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LIBRI STORICI |
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GIOSUÈ
1
[1] Dopo
la morte di Mosè, servo del Signore, il Signore disse a Giosuè, figlio
di Nun, servo di Mosè:
[2] "Mosè mio servo è morto; orsù, attraversa questo Giordano tu
e tutto questo popolo, verso il paese che io dò loro, agli Israeliti.
[3] Ogni luogo che calcherà la pianta dei vostri piedi, ve l'ho
assegnato, come ho promesso a Mosè.
[4] Dal deserto e dal Libano fino al fiume grande, il fiume Eufràte,
tutto il paese degli Hittiti, fino al Mar Mediterraneo, dove tramonta il
sole: tali saranno i vostri confini.
[5] Nessuno potrà resistere a te per tutti i giorni della tua vita;
come sono stato con Mosè, così sarò con te; non ti lascerò né ti
abbandonerò.
[6] Sii coraggioso e forte, poiché tu dovrai mettere questo popolo in
possesso della terra che ho giurato ai loro padri di dare loro.
[7] Solo sii forte e molto coraggioso, cercando di agire secondo tutta
la legge che ti ha prescritta Mosè, mio servo. Non deviare da essa né
a destra né a sinistra, perché tu abbia successo in qualunque tua
impresa.
[8] Non si allontani dalla tua bocca il libro di questa legge, ma mèditalo
giorno e notte, perché tu cerchi di agire secondo quanto vi è scritto;
poiché allora tu porterai a buon fine le tue imprese e avrai successo.
[9] Non ti ho io comandato: Sii forte e coraggioso? Non temere dunque e
non spaventarti, perché è con te il Signore tuo Dio, dovunque tu
vada".
[10] Allora Giosuè comandò agli scribi del popolo:
[11] "Passate in mezzo all'accampamento e comandate al popolo:
Fatevi provviste di viveri, poiché fra tre giorni voi passerete questo
Giordano, per andare ad occupare il paese che il Signore vostro Dio vi dà
in possesso".
[12] Poi Giosuè disse ai Rubeniti, ai Gaditi e alla metà della tribù
di Manàsse:
[13] "Ricordatevi di ciò che vi ha ordinato Mosè, servo del
Signore: Il Signore Dio vostro vi concede riposo e vi dà questo paese;
[14] le vostre mogli, i vostri bambini e il vostro bestiame rimarranno
nella terra che vi ha assegnata Mosè oltre il Giordano; voi tutti
invece, prodi guerrieri, passerete ben armati davanti ai vostri
fratelli, e li aiuterete,
[15] finché il Signore conceda riposo ai vostri fratelli, come a voi, e
anch'essi siano entrati in possesso del paese che il Signore Dio vostro
assegna loro. Allora ritornerete e possederete la terra della vostra
eredità, che Mosè, servo del Signore, diede a voi oltre il Giordano,
ad oriente".
[16] Essi risposero a Giosuè: "Faremo quanto ci hai ordinato e noi
andremo dovunque ci manderai.
[17] Come abbiamo obbedito in tutto a Mosè, così obbediremo a te; ma
il Signore tuo Dio sia con te come è stato con Mosè.
[18] Chiunque disprezzerà i tuoi ordini e non obbedirà alle tue parole
in quanto ci comanderai, sarà messo a morte. Solo, sii forte e
coraggioso".
2
[1] In
seguito Giosuè, figlio di Nun, di nascosto inviò da Sittim due spie,
ingiungendo: "Andate, osservate il territorio e Gerico". Essi
andarono ed entrarono in casa di una donna, una prostituta chiamata
Raab, dove passarono la notte.
[2] Ma fu riferito al re di Gerico: "Ecco alcuni degli Israeliti
sono venuti qui questa notte per esplorare il paese".
[3] Allora il re di Gerico mandò a dire a Raab: "Fà uscire gli
uomini che sono venuti da te e sono entrati in casa tua, perché sono
venuti per esplorare tutto il paese".
[4] Allora la donna prese i due uomini e, dopo averli nascosti, rispose:
"Sì, sono venuti da me quegli uomini, ma non sapevo di dove
fossero.
[5] Ma quando stava per chiudersi la porta della città al cader della
notte, essi uscirono e non so dove siano andati. Inseguiteli subito e li
raggiungerete".
[6] Essa invece li aveva fatti salire sulla terrazza e li aveva nascosti
fra gli steli di lino che vi aveva accatastato.
[7] Gli uomini li inseguirono sulla strada del Giordano verso i guadi e
si chiuse la porta, dopo che furono usciti gli inseguitori.
[8] Quelli non si erano ancora coricati quando la donna salì da loro
sulla terrazza
[9] e disse loro: "So che il Signore vi ha assegnato il paese, che
il terrore da voi gettato si è abbattuto su di noi e che tutti gli
abitanti della regione sono sopraffatti dallo spavento davanti a voi,
[10] perché abbiamo sentito come il Signore ha prosciugato le acque del
Mare Rosso davanti a voi, alla vostra uscita dall'Egitto e come avete
trattato i due re Amorrèi, che erano oltre il Giordano, Sicon ed Og, da
voi votati allo sterminio.
[11] Lo si è saputo e il nostro cuore è venuto meno e nessuno ardisce
di fiatare dinanzi a voi, perché il Signore vostro Dio è Dio lassù in
cielo e quaggiù sulla terra.
[12] Ora giuratemi per il Signore che, come io ho usato benevolenza,
anche voi userete benevolenza alla casa di mio padre; datemi dunque un
segno certo
[13] che lascerete vivi mio padre, mia madre, i miei fratelli, le mie
sorelle e quanto loro appartiene e risparmierete le nostre vite dalla
morte".
[14] Gli uomini le dissero: "A morte le nostre vite al posto
vostro, purché non riveliate questo nostro affare; quando poi il
Signore ci darà il paese, ti tratteremo con benevolenza e lealtà".
[15] Allora essa li fece scendere con una corda dalla finestra, perché
la sua casa era addossata al muro di cinta; infatti sulle mura aveva
l'abitazione.
[16] Disse loro: "Andate verso la montagna, perché non si
imbattano in voi i vostri inseguitori e là rimarrete nascosti tre
giorni fino al loro ritorno; poi andrete per la vostra strada".
[17] Le risposero allora gli uomini: "Saremo sciolti da questo
giuramento, che ci hai fatto fare, a queste condizioni:
[18] quando noi entreremo nel paese, legherai questa cordicella di filo
scarlatto alla finestra, per la quale ci hai fatto scendere e radunerai
presso di te in casa tuo padre, tua madre, i tuoi fratelli e tutta la
famiglia di tuo padre.
[19] Chiunque allora uscirà dalla porta di casa tua, il suo sangue
ricadrà sulla sua testa e noi non ne avremo colpa; chiunque invece sarà
con te in casa, il suo sangue ricada sulla nostra testa, se gli si
metterà addosso una mano.
[20] Ma se tu rivelerai questo nostro affare, noi saremo liberi da ciò
che ci hai fatto giurare".
[21] Essa allora rispose: "Sia così secondo le vostre
parole". Poi li congedò e quelli se ne andarono. Essa legò la
cordicella scarlatta alla finestra.
[22] Se ne andarono dunque e giunsero alla montagna dove rimasero tre
giorni, finché non furono tornati gli inseguitori. Gli inseguitori li
avevano cercati in ogni direzione senza trovarli.
[23] I due uomini allora tornarono sui loro passi, scesero dalla
montagna, passarono il Giordano e vennero da Giosuè, figlio di Nun, e
gli raccontarono quanto era loro accaduto.
[24] Dissero a Giosuè: "Dio ha messo nelle nostre mani tutto il
paese e tutti gli abitanti del paese sono già disfatti dinanzi a
noi".
3
[1]
Giosuè si mise all'opera di buon mattino; partirono da Sittim e
giunsero al Giordano, lui e tutti gli Israeliti. Lì si accamparono
prima di attraversare.
[2] Trascorsi tre giorni, gli scribi passarono in mezzo all'accampamento
[3] e diedero al popolo questo ordine: "Quando vedrete l'arca
dell'alleanza del Signore Dio vostro e i sacerdoti leviti che la
portano, voi vi muoverete dal vostro posto e la seguirete;
[4] ma tra voi ed essa vi sarà la distanza di circa duemila cùbiti:
non avvicinatevi. Così potrete conoscere la strada dove andare, perché
prima d'oggi non siete passati per questa strada".
[5] Poi Giosuè disse al popolo: "Santificatevi, poiché domani il
Signore compirà meraviglie in mezzo a voi".
[6] Giosuè disse ai sacerdoti: "Portate l'arca dell'alleanza e
passate davanti al popolo". Essi portarono l'arca dell'alleanza e
camminarono davanti al popolo.
[7] Disse allora il Signore a Giosuè: "Oggi stesso comincerò a
glorificarti agli occhi di tutto Israele, perché sappiano che come sono
stato con Mosè, così sarò con te.
[8] Tu ordinerai ai sacerdoti che portano l'arca dell'alleanza: Quando
sarete giunti alla riva delle acque del Giordano, voi vi
fermerete".
[9] Disse allora Giosuè agli Israeliti: "Avvicinatevi e ascoltate
gli ordini del Signore Dio vostro".
[10] Continuò Giosuè: "Da ciò saprete che il Dio vivente è in
mezzo a voi e che, certo, scaccerà dinanzi a voi il Cananeo, l'Hittita,
l'Eveo, il Perizzita, il Gergeseo, l'Amorreo e il Gebuseo.
[11] Ecco l'arca dell'alleanza del Signore di tutta la terra passa
dinanzi a voi nel Giordano.
[12] Ora sceglietevi dodici uomini dalle tribù di Israele, un uomo per
ogni tribù.
[13] Quando le piante dei piedi dei sacerdoti che portano l'arca di Dio,
Signore di tutta la terra, si poseranno sulle acque del Giordano, le
acque del Giordano si divideranno; le acque che scendono dalla parte
superiore si fermeranno come un solo argine".
[14] Quando il popolo si mosse dalle sue tende per attraversare il
Giordano, i sacerdoti che portavano l'arca dell'alleanza camminavano
davanti al popolo.
[15] Appena i portatori dell'arca furono arrivati al Giordano e i piedi
dei sacerdoti che portavano l'arca si immersero al limite delle acque -
il Giordano infatti durante tutti i giorni della mietitura è gonfio fin
sopra tutte le sponde -
[16] si fermarono le acque che fluivano dall'alto e stettero come un
solo argine a grande distanza, in Adama, la città che è presso Zartan,
mentre quelle che scorrevano verso il mare dell'Araba, il Mar Morto, se
ne staccarono completamente e il popolo passò di fronte a Gerico.
[17] I sacerdoti che portavano l'arca dell'alleanza del Signore si
fermarono immobili all'asciutto in mezzo al Giordano, mentre tutto
Israele passava all'asciutto, finché tutta la gente non ebbe finito di
attraversare il Giordano.
4
[1]
Quando tutta la gente ebbe finito di attraversare il Giordano, il
Signore disse a Giosuè:
[2] "Sceglietevi dal popolo dodici uomini, un uomo per ogni tribù,
[3] e comandate loro: Prendetevi dodici pietre da qui, in mezzo al
Giordano, dal luogo dove stanno immobili i piedi dei sacerdoti;
trasportatele con voi e deponetele nel luogo, dove vi accamperete questa
notte".
[4] Allora Giosuè convocò i dodici uomini, che aveva designati tra gli
Israeliti, un uomo per ogni tribù,
[5] e disse loro: "Passate davanti all'arca del Signore vostro Dio
in mezzo al Giordano e caricatevi sulle spalle ciascuno una pietra,
secondo il numero delle tribù degli Israeliti,
[6] perché diventino un segno in mezzo a voi. Quando domani i vostri
figli vi chiederanno: Che significano per voi queste pietre?
[7] risponderete loro: Perché si divisero le acque del Giordano dinanzi
all'arca dell'alleanza del Signore; mentre essa attraversava il
Giordano, le acque del Giordano si divisero e queste pietre dovranno
essere un memoriale per gli Israeliti, per sempre".
[8] Fecero dunque gli Israeliti come aveva comandato Giosuè, presero
dodici pietre in mezzo al Giordano, secondo quanto aveva comandato il
Signore a Giosuè, in base al numero delle tribù degli Israeliti, le
trasportarono con sé verso l'accampamento e le deposero in quel luogo.
[9] Giosuè fece collocare altre dodici pietre in mezzo al Giordano, nel
luogo dove poggiavano i piedi dei sacerdoti che portavano l'arca
dell'alleanza: esse si trovano là fino ad oggi.
[10] I sacerdoti che portavano l'arca si erano fermati in mezzo al
Giordano, finché fosse eseguito ogni ordine che il Signore aveva
comandato a Giosuè di comunicare al popolo, e secondo tutte le
prescrizioni di Mosè a Giosuè. Il popolo dunque si affrettò a
passare.
[11] Quando poi tutto il popolo ebbe terminato la traversata, passò
l'arca del Signore e i sacerdoti, dinanzi al popolo.
[12] Passarono i figli di Ruben, i figli di Gad e metà della tribù di
Manàsse, ben armati, davanti agli Israeliti, secondo quanto aveva
comandato loro Mosè;
[13] circa quarantamila, armati per la guerra, passarono davanti al
Signore per il combattimento verso le steppe di Gerico.
[14] In quel giorno il Signore glorificò Giosuè agli occhi di tutto
Israele e lo temettero, come avevano temuto Mosè in tutti i giorni
della sua vita.
[15] Disse allora il Signore a Giosuè:
[16] "Comanda ai sacerdoti che portano l'arca della testimonianza
che salgano dal Giordano".
[17] Giosuè comandò ai sacerdoti: "Salite dal Giordano".
[18] Non appena i sacerdoti, che portavano l'arca dell'alleanza del
Signore, furono saliti dal Giordano, mentre le piante dei piedi dei
sacerdoti raggiungevano l'asciutto, le acque del Giordano tornarono al
loro posto e rifluirono come prima su tutta l'ampiezza delle loro
sponde.
[19] Il popolo salì dal Giordano il dieci del primo mese e si accampò
in Gàlgala, dalla parte orientale di Gerico.
[20] Quelle dodici pietre che avevano portate dal Giordano, Giosuè le
eresse in Gàlgala.
[21] Si rivolse poi agli Israeliti: "Quando domani i vostri figli
interrogheranno i loro padri: Che cosa sono queste pietre?,
[22] farete sapere ai vostri figli: All'asciutto Israele ha attraversato
questo Giordano,
[23] poiché il Signore Dio vostro prosciugò le acque del Giordano
dinanzi a voi, finché foste passati, come fece il Signore Dio vostro al
Mare Rosso, che prosciugò davanti a noi finché non fummo passati;
[24] perché tutti i popoli della terra sappiano quanto è forte la mano
del Signore e temiate il Signore Dio vostro, per sempre".
5
[1]
Quando tutti i re degli Amorrèi, che sono oltre il Giordano ad
occidente, e tutti i re dei Cananei, che erano presso il mare, seppero
che il Signore aveva prosciugato le acque del Giordano davanti agli
Israeliti, finché furono passati, si sentirono venir meno il cuore e
non ebbero più fiato davanti agli Israeliti.
[2] In quel tempo il Signore disse a Giosuè: "Fatti coltelli di
selce e circoncidi di nuovo gli Israeliti".
[3] Giosuè si fece coltelli di selce e circoncise gli Israeliti alla
collina Aralot.
[4] La ragione per cui Giosuè fece praticare la circoncisione è la
seguente: tutto il popolo uscito dall'Egitto, i maschi, tutti gli uomini
atti alla guerra, morirono nel deserto dopo l'uscita dall'Egitto;
[5] mentre tutto quel popolo che ne era uscito era circonciso, tutto il
popolo nato nel deserto, dopo l'uscita dall'Egitto, non era circonciso.
[6] Quarant'anni infatti camminarono gli Israeliti nel deserto, finché
fu estinta tutta la nazione, cioè gli uomini atti alla guerra usciti
dall'Egitto, i quali non avevano ascoltato la voce del Signore e ai
quali il Signore aveva giurato di non mostrare loro quella terra, dove
scorre latte e miele, che il Signore aveva giurato ai padri di darci,
[7] ma al loro posto fece sorgere i loro figli e questi circoncise Giosuè;
non erano infatti circoncisi perché non era stata fatta la
circoncisione durante il viaggio.
[8] Quando si terminò di circoncidere tutta la nazione, rimasero al
loro posto nell'accampamento finché furono guariti.
[9] Allora il Signore disse a Giosuè: "Oggi ho allontanato da voi
l'infamia d'Egitto". Quel luogo si chiamò Gàlgala fino ad oggi.
[10] Si accamparono dunque in Gàlgala gli Israeliti e celebrarono la
pasqua al quattordici del mese, alla sera, nella steppa di Gerico.
[11] Il giorno dopo la pasqua mangiarono i prodotti della regione,
azzimi e frumento abbrustolito in quello stesso giorno.
[12] La manna cessò il giorno dopo, come essi ebbero mangiato i
prodotti della terra e non ci fu più manna per gli Israeliti; in
quell'anno mangiarono i frutti della terra di Cànaan.
[13] Mentre Giosuè era presso Gerico, alzò gli occhi ed ecco, vide un
uomo in piedi davanti a sé che aveva in mano una spada sguainata. Giosuè
si diresse verso di lui e gli chiese: "Tu sei per noi o per i
nostri avversari?".
[14] Rispose: "No, io sono il capo dell'esercito del Signore.
Giungo proprio ora". Allora Giosuè cadde con la faccia a terra, si
prostrò e gli disse: "Che dice il mio signore al suo servo?".
[15] Rispose il capo dell'esercito del Signore a Giosuè: "Togliti
i sandali dai tuoi piedi, perché il luogo sul quale tu stai è
santo". Giosuè così fece.
6
[1] Ora
Gerico era saldamente sbarrata dinanzi agli Israeliti; nessuno usciva e
nessuno entrava.
[2] Disse il Signore a Giosuè: "Vedi, io ti metto in mano Gerico e
il suo re. Voi tutti prodi guerrieri,
[3] tutti atti alla guerra, girerete intorno alla città, facendo il
circuito della città una volta. Così farete per sei giorni.
[4] Sette sacerdoti porteranno sette trombe di corno d'ariete davanti
all'arca; il settimo giorno poi girerete intorno alla città per sette
volte e i sacerdoti suoneranno le trombe.
[5] Quando si suonerà il corno dell'ariete, appena voi sentirete il
suono della tromba, tutto il popolo proromperà in un grande grido di
guerra, allora le mura della città crolleranno e il popolo entrerà,
ciascuno diritto davanti a sé".
[6] Giosuè, figlio di Nun, convocò i sacerdoti e disse loro:
"Portate l'arca dell'alleanza; sette sacerdoti portino sette trombe
di corno d'ariete davanti all'arca del Signore".
[7] Disse al popolo: "Mettetevi in marcia e girate intorno alla
città e il gruppo armato passi davanti all'arca del Signore".
[8] Come Giosuè ebbe parlato al popolo, i sette sacerdoti, che
portavano le sette trombe d'ariete davanti al Signore, si mossero e
suonarono le trombe, mentre l'arca dell'alleanza del Signore li seguiva;
[9] l'avanguardia precedeva i sacerdoti che suonavano le trombe e la
retroguardia seguiva l'arca; si procedeva a suon di tromba.
[10] Al popolo Giosuè aveva ordinato: "Non urlate, non fate neppur
sentire la voce e non una parola esca dalla vostra bocca finché vi dirò:
Lanciate il grido di guerra, allora griderete".
[11] L'arca del Signore girò intorno alla città facendo il circuito
una volta, poi tornarono nell'accampamento e passarono la notte
nell'accampamento.
[12] Di buon mattino Giosuè si alzò e i sacerdoti portarono l'arca del
Signore;
[13] i sette sacerdoti, che portavano le sette trombe di ariete davanti
all'arca del Signore, avanzavano suonando le trombe; l'avanguardia li
precedeva e la retroguardia seguiva l'arca del Signore; si marciava a
suon di tromba.
[14] Girarono intorno alla città, il secondo giorno, una volta e
tornarono poi all'accampamento. Così fecero per sei giorni.
[15] Al settimo giorno essi si alzarono al sorgere dell'aurora e
girarono intorno alla città in questo modo per sette volte; soltanto in
quel giorno fecero sette volte il giro intorno alla città.
[16] Alla settima volta i sacerdoti diedero fiato alle trombe e Giosuè
disse al popolo: "Lanciate il grido di guerra perché il Signore
mette in vostro potere la città.
[17] La città con quanto vi è in essa sarà votata allo sterminio per
il Signore; soltanto Raab, la prostituta, vivrà e chiunque è con lei
nella casa, perché ha nascosto i messaggeri che noi avevamo inviati.
[18] Solo guardatevi da ciò che è votato allo sterminio, perché,
mentre eseguite la distruzione, non prendiate qualche cosa di ciò che
è votato allo sterminio e rendiate così votato allo sterminio
l'accampamento di Israele e gli portiate disgrazia.
[19] Tutto l'argento, l'oro e gli oggetti di rame e di ferro sono cosa
sacra per il Signore, devono entrare nel tesoro del Signore".
[20] Allora il popolo lanciò il grido di guerra e si suonarono le
trombe. Come il popolo udì il suono della tromba ed ebbe lanciato un
grande grido di guerra, le mura della città crollarono; il popolo
allora salì verso la città, ciascuno diritto davanti a sé, e
occuparono la città.
[21] Votarono poi allo sterminio, passando a fil di spada, ogni essere
che era nella città, dall'uomo alla donna, dal giovane al vecchio, e
perfino il bue, l'ariete e l'asino.
[22] Ai due uomini che avevano esplorato il paese, Giosuè disse:
"Entrate nella casa della prostituta, conducete fuori lei e quanto
le appartiene, come le avete giurato".
[23] Entrarono i giovani esploratori e condussero fuori Raab, suo padre,
sua madre, i suoi fratelli e tutto quanto le apparteneva; fecero uscire
tutta la sua famiglia e li stabilirono fuori dell'accampamento di
Israele.
[24] Incendiarono poi la città e quanto vi era, soltanto l'argento,
l'oro e gli oggetti di rame e di ferro deposero nel tesoro della casa
del Signore.
[25] Giosuè però lasciò in vita Raab, la prostituta, la casa di suo
padre e quanto le apparteneva, ed essa abita in mezzo ad Israele fino ad
oggi, perché aveva nascosto gli esploratori che Giosuè aveva inviato a
Gerico.
[26] In quella circostanza Giosuè fece giurare: "Maledetto davanti
al Signore l'uomo che si alzerà e ricostruirà questa città di Gerico!
Sul suo primogenito ne getterà le fondamenta e sul figlio minore ne
erigerà le porte!".
[27] Il Signore fu con Giosuè, la cui fama si sparse in tutto il paese.
7
[1] Gli
Israeliti si resero colpevoli di violazione quanto allo sterminio: Acan,
figlio di Carmi, figlio di Zabdi, figlio di Zerach, della tribù di
Giuda, si impadronì di quanto era votato allo sterminio e allora la
collera del Signore si accese contro gli Israeliti.
[2] Giosuè inviò uomini di Gerico ad Ai, che è presso Bet-Aven, ad
oriente di Betel. Disse loro: "Andate a esplorare la regione".
Gli uomini andarono a esplorare Ai.
[3] Poi ritornarono da Giosuè e gli dissero: "Non vada tutto il
popolo; vadano all'assalto due o tremila uomini per espugnare Ai; non
impegnateci tutto il popolo, perché sono pochi".
[4] Vi andarono allora del popolo circa tremila uomini, ma si diedero
alla fuga dinanzi agli uomini di Ai.
[5] Gli uomini di Ai ne uccisero circa trentasei, li inseguirono davanti
alla porta fino a Sebarim e li colpirono nella discesa. Allora al popolo
venne meno il cuore e si sciolse come acqua.
[6] Giosuè si stracciò le vesti, si prostrò con la faccia a terra
davanti all'arca del Signore fino alla sera e con lui gli anziani di
Israele e sparsero polvere sul loro capo.
[7] Giosuè esclamò: "Signore Dio, perché hai fatto passare il
Giordano a questo popolo, per metterci poi nelle mani dell'Amorreo e
distruggerci? Se avessimo deciso di stabilirci oltre il Giordano!
[8] Perdonami, Signore: che posso dire, dopo che Israele ha voltato le
spalle ai suoi nemici?
[9] Lo sapranno i Cananei e tutti gli abitanti della regione, ci
accerchieranno e cancelleranno il nostro nome dal paese. E che farai tu
per il tuo grande nome?".
[10] Rispose il Signore a Giosuè: "Alzati, perché stai prostrato
sulla faccia?
[11] Israele ha peccato. Essi hanno trasgredito l'alleanza che avevo
loro prescritto e hanno preso ciò che era votato allo sterminio: hanno
rubato, hanno dissimulato e messo nei loro sacchi!
[12] Gli Israeliti non potranno resistere ai loro nemici, volteranno le
spalle ai loro nemici, perché sono incorsi nello sterminio. Non sarò
più con voi, se non eliminerete da voi chi è incorso nello sterminio.
[13] Orsù, santifica il popolo.
Dirai: Santificatevi per domani, perché dice il Signore, Dio di
Israele: Uno votato allo sterminio è in mezzo a te, Israele; tu non
potrai resistere ai tuoi nemici, finché non eliminerete da voi chi è
votato allo sterminio.
[14] Vi accosterete dunque domattina secondo le vostre tribù; la tribù
che il Signore avrà designato con la sorte si accosterà per famiglie e
la famiglia che il Signore avrà designata si accosterà per case; la
casa che il Signore avrà designata si accosterà per individui;
[15] colui che risulterà votato allo sterminio sarà bruciato dal fuoco
con quanto è suo, perché ha trasgredito l'alleanza del Signore e ha
commesso un'infamia in Israele".
[16] Giosuè si alzò di buon mattino e fece accostare Israele secondo
le sue tribù e fu designata dalla sorte la tribù di Giuda.
[17] Fece accostare le famiglie di Giuda e fu designata la famiglia
degli Zerachiti; fece accostare la famiglia degli Zerachiti per case e
fu designato Zabdi;
[18] fece accostare la sua casa per individui e fu designato dalla sorte
Acan, figlio di Carmi, figlio di Zabdi, figlio di Zerach, della tribù
di Giuda.
[19] Disse allora Giosuè ad Acan: "Figlio mio, dà gloria al
Signore, Dio di Israele, e rendigli omaggio e raccontami ciò che hai
fatto, non me lo nascondere".
[20] Rispose Acan a Giosuè: "In verità, proprio io ho peccato
contro il Signore, Dio di Israele, e ho fatto questo e quest'altro.
[21] Avevo visto nel bottino un bel mantello di Sennaar, duecento sicli
d'argento e un lingotto d'oro del peso di cinquanta sicli; ne sentii
bramosia e li presi ed eccoli nascosti in terra in mezzo alla mia tenda
e l'argento è sotto".
[22] Giosuè mandò allora messaggeri che corsero alla tenda, ed ecco
tutto era nascosto nella tenda e l'argento era sotto.
[23] Li presero dalla tenda, li portarono a Giosuè e a tutti gli
Israeliti e li deposero davanti al Signore.
[24] Giosuè allora prese Acan di Zerach e l'argento, il mantello, il
lingotto d'oro, i suoi figli, le sue figlie, il suo bue, il suo asino,
le sue pecore, la sua tenda e quanto gli apparteneva. Tutto Israele lo
seguiva ed egli li condusse alla valle di Acòr.
[25] Giosuè disse: "Come tu hai portato sventura a noi, così il
Signore oggi la porti a te!". Tutto Israele lo lapidò, li
bruciarono tutti e li uccisero tutti a sassate.
[26] Eressero poi sul posto un gran mucchio di pietre, che esiste fino
ad oggi. Il Signore allora desistette dal suo tremendo sdegno. Per
questo quel luogo si chiama fino ad oggi Valle di Acòr.
8
[1] Il
Signore disse a Giosuè: "Non temere e non abbatterti. Prendi con
te tutti i guerrieri. Su, và contro Ai. Vedi, io ti metto in mano il re
di Ai, il suo popolo, la sua città e il suo territorio.
[2] Farai ad Ai e al suo re come hai fatto a Gerico e al suo re;
tuttavia prenderete per voi il suo bottino e il suo bestiame. Tendi un
agguato contro Ai, dietro ad essa".
[3] Giosuè dunque e tutti quelli del popolo atti alla guerra si
accinsero ad assalire Ai; Giosuè scelse trentamila uomini, guerrieri
valenti, li inviò di notte
[4] e comandò loro: "State attenti: voi tenderete un agguato
contro la città, dietro ad essa. Non allontanatevi troppo dalla città
e state tutti pronti.
[5] Io, con tutta la gente, mi avvicinerò alla città. Ora, quando essi
usciranno contro di noi come l'altra volta, noi fuggiremo davanti a
loro.
[6] Essi usciranno ad inseguirci finché noi li avremo tirati lontani
dalla città, perché diranno: Fuggono davanti a noi come l'altra volta!
Mentre noi fuggiremo davanti a loro,
[7] voi balzerete dall'agguato e occuperete la città e il Signore
vostro Dio la metterà in vostro potere.
[8] Come l'avrete in potere, appiccherete il fuoco alla città: farete
secondo il comando del Signore. Fate attenzione! Questo è il mio
comando".
[9] Giosuè allora li inviò ed essi andarono al luogo dell'agguato e si
posero fra Betel e Ai, ad occidente di Ai; Giosuè passò quella notte
in mezzo al popolo.
[10] Si alzò di buon mattino, passò in rassegna il popolo e andò con
gli anziani di Israele alla testa del popolo verso Ai.
[11] Tutti quelli del popolo atti alla guerra, che erano con lui,
salendo avanzarono e arrivarono di fronte alla città e si accamparono a
nord di Ai. Tra Giosuè e Ai c'era di mezzo la valle.
[12] Prese circa cinquemila uomini e li pose in agguato tra Betel e Ai,
ad occidente della città.
[13] Il popolo pose l'accampamento a nord di Ai mentre l'agguato era ad
occidente della città; Giosuè andò quella notte in mezzo alla valle.
[14] Non appena il re di Ai si accorse di ciò, gli uomini della città
si alzarono in fretta e uscirono per il combattimento incontro ad
Israele, il re con tutto il popolo, verso il pendio di fronte all'Araba.
Egli non s'accorse che era teso un agguato contro di lui dietro la città.
[15] Giosuè e tutto Israele si diedero per vinti dinanzi a loro e
fuggirono per la via del deserto.
[16] Tutta la gente che era dentro la città corse ad inseguirli;
inseguirono Giosuè e furono attirati lontano dalla città.
[17] Non ci rimase in Ai nessuno che non inseguisse Israele e così
lasciarono aperta la città per inseguire Israele.
[18] Disse allora il Signore a Giosuè: "Tendi verso la città il
giavellotto che tieni in mano, perché io te la metto nelle mani".
Giosuè tese il giavellotto, che teneva in mano, verso la città.
[19] Come ebbe stesa la mano, quelli che erano in agguato balzarono
subito dal loro nascondiglio, entrarono di corsa nella città, la
occuparono e s'affrettarono ad appiccarvi il fuoco.
[20] Gli uomini di Ai si voltarono indietro ed ecco videro che il fumo
della città si alzava verso il cielo. Allora non ci fu più possibilità
per loro di fuggire in alcuna direzione, mentre il popolo che fuggiva
verso il deserto si rivolgeva contro quelli che lo inseguivano.
[21] Infatti Giosuè e tutto Israele s'erano accorti che il gruppo in
agguato aveva occupata la città e che il fumo della città si era
levato; si voltarono dunque indietro e colpirono gli uomini di Ai.
[22] Anche gli altri uscirono dalcirono dalla città contro di loro, e
così i combattenti di Ai si trovarono in mezzo agli Israeliti, avendoli
da una parte e dall'altra. Li colpirono finché non rimase nessun
superstite e fuggiasco.
[23] Il re di Ai lo presero vivo e lo condussero da Giosuè.
[24] Quando Israele ebbe finito di uccidere tutti i combattenti di Ai
nella campagna, nel deserto, dove quelli li avevano inseguiti, e tutti
fino all'ultimo furono caduti sotto i colpi della spada, gli Israeliti
si riversarono in massa in Ai e la colpirono a fil di spada.
[25] Tutti i caduti in quel giorno, uomini e donne, furono dodicimila,
tutti di Ai.
[26] Giosuè non ritirò la mano, che brandiva il giavellotto, finché
non ebbero votato allo sterminio tutti gli abitanti di Ai.
[27] Gli Israeliti, secondo l'ordine che il Signore aveva dato a Giosuè,
trattennero per sé soltanto il bestiame e il bottino della città.
[28] Poi Giosuè incendiò Ai e ne fece una rovina per sempre, una
desolazione fino ad oggi.
[29] Fece appendere il re di Ai ad un albero fino alla sera. Al calar
del sole Giosuè comandò che il suo cadavere fosse calato dall'albero;
lo gettarono all'ingresso della porta della città e vi eressero sopra
un gran mucchio di pietre, che dura fino ad oggi.
[30] In quell'occasione Giosuè costruì un altare al Signore, Dio di
Israele, sul monte Ebal,
[31] secondo quanto aveva ordinato Mosè, servo del Signore, agli
Israeliti, come è scritto nel libro della legge di Mosè, un altare di
pietre intatte, non toccate dal ferro; vi si sacrificarono sopra
olocausti e si offrirono sacrifici di comunione.
