i suoi carri e i suoi
cavalieri furono entrati nel mare, il Signore fece tornare sopra di essi
le acque del mare, mentre gli Israeliti avevano camminato sull'asciutto
in mezzo al mare.
[20] Allora Maria, la profetessa, sorella di Aronne, prese in mano un
timpano: dietro a lei uscirono le donne con i timpani, formando cori di
danze.
[21] Maria fece loro cantare il ritornello:
"Cantate al Signore
perché ha mirabilmente trionfato:
ha gettato in mare
cavallo e cavaliere!".
[22] Mosè fece levare l'accampamento di Israele dal Mare Rosso ed essi
avanzarono verso il deserto di Sur. Camminarono tre giorni nel deserto e
non trovarono acqua.
[23] Arrivarono a Mara, ma non potevano bere le acque di Mara, perché
erano amare. Per questo erano state chiamate Mara.
[24] Allora il popolo mormorò contro Mosè: "Che berremo?".
[25] Egli invocò il Signore, il quale gli indicò un legno. Lo gettò
nell'acqua e l'acqua divenne dolce. In quel luogo il Signore impose al
popolo una legge e un diritto; in quel luogo lo mise alla prova.
[26] Disse: "Se tu ascolterai la voce del Signore tuo Dio e farai
ciò che è retto ai suoi occhi, se tu presterai orecchio ai suoi ordini
e osserverai tutte le sue leggi, io non t'infliggerò nessuna delle
infermità che ho inflitte agli Egiziani, perché io sono il Signore,
colui che ti guarisce!".
[27] Poi arrivarono a Elim, dove sono dodici sorgenti di acqua e
settanta palme. Qui si accamparono presso l'acqua.
16
[1]
Levarono l'accampamento da Elim e tutta la comunità degli Israeliti
arrivò al deserto di Sin, che si trova tra Elim e il Sinai, il quindici
del secondo mese dopo la loro uscita dal paese d'Egitto.
[2] Nel deserto tutta la comunità degli Israeliti mormorò contro Mosè
e contro Aronne.
[3] Gli Israeliti dissero loro: "Fossimo morti per mano del Signore
nel paese d'Egitto, quando eravamo seduti presso la pentola della carne,
mangiando pane a sazietà! Invece ci avete fatti uscire in questo
deserto per far morire di fame tutta questa moltitudine".
[4] Allora il Signore disse a Mosè: "Ecco, io sto per far piovere
pane dal cielo per voi: il popolo uscirà a raccoglierne ogni giorno la
razione di un giorno, perché io lo metta alla prova, per vedere se
cammina secondo la mia legge o no.
[5] Ma il sesto giorno, quando prepareranno quello che dovranno portare
a casa, sarà il doppio di ciò che raccoglieranno ogni altro
giorno".
[6] Mosè e Aronne dissero a tutti gli Israeliti: "Questa sera
saprete che il Signore vi ha fatti uscire dal paese d'Egitto;
[7] domani mattina vedrete la Gloria del Signore; poiché egli ha inteso
le vostre mormorazioni contro di lui. Noi infatti che cosa siamo, perché
mormoriate contro di noi?".
[8] Mosè disse: "Quando il Signore vi darà alla sera la carne da
mangiare e alla mattina il pane a sazietà, sarà perché il Signore ha
inteso le mormorazioni, con le quali mormorate contro di lui. Noi
infatti che cosa siamo? Non contro di noi vanno le vostre mormorazioni,
ma contro il Signore".
[9] Mosè disse ad Aronne: "Dà questo comando a tutta la comunità
degli Israeliti: Avvicinatevi alla presenza del Signore, perché egli ha
inteso le vostre mormorazioni!".
[10] Ora mentre Aronne parlava a tutta la comunità degli Israeliti,
essi si voltarono verso il deserto: ed ecco la Gloria del Signore
apparve nella nube.
[11] Il Signore disse a Mosè:
[12] "Ho inteso la mormorazione degli Israeliti. Parla loro così:
Al tramonto mangerete carne e alla mattina vi sazierete di pane; saprete
che io sono il Signore vostro Dio".
[13] Ora alla sera le quaglie salirono e coprirono l'accampamento; al
mattino vi era uno strato di rugiada intorno all'accampamento.
[14] Poi lo strato di rugiada svanì ed ecco sulla superficie del
deserto vi era una cosa minuta e granulosa, minuta come è la brina
sulla terra.
[15] Gli Israeliti la videro e si dissero l'un l'altro: "Man hu:
che cos'è?", perché non sapevano che cosa fosse. Mosè disse
loro: "È il pane che il Signore vi ha dato in cibo.
[16] Ecco che cosa comanda il Signore: Raccoglietene quanto ciascuno può
mangiarne, un omer a testa, secondo il numero delle persone con voi. Ne
prenderete ciascuno per quelli della propria tenda".
[17] Così fecero gli Israeliti. Ne raccolsero chi molto chi poco.
[18] Si misurò con l'omer: colui che ne aveva preso di più, non ne
aveva di troppo, colui che ne aveva preso di meno non ne mancava:
avevano raccolto secondo quanto ciascuno poteva mangiarne.
[19] Poi Mosè disse loro: "Nessuno ne faccia avanzare fino al
mattino".
[20] Essi non obbedirono a Mosè e alcuni ne conservarono fino al
mattino; ma vi si generarono vermi e imputridì. Mosè si irritò contro
di loro.
[21] Essi dunque ne raccoglievano ogni mattina secondo quanto ciascuno
mangiava; quando il sole cominciava a scaldare, si scioglieva.
[22] Nel sesto giorno essi raccolsero il doppio di quel pane, due omer a
testa. Allora tutti i principi della comunità vennero ad informare Mosè.
[23] E disse loro: "È appunto ciò che ha detto il Signore: Domani
è sabato, riposo assoluto consacrato al Signore. Ciò che avete da
cuocere, cuocetelo; ciò che avete da bollire, bollitelo; quanto avanza,
tenetelo in serbo fino a domani mattina".
[24] Essi lo misero in serbo fino al mattino, come aveva ordinato Mosè,
e non imputridì, né vi si trovarono vermi.
[25] Disse Mosè: "Mangiatelo oggi, perché è sabato in onore del
Signore: oggi non lo troverete nella campagna.
[26] Sei giorni lo raccoglierete, ma il settimo giorno è sabato: non ve
ne sarà".
[27] Nel settimo giorno alcuni del popolo uscirono per raccoglierne, ma
non ne trovarono.
[28] Disse allora il Signore a Mosè: "Fino a quando rifiuterete di
osservare i miei ordini e le mie leggi?
[29] Vedete che il Signore vi ha dato il sabato! Per questo egli vi dà
al sesto giorno il pane per due giorni. Restate ciascuno al proprio
posto! Nel settimo giorno nessuno esca dal luogo dove si trova".
[30] Il popolo dunque riposò nel settimo giorno.
[31] La casa d'Israele la chiamò manna. Era simile al seme del
coriandolo e bianca; aveva il sapore di una focaccia con miele.
[32] Mosè disse: "Questo ha ordinato il Signore: Riempitene un
omer e conservatelo per i vostri discendenti, perché vedano il pane che
vi ho dato da mangiare nel deserto, quando vi ho fatti uscire dal paese
d'Egitto".
[33] Mosè disse quindi ad Aronne: "Prendi un'urna e mettici un
omer completo di manna; deponila davanti al Signore e conservala per i
vostri discendenti".
[34] Secondo quanto il Signore aveva ordinato a Mosè, Aronne la depose
per conservarla davanti alla Testimonianza.
[35] Gli Israeliti mangiarono la manna per quarant'anni, fino al loro
arrivo in una terra abitata, mangiarono cioè la manna finché furono
arrivati ai confini del paese di Cànaan.
[36] L'omer è la decima parte di un efa.
17
[1]
Tutta la comunità degli Israeliti levò l'accampamento dal deserto di
Sin, secondo l'ordine che il Signore dava di tappa in tappa, e si accampò
a Refidim. Ma non c'era acqua da bere per il popolo.
[2] Il popolo protestò contro Mosè: "Dateci acqua da bere!".
Mosè disse loro: "Perché protestate con me? Perché mettete alla
prova il Signore?".
[3] In quel luogo dunque il popolo soffriva la sete per mancanza di
acqua; il popolo mormorò contro Mosè e disse: "Perché ci hai
fatti uscire dall'Egitto per far morire di sete noi, i nostri figli e il
nostro bestiame?".
[4] Allora Mosè invocò l'aiuto del Signore, dicendo: "Che farò
io per questo popolo? Ancora un poco e mi lapideranno!".
[5] Il Signore disse a Mosè: "Passa davanti al popolo e prendi con
te alcuni anziani di Israele. Prendi in mano il bastone con cui hai
percosso il Nilo, e và!
[6] Ecco, io starò davanti a te sulla roccia, sull'Oreb; tu batterai
sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà". Mosè così
fece sotto gli occhi degli anziani d'Israele.
[7] Si chiamò quel luogo Massa e Meriba, a causa della protesta degli
Israeliti e perché misero alla prova il Signore, dicendo: "Il
Signore è in mezzo a noi sì o no?".
[8] Allora Amalek venne a combattere contro Israele a Refidim.
[9] Mosè disse a Giosuè: "Scegli per noi alcuni uomini ed esci in
battaglia contro Amalek. Domani io starò ritto sulla cima del colle con
in mano il bastone di Dio".
[10] Giosuè eseguì quanto gli aveva ordinato Mosè per combattere
contro Amalek, mentre Mosè, Aronne, e Cur salirono sulla cima del
colle.
[11] Quando Mosè alzava le mani, Israele era il più forte, ma quando
le lasciava cadere, era più forte Amalek.
[12] Poiché Mosè sentiva pesare le mani dalla stanchezza, presero una
pietra, la collocarono sotto di lui ed egli vi sedette, mentre Aronne e
Cur, uno da una parte e l'altro dall'altra, sostenevano le sue mani. Così
le sue mani rimasero ferme fino al tramonto del sole.
[13] Giosuè sconfisse Amalek e il suo popolo passandoli poi a fil di
spada.
[14] Allora il Signore disse a Mosè: "Scrivi questo per ricordo
nel libro e mettilo negli orecchi di Giosuè: io cancellerò del tutto
la memoria di Amalek sotto il cielo!".
[15] Allora Mosè costruì un altare, lo chiamò "Il Signore è il
mio vessillo"
[16] e disse:
"Una mano s'è levata sul trono del Signore:
vi sarà guerra del Signore contro Amalek
di generazione in generazione!".
18
[1]
Ietro, sacerdote di Madian, suocero di Mosè, venne a sapere quanto Dio
aveva operato per Mosè e per Israele, suo popolo, come il Signore aveva
fatto uscire Israele dall'Egitto.
[2] Allora Ietro prese con sé Zippora, moglie di Mosè, che prima egli
aveva rimandata,
[3] e insieme i due figli di lei, uno dei quali si chiamava Gherson,
perché egli aveva detto: "Sono un emigrato in terra
straniera",
[4] e l'altro si chiamava Eliezer, perché "Il Dio di mio padre è
venuto in mio aiuto e mi ha liberato dalla spada del faraone".
[5] Ietro dunque, suocero di Mosè, con i figli e la moglie di lui venne
da Mosè nel deserto, dove era accampato, presso la montagna di Dio.
[6] Egli fece dire a Mosè: "Sono io, Ietro, tuo suocero, che vengo
da te con tua moglie e i suoi due figli!".
[7] Mosè andò incontro al suocero, si prostrò davanti a lui e lo baciò;
poi si informarono l'uno della salute dell'altro ed entrarono sotto la
tenda.
[8] Mosè raccontò al suocero quanto il Signore aveva fatto al faraone
e agli Egiziani per Israele, tutte le difficoltà loro capitate durante
il viaggio, dalle quali il Signore li aveva liberati.
[9] Ietro gioì di tutti i benefici che il Signore aveva fatti a
Israele, quando lo aveva liberato dalla mano degli Egiziani.
[10] Disse Ietro: "Benedetto sia il Signore, che vi ha liberati
dalla mano degli Egiziani e dalla mano del faraone: egli ha strappato
questo popolo dalla mano dell'Egitto!
[11] Ora io so che il Signore è più grande di tutti gli dei, poiché
egli ha operato contro gli Egiziani con quelle stesse cose di cui essi
si vantavano".
[12] Poi Ietro, suocero di Mosè, offrì un olocausto e sacrifici a Dio.
Vennero Aronne e tutti gli anziani d'Israele e fecero un banchetto con
il suocero di Mosè davanti a Dio.
[13] Il giorno dopo Mosè sedette a render giustizia al popolo e il
popolo si trattenne presso Mosè dalla mattina fino alla sera.
[14] Allora Ietro, visto quanto faceva per il popolo, gli disse:
"Che cos'è questo che fai per il popolo? Perché siedi tu solo,
mentre il popolo sta presso di te dalla mattina alla sera?".
[15] Mosè rispose al suocero: "Perché il popolo viene da me per
consultare Dio.
[16] Quando hanno qualche questione, vengono da me e io giudico le
vertenze tra l'uno e l'altro e faccio conoscere i decreti di Dio e le
sue leggi".
[17] Il suocero di Mosè gli disse: "Non va bene quello che fai!
[18] Finirai per soccombere, tu e il popolo che è con te, perché il
compito è troppo pesante per te; tu non puoi attendervi da solo.
[19] Ora ascoltami: ti voglio dare un consiglio e Dio sia con te! Tu stà
davanti a Dio in nome del popolo e presenta le questioni a Dio.
[20] A loro spiegherai i decreti e le leggi; indicherai loro la via per
la quale devono camminare e le opere che devono compiere.
[21] Invece sceglierai tra tutto il popolo uomini integri che temono
Dio, uomini retti che odiano la venalità e li costituirai sopra di loro
come capi di migliaia, capi di centinaia, capi di cinquantine e capi di
decine.
[22] Essi dovranno giudicare il popolo in ogni circostanza; quando vi
sarà una questione importante, la sottoporranno a te, mentre essi
giudicheranno ogni affare minore. Così ti alleggerirai il peso ed essi
lo porteranno con te.
[23] Se tu fai questa cosa e se Dio te la comanda, potrai resistere e
anche questo popolo arriverà in pace alla sua mèta".
[24] Mosè ascoltò la voce del suocero e fece quanto gli aveva
suggerito.
[25] Mosè dunque scelse uomini capaci in tutto Israele e li costituì
alla testa del popolo come capi di migliaia, capi di centinaia, capi di
cinquantine e capi di decine.
[26] Essi giudicavano il popolo in ogni circostanza: quando avevano
affari difficili li sottoponevano a Mosè, ma giudicavano essi stessi
tutti gli affari minori.
[27] Poi Mosè congedò il suocero, il quale tornò al suo paese.
19
[1] Al
terzo mese dall'uscita degli Israeliti dal paese di Egitto, proprio in
quel giorno, essi arrivarono al deserto del Sinai.
[2] Levato l'accampamento da Refidim, arrivarono al deserto del Sinai,
dove si accamparono; Israele si accampò davanti al monte.
[3] Mosè salì verso Dio e il Signore lo chiamò dal monte, dicendo:
"Questo dirai alla casa di Giacobbe e annuncerai agli Israeliti:
[4] Voi stessi avete visto ciò che io ho fatto all'Egitto e come ho
sollevato voi su ali di aquile e vi ho fatti venire fino a me.
[5] Ora, se vorrete ascoltare la mia voce e custodirete la mia alleanza,
voi sarete per me la proprietà tra tutti i popoli, perché mia è tutta
la terra!
[6] Voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa. Queste
parole dirai agli Israeliti".
[7] Mosè andò, convocò gli anziani del popolo e riferì loro tutte
queste parole, come gli aveva ordinato il Signore.
[8] Tutto il popolo rispose insieme e disse: "Quanto il Signore ha
detto, noi lo faremo!". Mosè tornò dal Signore e riferì le
parole del popolo.
[9] Il Signore disse a Mosè: "Ecco, io sto per venire verso di te
in una densa nube, perché il popolo senta quando io parlerò con te e
credano sempre anche a te".
[10] Il Signore disse a Mosè: "Và dal popolo e purificalo oggi e
domani: lavino le loro vesti
[11] e si tengano pronti per il terzo giorno, perché nel terzo giorno
il Signore scenderà sul monte Sinai alla vista di tutto il popolo.
[12] Fisserai per il popolo un limite tutto attorno, dicendo: Guardatevi
dal salire sul monte e dal toccare le falde. Chiunque toccherà il monte
sarà messo a morte.
[13] Nessuna mano però dovrà toccare costui: dovrà essere lapidato o
colpito con tiro di arco.
Animale o uomo non dovrà sopravvivere.
Quando suonerà il corno, allora soltanto essi potranno salire sul
monte".
[14] Mosè scese dal monte verso il popolo; egli fece purificare il
popolo ed essi lavarono le loro vesti.
[15] Poi disse al popolo: "Siate pronti in questi tre giorni: non
unitevi a donna".
[16] Appunto al terzo giorno, sul far del mattino, vi furono tuoni,
lampi, una nube densa sul monte e un suono fortissimo di tromba: tutto
il popolo che era nell'accampamento fu scosso da tremore.
[17] Allora Mosè fece uscire il popolo dall'accampamento incontro a
Dio. Essi stettero in piedi alle falde del monte.
[18] Il monte Sinai era tutto fumante, perché su di esso era sceso il
Signore nel fuoco e il suo fumo saliva come il fumo di una fornace:
tutto il monte tremava molto.
[19] Il suono della tromba diventava sempre più intenso: Mosè parlava
e Dio gli rispondeva con voce di tuono.
[20] Il Signore scese dunque sul monte Sinai, sulla vetta del monte, e
il Signore chiamò Mosè sulla vetta del monte. Mosè salì.
[21] Poi il Signore disse a Mosè: "Scendi, scongiura il popolo di
non irrompere verso il Signore per vedere, altrimenti ne cadrà una
moltitudine!
[22] Anche i sacerdoti, che si avvicinano al Signore, si tengano in
stato di purità, altrimenti il Signore si avventerà contro di
loro!".