[32] In quel luogo scrisse sulle pietre una copia della legge di Mosè,
che questi aveva scritto per gli Israeliti.
[33] Tutto Israele, i suoi anziani, i suoi scribi, tutti i suoi giudici,
forestieri e cittadini stavano in piedi da una parte e dall'altra
dell'arca, di fronte ai sacerdoti leviti, che portavano l'arca
dell'alleanza del Signore, una metà verso il monte Garizim e l'altra
metà verso il monte Ebal, come aveva prima prescritto Mosè, servo del
Signore, per benedire il popolo di Israele.
[34] Giosuè lesse tutte le parole della legge, la benedizione e la
maledizione, secondo quanto è scritto nel libro della legge.
[35] Non ci fu parola, di quante Mosè aveva comandate, che Giosuè non
leggesse davanti a tutta l'assemblea di Israele, comprese le donne, i
fanciulli e i forestieri che soggiornavano in mezzo a loro.
9
[1] Non
appena ebbero udito questi fatti, tutti i re che si trovavano oltre il
Giordano, nella zona montuosa, nel bassopiano collinoso e lungo tutto il
litorale del Mar Mediterraneo verso il Libano, gli Hittiti, gli Amorrèi,
i Cananei, i Perizziti, gli Evei, i Gebusei,
[2] si allearono per far guerra di comune accordo contro Giosuè e
Israele.
[3] Invece gli abitanti di Gàbaon, quando ebbero sentito ciò che Giosuè
aveva fatto a Gerico e ad Ai,
[4] ricorsero da parte loro ad un'astuzia: andarono a rifornirsi di
vettovaglie, presero sacchi sdrusciti per i loro asini, otri di vino
consunti, rotti e rappezzati,
[5] si misero ai piedi sandali strappati e ricuciti, addosso vestiti
logori. Tutto il pane della loro provvigione era secco e sbriciolato.
[6] Andarono poi da Giosuè all'accampamento di Gàlgala e dissero a lui
e agli Israeliti: "Veniamo da un paese lontano; stringete con noi
un'alleanza".
[7] La gente di Israele rispose loro: "Forse abitate in mezzo a noi
e come possiamo stringere alleanza con voi?".
[8] Risposero a Giosuè: "Noi siamo tuoi servi!" e Giosuè
chiese loro: "Chi siete e da dove venite?".
[9] Gli risposero: "I tuoi servi vengono da un paese molto lontano,
a causa del nome del Signore Dio tuo, poiché abbiamo udito della sua
fama, di quanto ha fatto in Egitto,
[10] di quanto ha fatto ai due re degli Amorrèi, che erano oltre il
Giordano, a Sicon, re di Chesbòn, e ad Og, re di Basan, che era ad
Astarot.
[11] Ci dissero allora i nostri vecchi e tutti gli abitanti del nostro
paese: Rifornitevi di provviste per la strada, andate loro incontro e
dite loro: Noi siamo servi vostri, stringete dunque un'alleanza con noi.
[12] Questo è il nostro pane: caldo noi lo prendemmo come provvista
nelle nostre case quando uscimmo per venire da voi e ora eccolo secco e
ridotto in briciole;
[13] questi otri di vino, che noi riempimmo nuovi, eccoli rotti e questi
nostri vestiti e i nostri sandali sono consunti per il cammino molto
lungo".
[14] La gente allora prese le loro provviste senza consultare l'oracolo
del Signore.
[15] Giosuè fece pace con loro e stipulò l'alleanza di lasciarli
vivere; i capi della comunità s'impegnarono verso di loro con
giuramento.
[16] Tre giorni dopo avere stipulato con essi il patto, gli Israeliti
vennero a sapere che quelli erano loro vicini e abitavano in mezzo a
loro.
[17] Allora gli Israeliti partirono e il terzo giorno entrarono nelle
loro città: le loro città erano Gàbaon, Chefira, Beerot e
Kiriat-Iarim.
[18] Ma gli Israeliti non li uccisero, perché i capi della comunità
avevano loro giurato per il Signore, Dio di Israele, e tutta la comunità
si lamentò dei capi.
[19] Dissero allora tutti i capi dell'intera comunità: "Noi
abbiamo loro giurato per il Signore, Dio di Israele, e ora non possiamo
colpirli.
[20] Faremo loro questo: li lasceremo vivere e così non ci sarà su di
noi lo sdegno, a causa del giuramento che abbiamo loro prestato".
[21] Ma aggiunsero i capi: "Vivano pure, siano però tagliatori di
legna e portatori d'acqua per tutta la comunità". Come i capi
ebbero loro parlato,
[22] Giosuè chiamò i Gabaoniti e disse loro: "Perché ci avete
ingannati, dicendo: Noi abitiamo molto lontano da voi, mentre abitate in
mezzo a noi?
[23] Orbene voi siete maledetti e nessuno di voi cesserà di essere
schiavo e di tagliar legna e di portare acqua per la casa del mio
Dio".
[24] Risposero a Giosuè e dissero: "Era stato riferito ai tuoi
servi quanto il Signore Dio tuo aveva ordinato a Mosè suo servo, di
dare cioè a voi tutto il paese e di sterminare dinanzi a voi tutti gli
abitanti del paese; allora abbiamo avuto molto timore per le nostre vite
a causa vostra e perciò facemmo tal cosa.
[25] Ora eccoci nelle tue mani, trattaci pure secondo quanto è buono e
giusto ai tuoi occhi".
[26] Li trattò allora in questo modo: li salvò dalla mano degli
Israeliti, che non li uccisero;
[27] e in quel giorno, Giosuè li costituì tagliatori di legna e
portatori di acqua per la comunità e per l'altare del Signore, nel
luogo che Egli avrebbe scelto, fino ad oggi.
10
[1]
Quando Adoni-Zedek, re di Gerusalemme, venne a sapere che Giosuè aveva
preso Ai e l'aveva votata allo sterminio, e che, come aveva fatto a
Gerico e al suo re, aveva fatto ad Ai e al suo re e che gli abitanti di
Gàbaon avevano fatto pace con gli Israeliti e si trovavano ormai in
mezzo a loro,
[2] ebbe grande paura, perché Gàbaon, una delle città regali, era più
grande di Ai e tutti i suoi uomini erano valorosi.
[3] Allora Adoni-Zedek, re di Gerusalemme, mandò a dire a Oam, re di
Ebron, a Piream, re di Iarmut, a Iafia, re di Lachis e a Debir, re di
Eglon:
[4] "Venite da me, aiutatemi e assaltiamo Gàbaon, perché ha fatto
pace con Giosuè e con gli Israeliti".
[5] Quelli si unirono e i cinque re amorrèi, il re di Gerusalemme, il
re di Ebron, il re di Iarmut, il re di Lachis ed il re di Eglon, vennero
con tutte le loro truppe, si accamparono contro Gàbaon e le diedero
battaglia.
[6] Allora gli uomini di Gàbaon mandarono a dire a Giosuè,
all'accampamento di Gàlgala: "Non privare del tuo aiuto i tuoi
servi. Vieni presto da noi; salvaci e aiutaci, perché si sono alleati
contro di noi tutti i re degli Amorrèi, che abitano sulle
montagne".
[7] Giosuè partì da Gàlgala con tutta la gente di guerra e tutti i
prodi guerrieri.
[8] Allora il Signore disse a Giosuè: "Non aver paura di loro,
perché li metto in tuo potere; nessuno di loro resisterà davanti a
te".
[9] Giosuè piombò su di loro d'improvviso: tutta la notte aveva
marciato, partendo da Gàlgala.
[10] Il Signore mise lo scompiglio in mezzo a loro dinanzi ad Israele,
che inflisse loro in Gàbaon una grande disfatta, li inseguì verso la
salita di Bet-Coron e li battè fino ad Azekà e fino a Makkeda.
[11] Mentre essi fuggivano dinanzi ad Israele ed erano alla discesa di
Bet-Coron, il Signore lanciò dal cielo su di essi come grosse pietre
fino ad Azekà e molti morirono. Coloro che morirono per le pietre della
grandine furono più di quanti ne uccidessero gli Israeliti con la
spada.
[12] Allora, quando il Signore mise gli Amorrèi nelle mani degli
Israeliti, Giosuè disse al Signore sotto gli occhi di Israele:
"Sole, fèrmati in Gàbaon
e tu, luna, sulla valle di Aialon".
[13] Si fermò il sole
e la luna rimase immobile
finché il popolo non si vendicò dei nemici.
Non è forse scritto nel libro del Giusto: "Stette fermo il sole in
mezzo al cielo e non si affrettò a calare quasi un giorno intero.
[14] Non ci fu giorno come quello, né prima né dopo, perché aveva
ascoltato il Signore la voce d'un uomo, perché il Signore combatteva
per Israele"?
[15] Poi Giosuè con tutto Israele ritornò all'accampamento di Gàlgala.
[16] Quei cinque re erano fuggiti e si erano nascosti nella grotta in
Makkeda.
[17] Fu portata a Giosuè la notizia: "Sono stati trovati i cinque
re, nascosti nella grotta in Makkeda".
[18] Disse loro Giosuè: "Rotolate grosse pietre contro l'entrata
della grotta e fate restare presso di essa uomini per sorvegliarli.
[19] Voi però non fermatevi, inseguite i vostri nemici, attaccateli
nella retroguardia e non permettete loro di entrare nelle loro città,
perché il Signore Dio vostro li mette nelle vostre mani".
[20] Quando Giosuè e gli Israeliti ebbero terminato di infliggere loro
una strage enorme così da finirli, e i superstiti furono loro sfuggiti
ed entrati nelle fortezze,
[21] ritornò tutto il popolo all'accampamento presso Giosuè, in
Makkeda, in pace. Nessuno mosse più la lingua contro gli Israeliti.
[22] Disse allora Giosuè: "Aprite l'ingresso della grotta e fatemi
uscire dalla grotta quei cinque re".
[23] Così fecero e condussero a lui fuori dalla grotta quei cinque re,
il re di Gerusalemme, il re di Ebron, il re di Iarmut, il re di Lachis e
il re di Eglon.
[24] Quando quei cinque re furono fatti uscire dinanzi a Giosuè, egli
convocò tutti gli Israeliti e disse ai capi dei guerrieri che avevano
marciato con lui: "Accostatevi e ponete i vostri piedi sul collo di
questi re!". Quelli s'accostarono e posero i piedi sul loro collo.
[25] Disse loro Giosuè: "Non temete e non spaventatevi! Siate
forti e coraggiosi, perché così farà il Signore a tutti i nemici,
contro cui dovrete combattere".
[26] Dopo di ciò, Giosuè li colpì e li uccise e li fece impiccare a
cinque alberi, ai quali rimasero appesi fino alla sera.
[27] All'ora del tramonto, per ordine di Giosuè, li calarono dagli
alberi, li gettarono nella grotta dove si erano nascosti e posero grosse
pietre all'ingresso della grotta: vi sono fino ad oggi.
[28] Giosuè in quel giorno si impadronì di Makkeda, la passò a fil di
spada con il suo re, votò allo sterminio loro e ogni essere vivente che
era in essa, non lasciò un superstite e trattò il re di Makkeda come
aveva trattato il re di Gerico.
[29] Giosuè poi, e con lui Israele, passò da Makkeda a Libna e mosse
guerra contro Libna.
[30] Il Signore mise anch'essa e il suo re in potere di Israele, che la
passò a fil di spada con ogni essere vivente che era in essa; non vi
lasciò alcun superstite e trattò il suo re come aveva trattato il re
di Gerico.
[31] Poi Giosuè, e con lui tutto Israele, passò da Libna a Lachis e si
accampò contro di essa e le mosse guerra.
[32] Il Signore mise Lachis in potere di Israele, che la prese il
secondo giorno e la passò a fil di spada con ogni essere vivente che
era in essa, come aveva fatto a Libna.
[33] Allora, per venire in aiuto a Lachis, era partito Oam, re di
Ghezer, e Giosuè battè lui e il suo popolo, fino a non lasciargli
alcun superstite.
[34] Poi Giosuè, e con lui tutto Israele, passò da Lachis ad Eglon, si
accamparono contro di essa e le mossero guerra.
[35] In quel giorno la presero e la passarono a fil di spada e votarono
allo sterminio, in quel giorno, ogni essere vivente che era in essa,
come aveva fatto a Lachis.
[36] Giosuè poi, e con lui tutto Israele, salì da Eglon ad Ebron e le
mossero guerra.
[37] La presero e la passarono a fil di spada con il suo re, tutti i
suoi villaggi e ogni essere vivente che era in essa; non lasciò alcun
superstite; come aveva fatto ad Eglon, la votò allo sterminio con ogni
essere vivente che era in essa.
[38] Poi Giosuè, e con lui tutto Israele, si rivolse a Debir e le mosse
guerra.
[39] La prese con il suo re e tutti i suoi villaggi; li passarono a fil
di spada e votarono allo sterminio ogni essere vivente che era in essa;
non lasciò alcun superstite. Trattò Debir e il suo re come aveva
trattato Ebron e come aveva trattato Libna e il suo re.
[40] Così Giosuè battè tutto il paese: le montagne, il Negheb, il
bassopiano, le pendici e tutti i loro re. Non lasciò alcun superstite e
votò allo sterminio ogni essere che respira, come aveva comandato il
Signore, Dio di Israele.
[41] Giosuè li colpì da Kades-Barnea fino a Gaza e tutto il paese di
Gosen fino a Gàbaon.
[42] Giosuè prese tutti questi re e il loro paese in una sola volta,
perché il Signore, Dio di Israele, combatteva per Israele.
[43] Poi Giosuè con tutto Israele tornò all'accampamento di Gàlgala.
11
[1]
Quando Iabin, re di Cazor, seppe queste cose, ne informò Iobab, il re
di Madon, il re di Simron, il re di Acsaf
[2] e i re che erano al nord, sulle montagne, nell'Araba a sud di
Chinarot, nel bassopiano e sulle colline di Dor dalla parte del mare.
[3] I Cananei erano a oriente e a occidente, gli Amorrèi, gli Hittiti,
i Perizziti, i Gebusei erano sulle montagne e gli Evei erano al di sotto
dell'Ermon nel paese di Mizpa.
[4] Allora essi uscirono con tutti i loro eserciti: un popolo numeroso,
come la sabbia sulla riva del mare, con cavalli e carri in gran quantità.
[5] Si unirono tutti questi re e vennero ad accamparsi insieme presso le
acque di Merom, per combattere contro Israele.
[6] Allora il Signore disse a Giosuè: "Non temerli, perché domani
a quest'ora io li mostrerò tutti trafitti davanti ad Israele. Taglierai
i garretti ai loro cavalli e appiccherai il fuoco ai loro carri".
[7] Giosuè con tutti i suoi guerrieri li raggiunse presso le acque di
Merom d'improvviso e piombò su di loro.
[8] Il Signore li mise in potere di Israele, che li battè e li inseguì
fino a Sidone la Grande, fino a Misrefot-Maim e fino alla valle di Mizpa
ad oriente. Li batterono fino a non lasciar loro neppure un superstite.
[9] Giosuè fece loro come gli aveva detto il Signore: tagliò i
garretti ai loro cavalli e appiccò il fuoco ai loro carri.
[10] In quel tempo Giosuè ritornò e prese Cazor e passò a fil di
spada il suo re, perché prima Cazor era stata la capitale di tutti quei
regni.
[11] Passò a fil di spada ogni essere vivente che era in essa,
votandolo allo sterminio; non lasciò nessuno vivo e appiccò il fuoco a
Cazor.
[12] Giosuè prese tutti quei re e le oro città, passandoli a fil di
spada; li votò allo sterminio, come aveva comandato Mosè, servo del
Signore.
[13] Tuttavia Israele non incendiò nessuna delle città erette sui
colli, fatta eccezione per la sola Cazor, che Giosuè incendiò.
[14] Gli Israeliti presero tutto il bottino di queste città e il
bestiame; solo passarono a fil di spada tutti gli uomini fino a
sterminarli; non lasciarono nessuno vivo.
[15] Come aveva comandato il Signore a Mosè suo servo, Mosè ordinò a
Giosuè e Giosuè così fece: non trascurò nulla di quanto aveva
comandato il Signore a Mosè.
[16] Giosuè si impadronì di tutto questo paese: le montagne, tutto il
Negheb, tutto il paese di Gosen, il bassopiano, l'Araba e le montagne di
Israele con il loro bassopiano.
[17] Dal monte Calak, che sale verso Seir, a Baal-Gad nella valle del
Libano sotto il monte Ermon, prese tutti i loro re, li colpì e li mise
a morte.
[18] Per molti giorni Giosuè mosse guerra a tutti questi re.
[19] Non ci fu città che avesse fatto pace con gli Israeliti, eccetto
gli Evei che abitavano Gàbaon: si impadronirono di tutti con le armi.
[20] Infatti era per disegno del Signore che il loro cuore si ostinasse
nella guerra contro Israele, per votarli allo sterminio, senza che
trovassero grazia, e per annientarli, come aveva comandato il Signore a
Mosè.
[21] In quel tempo Giosuè si mosse per eliminare gli Anakiti dalle
montagne, da Ebron, da Debir, da Anab, da tutte le montagne di Giuda e
da tutte le montagne di Israele. Giosuè li votò allo sterminio con le
loro città.
[22] Non rimase un Anakita nel paese degli Israeliti; solo ne rimasero a
Gaza, a Gat e ad Asdòd.
[23] Giosuè si impadronì di tutta la regione, come aveva detto il
Signore a Mosè, e Giosuè la diede in possesso ad Israele, secondo le
loro divisioni per tribù. Poi il paese non ebbe più la guerra.
12
[1]
Questi sono i re del paese, che gli Israeliti sconfissero e del cui
territorio entrarono in possesso, oltre il Giordano, ad oriente, dal
fiume Arnon al monte Ermon, con tutta l'Araba orientale.
[2] Sicon, re degli Amorrèi che abitavano in Chesbòn; il suo dominio
cominciava da Aroer, situata sul margine della valle del torrente Arnon,
incluso il centro del torrente, e comprendeva la metà di Gàlaad fino
al torrente Iabbok, lungo il confine dei figli di Ammon
[3] e inoltre l'Araba fino alla riva orientale del mare di Kinarot e
fino alla riva orientale dell'Araba, cioè il Mar Morto, in direzione di
Bet-Iesimot e più a sud, fin sotto le pendici del Pisga.
[4] Inoltre Og, re di Basan, proveniente da un residuo di Refaim, che
abitava in Astarot e in Edrei,
[5] dominava le montagne dell'Ermon e Salca e tutto Basan sino al
confine dei Ghesuriti e dei Maacatiti, inoltre metà di Gàlaad sino al
confine di Sicon re di Chesbòn.
[6] Mosè, servo del Signore, e gli Israeliti li avevano sconfitti e Mosè,
servo del Signore, ne diede il possesso ai Rubeniti, ai Gaditi e a metà
della tribù di Manàsse.
[7] Questi sono i re del paese che Giosuè e gli Israeliti sconfissero,
al di qua del Giordano ad occidente, da Baal-Gad nella valle del Libano
fino al monte Calak, che sale verso Seir, e di cui Giosuè diede il
possesso alle tribù di Israele secondo le loro divisioni,
[8] sulle montagne, nel bassopiano, nell'Araba, sulle pendici, nel
deserto e nel Negheb: gli Hittiti, gli Amorrèi, i Cananei, i Perizziti,
gli Evei e i Gebusei:
[9] il re di Gerico, uno; il re di Ai, che è presso Betel, uno;
[10] il re di Gerusalemme, uno; il re di Ebron, uno;
[11] il re di Iarmut, uno; il re di Lachis, uno;
[12] il re di Eglon, uno; il re di Ghezer, uno;
[13] il re di Debir, uno; il re di Gheder, uno;
[14] il re di Corma, uno; il re di Arad, uno;
[15] il re di Libna, uno; il re di Adullàm, uno;
[16] il re di Makkeda, uno; il re di Betel, uno;
[17] il re di Tappuach, uno; il re di Efer, uno;
[18] il re di Afek, uno; il re di Sarom, uno;
[19] il re di Madon, uno; il re di Cazor, uno;
[20] il re di Simron-Meroon, uno; il re di Acsaf, uno;
[21] il re di Taanach, uno; il re di Meghiddo, uno;
[22] il re di Kades, uno; il re di Iokneam del Carmelo, uno;
[23] il re di Dor, sulla collina di Dor, uno;
il re delle genti di Gàlgala, uno;
[24] il re di Tirza, uno. In tutto trentun re.
13
[1]
Quando Giosuè fu vecchio e avanti negli anni, il Signore gli disse:
"Tu sei diventato vecchio, avanti negli anni e rimane molto
territorio da occupare.
[2] Questo è il paese rimasto: tutti i distretti dei Filistei e tutto
il territorio dei Ghesuriti,
[3] dal Sicor, che è sulla frontiera dell'Egitto, fino al territorio di
Ekron, al nord, che è ritenuto cananeo, i cinque principati dei
Filistei: quello di Gaza, di Asdòd, di Ascalòn, di Gat e di Ekron; gli
Avviti
[4] al mezzogiorno; tutto il paese dei Cananei, da Ara che è di quelli
di Sidòne, fino ad Afek, sino al confine degli Amorrèi;
[5] il paese di quelli di Biblos e tutto il Libano ad oriente, da
Baal-Gad sotto il monte Ermon fino all'ingresso di Amat.
[6] Tutti gli abitanti delle montagne dal Libano a Misrefot-Maim, tutti
quelli di Sidòne, io li scaccerò davanti agli Israeliti. Però tu
assegna questo paese in possesso agli Israeliti, come ti ho comandato.
[7] Ora dividi questo paese a sorte alle nove tribù e a metà della
tribù di Manàsse".
[8] Insieme con l'altra metà di Manàsse, i Rubeniti e i Gaditi avevano
ricevuto la loro parte di eredità, che Mosè aveva data loro oltre il
Giordano, ad oriente, come aveva concesso loro Mosè, servo del Signore.
[9] Da Aroer, che è sulla riva del fiume Arnon, e dalla città, che è
in mezzo alla valle, tutta la pianura di Madaba fino a Dibon;
[10] tutte le città di Sicon, re degli Amorrèi, che regnava in Chesbòn,
sino al confine degli Ammoniti.
[11] Inoltre Gàlaad, il territorio dei Ghesuriti e dei Maacatiti, tutte
le montagne dell'Ermon e tutto Basan fino a Salca;
[12] tutto il regno di Og, in Basan, il quale aveva regnato in Astarot e
in Edrei ed era l'ultimo superstite dei Refaim, Mosè li aveva debellati
e spodestati.
[13] Però gli Israeliti non avevano scacciato i Ghesuriti e i
Maacatiti; così Ghesur e Maaca abitano in mezzo ad Israele fino ad
oggi.
[14] Soltanto alla tribù di Levi non aveva assegnato eredità: i
sacrifici consumati dal fuoco per il Signore, Dio di Israele, sono la
sua eredità, secondo quanto gli aveva detto il Signore.
[15] Mosè aveva dato alla tribù dei figli di Ruben una parte secondo
le loro famiglie
[16] ed essi ebbero il territorio da Aroer, che è sulla riva del fiume
Arnon, e la città che è a metà della valle e tutta la pianura presso
Madaba;
[17] Chesbòn e tutte le sue città che sono nella pianura, Dibon,
Bamot-Baal, Bet-Baal-Meon,
[18] Iaaz, Kedemot, Mefaat,
[19] Kiriataim, Sibma e Zeret-Sacar sulle montagne che dominano la
valle;
[20] Bet-Peor, i declivi del Pisga, Bet-Iesimot,
[21] tutte le città della pianura, tutto il regno di Sicon, re degli
Amorrèi, che aveva regnato in Chesbòn e che Mosè aveva sconfitto
insieme con i capi dei Madianiti, Evi, Rekem, Zur, Cur e Reba, vassalli
di Sicon, che abitavano nella regione.
[22] Quanto a Balaam, figlio di Beor, l'indovino, gli Israeliti lo
uccisero di spada insieme a quelli che avevano trafitto.
[23] Il confine per i figli di Ruben fu dunque il Giordano e il
territorio limitrofo. Questa fu l'eredità dei figli di Ruben secondo le
loro famiglie: le città con i loro villaggi.
[24] Mosè poi aveva dato una parte alla tribù di Gad, ai figli di Gad
secondo le loro famiglie
[25] ed essi ebbero il territorio di Iazer e tutte le città di Gàlaad
e metà del paese degli Ammoniti fino ad Aroer, che è di fronte a
Rabba,
[26] e da Chesbòn fino a Ramat-Mizpe e Betonim e da Macanaim fino al
territorio di Lodebar;
[27] nella valle: Bet-Aram e Bet-Nimra, Succot e Zafon, il resto del
regno di Sicon, re di Chesbòn. Il Giordano era il confine sino
all'estremità del mare di Genèsaret oltre il Giordano, ad oriente.
[28] Questa è l'eredità dei figli di Gad secondo le loro famiglie: le
città con i loro villaggi.
[29] Mosè aveva dato una parte a metà della tribù dei figli di Manàsse,
secondo le loro famiglie
[30] ed essi ebbero il territorio da Macanaim, tutto il Basan, tutto il
regno di Og, re di Basan, e tutti gli attendamenti di Iair, che sono in
Basan: sessanta città.
[31] La metà di Gàlaad, Astarot e Edrei, città del regno di Og in
Basan furono dati ai figli di Machir, figlio di Manàsse, anzi alla metà
dei figli di Machir, secondo le loro famiglie.
[32] Questo distribuì Mosè nelle steppe di Moab, oltre il Giordano di
Gerico, ad oriente.
[33] Alla tribù di Levi però Mosè non aveva assegnato alcuna eredità:
il Signore, Dio di Israele, è la loro eredità, come aveva loro detto.
14
[1]
Questo invece ebbero in eredità gli Israeliti nel paese di Cànaan: lo
assegnarono loro in eredità il sacerdote Eleazaro e Giosuè, figlio di
Nun, e i capi dei casati delle tribù degli Israeliti.
[2] La loro eredità fu stabilita per sorte, come aveva comandato il
Signore per mezzo di Mosè, per le nove tribù e per la mezza tribù;
[3] infatti Mosè aveva assegnato l'eredità di due tribù e della mezza
tribù oltre il Giordano; ai leviti non aveva dato alcuna eredità in
mezzo a loro;
[4] però i figli di Giuseppe formano due tribù, Manàsse ed Efraim,
mentre non si diede parte alcuna ai leviti del paese, tranne le città
dove abitare e i loro contadi per i loro greggi e gli armenti.
[5] Come aveva comandato il Signore a Mosè, così fecero gli Israeliti
e si divisero il paese.
[6] Si presentarono allora i figli di Giuda da Giosuè a Gàlgala e
Caleb, figlio di Iefunne, il Kenizzita gli disse: "Tu conosci la
parola che ha detto il Signore a Mosè, l'uomo di Dio, riguardo a me e a
te a Kades-Barnea.
[7] Avevo quarant'anni quando Mosè, servo del Signore, mi inviò da
Kades-Barnea a esplorare il paese e io gliene riferii come pensavo.
[8] I compagni che vennero con me scoraggiarono il popolo, io invece fui
pienamente fedele al Signore Dio mio.
[9] Mosè in quel giorno giurò: Certo la terra, che ha calcato il tuo
piede, sarà in eredità a te e ai tuoi figli, per sempre, perché sei
stato pienamente fedele al Signore Dio mio.
[10] Ora, ecco il Signore mi ha fatto vivere, come aveva detto, sono cioè
quarantacinque anni da quando disse questa parola a Mosè, mentre
Israele camminava nel deserto, e oggi, ecco ho ottantacinque anni;
[11] io sono ancora oggi come quando Mosè mi inviò: come il mio vigore
allora, così il mio vigore ora, sia per la battaglia, sia per ogni
altro servizio;
[12] ora concedimi questi monti, di cui il Signore ha parlato in quel
giorno, poiché tu hai allora saputo che vi sono gli Anakiti e città
grandi e fortificate; spero che il Signore sia con me e io le conquisterò
secondo quanto ha detto il Signore!".
[13] Giosuè lo benedisse e diede Ebron in eredità a Caleb, figlio di
Iefunne.
[14] Per questo Caleb, figlio di Iefunne, il Kenizzita, ebbe in eredità
Ebron fino ad oggi, perché pienamente fedele al Signore, Dio di
Israele. Ebron si chiamava prima Kiriat-Arba: Arba era stato l'uomo più
grande tra gli Anakiti. Poi il paese non ebbe più la guerra.
15
[1] La
porzione che toccò in sorte alla tribù dei figli di Giuda, secondo le
loro famiglie, si trova ai confini di Edom, dal deserto di Sin verso il
Negheb, all'estremo sud.
[2] Il loro confine a mezzogiorno cominciava alla parte estrema del Mar
Morto, dalla punta rivolta verso mezzodì,
[3] poi procedeva a sud della salita di Akrabbim, passava per Sin e
risaliva a sud di Kades-Barnea; passava poi da Chezron, saliva ad Addar
e girava verso Karkaa;
[4] passava poi da Azmon e raggiungeva il torrente d'Egitto e faceva
capo al mare. Questo sarà il vostro confine meridionale.
[5] A oriente il confine era costituito dal Mar Morto fino alla foce del
Giordano. Dal lato settentrionale il confine partiva dalla lingua di
mare presso la foce del Giordano,
[6] saliva a Bet-Ogla e passava a nord di Bet-Araba e saliva alla Pietra
di Bocan, figlio di Ruben.
[7] Poi il confine saliva a Debir, per la valle di Acòr e, a nord,
girava verso le curve, che sono di fronte alla salita di Adummin, a
mezzogiorno del torrente; passava poi alle acque di En-Semes e faceva
capo a En-Roghel.
[8] Saliva poi la valle di Ben-Innom a sud del fianco dei Gebusei, cioè
di Gerusalemme; poi il confine saliva sulla vetta della montagna che
domina la valle di Innom ad ovest ed è alla estremità della pianura
dei Refaim, al nord.
[9] Poi il confine piegava dalla vetta della montagna verso la fonte
delle Acque di Neftoach e usciva al monte Efron; piegava poi verso
Baala, che è Kiriat-Iearim.
[10] Indi il confine girava da Baala, ad occidente, verso il monte Seir,
passava sul pendio settentrionale del monte Iearim, cioè Chesalon,
scendeva a Bet-Semes e passava a Timna.
[11] Poi il confine raggiungeva il pendio settentrionale di Ekron,
quindi piegava verso Siccaron, passava per il monte Baala, raggiungeva
Iabneel e terminava al mare.
[12] La frontiera occidentale era il Mar Mediterraneo. Questo era da
tutti i lati il confine dei figli di Giuda, secondo le loro famiglie.
[13] A Caleb figlio di Iefunne fu data una parte in mezzo ai figli di
Giuda, secondo l'ordine del Signore a Giosuè: fu data Kiriat-Arba,
padre di Anak, cioè Ebron.
[14] Caleb scacciò di là i tre figli di Anak, Sesai, Achiman e Talmai,
discendenti di Anak.
[15] Di là passò ad assalire gli abitanti di Debir. Si chiamava Debir
Kiriat-Sefer.
[16] Disse allora Caleb: "A chi colpirà Kiriat-Sefer e se ne
impadronirà, io darò in moglie Acsa, mia figlia".
[17] Se ne impadronì Otniel, figlio di Kenaz, fratello di Caleb; a lui
diede in moglie sua figlia Acsa.
[18] Quand'essa arrivò presso il marito, questi la persuase a chiedere
un campo al padre. Allora essa smontò dall'asino e Caleb le disse:
"Che fai?".
[19] Gli disse: "Concedimi un favore. Poiché tu mi hai dato il
paese del Negheb, dammi anche alcune sorgenti d'acqua". Le diede
allora la sorgente superiore e la sorgente inferiore.
[20] Questa fu l'eredità della tribù dei figli di Giuda, secondo le
loro famiglie.
[21] Le città poste all'estremità della tribù dei figli di Giuda,
verso il confine di Edom, nel Negheb, erano Kabseel, Eder, Iagur,
[22] Kina, Dimona, Arara,
[23] Kedes, Cazor-Itnan,
[24] Zif, Telem, Bealot,
[25] Caroz-Adatta, Keriot-Chezron, cioè Cazor,
[26] Amam, Sema, Molada,
[27] Cazar-Gadda, Esmon, Bet-Pelet,
[28] Cazar-Sual, Bersabea e le sue dipendenze,
[29] Baala, Iim, Ezem,
[30] Eltolad, Chesil, Corma,
[31] Ziklag, Madmanna, Sansanna,
[32] Lebaot, Silchim, En-Rimmon: in tutto ventinove città e i loro
villaggi.
[33] Nella Sefela: Estaol, Sorea, Asna,
[34] Zanoach, En-Gannim, Tappuach, Enam,
[35] Iarmut, Adullàm, Soco, Azekà,
[36] Saaraim, Aditaim, Ghedera e Ghederotaim: quattordici città e i
loro villaggi;
[37] Senan, Cadasa, Migdal-Gad,
[38] Dilean, Mizpe, Iokteel,
[39] Lachis, Boskat, Eglon,
[40] Cabbon, Lacmas, Chitlis,
[41] Ghederot, Bet-Dagon, Naama e Makkeda: sedici città e i loro
villaggi;
[42] Libna, Eter, Asan,
[43] Iftach, Asna, Nesib,
[44] Keila, Aczib e Maresa: nove città e i loro villaggi;
[45] Ekron, le città del suo territorio e i suoi villaggi;
[46] da Ekron fino al mare, tutte le città vicine a Asdòd e i loro
villaggi;
[47] Asdòd, le città del suo territorio e i suoi villaggi; Gaza, le
città del suo territorio e i suoi villaggi fino al torrente d'Egitto e
al Mar Mediterraneo, che serve di confine.