[23] Mosè disse al Signore: "Il popolo non può salire al monte
Sinai, perché tu stesso ci hai avvertiti dicendo: Fissa un limite verso
il monte e dichiaralo sacro".
[24] Il Signore gli disse: "Và, scendi, poi salirai tu e Aronne
con te. Ma i sacerdoti e il popolo non si precipitino per salire verso
il Signore, altrimenti egli si avventerà contro di loro!".
[25] Mosè scese verso il popolo e parlò.
20
[1] Dio
allora pronunciò tutte queste parole:
[2] "Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese
d'Egitto, dalla condizione di schiavitù:
[3] non avrai altri dei di fronte a me.
[4] Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel
cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle
acque sotto la terra.
[5] Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il
Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri
nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi
odiano,
[6] ma che dimostra il suo favore fino a mille generazioni, per quelli
che mi amano e osservano i miei comandi.
[7] Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il
Signore non lascerà impunito chi pronuncia il suo nome invano.
[8] Ricordati del giorno di sabato per santificarlo:
[9] sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro;
[10] ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: tu
non farai alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il
tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero
che dimora presso di te.
[11] Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il
mare e quanto è in essi, ma si è riposato il giorno settimo. Perciò
il Signore ha benedetto il giorno di sabato e lo ha dichiarato sacro.
[12] Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni
nel paese che ti dà il Signore, tuo Dio.
[13] Non uccidere.
[14] Non commettere adulterio.
[15] Non rubare.
[16] Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo.
[17] Non desiderare la casa del tuo prossimo.
Non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo, né la
sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che
appartenga al tuo prossimo".
[18] Tutto il popolo percepiva i tuoni e i lampi, il suono del corno e
il monte fumante. Il popolo vide, fu preso da tremore e si tenne
lontano.
[19] Allora dissero a Mosè: "Parla tu a noi e noi ascolteremo, ma
non ci parli Dio, altrimenti moriremo!".
[20] Mosè disse al popolo: "Non abbiate timore: Dio è venuto per
mettervi alla prova e perché il suo timore vi sia sempre presente e non
pecchiate".
[21] Il popolo si tenne dunque lontano, mentre Mosè avanzò verso la
nube oscura, nella quale era Dio.
[22] Il Signore disse a Mosè: "Dirai agli Israeliti: Avete visto
che vi ho parlato dal cielo!
[23] Non fate dei d'argento e dei d'oro accanto a me: non fatene per
voi!
[24] Farai per me un altare di terra e, sopra, offrirai i tuoi olocausti
e i tuoi sacrifici di comunione, le tue pecore e i tuoi buoi; in ogni
luogo dove io vorrò ricordare il mio nome, verrò a te e ti benedirò.
[25] Se tu mi fai un altare di pietra, non lo costruirai con pietra
tagliata, perché alzando la tua lama su di essa, tu la renderesti
profana.
[26] Non salirai sul mio altare per mezzo di gradini, perché là non si
scopra la tua nudità.
21
[1]
Queste sono le norme che tu esporrai loro.
[2] Quando tu avrai acquistato uno schiavo ebreo, egli ti servirà per
sei anni e nel settimo potrà andarsene libero, senza riscatto.
[3] Se è entrato solo, uscirà solo; se era coniugato, sua moglie se ne
andrà con lui.
[4] Se il suo padrone gli ha dato moglie e questa gli ha partorito figli
o figlie, la donna e i suoi figli saranno proprietà del padrone ed egli
se ne andrà solo.
[5] Ma se lo schiavo dice: Io sono affezionato al mio padrone, a mia
moglie, ai miei figli; non voglio andarmene in libertà,
[6] allora il suo padrone lo condurrà davanti a Dio, lo farà accostare
al battente o allo stipite della porta e gli forerà l'orecchio con la
lesina; quegli sarà suo schiavo per sempre.
[7] Quando un uomo venderà la figlia come schiava, essa non se ne andrà
come se ne vanno gli schiavi.
[8] Se essa non piace al padrone, che così non se la prende come
concubina, la farà riscattare. Comunque egli non può venderla a gente
straniera, agendo con frode verso di lei.
[9] Se egli la vuol dare come concubina al proprio figlio, si comporterà
nei suoi riguardi secondo il diritto delle figlie.
[10] Se egli ne prende un'altra per sé, non diminuirà alla prima il
nutrimento, il vestiario, la coabitazione.
[11] Se egli non fornisce a lei queste cose, essa potrà andarsene,
senza che sia pagato il prezzo del riscatto.
[12] Colui che colpisce un uomo causandone la morte, sarà messo a
morte.
[13] Però per colui che non ha teso insidia, ma che Dio gli ha fatto
incontrare, io ti fisserò un luogo dove potrà rifugiarsi.
[14] Ma, quando un uomo attenta al suo prossimo per ucciderlo con
inganno, allora lo strapperai anche dal mio altare, perché sia messo a
morte.
[15] Colui che percuote suo padre o sua madre sarà messo a morte.
[16] Colui che rapisce un uomo e lo vende, se lo si trova ancora in mano
a lui, sarà messo a morte.
[17] Colui che maledice suo padre o sua madre sarà messo a morte.
[18] Quando alcuni uomini rissano e uno colpisce il suo prossimo con una
pietra o con il pugno e questi non è morto, ma debba mettersi a letto,
[19] se poi si alza ed esce con il bastone, chi lo ha colpito sarà
ritenuto innocente, ma dovrà pagare il riposo forzato e procurargli le
cure.
[20] Quando un uomo colpisce con il bastone il suo schiavo o la sua
schiava e gli muore sotto le sue mani, si deve fare vendetta.
[21] Ma se sopravvive un giorno o due, non sarà vendicato, perché è
acquisto del suo denaro.
[22] Quando alcuni uomini rissano e urtano una donna incinta, così da
farla abortire, se non vi è altra disgrazia, si esigerà un'ammenda,
secondo quanto imporrà il marito della donna, e il colpevole pagherà
attraverso un arbitrato.
[23] Ma se segue una disgrazia, allora pagherai vita per vita:
[24] occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede,
[25] bruciatura per bruciatura, ferita per ferita, livido per livido.
[26] Quando un uomo colpisce l'occhio del suo schiavo o della sua
schiava e lo acceca, gli darà la libertà in compenso dell'occhio.
[27] Se fa cadere il dente del suo schiavo o della sua schiava, gli darà
la libertà in compenso del dente.
[28] Quando un bue cozza con le corna contro un uomo o una donna e ne
segue la morte, il bue sarà lapidato e non se ne mangerà la carne. Però
il proprietario del bue è innocente.
[29] Ma se il bue era solito cozzare con le corna già prima e il
padrone era stato avvisato e non lo aveva custodito, se ha causato la
morte di un uomo o di una donna, il bue sarà lapidato e anche il suo
padrone dev'essere messo a morte.
[30] Se invece gli viene imposta una compensazione, egli pagherà il
riscatto della propria vita, secondo quanto gli verrà imposto.
[31] Se cozza con le corna contro un figlio o se cozza contro una
figlia, si procederà nella stessa maniera.
[32] Se il bue colpisce con le corna uno schiavo o una schiava, si
pagheranno al padrone trenta sicli d'argento e il bue sarà lapidato.
[33] Quando un uomo lascia una cisterna aperta oppure quando un uomo
scava una cisterna e non la copre, se vi cade un bue o un asino,
[34] il proprietario della cisterna deve dare l'indennizzo: verserà il
denaro al padrone della bestia e l'animale morto gli apparterrà.
[35] Quando il bue di un uomo cozza contro il bue del suo prossimo e ne
causa la morte, essi venderanno il bue vivo e se ne divideranno il
prezzo; si divideranno anche la bestia morta.
[36] Ma se è notorio che il bue cozzava già prima e il suo padrone non
lo ha custodito, egli dovrà dare come indennizzo bue per bue e la
bestia morta gli apparterrà.
[37] Quando un uomo ruba un bue o un montone e poi lo scanna o lo vende,
darà come indennizzo cinque capi di grosso bestiame per il bue e
quattro capi di bestiame per il montone.
22
[1] Se
un ladro viene sorpreso mentre sta facendo una breccia in un muro e
viene colpito e muore, non vi è vendetta di sangue.
[2] Ma se il sole si era già alzato su di lui, a suo riguardo vi è
vendetta di sangue.
Il ladro dovrà dare l'indennizzo: se non avrà di che pagare, sarà
venduto in compenso dell'oggetto rubato.
[3] Se si trova ancora in vita e in suo possesso ciò che è stato
rubato, si tratti di bue, di asino o di montone, restituirà il doppio.
[4] Quando un uomo usa come pascolo un campo o una vigna e lascia che il
suo bestiame vada a pascolare nel campo altrui, deve dare l'indennizzo
con il meglio del suo campo e con il meglio della sua vigna.
[5] Quando un fuoco si propaga e si attacca ai cespugli spinosi, se
viene bruciato un mucchio di covoni o il grano in spiga o il grano in
erba, colui che ha provocato l'incendio darà l'indennizzo.
[6] Quando un uomo dà in custodia al suo prossimo argento od oggetti e
poi nella casa di questo uomo viene commesso un furto, se si trova il
ladro, restituirà il doppio.
[7] Se il ladro non si trova, il padrone della casa si accosterà a Dio
per giurare che non ha allungato la mano sulla proprietà del suo
prossimo.
[8] Qualunque sia l'oggetto di una frode, si tratti di un bue, di un
asino, di un montone, di una veste, di qualunque oggetto perduto, di cui
uno dice: "È questo!", la causa delle due parti andrà fino a
Dio: colui che Dio dichiarerà colpevole restituirà il doppio al suo
prossimo.
[9] Quando un uomo dà in custodia al suo prossimo un asino o un bue o
un capo di bestiame minuto o qualsiasi bestia, se la bestia è morta o
si è prodotta una frattura o è stata rapita senza testimone,
[10] tra le due parti interverrà un giuramento per il Signore, per
dichiarare che il depositario non ha allungato la mano sulla proprietà
del suo prossimo. Il padrone della bestia accetterà e l'altro non dovrà
restituire.
[11] Ma se la bestia è stata rubata quando si trovava presso di lui,
pagherà l'indennizzo al padrone di essa.
[12] Se invece è stata sbranata, la porterà in testimonianza e non
dovrà dare l'indennizzo per la bestia sbranata.
[13] Quando un uomo prende in prestito dal suo prossimo una bestia e
questa si è prodotta una frattura o è morta in assenza del padrone,
dovrà pagare l'indennizzo.
[14] Ma se il padrone si trova presente, non deve restituire; se si
tratta di una bestia presa a nolo, la sua perdita è compensata dal
prezzo del noleggio.
[15] Quando un uomo seduce una vergine non ancora fidanzata e pecca con
lei, ne pagherà la dote nuziale ed essa diverrà sua moglie.
[16] Se il padre di lei si rifiuta di dargliela, egli dovrà versare una
somma di denaro pari alla dote nuziale delle vergini.
[17] Non lascerai vivere colei che pratica la magìa.
[18] Chiunque si abbrutisce con una bestia sia messo a morte.
[19] Colui che offre un sacrificio agli dei, oltre al solo Signore, sarà
votato allo sterminio.
[20] Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete
stati forestieri nel paese d'Egitto.
[21] Non maltratterai la vedova o l'orfano.
[22] Se tu lo maltratti, quando invocherà da me l'aiuto, io ascolterò
il suo grido,
[23] la mia collera si accenderà e vi farò morire di spada: le vostre
mogli saranno vedove e i vostri figli orfani.
[24] Se tu presti denaro a qualcuno del mio popolo, all'indigente che
sta con te, non ti comporterai con lui da usuraio: voi non dovete
imporgli alcun interesse.
[25] Se prendi in pegno il mantello del tuo prossimo, glielo renderai al
tramonto del sole,
[26] perché è la sua sola coperta, è il mantello per la sua pelle;
come potrebbe coprirsi dormendo? Altrimenti, quando invocherà da me
l'aiuto, io ascolterò il suo grido, perché io sono pietoso.
[27] Non bestemmierai Dio e non maledirai il principe del tuo popolo.
[28] Non ritarderai l'offerta di ciò che riempie il tuo granaio e di ciò
che stilla dal tuo frantoio.
Il primogenito dei tuoi figli lo darai a me.
[29] Così farai per il tuo bue e per il tuo bestiame minuto: sette
giorni resterà con sua madre, l'ottavo giorno me lo darai.
[30] Voi sarete per me uomini santi: non mangerete la carne di una
bestia sbranata nella campagna, la getterete ai cani.
23
[1] Non
spargerai false dicerie; non presterai mano al colpevole per essere
testimone in favore di un'ingiustizia.
[2] Non seguirai la maggioranza per agire male e non deporrai in
processo per deviare verso la maggioranza, per falsare la giustizia.
[3] Non favorirai nemmeno il debole nel suo processo.
[4] Quando incontrerai il bue del tuo nemico o il suo asino dispersi,
glieli dovrai ricondurre.
[5] Quando vedrai l'asino del tuo nemico accasciarsi sotto il carico,
non abbandonarlo a se stesso: mettiti con lui ad aiutarlo.
[6] Non farai deviare il giudizio del povero, che si rivolge a te nel
suo processo.
[7] Ti terrai lontano da parola menzognera. Non far morire l'innocente e
il giusto, perché io non assolvo il colpevole.
[8] Non accetterai doni, perché il dono acceca chi ha gli occhi aperti
e perverte anche le parole dei giusti.
[9] Non opprimerai il forestiero: anche voi conoscete la vita del
forestiero, perché siete stati forestieri nel paese d'Egitto.
[10] Per sei anni seminerai la tua terra e ne raccoglierai il prodotto,
[11] ma nel settimo anno non la sfrutterai e la lascerai incolta: ne
mangeranno gli indigenti del tuo popolo e ciò che lasceranno sarà
divorato dalle bestie della campagna. Così farai per la tua vigna e per
il tuo oliveto.
[12] Per sei giorni farai i tuoi lavori, ma nel settimo giorno farai
riposo, perché possano goder quiete il tuo bue e il tuo asino e possano
respirare i figli della tua schiava e il forestiero.
[13] Farete attenzione a quanto vi ho detto: non pronunciate il nome di
altri dei; non si senta sulla tua bocca!
[14] Tre volte all'anno farai festa in mio onore:
[15] Osserverai la festa degli azzimi: mangerai azzimi durante sette
giorni, come ti ho ordinato, nella ricorrenza del mese di Abib, perché
in esso sei uscito dall'Egitto.
Non si dovrà comparire davanti a me a mani vuote.
[16] Osserverai la festa della mietitura, delle primizie dei tuoi
lavori, di ciò che semini nel campo; la festa del raccolto, al termine
dell'anno, quando raccoglierai il frutto dei tuoi lavori nei campi.
[17] Tre volte all'anno ogni tuo maschio comparirà alla presenza del
Signore Dio.
[18] Non offrirai con pane lievitato il sangue del sacrificio in mio
onore e il grasso della vittima per la mia festa non starà fino al
mattino.
[19] Il meglio delle primizie del tuo suolo lo porterai alla casa del
Signore, tuo Dio.
Non farai cuocere un capretto nel latte di sua madre.
[20] Ecco, io mando un angelo davanti a te per custodirti sul cammino e
per farti entrare nel luogo che ho preparato.
[21] Abbi rispetto della sua presenza, ascolta la sua voce e non
ribellarti a lui; egli infatti non perdonerebbe la vostra trasgressione,
perché il mio nome è in lui.
[22] Se tu ascolti la sua voce e fai quanto ti dirò, io sarò il nemico
dei tuoi nemici e l'avversario dei tuoi avversari.
[23] Quando il mio angelo camminerà alla tua testa e ti farà entrare
presso l'Amorreo, l'Hittita, il Perizzita, il Cananeo, l'Eveo e il
Gebuseo e io li distruggerò,
[24] tu non ti prostrerai davanti ai loro dei e non li servirai; tu non
ti comporterai secondo le loro opere, ma dovrai demolire e dovrai
frantumare le loro stele.
[25] Voi servirete al Signore, vostro Dio. Egli benedirà il tuo pane e
la tua acqua. Terrò lontana da te la malattia.
[26] Non vi sarà nel tuo paese donna che abortisca o che sia sterile.
Ti farò giungere al numero completo dei tuoi giorni.
[27] Manderò il mio terrore davanti a te e metterò in rotta ogni
popolo in mezzo al quale entrerai; farò voltar le spalle a tutti i tuoi
nemici davanti a te.
[28] Manderò i calabroni davanti a te ed essi scacceranno dalla tua
presenza l'Eveo, il Cananeo e l'Hittita.
[29] Non li scaccerò dalla tua presenza in un solo anno, perché il
paese non resti deserto e le bestie selvatiche si moltiplichino contro
di te.
[30] A poco a poco li scaccerò dalla tua presenza, finché avrai tanti
figli da occupare il paese.
[31] Stabilirò il tuo confine dal Mare Rosso fino al mare dei Filistei
e dal deserto fino al fiume, perché ti consegnerò in mano gli abitanti
del paese e li scaccerò dalla tua presenza.
[32] Ma tu non farai alleanza con loro e con i loro dei;
[33] essi non abiteranno più nel tuo paese, altrimenti ti farebbero
peccare contro di me, perché tu serviresti i loro dei e ciò
diventerebbe una trappola per te".
24
[1]
Aveva detto a Mosè: "Sali verso il Signore tu e Aronne, Nadab e
Abiu e insieme settanta anziani d'Israele; voi vi prostrerete da
lontano,
[2] poi Mosè avanzerà solo verso il Signore, ma gli altri non si
avvicineranno e il popolo non salirà con lui".
[3] Mosè andò a riferire al popolo tutte le parole del Signore e tutte
le norme. Tutto il popolo rispose insieme e disse: "Tutti i comandi
che ha dati il Signore, noi li eseguiremo!".
[4] Mosè scrisse tutte le parole del Signore, poi si alzò di buon
mattino e costruì un altare ai piedi del monte, con dodici stele per le
dodici tribù d'Israele.
[5] Incaricò alcuni giovani tra gli Israeliti di offrire olocausti e di
sacrificare giovenchi come sacrifici di comunione, per il Signore.