[48] Sulle montagne: Samir, Iattir, Soco,
[49] Danna, Kiriat-Sanna, cioè Debir,
[50] Anab, Estemoa, Anim,
[51] Gosen, Olon e Ghilo: undici città e i loro villaggi.
[52] Aràb, Duma, Esean,
[53] Ianum, Bet-Tappuach, Afeka,
[54] Umta, Kiriat-Arba, cioè Ebron e Sior: nove città e i loro
villaggi.
[55] Maon, Carmelo, Zif, Iutta,
[56] Izreel, Iokdeam, Zanoach,
[57] Kain, Ghibea e Timna: dieci città e i loro villaggi.
[58] Calcul, Bet-Sur, Ghedor,
[59] Maarat, Bet-Anot e Eltekon: sei città e i loro villaggi. Tekoa,
Efrata, cioè Betlemme, Peor, Etam, Culon, Tatam, Sores, Carem, Gallim,
Beter, Manak: undici città e i loro villaggi.
[60] Kiriat-Baal, cioè Kiriat-Iearim, e Rabba: due città e i loro
villaggi.
[61] Nel deserto: Bet-Araba, Middin, Secaca,
[62] Nibsan, la città del sale e Engaddi: sei città e i loro villaggi.
[63] Quanto ai Gebusei che abitavano in Gerusalemme, i figli di Giuda
non riuscirono a scacciarli; così i Gebusei abitano a Gerusalemme
insieme con i figli di Giuda fino ad oggi.
16
[1] La
parte toccata in sorte ai figli di Giuseppe si estendeva dal Giordano
presso Gerico verso le acque di Gerico a oriente, seguendo il deserto
che per la montagna sale da Gerico a Betel.
[2] Il confine continuava poi da Betel-Luza e passava per la frontiera
degli Architi ad Atarot;
[3] scendeva a occidente verso il confine degli Iafletiti fino al
confine di Bet-Coron inferiore e fino a Ghezer e faceva capo al mare.
[4] I figli di Giuseppe, Manàsse ed Efraim ebbero ciascuno la loro
eredità.
[5] Questi furono i confini dei figli di Efraim, secondo le loro
famiglie. Il confine della loro eredità era a oriente Atarot-Addar,
fino a Bet-Coron superiore;
[6] continuava fino al mare, dal lato di occidente, verso Micmetat al
nord, girava a oriente verso Taanat-Silo e le passava davanti a oriente
di Ianoach.
[7] Poi da Ianoach scendeva ad Atarot e a Naara, toccava Gerico, e
faceva capo al Giordano.
[8] Da Tappuach il confine andava verso occidente fino al torrente di
Kana e le sue foci erano al mare. Tale era l'eredità della tribù dei
figli d'Efraim, secondo le loro famiglie;
[9] incluse le città, tutte le città con i loro villaggi, riservate ai
figli di Efraim in mezzo all'eredità dei figli di Manàsse.
[10] Essi non scacciarono i Cananei che abitavano a Ghezer; i Cananei
hanno abitato in mezzo ad Efraim fino ad oggi, ma sono costretti ai
lavori forzati.
17
[1]
Questa era la parte toccata in sorte alla tribù di Manàsse, perché
egli era il primogenito di Giuseppe. Quanto a Machir, primogenito di Manàsse
e padre di Gàlaad, poiché era guerriero, aveva ottenuto Gàlaad e
Basan.
[2] Fu dunque assegnata una parte agli altri figli di Manàsse secondo
le loro famiglie: ai figli di Abiezer, ai figli di Elek, ai figli
d'Asriel, ai figli di Sichem, ai figli di Efer, ai figli di Semida.
Questi erano i figli maschi di Manàsse, figlio di Giuseppe, secondo le
loro famiglie.
[3] Ma Zelofcad, figlio di Efer, figlio di Gàlaad, figlio di Machir,
figlio di Manàsse, non ebbe figli maschi; ma ebbe figlie, delle quali
ecco i nomi: Macla, Noa, Ogla, Milca e Tirza.
[4] Queste si presentarono al sacerdote Eleazaro, a Giosuè figlio di
Nun e ai capi dicendo: "Il Signore ha comandato a Mosè di darci
una eredità in mezzo ai nostri fratelli". Giosuè diede loro
un'eredità in mezzo ai fratelli del padre loro, secondo l'ordine del
Signore.
[5] Toccarono così dieci parti a Manàsse, oltre il paese di Gàlaad e
di Basan che è oltre il Giordano,
[6] poiché le figlie di Manàsse ebbero un'eredità in mezzo ai figli
di lui.
[7] Il confine di Manàsse era dal lato di Aser, Micmetat, situata di
fronte a Sichem, poi il confine girava a destra verso Iasib alla fonte
di Tappuach. A Manàsse apparteneva il territorio di Tappuach, mentre
Tappuach, al confine di Manàsse, era dei figli di Efraim.
[9] Quindi la frontiera scendeva al torrente Kana. A sud del torrente vi
erano le città di Efraim, oltre quelle che Efraim possedeva in mezzo
alle città di Manàsse. Il territorio di Manàsse era a nord del
torrente e faceva capo al mare.
[10] Il territorio a sud era di Efraim, a nord era di Manàsse e suo
confine era il mare. Con Aser erano contigui a nord e con Issacar ad
est.
[11] Inoltre in Issacar e in Aser appartenevano a Manàsse: Beisan e i
suoi villaggi, Ibleam e i suoi villaggi, gli abitanti di Dor e i suoi
villaggi, gli abitanti di En-Dor e i suoi villaggi, gli abitanti di
Taanach e i suoi villaggi, gli abitanti di Meghiddo e i suoi villaggi,
un terzo della regione collinosa.
[12] Non poterono però i figli di Manàsse impadronirsi di queste città
e il Cananeo continuò ad abitare in questa regione.
[13] Poi, quando gli Israeliti divennero forti, costrinsero il Cananeo
ai lavori forzati, ma non lo spodestarono del tutto.
[14] I figli di Giuseppe dissero a Giosuè: "Perché mi hai dato in
possesso una sola parte, una sola porzione misurata, mentre io sono un
popolo numeroso, tanto mi ha benedetto il Signore?".
[15] Rispose loro Giosuè: "Se sei un popolo numeroso, sali alla
foresta e disbosca a tuo piacere lassù nel territorio dei Perizziti e
dei Refaim, dato che le montagne di Efraim sono troppo anguste per
te".
[16] Dissero allora i figli di Giuseppe: "Le montagne non ci
bastano; inoltre tutti i Cananei che abitano nel paese della valle hanno
carri di ferro, tanto in Beisan e nelle sue dipendenze, quanto nella
pianura di Izreel".
[17] Allora Giosuè disse alla casa di Giuseppe, a Efraim e a Manàsse:
"Tu sei un popolo numeroso e possiedi una grande forza; la tua non
sarà una porzione soltanto,
[18] perché le montagne saranno tue. È una foresta, ma tu la
disboscherai e sarà tua da un estremo all'altro; spodesterai infatti il
Cananeo, benché abbia carri di ferro e sia forte".
18
[1]
Allora tutta la comunità degli Israeliti si radunò in Silo, e qui
eresse la tenda del convegno. Il paese era stato sottomesso a loro.
[2] Rimanevano tra gli Israeliti sette tribù che non avevano avuto la
loro parte.
[3] Disse allora Giosuè ai figli di Israele: "Fino a quando
trascurerete di andare ad occupare il paese, che vi ha dato il Signore,
Dio dei padri vostri?
[4] Sceglietevi tre uomini per tribù e io li invierò. Essi si
alzeranno, gireranno nella regione, la descriveranno secondo la loro
eredità e torneranno da me.
[5] Essi se la divideranno in sette parti: Giuda rimarrà sul suo
territorio nel meridione e quelli della casa di Giuseppe rimarranno sul
loro territorio al settentrione.
[6] Voi poi farete una descrizione del paese in sette parti e me la
porterete qui e io getterò per voi la sorte qui dinanzi al Signore Dio
nostro.
[7] Infatti non vi è parte per i leviti in mezzo a voi, perché il
sacerdozio del Signore è la loro eredità, e Gad, Ruben e metà della
tribù di Manàsse hanno già ricevuta la loro eredità oltre il
Giordano, ad oriente, come ha concesso loro Mosè, servo del
Signore".
[8] Si alzarono dunque gli uomini e si misero in cammino; Giosuè a
coloro che andavano a descrivere il paese ordinò: "Andate, girate
nella regione, descrivetela e tornate da me e qui io getterò per voi la
sorte davanti al Signore, in Silo".
[9] Gli uomini andarono, passarono per la regione, la descrissero
secondo le città in sette parti su di un libro e vennero da Giosuè
all'accampamento, in Silo.
[10] Allora Giosuè gettò per loro la sorte in Silo, dinanzi al
Signore, e lì Giosuè spartì il paese tra gli Israeliti, secondo le
loro divisioni.
[11] Fu tirata a sorte la parte della tribù dei figli di Beniamino,
secondo le loro famiglie; la parte che toccò loro aveva i confini tra i
figli di Giuda e i figli di Giuseppe.
[12] Dal lato di settentrione, il loro confine partiva dal Giordano,
saliva il pendio settentrionale di Gerico, saliva per la montagna verso
occidente e faceva capo al deserto di Bet-Aven.
[13] Di là passava per Luza, sul versante meridionale di Luza, cioè
Betel, e scendeva ad Atarot-Addar, presso il monte che è a mezzogiorno
di Bet-Coron inferiore.
[14] Poi il confine si piegava e, al lato occidentale, girava a
mezzogiorno dal monte posto di fronte a Bet-Coron, a mezzogiorno, e
faceva capo a Kiriat-Baal, cioè Kiriat-Iearim, città dei figli di
Giuda. Questo era il lato occidentale.
[15] Il lato meridionale cominciava all'estremità di Kiriat-Iearim. Il
confine piegava verso occidente fino alla fonte delle acque di Neftoach;
[16] poi scendeva all'estremità del monte di fronte alla valle di
Ben-Innom, nella valle dei Refaim, al nord, e scendeva per la valle di
Innom, sul pendio meridionale dei Gebusei, fino a En-Roghel.
[17] Si estendeva quindi verso il nord e giungeva a En-Semes; di là si
dirigeva verso le Curve di fronte alla salita di Adummim e scendeva al
sasso di Bocan, figlio di Ruben;
[18] poi passava per il pendio settentrionale di fronte all'Araba e
scendeva all'Araba.
[19] Il confine passava quindi per il pendio settentrionale di Bet-Ogla
e faceva capo al golfo settentrionale del Mar Morto, alla foce
meridionale del Giordano. Questo era il confine meridionale.
[20] Il Giordano serviva di confine dal lato orientale.
Questo il possedimento dei figli di Beniamino, secondo le loro famiglie,
con i suoi confini da tutti i lati.
[21] Le città della tribù dei figli di Beniamino, secondo le loro
famiglie erano: Gerico, Bet-Ogla, Emek-Kesis,
[22] Bet-Araba, Semaraim, Betel,
[23] Avvim, Para, Ofra,
[24] Chefar-Ammonai, Ofni e Gheba; dodici città e i loro villaggi;
[25] Gàbaon, Rama, Beerot,
[26] Mizpe, Chefira, Mosa,
[27] Rekem, Irpeel, Tareala,
[28] Sela-Elef, Iebus, cioè Gerusalemme, Gabaa, Kiriat-Iearim:
quattordici città e i loro villaggi.
Questo fu il possesso dei figli di Beniamino, secondo le loro famiglie.
19
[1] La
seconda parte sorteggiata toccò a Simeone, alla tribù dei figli di
Simeone secondo le loro famiglie. Il loro possesso era in mezzo a quello
dei figli di Giuda.
[2] Ebbero nel loro territorio: Bersabea, Seba, Molada,
[3] Cazar-Susa, Bala, Asem,
[4] Eltolad, Betul, Corma,
[5] Ziklag, Bet-Marcabot, Cazar-Susa,
[6] Bet-Lebaot e Saruchen: tredici città e i loro villaggi;
[7] En, Rimmon, Eter e Asan: quattro città e i loro villaggi;
[8] tutti i villaggi che stavano intorno a queste città, fino a
Baalat-Beer, Ramat-Negheb.
Questo fu il possesso della tribù dei figli di Simeone, secondo le loro
famiglie.
[9] Il possesso dei figli di Simeone fu preso dalla parte dei figli di
Giuda, perché la parte dei figli di Giuda era troppo grande per loro;
perciò i figli di Simeone ebbero il loro possesso in mezzo al possesso
di quelli.
[10] La terza parte sorteggiata toccò ai figli di Zàbulon, secondo le
loro famiglie. Il confine del loro territorio si estendeva fino a Sarid.
[11] Questo confine saliva a occidente verso Mareala e giungeva a
Dabbeset e poi toccava il torrente che è di fronte a Iokneam.
[12] Da Sarid girava ad oriente, dove sorge il sole, sino al confine di
Chislot-Tabor; poi continuava verso Daberat e saliva a Iafia.
[13] Di là passava verso oriente, dove sorge il sole, per Gat-Efer, per
Et-Kazin, usciva verso Rimmon, girando fino a Nea.
[14] Poi il confine piegava dal lato di settentrione verso Annaton e
faceva capo alla valle d'Iftach-El.
[15] Esso includeva inoltre: Kattat, Naalal, Simron, Ideala e Betlemme:
dodici città e i loro villaggi.
[16] Questo fu il possesso dei figli di Zàbulon, secondo le loro
famiglie: queste città e i loro villaggi.
[17] La quarta parte sorteggiata toccò a Issacar, ai figli di Issacar,
secondo le loro famiglie.
[18] Il loro territorio comprendeva: Izreel, Chesullot, Sunem,
[19] Afaraim, Sion, Anacarat,
[20] Rabbit, Kision, Abes,
[21] Remet, En-Gannim, En-Chadda e Bet-Passes.
[22] Poi il confine giungeva a Tabor, Sacasim, Bet-Semes e faceva capo
al Giordano: sedici città e i loro villaggi.
[23] Questo fu il possesso della tribù dei figli d'Issacar, secondo le
loro famiglie: queste città e i loro villaggi.
[24] La quinta parte sorteggiata toccò ai figli di Aser secondo le loro
famiglie.
[25] Il loro territorio comprendeva: Elkat, Ali, Beten, Acsaf,
[26] Alammelech, Amead, Miseal. Il loro confine giungeva, verso
occidente, al Carmelo e a Sicor-Libnat.
[27] Poi piegava dal lato dove sorge il sole verso Bet-Dagon, toccava Zàbulon
e la valle di Iftach-El al nord, Bet-Emek e Neiel, e si prolungava verso
Cabul a sinistra
[28] e verso Ebron, Recob, Ammon e Cana fino a Sidòne la Grande.
[29] Poi il confine piegava verso Rama fino alla fortezza di Tiro,
girava verso Osa e faceva capo al mare; incluse Macleb, Aczib,
[30] Acco, Afek e Recob: ventidue città e i loro villaggi.
[31] Questo il possesso della tribù dei figli di Aser, secondo le loro
famiglie: queste città e i loro villaggi.
[32] La sesta parte sorteggiata toccò ai figli di Nèftali, secondo le
loro famiglie.
[33] Il loro confine si estendeva da Elef e dalla quercia di Besaannim
ad Adami-Nekeb e Iabneel fino a Lakkum e faceva capo al Giordano,
[34] poi il confine piegava a occidente verso Aznot-Tabor e di là
continuava verso Ukkok; giungeva a Zàbulon dal lato di mezzogiorno, ad
Aser dal lato d'occidente e a Giuda del Giordano dal lato di levante.
[35] Le fortezze erano Siddim, Ser, Ammat, Rakkat, Genèsaret,
[36] Adama, Rama, Cazor,
[37] Kedes, Edrei, En-Cazor,
[38] Ireon, Migdal-El, Orem, Bet-Anat e Bet-Semes: diciannove città e i
loro villaggi.
[39] Questo fu il possesso della tribù dei figli di Nèftali, secondo
le loro famiglie: queste città e i loro villaggi.
[40] La settima parte sorteggiata toccò alla tribù dei figli di Dan,
secondo le loro famiglie.
[41] Il confine del loro possesso comprendeva Sorea, Estaol, Ir-Semes,
[42] Saalabbin, Aialon, Itla,
[43] Elon, Timna, Ekron,
[44] Elteke, Ghibbeton, Baalat,
[45] Ieud, Bene-Berak, Gat-Rimmon,
[46] Me-Iarkon e Rakkon con il territorio di fronte a Giaffa.
[47] Ma il territorio dei figli di Dan si estese più lontano, perché i
figli di Dan andarono a combattere contro Lesem; la presero e la
passarono a fil di spada; ne presero possesso, vi si stabilirono e la
chiamarono Dan, dal nome di Dan loro padre.
[48] Questo fu il possesso della tribù dei figli di Dan, secondo le
loro famiglie: queste città e i loro villaggi.
[49] Quando gli Israeliti ebbero finito di ripartire il paese secondo i
suoi confini, diedero a Giosuè, figlio di Nun, una proprietà in mezzo
a loro.
[50] Secondo l'ordine del Signore, gli diedero la città che egli
chiese: Timnat-Serach, sulle montagne di Efraim. Egli costruì la città
e vi stabilì la dimora.
[51] Tali sono le eredità che il sacerdote Eleazaro, Giosuè, figlio di
Nun, e i capifamiglia delle tribù degli Israeliti distribuirono a sorte
in Silo, davanti al Signore all'ingresso della tenda del convegno. Così
compirono la divisione del paese.
20
[1] Poi
il Signore disse a Giosuè:
[2] "Parla agli Israeliti e dì loro: Stabilitevi le città di
rifugio, delle quali vi ho parlato per mezzo di Mosè,
[3] perché l'omicida che avrà ucciso qualcuno per errore o per
inavvertenza, vi si possa rifugiare; vi serviranno di rifugio contro il
vendicatore del sangue.
[4] L'omicida fuggirà in una di quelle città e, fermatosi all'ingresso
della porta della città, esporrà il suo caso agli anziani di quella
città; questi lo accoglieranno presso di loro dentro la città, gli
assegneranno una dimora ed egli si stabilirà in mezzo a loro.
[5] Se il vendicatore del sangue lo inseguirà, essi non gli daranno
nelle mani l'omicida, perché ha ucciso il prossimo senza averne
l'intenzione, senza averlo prima odiato.
[6] L'omicida rimarrà in quella città finché, alla morte del sommo
sacerdote, che sarà in funzione in quei giorni, comparirà in giudizio
davanti all'assemblea. Allora l'omicida potrà tornarsene e rientrare
nella sua città e nella sua casa, nella città da dove era
fuggito".
[7] Consacrarono dunque Kades in Galilea sulle montagne di Nèftali,
Sichem sulle montagne di Efraim e Kiriat-Arba, cioè Ebron sulle
montagne di Giuda.
[8] Oltre il Giordano, a oriente di Gerico, stabilirono Bezer della tribù
di Ruben, nel deserto, sull'altipiano; Ramot in Gàlaad nella tribù di
Gad e Golan in Basan, nella tribù di Manàsse.
[9] Queste furono le città stabilite per tutti gli Israeliti e per lo
straniero che abita in mezzo a loro, perché chiunque avesse ucciso
qualcuno per inavvertenza, potesse rifugiarvisi e non morisse per mano
del vendicatore del sangue, prima d'essere comparso davanti
all'assemblea.
21
[1] I
capifamiglia dei leviti si presentarono al sacerdote Eleazaro, a Giosuè
figlio di Nun e ai capifamiglia delle tribù degli Israeliti
[2] e dissero loro a Silo, nel paese di Cànaan: "Il Signore ha
comandato, per mezzo di Mosè, che ci fossero date città da abitare con
i loro pascoli per il nostro bestiame".
[3] Gli Israeliti diedero ai leviti, sorteggiandole dal loro possesso,
le seguenti città con i loro pascoli, secondo il comando del Signore.
[4] Si tirò a sorte per le famiglie dei Keatiti; fra i leviti, i figli
del sacerdote Aronne ebbero in sorte tredici città della tribù di
Giuda, della tribù di Simeone e della tribù di Beniamino.
[5] Al resto dei Keatiti toccarono in sorte dieci città delle famiglie
della tribù di Efraim, della tribù di Dan e di metà della tribù di
Manàsse.
[6] Ai figli di Gherson toccarono in sorte tredici città delle famiglie
della tribù d'Issacar, della tribù di Aser, della tribù di Nèftali e
di metà della tribù di Manàsse in Basan.
[7] Ai figli di Merari, secondo le loro famiglie, toccarono dodici città
della tribù di Ruben, della tribù di Gad e della tribù di Zàbulon.
[8] Gli Israeliti diedero dunque a sorte queste città con i loro
pascoli ai leviti, come il Signore aveva comandato per mezzo di Mosè.
[9] Diedero, cioè, della tribù dei figli di Giuda e della tribù dei
figli di Simeone le città qui nominate.
[10] Esse toccarono ai figli d'Aronne tra le famiglie dei Keatiti, figli
di Levi, perché il primo sorteggio fu per loro.
[11] Furono dunque date loro Kiriat-Arba, padre di Anak, cioè Ebron,
sulle montagne di Giuda, con i suoi pascoli tutt'intorno;
[12] ma diedero i campi di questa città e i suoi villaggi come possesso
a Caleb, figlio di Iefunne.
[13] Diedero ai figli del sacerdote Aronne Ebron, città di rifugio per
l'omicida, con i suoi pascoli; poi Libna e i suoi pascoli,
[14] Iattir e i suoi pascoli, Estemoa e i suoi pascoli,
[15] Debir e i suoi pascoli, Colon e i suoi pascoli,
[16] Ain e i suoi pascoli, Iutta e i suoi pascoli, Bet-Semes e i suoi
pascoli: nove città di queste tribù.
[17] Della tribù di Beniamino, Gàbaon e i suoi pascoli, Ghega e i suoi
pascoli,
[18] Anatot e i suoi pascoli, Almon e i suoi pascoli: quattro città.
[19] Totale delle città dei sacerdoti figli d'Aronne: tredici città e
i loro pascoli.
[20] Alle famiglie dei Keatiti, cioè al resto dei leviti, figli di
Keat, toccarono città della tribù di Efraim.
[21] Fu loro data, come città di rifugio per l'omicida, Sichem e i suoi
pascoli sulle montagne di Efraim; poi Ghezer e i suoi pascoli,
[22] Chibsaim e i suoi pascoli, Bet-Coron e i suoi pascoli: quattro città.
[23] Della tribù di Dan: Elteke e i suoi pascoli, Ghibbeton e i suoi
pascoli,
[24] Aialon e i suoi pascoli, Gat-Rimmon e i suoi pascoli: quattro città.
[25] Di metà della tribù di Manàsse: Taanach e i suoi pascoli, Ibleam
e i suoi pascoli: due città.
[26] Totale: dieci città con i loro pascoli, che toccarono alle
famiglie degli altri figli di Keat.
[27] Ai figli di Gherson, che erano tra le famiglie dei leviti, furono
date: di metà della tribù di Manàsse, come città di rifugio per
l'omicida, Golan in Basan e i suoi pascoli, Astarot con i suoi pascoli:
due città;
[28] della tribù d'Issacar, Kision e i suoi pascoli, Daberat e i suoi
pascoli,
[29] Iarmut e i suoi pascoli, En-Gannim e i suoi pascoli: quattro città;
[30] della tribù di Aser, Miseal e i suoi pascoli, Abdon e i suoi
pascoli;
[31] Elkat e i suoi pascoli, Recob e i suoi pascoli: quattro città;
[32] della tribù di Nèftali, come città di rifugio per l'omicida,
Kades in Galilea e i suoi pascoli, Ammot-Dor e i suoi pascoli, Kartan
con i suoi pascoli: tre città.
[33] Totale delle città dei Ghersoniti, secondo le loro famiglie:
tredici città e i loro pascoli.
[34] Alle famiglie dei figli di Merari, cioè al resto dei leviti,
furono date: della tribù di Zàbulon, Iokneam e i suoi pascoli, Karta e
i suoi pascoli,
[35] Dimna e i suoi pascoli, Naalal e i suoi pascoli: quattro città;
[36] della tribù di Ruben, come città di rifugio per l'omicida, Bezer
e i suoi pascoli, Iaas e i suoi pascoli,
[37] Kedemot e i suoi pascoli, Mefaat e i suoi pascoli: quattro città;
[38] della tribù di Gad, come città di rifugio per l'omicida, Ramot in
Gàlaad e i suoi pascoli, Macanaim e i suoi pascoli,
[39] Chesbòn e i suoi pascoli, Iazer e i suoi pascoli: in tutto quattro
città.
[40] Totale delle città date in sorte ai figli di Merari, secondo le
loro famiglie, cioè il resto delle famiglie dei leviti: dodici città.
[41] Totale delle città dei leviti in mezzo ai possessi degli
Israeliti: quarantotto città e i loro pascoli.
[42] Ciascuna di queste città aveva intorno il pascolo; così era di
tutte queste città.
[43] Il Signore diede dunque a Israele tutto il paese che aveva giurato
ai padri di dar loro e gli Israeliti ne presero possesso e vi si
stabilirono.
[44] Il Signore diede loro tranquillità intorno, come aveva giurato ai
loro padri; nessuno di tutti i loro nemici potè resistere loro; il
Signore mise in loro potere tutti quei nemici.
[45] Di tutte le belle promesse che il Signore aveva fatte alla casa
d'Israele, non una andò a vuoto: tutto giunse a compimento.
22
[1]
Allora Giosuè convocò i Rubeniti, i Gaditi e metà della tribù di Manàsse
[2] e disse loro: "Voi avete osservato quanto Mosè, servo del
Signore, vi aveva ordinato e avete obbedito alla mia voce, in tutto
quello che io vi ho comandato.
[3] Non avete abbandonato i vostri fratelli durante questo lungo tempo
fino ad oggi e avete osservato il comando del Signore vostro Dio.
[4] Ora che il Signore vostro Dio ha dato tranquillità ai vostri
fratelli, come aveva loro promesso, tornate e andate alle vostre tende,
nel paese che vi appartiene, e che Mosè, servo del Signore, vi ha
assegnato oltre il Giordano.
[5] Soltanto abbiate gran cura di eseguire i comandi e la legge che Mosè,
servo del Signore, vi ha dato, amando il Signore vostro Dio, camminando
in tutte le sue vie, osservando i suoi comandi, restando fedeli a lui e
servendolo con tutto il cuore e con tutta l'anima".
[6] Poi Giosuè li benedisse e li congedò ed essi tornarono alle loro
tende.
[7] Mosè aveva dato a metà della tribù di Manàsse un possesso in
Basan e Giosuè diede all'altra metà un possesso tra i loro fratelli,
di qua del Giordano, a occidente.
Quando Giosuè li rimandò alle loro tende e li benedisse,
[8] aggiunse: "Voi tornate alle vostre tende con grandi ricchezze,
con bestiame molto numeroso, con argento, oro, rame, ferro e con grande
quantità di vesti; dividete con i vostri fratelli il bottino, tolto ai
vostri nemici".
[9] I figli di Ruben, i figli di Gad e metà della tribù di Manàsse
dunque tornarono, dopo aver lasciato gli Israeliti a Silo, nel paese di
Cànaan, per andare nel paese di Gàlaad, il paese di loro proprietà,
che avevano ricevuto in possesso, in forza del comando del Signore, per
mezzo di Mosè.
[10] Quando furono giunti alle Curve del Giordano, che sono nel paese di
Cànaan, i figli di Ruben, i figli di Gad e metà della tribù di Manàsse
vi costruirono un altare, presso il Giordano: un altare di forma
grandiosa.
[11] Gli Israeliti udirono che si diceva: "Ecco i figli di Ruben, i
figli di Gad e metà della tribù di Manàsse hanno costruito un altare
di fronte al paese di Cànaan, alle Curve del Giordano, dalla parte
degli Israeliti".
[12] Quando gli Israeliti seppero questo, tutta la loro comunità si
riunì a Silo per muover loro guerra.
[13] Gli Israeliti mandarono ai figli di Ruben, ai figli di Gad e metà
della tribù di Manàsse nel paese di Gàlaad, Pincas, figlio del
sacerdote Eleazaro,
[14] e con lui dieci capi, un capo per ciascun casato paterno di tutte
le tribù d'Israele:
[15] tutti erano capi di un casato paterno fra i gruppi di migliaia
d'Israele; essi andarono dai figli di Ruben, dai figli di Gad e da metà
della tribù di Manàsse nel paese di Gàlaad e dissero loro:
[16] "Dice tutta la comunità del Signore: Che è questa infedeltà,
che avete commessa contro il Dio d'Israele, desistendo oggi dal seguire
il Signore, costruendovi un altare per ribellarvi oggi al Signore?
[17] Non ci basta l'iniquità di Peor, della quale non ci siamo ancora
purificati oggi e che attirò quel flagello sulla comunità del Signore?
[18] Voi oggi desistete dal seguire il Signore! Poiché oggi vi siete
ribellati al Signore, domani egli si adirerà contro tutta la comunità
d'Israele.
[19] Se ritenete immondo il paese che possedete, ebbene, passate nel
paese che è possesso del Signore, dove è stabilita la Dimora del
Signore, e stabilitevi in mezzo a noi; ma non ribellatevi al Signore e
non fate di noi dei ribelli, costruendovi un altare oltre l'altare del
Signore nostro Dio.
[20] Quando Acan figlio di Zerach commise un'infedeltà riguardo allo
sterminio, non venne forse l'ira del Signore su tutta la comunità
d'Israele sebbene fosse un individuo solo? Non dovette egli morire per
la sua colpa?".
[21] Allora i figli di Ruben, i figli di Gad e metà della tribù di Manàsse
risposero e dissero ai capi dei gruppi di migliaia d'Israele:
[22] "Dio, Dio, Signore! Dio, Dio, Signore! Lui lo sa, ma anche
Israele lo sappia. Se abbiamo agito per ribellione o per infedeltà
verso il Signore, che Egli non ci salvi oggi!
[23] Se abbiamo costruito un altare per desistere dal seguire il
Signore; se è stato per offrire su di esso olocausti od oblazioni e per
fare su di esso sacrifici di comunione, il Signore stesso ce ne chieda
conto!
[24] In verità l'abbiamo fatto preoccupati di questo: pensando cioè
che in avvenire i vostri figli potessero dire ai nostri figli: Che avete
in comune voi con il Signore Dio d'Israele?
[25] Il Signore ha posto il Giordano come confine tra noi e voi, figli
di Ruben e figli di Gad; voi non avete parte alcuna con il Signore! Così
i vostri figli farebbero desistere i nostri figli dal temere il Signore.
[26] Perciò abbiamo detto: Costruiamo un altare, non per olocausti, né
per sacrifici,
[27] ma perchèma perché sia testimonio fra noi e voi e fra i nostri
discendenti dopo di noi, dimostrando che vogliamo servire al Signore
dinanzi a lui, con i nostri olocausti, con le nostre vittime e con i
nostri sacrifici di comunione. Così i vostri figli non potranno un
giorno dire ai nostri figli: Voi non avete parte alcuna con il Signore.
[28] Abbiamo detto: Se in avvenire essi diranno questo a noi o ai nostri
discendenti, noi risponderemo: Guardate la forma dell'altare del
Signore, che i nostri padri fecero, non per olocausti, né per
sacrifici, ma perché fosse di testimonio fra noi e voi.
[29] Lungi da noi l'idea di ribellarci al Signore e di desistere dal
seguire il Signore, costruendo un altare per olocausti, per oblazioni o
per sacrifici, oltre l'altare del Signore nostro Dio, che è davanti
alla sua Dimora!".
[30] Quando Pincas e i capi della comunità, i capi dei gruppi di
migliaia d'Israele che erano con lui, udirono le parole dette dai figli
di Ruben, dai figli di Gad e dai figli di Manàsse, ne rimasero
soddisfatti.
[31] Pincas, figlio del sacerdote Eleazaro, disse ai figli di Ruben, ai
figli di Gad e ai figli di Manàsse: "Oggi riconosciamo che il
Signore è in mezzo a noi, poiché non avete commesso questa infedeltà
verso il Signore; così avete preservato gli Israeliti dal castigo del
Signore".
[32] Pincas, figlio del sacerdote Eleazaro, e i capi lasciarono i figli
di Ruben e i figli di Gad e tornarono dal paese di Gàlaad al paese di Cànaan
presso gli Israeliti, ai quali riferirono l'accaduto.
[33] La cosa piacque agli Israeliti, i quali benedissero Dio e non
parlarono più di muover guerra ai figli di Ruben e di Gad, per
devastare il paese che essi abitavano.
[34] I figli di Ruben e i figli di Gad chiamarono quell'altare
Testimonio perché dissero: "Esso è testimonio fra di noi che il
Signore è Dio".
23
[1]
Molto tempo dopo che il Signore aveva dato riposo a Israele, liberandolo
da tutti i nemici che lo circondavano, Giosuè, ormai vecchio e molto
avanti negli anni,
[2] convocò tutto Israele, gli anziani, i capi, i giudici e gli scribi
del popolo e disse loro: "Io sono vecchio, molto avanti negli anni.
[3] Voi avete visto quanto il Signore vostro Dio ha fatto a tutte queste
nazioni, scacciandole dinanzi a voi; poiché il Signore vostro Dio ha
combattuto per voi.