[6] Mosè prese la metà del sangue e la mise in tanti catini e ne versò
l'altra metà sull'altare.
[7] Quindi prese il libro dell'alleanza e lo lesse alla presenza del
popolo. Dissero: "Quanto il Signore ha ordinato, noi lo faremo e lo
eseguiremo!".
[8] Allora Mosè prese il sangue e ne asperse il popolo, dicendo:
"Ecco il sangue dell'alleanza, che il Signore ha concluso con voi
sulla base di tutte queste parole!".
[9] Poi Mosè salì con Aronne, Nadab, Abiu e i settanta anziani di
Israele.
[10] Essi videro il Dio d'Israele: sotto i suoi piedi vi era come un
pavimento in lastre di zaffìro, simile in purezza al cielo stesso.
[11] Contro i privilegiati degli Israeliti non stese la mano: essi
videro Dio e tuttavia mangiarono e bevvero.
[12] Il Signore disse a Mosè: "Sali verso di me sul monte e rimani
lassù: io ti darò le tavole di pietra, la legge e i comandamenti che
io ho scritto per istruirli".
[13] Mosè si alzò con Giosuè, suo aiutante, e Mosè salì sul monte
di Dio.
[14] Agli anziani aveva detto: "Restate qui ad aspettarci, fin
quando torneremo da voi; ecco avete con voi Aronne e Cur: chiunque avrà
una questione si rivolgerà a loro".
[15] Mosè salì dunque sul monte e la nube coprì il monte.
[16] La Gloria del Signore venne a dimorare sul monte Sinai e la nube lo
coprì per sei giorni. Al settimo giorno il Signore chiamò Mosè dalla
nube.
[17] La Gloria del Signore appariva agli occhi degli Israeliti come
fuoco divorante sulla cima della montagna.
[18] Mosè entrò dunque in mezzo alla nube e salì sul monte. Mosè
rimase sul monte quaranta giorni e quaranta notti.
25
[1] Il
Signore disse a Mosè:
[2] "Ordina agli Israeliti che raccolgano per me un'offerta. La
raccoglierete da chiunque sia generoso di cuore.
[3] Ed ecco che cosa raccoglierete da loro come contributo: oro, argento
e rame,
[4] tessuti di porpora viola e rossa, di scarlatto, di bisso e di pelo
di capra,
[5] pelle di montone tinta di rosso, pelle di tasso e legno di acacia,
[6] olio per il candelabro, balsami per unguenti e per l'incenso
aromatico,
[7] pietre di ònice e pietre da incastonare nell'efod e nel pettorale.
[8] Essi mi faranno un santuario e io abiterò in mezzo a loro.
[9] Eseguirete ogni cosa secondo quanto ti mostrerò, secondo il modello
della Dimora e il modello di tutti i suoi arredi.
[10] Faranno dunque un'arca di legno di acacia: avrà due cubiti e mezzo
di lunghezza, un cubito e mezzo di larghezza, un cubito e mezzo di
altezza.
[11] La rivestirai d'oro puro: dentro e fuori la rivestirai e le farai
intorno un bordo d'oro.
[12] Fonderai per essa quattro anelli d'oro e li fisserai ai suoi
quattro piedi: due anelli su di un lato e due anelli sull'altro.
[13] Farai stanghe di legno di acacia e le rivestirai d'oro.
[14] Introdurrai le stanghe negli anelli sui due lati dell'arca per
trasportare l'arca con esse.
[15] Le stanghe dovranno rimanere negli anelli dell'arca: non verranno
tolte di lì.
[16] Nell'arca collocherai la Testimonianza che io ti darò.
[17] Farai il coperchio, o propiziatorio, d'oro puro; avrà due cubiti e
mezzo di lunghezza e un cubito e mezzo di larghezza.
[18] Farai due cherubini d'oro: li farai lavorati a martello sulle due
estremità del coperchio.
[19] Fà un cherubino ad una estremità e un cherubino all'altra
estremità. Farete i cherubini tutti di un pezzo con il coperchio alle
sue due estremità.
[20] I cherubini avranno le due ali stese di sopra, proteggendo con le
ali il coperchio; saranno rivolti l'uno verso l'altro e le facce dei
cherubini saranno rivolte verso il coperchio.
[21] Porrai il coperchio sulla parte superiore dell'arca e collocherai
nell'arca la Testimonianza che io ti darò.
[22] Io ti darò convegno appunto in quel luogo: parlerò con te da
sopra il propiziatorio, in mezzo ai due cherubini che saranno sull'arca
della Testimonianza, ti darò i miei ordini riguardo agli Israeliti.
[23] Farai una tavola di legno di acacia: avrà due cubiti di lunghezza,
un cubito di larghezza, un cubito e mezzo di altezza.
[24] La rivestirai d'oro puro e le farai intorno un bordo d'oro.
[25] Le farai attorno una cornice di un palmo e farai un bordo d'oro per
la cornice.
[26] Le farai quattro anelli d'oro e li fisserai ai quattro angoli che
costituiranno i suoi quattro piedi.
[27] Gli anelli saranno contigui alla cornice e serviranno a inserire le
stanghe destinate a trasportare la tavola.
[28] Farai le stanghe di legno di acacia e le rivestirai d'oro; con esse
si trasporterà la tavola.
[29] Farai anche i suoi accessori, piatti, coppe, anfore e tazze per le
libazioni: li farai d'oro puro.
[30] Sulla tavola collocherai i pani dell'offerta: saranno sempre alla
mia presenza.
[31] Farai anche un candelabro d'oro puro. Il candelabro sarà lavorato
a martello, il suo fusto e i suoi bracci; i suoi calici, i suoi bulbi e
le sue corolle saranno tutti di un pezzo.
[32] Sei bracci usciranno dai suoi lati: tre bracci del candelabro da un
lato e tre bracci del candelabro dall'altro lato.
[33] Vi saranno su di un braccio tre calici in forma di fiore di
mandorlo, con bulbo e corolla e così anche sull'altro braccio tre
calici in forma di fiore di mandorlo, con bulbo e corolla. Così sarà
per i sei bracci che usciranno dal candelabro.
[34] Il fusto del candelabro avrà quattro calici in forma di fiore di
mandorlo, con i loro bulbi e le loro corolle:
[35] un bulbo sotto i due bracci che si dipartano da esso e un bulbo
sotto gli altri due bracci e un bulbo sotto i due altri bracci che si
dipartano da esso; così per tutti i sei bracci che escono dal
candelabro.
[36] I bulbi e i relativi bracci saranno tutti di un pezzo: il tutto sarà
formato da una sola massa d'oro puro lavorata a martello.
[37] Farai le sue sette lampade: vi si collocheranno sopra in modo da
illuminare lo spazio davanti ad esso.
[38] I suoi smoccolatoi e i suoi portacenere saranno d'oro puro.
[39] Lo si farà con un talento di oro puro, esso con tutti i suoi
accessori.
[40] Guarda ed eseguisci secondo il modello che ti è stato mostrato sul
monte.
26
[1]
Quanto alla Dimora, la farai con dieci teli di bisso ritorto, di porpora
viola, di porpora rossa e di scarlatto. Vi farai figure di cherubini,
lavoro d'artista.
[2] Lunghezza di un telo: ventotto cubiti; larghezza: quattro cubiti per
un telo; la stessa dimensione per tutti i teli.
[3] Cinque teli saranno uniti l'uno all'altro e anche gli altri cinque
saranno uniti l'uno all'altro.
[4] Farai cordoni di porpora viola sull'orlo del primo telo all'estremità
della sutura; così farai sull'orlo del telo estremo nella seconda
sutura.
[5] Farai cinquanta cordoni al primo telo e farai cinquanta cordoni
all'estremità della seconda sutura: i cordoni corrisponderanno l'uno
all'altro.
[6] Farai cinquanta fibbie d'oro e unirai i teli l'uno all'altro
mediante le fibbie, così il tutto formerà una sola Dimora.
[7] Farai poi teli di pelo di capra per costituire la tenda al di sopra
della Dimora. Ne farai undici teli.
[8] Lunghezza di un telo: trenta cubiti; larghezza: quattro cubiti per
un telo. La stessa dimensione per gli undici teli.
[9] Unirai insieme cinque teli a parte e sei teli a parte. Piegherai
indietro il sesto telo raddoppiandolo sulla parte anteriore della tenda.
[10] Farai cinquanta cordoni sull'orlo del primo telo, che è
all'estremità della sutura, e cinquanta cordoni sull'orlo del telo
della seconda sutura.
[11] Farai cinquanta fibbie di rame, introdurrai le fibbie nei cordoni e
unirai insieme la tenda; così essa formerà un tutto unico.
[12] La parte che pende in eccedenza nei teli della tenda, la metà cioè
di un telo che sopravanza, penderà sulla parte posteriore della Dimora.
[13] Il cubito in eccedenza da una parte, come il cubito in eccedenza
dall'altra parte, nel senso della lunghezza dei teli della tenda,
ricadranno sui due lati della Dimora per coprirla da una parte e
dall'altra.
[14] Farai poi per la tenda una copertura di pelli di montone tinte di
rosso e al di sopra una copertura di pelli di tasso.
[15] Poi farai per la Dimora le assi di legno di acacia, da porsi
verticali.
[16] Dieci cubiti la lunghezza di un'asse e un cubito e mezzo la
larghezza.
[17] Ogni asse avrà due sostegni, congiunti l'uno all'altro da un
rinforzo. Così farai per tutte le assi della Dimora.
[18] Farai dunque le assi per la Dimora: venti assi sul lato verso il
mezzogiorno, a sud.
[19] Farai anche quaranta basi d'argento sotto le venti assi, due basi
sotto un'asse, per i suoi due sostegni e due basi sotto l'altra asse per
i suoi sostegni.
[20] Per il secondo lato della Dimora, verso il settentrione, venti
assi,
[21] come anche le loro quaranta basi d'argento, due basi sotto un'asse
e due basi sotto l'altra asse.
[22] Per la parte posteriore della Dimora, verso occidente, farai sei
assi.
[23] Farai inoltre due assi per gli angoli della Dimora sulla parte
posteriore.
[24] Esse saranno formate ciascuna da due pezzi uguali abbinati e
perfettamente congiunti dal basso fino alla cima, all'altezza del primo
anello. Così sarà per ambedue: esse formeranno i due angoli.
[25] Vi saranno dunque otto assi con le loro basi d'argento: sedici
basi, due basi sotto un'asse e due basi sotto l'altra asse.
[26] Farai inoltre traverse di legno di acacia: cinque per le assi di un
lato della Dimora
[27] e cinque traverse per le assi dell'altro lato della Dimora e cinque
traverse per le assi della parte posteriore, verso occidente.
[28] La traversa mediana, a mezza altezza delle assi, le attraverserà
da una estremità all'altra.
[29] Rivestirai d'oro le assi, farai in oro i loro anelli, che
serviranno per inserire le traverse, e rivestirai d'oro anche le
traverse.
[30] Costruirai la Dimora nel modo che ti è stato mostrato sul monte.
[31] Farai il velo di porpora viola, di porpora rossa, di scarlatto e di
bisso ritorto. Lo si farà con figure di cherubini, lavoro di
disegnatore.
[32] Lo appenderai a quattro colonne di acacia, rivestite d'oro, con
uncini d'oro e poggiate su quattro basi d'argento.
[33] Collocherai il velo sotto le fibbie e là, nell'interno oltre il
velo, introdurrai l'arca della Testimonianza. Il velo sarà per voi la
separazione tra il Santo e il Santo dei santi.
[34] Porrai il coperchio sull'arca della Testimonianza nel Santo dei
santi.
[35] Collocherai la tavola fuori del velo e il candelabro di fronte alla
tavola sul lato meridionale della Dimora; collocherai la tavola sul lato
settentrionale.
[36] Poi farai una cortina all'ingresso della tenda, di porpora viola e
di porpora rossa, di scarlatto e di bisso ritorto, lavoro di ricamatore.
[37] Farai per la cortina cinque colonne di acacia e le rivestirai
d'oro. I loro uncini saranno d'oro e fonderai per esse cinque basi di
rame.
27
[1]
Farai l'altare di legno di acacia: avrà cinque cubiti di lunghezza e
cinque cubiti di larghezza. L'altare sarà quadrato e avrà l'altezza di
tre cubiti.
[2] Farai ai suoi quattro angoli quattro corni e saranno tutti di un
pezzo. Lo rivestirai di rame.
[3] Farai i suoi recipienti per raccogliere le ceneri, le sue pale, i
suoi vasi per la aspersione, le sue forchette e i suoi bracieri. Farai
di rame tutti questi accessori.
[4] Farai per esso una graticola di rame alle sue quattro estremità.
[5] La porrai sotto la cornice dell'altare, in basso: la rete arriverà
a metà dell'altezza dell'altare.
[6] Farai anche stanghe per l'altare: saranno stanghe di legno di acacia
e le rivestirai di rame.
[7] Si introdurranno queste stanghe negli anelli e le stanghe saranno
sui due lati dell'altare quando lo si trasporta.
[8] Lo farai di tavole, vuoto nell'interno: lo si farà come ti fu
mostrato sul monte.
[9] Farai poi il recinto della Dimora. Sul lato meridionale, verso sud,
il recinto avrà tendaggi di bisso ritorto, per la lunghezza di cento
cubiti sullo stesso lato.
[10] Vi saranno venti colonne con venti basi di rame. Gli uncini delle
colonne e le loro aste trasversali saranno d'argento.
[11] Allo stesso modo sul lato rivolto a settentrione: tendaggi per
cento cubiti di lunghezza, le relative venti colonne con le venti basi
di rame, gli uncini delle colonne e le aste trasversali d'argento.
[12] La larghezza del recinto verso occidente avrà cinquanta cubiti di
tendaggi, con le relative dieci colonne e le dieci basi.
[13] La larghezza del recinto sul lato orientale verso levante sarà di
cinquanta cubiti:
[14] quindici cubiti di tendaggi con le relative tre colonne e le tre
basi alla prima ala;
[15] all'altra ala quindici cubiti di tendaggi, con le tre colonne e le
tre basi.
[16] Alla porta del recinto vi sarà una cortina di venti cubiti, lavoro
di ricamatore, di porpora viola, porpora rossa, scarlatto e bisso
ritorto, con le relative quattro colonne e le quattro basi.
[17] Tutte le colonne intorno al recinto saranno fornite di aste
trasversali d'argento: i loro uncini saranno d'argento e le loro basi di
rame.
[18] La lunghezza del recinto sarà di cento cubiti, la larghezza di
cinquanta, l'altezza di cinque cubiti; di bisso ritorto, con le basi di
rame.
[19] Tutti gli arredi della Dimora per tutti i suoi servizi e tutti i
picchetti come anche i picchetti del recinto saranno di rame.
[20] Tu ordinerai agli Israeliti che ti procurino olio puro di olive
schiacciate per il candelabro, per tener sempre accesa una lampada.
[21] Nella tenda del convegno, al di fuori del velo che sta davanti alla
Testimonianza, Aronne e i suoi figli la prepareranno, perché dalla sera
alla mattina essa sia davanti al Signore: rito perenne presso gli
Israeliti di generazione in generazione.
28
[1] Tu fà
avvicinare a te tra gli Israeliti, Aronne tuo fratello e i suoi figli
con lui, perché siano miei sacerdoti; Aronne e Nadab, Abiu, Eleazaro,
Itamar, figli di Aronne.
[2] Farai per Aronne, tuo fratello, abiti sacri, che esprimano gloria e
maestà.
[3] Tu parlerai a tutti gli artigiani più esperti, ai quali io ho dato
uno spirito di saggezza, ed essi faranno gli abiti di Aronne per la sua
consacrazione e per l'esercizio del sacerdozio in mio onore.
[4] Ed ecco gli abiti che faranno: il pettorale e l'efod, il manto, la
tunica damascata, il turbante e la cintura. Faranno vesti sacre per
Aronne tuo fratello e per i suoi figli, perché esercitino il sacerdozio
in mio onore.
[5] Essi dovranno usare oro, porpora viola e porpora rossa, scarlatto e
bisso.
[6] Faranno l'efod con oro, porpora viola e porpora rossa, scarlatto e
bisso ritorto, artisticamente lavorati.
[7] Avrà due spalline attaccate alle due estremità e in tal modo
formerà un pezzo ben unito.
[8] La cintura per fissarlo e che sta sopra di esso sarà della stessa
fattura e sarà d'un sol pezzo: sarà intessuta d'oro, di porpora viola
e porpora rossa, scarlatto e bisso ritorto.
[9] Prenderai due pietre di ònice e inciderai su di esse i nomi degli
Israeliti:
[10] sei dei loro nomi sulla prima pietra e gli altri sei nomi sulla
seconda pietra, in ordine di nascita.
[11] Inciderai le due pietre con i nomi degli Israeliti, seguendo l'arte
dell'intagliatore di pietre per l'incisione di un sigillo; le inserirai
in castoni d'oro.
[12] Fisserai le due pietre sulle spalline dell'efod, come pietre che
ricordino presso di me gli Israeliti; così Aronne porterà i loro nomi
sulle sue spalle davanti al Signore, come un memoriale.
[13] Farai anche i castoni d'oro
[14] e due catene d'oro in forma di cordoni, con un lavoro d'intreccio;
poi fisserai le catene a intreccio sui castoni.
[15] Farai il pettorale del giudizio, artisticamente lavorato, di
fattura uguale a quella dell'efod: con oro, porpora viola, porpora
rossa, scarlatto e bisso ritorto.
[16] Sarà quadrato, doppio; avrà una spanna di lunghezza e una spanna
di larghezza.
[17] Lo coprirai con una incastonatura di pietre preziose, disposte in
quattro file. Una fila: una cornalina, un topazio e uno smeraldo: così
la prima fila.
[18] La seconda fila: un turchese, uno zaffìro e un berillo.
[19] La terza fila: un giacinto, un'àgata e un'ametista.
[20] La quarta fila: un crisòlito, un ònice e un diaspro. Saranno
inserite nell'oro mediante i loro castoni.
[21] Le pietre corrisponderanno ai nomi degli Israeliti: dodici, secondo
i loro nomi, e saranno incise come sigilli, ciascuna con il nome
corrispondente, secondo le dodici tribù.
[22] Poi farai sul pettorale catene in forma di cordoni, lavoro
d'intreccio d'oro puro.
[23] Farai sul pettorale due anelli d'oro e metterai i due anelli alle
estremità del pettorale.
[24] Metterai le due catene d'oro sui due anelli alle estremità del
pettorale.
[25] Quanto alle due altre estremità delle catene, le fisserai sui due
castoni e le farai passare sulle due spalline dell'efod nella parte
anteriore.
[26] Farai due anelli d'oro e li metterai sulle due estremità del
pettorale sul suo bordo che è dalla parte dell'efod, verso l'interno.
[27] Farai due altri anelli d'oro e li metterai sulle due spalline
dell'efod in basso, sul suo lato anteriore, in vicinanza del punto di
attacco, al di sopra della cintura dell'efod.
[28] Si legherà il pettorale con i suoi anelli agli anelli dell'efod
mediante un cordone di porpora viola, perché stia al di sopra della
cintura dell'efod e perché il pettorale non si distacchi dall'efod.
[29] Così Aronne porterà i nomi degli Israeliti sul pettorale del
giudizio, sopra il suo cuore, quando entrerà nel Santo, come memoriale
davanti al Signore per sempre.
[30] Unirai al pettorale del giudizio gli urim e i tummim. Saranno così
sopra il cuore di Aronne quando entrerà alla presenza del Signore:
Aronne porterà il giudizio degli Israeliti sopra il suo cuore alla
presenza del Signore per sempre.
[31] Farai il manto dell'efod, tutto di porpora viola
[32] con in mezzo una scollatura per la testa; il bordo attorno alla
scollatura sarà un lavoro di tessitore come la scollatura di una
corazza, che non si lacera.
[33] Farai sul suo lembo melagrane di porpora viola, di porpora rossa e
di scarlatto, intorno al suo lembo, e in mezzo porrai sonagli d'oro:
[34] un sonaglio d'oro e una melagrana, un sonaglio d'oro e una
melagrana intorno all'orlo del manto.
[35] Esso rivestirà Aronne nelle funzioni sacerdotali e se ne sentirà
il suono quando egli entrerà nel Santo alla presenza del Signore e
quando ne uscirà; così non morirà.
[36] Farai una lamina d'oro puro e vi inciderai, come su di un sigillo:
"Sacro al Signore".
[37] L'attaccherai con un cordone di porpora viola al turbante, sulla
parte anteriore.
[38] Starà sulla fronte di Aronne; Aronne porterà il carico delle
colpe che potranno commettere gli Israeliti, in occasione delle offerte
sacre da loro presentate. Aronne la porterà sempre sulla sua fronte,
per attirare su di essi il favore del Signore.
[39] Tesserai la tunica di bisso. Farai un turbante di bisso e una
cintura, lavoro di ricamo.
[40] Per i figli di Aronne farai tuniche e cinture. Per essi farai anche
berretti a gloria e decoro.
[41] Farai indossare queste vesti ad Aronne, tuo fratello, e ai suoi
figli. Poi li ungerai, darai loro l'investitura e li consacrerai, perché
esercitino il sacerdozio in mio onore.
[42] Farai loro inoltre calzoni di lino, per coprire la loro nudità;
dovranno arrivare dai fianchi fino alle cosce.
[43] Aronne e i suoi figli li indosseranno quando entreranno nella tenda
del convegno o quando si avvicineranno all'altare per officiare nel
santuario, perché non incorrano in una colpa che li farebbe morire. È
una prescrizione rituale perenne per lui e per i suoi discendenti.
29
[1]
Osserverai questo rito per consacrarli al mio sacerdozio. Prendi un
giovenco e due arieti senza difetto;
[2] poi pani azzimi, focacce azzime impastate con olio e schiacciate
azzime cosparse di olio: di fior di farina di frumento.
[3] Le disporrai in un solo canestro e le offrirai nel canestro insieme
con il giovenco e i due arieti.
[4] Farai avvicinare Aronne e i suoi figli all'ingresso della tenda del
convegno e li farai lavare con acqua.
[5] Prenderai le vesti e rivestirai Aronne della tunica, del manto
dell'efod, dell'efod e del pettorale; lo cingerai con la cintura
dell'efod;
[6] gli porrai sul capo il turbante e fisserai il diadema sacro sopra il
turbante.
[7] Poi prenderai l'olio dell'unzione, lo verserai sul suo capo e lo
ungerai.
[8] Quanto ai suoi figli, li farai avvicinare, li rivestirai di tuniche;
[9] li cingerai con la cintura e legherai loro i berretti. Il sacerdozio
apparterrà loro per decreto perenne. Così darai l'investitura ad
Aronne e ai suoi figli.
[10] Farai poi avvicinare il giovenco davanti alla tenda del convegno.
Aronne e i suoi figli poseranno le mani sulla sua testa.
[11] Immolerai il giovenco davanti al Signore, all'ingresso della tenda
del convegno.
[12] Prenderai parte del suo sangue e con il dito lo spalmerai sui corni
dell'altare. Il resto del sangue lo verserai alla base dell'altare.
[13] Prenderai tutto il grasso che avvolge le viscere, il lobo del
fegato, i reni con il grasso che vi è sopra, e li farai ardere in
sacrificio sull'altare.
[14] Ma la carne del giovenco, la sua pelle e i suoi escrementi, li
brucerai fuori del campo, perché si tratta di un sacrificio per il
peccato.
[15] Prenderai poi uno degli arieti; Aronne e i suoi figli poseranno le
mani sulla sua testa.
[16] Immolerai l'ariete, ne raccoglierai il sangue e lo spargerai
intorno all'altare.
[17] Poi farai a pezzi l'ariete, ne laverai le viscere e le zampe e le
disporrai sui quarti e sulla testa.
[18] Allora brucerai in soave odore sull'altare tutto l'ariete. È un
olocausto in onore del Signore, un profumo gradito, una offerta
consumata dal fuoco per il Signore.
[19] Poi prenderai il secondo ariete; Aronne e i suoi figli poseranno le
mani sulla sua testa.
[20] Lo immolerai, prenderai parte del suo sangue e ne porrai sul lobo
dell'orecchio destro di Aronne, sul lobo dell'orecchio destro dei suoi
figli, sul pollice della loro mano destra e sull'alluce del loro piede
destro; poi spargerai il sangue intorno all'altare.
[21] Prenderai di questo sangue dall'altare e insieme un pò d'olio
dell'unzione e ne spruzzerai Aronne e le sue vesti, i figli di Aronne e
le loro vesti: così sarà consacrato lui con le sue vesti e insieme con
lui i suoi figli con le loro vesti.
[22] Poi prenderai il grasso dell'ariete: la coda, il grasso che copre
le viscere, il lobo del fegato, i due reni con il grasso che vi è
sopra, e la coscia destra, perché è l'ariete dell'investitura.
[23] Prenderai anche un pane rotondo, una focaccia all'olio e una
schiacciata dal canestro di azzimi deposto davanti al Signore.
[24] Metterai il tutto sulle palme di Aronne e sulle palme dei suoi
figli e farai compiere il gesto di presentazione proprio dell'offerta
agitata davanti al Signore.
[25] Poi riprenderai ogni cosa dalle loro mani e la brucerai in odore
soave sull'altare, sopra l'olocausto, come profumo gradito davanti al
Signore: è un'offerta consumata dal fuoco in onore del Signore.
[26] Prenderai il petto dell'ariete dell'investitura di Aronne e
compirai il gesto di presentazione dell'offerta, agitandola davanti al
Signore: sarà la tua porzione.
[27] Consacrerai il petto, presentato con il gesto dell'offerta, e la
coscia del contributo, prelevati dall'ariete dell'investitura: queste
cose saranno di Aronne e dei suoi figli.
[28] Dovranno appartenere ad Aronne e ai suoi figli come porzione loro
riservata dagli Israeliti in forza di legge perenne. Perché è un
contributo, un prelevamento cioè che gli Israeliti dovranno operare in
tutti i loro sacrifici di comunione, un prelevamento dovuto al Signore.
[29] Le vesti sacre di Aronne passeranno, dopo di lui, ai suoi figli,
che se ne rivestiranno per ricevere l'unzione e l'investitura.
[30] Quello dei figli di Aronne, che gli succederà nel sacerdozio ed
entrerà nella tenda del convegno per officiare nel santuario, porterà
queste vesti per sette giorni.
[31] Poi prenderai l'ariete dell'investitura e ne cuocerai le carni in
luogo santo.
[32] Aronne e i suoi figli mangeranno la carne dell'ariete e il pane
contenuto nel canestro all'ingresso della tenda del convegno.
[33] Mangeranno così ciò che sarà servito per fare la espiazione, nel
corso della loro investitura e consacrazione. Nessun estraneo ne deve
mangiare, perché sono cose sante.
[34] Nel caso che al mattino ancora restasse carne del sacrificio
d'investitura e del pane, brucerai questo avanzo nel fuoco. Non lo si
mangerà: è cosa santa.
[35] Farai dunque ad Aronne e ai suoi figli secondo quanto ti ho
comandato. Per sette giorni ne farai l'investitura.
[36] In ciascun giorno offrirai un giovenco in sacrificio per il
peccato, in espiazione; toglierai il peccato dall'altare facendo per
esso il sacrificio espiatorio e in seguito lo ungerai per consacrarlo.
[37] Per sette giorni farai il sacrificio espiatorio per l'altare e lo
consacrerai. Diverrà allora una cosa santissima e quanto toccherà
l'altare sarà santo.
[38] Ecco ciò che tu offrirai sull'altare: due agnelli di un anno ogni
giorno, per sempre.
[39] Offrirai uno di questi agnelli al mattino, il secondo al tramonto.
[40] Con il primo agnello offrirai un decimo di efa di fior di farina
impastata con un quarto di hin di olio vergine e una libazione di un
quarto di hin di vino.
[41] Offrirai il secondo agnello al tramonto con un'oblazione e una
libazione come quelle del mattino: profumo soave, offerta consumata dal
fuoco in onore del Signore.
[42] Questo è l'olocausto perenne per le vostre generazioni,
all'ingresso della tenda del convegno, alla presenza del Signore, dove
io vi darò convegno per parlare con te.
[43] Io darò convegno agli Israeliti in questo luogo, che sarà
consacrato dalla mia Gloria.
[44] Consacrerò la tenda del convegno e l'altare. Consacrerò anche
Aronne e i suoi figli, perché siano miei sacerdoti.
[45] Abiterò in mezzo agli Israeliti e sarò il loro Dio.
[46] Sapranno che io sono il Signore, il loro Dio, che li ho fatti
uscire dal paese d'Egitto, per abitare in mezzo a loro, io il Signore,
loro Dio.
30
[1]
Farai poi un altare sul quale bruciare l'incenso: lo farai di legno di
acacia.
[2] Avrà un cubito di lunghezza e un cubito di larghezza, sarà cioè
quadrato; avrà due cubiti di altezza e i suoi corni saranno tutti di un
pezzo.
[3] Rivestirai d'oro puro il suo piano, i suoi lati, i suoi corni e gli
farai intorno un bordo d'oro.
[4] Farai anche due anelli d'oro al di sotto del bordo, sui due fianchi,
ponendoli cioè sui due lati opposti: serviranno per inserire le stanghe
destinate a trasportarlo.
[5] Farai le stanghe di legno di acacia e le rivestirai d'oro.
[6] Porrai l'altare davanti al velo che nasconde l'arca della
Testimonianza, di fronte al coperchio che è sopra la Testimonianza,
dove io ti darò convegno.
[7] Aronne brucerà su di esso l'incenso aromatico: lo brucerà ogni
mattina quando riordinerà le lampade
[8] e lo brucerà anche al tramonto, quando Aronne riempirà le lampade:
incenso perenne davanti al Signore per le vostre generazioni.
[9] Non vi offrirete sopra incenso estraneo, né olocausto, né
oblazione; né vi verserete libazione.
[10] Una volta all'anno Aronne farà il rito espiatorio sui corni di
esso: con il sangue del sacrificio per il peccato vi farà sopra una
volta all'anno il rito espiatorio per le vostre generazioni. È cosa
santissima per il Signore".
[11] Il Signore parlò a Mosè e gli disse:
[12] "Quando per il censimento farai la rassegna degli Israeliti,
ciascuno di essi pagherà al Signore il riscatto della sua vita all'atto
del censimento, perché non li colpisca un flagello in occasione del
loro censimento.
[13] Chiunque verrà sottoposto al censimento, pagherà un mezzo siclo,
computato secondo il siclo del santuario, il siclo di venti ghera.
Questo mezzo siclo sarà un'offerta prelevata in onore del Signore.
[14] Ogni persona sottoposta al censimento, dai venti anni in su, paghi
l'offerta prelevata per il Signore.
[15] Il ricco non darà di più e il povero non darà di meno di mezzo
siclo, per soddisfare all'offerta prelevata per il Signore, a riscatto
delle vostre vite.
[16] Prenderai il denaro di questo riscatto ricevuto dagli Israeliti e
lo impiegherai per il servizio della tenda del convegno. Esso sarà per
gli Israeliti come un memoriale davanti al Signore per il riscatto delle
vostre vite".
[17] Il Signore parlò a Mosè:
[18] "Farai una conca di rame con il piedestallo di rame, per le
abluzioni; la collocherai tra la tenda del convegno e l'altare e vi
metterai acqua.
[19] Aronne e i suoi figli vi attingeranno per lavarsi le mani e i
piedi.
[20] Quando entreranno nella tenda del convegno, faranno una abluzione
con l'acqua, perché non muoiano; così quando si avvicineranno
all'altare per officiare, per bruciare un'offerta da consumare con il
fuoco in onore del Signore,
[21] si laveranno le mani e i piedi e non moriranno. È una prescrizione
rituale perenne per lui e per i suoi discendenti, in tutte le loro
generazioni".
[22] Il Signore parlò a Mosè:
[23] "Procùrati balsami pregiati: mirra vergine per il peso di
cinquecento sicli, cinnamòmo odorifero, la metà, cioè
duecentocinquanta sicli, canna odorifera, duecentocinquanta,
[24] cassia, cinquecento sicli, secondo il siclo del santuario, e un hin
d'olio d'oliva.
[25] Ne farai l'olio per l'unzione sacra, un unguento composto secondo
l'arte del profumiere: sarà l'olio per l'unzione sacra.
[26] Con esso ungerai la tenda del convegno, l'arca della Testimonianza,
[27] la tavola e tutti i suoi accessori, il candelabro con i suoi
accessori, l'altare del profumo,
[28] l'altare degli olocausti e tutti i suoi accessori; la conca e il
suo piedestallo.
[29] Consacrerai queste cose, le quali diventeranno santissime: quanto
le toccherà sarà santo.
[30] Ungerai anche Aronne e i suoi figli e li consacrerai perché
esercitino il mio sacerdozio.
[31] Agli Israeliti dirai: Questo sarà per voi l'olio dell'unzione
sacra per le vostre generazioni.
[32] Non si dovrà versare sul corpo di nessun uomo e di simile a questo
non ne dovrete fare: è una cosa santa e santa la dovrete ritenere.
[33] Chi ne farà di simile a questo o ne porrà sopra un uomo estraneo
sarà eliminato dal suo popolo".
[34] Il Signore disse a Mosè: "Procùrati balsami: storàce, ònice,
galbano come balsami e incenso puro: il tutto in parti uguali.
[35] Farai con essi un profumo da bruciare, una composizione aromatica
secondo l'arte del profumiere, salata, pura e santa.
[36] Ne pesterai un poco riducendola in polvere minuta e ne metterai
davanti alla Testimonianza, nella tenda del convegno, dove io ti darò
convegno. Cosa santissima sarà da voi ritenuta.
[37] Non farete per vostro uso alcun profumo di composizione simile a
quello che devi fare: lo riterrai una cosa santa in onore del Signore.
[38] Chi ne farà di simile per sentirne il profumo sarà eliminato dal
suo popolo".
31
[1] Il
Signore parlò a Mosè e gli disse:
[2] "Vedi, ho chiamato per nome Bezaleel, figlio di Uri, figlio di
Cur, della tribù di Giuda.
[3] L'ho riempito dello spirito di Dio, perché abbia saggezza,
intelligenza e scienza in ogni genere di lavoro,
[4] per concepire progetti e realizzarli in oro, argento e rame,
[5] per intagliare le pietre da incastonare, per scolpire il legno e
compiere ogni sorta di lavoro.
[6] Ed ecco gli ho dato per compagno Ooliab, figlio di Achisamach, della
tribù di Dan. Inoltre nel cuore di ogni artista ho infuso saggezza,
perché possano eseguire quanto ti ho comandato:
[7] la tenda del convegno, l'arca della Testimonianza, il coperchio
sopra di essa e tutti gli accessori della tenda;
[8] la tavola con i suoi accessori, il candelabro puro con i suoi
accessori, l'altare dei profumi
[9] e l'altare degli olocausti con tutti i suoi accessori, la conca con
il suo piedestallo,
[10] le vesti ornamentali, le vesti sacre del sacerdote Aronne e le
vesti dei suoi figli per esercitare il sacerdozio;
[11] l'olio dell'unzione e il profumo degli aromi per il santuario. Essi
eseguiranno ogni cosa secondo quanto ti ho ordinato".
[12] Il Signore disse a Mosè:
[13] "Quanto a te, parla agli Israeliti e riferisci loro: In tutto
dovrete osservare i miei sabati, perché il sabato è un segno tra me e
voi, per le vostre generazioni, perché si sappia che io sono il Signore
che vi santifica.
[14] Osserverete dunque il sabato, perché lo dovete ritenere santo. Chi
lo profanerà sarà messo a morte; chiunque in quel giorno farà qualche
lavoro, sarà eliminato dal suo popolo.
[15] Durante sei giorni si lavori, ma il settimo giorno vi sarà riposo
assoluto, sacro al Signore. Chiunque farà un lavoro di sabato sarà
messo a morte.