[4] Ecco io ho diviso tra voi a sorte, come possesso per le vostre tribù,
il paese delle nazioni che restano e di tutte quelle che ho sterminate,
dal Giordano fino al Mar Mediterraneo, ad occidente.
[5] Il Signore vostro Dio le disperderà egli stesso dinanzi a voi e le
scaccerà dinanzi a voi e voi prenderete possesso del loro paese, come
il Signore vostro Dio vi ha detto.
[6] Siate forti nell'osservare ed eseguire quanto è scritto nel libro
della legge di Mosè, senza deviare né a destra, né a sinistra,
[7] senza mischiarvi con queste nazioni che rimangono fra di voi; non
pronunciate neppure il nome dei loro dei, non ne fate uso nei
giuramenti; non li servite e non vi prostrate davanti a loro:
[8] ma restate fedeli al Signore vostro Dio, come avete fatto fino ad
oggi.
[9] Il Signore ha scacciato dinanzi a voi nazioni grandi e potenti;
nessuno ha potuto resistere a voi fino ad oggi.
[10] Uno solo di voi ne inseguiva mille, perché il Signore vostro Dio
combatteva per voi come aveva promesso.
[11] Abbiate gran cura, per la vostra vita, di amare il Signore vostro
Dio.
[12] Perché, se fate apostasia e vi unite al resto di queste nazioni
che sono rimaste fra di voi e vi imparentate con loro e vi mescolate con
esse ed esse con voi,
[13] allora sappiate che il Signore vostro Dio non scaccerà più queste
genti dinanzi a voi, ma esse diventeranno per voi una rete, una
trappola, un flagello ai vostri fianchi; diventeranno spine nei vostri
occhi, finché non siate periti e scomparsi da questo buon paese che il
Signore vostro Dio vi ha dato.
[14] Ecco io oggi me ne vado per la via di ogni abitante della terra;
riconoscete con tutto il cuore e con tutta l'anima che neppur una di
tutte le buone promesse, che il Signore vostro Dio aveva fatto per voi,
è caduta a vuoto; tutte sono giunte a compimento per voi: neppure una
è andata a vuoto.
[15] Ma, come ogni buona parola che il Signore vostro Dio vi aveva detta
è giunta a compimento per voi, così il Signore farà giungere a vostro
danno tutte le sue parole di minaccia, finché vi abbia sterminati da
questo buon paese che il vostro Dio, il Signore, vi ha dato.
[16] Se trasgredite l'alleanza che il Signore vostro Dio vi ha imposta,
e andate a servire altri dei e vi prostrate davanti a loro, l'ira del
Signore si accenderà contro di voi e voi perirete presto, scomparendo
dal buon paese che egli vi ha dato".
24
[1]
Giosuè radunò tutte le tribù d'Israele in Sichem e convocò gli
anziani d'Israele, i capi, i giudici e gli scribi del popolo, che si
presentarono davanti a Dio.
[2] Giosuè disse a tutto il popolo: "Dice il Signore, Dio
d'Israele: I vostri padri, come Terach padre di Abramo e padre di Nacor,
abitarono dai tempi antichi oltre il fiume e servirono altri dei.
[3] Io presi il padre vostro Abramo da oltre il fiume e gli feci
percorrere tutto il paese di Cànaan; moltiplicai la sua discendenza e
gli diedi Isacco.
[4] Ad Isacco diedi Giacobbe ed Esaù e assegnai ad Esaù il possesso
delle montagne di Seir; Giacobbe e i suoi figli scesero in Egitto.
[5] Poi mandai Mosè e Aronne e colpii l'Egitto con i prodigi che feci
in mezzo ad esso; dopo vi feci uscire.
[6] Feci dunque uscire dall'Egitto i vostri padri e voi arrivaste al
mare. Gli Egiziani inseguirono i vostri padri con carri e cavalieri fino
al Mare Rosso.
[7] Quelli gridarono al Signore ed egli pose fitte tenebre fra voi e gli
Egiziani; poi spinsi sopra loro il mare, che li sommerse; i vostri occhi
videro ciò che io avevo fatto agli Egiziani. Dimoraste lungo tempo nel
deserto.
[8] Io vi condussi poi nel paese degli Amorrèi, che abitavano oltre il
Giordano; essi combatterono contro di voi e io li misi in vostro potere;
voi prendeste possesso del loro paese e io li distrussi dinanzi a voi.
[9] Poi sorse Balak, figlio di Zippor, re di Moab, per muover guerra a
Israele; mandò a chiamare Balaam, figlio di Beor, perché vi
maledicesse;
[10] ma io non volli ascoltare Balaam; egli dovette benedirvi e vi
liberai dalle mani di Balak.
[11] Passaste il Giordano e arrivaste a Gerico. Gli abitanti di Gerico,
gli Amorrèi, i Perizziti, i Cananei, gli Hittiti, i Gergesei, gli Evei
e i Gebusei combatterono contro di voi e io li misi in vostro potere.
[12] Mandai avanti a voi i calabroni, che li scacciarono dinanzi a voi,
com'era avvenuto dei due re amorrèi: ma ciò non avvenne per la vostra
spada, né per il vostro arco.
[13] Vi diedi una terra, che voi non avevate lavorata, e abitate in città,
che voi non avete costruite, e mangiate i frutti delle vigne e degli
oliveti, che non avete piantati.
[14] Temete dunque il Signore e servitelo con integrità e fedeltà;
eliminate gli dei che i vostri padri servirono oltre il fiume e in
Egitto e servite il Signore.
[15] Se vi dispiace di servire il Signore, scegliete oggi chi volete
servire: se gli dei che i vostri padri servirono oltre il fiume oppure
gli dei degli Amorrèi, nel paese dei quali abitate. Quanto a me e alla
mia casa, vogliamo servire il Signore".
[16] Allora il popolo rispose e disse: "Lungi da noi l'abbandonare
il Signore per servire altri dei!
[17] Poiché il Signore nostro Dio ha fatto uscire noi e i padri nostri
dal paese d'Egitto, dalla condizione servile, ha compiuto quei grandi
miracoli dinanzi agli occhi nostri e ci ha protetti per tutto il viaggio
che abbiamo fatto e in mezzo a tutti i popoli fra i quali siamo passati.
[18] Il Signore ha scacciato dinanzi a noi tutti questi popoli e gli
Amorrèi che abitavano il paese. Perciò anche noi vogliamo servire il
Signore, perché Egli è il nostro Dio".
[19] Giosuè disse al popolo: "Voi non potrete servire il Signore,
perché è un Dio santo, è un Dio geloso; Egli non perdonerà le vostre
trasgressioni e i vostri peccati.
[20] Se abbandonerete il Signore e servirete dei stranieri, Egli vi si
volterà contro e, dopo avervi fatto tanto bene, vi farà del male e vi
consumerà".
[21] Il popolo disse a Giosuè: "No! Noi serviremo il
Signore".
[22] Allora Giosuè disse al popolo: "Voi siete testimoni contro
voi stessi, che vi siete scelto il Signore per servirlo!".
Risposero: "Siamo testimoni!".
[23] Giosuè disse: "Eliminate gli dei dello straniero, che sono in
mezzo a voi, e rivolgete il cuore verso il Signore, Dio
d'Israele!".
[24] Il popolo rispose a Giosuè: "Noi serviremo il Signore nostro
Dio e obbediremo alla sua voce!".
[25] Giosuè in quel giorno concluse un'alleanza con il popolo e gli
diede uno statuto e una legge a Sichem.
[26] Poi Giosuè scrisse queste cose nel libro della legge di Dio; prese
una grande pietra e la rizzò là, sotto il terebinto, che è nel
santuario del Signore.
[27] Giosuè disse a tutto il popolo: "Ecco questa pietra sarà una
testimonianza per noi; perché essa ha udito tutte le parole che il
Signore ci ha dette; essa servirà quindi da testimonio contro di voi,
perché non rinneghiate il vostro Dio".
[28] Poi Giosuè rimandò il popolo, ognuno al proprio territorio.
[29] Dopo queste cose, Giosuè figlio di Nun, servo del Signore, morì a
centodieci anni
[30] e lo seppellirono nel territorio di sua proprietà a Timnat-Serach,
che è sulle montagne di Efraim, a settentrione del monte Gaas.
[31] Israele servì il Signore per tutta la vita di Giosuè e tutta la
vita degli anziani che sopravvissero a Giosuè e che conoscevano tutte
le opere che il Signore aveva compiute per Israele.
[32] Le ossa di Giuseppe, che gli Israeliti avevano portate dall'Egitto,
le seppellirono a Sichem, nella parte della montagna che Giacobbe aveva
acquistata dai figli di Camor, padre di Sichem, per cento pezzi
d'argento e che i figli di Giuseppe avevano ricevuta in eredità.
[33] Poi morì anche Eleazaro, figlio di Aronne, e lo seppellirono a Gàbaa
di Pincas, che era stata data a suo figlio Pincas, sulle montagne di
Efraim.
GIUDICI
1
[1] Dopo
la morte di Giosuè, gli Israeliti consultarono il Signore dicendo:
"Chi di noi andrà per primo a combattere contro i Cananei?".
[2] Il Signore rispose: "Andrà Giuda: ecco, ho messo il paese
nelle sue mani".
[3] Allora Giuda disse a Simeone suo fratello: "Vieni con me nel
paese, che mi è toccato in sorte, e combattiamo contro i Cananei; poi
anch'io verrò con te in quello che ti è toccato in sorte".
Simeone andò con lui.
[4] Giuda dunque si mosse e il Signore mise nelle loro mani i Cananei e
i Perizziti; sconfissero a Bezek diecimila uomini.
[5] Incontrato Adoni-Bezek a Bezek, l'attaccarono e sconfissero i
Cananei e i Perizziti.
[6] Adoni-Bezek fuggì, ma essi lo inseguirono, lo catturarono e gli
amputarono i pollici delle mani e dei piedi.
[7] Adoni-Bezek disse: "Settanta re con i pollici delle mani e dei
piedi amputati, raccattavano gli avanzi sotto la mia tavola. Quello che
ho fatto io, Dio me lo ripaga". Lo condussero poi a Gerusalemme
dove morì.
[8] I figli di Giuda attaccarono Gerusalemme e la presero; la passarono
a fil di spada e l'abbandonarono alle fiamme.
[9] Poi andarono a combattere contro i Cananei che abitavano le
montagne, il Negheb e la Sefela.
[10] Giuda marciò contro i Cananei che abitavano a Ebron, che prima si
chiamava Kiriat-Arba, e sconfisse Sesai, Achiman e Talmai.
[11] Di là andò contro gli abitanti di Debir, che prima si chiamava
Kiriat-Sefer.
[12] Allora Caleb disse: "A chi batterà Kiriat-Sefer e la prenderà
io darò in moglie Acsa mia figlia".
[13] La prese Otniel, figlio di Kenaz, fratello minore di Caleb, e
questi gli diede in moglie sua figlia Acsa.
[14] Ora, mentre andava dal marito, egli la indusse a chiedere un campo
a suo padre. Essa scese dall'asino e Caleb le disse: "Che
hai?".
[15] Essa rispose: "Fammi un dono; poiché tu mi hai dato una terra
arida, dammi anche qualche fonte d'acqua". Egli le donò la
sorgente superiore e la sorgente inferiore.
[16] I figli del suocero di Mosè, il Kenita, salirono dalla città
delle Palme con i figli di Giuda nel deserto di Giuda, a mezzogiorno di
Arad; andarono dunque e si stabilirono in mezzo al popolo.
[17] Poi Giuda marciò con Simeone suo fratello: sconfissero i Cananei
che abitavano in Sefat, votarono allo sterminio la città, che fu
chiamata Corma.
[18] Giuda prese anche Gaza con il suo territorio, Ascalòn con il suo
territorio ed Ekron con il suo territorio.
[19] Il Signore fu con Giuda, che scacciò gli abitanti delle montagne,
ma non potè espellere gli abitanti della pianura, perché muniti di
carri di ferro.
[20] Come Mosè aveva ordinato, Ebron fu data a Caleb, che da essa
scacciò i tre figli di Anak.
[21] I figli di Beniamino non scacciarono i Gebusei che abitavano
Gerusalemme, perciò i Gebusei abitano con i figli di Beniamino in
Gerusalemme fino ad oggi.
[22] Anche la casa di Giuseppe marciò contro Betel e il Signore fu con
loro.
[23] La casa di Giuseppe mandò a esplorare Betel, città che prima si
chiamava Luz.
[24] Gli esploratori videro un uomo che usciva dalla città e gli
dissero: "Insegnaci una via di accesso alla città e noi ti faremo
grazia".
[25] Egli insegnò loro la via di accesso alla città ed essi passarono
la città a fil di spada, ma risparmiarono quell'uomo con tutta la sua
famiglia.
[26] Quell'uomo andò nel paese degli Hittiti e vi edificò una città
che chiamò Luz: questo è il suo nome fino ad oggi.
[27] Manàsse non scacciò gli abitanti di Beisan e delle sue
dipendenze, né quelli di Taanach e delle sue dipendenze, né quelli di
Dor e delle sue dipendenze, né quelli d'Ibleam e delle sue dipendenze,
né quelli di Meghiddo e delle sue dipendenze; i Cananei continuarono ad
abitare in quel paese.
[28] Quando Israele divenne più forte, costrinse ai lavori forzati i
Cananei, ma non li scacciò del tutto.
[29] Nemmeno Efraim scacciò i Cananei, che abitavano a Ghezer, perciò
i Cananei abitarono in Ghezer in mezzo ad Efraim.
[30] Zàbulon non scacciò gli abitanti di Kitron, né gli abitanti di
Naalol; i Cananei abitarono in mezzo a Zàbulon e furono ridotti in
schiavitù.
[31] Aser non scacciò gli abitanti di Acco, né gli abitanti di Sidòne,
né quelli di Aclab, di Aczib, di Elba, di Afik, di Recob;
[32] i figli di Aser si stabilirono in mezzo ai Cananei che abitavano il
paese, perché non li avevano scacciati.
[33] Nèftali non scacciò gli abitanti di Bet-Semes, né gli abitanti
di Bet-Anat e si stabilì in mezzo ai Cananei che abitavano il paese; ma
gli abitanti di Bet-Semes e di Bet-Anat furono da loro costretti ai
lavori forzati.
[34] Gli Amorrèi respinsero i figli di Dan sulle montagne e non li
lasciarono scendere nella pianura.
[35] Gli Amorrèi continuarono ad abitare Ar-Cheres, Aialon e Saalbim;
ma la mano della casa di Giuseppe si aggravò su di loro e furono
costretti ai lavori forzati.
[36] Il confine degli Amorrèi si estendeva dalla salita di Akrabbim, da
Sela in su.
2
[1] Ora
l'angelo del Signore salì da Gàlgala a Bochim e disse: "Io vi ho
fatti uscire dall'Egitto e vi ho condotti nel paese, che avevo giurato
ai vostri padri di darvi. Avevo anche detto: Non romperò mai la mia
alleanza con voi;
[2] voi non farete alleanza con gli abitanti di questo paese;
distruggerete i loro altari. Ma voi non avete obbedito alla mia voce.
Perché avete fatto questo?
[3] Perciò anch'io dico: non li scaccerò dinanzi a voi; ma essi vi
staranno ai fianchi e i loro dei saranno per voi un inciampo".
[4] Appena l'angelo del Signore disse queste parole a tutti gli
Israeliti, il popolo alzò la voce e pianse.
[5] Chiamarono quel luogo Bochim e vi offrirono sacrifici al Signore.
[6] Quando Giosuè ebbe congedato il popolo, gli Israeliti se ne
andarono, ciascuno nel suo territorio, a prendere in possesso il paese.
[7] Il popolo servì il Signore durante tutta la vita degli anziani che
sopravvissero a Giosuè e che avevano visto tutte le grandi opere, che
il Signore aveva fatte in favore d'Israele.
[8] Poi Giosuè, figlio di Nun, servo del Signore, morì a centodieci
anni
[9] e fu sepolto nel territorio, che gli era toccato a Timnat-Cheres
sulle montagne di Efraim, a settentrione del monte Gaas.
[10] Anche tutta quella generazione fu riunita ai suoi padri; dopo di
essa ne sorse un'altra, che non conosceva il Signore, né le opere che
aveva compiute in favore d'Israele.
[11] Gli Israeliti fecero ciò che è male agli occhi del Signore e
servirono i Baal;
[12] abbandonarono il Signore, Dio dei loro padri, che li aveva fatti
uscire dal paese d'Egitto, e seguirono altri dei di quei popoli che
avevano intorno: si prostrarono davanti a loro e provocarono il Signore,
[13] abbandonarono il Signore e servirono Baal e Astarte.
[14] Allora si accese l'ira del Signore contro Israele e li mise in mano
a razziatori, che li depredarono; li vendette ai nemici che stavano loro
intorno ed essi non potevano più tener testa ai nemici.
[15] Dovunque uscivano in campo, la mano del Signore era contro di loro,
come il Signore aveva detto, come il Signore aveva loro giurato: furono
ridotti all'estremo.
[16] Allora il Signore fece sorgere dei giudici, che li liberavano dalle
mani di quelli che li spogliavano.
[17] Ma neppure ai loro giudici davano ascolto, anzi si prostituivano ad
altri dei e si prostravano davanti a loro. Abbandonarono ben presto la
via battuta dai loro padri, i quali avevano obbedito ai comandi del
Signore: essi non fecero così.
[18] Quando il Signore suscitava loro dei giudici, il Signore era con il
giudice e li liberava dalla mano dei loro nemici durante tutta la vita
del giudice; perché il Signore si lasciava commuovere dai loro gemiti
sotto il giogo dei loro oppressori.
[19] Ma quando il giudice moriva, tornavano a corrompersi più dei loro
padri, seguendo altri dei per servirli e prostrarsi davanti a loro, non
desistendo dalle loro pratiche e dalla loro condotta ostinata.
[20] Perciò l'ira del Signore si accese contro Israele e disse:
"Poiché questa nazione ha violato l'alleanza che avevo stabilita
con i loro padri e non hanno obbedito alla mia voce,
[21] nemmeno io scaccerò più dinanzi a loro nessuno dei popoli, che
Giosuè lasciò quando morì.
[22] Così, per mezzo loro, metterò alla prova Israele, per vedere se
cammineranno o no sulla via del Signore, come fecero i loro padri".
[23] Il Signore lasciò quelle nazioni senza affrettarsi a scacciarle e
non le mise nelle mani di Giosuè.
3
[1]
Queste sono le nazioni che il Signore risparmiò allo scopo di mettere
alla prova Israele per mezzo loro, cioè quanti non avevano visto le
guerre di Cànaan.
[2] Ciò avvenne soltanto per l'istruzione delle nuove generazioni degli
Israeliti, perché imparassero la guerra, quelli, per lo meno, che prima
non l'avevano mai vista:
[3] i cinque capi dei Filistei, tutti i Cananei, quei di Sidòne e gli
Evei, che abitavano le montagne del Libano, dal monte Baal-Ermon fino
all'ingresso di Amat.
[4] Queste nazioni servirono a mettere Israele alla prova per vedere se
Israele avrebbe obbedito ai comandi, che il Signore aveva dati ai loro
padri per mezzo di Mosè.
[5] Così gli Israeliti abitarono in mezzo ai Cananei, agli Hittiti,
agli Amorrèi, ai Perizziti, agli Evei e ai Gebusei;
[6] presero in mogli le figlie di essi, maritarono le proprie figlie con
i loro figli e servirono i loro dei.
[7] Gli Israeliti fecero ciò che è male agli occhi del Signore;
dimenticarono il Signore loro Dio e servirono i Baal e le Asere.
[8] Perciò l'ira del Signore si accese contro Israele e li mise nelle
mani di Cusan-Risataim, re del Paese dei due fiumi; gli Israeliti furono
servi di Cusan-Risataim per otto anni.
[9] Poi gli Israeliti gridarono al Signore, e il Signore suscitò loro
un liberatore, Otniel, figlio di Kenaz, fratello minore di Caleb, ed
egli li liberò.
[10] Lo spirito del Signore fu su di lui ed egli fu giudice d'Israele;
uscì a combattere e il Signore gli diede nelle mani Cusan-Risataim, re
di Aram; la sua mano fu potente contro Cusan-Risataim.
[11] Il paese rimase in pace per quarant'anni, poi Otniel, figlio di
Kenaz, morì.
[12] Gli Israeliti ripresero a fare ciò che è male agli occhi del
Signore; il Signore rese forte Eglon, re di Moab, contro Israele, perché
facevano ciò che è male agli occhi del Signore.
[13] Eglon radunò intorno a sé gli Ammoniti e gli Amaleciti, fece una
spedizione contro Israele, lo battè e si impadronì della città delle
Palme.
[14] Gli Israeliti furono schiavi di Eglon, re di Moab, per diciotto
anni.
[15] Poi gridarono al Signore ed egli suscitò loro un liberatore, Eud,
figlio di Ghera, Beniaminita, che era mancino. Gli Israeliti mandarono
per mezzo di lui un tributo a Eglon re di Moab.
[16] Eud si fece una spada a due tagli, lunga un gomed, e se la cinse
sotto la veste, al fianco destro.
[17] Poi presentò il tributo a Eglon, re di Moab, che era uomo molto
grasso.
[18] Finita la presentazione del tributo, ripartì con la gente che
l'aveva portato.
[19] Ma egli, dal luogo detto Idoli, che è presso Gàlgala, tornò
indietro e disse: "O re, ho una cosa da dirti in segreto". Il
re disse: "Silenzio!" e quanti stavano con lui uscirono.
[20] Allora Eud si accostò al re che stava seduto nel piano di sopra,
riservato a lui solo, per la frescura, e gli disse: "Ho una parola
da dirti da parte di Dio". Quegli si alzò dal suo seggio.
[21] Allora Eud, allungata la mano sinistra, trasse la spada dal suo
fianco e gliela piantò nel ventre.
[22] Anche l'elsa entrò con la lama; il grasso si rinchiuse intorno
alla lama, perciò egli uscì subito dalla finestra, senza estrargli la
spada dal ventre.
[23] Eud uscì nel portico, dopo aver chiuso i battenti del piano di
sopra e aver tirato il chiavistello.
[24] Quando fu uscito, vennero i servi, i quali guardarono e videro che
i battenti del piano di sopra erano sprangati; dissero: "Certo
attende ai suoi bisogni nel camerino della stanza fresca".
[25] Aspettarono fino ad essere inquieti, ma quegli non apriva i
battenti del piano di sopra. Allora presero la chiave, aprirono ed ecco
il loro signore era steso per terra, morto.
[26] Mentre essi indugiavano, Eud era fuggito e, dopo aver oltrepassato
gli Idoli, si era messo in salvo nella Seira.
[27] Appena arrivato là, suonò la tromba sulle montagne di Efraim e
gli Israeliti scesero con lui dalle montagne ed egli si mise alla loro
testa.
[28] Disse loro: "Seguitemi, perché il Signore vi ha messo nelle
mani i Moabiti, vostri nemici". Quelli scesero dopo di lui, si
impadronirono dei guadi del Giordano, per impedirne il passo ai Moabiti,
e non lasciarono passare nessuno.
[29] In quella circostanza sconfissero circa diecimila Moabiti, tutti
robusti e valorosi; non ne scampò neppure uno.
[30] Così in quel giorno Moab fu umiliato sotto la mano d'Israele e il
paese rimase tranquillo per ottant'anni.
[31] Dopo di lui ci fu Samgar figlio di Anat. Egli sconfisse seicento
Filistei con un pungolo da buoi; anch'egli salvò Israele.
4
[1] Eud
era morto e gli Israeliti tornarono a fare ciò che è male agli occhi
del Signore.
[2] Il Signore li mise nelle mani di Iabin re di Cànaan, che regnava in
Cazor. Il capo del suo esercito era Sisara che abitava a Aroset-Goim.
[3] Gli Israeliti gridarono al Signore, perché Iabin aveva novecento
carri di ferro e già da venti anni opprimeva duramente gli Israeliti.
[4] In quel tempo era giudice d'Israele una profetessa, Dèbora, moglie
di Lappidot.
[5] Essa sedeva sotto la palma di Dèbora, tra Rama e Betel, sulle
montagne di Efraim, e gli Israeliti venivano a lei per le vertenze
giudiziarie.
[6] Essa mandò a chiamare Barak, figlio di Abinoam, da Kades di Nèftali,
e gli disse: "Il Signore, Dio d'Israele, ti dà quest'ordine: Và,
marcia sul monte Tabor e prendi con te diecimila figli di Nèftali e
figli di Zàbulon.
[7] Io attirerò verso di te al torrente Kison Sisara, capo
dell'esercito di Iabin, con i suoi carri e la sua numerosa gente, e lo
metterò nelle tue mani".
[8] Barak le rispose: "Se vieni anche tu con me, andrò; ma se non
vieni, non andrò".
[9] Rispose: "Bene, verrò con te; però non sarà tua la gloria
sulla via per cui cammini; ma il Signore metterà Sisara nelle mani di
una donna". Dèbora si alzò e andò con Barak a Kades.
[10] Barak convocò Zàbulon e Nèftali a Kades; diecimila uomini si
misero al suo seguito e Dèbora andò con lui.
[11] Ora Eber, il Kenita, si era separato dai Keniti, discendenti di
Obab, suocero di Mosè, e aveva piantato le tende alla Quercia di
Saannaim che è presso Kades.
[12] Fu riferito a Sisara che Barak, figlio di Abinoam, era salito sul
monte Tabor.
[13] Allora Sisara radunò tutti i suoi carri, novecento carri di ferro,
e tutta la gente che era con lui da Aroset-Goim fino al torrente Kison.
[14] Dèbora disse a Barak: "Alzati, perché questo è il giorno in
cui il Signore ha messo Sisara nelle tue mani. Il Signore non esce forse
in campo davanti a te?". Allora Barak scese dal monte Tabor,
seguito da diecimila uomini.
[15] Il Signore sconfisse, davanti a Barak, Sisara con tutti i suoi
carri e con tutto il suo esercito; Sisara scese dal carro e fuggì a
piedi.
[16] Barak inseguì i carri e l'esercito fino ad Aroset-Goim; tutto
l'esercito di Sisara cadde a fil di spada e non ne scampò neppure uno.
[17] Intanto Sisara era fuggito a piedi verso la tenda di Giaele, moglie
di Eber il Kenita, perché vi era pace fra Iabin, re di Cazor, e la casa
di Eber il Kenita.
[18] Giaele uscì incontro a Sisara e gli disse: "Fermati, mio
signore, fermati da me: non temere". Egli entrò da lei nella sua
tenda ed essa lo nascose con una coperta.
[19] Egli le disse: "Dammi un pò d'acqua da bere perché ho
sete". Essa aprì l'otre del latte, gli diede da bere e poi lo
ricoprì.
[20] Egli le disse: "Stà all'ingresso della tenda; se viene
qualcuno a interrogarti dicendo: C'è qui un uomo?, dirai:
Nessuno".
[21] Ma Giaele, moglie di Eber, prese un picchetto della tenda, prese in
mano il martello, venne pian piano a lui e gli conficcò il picchetto
nella tempia, fino a farlo penetrare in terra. Egli era profondamente
addormentato e sfinito; così morì.
[22] Ed ecco Barak inseguiva Sisara; Giaele gli uscì incontro e gli
disse: "Vieni e ti mostrerò l'uomo che cerchi". Egli entrò
da lei ed ecco Sisara era steso morto con il picchetto nella tempia.
[23] Così Dio umiliò quel giorno Iabin, re di Cànaan, davanti agli
Israeliti.
[24] La mano degli Israeliti si fece sempre più pesante su Iabin, re di
Cànaan, finché ebbero sterminato Iabin re di Cànaan.
5
[1] In
quel giorno Dèbora, con Barak, figlio di Abinoam, pronunciò questo
canto:
[2] "Ci furono capi in Israele
per assumere il comando;
ci furono volontari
per arruolarsi in massa: Benedite il Signore!
[3] Ascoltate, re,
porgete gli orecchi, o principi;
io voglio cantare al Signore,
voglio cantare al Signore,
voglio cantare inni al Signore, Dio d'Israele!
[4] Signore, quando uscivi dal Seir,
quando avanzavi dalla steppa di Edom,
la terra tremò, i cieli si scossero,
le nubi si sciolsero in acqua.
[5] Si stemperarono i monti
davanti al Signore, Signore del Sinai,
davanti al Signore, Dio d'Israele.
[6] Ai giorni di Samgar, figlio di Anat,
ai giorni di Giaele,
erano deserte le strade
e i viandanti deviavano su sentieri tortuosi.
[7] Era cessata ogni autorità di governo,
era cessata in Israele,
fin quando sorsi io, Dèbora,
fin quando sorsi come madre in Israele.
[8] Si preferivano divinità straniere
e allora la guerra fu alle porte,
ma scudo non si vedeva né lancia
né quarantamila in Israele.
[9] Il mio cuore si volge ai comandanti d'Israele,
ai volontari tra il popolo;
benedite il Signore!
[10] Voi, che cavalcate asine bianche,
seduti su gualdrappe,
voi che procedete sulla via, raccontate;
[11] unitevi al grido degli uomini
schierati fra gli abbeveratoi:
là essi proclamano le vittorie del Signore,
le vittorie del suo governo in Israele,
quando scese alle porte il popolo del Signore.
[12] Dèstati, dèstati, o Dèbora,
dèstati, dèstati, intona un canto!
Sorgi, Barak, e cattura i tuoi prigionieri,
o figlio di Abinoam!
[13] Allora scesero i fuggiaschi
per unirsi ai principi;
il popolo del Signore
scese a sua difesa tra gli eroi.
[14] Quelli della stirpe di Efraim
scesero nella pianura,
ti seguì Beniamino fra le tue genti.
Dalla stirpe di Machir scesero i comandanti
e da Zàbulon chi impugna lo scettro del comando.
[15] I principi di Issacar mossero con Dèbora;
Barak si lanciò sui suoi passi nella pianura.
Presso i ruscelli di Ruben grandi erano le esitazioni.
[16] Perché sei rimasto seduto tra gli ovili,
ad ascoltare le zampogne dei pastori?
Presso i ruscelli di Ruben
erano ben grandi le dispute...
[17] Gàlaad dimora oltre il Giordano
e Dan perché vive straniero sulle navi?
Aser si è stabilito lungo la riva del grande mare
e presso le sue insenature dimora.
[18] Zàbulon invece è un popolo che si è esposto
alla morte,
come Nèftali, sui poggi della campagna!
[19] Vennero i re, diedero battaglia,
combatterono i re di Cànaan,
a Taanach sulle acque di Meghiddo,
ma non riportarono bottino d'argento.
[20] Dal cielo le stelle diedero battaglia,
dalle loro orbite combatterono contro Sisara.
[21] Il torrente Kison li travolse;
torrente impetuoso fu il torrente Kison...
Anima mia, calpesta con forza!
[22] Allora martellarono gli zoccoli dei cavalli
al galoppo, al galoppo dei corsieri.
[23] Maledite Meroz - dice l'angelo del Signore -
maledite, maledite i suoi abitanti,
perché non vennero in aiuto al Signore,
in aiuto al Signore tra gli eroi.
[24] Sia benedetta fra le donne Giaele,
la moglie di Eber il Kenita,
benedetta fra le donne della tenda!
[25] Acqua egli chiese, latte essa diede,
in una coppa da principi offrì latte acido.
[26] Una mano essa stese al picchetto
e la destra a un martello da fabbri,
e colpì Sisara, lo percosse alla testa,
ne fracassò, ne trapassò la tempia.
[27] Ai piedi di lei si contorse, ricadde, giacque;
ai piedi di lei si contorse, ricadde,
dove si contorse, là ricadde finito.
[28] Dietro la finestra si affaccia e si lamenta
la madre di Sisara, dietro la persiana:
Perché il suo carro tarda ad arrivare?
Perché così a rilento procedono i suoi carri?
[29] Le più sagge sue principesse rispondono
e anche lei torna a dire a se stessa:
[30] Certo han trovato bottino, stan facendo le parti:
una fanciulla, due fanciulle per ogni uomo;
un bottino di vesti variopinte per Sisara,
un bottino di vesti variopinte a ricamo;
una veste variopinta a due ricami
è il bottino per il mio collo...
[31] Così periscano tutti i tuoi nemici, Signore!
Ma coloro che ti amano siano come il sole,
quando sorge con tutto lo splendore".
Poi il paese ebbe pace per quarant'anni.
6
[1] Gli
Israeliti fecero ciò che è male agli occhi del Signore e il Signore li
mise nelle mani di Madian per sette anni.
[2] La mano di Madian si fece pesante contro Israele; per la paura dei
Madianiti gli Israeliti adattarono per sé gli antri dei monti, le
caverne e le cime scoscese.
[3] Quando Israele aveva seminato, i Madianiti con i figli di Amalek e i
figli dell'oriente venivano contro di lui,
[4] si accampavano sul territorio degli Israeliti, distruggevano tutti i
prodotti del paese fino all'ingresso di Gaza e non lasciavano in Israele
mezzi di sussistenza: né pecore, né buoi, né asini.
[5] Poiché venivano con i loro armenti e con le loro tende e arrivavano
numerosi come le cavallette - essi e i loro cammelli erano senza numero
- e venivano nel paese per devastarlo.
[6] Israele fu ridotto in grande miseria a causa di Madian e gli
Israeliti gridarono al Signore.