[16] Gli Israeliti osserveranno il sabato, festeggiando il sabato nelle
loro generazioni come un'alleanza perenne.
[17] Esso è un segno perenne fra me e gli Israeliti, perché il Signore
in sei giorni ha fatto il cielo e la terra, ma nel settimo ha cessato e
si è riposato".
[18] Quando il Signore ebbe finito di parlare con Mosè sul monte Sinai,
gli diede le due tavole della Testimonianza, tavole di pietra, scritte
dal dito di Dio.
32
[1] Il
popolo, vedendo che Mosè tardava a scendere dalla montagna, si affollò
intorno ad Aronne e gli disse: "Facci un dio che cammini alla
nostra testa, perché a quel Mosè, l'uomo che ci ha fatti uscire dal
paese d'Egitto, non sappiamo che cosa sia accaduto".
[2] Aronne rispose loro: "Togliete i pendenti d'oro che hanno agli
orecchi le vostre mogli e le vostre figlie e portateli a me".
[3] Tutto il popolo tolse i pendenti che ciascuno aveva agli orecchi e
li portò ad Aronne.
[4] Egli li ricevette dalle loro mani e li fece fondere in una forma e
ne ottenne un vitello di metallo fuso. Allora dissero: "Ecco il tuo
Dio, o Israele, colui che ti ha fatto uscire dal paese d'Egitto!".
[5] Ciò vedendo, Aronne costruì un altare davanti al vitello e proclamò:
"Domani sarà festa in onore del Signore".
[6] Il giorno dopo si alzarono presto, offrirono olocausti e
presentarono sacrifici di comunione. Il popolo sedette per mangiare e
bere, poi si alzò per darsi al divertimento.
[7] Allora il Signore disse a Mosè: "Và, scendi, perché il tuo
popolo, che tu hai fatto uscire dal paese d'Egitto, si è pervertito.
[8] Non hanno tardato ad allontanarsi dalla via che io avevo loro
indicata! Si son fatti un vitello di metallo fuso, poi gli si sono
prostrati dinanzi, gli hanno offerto sacrifici e hanno detto: Ecco il
tuo Dio, Israele; colui che ti ha fatto uscire dal paese di
Egitto".
[9] Il Signore disse inoltre a Mosè: "Ho osservato questo popolo e
ho visto che è un popolo dalla dura cervice.
[10] Ora lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li distrugga.
Di te invece farò una grande nazione".
[11] Mosè allora supplicò il Signore, suo Dio, e disse: "Perché,
Signore, divamperà la tua ira contro il tuo popolo, che tu hai fatto
uscire dal paese d'Egitto con grande forza e con mano potente?
[12] Perché dovranno dire gli Egiziani: Con malizia li ha fatti uscire,
per farli perire tra le montagne e farli sparire dalla terra? Desisti
dall'ardore della tua ira e abbandona il proposito di fare del male al
tuo popolo.
[13] Ricòrdati di Abramo, di Isacco, di Israele, tuoi servi, ai quali
hai giurato per te stesso e hai detto: Renderò la vostra posterità
numerosa come le stelle del cielo e tutto questo paese, di cui ho
parlato, lo darò ai tuoi discendenti, che lo possederanno per
sempre".
[14] Il Signore abbandonò il proposito di nuocere al suo popolo.
[15] Mosè ritornò e scese dalla montagna con in mano le due tavole
della Testimonianza, tavole scritte sui due lati, da una parte e
dall'altra.
[16] Le tavole erano opera di Dio, la scrittura era scrittura di Dio,
scolpita sulle tavole.
[17] Giosuè sentì il rumore del popolo che urlava e disse a Mosè:
"C'è rumore di battaglia nell'accampamento".
[18] Ma rispose Mosè:
"Non è il grido di chi canta: Vittoria!
Non è il grido di chi canta: Disfatta!
Il grido di chi canta a due cori
io sento".
[19] Quando si fu avvicinato all'accampamento, vide il vitello e le
danze. Allora si accese l'ira di Mosè: egli scagliò dalle mani le
tavole e le spezzò ai piedi della montagna.
[20] Poi afferrò il vitello che quelli avevano fatto, lo bruciò nel
fuoco, lo frantumò fino a ridurlo in polvere, ne sparse la polvere
nell'acqua e la fece trangugiare agli Israeliti.
[21] Mosè disse ad Aronne: "Che ti ha fatto questo popolo, perché
tu l'abbia gravato di un peccato così grande?".
[22] Aronne rispose: "Non si accenda l'ira del mio signore; tu
stesso sai che questo popolo è inclinato al male.
[23] Mi dissero: Facci un dio, che cammini alla nostra testa, perché a
quel Mosè, l'uomo che ci ha fatti uscire dal paese d'Egitto, non
sappiamo che cosa sia capitato.
[24] Allora io dissi: Chi ha dell'oro? Essi se lo sono tolto, me lo
hanno dato; io l'ho gettato nel fuoco e ne è uscito questo
vitello".
[25] Mosè vide che il popolo non aveva più freno, perché Aronne gli
aveva tolto ogni freno, così da farne il ludibrio dei loro avversari.
[26] Mosè si pose alla porta dell'accampamento e disse: "Chi sta
con il Signore, venga da me!". Gli si raccolsero intorno tutti i
figli di Levi.
[27] Gridò loro: "Dice il Signore, il Dio d'Israele: Ciascuno di
voi tenga la spada al fianco. Passate e ripassate nell'accampamento da
una porta all'altra: uccida ognuno il proprio fratello, ognuno il
proprio amico, ognuno il proprio parente".
[28] I figli di Levi agirono secondo il comando di Mosè e in quel
giorno perirono circa tremila uomini del popolo.
[29] Allora Mosè disse: "Ricevete oggi l'investitura dal Signore;
ciascuno di voi è stato contro suo figlio e contro suo fratello, perché
oggi Egli vi accordasse una benedizione".
[30] Il giorno dopo Mosè disse al popolo: "Voi avete commesso un
grande peccato; ora salirò verso il Signore: forse otterrò il perdono
della vostra colpa".
[31] Mosè ritornò dal Signore e disse: "Questo popolo ha commesso
un grande peccato: si sono fatti un dio d'oro.
[32] Ma ora, se tu perdonassi il loro peccato... E se no, cancellami dal
tuo libro che hai scritto!".
[33] Il Signore disse a Mosè: "Io cancellerò dal mio libro colui
che ha peccato contro di me.
[34] Ora và, conduci il popolo là dove io ti ho detto. Ecco il mio
angelo ti precederà; ma nel giorno della mia visita li punirò per il
loro peccato".
[35] Il Signore percosse il popolo, perché aveva fatto il vitello
fabbricato da Aronne.
33
[1] Il
Signore parlò a Mosè: "Su, esci di qui tu e il popolo che hai
fatto uscire dal paese d'Egitto, verso la terra che ho promesso con
giuramento ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe, dicendo: Alla tua
discendenza la darò.
[2] Manderò davanti a te un angelo e scaccerò il Cananeo, l'Amorreo,
l'Hittita, il Perizzita, l'Eveo e il Gebuseo.
[3] Và pure verso la terra dove scorre latte e miele... Ma io non verrò
in mezzo a te, per non doverti sterminare lungo il cammino, perché tu
sei un popolo di dura cervice".
[4] Il popolo udì questa triste notizia e tutti fecero lutto: nessuno
più indossò i suoi ornamenti.
[5] Il Signore disse a Mosè: "Riferisci agli Israeliti: Voi siete
un popolo di dura cervice; se per un momento io venissi in mezzo a te,
io ti sterminerei. Ora togliti i tuoi ornamenti e poi saprò che cosa
dovrò farti".
[6] Gli Israeliti si spogliarono dei loro ornamenti dal monte Oreb in
poi.
[7] Mosè a ogni tappa prendeva la tenda e la piantava fuori
dell'accampamento, ad una certa distanza dall'accampamento, e l'aveva
chiamata tenda del convegno; appunto a questa tenda del convegno, posta
fuori dell'accampamento, si recava chiunque volesse consultare il
Signore.
[8] Quando Mosè usciva per recarsi alla tenda, tutto il popolo si
alzava in piedi, stando ciascuno all'ingresso della sua tenda:
guardavano passare Mosè, finché fosse entrato nella tenda.
[9] Quando Mosè entrava nella tenda, scendeva la colonna di nube e
restava all'ingresso della tenda. Allora il Signore parlava con Mosè.
[10] Tutto il popolo vedeva la colonna di nube, che stava all'ingresso
della tenda e tutti si alzavano e si prostravano ciascuno all'ingresso
della propria tenda.
[11] Così il Signore parlava con Mosè faccia a faccia, come un uomo
parla con un altro. Poi questi tornava nell'accampamento, mentre il suo
inserviente, il giovane Giosuè figlio di Nun, non si allontanava
dall'interno della tenda.
[12] Mosè disse al Signore: "Vedi, tu mi ordini: Fà salire questo
popolo, ma non mi hai indicato chi manderai con me; eppure hai detto: Ti
ho conosciuto per nome, anzi hai trovato grazia ai miei occhi.
[13] Ora, se davvero ho trovato grazia ai tuoi occhi, indicami la tua
via, così che io ti conosca, e trovi grazia ai tuoi occhi; considera
che questa gente è il tuo popolo".
[14] Rispose: "Io camminerò con voi e ti darò riposo".
[15] Riprese: "Se tu non camminerai con noi, non farci salire di
qui.
[16] Come si saprà dunque che ho trovato grazia ai tuoi occhi, io e il
tuo popolo, se non nel fatto che tu cammini con noi? Così saremo
distinti, io e il tuo popolo, da tutti i popoli che sono sulla
terra".
[17] Disse il Signore a Mosè: "Anche quanto hai detto io farò,
perché hai trovato grazia ai miei occhi e ti ho conosciuto per
nome".
[18] Gli disse: "Mostrami la tua Gloria!".
[19] Rispose: "Farò passare davanti a te tutto il mio splendore e
proclamerò il mio nome: Signore, davanti a te. Farò grazia a chi vorrò
far grazia e avrò misericordia di chi vorrò aver misericordia".
[20] Soggiunse: "Ma tu non potrai vedere il mio volto, perché
nessun uomo può vedermi e restare vivo".
[21] Aggiunse il Signore: "Ecco un luogo vicino a me. Tu starai
sopra la rupe:
[22] quando passerà la mia Gloria, io ti porrò nella cavità della
rupe e ti coprirò con la mano finché sarò passato.
[23] Poi toglierò la mano e vedrai le mie spalle, ma il mio volto non
lo si può vedere".
34
[1] Poi
il Signore disse a Mosè: "Taglia due tavole di pietra come le
prime. Io scriverò su queste tavole le parole che erano sulle tavole di
prima, che hai spezzate.
[2] Tieniti pronto per domani mattina: domani mattina salirai sul monte
Sinai e rimarrai lassù per me in cima al monte.
[3] Nessuno salga con te, nessuno si trovi sulla cima del monte e lungo
tutto il monte; neppure armenti o greggi vengano a pascolare davanti a
questo monte".
[4] Mosè tagliò due tavole di pietra come le prime; si alzò di buon
mattino e salì sul monte Sinai, come il Signore gli aveva comandato,
con le due tavole di pietra in mano.
[5] Allora il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui e
proclamò il nome del Signore.
[6] Il Signore passò davanti a lui proclamando: "Il Signore, il
Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di grazia e
di fedeltà,
[7] che conserva il suo favore per mille generazioni, che perdona la
colpa, la trasgressione e il peccato, ma non lascia senza punizione, che
castiga la colpa dei padri nei figli e nei figli dei figli fino alla
terza e alla quarta generazione".
[8] Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò.
[9] Disse: "Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, mio Signore, che il
Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervice, ma tu
perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fà di noi la tua eredità".
[10] Il Signore disse: "Ecco io stabilisco un'alleanza: in presenza
di tutto il tuo popolo io farò meraviglie, quali non furono mai
compiute in nessun paese e in nessuna nazione: tutto il popolo in mezzo
al quale ti trovi vedrà l'opera del Signore, perché terribile è
quanto io sto per fare con te.
[11] Osserva dunque ciò che io oggi ti comando. Ecco io scaccerò
davanti a te l'Amorreo, il Cananeo, l'Hittita, il Perizzita, l'Eveo e il
Gebuseo.
[12] Guardati bene dal far alleanza con gli abitanti del paese nel quale
stai per entrare, perché ciò non diventi una trappola in mezzo a te.
[13] Anzi distruggerete i loro altari, spezzerete le loro stele e
taglierete i loro pali sacri.
[14] Tu non devi prostrarti ad altro Dio, perché il Signore si chiama
Geloso: egli è un Dio geloso.
[15] Non fare alleanza con gli abitanti di quel paese, altrimenti,
quando si prostituiranno ai loro dei e faranno sacrifici ai loro dei,
inviteranno anche te: tu allora mangeresti le loro vittime sacrificali.
[16] Non prendere per mogli dei tuoi figli le loro figlie, altrimenti,
quando esse si prostituiranno ai loro dei, indurrebbero anche i tuoi
figli a prostituirsi ai loro dei.
[17] Non ti farai un dio di metallo fuso.
[18] Osserverai la festa degli azzimi. Per sette giorni mangerai pane
azzimo, come ti ho comandato, nel tempo stabilito del mese di Abib;
perché nel mese di Abib sei uscito dall'Egitto.
[19] Ogni essere che nasce per primo dal seno materno è mio: ogni tuo
capo di bestiame maschio, primogenito del bestiame grosso e minuto.
[20] Il primogenito dell'asino riscatterai con un altro capo di bestiame
e, se non lo vorrai riscattare, gli spaccherai la nuca. Ogni primogenito
dei tuoi figli lo dovrai riscattare.
Nessuno venga davanti a me a mani vuote.
[21] Per sei giorni lavorerai, ma nel settimo riposerai; dovrai riposare
anche nel tempo dell'aratura e della mietitura.
[22] Celebrerai anche la festa della settimana, la festa cioè delle
primizie della mietitura del frumento e la festa del raccolto al volgere
dell'anno.
[23] Tre volte all'anno ogni tuo maschio compaia alla presenza del
Signore Dio, Dio d'Israele.
[24] Perché io scaccerò le nazioni davanti a te e allargherò i tuoi
confini; così quando tu, tre volte all'anno, salirai per comparire alla
presenza del Signore tuo Dio, nessuno potrà desiderare di invadere il
tuo paese.
[25] Non sacrificherai con pane lievitato il sangue della mia vittima
sacrificale; la vittima sacrificale della festa di pasqua non dovrà
rimanere fino alla mattina.
[26] Porterai alla casa del Signore, tuo Dio, la primizia dei primi
prodotti della tua terra.
Non cuocerai un capretto nel latte di sua madre".
[27] Il Signore disse a Mosè: "Scrivi queste parole, perché sulla
base di queste parole io ho stabilito un'alleanza con te e con
Israele".
[28] Mosè rimase con il Signore quaranta giorni e quaranta notti senza
mangiar pane e senza bere acqua. Il Signore scrisse sulle tavole le
parole dell'alleanza, le dieci parole.
[29] Quando Mosè scese dal monte Sinai - le due tavole della
Testimonianza si trovavano nelle mani di Mosè mentre egli scendeva dal
monte - non sapeva che la pelle del suo viso era diventata raggiante,
poiché aveva conversato con lui.
[30] Ma Aronne e tutti gli Israeliti, vedendo che la pelle del suo viso
era raggiante, ebbero timore di avvicinarsi a lui.
[31] Mosè allora li chiamò e Aronne, con tutti i capi della comunità,
andò da lui. Mosè parlò a loro.
[32] Si avvicinarono dopo di loro tutti gli Israeliti ed egli ingiunse
loro ciò che il Signore gli aveva ordinato sul monte Sinai.
[33] Quando Mosè ebbe finito di parlare a loro, si pose un velo sul
viso.
[34] Quando entrava davanti al Signore per parlare con lui, Mosè si
toglieva il velo, fin quando fosse uscito. Una volta uscito, riferiva
agli Israeliti ciò che gli era stato ordinato.
[35] Gli Israeliti, guardando in faccia Mosè, vedevano che la pelle del
suo viso era raggiante. Poi egli si rimetteva il velo sul viso, fin
quando fosse di nuovo entrato a parlare con lui.
35
[1] Mosè
radunò tutta la comunità degli Israeliti e disse loro: "Queste
sono le cose che il Signore ha comandato di fare:
[2] Per sei giorni si lavorerà, ma il settimo sarà per voi un giorno
santo, un giorno di riposo assoluto, sacro al Signore. Chiunque in quel
giorno farà qualche lavoro sarà messo a morte.
[3] Non accenderete il fuoco in giorno di sabato, in nessuna delle
vostre dimore".
[4] Mosè disse a tutta la comunità degli Israeliti: "Questo il
Signore ha comandato:
[5] Prelevate su quanto possedete un contributo per il Signore. Quanti
hanno cuore generoso, portino questo contributo volontario per il
Signore: oro, argento e rame,
[6] tessuti di porpora viola e rossa, di scarlatto, di bisso e di pelo
di capra,
[7] pelli di montone tinte di rosso, pelli di tasso e legno di acacia,
[8] olio per l'illuminazione, balsami per unguenti e per l'incenso
aromatico,
[9] pietre di ònice e pietre da incastonare nell'efod e nel pettorale.
[10] Tutti gli artisti che sono tra di voi vengano ed eseguiscano quanto
il Signore ha comandato:
[11] la Dimora, la sua tenda, la sua copertura, le sue fibbie, le sue
assi, le sue traverse, le sue colonne e le sue basi,
[12] l'arca e le sue stanghe, il coperchio e il velo che lo nasconde,
[13] la tavola con le sue stanghe e tutti i suoi accessori e i pani
dell'offerta,
[14] il candelabro per illuminare con i suoi accessori, le sue lampade e
l'olio per l'illuminazione,
[15] l'altare dei profumi con le sue stanghe, l'olio dell'unzione e il
profumo aromatico, la cortina d'ingresso alla porta della Dimora,
[16] l'altare degli olocausti con la sua graticola, le sue sbarre e
tutti i suoi accessori, la conca con il suo piedestallo,
[17] i tendaggi del recinto, le sue colonne e le sue basi e la cortina
alla porta del recinto,
[18] i picchetti della Dimora, i picchetti del recinto e le loro corde,
[19] le vesti liturgiche per officiare nel santuario, le vesti sacre per
il sacerdote Aronne e le vesti dei suoi figli per esercitare il
sacerdozio".
[20] Allora tutta la comunità degli Israeliti si ritirò dalla presenza
di Mosè.
[21] Poi quanti erano di cuore generoso ed erano mossi dal loro spirito,
vennero a portare l'offerta per il Signore, per la costruzione della
tenda del convegno, per tutti i suoi oggetti di culto e per le vesti
sacre.
[22] Vennero uomini e donne, quanti erano di cuore generoso, e portarono
fermagli, pendenti, anelli, collane, ogni sorta di gioielli d'oro:
quanti volevano presentare un'offerta di oro al Signore la portarono.
[23] Quanti si trovavano in possesso di tessuti di porpora viola e
rossa, di scarlatto, di bisso, di pelo di capra, di pelli di montone
tinte di rosso e di pelli di tasso ne portarono.
[24] Quanti potevano offrire un'offerta in argento o rame ne offrirono
per il Signore. Così anche quanti si trovavano in possesso di legno di
acacia per qualche opera della costruzione, ne portarono.
[25] Inoltre tutte le donne esperte filarono con le mani e portarono
filati di porpora viola e rossa, di scarlatto e di bisso.
[26] Tutte le donne che erano di cuore generoso, secondo la loro abilità,
filarono il pelo di capra.
[27] I capi portarono le pietre di ònice e le pietre preziose da
incastonare nell'efod e nel pettorale,
[28] balsami e olio per l'illuminazione, per l'olio dell'unzione e per
l'incenso aromatico.
[29] Così tutti, uomini e donne, che erano di cuore generoso a portare
qualche cosa per la costruzione che il Signore per mezzo di Mosè aveva
comandato di fare, la portarono: gli Israeliti portarono la loro offerta
volontaria al Signore.
[30] Mosè disse agli Israeliti: "Vedete, il Signore ha chiamato
per nome Bezaleel, figlio di Uri, figlio di Cur, della tribù di Giuda.
[31] L'ha riempito dello spirito di Dio, perché egli abbia saggezza,
intelligenza e scienza in ogni genere di lavoro,
[32] per concepire progetti e realizzarli in oro, argento, rame,
[33] per intagliare le pietre da incastonare, per scolpire il legno e
compiere ogni sorta di lavoro ingegnoso.
[34] Gli ha anche messo nel cuore il dono di insegnare e così anche ha
fatto con Ooliab, figlio di Achisamach, della tribù di Dan.
[35] Li ha riempiti di saggezza per compiere ogni genere di lavoro
d'intagliatore, di disegnatore, di ricamatore in porpora viola, in
porpora rossa, in scarlatto e in bisso, e di tessitore: capaci di
realizzare ogni sorta di lavoro e ideatori di progetti.
36
[1]
Bezaleel, Ooliab e tutti gli artisti che il Signore aveva dotati di
saggezza e d'intelligenza, perché fossero in grado di eseguire i lavori
della costruzione del santuario, fecero ogni cosa secondo ciò che il
Signore aveva ordinato.
[2] Mosè chiamò Bezaleel, Ooliab e tutti gli artisti, nel cuore dei
quali il Signore aveva messo saggezza, quanti erano portati a prestarsi
per l'esecuzione dei lavori.
[3] Essi ricevettero da Mosè ogni contributo portato dagli Israeliti
per il lavoro della costruzione del santuario. Ma gli Israeliti
continuavano a portare ogni mattina offerte volontarie.
[4] Allora tutti gli artisti, che eseguivano i lavori per il santuario,
lasciarono il lavoro che stavano facendo
[5] e vennero a dire a Mosè: "Il popolo porta più di quanto è
necessario per il lavoro che il Signore ha ordinato".
[6] Mosè allora fece proclamare nel campo: "Nessuno, uomo o donna,
offra più alcuna cosa come contributo per il santuario". Così si
impedì al popolo di portare altre offerte;
[7] perché quanto il popolo aveva già offerto era sufficiente, anzi
sovrabbondante, per l'esecuzione di tutti i lavori.
[8] Tutti gli artisti addetti ai lavori fecero la Dimora. Bezaleel la
fece con dieci teli di bisso ritorto, di porpora viola, di porpora rossa
e di scarlatto. La fece con figure di cherubini artisticamente lavorati.
[9] Lunghezza di ciascun telo ventotto cubiti; larghezza quattro cubiti
per ciascun telo; la stessa dimensione per tutti i teli.
[10] Unì cinque teli l'uno all'altro e anche i cinque altri teli unì
l'uno all'altro.
[11] Fece cordoni di porpora viola sull'orlo del primo telo all'estremità
della sutura e fece la stessa cosa sull'orlo del primo telo all'estremità
della sutura e fece la stessa cosa sull'orlo del telo estremo nella
seconda sutura.
[12] Fece cinquanta cordoni al primo telo e fece anche cinquanta cordoni
all'estremità del telo della seconda sutura: i cordoni corrispondevano
l'uno all'altro.
[13] Fece cinquanta fibbie d'oro e unì i teli l'uno all'altro mediante
le fibbie; così il tutto venne a formare una sola Dimora.
[14] Fece poi teli di peli di capra per costituire la tenda al di sopra
della Dimora. Ne fece undici teli.
[15] Lunghezza di un telo trenta cubiti; larghezza quattro cubiti per un
telo; la stessa dimensione per gli undici teli.
[16] Unì insieme cinque teli a parte e sei teli a parte.
[17] Fece cinquanta cordoni sull'orlo del telo della seconda sutura.
[18] Fece cinquanta fibbie di rame, per unire insieme la tenda, così da
formare un tutto unico.
[19] Fece poi per la tenda una copertura di pelli di montone tinte di
rosso e al di sopra una copertura di pelli di tasso.
[20] Poi fece per la Dimora assi di legno di acacia, verticali.
[21] Dieci cubiti la lunghezza di un asse e un cubito e mezzo la
larghezza.
[22] Ogni asse aveva due sostegni, congiunti l'uno all'altro da un
rinforzo. Così fece per tutte le assi della Dimora.
[23] Fece dunque le assi per la Dimora: venti assi sul lato verso il
mezzogiorno, a sud.
[24] Fece anche quaranta basi d'argento sotto le venti assi, due basi
sotto un'asse per i suoi due sostegni e due basi sotto l'altra asse per
i suoi due sostegni.
[25] Per il secondo lato della Dimora, verso il settentrione, venti
assi,
[26] come le loro quaranta basi d'argento, due basi sotto un'asse e due
basi sotto l'altra asse.
[27] Per la parte posteriore della Dimora, verso occidente, fece sei
assi.
[28] Fece inoltre due assi per gli angoli della Dimora nella parte
posteriore.
[29] Esse erano formate ciascuna da due pezzi uguali, abbinati e
perfettamente congiunti dal basso fino alla cima, all'altezza del primo
anello. Così fece per ambedue: esse vennero a formare i due angoli.
[30] Vi erano dunque otto assi con le loro basi d'argento: sedici basi,
due basi sotto un'asse e due basi sotto l'altra asse.
[31] Fece inoltre traverse di legno di acacia: cinque per le assi di un
lato della Dimora,
[32] cinque traverse per le assi dell'altro lato della Dimora e cinque
traverse per le assi della parte posteriore, verso occidente.
[33] Fece la traversa mediana che, a mezza altezza delle assi, le
attraversava da una estremità all'altra.
[34] Rivestì d'oro le assi, fece in oro i loro anelli, che servivano
per inserire le traverse, e rivestì d'oro anche le traverse.
[35] Fece il velo di porpora viola e di porpora rossa, di scarlatto e di
bisso ritorto. Lo fece con figure di cherubini, lavoro di disegnatore.
[36] Fece per esso quattro colonne di acacia, le rivestì d'oro; anche i
loro uncini erano d'oro e fuse per esse quattro basi d'argento.
[37] Fecero poi una cortina per l'ingresso della tenda, di porpora viola
e di porpora rossa, di scarlatto e di bisso ritorto, lavoro di
ricamatore;
[38] le sue cinque colonne con i loro uncini. Rivestì d'oro i loro
capitelli e le loro aste trasversali e fece le loro cinque basi di rame.
37
[1]
Bezaleel fece l'arca di legno di acacia: aveva due cubiti e mezzo di
lunghezza, un cubito e mezzo di larghezza, un cubito e mezzo di altezza.
[2] La rivestì d'oro puro, dentro e fuori. Le fece intorno un bordo
d'oro.
[3] Fuse per essa quattro anelli d'oro e li fissò ai suoi quattro
piedi: due anelli su di un lato e due anelli sull'altro.
[4] Fece stanghe di legno di acacia e le rivestì d'oro.
[5] Introdusse le stanghe negli anelli sui due lati dell'arca per
trasportare l'arca.
[6] Fece il coperchio d'oro puro: aveva due cubiti e mezzo di lunghezza
e un cubito e mezzo di larghezza.
[7] Fece due cherubini d'oro: li fece lavorati a martello sulle due
estremità del coperchio:
[8] un cherubino ad una estremità e un cherubino all'altra estremità.
Fece i cherubini tutti di un pezzo con il coperchio, alle sue due
estremità.
[9] I cherubini avevano le due ali stese di sopra, proteggendo con le
ali il coperchio; erano rivolti l'uno verso l'altro e le facce dei
cherubini erano rivolte verso il coperchio.
[10] Fece la tavola di legno di acacia: aveva due cubiti di lunghezza,
un cubito di larghezza, un cubito e mezzo di altezza.
[11] La rivestì d'oro puro e le fece intorno un bordo d'oro.
[12] Le fece attorno una cornice di un palmo e un bordo d'oro per la
cornice.
[13] Fuse per essa quattro anelli d'oro e li fissò ai quattro angoli
che costituivano i suoi quattro piedi.
[14] Gli anelli erano fissati alla cornice e servivano per inserire le
stanghe destinate a trasportare la tavola.
[15] Fece le stanghe di legno di acacia e le rivestì d'oro.
[16] Fece anche gli accessori della tavola: piatti, coppe, anfore e
tazze per le libazioni; li fece di oro puro.
[17] Fece il candelabro d'oro puro; lo fece lavorato a martello, il suo
fusto e i suoi bracci; i suoi calici, i suoi bulbi e le sue corolle
facevano corpo con esso.
[18] Sei bracci uscivano dai suoi lati: tre bracci del candelabro da un
lato e tre bracci del candelabro dall'altro.
[19] Vi erano su un braccio tre calici in forma di fiore di mandorlo,
con bulbo e corolla; anche sull'altro braccio tre calici in forma di
fiore di mandorlo, con bulbo e corolla. Così era per i sei bracci che
uscivano dal candelabro.
[20] Il fusto del candelabro aveva quattro calici in forma di fiore di
mandorlo, con i loro bulbi e le loro corolle:
[21] un bulbo sotto due bracci che si dipartivano da esso, e un bulbo
sotto i due altri bracci che si dipartivano da esso, e un bulbo sotto i
due altri bracci che si dipartivano da esso; così per tutti i sei
bracci che uscivano dal candelabro.
[22] I bulbi e i relativi bracci facevano corpo con esso: il tutto era
formato da una sola massa d'oro puro lavorata a martello.
[23] Fece le sue sette lampade, i suoi smoccolatoi e i suoi portacenere
d'oro puro.
[24] Impiegò un talento d'oro puro per esso e per tutti i suoi
accessori.
[25] Fece l'altare per bruciare l'incenso, di legno di acacia; aveva un
cubito di lunghezza e un cubito di larghezza, era cioè quadrato; aveva
due cubiti di altezza e i suoi corni erano di un sol pezzo.
[26] Rivestì d'oro puro il suo piano, i suoi lati, i suoi corni e gli
fece intorno un orlo d'oro.
[27] Fece anche due anelli d'oro sotto l'orlo, sui due fianchi, cioè
sui due lati opposti; servivano per inserire le stanghe destinate a
trasportarlo.
[28] Fece le stanghe di legno di acacia e le rivestì d'oro.
[29] Preparò l'olio dell'unzione sacra e il profumo aromatico da
bruciare, puro, secondo l'arte del profumiere.
38
[1] Fece
l'altare di legno di acacia: aveva cinque cubiti di lunghezza e cinque
cubiti di larghezza, era cioè quadrato, e aveva l'altezza di tre
cubiti.
[2] Fece i suoi corni ai suoi quattro angoli: i suoi corni erano tutti
di un pezzo; lo rivestì di rame.
[3] Fece anche tutti gli accessori dell'altare: i recipienti per
raccogliere le ceneri, le sue pale, i suoi vasi per aspersione, le sue
forchette e i bracieri: fece di rame tutti i suoi accessori.
[4] Fece per l'altare una graticola, lavorata a forma di rete, di rame,
e la pose sotto la cornice dell'altare in basso: la rete arrivava a metà
altezza dell'altare.
[5] Fuse quattro anelli e li pose alle quattro estremità della
graticola di rame, per inserirvi le stanghe.
[6] Fece anche le stanghe di legno di acacia e le rivestì di rame.
[7] Introdusse le stanghe negli anelli sui lati dell'altare: servivano a
trasportarlo. Fece l'altare di tavole, vuoto all'interno.
[8] Fece la conca di rame e il suo piedestallo di rame, impiegandovi gli
specchi delle donne, che nei tempi stabiliti venivano a prestar servizio
all'ingresso della tenda del convegno.
[9] Fece il recinto: sul lato meridionale, verso sud, il recinto aveva
tendaggi di bisso ritorto, per la lunghezza di cento cubiti sullo stesso
lato.
[10] Vi erano le loro venti colonne con le venti basi di rame. Gli
uncini delle colonne e le loro aste trasversali erano d'argento.
[11] Anche sul lato rivolto a settentrione vi erano tendaggi per cento
cubiti di lunghezza, le relative venti colonne con le venti basi di
rame, gli uncini delle colonne e le aste trasversali d'argento.
[12] Sul lato verso occidente vi erano cinquanta cubiti di tendaggi, con
le relative dieci colonne e le dieci basi,
[13] i capitelli delle colonne e i loro uncini d'argento. Sul lato
orientale, verso levante, vi erano cinquanta cubiti:
[14] quindici cubiti di tendaggi, con le relative tre colonne e le tre
basi alla prima ala;
[15] all'altra ala quindici cubiti di tendaggi, con le tre colonne e le
tre basi.
[16] Tutti i tendaggi che delimitavano il recinto erano di bisso
ritorto.
[17] Le basi delle colonne erano di rame, gli uncini delle colonne e le
aste trasversali erano d'argento; il rivestimento dei loro capitelli era
d'argento e tutte le colonne del recinto avevano aste trasversali
d'argento.
[18] Alla porta del recinto vi era una cortina, lavoro di ricamatore, di
porpora viola, porpora rossa, scarlatto e bisso ritorto: la sua
lunghezza era di venti cubiti, la sua altezza, nel senso della
larghezza, era di cinque cubiti, come i tendaggi del recinto.
[19] Le colonne relative erano quattro, con le quattro basi di rame, i
loro uncini d'argento, il rivestimento dei loro capitelli e le loro aste
trasversali d'argento.
[20] Tutti i picchetti della Dimora e del recinto circostante erano di
rame.
[21] Questo è il computo dei metalli impiegati per la Dimora, la Dimora
della Testimonianza, redatto per ordine di Mosè e per opera dei leviti,
sotto la direzione d'Itamar, figlio del sacerdote Aronne.
[22] Bezaleel, figlio di Uri, figlio di Cur, della tribù di Giuda,
eseguì quanto il Signore aveva ordinato a Mosè;
[23] insieme con lui Ooliab, figlio di Achisamach della tribù di Dan,
intagliatore, decoratore e ricamatore di porpora viola, porpora rossa,
scarlatto e bisso.
[24] Totale dell'oro impiegato per il lavoro, cioè per tutto il lavoro
del santuario - era l'oro presentato in offerta -: ventinove talenti e
settecentotrenta sicli, in sicli del santuario.
[25] L'argento raccolto, in occasione del censimento della comunità,
pesava cento talenti e millesettecentosettantacinque sicli, in sicli del
santuario,
[26] cioè un beka a testa, vale a dire mezzo siclo, secondo il siclo
del santuario, per ciascuno di coloro che furono sottoposti al
censimento, dai vent'anni in su. Erano
seicentotremilacinquecentocinquanta.
[27] Cento talenti di argento servirono a fondere le basi del santuario
e le basi del velo: cento basi per cento talenti, cioè un talento per
ogni base.
[28] Con i millesettecentosettantacinque sicli fece gli uncini delle
colonne, rivestì i loro capitelli e le riunì con le aste trasversali.
[29] Il rame presentato in offerta assommava a settanta talenti e
duemilaquattrocento sicli.
[30] Con esso fece le basi per l'ingresso della tenda del convegno,
l'altare di rame con la sua graticola di rame e tutti gli accessori
dell'altare,
[31] le basi del recinto, le basi della porta del recinto, tutti i
picchetti della Dimora e tutti i picchetti del recinto.
39
[1] Con
porpora viola e porpora rossa, con scarlatto e bisso fece le vesti
liturgiche per officiare nel santuario. Fecero le vesti sacre di Aronne,
come il Signore aveva ordinato a Mosè.
[2] Fecero l'efod con oro, porpora viola e porpora rossa, scarlatto e
bisso ritorto.
[3] Fecero placche d'oro battuto e le tagliarono in striscie sottili,
per intrecciarle con la porpora viola, la porpora rossa, lo scarlatto e
il bisso, lavoro d'artista.
[4] Fecero all'efod due spalline, che vennero attaccate alle sue due
estremità; così ne risultò un pezzo tutto unito.
[5] La cintura, che lo teneva legato e che stava sopra di esso, era
della stessa fattura ed era di un sol pezzo: era intessuta d'oro, di
porpora viola e porpora rossa, di scarlatto e di bisso ritorto, come il
Signore aveva ordinato a Mosè.