[7] Quando gli Israeliti ebbero gridato a causa di Madian,
[8] il Signore mandò loro un profeta che disse: "Dice il Signore,
Dio d'Israele: Io vi ho fatti uscire dall'Egitto e vi ho fatti uscire
dalla condizione servile;
[9] vi ho liberati dalla mano degli Egiziani e dalla mano di quanti vi
opprimevano; li ho scacciati davanti a voi, vi ho dato il loro paese
[10] e vi ho detto: Io sono il Signore vostro Dio; non venerate gli dei
degli Amorrèi, nel paese dei quali abitate. Ma voi non avete ascoltato
la mia voce".
[11] Ora l'angelo del Signore venne a sedere sotto il terebinto di Ofra,
che apparteneva a Ioas, Abiezerita; Gedeone, figlio di Ioas, batteva il
grano nel tino per sottrarlo ai Madianiti.
[12] L'angelo del Signore gli apparve e gli disse: "Il Signore è
con te, uomo forte e valoroso!".
[13] Gedeone gli rispose: "Signor mio, se il Signore è con noi,
perché ci è capitato tutto questo? Dove sono tutti i suoi prodigi che
i nostri padri ci hanno narrato, dicendo: Il Signore non ci ha fatto
forse uscire dall'Egitto? Ma ora il Signore ci ha abbandonati e ci ha
messi nelle mani di Madian".
[14] Allora il Signore si volse a lui e gli disse: "Và con questa
forza e salva Israele dalla mano di Madian; non ti mando forse
io?".
[15] Gli rispose: "Signor mio, come salverò Israele? Ecco, la mia
famiglia è la più povera di Manàsse e io sono il più piccolo nella
casa di mio padre".
[16] Il Signore gli disse: "Io sarò con te e tu sconfiggerai i
Madianiti come se fossero un uomo solo".
[17] Gli disse allora: "Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, dammi
un segno che proprio tu mi parli.
[18] Intanto, non te ne andare di qui prima che io torni da te e porti
la mia offerta da presentarti". Rispose: "Resterò finché tu
torni".
[19] Allora Gedeone entrò in casa, preparò un capretto e con un'efa di
farina preparò focacce azzime; mise la carne in un canestro, il brodo
in una pentola, gli portò tutto sotto il terebinto e glielo offrì.
[20] L'angelo di Dio gli disse: "Prendi la carne e le focacce
azzime, mettile su questa pietra e versavi il brodo". Egli fece così.
[21] Allora l'angelo del Signore stese l'estremità del bastone che
aveva in mano e toccò la carne e le focacce azzime; salì dalla roccia
un fuoco che consumò la carne e le focacce azzime e l'angelo del
Signore scomparve dai suoi occhi.
[22] Gedeone vide che era l'angelo del Signore e disse: "Signore,
ho dunque visto l'angelo del Signore faccia a faccia!".
[23] Il Signore gli disse: "La pace sia con te, non temere, non
morirai!".
[24] Allora Gedeone costruì in quel luogo un altare al Signore e lo
chiamò Signore-Pace. Esso esiste fino ad oggi a Ofra degli Abiezeriti.
[25] In quella stessa notte il Signore gli disse: "Prendi il
giovenco di tuo padre e un secondo giovenco di sette anni, demolisci
l'altare di Baal fatto da tuo padre e taglia il palo sacro che gli sta
accanto.
[26] Costruisci un altare al Signore tuo Dio sulla cima di questa
roccia, disponendo ogni cosa con ordine; poi prendi il secondo giovenco
e offrilo in olocausto sulla legna del palo sacro che avrai
tagliato".
[27] Allora Gedeone prese dieci uomini fra i suoi servitori e fece come
il Signore gli aveva ordinato; ma temendo di farlo di giorno, per paura
dei suoi parenti e della gente della città, lo fece di notte.
[28] Quando il mattino dopo la gente della città si alzò, vide che
l'altare di Baal era stato demolito, che il palo sacro accanto era stato
tagliato e che il secondo giovenco era offerto in olocausto sull'altare
che era stato costruito.
[29] Si dissero l'un altro: "Chi ha fatto questo?".
Investigarono, si informarono e dissero: "Gedeone, figlio di Ioas,
ha fatto questo".
[30] Allora la gente della città disse a Ioas: "Conduci fuori tuo
figlio e sia messo a morte, perché ha demolito l'altare di Baal e ha
tagliato il palo sacro che gli stava accanto".
[31] Ioas rispose a quanti insorgevano contro di lui: "Volete
difendere voi la causa di Baal e venirgli in aiuto? Chi vorrà difendere
la sua causa sarà messo a morte prima di domattina; se è Dio, difenda
da sé la sua causa, per il fatto che hanno demolito il suo
altare".
[32] Perciò in quel giorno Gedeone fu chiamato Ierub-Baal, perché si
disse: "Baal difenda la sua causa contro di lui, perché egli ha
demolito il suo altare".
[33] Ora tutti i Madianiti, Amalek e i figli dell'oriente si radunarono,
passarono il Giordano e si accamparono nella pianura di Izreel.
[34] Ma lo spirito del Signore investì Gedeone; egli suonò la tromba e
gli Abiezeriti furono convocati per seguirlo.
[35] Egli mandò anche messaggeri in tutto Manàsse, che fu pure
chiamato a seguirlo; mandò anche messaggeri nelle tribù di Aser, di Zàbulon
e di Nèftali, le quali vennero ad unirsi agli altri.
[36] Gedeone disse a Dio: "Se tu stai per salvare Israele per mia
mano, come hai detto,
[37] ecco, io metterò un vello di lana sull'aia: se c'è rugiada
soltanto sul vello e tutto il terreno resta asciutto, io saprò che tu
salverai Israele per mia mano, come hai detto".
[38] Così avvenne. La mattina dopo, Gedeone si alzò per tempo, strizzò
il vello e ne spremette la rugiada: una coppa piena d'acqua.
[39] Gedeone disse a Dio: "Non adirarti contro di me; io parlerò
ancora una volta. Lasciami fare la prova con il vello, solo ancora una
volta: resti asciutto soltanto il vello e ci sia la rugiada su tutto il
terreno".
[40] Dio fece così quella notte: il vello soltanto restò asciutto e ci
fu rugiada su tutto il terreno.
7
[1]
Ierub-Baal dunque, cioè Gedeone, con tutta la gente che era con lui,
alzatosi di buon mattino, si accampò alla fonte di Carod. Il campo di
Madian era al nord, verso la collina di More, nella pianura.
[2] Il Signore disse a Gedeone: "La gente che è con te è troppo
numerosa, perché io metta Madian nelle sue mani; Israele potrebbe
vantarsi dinanzi a me e dire: La mia mano mi ha salvato.
[3] Ora annunzia davanti a tutto il popolo: Chiunque ha paura e trema,
torni indietro". Gedeone li mise così alla prova. Tornarono
indietro ventiduemila uomini del popolo e ne rimasero diecimila.
[4] Il Signore disse a Gedeone: "La gente è ancora troppo
numerosa; falli scendere all'acqua e te li metterò alla prova. Quegli
del quale ti dirò: Questi venga con te, verrà; e quegli del quale ti
dirò: Questi non venga con te, non verrà".
[5] Gedeone fece dunque scendere la gente all'acqua e il Signore gli
disse: "Quanti lambiranno l'acqua con la lingua, come la lambisce
il cane, li porrai da una parte; porrai da un'altra quanti, per bere, si
metteranno in ginocchio".
[6] Il numero di quelli che lambirono l'acqua portandosela alla bocca
con la mano, fu di trecento uomini; tutto il resto della gente si mise
in ginocchio per bere l'acqua.
[7] Allora il Signore disse a Gedeone: "Con questi trecento uomini
che hanno lambito l'acqua, io vi salverò e metterò i Madianiti nelle
tue mani. Tutto il resto della gente se ne vada, ognuno a casa
sua".
[8] Egli prese dalle mani del popolo le brocche e le trombe; rimandò
tutti gli altri Israeliti ciascuno alla sua tenda e tenne con sé i
trecento uomini. L'accampamento di Madian gli stava al di sotto, nella
pianura.
[9] In quella stessa notte il Signore disse a Gedeone: "Alzati e
piomba sul campo, perché io te l'ho messo nelle mani.
[10] Ma se hai paura di farlo, scendivi con Pura tuo servo
[11] e udrai quello che dicono; dopo, prenderai vigore per piombare sul
campo". Egli scese con Pura suo servo fino agli avamposti
dell'accampamento.
[12] I Madianiti, gli Amaleciti e tutti i figli dell'oriente erano
sparsi nella pianura e i loro cammelli erano senza numero come la sabbia
che è sul lido del mare.
[13] Quando Gedeone vi giunse, ecco un uomo raccontava un sogno al suo
compagno e gli diceva: "Ho fatto un sogno. Mi pareva di vedere una
pagnotta di orzo rotolare nell'accampamento di Madian: giunse alla
tenda, la urtò e la rovesciò e la tenda cadde a terra".
[14] Il suo compagno gli rispose: "Questo non è altro che la spada
di Gedeone, figlio di Ioas, uomo di Israele; Dio ha messo nelle sue mani
Madian e tutto l'accampamento".
[15] Quando Gedeone ebbe udito il racconto del sogno e la sua
interpretazione, si prostrò; poi tornò al campo di Israele e disse:
"Alzatevi, perché il Signore ha messo nelle vostre mani
l'accampamento di Madian".
[16] Divise i trecento uomini in tre schiere, consegnò a tutti trombe e
brocche vuote con dentro fiaccole;
[17] disse loro: "Guardate me e fate come farò io, così farete
voi.
[18] Quando io, con quanti sono con me, suonerò la tromba, anche voi
suonerete le trombe intorno a tutto l'accampamento e griderete: Per il
Signore e per Gedeone!".
[19] Gedeone e i cento uomini che erano con lui giunsero all'estremità
dell'accampamento, all'inizio della veglia di mezzanotte, quando appena
avevano cambiato le sentinelle. Egli suonò la tromba spezzando la
brocca che aveva in mano.
[20] Allora le tre schiere suonarono le trombe e spezzarono le brocche,
tenendo le fiaccole con la sinistra e con la destra le trombe per
suonare e gridarono: "La spada per il Signore e per Gedeone!".
[21] Ognuno di essi rimase al suo posto, intorno all'accampamento; tutto
il campo si mise a correre, a gridare, a fuggire.
[22] Mentre quelli suonavano le trecento trombe, il Signore fece volgere
la spada di ciascuno contro il compagno, per tutto l'accampamento.
L'esercito fuggì fino a Bet-Sitta a Zerera fino alla riva di
Abel-Mecola, sopra Tabbat.
[23] Gli Israeliti di Nèftali, di Aser e di tutto Manàsse si
radunarono e inseguirono i Madianiti.
[24] Intanto Gedeone aveva mandato messaggeri per tutte le montagne di
Efraim a dire: "Scendete contro i Madianiti e tagliate loro i guadi
sul Giordano fino a Bet-Bara". Così tutti gli uomini di Efraim si
radunarono e si impadronirono dei guadi sul Giordano fino a Bet-Bara.
[25] Presero due capi di Madian, Oreb e Zeeb; uccisero Oreb alla roccia
di Oreb e Zeeb al Torchio di Zeeb. Inseguirono i Madianiti e portarono
le teste di Oreb e di Zeeb a Gedeone, oltre il Giordano.
8
[1] Ma
gli uomini di Efraim gli dissero: "Che azione ci hai fatto, non
chiamandoci quando sei andato a combattere contro Madian?".
Litigarono con lui violentemente.
[2] Egli rispose loro: "Che ho fatto io in confronto a voi? La
racimolatura di Efraim non vale più della vendemmia di Abiezer?
[3] Dio vi ha messo nelle mani i capi di Madian, Oreb e Zeeb; che dunque
ho potuto fare io in confronto a voi?". A tali parole, la loro ira
contro di lui si calmò.
[4] Gedeone arrivò al Giordano e lo attraversò. Ma egli e i suoi
trecento uomini erano stanchi e affamati.
[5] Disse a quelli di Succot: "Date focacce di pane alla gente che
mi segue, perché è stanca e io sto inseguendo Zebach e Zalmunna, re di
Madian".
[6] Ma i capi di Succot risposero: "Tieni forse già nelle tue mani
i polsi di Zebach e di Zalmunna, perché dobbiamo dare il pane al tuo
esercito?".
[7] Gedeone disse: "Ebbene, quando il Signore mi avrà messo nelle
mani Zebach e Zalmunna, vi strazierò le carni con le spine del deserto
e con i cardi".
[8] Di là salì a Penuel e parlò agli uomini di Penuel nello stesso
modo; essi gli risposero come avevano fatto quelli di Succot.
[9] Egli disse anche agli uomini di Penuel: "Quando tornerò in
pace, abbatterò questa torre".
[10] Zebach e Zalmunna erano a Karkor con il loro accampamento di circa
quindicimila uomini, quanti erano rimasti dell'intero esercito dei figli
dell'oriente; centoventimila uomini armati di spada erano caduti.
[11] Gedeone salì per la via dei nomadi a oriente di Nobach e di Iogbea
e mise in rotta l'esercito che si credeva sicuro.
[12] Zebach e Zalmunna si diedero alla fuga, ma egli li inseguì, prese
i due re di Madian, Zebach e Zalmunna, e sbaragliò tutto l'esercito.
[13] Poi Gedeone, figlio di Ioas, tornò dalla battaglia per la salita
di Cheres.
[14] Catturò un giovane della gente di Succot e lo interrogò; quegli
gli mise per iscritto i nomi dei capi e degli anziani di Succot:
settantasette uomini.
[15] Poi venne alla gente di Succot e disse: "Ecco Zebach e
Zalmunna, a proposito dei quali mi avete insultato dicendo: Hai tu forse
già nelle mani i polsi di Zebach e Zalmunna perché dobbiamo dare il
pane alla tua gente stanca?".
[16] Prese gli anziani della città e con le spine del deserto e con i
cardi castigò gli uomini di Succot.
[17] Demolì la torre di Penuel e uccise gli uomini della città.
[18] Poi disse a Zebach e a Zalmunna: "Come erano gli uomini che
avete uccisi al Tabor?". Quelli risposero: "Erano come te;
ognuno di loro aveva l'aspetto di un figlio di re".
[19] Egli riprese: "Erano miei fratelli, figli di mia madre; per la
vita del Signore, se aveste risparmiato loro la vita, io non vi
ucciderei!".
[20] Poi disse a Ieter, suo primogenito: "Su, uccidili!". Ma
il giovane non estrasse la spada, perché aveva paura, poiché era
ancora giovane.
[21] Zebach e Zalmunna dissero: "Suvvia, colpisci tu stesso, poiché
qual è l'uomo, tale è la sua forza". Gedeone si alzò e uccise
Zebach e Zalmunna e prese le lunette che i loro cammelli portavano al
collo.
[22] Allora gli Israeliti dissero a Gedeone: "Regna su di noi tu e
i tuoi discendenti, poiché ci hai liberati dalla mano di Madian".
[23] Ma Gedeone rispose loro: "Io non regnerò su di voi né mio
figlio regnerà; il Signore regnerà su di voi".
[24] Poi Gedeone disse loro: "Una cosa voglio chiedervi: ognuno di
voi mi dia un pendente del suo bottino". I nemici avevano pendenti
d'oro, perché erano Ismaeliti.
[25] Risposero: "Li daremo volentieri". Egli stese allora il
mantello e ognuno vi gettò un pendente del suo bottino".
[26] Il peso dei pendenti d'oro, che egli aveva chiesti, fu di
millesettecento sicli d'oro, oltre le lunette, le catenelle e le vesti
di porpora, che i re di Madian avevano addosso, e oltre le collane che i
loro cammelli avevano al collo.
[27] Gedeone ne fece un efod che pose in Ofra sua città; tutto Israele
vi si prostrò davanti in quel luogo e ciò divenne una causa di rovina
per Gedeone e per la sua casa.
[28] Così Madian fu umiliato davanti agli Israeliti e non alzò più il
capo; il paese rimase in pace per quarant'anni, durante la vita di
Gedeone.
[29] Ierub-Baal, figlio di Ioas, tornò a dimorare a casa sua.
[30] Gedeone ebbe settanta figli che gli erano nati dalle molte mogli.
[31] Anche la sua concubina che stava a Sichem gli partorì un figlio,
che chiamò Abimèlech.
[32] Poi Gedeone, figlio di Ioas, morì in buona vecchiaia e fu sepolto
nella tomba di Ioas suo padre a Ofra degli Abiezeriti.
[33] Dopo la morte di Gedeone gli Israeliti tornarono a prostituirsi a
Baal e presero Baal-Berit come loro dio.
[34] Gli Israeliti non si ricordarono del Signore loro Dio che li aveva
liberati dalle mani di tutti i loro nemici all'intorno
[35] e non dimostrarono gratitudine alla casa di Ierub-Baal, cioè di
Gedeone, per tutto il bene che egli aveva fatto a Israele.
9
[1] Ora
Abimèlech, figlio di Ierub-Baal, andò a Sichem dai fratelli di sua
madre e disse loro e a tutta la parentela di sua madre:
[2] "Dite agli orecchi di tutti i signori di Sichem: È meglio per
voi che vi governino settanta uomini, tutti i figli di Ierub-Baal, o che
vi governi un solo uomo? Ricordatevi che io sono del vostro
sangue".
[3] I fratelli di sua madre parlarono di lui, ripetendo a tutti i
signori di Sichem quelle parole e il cuor loro si piegò a favore di
Abimèlech, perché dicevano: "È nostro fratello".
[4] Gli diedero settanta sicli d'argento che tolsero dal tempio di
Baal-Berit; con essi Abimèlech assoldò uomini sfaccendati e audaci che
lo seguirono.
[5] Venne alla casa di suo padre, a Ofra, e uccise sopra una stessa
pietra i suoi fratelli, figli di Ierub-Baal, settanta uomini. Ma Iotam,
figlio minore di Ierub-Baal, scampò, perché si era nascosto.
[6] Tutti i signori di Sichem e tutta Bet-Millo si radunarono e andarono
a proclamare re Abimèlech presso la Quercia della Stele che si trova a
Sichem.
[7] Ma Iotam, informato della cosa, andò a porsi sulla sommità del
monte Garizim e, alzando la voce, gridò: "Ascoltatemi, signori di
Sichem, e Dio ascolterà voi!
[8] Si misero in cammino gli alberi
per ungere un re su di essi.
Dissero all'ulivo:
Regna su di noi.
[9] Rispose loro l'ulivo:
Rinuncerò al mio olio,
grazie al quale
si onorano dei e uomini,
e andrò ad agitarmi sugli alberi?
[10] Dissero gli alberi al fico:
Vieni tu, regna su di noi.
[11] Rispose loro il fico:
Rinuncerò alla mia dolcezza
e al mio frutto squisito,
e andrò ad agitarmi sugli alberi?
[12] Dissero gli alberi alla vite:
Vieni tu, regna su di noi.
[13] Rispose loro la vite:
Rinuncerò al mio mosto
che allieta dei e uomini,
e andrò ad agitarmi sugli alberi?
[14] Dissero tutti gli alberi al rovo:
Vieni tu, regna su di noi.
[15] Rispose il rovo agli alberi:
Se in verità ungete
me re su di voi,
venite, rifugiatevi alla mia ombra;
se no, esca un fuoco dal rovo
e divori i cedri del Libano.
[16] Ora voi non avete agito con lealtà e onestà proclamando re Abimèlech,
non avete operato bene verso Ierub-Baal e la sua casa, non lo avete
trattato secondo il merito delle sue azioni...
[17] Perché mio padre ha combattuto per voi, ha esposto al pericolo la
vita e vi ha liberati dalle mani di Madian.
[18] Voi invece oggi siete insorti contro la casa di mio padre, avete
ucciso i suoi figli, settanta uomini, sopra una stessa pietra e avete
proclamato re dei signori di Sichem Abimèlech, figlio della sua
schiava, perché è vostro fratello.
[19] Se dunque avete operato oggi con sincerità e con integrità verso
Ierub-Baal e la sua casa, godetevi Abimèlech ed egli si goda voi!
[20] Ma se non è così, esca da Abimèlech un fuoco che divori i
signori di Sichem e Bet-Millo; esca dai signori di Sichem e da Bet-Millo
un fuoco che divori Abimèlech!".
[21] Iotam corse via, si mise in salvo e andò a stabilirsi a Beer,
lontano da Abimèlech suo fratello.
[22] Abimèlech dominò su Israele tre anni.
[23] Poi Dio mandò un cattivo spirito fra Abimèlech e i signori di
Sichem e i signori di Sichem si ribellarono ad Abimèlech.
[24] Questo avvenne perché la violenza fatta ai settanta figli di
Ierub-Baal ricevesse il castigo e il loro sangue ricadesse su Abimèlech
loro fratello, che li aveva uccisi, e sui signori di Sichem, che gli
avevano dato mano per uccidere i suoi fratelli.
[25] I signori di Sichem posero agguati contro di lui sulla cima dei
monti, rapinando chiunque passasse vicino alla strada. Abimèlech fu
informato della cosa.
[26] Poi Gaal, figlio di Ebed, e i suoi fratelli vennero e si
stabilirono a Sichem e i signori di Sichem riposero la fiducia in lui.
[27] Usciti nella campagna, vendemmiarono le loro vigne, pigiarono l'uva
e fecero festa. Poi entrarono nella casa del loro Dio, mangiarono,
bevvero e maledissero Abimèlech.
[28] Gaal, figlio di Ebed, disse: "Chi è Abimèlech e che è
Sichem, perché dobbiamo servirlo? Non dovrebbero piuttosto il figlio di
Ierub-Baal e Zebul, suo luogotenente, servire gli uomini di Camor,
capostipite di Sichem? Perché dovremmo servirlo noi?
[29] Se avessi in mano questo popolo, io scaccerei Abimèlech e direi:
Accresci pure il tuo esercito ed esci in campo".
[30] Ora Zebul, governatore della città, udite le parole di Gaal,
figlio di Ebed, si accese d'ira
[31] e mandò messaggeri ad Abimèlech in Aruma per dirgli: "Ecco
Gaal, figlio di Ebed, e i suoi fratelli sono venuti a Sichem e sollevano
la città contro di te.
[32] Alzati dunque di notte con la gente che hai con te e tendi un
agguato nella campagna.
[33] Domattina, non appena spunterà il sole, ti alzerai e piomberai
sulla città mentre lui con la sua gente ti uscirà contro: tu gli farai
quel che troverai opportuno".
[34] Abimèlech e tutta la gente che era con lui si alzarono di notte e
tesero un agguato contro Sichem, divisi in quattro schiere.
[35] Gaal, figlio di Ebed, uscì e si fermò all'ingresso della porta
della città; allora Abimèlech uscì dall'agguato con la gente che
aveva.
[36] Gaal, vista quella gente, disse a Zebul: "Ecco gente che
scende dalle cime dei monti". Zebul gli rispose: "Tu vedi
l'ombra dei monti e la prendi per uomini".
[37] Gaal riprese a parlare e disse: "Ecco gente che scende
dall'Ombelico della terra e una schiera che giunge per la via della
Quercia dei Maghi".
[38] Allora Zebul gli disse: "Dov'è ora la spavalderia di quando
dicevi: Chi è Abimèlech, perché dobbiamo servirlo? Non è questo il
popolo che disprezzavi? Ora esci in campo e combatti contro di
lui!".
[39] Allora Gaal uscì alla testa dei signori di Sichem e diede
battaglia ad Abimèlech.
[40] Ma Abimèlech lo inseguì ed egli fuggì dinanzi a lui e molti
uomini caddero morti fino all'ingresso della porta.
[41] Abimèlech ritornò ad Aruma e Zebul cacciò Gaal e i suoi
fratelli, che non poterono più rimanere a Sichem.
[42] Il giorno dopo il popolo di Sichem uscì alla campagna e Abimèlech
ne fu informato.
[43] Egli prese la sua gente, la divise in tre schiere e tese un agguato
nella campagna: quando vide che il popolo usciva dalla città, si mosse
contro di essi e li battè.
[44] Abimèlech e la sua gente fecero irruzione e si fermarono
all'ingresso della porta della città, mentre le altre due schiere si
gettarono su quelli che erano nella campagna e li colpirono.
[45] Abimèlech combattè contro la città tutto quel giorno, la prese e
uccise il popolo che vi si trovava; poi distrusse la città e la
cosparse di sale.
[46] Tutti i signori della torre di Sichem, all'udir questo, entrarono
nel sotterraneo del tempio di El-Berit.
[47] Fu riferito ad Abimèlech che tutti i signori della torre di Sichem
si erano adunati.
[48] Allora Abimèlech salì sul monte Zalmon con tutta la gente che
aveva con sé; prese in mano la scure, tagliò un ramo d'albero, lo
sollevò e se lo mise in spalla; poi disse alla sua gente: "Quello
che mi avete visto fare, fatelo presto anche voi!".
[49] Tutti tagliarono ciascuno un ramo e seguirono Abimèlech; posero i
rami contro il sotterraneo e bruciarono tra le fiamme la sala con quelli
che vi erano dentro. Così perì tutta la gente della torre di Sichem,
circa mille persone, fra uomini e donne.
[50] Poi Abimèlech andò a Tebes, la cinse d'assedio e la prese.
[51] In mezzo alla città c'era una torre fortificata, dove si
rifugiarono tutti i signori della città, uomini e donne; vi si
rinchiusero dentro e salirono sul terrazzo della torre.
[52] Abimèlech, giunto alla torre, l'attaccò e si accostò alla porta
della torre per appiccarvi il fuoco.
[53] Ma una donna gettò giù il pezzo superiore di una macina sulla
testa di Abimèlech e gli spaccò il cranio.
[54] Egli chiamò in fretta il giovane che gli portava le armi e gli
disse: "Tira fuori la spada e uccidimi, perché non si dica di me:
L'ha ucciso una donna!". Il giovane lo trafisse ed egli morì.
[55] Quando gli Israeliti videro che Abimèlech era morto, se ne
andarono ciascuno a casa sua.
[56] Così Dio fece ricadere sopra Abimèlech il male che egli aveva
fatto contro suo padre, uccidendo settanta suoi fratelli.
[57] Dio fece anche ricadere sul capo della gente di Sichem tutto il
male che essa aveva fatto; così si avverò su di loro la maledizione di
Iotam, figlio di Ierub-Baal.
10
[1] Dopo
Abimèlech, sorse a salvare Israele Tola, figlio di Pua, figlio di Dodo,
uomo di Issacar. Dimorava a Samir sulle montagne di Efraim;
[2] fu giudice d'Israele per ventitré anni, poi morì e fu sepolto a
Samir.
[3] Dopo di lui sorse Iair, il Galaadita, che fu giudice d'Israele per
ventidue anni;
[4] ebbe trenta figli che cavalcavano trenta asinelli e avevano trenta
città, che si chiamano anche oggi i Villaggi di Iair e sono nel paese
di Gàlaad.
[5] Poi Iair morì e fu sepolto a Kamon.
[6] Gli Israeliti continuarono a fare ciò che è male agli occhi del
Signore e servirono i Baal, le Astarti, gli dei di Aram, gli dei di Sidòne,
gli dei di Moab, gli dei degli Ammoniti e gli dei dei Filistei;
abbandonarono il Signore e non lo servirono più.
[7] L'ira del Signore si accese contro Israele e li mise nelle mani dei
Filistei e nelle mani degli Ammoniti.
[8] Questi afflissero e oppressero per diciotto anni gli Israeliti,
tutti i figli d'Israele che erano oltre il Giordano, nel paese degli
Amorrèi in Gàlaad.
[9] Poi gli Ammoniti passarono il Giordano per combattere anche contro
Giuda, contro Beniamino e contro la casa d'Efraim e Israele fu in grande
angoscia.
[10] Allora gli Israeliti gridarono al Signore: "Abbiamo peccato
contro di te, perché abbiamo abbandonato il nostro Dio e abbiamo
servito i Baal".
[11] Il Signore disse agli Israeliti: "Non vi ho io liberati dagli
Egiziani, dagli Amorrèi, dagli Ammoniti e dai Filistei?
[12] Quando quelli di Sidòne, gli Amaleciti e i Madianiti vi
opprimevano e voi gridavate a me, non vi ho forse liberati dalle loro
mani?
[13] Eppure, mi avete abbandonato e avete servito altri dei; perciò io
non vi salverò più.
[14] Andate a gridare agli dei che avete scelto; vi salvino essi nel
tempo della vostra angoscia!".
[15] Gli Israeliti dissero al Signore: "Abbiamo peccato; fà di noi
ciò che ti piace; soltanto, liberaci in questo giorno".
[16] Eliminarono gli dei stranieri e servirono il Signore, il quale non
tollerò più a lungo la tribolazione di Israele.
[17] Gli Ammoniti si radunarono e si accamparono in Gàlaad e anche gli
Israeliti si adunarono e si accamparono a Mizpa.
[18] Il popolo, i principi di Gàlaad, si dissero l'un l'altro:
"Chi sarà l'uomo che comincerà a combattere contro gli Ammoniti?
Egli sarà il capo di tutti gli abitanti di Gàlaad".
11
[1] Ora
Iefte, il Galaadita, era uomo forte e valoroso, figlio di una
prostituta; lo aveva generato Gàlaad.
[2] Poi la moglie di Gàlaad gli partorì figli e, quando i figli della
moglie furono adulti, cacciarono Iefte e gli dissero: "Tu non avrai
eredità nella casa di nostro padre, perché sei figlio di un'altra
donna".
[3] Iefte fuggì lontano dai suoi fratelli e si stabilì nel paese di
Tob. Attorno a Iefte si raccolsero alcuni sfaccendati e facevano
scorrerie con lui.
[4] Qualche tempo dopo gli Ammoniti mossero guerra a Israele.
[5] Quando gli Ammoniti iniziarono la guerra contro Israele, gli anziani
di Gàlaad andarono a prendere Iefte nel paese di Tob.
[6] Dissero a Iefte: "Vieni, sii nostro condottiero e combatteremo
contro gli Ammoniti".
[7] Ma Iefte rispose agli anziani di Gàlaad: "Non siete forse voi
quelli che mi avete odiato e scacciato dalla casa di mio padre? Perché
venite da me ora che siete in difficoltà?".
[8] Gli anziani di Gàlaad dissero a Iefte: "Proprio per questo ora
ci rivolgiamo a te: verrai con noi, combatterai contro gli Ammoniti e
sarai il capo di noi tutti abitanti di Gàlaad".
[9] Iefte rispose agli anziani di Gàlaad: "Se mi riconducete per
combattere contro gli Ammoniti e il Signore li mette in mio potere, io
sarò vostro capo".
[10] Gli anziani di Gàlaad dissero a Iefte: "Il Signore sia
testimone tra di noi, se non faremo come hai detto".
[11] Iefte dunque andò con gli anziani di Gàlaad; il popolo lo costituì
suo capo e condottiero e Iefte ripetè le sue parole davanti al Signore
in Mizpa.
[12] Poi Iefte inviò messaggeri al re degli Ammoniti per dirgli:
"Che c'è tra me e te, perché tu venga contro di me a muover
guerra al mio paese?".
[13] Il re degli Ammoniti rispose ai messaggeri di Iefte: "Perché,
quando Israele uscì dall'Egitto, si impadronì del mio territorio,
dall'Arnon fino allo Iabbok e al Giordano; restituiscilo
spontaneamente".
[14] Iefte inviò di nuovo messaggeri al re degli Ammoniti per dirgli:
[15] "Dice Iefte: Israele non si impadronì del paese di Moab, né
del paese degli Ammoniti;
[16] ma, quando Israele uscì dall'Egitto e attraversò il deserto fino
al Mare Rosso e giunse a Kades,
[17] mandò messaggeri al re di Edom per dirgli: Lasciami passare per il
tuo paese, ma il re di Edom non acconsentì. Mandò anche al re di Moab,
nemmeno lui volle e Israele rimase a Kades.
[18] Poi camminò per il deserto, fece il giro del paese di Edom e del
paese di Moab, giunse a oriente del paese di Moab e si accampò oltre
l'Arnon senza entrare nei territori di Moab; perché l'Arnon segna il
confine di Moab.
[19] Allora Israele mandò messaggeri a Sicon, re degli Amorrèi, re di
Chesbòn, e gli disse: Lasciaci passare dal tuo paese, per arrivare al
nostro.
[20] Ma Sicon non si fidò che Israele passasse per i suoi confini; anzi
radunò tutta la sua gente, si accampò a Iaaz e combattè contro
Israele.
[21] Il Signore, Dio d'Israele, mise Sicon e tutta la sua gente nelle
mani d'Israele, che li sconfisse; così Israele conquistò tutto il
paese degli Amorrèi che abitavano quel territoro;
[22] conquistò tutti i territori degli Amorrèi, dall'Arnon allo Iabbok
e dal deserto al Giordano.
[23] Ora il Signore, Dio d'Israele, ha scacciato gli Amorrèi davanti a
Israele suo popolo e tu vorresti possedere il loro paese?
[24] Non possiedi tu quello che Camos tuo dio ti ha fatto possedere? Così
anche noi possiederemo il paese di quelli che il Signore ha scacciati
davanti a noi.
[25] Sei tu forse più di Balak, figlio di Zippor, re di Moab? Mosse
forse querela ad Israele o gli fece guerra?
[26] Da trecento anni Israele abita a Chesbòn e nelle sue dipendenze,
ad Aroer e nelle sue dipendenze e in tutte le città lungo l'Arnon;
perché non gliele avete tolte durante questo tempo?
[27] Io non ti ho fatto torto e tu agisci male verso di me, muovendomi
guerra; il Signore giudice giudichi oggi tra gli Israeliti e gli
Ammoniti!".
[28] Ma il re degli Ammoniti non ascoltò le parole che Iefte gli aveva
mandato a dire.
[29] Allora lo spirito del Signore venne su Iefte ed egli attraversò Gàlaad
e Manàsse, passò a Mizpa di Gàlaad e da Mizpa di Gàlaad raggiunse
gli Ammoniti.
[30] Iefte fece voto al Signore e disse: "Se tu mi metti nelle mani
gli Ammoniti,
[31] la persona che uscirà per prima dalle porte di casa mia per
venirmi incontro, quando tornerò vittorioso dagli Ammoniti, sarà per
il Signore e io l'offrirò in olocausto".
[32] Quindi Iefte raggiunse gli Ammoniti per combatterli e il Signore
glieli mise nelle mani.
[33] Egli li sconfisse da Aroer fin verso Minnit, prendendo loro venti
città, e fino ad Abel-Cheramin. Così gli Ammoniti furono umiliati
davanti agli Israeliti.
[34] Poi Iefte tornò a Mizpa, verso casa sua; ed ecco uscirgli incontro
la figlia, con timpani e danze. Era l'unica figlia: non aveva altri
figli, né altre figlie.
[35] Appena la vide, si stracciò le vesti e disse: "Figlia mia, tu
mi hai rovinato! Anche tu sei con quelli che mi hanno reso infelice! Io
ho dato la mia parola al Signore e non posso ritirarmi".
[36] Essa gli disse: "Padre mio, se hai dato parola al Signore, fà
di me secondo quanto è uscito dalla tua bocca, perché il Signore ti ha
concesso vendetta sugli Ammoniti, tuoi nemici".
[37] Poi disse al padre: "Mi sia concesso questo: lasciami libera
per due mesi, perché io vada errando per i monti a piangere la mia
verginità con le mie compagne".
[38] Egli le rispose: "Và!", e la lasciò andare per due
mesi. Essa se ne andò con le compagne e pianse sui monti la sua
verginità.
[39] Alla fine dei due mesi tornò dal padre ed egli fece di lei quello
che aveva promesso con voto. Essa non aveva conosciuto uomo; di qui
venne in Israele questa usanza:
[40] ogni anno le fanciulle d'Israele vanno a piangere la figlia di
Iefte il Galaadita, per quattro giorni.
12
[1] Ora
gli uomini di Efraim si radunarono, passarono il fiume verso Zafon e
dissero a Iefte: "Perché sei andato a combattere contro gli
Ammoniti e non ci hai chiamati con te? Noi bruceremo te e la tua
casa".
[2] Iefte rispose loro: "Io e il mio popolo abbiamo avuto grandi
lotte con gli Ammoniti; quando vi ho chiamati in aiuto, non siete venuti
a liberarmi dalle loro mani.
[3] Vedendo che voi non venivate in mio aiuto, ho esposto al pericolo la
vita, ho marciato contro gli Ammoniti e il Signore me li ha messi nelle
mani. Perché dunque siete venuti oggi contro di me a muovermi
guerra?".
[4] Iefte, radunati tutti gli uomini di Gàlaad, diede battaglia ad
Efraim; gli uomini di Gàlaad sconfissero gli Efraimiti, perché questi
dicevano: "Voi siete fuggiaschi di Efraim; Gàlaad sta in mezzo a
Efraim e in mezzo a Manàsse".
[5] I Galaaditi intercettarono agli Efraimiti i guadi del Giordano;
quando uno dei fuggiaschi di Efraim diceva: "Lasciatemi
passare", gli uomini di Gàlaad gli chiedevano: "Sei un
Efraimita?". Se quegli rispondeva: "No",
[6] i Galaaditi gli dicevano: "Ebbene, dì Scibbolet", e
quegli diceva Sibbolet, non sapendo pronunciare bene. Allora lo
afferravano e lo uccidevano presso i guadi del Giordano. In quella
occasione perirono quarantaduemila uomini di Efraim.
[7] Iefte fu giudice d'Israele per sei anni. Poi Iefte, il Galaadita,
morì e fu sepolto nella sua città in Gàlaad.
[8] Dopo di lui fu giudice d'Israele Ibsan di Betlemme.
[9] Egli ebbe trenta figli, maritò trenta figlie e fece venire da fuori
trenta fanciulle per i suoi figli. Fu giudice d'Israele per sette anni.
[10] Poi Ibsan morì e fu sepolto a Betlemme.
[11] Dopo di lui fu giudice d'Israele Elon, lo Zabulonita; fu giudice
d'Israele per dieci anni.
[12] Poi Elon, lo Zabulonita, morì e fu sepolto ad Aialon, nel paese di
Zàbulon.
[13] Dopo di lui fu giudice d'Israele Abdon, figlio di Illel, di
Piraton.
[14] Ebbe quaranta figli e trenta nipoti, i quali cavalcavano settanta
asinelli. Fu giudice d'Israele per otto anni.
[15] Poi Abdon, figlio di Illel, il Piratonita, morì e fu sepolto a
Piraton, nel paese di Efraim, sul monte Amalek.
13
[1] Gli
Israeliti tornarono a fare quello che è male agli occhi del Signore e
il Signore li mise nelle mani dei Filistei per quarant'anni.
[2] C'era allora un uomo di Zorea di una famiglia dei Daniti, chiamato
Manoach; sua moglie era sterile e non aveva mai partorito.
[3] L'angelo del Signore apparve a questa donna e le disse: "Ecco,
tu sei sterile e non hai avuto figli, ma concepirai e partorirai un
figlio.
[4] Ora guardati dal bere vino o bevanda inebriante e dal mangiare nulla
d'immondo.
[5] Poiché ecco, tu concepirai e partorirai un figlio, sulla cui testa
non passerà rasoio, perché il fanciullo sarà un nazireo consacrato a
Dio fin dal seno materno; egli comincerà a liberare Israele dalle mani
dei Filistei".
[6] La donna andò a dire al marito: "Un uomo di Dio è venuto da
me; aveva l'aspetto di un angelo di Dio, un aspetto terribile. Io non
gli ho domandato da dove veniva ed egli non mi ha rivelato il suo nome,
[7] ma mi ha detto: Ecco tu concepirai e partorirai un figlio; ora non
bere vino né bevanda inebriante e non mangiare nulla d'immondo, perché
il fanciullo sarà un nazireo di Dio dal seno materno fino al giorno
della sua morte".
[8] Allora Manoach pregò il Signore e disse: "Signore, l'uomo di
Dio mandato da te venga di nuovo da noi e c'insegni quello che dobbiamo
fare per il nascituro".
[9] Dio ascoltò la preghiera di Manoach e l'angelo di Dio tornò ancora
dalla donna, mentre stava nel campo; ma Manoach suo marito non era con
lei.
[10] La donna corse in fretta ad informare il marito e gli disse:
"Ecco, mi è apparso quell'uomo che venne da me l'altro
giorno".
[11] Manoach si alzò, seguì la moglie e giunto a quell'uomo gli disse:
"Sei tu l'uomo che hai parlato a questa donna?". Quegli
rispose: "Sono io".
[12] Manoach gli disse: "Quando la tua parola si sarà avverata,
quale sarà la norma da seguire per il bambino e che si dovrà fare per
lui?".
[13] L'angelo del Signore rispose a Manoach: "Si astenga la donna
da quanto le ho detto.
[14] Non mangi nessun prodotto della vigna, né beva vino o bevanda
inebriante e non mangi nulla d'immondo; osservi quanto le ho
comandato".
[15] Manoach disse all'angelo del Signore: "Permettici di
trattenerti e di prepararti un capretto!".
[16] L'angelo del Signore rispose a Manoach: "Anche se tu mi
trattenessi, non mangerei il tuo cibo; ma se vuoi fare un olocausto,
offrilo al Signore". Manoach non sapeva che quello fosse l'angelo
del Signore.
[17] Poi Manoach disse all'angelo del Signore: "Come ti chiami,
perché quando si saranno avverate le tue parole, noi ti rendiamo
onore?".
[18] L'angelo del Signore gli rispose: "Perché mi chiedi il nome?
Esso è misterioso".
[19] Manoach prese il capretto e l'offerta e li bruciò sulla pietra al
Signore, che opera cose misteriose. Mentre Manoach e la moglie stavano
guardando,
[20] mentre la fiamma saliva dall'altare al cielo, l'angelo del Signore
salì con la fiamma dell'altare. Manoach e la moglie, che stavano
guardando, si gettarono allora con la faccia a terra
[21] e l'angelo del Signore non apparve più né a Manoach né alla
moglie. Allora Manoach comprese che quello era l'angelo del Signore.
[22] Manoach disse alla moglie: "Noi moriremo certamente, perché
abbiamo visto Dio".
[23] Ma sua moglie gli disse: "Se il Signore avesse voluto farci
morire, non avrebbe accettato dalle nostre mani l'olocausto e l'offerta;
non ci avrebbe mostrato tutte queste cose né ci avrebbe fatto udire
proprio ora cose come queste".
[24] Poi la donna partorì un figlio che chiamò Sansone. Il bambino
crebbe e il Signore lo benedisse.
[25] Lo spirito del Signore cominciò a investirlo quando era a
Macane-Dan, fra Zorea ed Estaol.
14
[1]
Sansone scese poi a Timna e a Timna vide una donna tra le figlie dei
Filistei.
[2] Tornato a casa, disse al padre e alla madre: "Ho visto a Timna
una donna, una figlia dei Filistei; ora prendetemela in moglie".
[3] Suo padre e sua madre gli dissero: "Non c'è una donna tra le
figlie dei tuoi fratelli e in tutto il nostro popolo, perché tu vada a
prenderti una moglie tra i Filistei non circoncisi?". Ma Sansone
rispose al padre: "Prendimi quella, perché mi piace".
[4] Suo padre e sua madre non sapevano che questo veniva dal Signore, il
quale cercava pretesto di lite dai Filistei. In quel tempo i Filistei
dominavano Israele.
[5] Sansone scese con il padre e con la madre a Timna; quando furono
giunti alle vigne di Timna, ecco un leone venirgli incontro ruggendo.
[6] Lo spirito del Signore lo investì e, senza niente in mano, squarciò
il leone come si squarcia un capretto. Ma di ciò che aveva fatto non
disse nulla al padre né alla madre.
[7] Scese dunque, parlò alla donna e questa gli piacque.
[8] Dopo qualche tempo tornò per prenderla e uscì dalla strada per
vedere la carcassa del leone: ecco nel corpo del leone c'era uno sciame
d'api e il miele.
[9] Egli prese di quel miele nel cavo delle mani e si mise a mangiarlo
camminando; quand'ebbe raggiunto il padre e la madre, ne diede loro ed
essi ne mangiarono; ma non disse loro che aveva preso il miele dal corpo
del leone.
[10] Suo padre scese dunque da quella donna e Sansone fece ivi un
banchetto, perché così usavano fare i giovani.
[11] Quando lo ebbero visto, presero trenta compagni perché stessero
con lui.
[12] Sansone disse loro: "Voglio proporvi un indovinello; se voi me
lo spiegate entro i sette giorni del banchetto e se l'indovinate, vi darò
trenta tuniche e trenta mute di vesti;
[13] ma se non sarete capaci di spiegarmelo, darete trenta tuniche e
trenta mute di vesti a me".
[14] Quelli gli risposero: "Proponi l'indovinello e noi lo
ascolteremo". Egli disse loro:
"Dal divoratore è uscito il cibo
e dal forte è uscito il dolce".
Per tre giorni quelli non riuscirono a spiegare l'indovinello.
[15] Al quarto giorno dissero alla moglie di Sansone: "Induci tuo
marito a spiegarti l'indovinello; se no daremo fuoco a te e alla casa di
tuo padre. Ci avete invitati qui per spogliarci?".
[16] La moglie di Sansone si mise a piangergli attorno e a dirgli:
"Tu hai per me solo odio e non mi ami; hai proposto un indovinello
ai figli del mio popolo e non me l'hai spiegato!". Le disse:
"Ecco, non l'ho spiegato a mio padre né a mia madre e dovrei
spiegarlo a te?".
[17] Essa gli pianse attorno, durante i sette giorni del banchetto; il
settimo giorno Sansone glielo spiegò, perché lo tormentava, ed essa
spiegò l'indovinello ai figli del suo popolo.
[18] Gli uomini della città, il settimo giorno, prima che tramontasse
il sole, dissero a Sansone:
"Che c'è di più dolce del miele?
Che c'è di più forte del leone?".
Rispose loro:
"Se non aveste arato con la mia giovenca,
non avreste sciolto il mio indovinello".
[19] Allora lo spirito del Signore lo investì ed egli scese ad Ascalòn;
vi uccise trenta uomini, prese le loro spoglie e diede le mute di vesti
a quelli che avevano spiegato l'indovinello. Poi acceso d'ira, risalì a
casa di suo padre
[20] e la moglie di Sansone fu data al compagno che gli aveva fatto da
amico di nozze.
15
[1] Dopo
qualche tempo, nei giorni della mietitura del grano, Sansone andò a
visitare sua moglie, le portò un capretto e disse: "Voglio entrare
da mia moglie nella camera". Ma il padre di lei non gli permise di
entrare
[2] e gli disse: "Credevo proprio che tu l'avessi ripudiata e perciò
l'ho data al tuo compagno; la sua sorella minore non è più bella di
lei? Prendila dunque al suo posto".
[3] Ma Sansone rispose loro: "Questa volta non sarò colpevole
verso i Filistei, se farò loro del male".
[4] Sansone se ne andò e catturò trecento volpi; prese delle fiaccole,
legò coda e coda e mise una fiaccola fra le due code.
[5] Poi accese le fiaccole, lasciò andare le volpi per i campi di grano
dei Filistei e bruciò i covoni ammassati, il grano tuttora in piedi e
perfino le vigne e gli oliveti.
[6] I Filistei chiesero: "Chi ha fatto questo?". Fu risposto:
"Sansone, il genero dell'uomo di Timna, perché costui gli ha
ripreso la moglie e l'ha data al compagno di lui". I Filistei
salirono e bruciarono tra le fiamme lei e suo padre.
[7] Sansone disse loro: "Poiché agite in questo modo, io non la
smetterò finché non mi sia vendicato di voi".
[8] Li battè l'uno sull'altro, facendone una grande strage. Poi scese e
si ritirò nella caverna della rupe di Etam.
[9] Allora i Filistei vennero, si accamparono in Giuda e fecero una
scorreria fino a Lechi.
[10] Gli uomini di Giuda dissero loro: "Perché siete venuti contro
di noi?". Quelli risposero: "Siamo venuti per legare Sansone;
per fare a lui quello che ha fatto a noi".
[11] Tremila uomini di Giuda scesero alla caverna della rupe di Etam e
dissero a Sansone: "Non sai che i Filistei ci dominano? Che cosa ci
hai fatto?". Egli rispose loro: "Quello che hanno fatto a me,
io l'ho fatto a loro".
[12] Gli dissero: "Siamo scesi per legarti e metterti nelle mani
dei Filistei". Sansone replicò loro: "Giuratemi che voi non
mi colpirete".
[13] Quelli risposero: "No, ti legheremo soltanto e ti metteremo
nelle loro mani; ma certo non ti uccideremo". Lo legarono con due
funi nuove e lo fecero salire dalla rupe.
[14] Mentre giungeva a Lechi e i Filistei gli venivano incontro con
grida di gioia, lo spirito del Signore lo investì; le funi che aveva
alle braccia divennero come fili di lino bruciacchiati dal fuoco e i
legami gli caddero disfatti dalle mani.
[15] Trovò allora una mascella d'asino ancora fresca, stese la mano,
l'afferrò e uccise con essa mille uomini.
[16] Sansone disse:
"Con la mascella dell'asino,
li ho ben macellati!
Con la mascella dell'asino,
ho colpito mille uomini!".
[17] Quand'ebbe finito di parlare, gettò via la mascella; per questo,
quel luogo fu chiamato Ramat-Lechi.
[18] Poi ebbe gran sete e invocò il Signore dicendo: "Tu hai
concesso questa grande vittoria mediante il tuo servo; ora dovrò morir
di sete e cader nelle mani dei non circoncisi?".
[19] Allora Dio spaccò la roccia concava che è a Lechi e ne scaturì
acqua. Sansone bevve, il suo spirito si rianimò ed egli riprese vita.
Perciò quella fonte fu chiamata En-Korè: essa esiste a Lechi fino ad
oggi.
[20] Sansone fu giudice d'Israele, al tempo dei Filistei, per venti
anni.
16
[1]
Sansone andò a Gaza, vide una prostituta e andò da lei.
[2] Fu detto a quelli di Gaza: "È venuto Sansone". Essi lo
circondarono, stettero in agguato tutta la notte presso la porta della
città e tutta quella notte rimasero quieti, dicendo: "Attendiamo
lo spuntar del giorno e allora lo uccideremo".
[3] Sansone riposò fino a mezzanotte; a mezzanotte si alzò, afferrò i
battenti della porta della città e i due stipiti, li divelse insieme
con la sbarra, se li mise sulle spalle e li portò in cima al monte che
guarda in direzione di Ebron.
[4] In seguito si innamorò di una donna della valle di Sorek, che si
chiamava Dalila.
[5] Allora i capi dei Filistei andarono da lei e le dissero:
"Seducilo e vedi da dove proviene la sua forza così grande e come
potremmo prevalere su di lui per legarlo e domarlo; ti daremo ciascuno
mille e cento sicli d'argento".
[6] Dalila dunque disse a Sansone: "Spiegami: da dove proviene la
tua forza così grande e in che modo ti si potrebbe legare per
domarti?".
[7] Sansone le rispose: "Se mi si legasse con sette corde d'arco
fresche, non ancora secche, io diventerei debole e sarei come un uomo
qualunque".
[8] Allora i capi dei Filistei le portarono sette corde d'arco fresche,
non ancora secche, ed essa lo legò con esse.
[9] L'agguato era teso in una camera interna. Essa gli gridò:
"Sansone, i Filistei ti sono addosso!". Ma egli spezzò le
corde come si spezza un fil di stoppa, quando sente il fuoco. Così il
segreto della sua forza non fu conosciuto.
[10] Poi Dalila disse a Sansone: "Ecco tu ti sei burlato di me e mi
hai detto menzogne; ora spiegami come ti si potrebbe legare".
[11] Le rispose: "Se mi si legasse con funi nuove non ancora
adoperate, io diventerei debole e sarei come un uomo qualunque".
[12] Dalila prese dunque funi nuove, lo legò e gli gridò:
"Sansone, i Filistei ti sono addosso!". L'agguato era teso
nella camera interna. Egli ruppe come un filo le funi che aveva alle
braccia.
[13] Poi Dalila disse a Sansone: "Ancora ti sei burlato di me e mi
hai detto menzogne; spiegami come ti si potrebbe legare". Le
rispose: "Se tu tessessi le sette trecce della mia testa
nell'ordito e le fissassi con il pettine del telaio, io diventerei
debole e sarei come un uomo qualunque".
[14] Essa dunque lo fece addormentare, tessè le sette trecce della sua
testa nell'ordito e le fissò con il pettine, poi gli gridò:
"Sansone, i Filistei ti sono addosso!". Ma egli si svegliò
dal sonno e strappò il pettine del telaio e l'ordito.
[15] Allora essa gli disse: "Come puoi dirmi: Ti amo, mentre il tuo
cuore non è con me? già tre volte ti sei burlato di me e non mi hai
spiegato da dove proviene la tua forza così grande".
[16] Ora poiché essa lo importunava ogni giorno con le sue parole e lo
tormentava, egli ne fu annoiato fino alla morte
[17] e le aprì tutto il cuore e le disse: "Non è mai passato
rasoio sulla mia testa, perché sono un nazireo di Dio dal seno di mia
madre; se fossi rasato, la mia forza si ritirerebbe da me, diventerei
debole e sarei come un uomo qualunque".
[18] Allora Dalila vide che egli le aveva aperto tutto il cuore, mandò
a chiamare i capi dei Filistei e fece dir loro: "Venite su questa
volta, perché egli mi ha aperto tutto il cuore". Allora i capi dei
Filistei vennero da lei e portarono con sé il denaro.
[19] Essa lo addormentò sulle sue ginocchia, chiamò un uomo adatto e
gli fece radere le sette trecce del capo. Egli cominciò a infiacchirsi
e la sua forza si ritirò da lui.
[20] Allora essa gli gridò: "Sansone, i Filistei ti sono
addosso!". Egli, svegliatosi dal sonno, pensò: "Io ne uscirò
come ogni altra volta e mi svincolerò". Ma non sapeva che il
Signore si era ritirato da lui.
[21] I Filistei lo presero e gli cavarono gli occhi; lo fecero scendere
a Gaza e lo legarono con catene di rame. Egli dovette girare la macina
nella prigione.
[22] Intanto la capigliatura che gli avevano rasata, cominciava a
ricrescergli.
[23] Ora i capi dei Filistei si radunarono per offrire un gran
sacrificio a Dagon loro dio e per far festa. Dicevano:
"Il nostro dio ci ha messo nelle mani
Sansone nostro nemico".
[24] Quando il popolo lo vide, cominciò a lodare il suo dio e a dire:
"Il nostro dio ci ha messo nelle mani
Sansone nostro nemico,
che ci devastava il paese
e che ha ucciso tanti dei nostri".
[25] Nella gioia del loro cuore dissero: "Chiamate Sansone perché
ci faccia divertire!". Fecero quindi uscire Sansone dalla prigione
ed egli si mise a far giochi alla loro presenza. Poi lo fecero stare fra
le colonne.
[26] Sansone disse al fanciullo che lo teneva per la mano:
"Lasciami pure; fammi solo toccare le colonne sulle quali posa la
casa, così che possa appoggiarmi ad esse".
[27] Ora la casa era piena di uomini e di donne; vi erano tutti i capi
dei Filistei e sul terrazzo circa tremila persone fra uomini e donne,
che stavano a guardare, mentre Sansone faceva giochi.
[28] Allora Sansone invocò il Signore e disse: "Signore, ricordati
di me! Dammi forza per questa volta soltanto, Dio, e in un colpo solo mi
vendicherò dei Filistei per i miei due occhi!".
[29] Sansone palpò le due colonne di mezzo, sulle quali posava la casa;
si appoggiò ad esse, all'una con la destra, all'altra con la sinistra.
[30] Sansone disse: "Che io muoia insieme con i Filistei!". Si
curvò con tutta la forza e la casa rovinò addosso ai capi e a tutto il
popolo che vi era dentro. Furono più i morti che egli causò con la sua
morte di quanti aveva uccisi in vita.
[31] Poi i suoi fratelli e tutta la casa di suo padre scesero e lo
portarono via; risalirono e lo seppellirono fra Zorea ed Estaol nel
sepolcro di Manoach suo padre. Egli era stato giudice d'Israele per
venti anni.
17
[1]
C'era un uomo sulle montagne di Efraim, che si chiamava Mica.
[2] Egli disse alla madre: "Quei millecento sicli di argento che ti
hanno rubato e per i quali hai pronunziato una maledizione e l'hai
pronunziata alla mia presenza, ecco, li ho io; quel denaro l'avevo preso
io. Ora te lo restituisco". La madre disse: "Benedetto sia mio
figlio dal Signore!".
[3] Egli restituì alla madre i millecento sicli d'argento e la madre
disse: "Io consacro con la mia mano questo denaro al Signore, in
favore di mio figlio, per farne una statua scolpita e una statua di
getto".
[4] Quando egli ebbe restituito il denaro alla madre, questa prese
duecento sicli e li diede al fonditore, il quale ne fece una statua
scolpita e una statua di getto, che furono collocate nella casa di Mica.
[5] Quest'uomo, Mica, ebbe un santuario; fece un efod e i terafim e
diede l'investitura a uno dei figli, che gli fece da sacerdote.
[6] In quel tempo non c'era un re in Israele; ognuno faceva quello che
gli pareva meglio.
[7] Ora c'era un giovane di Betlemme di Giuda, della tribù di Giuda, il
quale era un levita e abitava in quel luogo come forestiero.
[8] Questo uomo era partito dalla città di Betlemme di Giuda, per
cercare una dimora dovunque la trovasse. Cammin facendo era giunto sulle
montagne di Efraim, alla casa di Mica.
[9] Mica gli domandò: "Da dove vieni?". Gli rispose:
"Sono un levita di Betlemme di Giuda e vado a cercare una dimora
dove la troverò".
[10] Mica gli disse: "Rimani con me e sii per me padre e sacerdote;
ti darò dieci sicli d'argento all'anno, un corredo e vitto". Il
levita entrò.
[11] Il levita dunque acconsentì a stare con quell'uomo, che trattò il
giovane come un figlio.
[12] Mica diede l'investitura al levita; il giovane gli fece da
sacerdote e si stabilì in casa di lui.
[13] Mica disse: "Ora so che il Signore mi farà del bene, perché
ho ottenuto questo levita come mio sacerdote".
18
[1] In
quel tempo non c'era un re in Israele e la tribù dei Daniti cercava un
territorio per stabilirvisi, perché fino a quei giorni non le era
toccata nessuna eredità fra le tribù d'Israele.
[2] I figli di Dan mandarono dunque da Zorea e da Estaol cinque uomini
della loro tribù, uomini di valore, per visitare ed esplorare il paese;
dissero loro: "Andate ad esplorare il Paese!". Quelli giunsero
sulle montagne di Efraim fino alla casa di Mica e passarono la notte in
quel luogo.
[3] Mentre erano presso la casa di Mica, riconobbero la voce del giovane
levita; avvicinatisi, gli chiesero: "Chi ti ha condotto qua? Che
fai in questo luogo? Che hai tu qui?".
[4] Rispose loro: "Mica mi ha fatto così e così, mi dà un
salario e io gli faccio da sacerdote".
[5] Gli dissero: "Consulta Dio, perché possiamo sapere se il
viaggio che abbiamo intrapreso avrà buon esito".
[6] Il sacerdote rispose loro: "Andate in pace, il viaggio che fate
è sotto lo sguardo del Signore".
[7] I cinque uomini continuarono il viaggio e arrivarono a Lais e videro
che il popolo, che vi abitava, viveva in sicurezza secondo i costumi di
quelli di Sidòne, tranquillo e fidente; non c'era nel paese chi,
usurpando il potere, facesse qualcosa di offensivo; erano lontani da
quelli di Sidòne e non avevano relazione con nessuno.
[8] Poi tornarono ai loro fratelli a Zorea e a Estaol e i fratelli
chiesero loro: "Che notizie portate?".
[9] Quelli risposero: "Alziamoci e andiamo contro quella gente,
poiché abbiamo visto il paese ed è ottimo. E voi rimanete inattivi?
Non indugiate a partire per andare a prendere in possesso il paese.
[10] Quando arriverete là, troverete un popolo che non sospetta di
nulla. Il paese è vasto e Dio ve lo ha messo nelle mani; è un luogo
dove non manca nulla di ciò che è sulla terra".
[11] Allora seicento uomini della tribù dei Daniti partirono da Zorea e
da Estaol, ben armati.
[12] Andarono e si accamparono a Kiriat-Iearim, in Giuda; perciò il
luogo, che è a occidente di Kiriat-Iearim, fu chiamato e si chiama fino
ad oggi l'accampamento di Dan.
[13] Di là passarono sulle montagne di Efraim e giunsero alla casa di
Mica.
[14] I cinque uomini che erano andati a esplorare il paese di Lais
dissero ai loro fratelli: "Sapete che in queste case c'è un efod,
ci sono i terafim, una statua scolpita e una statua di getto? Sappiate
ora quello che dovete fare".
[15] Quelli si diressero da quella parte, giunsero alla casa del giovane
levita, cioè alla casa di Mica, e lo salutarono.
[16] Mentre i seicento uomini dei Daniti, muniti delle loro armi,
stavano davanti alla porta,
[17] e i cinque uomini che erano andati a esplorare il paese vennero,
entrarono in casa, presero la statua scolpita, l'efod, i terafim e la
statua di getto. Intanto il sacerdote stava davanti alla porta con i
seicento uomini armati.
[18] Quando, entrati in casa di Mica, ebbero preso la statua scolpita,
l'efod, i terafim e la statua di getto, il sacerdote disse loro:
"Che fate?".
[19] Quelli gli risposero: "Taci, mettiti la mano sulla bocca,
vieni con noi e sarai per noi padre e sacerdote. Che cosa è meglio per
te, essere sacerdote della casa di un uomo solo oppure essere sacerdote
di una tribù e di una famiglia in Israele?".
[20] Il sacerdote gioì in cuor suo; prese l'efod, i terafim e la statua
scolpita e si unì a quella gente.
[21] Allora si rimisero in cammino, mettendo innanzi a loro i bambini,
il bestiame e le masserizie.
[22] Quando erano già lontani dalla casa di Mica, i suoi vicini si
misero in armi e raggiunsero i Daniti.
[23] Allora gridarono ai Daniti. Questi si voltarono e dissero a Mica:
"Perché ti sei messo in armi?".
[24] Egli rispose: "Avete portato via gli dei che mi ero fatti e il
sacerdote e ve ne siete andati. Ora che mi resta? Come potete dunque
dirmi: Che hai?".
[25] I Daniti gli dissero: "Non si senta la tua voce dietro a noi,
perché uomini irritati potrebbero scagliarsi su di voi e tu ci
perderesti la vita e la vita di quelli della tua casa!".
[26] I Daniti continuarono il viaggio; Mica, vedendo che essi erano più
forti di lui, si voltò indietro e tornò a casa.
[27] Quelli dunque, presi con sé gli oggetti che Mica aveva fatti e il
sacerdote che aveva al suo servizio, giunsero a Lais, a un popolo che se
ne stava tranquillo e sicuro; lo passarono a fil di spada e diedero la
città alle fiamme.
[28] Nessuno le prestò aiuto, perché era lontana da Sidòne e i suoi
abitanti non avevano relazioni con altra gente. Essa era nella valle che
si estende verso Bet-Recob.
[29] Poi i Daniti ricostruirono la città e l'abitarono. La chiamarono
Dan dal nome di Dan loro padre, che era nato da Israele; ma prima la
città si chiamava Lais.
[30] E i Daniti eressero per loro uso la statua scolpita; Giònata,
figlio di Ghersom, figlio di Manàsse, e i suoi figli furono sacerdoti
della tribù dei Daniti finché gli abitanti del paese furono deportati.
[31] Essi misero in onore per proprio uso la statua scolpita, che Mica
aveva fatta, finché la casa di Dio rimase a Silo.
19
[1] In
quel tempo, quando non c'era un re in Israele, un levita, il quale
dimorava all'interno delle montagne di Efraim, si prese per concubina
una donna di Betlemme di Giuda.
[2] Ma la concubina in un momento di collera lo abbandonò, tornando a
casa del padre a Betlemme di Giuda e vi rimase per quattro mesi.
[3] Suo marito si mosse e andò da lei per convincerla a tornare. Aveva
preso con sé il suo servo e due asini. Ella lo condusse in casa di suo
padre; quando il padre della giovane lo vide, gli andò incontro con
gioia.
[4] Il padre della giovane, suo suocero, lo trattenne ed egli rimase con
lui tre giorni; mangiarono e bevvero e passarono la notte in quel luogo.
[5] Il quarto giorno si alzarono di buon'ora e il levita si disponeva a
partire. Il padre della giovane disse: "Prendi un boccone di pane
per ristorarti; poi, ve ne andrete".
[6] Così sedettero tutti e due insieme e mangiarono e bevvero. Poi il
padre della giovane disse al marito: "Accetta di passare qui la
notte e il tuo cuore gioisca".
[7] Quell'uomo si alzò per andarsene; ma il suocero fece tanta
insistenza che accettò di passare la notte in quel luogo.
[8] Il quinto giorno egli si alzò di buon'ora per andarsene e il padre
della giovane gli disse: "Rinfràncati prima". Così
indugiarono fino al declinare del giorno e mangiarono insieme.
[9] Quando quell'uomo si alzò per andarsene con la sua concubina e con
il suo servo, il suocero, il padre della giovane, gli disse: "Ecco,
il giorno volge ora a sera; state qui questa notte; ormai il giorno sta
per finire; passa la notte qui e il tuo cuore gioisca; domani vi
metterete in viaggio di buon'ora e andrai alla tua tenda".
[10] Ma quell'uomo non volle passare la notte in quel luogo; si alzò,
partì e giunse di fronte a Iebus, cioè Gerusalemme, con i suoi due
asini sellati, con la sua concubina e il servo.
[11] Quando furono vicino a Iebus, il giorno era di molto calato e il
servo disse al suo padrone: "Vieni, deviamo il cammino verso questa
città dei Gebusei e passiamovi la notte".
[12] Il padrone gli rispose: "Non entreremo in una città di
stranieri, i cui abitanti non sono Israeliti, ma andremo oltre, fino a Gàbaa".
[13] Aggiunse al suo servo: "Vieni, raggiungiamo uno di quei luoghi
e passeremo la notte a Gàbaa o a Rama".
[14] Così passarono oltre e continuarono il viaggio; il sole
tramontava, quando si trovarono di fianco a Gàbaa, che appartiene a
Beniamino. Deviarono in quella direzione per passare la notte a Gàbaa.
[15] Il levita entrò e si fermò sulla piazza della città; ma nessuno
li accolse in casa per passare la notte.
[16] Quand'ecco un vecchio che tornava la sera dal lavoro nei campi; era
un uomo delle montagne di Efraim, che abitava come forestiero in Gàbaa,
mentre invece la gente del luogo era beniaminita.
[17] Alzati gli occhi, vide quel viandante sulla piazza della città. Il
vecchio gli disse: "Dove vai e da dove vieni?".
[18] Quegli rispose: "Andiamo da Betlemme di Giuda fino
all'estremità delle montagne di Efraim. Io sono di là ed ero andato a
Betlemme di Giuda; ora mi reco alla casa del Signore, ma nessuno mi
accoglie sotto il suo tetto.