[6] Lavorarono le pietre di ònice, inserite in castoni d'oro, incise
con i nomi degli Israeliti, secondo l'arte d'incidere i sigilli.
[7] Fissarono le due pietre sulle spalline dell'efod, come pietre a
ricordo degli Israeliti, come il Signore aveva ordinato a Mosè.
[8] Fecero il pettorale, lavoro d'artista, come l'efod: con oro, porpora
viola, porpora rossa, scarlatto e bisso ritorto.
[9] Era quadrato e lo fecero doppio; aveva una spanna di lunghezza e una
spanna di larghezza.
[10] Lo coprirono con una incastonatura di pietre preziose, disposte in
quattro file di pietre. Una fila: una cornalina, un topazio e uno
smeraldo, così la prima fila.
[11] La seconda fila: un turchese, uno zaffìro e un berillo.
[12] La terza fila: un giacinto, un'àgata e una ametista.
[13] La quarta fila: un crisòlito, un ònice e un diaspro. Erano
inserite nell'oro mediante i loro castoni.
[14] Le pietre corrispondevano ai nomi degli Israeliti: dodici, secondo
i loro nomi ed erano incise come i sigilli, ciascuna con il nome
corrispondente, secondo le dodici tribù.
[15] Fecero sul pettorale catene in forma di cordoni, lavoro d'intreccio
d'oro puro.
[16] Fecero due castoni d'oro e due anelli d'oro e misero i due anelli
alle due estremità del pettorale.
[17] Misero le due catene d'oro sui due anelli alle due estremità del
pettorale.
[18] Quanto alle due altre estremità delle catene, le fissarono sui due
castoni e le fecero passare sulle spalline dell'efod, nella parte
anteriore.
[19] Fecero due altri anelli d'oro e li collocarono alle due estremità
del pettorale sull'orlo che era dalla parte dell'efod, verso l'interno.
[20] Fecero due altri anelli d'oro e li posero sulle due spalline
dell'efod in basso, sul suo lato anteriore, in vicinanza del punto di
attacco, al di sopra della cintura dell'efod.
[21] Poi legarono il pettorale con i suoi anelli agli anelli dell'efod
mediante un cordone di porpora viola, perché stesse al di sopra della
cintura dell'efod e perché il pettorale non si distaccasse dall'efod,
come il Signore aveva ordinato a Mosè.
[22] Fece il manto dell'efod, lavoro di tessitore, tutto di porpora
viola;
[23] la scollatura del manto, in mezzo, era come la scollatura di una
corazza: intorno aveva un bordo, perché non si lacerasse.
[24] Fecero sul lembo del manto melagrane di porpora viola, di porpora
rossa, di scarlatto e di bisso ritorto.
[25] Fecero sonagli d'oro puro e collocarono i sonagli in mezzo alle
melagrane, intorno all'orlo del manto:
[26] un sonaglio e una melagrana, un sonaglio e una melagrana lungo
tutto il giro del lembo del manto, per l'esercizio del ministero, come
il Signore aveva ordinato a Mosè.
[27] Fecero le tuniche di bisso, lavoro di tessitore, per Aronne e per i
suoi figli;
[28] il turbante di bisso, gli ornamenti dei berretti di bisso e i
calzoni di lino di bisso ritorto;
[29] la cintura di bisso ritorto, di porpora viola, di porpora rossa e
di scarlatto, lavoro di ricamatore, come il Signore aveva ordinato a Mosè.
[30] Fecero la lamina, il diadema sacro d'oro puro, e vi scrissero sopra
a caratteri incisi come un sigillo: "Sacro al Signore".
[31] Vi fissarono un cordone di porpora viola per porre il diadema sopra
il turbante, come il Signore aveva ordinato a Mosè.
[32] Così fu finito tutto il lavoro della Dimora, della tenda del
convegno. Gli Israeliti eseguirono ogni cosa come il Signore aveva
ordinato a Mosè: così essi fecero.
[33] Portarono dunque a Mosè la Dimora, la tenda e tutti i suoi
accessori: le sue fibbie, le sue assi, le sue traverse, le sue colonne e
le sue basi,
[34] la copertura di pelli di montone tinte di rosso, la copertura di
pelli di tasso e il velo per far da cortina,
[35] l'arca della Testimonianza con le sue stanghe e il coperchio,
[36] la tavola con tutti i suoi accessori e i pani dell'offerta,
[37] il candelabro d'oro puro con le sue lampade, le lampade cioè che
dovevano essere collocate sopra di esso, con tutti i suoi accessori, e
l'olio per l'illuminazione,
[38] l'altare d'oro, l'olio dell'unzione, il profumo aromatico da
bruciare e la cortina per l'ingresso della tenda.
[39] L'altare di rame con la sua graticola di rame, le sue stanghe e
tutti i suoi accessori, la conca e il suo piedestallo,
[40] i tendaggi del recinto, le sue colonne, le sue basi e la cortina
per la porta del recinto, le sue corde, i suoi picchetti e tutti gli
arredi del servizio della Dimora, per la tenda del convegno,
[41] le vesti liturgiche per officiare nel santuario, le vesti sacre del
sacerdote Aronne e le vesti dei suoi figli per l'esercizio del
sacerdozio.
[42] Secondo quanto il Signore aveva ordinato a Mosè, gli Israeliti
avevano eseguito ogni lavoro.
[43] Mosè vide tutta l'opera e riscontrò che l'avevano eseguita come
il Signore aveva ordinato. Allora Mosè li benedisse.
40
[1] Il
Signore parlò a Mosè e gli disse:
[2] "Il primo giorno del primo mese erigerai la Dimora, la tenda
del convegno.
[3] Dentro vi collocherai l'arca della Testimonianza, davanti all'arca
tenderai il velo.
[4] Vi introdurrai la tavola e disporrai su di essa ciò che vi deve
essere disposto; introdurrai anche il candelabro e vi preparerai sopra
le sue lampade.
[5] Metterai l'altare d'oro per i profumi davanti all'arca della
Testimonianza e metterai infine la cortina all'ingresso della tenda.
[6] Poi metterai l'altare degli olocausti di fronte all'ingresso della
Dimora, della tenda del convegno.
[7] Metterai la conca fra la tenda del convegno e l'altare e vi porrai
l'acqua.
[8] Disporrai il recinto tutt'attorno e metterai la cortina alla porta
del recinto.
[9] Poi prenderai l'olio dell'unzione e ungerai con esso la Dimora e
quanto vi sarà dentro e la consacrerai con tutti i suoi arredi; così
diventerà cosa santa.
[10] Ungerai anche l'altare degli olocausti e tutti i suoi arredi;
consacrerai l'altare e l'altare diventerà cosa santissima.
[11] Ungerai anche la conca con il suo piedestallo e la consacrerai.
[12] Poi farai avvicinare Aronne e i suoi figli all'ingresso della tenda
del convegno e li laverai con acqua.
[13] Farai indossare ad Aronne le vesti sacre, lo ungerai, lo
consacrerai e così egli eserciterà il mio sacerdozio.
[14] Farai avvicinare anche i suoi figli e farai loro indossare le
tuniche.
[15] Li ungerai, come il loro padre, e così eserciteranno il mio
sacerdozio; in tal modo la loro unzione conferirà loro un sacerdozio
perenne, per le loro generazioni".
[16] Mosè fece in tutto secondo quanto il Signore gli aveva ordinato.
Così fece:
[17] nel secondo anno, nel primo giorno del primo mese fu eretta la
Dimora.
[18] Mosè eresse la Dimora: pose le sue basi, dispose le assi, vi fissò
le traverse e rizzò le colonne;
[19] poi stese la tenda sopra la Dimora e sopra ancora mise la copertura
della tenda, come il Signore gli aveva ordinato.
[20] Prese la Testimonianza, la pose dentro l'arca; mise le stanghe
all'arca e pose il coperchio sull'arca;
[21] poi introdusse l'arca nella Dimora, collocò il velo che doveva far
da cortina e lo tese davanti all'arca della Testimonianza, come il
Signore aveva ordinato a Mosè.
[22] Nella tenda del convegno collocò la tavola, sul lato
settentrionale della Dimora, al di fuori del velo.
[23] Dispose su di essa il pane in focacce sovrapposte alla presenza del
Signore, come il Signore aveva ordinato a Mosè.
[24] Collocò inoltre il candelabro nella tenda del convegno, di fronte
alla tavola sul lato meridionale della Dimora,
[25] e vi preparò sopra le lampade davanti al Signore, come il Signore
aveva ordinato a Mosè.
[26] Collocò poi l'altare d'oro nella tenda del convegno, davanti al
velo,
[27] e bruciò su di esso il profumo aromatico, come il Signore aveva
ordinato a Mosè.
[28] Mise infine la cortina all'ingresso della Dimora.
[29] Poi collocò l'altare degli olocausti all'ingresso della Dimora,
della tenda del convegno, e offrì su di esso l'olocausto e l'offerta,
come il Signore aveva ordinato a Mosè.
[30] Collocò la conca fra la tenda del convegno e l'altare e vi mise
dentro l'acqua per le abluzioni.
[31] Mosè, Aronne e i suoi figli si lavavano con essa le mani e i
piedi:
[32] quando entravano nella tenda del convegno e quando si accostavano
all'altare, essi si lavavano, come il Signore aveva ordinato a Mosè.
[33] Infine eresse il recinto intorno alla Dimora e all'altare e mise la
cortina alla porta del recinto. Così Mosè terminò l'opera.
[34] Allora la nube coprì la tenda del convegno e la Gloria del Signore
riempì la Dimora.
[35] Mosè non potè entrare nella tenda del convegno, perché la nube
dimorava su di essa e la Gloria del Signore riempiva la Dimora.
[36] Ad ogni tappa, quando la nube s'innalzava e lasciava la Dimora, gli
Israeliti levavano l'accampamento.
[37] Se la nube non si innalzava, essi non partivano, finché non si
fosse innalzata.
[38] Perché la nube del Signore durante il giorno rimaneva sulla Dimora
e durante la notte vi era in essa un fuoco, visibile a tutta la casa
d'Israele, per tutto il tempo del loro viaggio.
LEVITICO
1
[1] Il
Signore chiamò Mosè e dalla tenda del convegno gli disse:
[2] "Parla agli Israeliti e riferisci loro: Quando uno di voi vorrà
fare un'offerta al Signore, offrirete bestiame grosso o minuto.
[3] Se l'offerta è un olocausto di grosso bestiame, egli offrirà un
maschio senza difetto; l'offrirà all'ingresso della tenda del convegno,
per ottenere il favore del Signore.
[4] Poserà la mano sulla testa della vittima, che sarà accettata in
suo favore per fare il rito espiatorio per lui.
[5] Poi immolerà il capo di grosso bestiame davanti al Signore, e i
sacerdoti, figli di Aronne, offriranno il sangue e lo spargeranno
intorno all'altare, che è all'ingresso della tenda del convegno.
[6] Scorticherà la vittima e la taglierà a pezzi.
[7] I figli del sacerdote Aronne porranno il fuoco sull'altare e
metteranno la legna sul fuoco,
[8] poi sulla legna e sul fuoco che è sull'altare disporranno i pezzi,
la testa e il grasso.
[9] Laverà con acqua le interiora e le zampe; poi il sacerdote brucerà
il tutto sull'altare come olocausto, sacrificio consumato dal fuoco,
profumo soave per il Signore.
[10] Se la sua offerta è un olocausto di bestiame minuto, pecora o
capra, egli offrirà un maschio senza difetto.
[11] Lo immolerà dal lato settentrionale dell'altare davanti al Signore
e i sacerdoti, figli di Aronne, spargeranno il sangue attorno
all'altare.
[12] Lo taglierà a pezzi, con la testa e il grasso, e il sacerdote li
disporrà sulla legna, collocata sul fuoco dell'altare.
[13] Laverà con acqua le interiora e le zampe; poi il sacerdote offrirà
il tutto e lo brucerà sull'altare: olocausto, sacrificio consumato dal
fuoco, profumo soave per il Signore.
[14] Se la sua offerta al Signore è un olocausto di uccelli, offrirà
tortore o colombi.
[15] Il sacerdote li offrirà all'altare, ne staccherà la testa, che
farà bruciare sull'altare, e il sangue sarà spruzzato sulla parete
dell'altare.
[16] Poi toglierà il gozzo con le sue immondezze e lo getterà al lato
orientale dell'altare, dov'è il luogo delle ceneri.
[17] Dividerà l'uccello in due metà prendendolo per le ali, ma senza
separarlo, e il sacerdote lo brucerà sull'altare, sulla legna che è
sul fuoco, come olocausto, sacrificio consumato dal fuoco, profumo soave
per il Signore.
2
[1] Se
qualcuno presenterà al Signore un'oblazione, la sua offerta sarà di
fior di farina, sulla quale verserà olio e porrà incenso.
[2] La porterà ai figli di Aronne, i sacerdoti; il sacerdote prenderà
da essa una manciata di fior di farina e d'olio, con tutto l'incenso, e
lo brucerà sull'altare come memoriale: è un sacrificio consumato dal
fuoco, profumo soave per il Signore.
[3] Il resto dell'offerta di oblazione sarà per Aronne e per i suoi
figli, cosa santissima, proveniente dai sacrifici consumati dal fuoco in
onore del Signore.
[4] Quando offrirai una oblazione cotta nel forno, essa consisterà in
focacce azzime di fior di farina impastata con olio e anche di
schiacciate azzime spalmate di olio.
[5] Se la tua offerta sarà un'oblazione cotta sulla teglia, sarà di
fior di farina, azzima e impastata con olio;
[6] la farai a pezzi e sopra vi verserai olio: è un'oblazione.
[7] Se la tua offerta sarà una oblazione cotta nella pentola, sarà
fatta con fior di farina nell'olio:
[8] porterai al Signore l'oblazione così preparata e la presenterai al
sacerdote, che la offrirà sull'altare.
[9] Il sacerdote preleverà dall'oblazione il memoriale e lo brucerà
sull'altare: sacrificio consumato dal fuoco, profumo soave per il
Signore.
[10] Il resto dell'oblazione sarà per Aronne e per i suoi figli, cosa
santissima, proveniente dai sacrifici consumati dal fuoco per il
Signore.
[11] Nessuna delle oblazioni che offrirete al Signore sarà lievitata:
non brucerete né lievito, né miele come sacrificio consumato dal fuoco
in onore del Signore;
[12] potrete offrire queste cose al Signore come offerta di primizie, ma
non saliranno sull'altare a titolo di profumo soave.
[13] Dovrai salare ogni tua offerta di oblazione: nella tua oblazione
non lascerai mancare il sale dell'alleanza del tuo Dio; sopra ogni tua
offerta offrirai del sale.
[14] Se offrirai al Signore una oblazione di primizie, offrirai come tua
oblazione di primizie spighe di grano fresche abbrustolite sul fuoco e
chicchi pestati di grano nuovo.
[15] Verserai olio sopra di essa, vi metterai incenso: è una oblazione.
[16] Il sacerdote brucerà come memoriale una parte dei chicchi e
dell'olio insieme con tutto l'incenso: è un sacrificio consumato dal
fuoco per il Signore.
3
[1] Nel
caso che la sua offerta sia un sacrificio di comunione e se offre un
capo di bestiame grosso, sarà un maschio o una femmina, senza difetto;
l'offrirà davanti al Signore,
[2] poserà la mano sulla testa della vittima e la immolerà
all'ingresso della tenda del convegno e i figli di Aronne, i sacerdoti,
spargeranno il sangue attorno all'altare.
[3] Di questo sacrificio di comunione offrirà come sacrificio consumato
dal fuoco in onore del Signore il grasso che avvolge le viscere e tutto
quello che vi è sopra,
[4] i due reni con il loro grasso e il grasso attorno ai lombi e al lobo
del fegato, che distaccherà al di sopra dei reni;
[5] i figli di Aronne lo bruceranno sull'altare, sopra l'olocausto,
posto sulla legna che è sul fuoco: è un sacrificio consumato dal
fuoco, profumo soave per il Signore.
[6] Se la sua offerta di sacrificio di comunione per il Signore è di
bestiame minuto sarà un maschio o una femmina, senza difetto.
[7] Se presenta una pecora in offerta, la offrirà davanti al Signore;
[8] poserà la mano sulla testa della vittima e la immolerà davanti
alla tenda del convegno; i figli di Aronne ne spargeranno il sangue
attorno all'altare;
[9] di questo sacrificio di comunione offrirà quale sacrificio
consumato dal fuoco per il Signore il grasso e cioè l'intiera coda
presso l'estremità della spina dorsale, il grasso che avvolge le
viscere e tutto quello che vi è sopra,
[10] i due reni con il loro grasso e il grasso attorno ai lombi e al
lobo del fegato, che distaccherà al di sopra dei reni;
[11] il sacerdote li brucerà sull'altare: è un alimento consumato dal
fuoco per il Signore.
[12] Se la sua offerta è una capra, la offrirà davanti al Signore;
[13] poserà la mano sulla sua testa e la immolerà davanti alla tenda
del convegno; i figli di Aronne ne spargeranno il sangue attorno
all'altare.
[14] Di essa preleverà, come offerta consumata dal fuoco in onore del
Signore, il grasso che avvolge le viscere, tutto quello che vi è sopra,
[15] i due reni con il loro grasso e il grasso attorno ai lombi e al
lobo del fegato, che distaccherà al di sopra dei reni;
[16] il sacerdote li brucerà sull'altare: è un cibo consumato dal
fuoco per il Signore.
Ogni parte grassa appartiene al Signore.
[17] È una prescrizione rituale perenne per le vostre generazioni in
ogni vostra dimora: non dovrete mangiare né grasso né sangue".
4
[1] Il
Signore disse a Mosè: "Riferisci agli Israeliti:
[2] Quando un uomo inavvertitamente trasgredisce un qualsiasi divieto
della legge del Signore, facendo una cosa proibita:
[3] se chi ha peccato è il sacerdote che ha ricevuto l'unzione e così
ha reso colpevole il popolo, offrirà al Signore per il peccato da lui
commesso un giovenco senza difetto come sacrificio di espiazione.
[4] Condurrà il giovenco davanti al Signore all'ingresso della tenda
del convegno; poserà la mano sulla testa del giovenco e l'immolerà
davanti al Signore.
[5] Il sacerdote che ha ricevuto l'unzione prenderà il sangue del
giovenco e lo porterà nell'interno della tenda del convegno;
[6] intingerà il dito nel sangue e farà sette aspersioni davanti al
Signore di fronte al velo del santuario.
[7] Bagnerà con il sangue i corni dell'altare dei profumi che bruciano
davanti al Signore nella tenda del convegno; verserà il resto del
sangue alla base dell'altare degli olocausti, che si trova all'ingresso
della tenda del convegno.
[8] Poi dal giovenco del sacrificio toglierà tutto il grasso: il grasso
che avvolge le viscere, tutto quello che vi è sopra,
[9] i due reni con il loro grasso e il grasso attorno ai lombi e al lobo
del fegato, che distaccherà al di sopra dei reni.
[10] Farà come si fa per il giovenco del sacrificio di comunione e
brucerà il tutto sull'altare degli olocausti.
[11] Ma la pelle del giovenco, la carne con la testa, le viscere, le
zampe e gli escrementi,
[12] cioè tutto il giovenco, egli lo porterà fuori dell'accampamento
in luogo puro, dove si gettano le ceneri, e lo brucerà sulla legna:
dovrà essere bruciato sul mucchio delle ceneri.
[13] Se tutta la comunità d'Israele ha commesso una inavvertenza, senza
che tutta l'assemblea la conosca, violando così un divieto della legge
del Signore e rendendosi colpevole,
[14] quando il peccato commesso sarà conosciuto, l'assemblea offrirà
come sacrificio espiatorio un giovenco, un capo di grosso bestiame senza
difetto e lo condurrà davanti alla tenda del convegno.
[15] Gli anziani della comunità poseranno le mani sulla testa del
giovenco e lo si immolerà davanti al Signore.
[16] Il sacerdote che ha ricevuto l'unzione porterà il sangue del
giovenco nell'interno della tenda del convegno;
[17] intingerà il dito nel sangue, e farà sette aspersioni davanti al
Signore di fronte al velo.
[18] Bagnerà con il sangue i corni dell'altare che è davanti al
Signore nella tenda del convegno e verserà il resto del sangue alla
base dell'altare degli olocausti, all'ingresso della tenda del convegno.
[19] Toglierà al giovenco tutte le parti grasse, per bruciarle
sull'altare.
[20] Farà di questo giovenco come di quello offerto in sacrificio di
espiazione: tutto allo stesso modo. Il sacerdote farà per loro il rito
espiatorio e sarà loro perdonato.
[21] Poi porterà il giovenco fuori del campo e lo brucerà come ha
bruciato il primo: è il sacrificio di espiazione per l'assemblea.
[22] Se è un capo chi ha peccato, violando per inavvertenza un divieto
del Signore suo Dio e così si è reso colpevole,
[23] quando conosca il peccato commesso, porterà come offerta un capro
maschio senza difetto.
[24] Poserà la mano sulla testa del capro e lo immolerà nel luogo dove
si immolano gli olocausti davanti al Signore: è un sacrificio
espiatorio.
[25] Il sacerdote prenderà con il dito il sangue del sacrificio
espiatorio e bagnerà i corni dell'altare degli olocausti; verserà il
resto del sangue alla base dell'altare degli olocausti.
[26] Poi brucerà sull'altare ogni parte grassa, come il grasso del
sacrificio di comunione. Il sacerdote farà per lui il rito espiatorio
per il suo peccato e gli sarà perdonato.
[27] Se chi ha peccato è stato qualcuno del popolo, violando per
inavvertenza un divieto del Signore, e così si è reso colpevole,
[28] quando conosca il peccato commesso, porti come offerta una capra
femmina, senza difetto, in espiazione del suo peccato.
[29] Poserà la mano sulla testa della vittima di espiazione e la
immolerà nel luogo dove si immolano gli olocausti.
[30] Il sacerdote prenderà con il dito un pò di sangue di essa e
bagnerà i corni dell'altare degli olocausti; poi verserà il resto del
sangue alla base dell'altare.
[31] Preleverà tutte le parti grasse, come si preleva il grasso del
sacrificio di comunione, e il sacerdote le brucerà sull'altare, profumo
soave in onore del Signore. Il sacerdote farà per lui il rito
espiatorio e gli sarà perdonato.
[32] Se porta una pecora come offerta per il peccato, porterà una
femmina senza difetto.
[33] Poserà la mano sulla testa della vittima espiatoria e la immolerà
in espiazione nel luogo dove si immolano gli olocausti.
[34] Il sacerdote prenderà con il dito un pò di sangue della vittima
espiatoria e bagnerà i corni dell'altare degli olocausti; poi verserà
il resto del sangue alla base dell'altare.
[35] Preleverà tutte le parti grasse, come si preleva il grasso della
pecora del sacrificio di comunione e il sacerdote le brucerà
sull'altare sopra le vittime consumate dal fuoco in onore del Signore.
Il sacerdote farà per lui il rito espiatorio per il peccato commesso e
gli sarà perdonato.
5
[1] Se
una persona pecca perché nulla dichiara, benché abbia udito la formula
di scongiuro e sia essa stessa testimone o abbia visto o sappia, sconterà
la sua iniquità.
[2] Oppure quando qualcuno, senza avvedersene, tocca una cosa immonda,
come il cadavere d'una bestia o il cadavere d'un animale domestico o
quello d'un rettile, rimarrà egli stesso immondo e colpevole.
[3] Oppure quando, senza avvedersene, tocca una immondezza umana - una
qualunque delle cose per le quali l'uomo diviene immondo - quando verrà
a saperlo, sarà colpevole.
[4] Oppure quando uno, senza badarvi, parlando con leggerezza, avrà
giurato, con uno di quei giuramenti che gli uomini proferiscono alla
leggera, di fare qualche cosa di male o di bene, se lo saprà, ne sarà
colpevole.
[5] Quando uno dunque si sarà reso colpevole d'una di queste cose,
confesserà il peccato commesso;
[6] porterà al Signore, come riparazione della sua colpa per il peccato
commesso, una femmina del bestiame minuto, pecora o capra, come
sacrificio espiatorio; il sacerdote farà per lui il rito espiatorio per
il suo peccato.
[7] Se non ha mezzi per procurarsi una pecora o una capra, porterà al
Signore, come riparazione della sua colpa per il suo peccato, due
tortore o due colombi: uno come sacrificio espiatorio, l'altro come
olocausto.
[8] Li porterà al sacerdote, il quale offrirà prima quello per
l'espiazione: gli spaccherà la testa vicino alla nuca, ma senza
staccarla;
[9] poi spargerà il sangue del sacrificio per il peccato sopra la
parete dell'altare e ne spremerà il resto alla base dell'altare. Questo
è un sacrificio espiatorio.
[10] Dell'altro uccello offrirà un olocausto, secondo le norme
stabilite. Così il sacerdote farà per lui il rito espiatorio per il
peccato che ha commesso e gli sarà perdonato.
[11] Ma se non ha mezzi per procurarsi due tortore o due colombi, porterà,
come offerta per il peccato commesso, un decimo di efa di fior di
farina, come sacrificio espiatorio; non vi metterà né olio né
incenso, perché è un sacrificio per il peccato.
[12] Porterà la farina al sacerdote, che ne prenderà una manciata come
memoriale, facendola bruciare sull'altare sopra le vittime consumate dal
fuoco in onore del Signore. È un sacrificio espiatorio.
[13] Così il sacerdote farà per lui il rito espiatorio per il peccato
commesso in uno dei casi suddetti e gli sarà perdonato. Il resto sarà
per il sacerdote, come nell'oblazione".
[14] Il Signore aggiunse a Mosè:
[15] "Se qualcuno commetterà una mancanza e peccherà per errore
riguardo a cose consacrate al Signore, porterà al Signore, in
sacrificio di riparazione, un ariete senza difetto, preso dal gregge,
che valuterai in sicli d'argento in base al siclo del santuario;
[16] risarcirà il danno fatto al santuario, aggiungendovi un quinto, e
lo darà al sacerdote, il quale farà per lui il rito espiatorio con
l'ariete offerto come sacrificio di riparazione e gli sarà perdonato.
[17] Quando uno peccherà facendo, senza saperlo, una cosa vietata dal
Signore, sarà colpevole e dovrà scontare la mancanza.
[18] Presenterà al sacerdote, come sacrificio di riparazione, un ariete
senza difetto, preso dal bestiame minuto, secondo la tua stima; il
sacerdote farà per lui il rito espiatorio per l'errore commesso per
ignoranza e gli sarà perdonato.
[19] È un sacrificio di riparazione; quell'individuo si era certo reso
colpevole verso il Signore".
[20] Il Signore disse a Mosè:
[21] "Quando uno peccherà e commetterà una mancanza verso il
Signore, rifiutando al suo prossimo un deposito da lui ricevuto o un
pegno consegnatogli o una cosa rubata o estorta con frode
[22] o troverà una cosa smarrita, mentendo a questo proposito e
giurando il falso circa qualcuna delle cose per cui un uomo può
peccare,
[23] se avrà così peccato e si sarà reso colpevole, restituirà la
cosa rubata o estorta con frode o il deposito che gli era stato affidato
o l'oggetto smarrito che aveva trovato
[24] o qualunque cosa per cui abbia giurato il falso. Farà la
restituzione per intero, aggiungendovi un quinto e renderà ciò al
proprietario il giorno stesso in cui offrirà il sacrificio di
riparazione.
[25] Porterà al sacerdote, come sacrificio di riparazione in onore del
Signore, un ariete senza difetto, preso dal bestiame minuto secondo la
tua stima.
[26] Il sacerdote farà il rito espiatorio per lui davanti al Signore e
gli sarà perdonato, qualunque sia la mancanza di cui si è reso
colpevole".
6
[1] Il
Signore disse ancora a Mosè:
[2] "Dà quest'ordine ad Aronne e ai suoi figli: Questa è la legge
per l'olocausto. L'olocausto rimarrà acceso sul braciere sopra l'altare
tutta la notte, fino al mattino; il fuoco dell'altare sarà tenuto
acceso.
[3] Il sacerdote, indossata la tunica di lino e vestiti i calzoni di
lino, toglierà la cenere, in cui il fuoco avrà ridotto l'olocausto
sull'altare, e la deporrà al fianco dell'altare.
[4] Poi, spogliatosi delle vesti e indossatene altre, porterà la cenere
fuori del campo, in un luogo mondo.
[5] Il fuoco sarà tenuto acceso sull'altare e non si lascerà spegnere;
il sacerdote vi brucerà legna ogni mattina, vi disporrà sopra
l'olocausto e vi brucerà sopra il grasso dei sacrifici.
[6] Il fuoco dev'esser sempre tenuto acceso sull'altare, senza lasciarlo
spegnere.
[7] Questa è la legge dell'oblazione. I figli di Aronne la offriranno
al Signore, dinanzi all'altare.
[8] Il sacerdote preleverà una manciata di fior di farina con il suo
olio e con tutto l'incenso che è sopra l'offerta e brucerà ogni cosa
sull'altare con soave profumo in ricordo del Signore.
[9] Aronne e i suoi figli mangeranno quel che rimarrà dell'oblazione;
lo si mangerà senza lievito, in luogo santo, nel recinto della tenda
del convegno.
[10] Non si cuocerà con lievito; è la parte che ho loro assegnata
delle offerte a me bruciate con il fuoco. È cosa santissima come il
sacrificio espiatorio.
[11] Ogni maschio tra i figli di Aronne potrà mangiarne. È un diritto
perenne delle vostre generazioni sui sacrifici consumati dal fuoco in
onore del Signore. Tutto ciò che verrà a contatto con queste cose sarà
sacro".
[12] Il Signore aggiunse a Mosè:
[13] "L'offerta che Aronne e i suoi figli faranno al Signore il
giorno in cui riceveranno l'unzione è questa: un decimo di efa di fior
di farina, come oblazione perpetua, metà la mattina e metà la sera.
[14] Essa sarà preparata con olio, nella teglia: la presenterai in una
misura stemperata; l'offrirai in pezzi, come profumo soave per il
Signore.
[15] Anche il sacerdote che, tra i figli di Aronne, sarà unto per
succedergli, farà questa offerta; è una prescrizione perenne: sarà
bruciata tutta in onore del Signore.
[16] Ogni oblazione del sacerdote sarà bruciata tutta; non se ne potrà
mangiare".
[17] Il Signore disse ancora a Mosè:
[18] "Parla ad Aronne e ai suoi figli e dì loro: Questa è la
legge del sacrificio espiatorio. Nel luogo dove si immola l'olocausto
sarà immolata davanti al Signore la vittima per il peccato. È cosa
santissima.
[19] La mangerà il sacerdote che l'offrirà per il peccato; dovrà
mangiarla in luogo santo, nel recinto della tenda del convegno.
[20] Qualunque cosa ne toccherà le carni sarà sacra; se parte del suo
sangue schizza sopra una veste, il posto dove sarà schizzato il sangue
lo laverai in luogo santo.
[21] Ma il vaso di terra, che sarà servito a cuocerla, sarà spezzato;
che se è stata cotta in un vaso di rame, questo sarà strofinato bene e
sciacquato con acqua.
[22] Ogni maschio di famiglia sacerdotale ne potrà mangiare; è cosa
santissima.
[23] Ma non si potrà mangiare alcuna vittima espiatoria, il cui sangue
va portato nella tenda del convegno, per il rito espiatorio nel
santuario. Essa sarà bruciata nel fuoco.
7
[1]
Questa è la legge del sacrificio di riparazione; è cosa santissima.
[2] Nel luogo, dove si immola l'olocausto, si immolerà la vittima di
riparazione; se ne spargerà il sangue attorno all'altare
[3] e se ne offrirà tutto il grasso: la coda, il grasso che copre le
viscere,
[4] i due reni con il loro grasso e il grasso attorno ai lombi e al lobo
del fegato che si distaccherà sopra i reni.
[5] Il sacerdote brucerà tutto questo sull'altare come sacrificio
consumato dal fuoco in onore del Signore. Questo è un sacrificio di
riparazione.
[6] Ogni maschio di famiglia sacerdotale ne potrà mangiare; lo si
mangerà in luogo santo; è cosa santissima.
[7] Il sacrificio di riparazione è come il sacrificio espiatorio; la
stessa legge vale per ambedue; la vittima sarà del sacerdote che avrà
compiuta l'espiazione.
[8] Il sacerdote, che avrà fatto l'olocausto per qualcuno, avrà per sé
la pelle dell'olocausto da lui offerto.
[9] Così anche ogni oblazione, cotta nel forno o preparata nella
pentola o nella teglia, sarà del sacerdote che l'ha offerta.
[10] Ogni oblazione impastata con olio o asciutta sarà per tutti i
figli di Aronne in misura uguale.
[11] Questa è la legge del sacrificio di comunione, che si offrirà al
Signore.
[12] Se uno l'offre in ringraziamento, offrirà, con il sacrificio di
comunione, focacce senza lievito intrise con olio, schiacciate senza
lievito unte con olio e fior di farina cotta, in forma di focacce
intrise con olio.
[13] Presenterà anche, come offerta, oltre le dette focacce, focacce di
pan lievitato, insieme con il sacrificio di ringraziamento.
[14] Di ognuna di queste offerte una parte si presenterà come oblazione
prelevata in onore del Signore; essa sarà del sacerdote che ha sparso
il sangue della vittima del sacrificio di comunione.
[15] La carne del sacrificio di ringraziamento dovrà mangiarsi il
giorno stesso in cui esso viene offerto; non se ne lascerà nulla fino
alla mattina.
[16] Ma se il sacrificio che uno offre è votivo o volontario, la
vittima si mangerà il giorno in cui verrà offerta, il resto dovrà
esser mangiato il giorno dopo;
[17] ma quel che sarà rimasto della carne del sacrificio fino al terzo
giorno, dovrà bruciarsi nel fuoco.
[18] Se uno mangia la carne del sacrificio di comunione il terzo giorno,
l'offerente non sarà gradito; dell'offerta non gli sarà tenuto conto;
sarà un abominio; chi ne avrà mangiato subirà la pena della sua
iniquità.
[19] La carne che sarà stata in contatto con qualche cosa di immondo,
non si potrà mangiare; sarà bruciata nel fuoco.
[20] Chiunque sarà mondo potrà mangiare la carne del sacrificio di
comunione; ma la persona che, immonda, mangerà la carne del sacrificio
di comunione offerto al Signore sarà eliminata dal suo popolo.
[21] Se uno toccherà qualsiasi cosa immonda: un'immondezza umana, un
animale immondo o qualsiasi cosa abominevole, immonda, e mangerà la
carne d'un sacrificio di comunione offerto al Signore, quel tale sarà
eliminato dal suo popolo".
[22] Il Signore disse ancora a Mosè:
[23] "Parla agli Israeliti e riferisci loro: Non mangerete alcun
grasso, né di bue, né di pecora, né di capra.
[24] Il grasso di una bestia che è morta naturalmente o il grasso d'una
bestia sbranata potrà servire per qualunque altro uso; ma non ne
mangerete affatto;
[25] perché chiunque mangerà il grasso di animali che si possono
offrire in sacrificio consumato dal fuoco in onore del Signore, sarà
eliminato dal suo popolo.
[26] E non mangerete affatto sangue, né di uccelli né di animali
domestici, dovunque abitiate.
[27] Chiunque mangerà sangue di qualunque specie sarà eliminato dal
suo popolo".
[28] Il Signore aggiunse a Mosè:
[29] "Parla agli Israeliti e dì loro: Chi offrirà al Signore il
sacrificio di comunione porterà una offerta al Signore, prelevandola
dal sacrificio di comunione.
[30] Porterà con le proprie mani ciò che deve essere offerto al
Signore con il fuoco: porterà il grasso insieme con il petto, il petto
per presentarlo con il rito d'agitazione davanti al Signore.
[31] Il sacerdote brucerà il grasso sopra l'altare; il petto sarà di
Aronne e dei suoi figli.
[32] Darete |