[19] Eppure abbiamo paglia e foraggio per i nostri asini e anche pane e
vino per me, per la tua serva e per il giovane che è con i tuoi servi;
non ci manca nulla".
[20] Il vecchio gli disse: "La pace sia con te! Prendo a mio carico
quanto ti occorre; non devi passare la notte sulla piazza".
[21] Così lo condusse in casa sua e diede foraggio agli asini; i
viandanti si lavarono i piedi, poi mangiarono e bevvero.
[22] Mentre aprivano il cuore alla gioia ecco gli uomini della città,
gente iniqua, circondarono la casa, bussando alla porta, e dissero al
vecchio padrone di casa: "Fà uscire quell'uomo che è entrato in
casa tua, perché vogliamo abusare di lui".
[23] Il padrone di casa uscì e disse loro: "No, fratelli miei, non
fate una cattiva azione; dal momento che quest'uomo è venuto in casa
mia, non dovete commettere questa infamia!
[24] Ecco mia figlia che è vergine, io ve la condurrò fuori, abusatene
e fatele quello che vi pare; ma non commettete contro quell'uomo una
simile infamia".
[25] Ma quegli uomini non vollero ascoltarlo. Allora il levita afferrò
la sua concubina e la portò fuori da loro. Essi la presero e abusarono
di lei tutta la notte fino al mattino; la lasciarono andare allo spuntar
dell'alba.
[26] Quella donna sul far del mattino venne a cadere all'ingresso della
casa dell'uomo, presso il quale stava il suo padrone e là restò finché
fu giorno chiaro.
[27] Il suo padrone si alzò alla mattina, aprì la porta della casa e
uscì per continuare il suo viaggio; ecco la donna, la sua concubina,
giaceva distesa all'ingresso della casa, con le mani sulla soglia.
[28] Le disse: "Alzati, dobbiamo partire!". Ma non ebbe
risposta. Allora il marito la caricò sull'asino e partì per tornare
alla sua abitazione.
[29] Come giunse a casa, si munì di un coltello, afferrò la sua
concubina e la tagliò, membro per membro, in dodici pezzi; poi li spedì
per tutto il territorio d'Israele.
[30] Agli uomini che inviava ordinò: "Così direte ad ogni uomo
d'Israele: È forse mai accaduta una cosa simile da quando gli Israeliti
sono usciti dal paese di Egitto fino ad oggi? Pensateci, consultatevi e
decidete!". Quanti vedevano, dicevano: "Non è mai accaduta e
non si è mai vista una cosa simile, da quando gli Israeliti sono usciti
dal paese d'Egitto fino ad oggi!".
20
[1]
Allora tutti gli Israeliti uscirono, da Dan fino a Bersabea e al paese
di Gàlaad, e il popolo si radunò come un sol uomo dinanzi al Signore,
a Mizpa.
[2] I capi di tutto il popolo e tutte le tribù d'Israele si
presentarono all'assemblea del popolo di Dio, in numero di
quattrocentomila fanti, che maneggiavano la spada.
[3] I figli di Beniamino vennero a sapere che gli Israeliti erano venuti
a Mizpa. Gli Israeliti dissero: "Parlate! Com'è avvenuta questa
scelleratezza?".
[4] Allora il levita, il marito della donna che era stata uccisa,
rispose: "Io ero giunto con la mia concubina a Gàbaa di Beniamino
per passarvi la notte.
[5] Ma gli abitanti di Gàbaa insorsero contro di me e circondarono di
notte la casa dove stavo; volevano uccidere me; quanto alla mia
concubina le usarono violenza fino al punto che ne morì.
[6] Io presi la mia concubina, la feci a pezzi e li mandai per tutto il
territorio della nazione d'Israele, perché costoro hanno commesso un
delitto e un'infamia in Israele.
[7] Eccovi qui tutti, Israeliti; consultatevi e decidete qui
stesso".
[8] Tutto il popolo si alzò insieme gridando: "Nessuno di noi
tornerà alla tenda, nessuno di noi rientrerà a casa.
[9] Ora ecco quanto faremo a Gàbaa: tireremo a sorte
[10] e prenderemo in tutte le tribù d'Israele dieci uomini su cento,
cento su mille e mille su diecimila, i quali andranno a cercare viveri
per il popolo, per quelli che andranno a punire Gàbaa di Beniamino,
come merita l'infamia che ha commessa in Israele".
[11] Così tutti gli Israeliti si radunarono contro quella città, uniti
come un sol uomo.
[12] Le tribù d'Israele mandarono uomini in tutta la tribù di
Beniamino a dire: "Quale delitto è stato commesso in mezzo a voi?
[13] Dunque consegnateci quegli uomini iniqui di Gàbaa, perché li
uccidiamo e cancelliamo il male da Israele". Ma i figli di
Beniamino non vollero ascoltare la voce dei loro fratelli, gli
Israeliti.
[14] I figli di Beniamino uscirono dalle loro città e si radunarono a Gàbaa
per combattere contro gli Israeliti.
[15] Si passarono in rassegna i figli di Beniamino usciti dalle città:
formavano un totale di ventiseimila uomini che maneggiavano la spada,
senza contare gli abitanti di Gàbaa.
[16] Fra tutta questa gente c'erano settecento uomini scelti, che erano
ambidestri. Tutti costoro erano capaci di colpire con la fionda un
capello, senza fallire il colpo.
[17] Si fece pure la rassegna degli Israeliti, non compresi quelli di
Beniamino, ed erano quattrocentomila uomini in grado di maneggiare la
spada, tutti guerrieri.
[18] Gli Israeliti si mossero, vennero a Betel e consultarono Dio,
dicendo: "Chi di noi andrà per primo a combattere contro i figli
di Beniamino?". Il Signore rispose: "Giuda andrà per
primo".
[19] Il mattino dopo, gli Israeliti si mossero e si accamparono presso Gàbaa.
[20] Gli Israeliti uscirono per combattere contro Beniamino e si
disposero in ordine di battaglia contro di loro, presso Gàbaa.
[21] Allora i figli di Beniamino uscirono e in quel giorno sterminarono
ventiduemila Israeliti,
[22] ma il popolo, gli Israeliti, si rinfrancarono e tornarono a
schierarsi in battaglia dove si erano schierati il primo giorno.
[23] Gli Israeliti andarono a piangere davanti al Signore fino alla sera
e consultarono il Signore, dicendo: "Devo continuare a combattere
contro Beniamino mio fratello?". Il Signore rispose: "Andate
contro di loro".
[24] Gli Israeliti vennero a battaglia con i figli di Beniamino una
seconda volta.
[25] I Beniaminiti una seconda volta uscirono da Gàbaa contro di loro e
sterminarono altri diciottomila uomini degli Israeliti, tutti atti a
maneggiar la spada.
[26] Allora tutti gli Israeliti e tutto il popolo andarono a Betel,
piansero e rimasero davanti al Signore e digiunarono quel giorno fino
alla sera e offrirono olocausti e sacrifici di comunione davanti al
Signore.
[27] Gli Israeliti consultarono il Signore - l'arca dell'alleanza di Dio
in quel tempo era là
[28] e Pincas, figlio di Eleazaro, figlio di Aronne, prestava servizio
davanti a essa in quel tempo - e dissero: "Devo continuare ancora a
uscire in battaglia contro Beniamino mio fratello o devo cessare?".
Il Signore rispose: "Andate, perché domani ve li metterò nelle
mani".
[29] Israele tese quindi un agguato intorno a Gàbaa.
[30] Gli Israeliti andarono il terzo giorno contro i figli di Beniamino
e si disposero a battaglia presso Gàbaa come le altre volte.
[31] I figli di Beniamino fecero una sortita contro il popolo, si
lasciarono attirare lontano dalla città e cominciarono a colpire e ad
uccidere, come le altre volte, alcuni del popolo d'Israele, lungo le
strade che portano a Betel e a Gàbaon, in aperta campagna: ne uccisero
circa trenta.
[32] Gia i figli di Beniamino pensavano: "Eccoli sconfitti davanti
a noi come la prima volta". Ma gli Israeliti dissero:
"Fuggiamo e attiriamoli dalla città sulle strade!".
[33] Tutti gli Israeliti abbandonarono la loro posizione e si disposero
a battaglia a Baal-Tamar, mentre quelli di Israele che erano in agguato
sbucavano dal luogo dove si trovavano, a occidente di Gàbaa.
[34] Diecimila uomini scelti in tutto Israele giunsero davanti a Gàbaa.
Il combattimento fu aspro: quelli non si accorgevano del disastro che
stava per colpirli.
[35] Il Signore sconfisse Beniamino davanti ad Israele; gli Israeliti
uccisero in quel giorno venticinquemila e cento uomini di Beniamino,
tutti atti a maneggiare la spada.
[36] I figli di Beniamino si accorsero d'essere sconfitti. Gli Israeliti
avevano ceduto terreno a Beniamino, perché confidavano nell'agguato che
avevano teso presso Gàbaa.
[37] Quelli che stavano in agguato infatti si gettarono d'improvviso
contro Gàbaa e, fattavi irruzione, passarono a fil di spada l'intera
città.
[38] C'era un segnale convenuto fra gli Israeliti e quelli
dell'imboscata: questi dovevano fare salire dalla città una colonna di
fumo.
[39] Gli Israeliti avevano dunque voltato le spalle nel combattimento e
gli uomini di Beniamino avevano cominciato a colpire e uccidere circa
trenta uomini d'Israele. Essi dicevano: "Ormai essi sono sconfitti
davanti a noi, come nella prima battaglia!".
[40] Ma quando il segnale, la colonna di fumo, cominciò ad alzarsi
dalla città, quelli di Beniamino si voltarono indietro ed ecco tutta la
città saliva in fiamme verso il cielo.
[41] Allora gli Israeliti tornarono indietro e gli uomini di Beniamino
furono presi dal terrore, vedendo il disastro piombare loro addosso.
[42] Voltarono le spalle davanti agli Israeliti e presero la via del
deserto; ma i combattenti li incalzavano e quelli che venivano dalla
città piombavano in mezzo a loro massacrandoli.
[43] Circondarono i Beniaminiti, li inseguirono senza tregua, li
incalzarono fino di fronte a Gàbaa dal lato di oriente.
[44] Caddero dei Beniaminiti diciottomila uomini, tutti valorosi.
[45] I superstiti voltarono le spalle e fuggirono verso il deserto, in
direzione della roccia di Rimmon e gli Israeliti ne rastrellarono per le
strade cinquemila, li incalzarono fino a Ghideom e ne colpirono altri
duemila.
[46] Così il numero totale dei Beniaminiti, che caddero quel giorno, fu
di venticinquemila, atti a maneggiare la spada, tutta gente di valore.
[47] Seicento uomini, che avevano voltato le spalle ed erano fuggiti
verso il deserto, raggiunsero la roccia di Rimmon, rimasero alla roccia
di Rimmon quattro mesi.
[48] Intanto gli Israeliti tornarono contro i figli di Beniamino,
passarono a fil di spada nella città uomini e bestiame e quanto
trovarono, e diedero alle fiamme anche tutte le città che incontrarono.
21
[1] Gli
Israeliti avevano giurato a Mizpa: "Nessuno di noi darà in moglie
la figlia a un Beniaminita".
[2] Il popolo venne a Betel, dove rimase fino alla sera davanti a Dio,
alzò la voce prorompendo in pianto
[3] e disse: "Signore, Dio d'Israele, perché è avvenuto questo in
Israele, che oggi in Israele sia venuta meno una delle sue tribù?".
[4] Il giorno dopo il popolo si alzò di buon mattino, costruì in quel
luogo un altare e offrì olocausti e sacrifici di comunione.
[5] Poi gli Israeliti dissero: "Chi è fra tutte le tribù
d'Israele, che non sia venuto all'assemblea davanti al Signore?".
Perché c'era stato questo grande giuramento contro chi non fosse venuto
alla presenza del Signore a Mizpa: "Sarà messo a morte".
[6] Gli Israeliti si pentivano di quello che avevano fatto a Beniamino
loro fratello e dicevano: "Oggi è stata soppressa una tribù
d'Israele.
[7] Come faremo per le donne dei superstiti, perché abbiamo giurato per
il Signore di non dar loro in moglie nessuna delle nostre figlie?".
[8] Dissero dunque: "Qual è fra le tribù d'Israele quella che non
è venuta davanti al Signore a Mizpa?". Risultò che nessuno di
Iabes di Gàlaad era venuto all'accampamento dove era l'assemblea;
[9] fatta la rassegna del popolo si era trovato che là non vi era
nessuno degli abitanti di Iabes di Gàlaad.
[10] Allora la comunità vi mandò dodicimila uomini dei più valorosi e
ordinò: "Andate e passate a fil di spada gli abitanti di Iabes di
Gàlaad, comprese le donne e i bambini.
[11] Farete così: ucciderete ogni maschio e ogni donna che abbia avuto
rapporti con un uomo; invece risparmierete le vergini".
[12] Trovarono fra gli abitanti di Iabes di Gàlaad quattrocento
fanciulle vergini, che non avevano avuto rapporti con alcuno, e le
condussero all'accampamento, a Silo, che è nel paese di Cànaan.
[13] Allora tutta la comunità mandò messaggeri per parlare ai figli di
Beniamino che erano alla roccia di Rimmon e per proclamar loro la pace.
[14] Così i Beniaminiti tornarono e furono loro date le donne a cui era
stata risparmiata la vita fra le donne di Iabes di Gàlaad; ma non erano
sufficienti per tutti.
[15] Il popolo dunque si era pentito di quello che aveva fatto a
Beniamino, perché il Signore aveva aperto una breccia fra le tribù
d'Israele.
[16] Gli anziani della comunità dissero: "Come procureremo donne
ai superstiti, poiché le donne beniaminite sono state distrutte?".
[17] Soggiunsero: "Le proprietà dei superstiti devono appartenere
a Beniamino perché non sia soppressa una tribù in Israele.
[18] Ma noi non possiamo dar loro in moglie le nostre figlie, perché
gli Israeliti hanno giurato: Maledetto chi darà una moglie a
Beniamino!".
[19] Aggiunsero: "Ecco ogni anno si fa una festa per il Signore a
Silo", che è a nord di Betel, a oriente della strada che va da
Betel a Sichem e a mezzogiorno di Lebona.
[20] Diedero quest'ordine ai figli di Beniamino: "Andate,
appostatevi nelle vigne
[21] e state a vedere: quando le fanciulle di Silo usciranno per danzare
in coro, uscite dalle vigne, rapite ciascuno una donna tra le fanciulle
di Silo e ve ne andrete nel paese di Beniamino.
[22] Quando i loro padri o i loro fratelli verranno a discutere con voi,
direte loro: Concedetele a noi: abbiamo preso ciascuno una donna come in
battaglia... ma se ce le aveste date voi stessi, allora avreste
peccato".
[23] I figli di Beniamino fecero a quel modo: si presero mogli, secondo
il loro numero, fra le danzatrici; le rapirono, poi partirono e
tornarono nel loro territorio, riedificarono le città e vi stabilirono
la dimora.
[24] In quel medesimo tempo, gli Israeliti se ne andarono ciascuno nella
sua tribù e nella sua famiglia e da quel luogo ciascuno si diresse
verso la sua eredità.
[25] In quel tempo non c'era un re in Israele; ognuno faceva quel che
gli pareva meglio.
RUT
1
[1] Al
tempo in cui governavano i giudici, ci fu nel paese una carestia e un
uomo di Betlemme di Giuda emigrò nella campagna di Moab, con la moglie
e i suoi due figli.
[2] Quest'uomo si chiamava Elimèlech, sua moglie Noemi e i suoi due
figli Maclon e Chilion; erano Efratei di Betlemme di Giuda. Giunti nella
campagna di Moab, vi si stabilirono.
[3] Poi Elimèlech, marito di Noemi, morì ed essa rimase con i due
figli.
[4] Questi sposarono donne di Moab, delle quali una si chiamava Orpa e
l'altra Rut. Abitavano in quel luogo da circa dieci anni,
[5] quando anche Maclon e Chilion morirono tutti e due e la donna rimase
priva dei suoi due figli e del marito.
[6] Allora si alzò con le sue nuore per andarsene dalla campagna di
Moab, perché aveva sentito dire che il Signore aveva visitato il suo
popolo, dandogli pane.
[7] Partì dunque con le due nuore da quel luogo e mentre era in cammino
per tornare nel paese di Giuda
[8] Noemi disse alle due nuore: "Andate, tornate ciascuna a casa di
vostra madre; il Signore usi bontà con voi, come voi avete fatto con
quelli che sono morti e con me!
[9] Il Signore conceda a ciascuna di voi di trovare riposo in casa di un
marito". Essa le baciò, ma quelle piansero ad alta voce
[10] e le dissero: "No, noi verremo con te al tuo popolo".
[11] Noemi rispose: "Tornate indietro, figlie mie! Perché verreste
con me? Ho io ancora figli in seno, che possano diventare vostri mariti?
[12] Tornate indietro, figlie mie, andate! Io sono troppo vecchia per
avere un marito. Se dicessi: Ne ho speranza, e se anche avessi un marito
questa notte e anche partorissi figli,
[13] vorreste voi aspettare che diventino grandi e vi asterreste per
questo dal maritarvi? No, figlie mie; io sono troppo infelice per
potervi giovare, perché la mano del Signore è stesa contro di
me".
[14] Allora esse alzarono la voce e piansero di nuovo; Orpa baciò la
suocera e partì, ma Rut non si staccò da lei.
[15] Allora Noemi le disse: "Ecco, tua cognata è tornata al suo
popolo e ai suoi dei; torna indietro anche tu, come tua cognata".
[16] Ma Rut rispose: "Non insistere con me perché ti abbandoni e
torni indietro senza di te; perché dove andrai tu andrò anch'io; dove
ti fermerai mi fermerò; il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio
sarà il mio Dio;
[17] dove morirai tu, morirò anch'io e vi sarò sepolta. Il Signore mi
punisca come vuole, se altra cosa che la morte mi separerà da te".
[18] Quando Noemi la vide così decisa ad accompagnarla, cessò di
insistere.
[19] Così fecero il viaggio insieme fino a Betlemme. Quando giunsero a
Betlemme, tutta la città s'interessò di loro. Le donne dicevano:
"È proprio Noemi!".
[20] Essa rispondeva: "Non mi chiamate Noemi, chiamatemi Mara,
perché l'Onnipotente mi ha tanto amareggiata!
[21] Io ero partita piena e il Signore mi fa tornare vuota. Perché
chiamarmi Noemi, quando il Signore si è dichiarato contro di me e
l'Onnipotente mi ha resa infelice?".
[22] Così Noemi tornò con Rut, la Moabita, sua nuora, venuta dalle
campagne di Moab. Esse arrivarono a Betlemme quando si cominciava a
mietere l'orzo.
2
[1]
Noemi aveva un parente del marito, uomo potente e ricco della famiglia
di Elimèlech, che si chiamava Booz.
[2] Rut, la Moabita, disse a Noemi: "Lasciami andare per la
campagna a spigolare dietro a qualcuno agli occhi del quale avrò
trovato grazia". Le rispose: "Và, figlia mia".
[3] Rut andò e si mise a spigolare nella campagna dietro ai mietitori;
per caso si trovò nella parte della campagna appartenente a Booz, che
era della famiglia di Elimèlech.
[4] Ed ecco Booz arrivò da Betlemme e disse ai mietitori: "Il
Signore sia con voi!". Quelli gli risposero: "Il Signore ti
benedica!".
[5] Booz disse al suo servo, incaricato di sorvegliare i mietitori:
"Di chi è questa giovane?".
[6] Il servo incaricato di sorvegliare i mietitori rispose: "È una
giovane moabita, quella che è tornata con Noemi dalla campagna di Moab.
[7] Ha detto: Vorrei spigolare e raccogliere dietro ai mietitori. È
venuta ed è rimasta in piedi da stamattina fino ad ora; solo in questo
momento si è un poco seduta nella casa".
[8] Allora Booz disse a Rut: "Ascolta, figlia mia, non andare a
spigolare in un altro campo; non allontanarti di qui, ma rimani con le
mie giovani;
[9] tieni d'occhio il campo dove si miete e cammina dietro a loro. Non
ho forse ordinato ai miei giovani di non molestarti? Quando avrai sete,
và a bere dagli orci ciò che i giovani avranno attinto".
[10] Allora Rut si prostrò con la faccia a terra e gli disse: "Per
qual motivo ho trovato grazia ai tuoi occhi, così che tu ti interessi
di me che sono una straniera?".
[11] Booz le rispose: "Mi è stato riferito quanto hai fatto per
tua suocera dopo la morte di tuo marito e come hai abbandonato tuo
padre, tua madre e la tua patria per venire presso un popolo, che prima
non conoscevi.
[12] Il Signore ti ripaghi quanto hai fatto e il tuo salario sia pieno
da parte del Signore, Dio d'Israele, sotto le cui ali sei venuta a
rifugiarti".
[13] Essa gli disse: "Possa io trovar grazia ai tuoi occhi, o mio
signore! Poiché tu mi hai consolata e hai parlato al cuore della tua
serva, benché io non sia neppure come una delle tue schiave".
[14] Poi, al momento del pasto, Booz le disse: "Vieni, mangia il
pane e intingi il boccone nell'aceto". Essa si pose a sedere
accanto ai mietitori. Booz le pose davanti grano abbrustolito; essa ne
mangiò a sazietà e ne mise da parte gli avanzi.
[15] Poi si alzò per tornare a spigolare e Booz diede quest'ordine ai
suoi servi: "Lasciatela spigolare anche fra i covoni e non le fate
affronto;
[16] anzi lasciate cadere apposta per lei spighe dai mannelli;
abbandonatele, perché essa le raccolga, e non sgridatela".
[17] Così essa spigolò nel campo fino alla sera; battè quello che
aveva raccolto e ne venne circa una quarantina di chili di orzo.
[18] Se lo caricò addosso, entrò in città e sua suocera vide ciò che
essa aveva spigolato. Poi Rut tirò fuori quello che era rimasto del
cibo e glielo diede.
[19] La suocera le chiese: "Dove hai spigolato oggi? Dove hai
lavorato? Benedetto colui che si è interessato di te!". Rut riferì
alla suocera presso chi aveva lavorato e disse: "L'uomo presso il
quale ho lavorato oggi si chiama Booz".
[20] Noemi disse alla nuora: "Sia benedetto dal Signore, che non ha
rinunciato alla sua bontà verso i vivi e verso i morti!".
Aggiunse: "Questo uomo è nostro parente stretto; è di quelli che
hanno su di noi il diritto di riscatto".
[21] Rut, la Moabita, disse: "Mi ha anche detto: Rimani insieme ai
miei servi, finché abbiano finito tutta la mia mietitura".
[22] Noemi disse a Rut, sua nuora: "È bene, figlia mia, che tu
vada con le sue schiave e non ti esponga a sgarberie in un altro
campo".
[23] Essa rimase dunque con le schiave di Booz, a spigolare, sino alla
fine della mietitura dell'orzo e del frumento. Poi abitò con la
suocera.
3
[1]
Noemi, sua suocera, le disse: "Figlia mia, non devo io cercarti una
sistemazione, così che tu sia felice?
[2] Ora, Booz, con le cui giovani tu sei stata, non è nostro parente?
Ecco, questa sera deve ventilare l'orzo sull'aia.
[3] Su dunque, profumati, avvolgiti nel tuo manto e scendi all'aia; ma
non ti far riconoscere da lui, prima che egli abbia finito di mangiare e
di bere.
[4] Quando andrà a dormire, osserva il luogo dove egli dorme; poi và,
alzagli la coperta dalla parte dei piedi e mettiti lì a giacere; ti dirà
lui ciò che dovrai fare".
[5] Rut le rispose: "Farò quanto dici".
[6] Scese all'aia e fece quanto la suocera le aveva ordinato.
[7] Booz mangiò, bevve e aprì il cuore alla gioia; poi andò a dormire
accanto al mucchio d'orzo. Allora essa venne pian piano, gli alzò la
coperta dalla parte dei piedi e si coricò.
[8] Verso mezzanotte quell'uomo si svegliò, con un brivido, si guardò
attorno ed ecco una donna gli giaceva ai piedi.
[9] Le disse: "Chi sei?". Rispose: "Sono Rut, tua serva;
stendi il lembo del tuo mantello sulla tua serva, perché tu hai il
diritto di riscatto".
[10] Le disse: "Sii benedetta dal Signore, figlia mia! Questo tuo
secondo atto di bontà è migliore anche del primo, perché non sei
andata in cerca di uomini giovani, poveri o ricchi.
[11] Ora non temere, figlia mia; io farò per te quanto dici, perché
tutti i miei concittadini sanno che sei una donna virtuosa.
[12] Ora io sono tuo parente, ma ce n'è un altro che è parente più
stretto di me.
[13] Passa qui la notte e domani mattina se quegli vorrà sposarti, va
bene, ti prenda; ma se non gli piacerà, ti prenderò io, per la vita
del Signore! Stà tranquilla fino al mattino".
[14] Rimase coricata ai suoi piedi fino alla mattina. Poi Booz si alzò
prima che un uomo possa distinguere un altro, perché diceva:
"Nessuno sappia che questa donna è venuta sull'aia!".
[15] Poi aggiunse: "Apri il mantello che hai addosso e tienilo con
le due mani". Essa lo tenne ed egli vi versò dentro sei misure
d'orzo e glielo pose sulle spalle.
[16] e venne dalla suocera, che le disse: "Come è andata, figlia
mia?". Essa le raccontò quanto quell'uomo aveva fatto per lei.
[17] Aggiunse: "Mi ha anche dato sei misure di orzo; perché mi ha
detto: Non devi tornare da tua suocera a mani vuote".
[18] Noemi disse: "Stà quieta, figlia mia, finché tu sappia come
la cosa si concluderà; certo quest'uomo non si darà pace finché non
abbia concluso oggi stesso questa faccenda".
4
[1]
Intanto Booz venne alla porta della città e vi sedette. Ed ecco passare
colui che aveva il diritto di riscatto e del quale Booz aveva parlato.
Booz gli disse: "Tu, quel tale, vieni e siediti qui!". Quello
si avvicinò e sedette.
[2] Poi Booz scelse dieci uomini fra gli anziani della città e disse
loro: "Sedete qui". Quelli sedettero.
[3] Allora Booz disse a colui che aveva il diritto di riscatto: "Il
campo che apparteneva al nostro fratello Elimèlech, lo mette in vendita
Noemi, che è tornata dalla campagna di Moab.
[4] Ho pensato bene di informartene e dirti: Fanne acquisto alla
presenza delle persone qui sedute e alla presenza degli anziani del mio
popolo. Se vuoi acquistarlo con il diritto di riscatto, acquistalo, ma
se non vuoi acquistarlo, dichiaramelo, che io lo sappia; perché nessuno
fuori di te ha il diritto di riscatto e dopo di te vengo io".
Quegli rispose: "Io intendo acquistarlo".
[5] Allora Booz disse: "Quando acquisterai il campo dalla mano di
Noemi, nell'atto stesso tu acquisterai anche Rut, la Moabita, moglie del
defunto, per assicurare il nome del defunto sulla sua eredità".
[6] Colui che aveva il diritto di riscatto rispose: "Io non posso
acquistare con il diritto di riscatto, altrimenti danneggerei la mia
propria eredità; subentra tu nel mio diritto, perché io non posso
valermene".
[7] Una volta in Israele esisteva questa usanza relativa al diritto del
riscatto o della permuta, per convalidare ogni atto: uno si toglieva il
sandalo e lo dava all'altro; era questo il modo di attestare in Israele.
[8] Così chi aveva il diritto di riscatto disse a Booz: "Acquista
tu il mio diritto di riscatto"; si tolse il sandalo e glielo diede.
[9] Allora Booz disse agli anziani e a tutto il popolo: "Voi siete
oggi testimoni che io ho acquistato dalle mani di Noemi quanto
apparteneva a Elimèlech, a Chilion e a Maclon,
[10] e che ho anche preso in moglie Rut, la Moabita, già moglie di
Maclon, per assicurare il nome del defunto sulla sua eredità e perché
il nome del defunto non scompaia tra i suoi fratelli e alla porta della
sua città. Voi ne siete oggi testimoni".
[11] Tutto il popolo che si trovava alla porta rispose: "Ne siamo
testimoni". Gli anziani aggiunsero: "Il Signore renda la
donna, che entra in casa tua, come Rachele e Lia, le due donne che
fondarono la casa d'Israele. Procurati ricchezze in Efrata, fatti un
nome in Betlemme!
[12] La tua casa sia come la casa di Perez, che Tamar partorì a Giuda,
grazie alla posterità che il Signore ti darà da questa giovane!".
[13] Così Booz prese Rut, che divenne sua moglie. Egli si unì a lei e
il Signore le accordò di concepire: essa partorì un figlio.
[14] E le donne dicevano a Noemi: "Benedetto il Signore, il quale
oggi non ti ha fatto mancare un riscattatore perché il nome del defunto
si perpetuasse in Israele!
[15] Egli sarà il tuo consolatore e il sostegno della tua vecchiaia;
perché lo ha partorito tua nuora che ti ama e che vale per te più di
sette figli".
[16] Noemi prese il bambino e se lo pose in grembo e gli fu nutrice.
[17] E le vicine dissero: "È nato un figlio a Noemi!". Essa
lo chiamò Obed: egli fu il padre di Iesse, padre di Davide.
[18] Questa è la discendenza di Perez: Perez generò Chezron; Chezron
generò Ram;
[19] Ram generò Amminadab;
[20] Amminadab generò Nacson; Nacson generò Salmon;
[21] Salmon generò Booz; Booz generò Obed;
[22] Obed generò Iesse e Iesse generò Davide.
PRIMO
LIBRO DI SAMUELE
1
[1]
C'era un uomo di Ramatàim, uno Zufita delle montagne di Efraim,
chiamato Elkana, figlio di Ierocàm, figlio di Eliàu, figlio di Tòcu,
figlio di Zuf, l'Efraimita.
[2] Aveva due mogli, l'una chiamata Anna, l'altra Peninna. Peninna aveva
figli mentre Anna non ne aveva.
[3] Quest'uomo andava ogni anno dalla sua città per prostrarsi e
sacrificare al Signore degli eserciti in Silo, dove stavano i due figli
di Eli Cofni e Pìncas, sacerdoti del Signore.
[4] Un giorno Elkana offrì il sacrificio. Ora egli aveva l'abitudine di
dare alla moglie Peninna e a tutti i figli e le figlie di lei le loro
parti.
[5] Ad Anna invece dava una parte sola; ma egli amava Anna, sebbene il
Signore ne avesse reso sterile il grembo.
[6] La sua rivale per giunta l'affliggeva con durezza a causa della sua
umiliazione, perché il Signore aveva reso sterile il suo grembo.
[7] Così succedeva ogni anno: tutte le volte che salivano alla casa del
Signore, quella la mortificava.
Anna dunque si mise a piangere e non voleva prendere cibo.
[8] Elkana suo marito le disse: "Anna, perché piangi? Perché non
mangi? Perché è triste il tuo cuore? Non sono forse io per te meglio
di dieci figli?".
[9] Anna, dopo aver mangiato in Silo e bevuto, si alzò e andò a
presentarsi al Signore. In quel momento il sacerdote Eli stava sul
sedile davanti a uno stipite del tempio del Signore.
[10] Essa era afflitta e innalzò la preghiera al Signore, piangendo
amaramente.
[11] Poi fece questo voto: "Signore degli eserciti, se vorrai
considerare la miseria della tua schiava e ricordarti di me, se non
dimenticherai la tua schiava e darai alla tua schiava un figlio maschio,
io lo offrirò al Signore per tutti i giorni della sua vita e il rasoio
non passerà sul suo capo".
[12] Mentre essa prolungava la preghiera davanti al Signore, Eli stava
osservando la sua bocca.
[13] Anna pregava in cuor suo e si muovevano soltanto le labbra, ma la
voce non si udiva; perciò Eli la ritenne ubriaca.
[14] Le disse Eli: "Fino a quando rimarrai ubriaca? Lìberati dal
vino che hai bevuto!".
[15] Anna rispose: "No, mio signore, io sono una donna affranta e
non ho bevuto né vino né altra bevanda inebriante, ma sto solo
sfogandomi davanti al Signore.
[16] Non considerare la tua serva una donna iniqua, poiché finora mi ha
fatto parlare l'eccesso del mio dolore e della mia amarezza".
[17] Allora Eli le rispose: "Và in pace e il Dio d'Israele ascolti
la domanda che gli hai fatto".
[18] Essa replicò: "Possa la tua serva trovare grazia ai tuoi
occhi". Poi la donna se ne andò per la sua via e il suo volto non
fu più come prima.
[19] Il mattino dopo si alzarono e dopo essersi prostrati davanti al
Signore tornarono a casa in Rama. Elkana si unì a sua moglie e il
Signore si ricordò di lei.
[20] Così al finir dell'anno Anna concepì e partorì un figlio e lo
chiamò Samuele. "Perché - diceva - dal Signore l'ho
impetrato".
[21] Quando poi Elkana andò con tutta la famiglia a offrire il
sacrificio di ogni anno al Signore e a soddisfare il voto,
[22] Anna non andò, perché diceva al marito: "Non verrò, finché
il bambino non sia divezzato e io possa condurlo a vedere il volto del
Signore; poi resterà là per sempre".
[23] Le rispose Elkana suo marito: "Fà pure quanto ti sembra
meglio; rimani finché tu l'abbia divezzato; soltanto adempia il Signore
la tua parola". La donna rimase e allattò il figlio, finché
l'ebbe divezzato.
[24] Dopo averlo divezzato, andò con lui, portando un giovenco di tre
anni, un'efa di farina e un otre di vino e venne alla casa del Signore a
Silo e il fanciullo era con loro.
[25] Immolato il giovenco, presentarono il fanciullo a Eli
[26] e Anna disse: "Ti prego, mio signore. Per la tua vita, signor
mio, io sono quella donna che era stata qui presso di te a pregare il
Signore.
[27] Per questo fanciullo ho pregato e il Signore mi ha concesso la
grazia che gli ho chiesto.
[28] Perciò anch'io lo dò in cambio al Signore: per tutti i giorni
della sua vita egli è ceduto al Signore". E si prostrarono là
davanti al Signore.
2
[1]
Allora Anna pregò:
Il mio cuore esulta nel Signore,
la mia fronte s'innalza grazie al mio Dio.
Si apre la mia bocca contro i miei nemici,
perché io godo del beneficio che mi hai concesso.
[2] Non c'è santo come il Signore,
non c'è rocca come il nostro Dio.
[3] Non moltiplicate i discorsi superbi,
dalla vostra bocca non esca arroganza;
perché il Signore è il Dio che sa tutto
e le sue opere sono rette.
[4] L'arco dei forti s'è spezzato,
ma i deboli sono rivestiti di vigore.
[5] I sazi sono andati a giornata per un pane,
mentre gli affamati han cessato di faticare.
La sterile ha partorito sette volte
e la ricca di figli è sfiorita.
[6] Il Signore fa morire e fa vivere,
scendere agli inferi e risalire.
[7] Il Signore rende povero e arricchisce,
abbassa ed esalta.
[8] Solleva dalla polvere il misero,
innalza il povero dalle immondizie,
per farli sedere insieme con i capi del popolo
e assegnar loro un seggio di gloria.
Perché al Signore appartengono i cardini della terra
e su di essi fa poggiare il mondo.
[9] Sui passi dei giusti Egli veglia,
ma gli empi svaniscono nelle tenebre.
Certo non prevarrà l'uomo malgrado la sua forza.
[10] Il Signore... saranno abbattuti i suoi avversari!
L'Altissimo tuonerà dal cielo.
Il Signore giudicherà gli estremi confini della
terra;
darà forza al suo re
ed eleverà la potenza del suo Messia".
[11] Poi Elkana tornò a Rama, a casa sua, e il fanciullo rimase a
servire il Signore alla presenza del sacerdote Eli.
[12] Ora i figli di Eli erano uomini depravati; non tenevano in alcun
conto il Signore,
[13] né la retta condotta dei sacerdoti verso il popolo. Quando uno si
presentava a offrire il sacrificio, veniva il servo del sacerdote mentre
la carne cuoceva, con in mano un forchettone a tre denti,
[14] e lo introduceva nella pentola o nella marmitta o nel tegame o
nella caldaia e tutto ciò che il forchettone tirava su il sacerdote lo
teneva per sé. Così facevano con tutti gli Israeliti che venivano là
a Silo.
[15] Prima che fosse bruciato il grasso, veniva ancora il servo del
sacerdote e diceva a chi offriva il sacrificio: "Dammi la carne da
arrostire per il sacerdote, perché non vuole avere da te carne cotta,
ma cruda".
[16] Se quegli rispondeva: "Si bruci prima il grasso, poi prenderai
quanto vorrai!", replicava: "No, me la devi dare ora,
altrimenti la prenderò con la forza".
[17] Così il peccato di quei giovani era molto grande davanti al
Signore perché disonoravano l'offerta del Signore.
[18] Samuele prestava servizio davanti al Signore per quanto lo poteva
un fanciullo e andava cinto di efod di lino.
[19] Sua madre gli preparava una piccola veste e gliela portava ogni
anno, quando andava con il marito a offrire il sacrificio annuale.
[20] Eli allora benediceva Elkana e sua moglie ed esclamava: "Ti
conceda il Signore altra prole da questa donna per il prestito che essa
ha fatto al Signore". Essi tornarono a casa
[21] e il Signore visitò Anna, che partorì ancora tre figli e due
figlie. Frattanto il fanciullo Samuele cresceva presso il Signore.
[22] Eli era molto vecchio e gli veniva all'orecchio quanto i suoi figli
facevano a tutto Israele e come essi si univano alle donne che
prestavano servizio all'ingresso della tenda del convegno.
[23] Perciò disse loro: "Perché dunque fate tali cose? Io sento
infatti da parte di tutto il popolo le vostre azioni empie!
[24] No, figli, non è bene ciò che io odo di voi, che cioè sviate il
popolo del Signore.
[25] Se un uomo pecca contro un altro uomo,
Dio potrà intervenire in suo favore,
ma se l'uomo pecca contro il Signore,
chi potrà intercedere per lui?".
Ma non ascoltarono la voce del padre, perché il Signore aveva deciso di
farli morire.
[26] Invece il giovane Samuele andava crescendo in statura e in bontà
davanti al Signore e agli uomini.
[27] Un giorno venne un uomo di Dio da Eli e gli disse: "Così dice
il Signore: Non mi sono forse rivelato alla casa di tuo padre, mentre
erano in Egitto, in casa del faraone?
[28] Non l'ho scelto da tutte le tribù d'Israele come mio sacerdote,
perché salga l'altare, bruci l'incenso e porti l'efod davanti a me?
Alla casa di tuo padre ho anche assegnato tutti i sacrifici consumati
dal fuoco, offerti dagli Israeliti.
[29] Perché dunque avete calpestato i miei sacrifici e le mie offerte
che io ho ordinato per sempre e tu hai avuto maggior riguardo ai tuoi
figli che a me e vi siete pasciuti in tal modo con le primizie di ogni
offerta di Israele mio popolo?
[30] Ecco dunque l'oracolo del Signore, Dio d'Israele: Avevo promesso
alla tua casa e alla casa di tuo padre che avrebbero sempre camminato
alla mia presenza. Ma ora - oracolo del Signore - non sia mai! Perché
chi mi onorerà anch'io l'onorerò, chi mi disprezzerà sarà oggetto di
disprezzo.
[31] Ecco verranno giorni in cui io taglierò via il tuo braccio e il
braccio della casa di tuo padre, sì che non vi sia più un anziano
nella tua casa.
[32] Guarderai sempre angustiato tutto il bene che farò a Israele,
mentre non si troverà mai più un anziano nella tua casa.
[33] Qualcuno dei tuoi tuttavia non lo strapperò dal mio altare, perché
ti si consumino gli occhi e si strazi il tuo animo: ma chiunque sarà
nato dalla tua famiglia morirà per la spada degli uomini.
[34] Sarà per te un segno quello che avverrà ai tuoi due figli, a
Cofni e Pìncas: nello stesso giorno moriranno tutti e due.
[35] Dopo, farò sorgere al mio servizio un sacerdote fedele che agirà
secondo il mio cuore e il mio desiderio. Io gli darò una casa stabile e
camminerà alla mia presenza, come mio consacrato per sempre.
[36] Chiunque sarà superstite nella tua casa, andrà a prostrarsi
davanti a lui per una monetina d'argento e per un pezzo di pane e dirà:
Ammettimi a qualunque ufficio sacerdotale, perché possa mangiare un
tozzo di pane".
3
[1] Il
giovane Samuele continuava a servire il Signore sotto la guida di Eli.
La parola del Signore era rara in quei giorni, le visioni non erano
frequenti.
[2] In quel tempo Eli stava riposando in casa, perché i suoi occhi
cominciavano a indebolirsi e non riusciva più a vedere.
[3] La lampada di Dio non era ancora spenta e Samuele era coricato nel
tempio del Signore, dove si trovava l'arca di Dio.
[4] Allora il Signore chiamò: "Samuele!" e quegli rispose:
"Eccomi",
[5] poi corse da Eli e gli disse: "Mi hai chiamato, eccomi!".
Egli rispose: "Non ti ho chiamato, torna a dormire!". Tornò e
si mise a dormire.
[6] Ma il Signore chiamò di nuovo: "Samuele!" e Samuele,
alzatosi, corse da Eli dicendo: "Mi hai chiamato, eccomi!". Ma
quegli rispose di nuovo: "Non ti ho chiamato, figlio mio, torna a
dormire!".
[7] In realtà Samuele fino allora non aveva ancora conosciuto il
Signore, né gli era stata ancora rivelata la parola del Signore.
[8] Il Signore tornò a chiamare: "Samuele!" per la terza
volta; questi si alzò ancora e corse da Eli dicendo: "Mi hai
chiamato, eccomi!". Allora Eli comprese che il Signore chiamava il
giovinetto.
[9] Eli disse a Samuele: "Vattene a dormire e, se ti si chiamerà
ancora, dirai: Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta".
Samuele andò a coricarsi al suo posto.
[10] Venne il Signore, stette di nuovo accanto a lui e lo chiamò ancora
come le altre volte: "Samuele, Samuele!". Samuele rispose
subito: "Parla, perché il tuo servo ti ascolta".
[11] Allora il Signore disse a Samuele: "Ecco io sto per fare in
Israele una cosa tale che chiunque udirà ne avrà storditi gli orecchi.
[12] In quel giorno attuerò contro Eli quanto ho pronunziato riguardo
alla sua casa, da cima a fondo.
[13] Gli ho annunziato che io avrei fatto vendetta della casa di lui per
sempre, perché sapeva che i suoi figli disonoravano Dio e non li ha
puniti.
[14] Per questo io giuro contro la casa di Eli: non sarà mai espiata
l'iniquità della casa di Eli né con i sacrifici né con le
offerte!".
[15] Samuele si coricò fino al mattino, poi aprì i battenti della casa
del Signore. Samuele però non osava manifestare la visione a Eli.
[16] Eli chiamò Samuele e gli disse: "Samuele, figlio mio".
Rispose: "Eccomi".
[17] Proseguì: "Che discorso ti ha fatto? Non tenermi nascosto
nulla. Così Dio agisca con te e anche peggio, se mi nasconderai una
sola parola di quanto ti ha detto".
[18] Allora Samuele gli svelò tutto e non tenne nascosto nulla. Eli
disse: "Egli è il Signore! Faccia ciò che a lui pare bene".
[19] Samuele acquistò autorità poiché il Signore era con lui, né
lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole.
[20] Perciò tutto Israele, da Dan fino a Bersabea, seppe che Samuele
era stato costituito profeta del Signore.
[21a] In seguito il Signore si mostrò altre volte a Samuele, dopo che si
era rivelato a Samuele in Silo,
[4,1a] e la parola di Samuele giunse a
tutto Israele
[21b] come parola del Signore.
4
[1b] La
parola di Samuele si rivolse a tutto Israele.
In quei giorni i Filistei si radunarono per combattere contro Israele.
Allora Israele scese in campo a dar battaglia ai Filistei. Essi si
accamparono presso Eben-Ezer mentre i Filistei s'erano accampati in Afèk.
[2] I Filistei si schierarono per attaccare Israele e la battaglia
divampò, ma Israele ebbe la peggio di fronte ai Filistei e caddero sul
campo, delle loro schiere, circa quattromila uomini.
[3] Quando il popolo fu rientrato nell'accampamento, gli anziani
d'Israele si chiesero: "Perché ci ha percossi oggi il Signore di
fronte ai Filistei? Andiamo a prenderci l'arca del Signore a Silo, perché
venga in mezzo a noi e ci liberi dalle mani dei nostri nemici".
[4] Il popolo mandò subito a Silo a prelevare l'arca del Dio degli
eserciti che siede sui cherubini: c'erano con l'arca di Dio i due figli
di Eli, Cofni e Pìncas.
[5] Non appena l'arca del Signore giunse all'accampamento, gli Israeliti
elevarono un urlo così forte che ne tremò la terra.
[6] Anche i Filistei udirono l'eco di quell'urlo e dissero: "Che
significa il risuonare di quest'urlo così forte nell'accampamento degli
Ebrei?". Poi vennero a sapere che era arrivata nel loro campo
l'arca del Signore.
[7] I Filistei ne ebbero timore e si dicevano: "È venuto il loro
Dio nel loro campo!", ed esclamavano: "Guai a noi, perché non
è stato così né ieri né prima.
[8] Guai a noi! Chi ci libererà dalle mani di queste divinità così
potenti? Queste divinità hanno colpito con ogni piaga l'Egitto nel
deserto.
[9] Risvegliate il coraggio e siate uomini, o Filistei, altrimenti
sarete schiavi degli Ebrei, come essi sono stati vostri schiavi. Siate
uomini dunque e combattete!".
[10] Quindi i Filistei attaccarono battaglia, Israele fu sconfitto e
ciascuno fu costretto a fuggire nella sua tenda. La strage fu molto
grande: dalla parte d'Israele caddero tremila fanti.
[11] In più l'arca di Dio fu presa e i due figli di Eli, Cofni e Pìncas,
morirono.
[12] Uno della tribù di Beniamino fuggì dalle file e venne a Silo il
giorno stesso, con le vesti stracciate e polvere sul capo.
[13] Mentre giungeva, ecco Eli stava sul sedile presso la porta e
scrutava la strada di Mizpa, perché aveva il cuore in ansia per l'arca
di Dio. Venne dunque l'uomo e diede l'annuncio in città e tutta la città
alzò lamenti.
[14] Eli, sentendo il rumore delle grida, si chiese: "Che sarà
questo grido di tumulto?". Intanto l'uomo si avanzò in gran fretta
e narrò a Eli ogni cosa.
[15] Eli era vecchio di novantotto anni, aveva gli occhi rigidi e non
poteva più vedere.
[16] Disse dunque quell'uomo a Eli: "Sono giunto dal campo. Sono
fuggito oggi dalle schiere dei combattenti". Eli domandò:
"Che è dunque accaduto, figlio mio?".
[17] Rispose il messaggero: "Israele è fuggito davanti ai Filistei
e nel popolo v'è stata grande strage; inoltre i tuoi due figli Cofni e
Pìncas sono morti e l'arca di Dio è stata presa!".
[18] Appena ebbe accennato all'arca di Dio, Eli cadde all'indietro dal
sedile sul lato della porta, battè la nuca e morì, perché era vecchio
e pesante. Egli aveva giudicato Israele per quarant'anni.
[19] La nuora di lui, moglie di Pìncas, incinta e prossima al parto,
quando sentì la notizia che era stata presa l'arca di Dio e che erano
morti il suocero e il marito, s'accosciò e partorì, colta dalle
doglie.
[20] Mentre era sul punto di morire, le dicevano quelle che le stavano
attorno: "Non temere, hai partorito un figlio". Ma essa non
rispose e non ne fece caso.
[21] Ma chiamò il bambino Icabod, cioè: "Se n'è andata lungi da
Israele la gloria!" riferendosi alla cattura dell'arca di Dio e al
suocero e al marito.
[22] La donna disse: "Se n'è andata lungi da Israele la
gloria", perché era stata presa l'arca di Dio.
5
[1] I
Filistei, catturata l'arca di Dio, la portarono da Eben-Ezer ad Asdòd.
[2] I Filistei poi presero l'arca di Dio e la introdussero nel tempio di
Dagon.
[3] Il giorno dopo i cittadini di Asdòd si alzarono ed ecco Dagon
giaceva con la faccia a terra davanti all'arca del Signore; essi presero
Dagon e lo rimisero al suo posto.
[4] Si alzarono il giorno dopo di buon mattino ed ecco Dagon con la
faccia a terra davanti all'arca del Signore, mentre il capo di Dagon e
le palme delle mani giacevano staccate sulla soglia; solo il tronco era
rimasto a Dagon.
[5] A ricordo di ciò i sacerdoti di Dagon e quanti entrano nel tempio
di Dagon in Asdòd non calpestano la soglia fino ad oggi.
[6] Allora incominciò a pesare la mano del Signore sugli abitanti di
Asdòd, li devastò e li colpì con bubboni, Asdòd e il suo territorio.
[7] I cittadini di Asdòd, vedendo che le cose si mettevano in tal modo,
dissero: "Non rimanga con noi l'arca del Dio d'Israele, perché la
sua mano è troppo dura contro Dagon nostro dio!".
[8] Allora, fatti radunare presso di loro tutti i principi dei Filistei,
dissero: "Che cosa si deve fare dell'arca del Dio d'Israele?".
Dissero: "Si porti a Gat l'arca del Dio d'Israele". E
portarono a Gat l'arca del Dio d'Israele.
[9] Ma ecco, dopo che l'ebbero trasportata, la mano del Signore si fece
sentire sulla città con terrore molto grande, colpendo gli abitanti
della città dal più piccolo al più grande e provocando loro bubboni.
[10] Allora mandarono l'arca di Dio ad Ekron; ma all'arrivo dell'arca di
Dio ad Ekron, i cittadini protestarono: "Mi hanno portato qui
l'arca del Dio d'Israele, per far morire me e il mio popolo!".
[11] Fatti perciò radunare tutti i capi dei Filistei, dissero:
"Mandate via l'arca del Dio d'Israele!". Infatti si era
diffuso un terrore mortale in tutta la città, perché la mano di Dio
era molto pesante.
[12] Quelli che non morivano erano colpiti da bubboni e i lamenti della
città salivano al cielo.
6
[1]
Rimase l'arca del Signore nel territorio dei Filistei sette mesi.
[2] Poi i Filistei convocarono i sacerdoti e gli indovini e dissero:
"Che dobbiamo fare dell'arca del Signore? Indicateci il modo di
rimandarla alla sua sede".
[3] Risposero: "Se intendete rimandare l'arca del Dio d'Israele,
non rimandatela vuota, ma pagate un tributo in ammenda della vostra
colpa. Allora guarirete e vi sarà noto perché non si è ritirata da
voi la sua mano".
[4] Chiesero: "Quale riparazione dobbiamo pagarle?".
Risposero: "Secondo il numero dei capi dei Filistei, cinque bubboni
d'oro e cinque topi d'oro, perché unico è stato il flagello per tutto
il popolo e per i vostri capi.
[5] Fate dunque immagini dei vostri bubboni e immagini dei vostri topi
che infestano la terra e datele in omaggio al Dio d'Israele, sperando
che sia tolto il peso della sua mano da voi, dal vostro dio e dal vostro
paese.
[6] Perché ostinarvi come si sono ostinati gli Egiziani e il faraone?
Dopo essere stati colpiti dai flagelli, non li lasciarono forse andare,
cosicché essi partirono?
[7] Dunque fate un carro nuovo, poi prendete due vacche allattanti sulle
quali non sia mai stato posto il giogo e attaccate queste vacche al
carro, togliendo loro i vitelli e riconducendoli alla stalla.
[8] Quindi prendete l'arca del Signore, collocatela sul carro e ponete
gli oggetti d'oro che dovete pagarle in riparazione in una cesta appesa
di fianco. Poi fatela partire e lasciate che se ne vada.
[9] E state a vedere: se salirà a Bet-Sèmes per la via che porta al
suo territorio, essa ci ha provocato tutti questi mali così grandi; se
no, sapremo che non ci ha colpiti la sua mano, ma per puro caso abbiamo
avuto questo incidente".
[10] Quegli uomini fecero in tal modo. Presero due vacche allattanti, le
attaccarono al carro e chiusero nella stalla i loro vitelli.
[11] Quindi collocarono l'arca del Signore sul carro con la cesta e i
topi d'oro e le immagini dei bubboni.
[12] Le vacche andarono diritte per la strada di Bet-Sèmes percorrendo
sicure una sola via e muggendo continuamente, ma non piegando né a
destra né a sinistra. I capi dei Filistei le seguirono sino al confine
con Bet-Sèmes.
[13] Gli abitanti di Bet-Sèmes stavano facendo la mietitura del grano
nella pianura. Alzando gli occhi, scorsero l'arca ed esultarono a quella
vista.
[14] Il carro giunse al campo di Giosuè di Bet-Sèmes e si fermò là
dove era una grossa pietra. Allora fecero a pezzi i legni del carro e
offrirono le vacche in olocausto al Signore.
[15] I leviti avevano tolto l'arca del Signore e la cesta che vi era
appesa, nella quale stavano gli oggetti d'oro, e l'avevano posta sulla
grossa pietra. In quel giorno gli uomini di Bet-Sèmes offrirono
olocausti e immolarono vittime al Signore.
[16] I cinque capi dei Filistei stettero ad osservare, poi tornarono il
giorno stesso ad Ekron.
[17] Sono questi i bubboni d'oro che i Filistei pagarono in ammenda al
Signore: uno per Asdòd, uno per Gaza, uno per Ascalòn, uno per Gat,
uno per Ekron.
[18] Invece i topi d'oro erano pari al numero delle città filistee
appartenenti ai cinque capi, dalle fortezze sino ai villaggi di
campagna. A testimonianza di tutto ciò rimane oggi nel campo di Giosuè
a Bet-Sèmes la grossa pietra, sulla quale avevano deposto l'arca del
Signore.
[19] Ma il Signore percosse gli uomini di Bet-Sèmes, perché avevano
guardato l'arca del Signore; colpì nel popolo settanta persone su
cinquantamila e il popolo fu in lutto perché il Signore aveva inflitto
alla loro gente questo grave castigo.
[20] Gli uomini di Bet-Sèmes allora esclamarono: "Chi mai potrà
stare alla presenza del Signore, questo Dio così santo? La manderemo
via da noi; ma da chi?".
[21] Perciò inviarono messaggeri agli abitanti di Kiriat-Iearìm con
questa ambasciata: "I Filistei hanno ricondotto l'arca del Signore.
Scendete e portatela presso di voi".
7
[1] Gli
abitanti di Kiriat-Iearìm scesero a prendere l'arca del Signore e la
introdussero nella casa di Abinadàb, sulla collina; consacrarono suo
figlio Eleazaro perché custodisse l'arca del Signore.
[2] Erano trascorsi molti giorni da quando era stata collocata l'arca a
Kiriat-Iearìm, erano passati venti anni, quando tutta la casa d'Israele
alzò grida di lamento verso il Signore.
[3] Allora Samuele si rivolse a tutta la casa d'Israele dicendo:
"Se è proprio di tutto cuore che voi tornate al Signore, eliminate
da voi tutti gli dei stranieri e le Astàrti; fate in modo che il vostro
cuore sia indirizzato al Signore e servite lui, lui solo, ed egli vi
libererà dalla mano dei Filistei".
[4] Subito gli Israeliti eliminarono i Baal e le Astàrti e servirono
solo il Signore.
[5] Disse poi Samuele: "Radunate tutto Israele a Mizpa, perché
voglio pregare il Signore per voi".
[6] Si radunarono pertanto in Mizpa, attinsero acqua, la sparsero
davanti al Signore e digiunarono in quel giorno, dicendo: "Abbiamo
peccato contro il Signore!". A Mizpa Samuele fu giudice degli
Israeliti.
[7] Udirono anche i Filistei che gli Israeliti si erano radunati a Mizpa
e i capi filistei mossero contro Israele. Quando gli Israeliti lo
seppero, ebbero paura dei Filistei.
[8] Dissero allora gli Israeliti a Samuele: "Non cessar di
supplicare per noi il Signore Dio nostro perché ci liberi dalle mani
dei Filistei".
[9] Samuele prese un agnello da latte e lo offrì tutto intero in
olocausto al Signore; lo stesso Samuele alzò grida al Signore per
Israele e il Signore lo esaudì.
[10] Mentre Samuele offriva l'olocausto, i Filistei si accostarono in
ordine di battaglia a Israele; ma in quel giorno il Signore tuonò con
voce potente contro i Filistei, li disperse ed essi furono sconfitti
davanti a Israele.
[11] Gli Israeliti uscirono da Mizpa per inseguire i Filistei e li
batterono fin sotto Bet-Car.
[12] Samuele prese allora una pietra e la pose tra Mizpa e Iesana e la
chiamò Eben-Ezer, dicendo: "Fin qui ci ha soccorso il
Signore".
[13] Così i Filistei furono umiliati e non invasero più il territorio
d'Israele: la mano del Signore fu contro i Filistei per tutto il periodo
di Samuele.
[14] Tornarono anche in possesso d'Israele le città che i Filistei
avevano sottratto agli Israeliti, da Ekron a Gat: Israele liberò il
loro territorio dal dominio dei Filistei. Ci fu anche pace tra Israele e
l'Amorreo.
[15] Samuele fu giudice d'Israele per tutto il tempo della sua vita.
[16] Ogni anno egli compiva il giro di Bètel, Gàlgala e Mizpa,
esercitando l'ufficio di giudice d'Israele in tutte queste località.
[17] Poi ritornava a Rama, perché là era la sua casa e anche là
giudicava Israele. In quel luogo costruì anche un altare al Signore.
8
[1]
Quando Samuele fu vecchio, stabilì giudici di Israele i suoi figli.
[2] Il primogenito si chiamava Ioèl, il secondogenito Abià;
esercitavano l'ufficio di giudici a Bersabea.
[3] I figli di lui però non camminavano sulle sue orme, perché
deviavano dietro il lucro, accettavano regali e sovvertivano il
giudizio.
[4] Si radunarono allora tutti gli anziani d'Israele e andarono da
Samuele a Rama.
[5] Gli dissero: "Tu ormai sei vecchio e i tuoi figli non ricalcano
le tue orme. Ora stabilisci per noi un re che ci governi, come avviene
per tutti i popoli".
[6] Agli occhi di Samuele era cattiva la proposta perché avevano detto:
"Dacci un re che ci governi". Perciò Samuele pregò il
Signore.
[7] Il Signore rispose a Samuele: "Ascolta la voce del popolo per
quanto ti ha detto, perché costoro non hanno rigettato te, ma hanno
rigettato me, perché io non regni più su di essi.
[8] Come si sono comportati dal giorno in cui li ho fatti uscire
dall'Egitto fino ad oggi, abbandonando me per seguire altri dei, così
intendono fare a te.
[9] Ascolta pure la loro richiesta, però annunzia loro chiaramente le
pretese del re che regnerà su di loro".
[10] Samuele riferì tutte le parole del Signore al popolo che gli aveva
chiesto un re.
[11] Disse loro: "Queste saranno le pretese del re che regnerà su
di voi: prenderà i vostri figli per destinarli ai suoi carri e ai suoi
cavalli, li farà correre davanti al suo cocchio,
[12] li farà capi di migliaia e capi di cinquantine; li costringerà ad
arare i suoi campi, a mietere le sue messi, ad apprestargli armi per le
sue battaglie e attrezzature per i suoi carri.
[13] Prenderà anche le vostre figlie per farle sue profumiere e cuoche
e fornaie.
[14] Si farà consegnare ancora i vostri campi, le vostre vigne, i
vostri oliveti più belli e li regalerà ai suoi ministri.
[15] Sulle vostre sementi e sulle vostre vigne prenderà le decime e le
darà ai suoi consiglieri e ai suoi ministri.
[16] Vi sequestrerà gli schiavi e le schiave, i vostri armenti migliori
e i vostri asini e li adopererà nei suoi lavori.
[17] Metterà la decima sui vostri greggi e voi stessi diventerete suoi
schiavi.
[18] Allora griderete a causa del re che avrete voluto eleggere, ma il
Signore non vi ascolterà".
[19] Il popolo non diede retta a Samuele e rifiutò di ascoltare la sua
voce, ma gridò: "No, ci sia un re su di noi.
[20] Saremo anche noi come tutti i popoli; il nostro re ci farà da
giudice, uscirà alla nostra testa e combatterà le nostre
battaglie".
[21] Samuele ascoltò tutti i discorsi del popolo e li riferì
all'orecchio del Signore.
[22] Rispose il Signore a Samuele: "Ascoltali; regni pure un re su
di loro". Samuele disse agli Israeliti: "Ciascuno torni alla
sua città!".
9
[1]
C'era un uomo di Beniamino, chiamato Kis - figlio di Abièl, figlio di
Zeròr, figlio di Becoràt, figlio di Afìach, figlio di un Beniaminita
-, un prode.
[2] Costui aveva un figlio chiamato Saul, alto e bello: non c'era
nessuno più bello di lui tra gli Israeliti; superava dalla spalla in su
chiunque altro del popolo.
[3] Ora le asine di Kis, padre di Saul, si smarrirono e Kis disse al
figlio Saul: "Su, prendi con te uno dei servi e parti subito in
cerca delle asine".
[4] I due attraversarono le montagne di Efraim, passarono al paese di
Salisa, ma non le trovarono. Si recarono allora nel paese di Saàlim, ma
non c'erano; poi percorsero il territorio di Beniamino e anche qui non
le trovarono.
[5] Quando arrivarono nel paese di Zuf, Saul disse al compagno che era
con lui: "Su, torniamo indietro, perché non vorrei che mio padre
avesse smesso di pensare alle asine e ora fosse preoccupato di
noi".
[6] Gli rispose: "Ecco in questa città c'è un uomo di Dio, tenuto
in molta considerazione: quanto egli dice, di certo si avvera. Ebbene,
andiamoci! Forse ci indicherà la via che dobbiamo battere".
[7] Rispose Saul: "Sì, andiamo! Ma che daremo a quell'uomo? Il
pane nelle nostre sporte è finito e non abbiamo alcun dono da portare
all'uomo di Dio; infatti che abbiamo?".
[8] Ma il servo rispondendo a Saul soggiunse: "Guarda: mi son
trovato in mano un quarto di siclo d'argento. Dallo all'uomo di Dio e ci
indicherà la nostra via".
[9] In passato in Israele, quando uno andava a consultare Dio, diceva:
"Su, andiamo dal veggente", perché quello che oggi si dice
profeta allora si diceva veggente.
[10] Disse dunque Saul al servo: "Hai detto bene; su, andiamo"
e si diressero alla città dove era l'uomo di Dio.
[11] Mentre essi salivano il pendio della città, trovarono ragazze che
uscivano ad attingere acqua e chiesero loro: "È qui il
veggente?".
[12] Quelle risposero dicendo: "Sì, c'è; ecco, vi ha preceduto di
poco: ora, proprio ora è rientrato in città, perché oggi il popolo
celebra un sacrificio sull'altura.
[13] Entrando in città lo troverete subito, prima che salga all'altura
per il banchetto, perché il popolo non si mette a mangiare, finché
egli non sia arrivato; egli infatti deve benedire la vittima, e dopo gli
invitati mangiano. Presto, salite e lo troverete subito".
[14] Salirono dunque alla città. Mentre essi giungevano in mezzo alla
porta, ecco, Samuele usciva in direzione opposta per salire all'altura.
[15] Il Signore aveva detto all'orecchio di Samuele, un giorno prima che
giungesse Saul:
[16] "Domani a quest'ora ti manderò un uomo della terra di
Beniamino e tu lo ungerai come capo del mio popolo Israele. Egli libererà
il mio popolo dalle mani dei Filistei, perché io ho guardato il mio
popolo, essendo giunto fino a me il suo grido".
[17] Quando Samuele vide Saul, il Signore gli rivelò: "Ecco l'uomo
di cui ti ho parlato; costui avrà potere sul mio popolo".
[18] Saul si accostò a Samuele in mezzo alla porta e gli chiese:
"Vuoi indicarmi la casa del veggente?".
[19] Samuele rispose a Saul: "Sono io il veggente. Precedimi su
all'altura. Oggi voi due mangerete con me. Ti congederò domani mattina
e ti manifesterò quanto pensi;
[20] riguardo poi alle tue asine smarrite tre giorni fa, non stare in
pensiero, perché sono state ritrovate. A chi del resto appartiene il
meglio d'Israele, se non a te e a tutta la casa di tuo padre?".
[21] Rispose Saul: "Non sono io forse un Beniaminita, della più
piccola tribù d'Israele? E la mia famiglia non è forse la più piccola
fra tutte le famiglie della tribù di Beniamino? Perché hai voluto
farmi questo discorso?".
[22] Ma Samuele prese Saul e il suo servo e li fece entrare nella sala e
assegnò loro il posto a capo degli invitati che erano una trentina.
[23] Quindi Samuele disse al cuoco: "Portami la porzione che ti
avevo dato dicendoti: Conservala presso di te".
[24] Il cuoco portò la coscia e la coda e le pose davanti a Saul,
mentre Saul diceva: "Ecco, ciò che è avanzato ti è posto
davanti, mangia, perché proprio per te è stato serbato, perché lo
mangiassi con gli invitati". Così quel giorno Saul mangiò con
Samuele.
[25] Scesero poi dall'altura in città; fu allestito un giaciglio per
Saul sulla terrazza
[26] ed egli vi si coricò.
Al sorgere dell'aurora Samuele chiamò Saul che era sulla terrazza,
dicendo: "Alzati, perché devo congedarti". Saul si alzò e i
due, cioè lui e Samuele, uscirono.
[27] Quando furono scesi alla periferia della città, Samuele disse a
Saul: "Ordina al servo che ci oltrepassi e vada avanti" e il
servo passò oltre. "Tu fermati un momento, perché io ti faccia
intendere la parola di Dio".
10
[1]
Samuele prese allora l'ampolla dell'olio e gliela versò sulla testa,
poi lo baciò dicendo: "Ecco: il Signore ti ha unto capo sopra
Israele suo popolo. Tu avrai potere sul popolo del Signore e tu lo
libererai dalle mani dei nemici che gli stanno intorno. Questo ti sarà
il segno che proprio il Signore ti ha unto capo sulla sua casa:
[2] oggi, quando sarai partito da me, troverai due uomini presso il
sepolcro di Rachele sul confine con Beniamino in Zelzach. Essi ti
diranno: Sono state ritrovate le asine che sei andato a cercare. Ecco
tuo padre non bada più alla faccenda delle asine, ma è preoccupato di
voi e va dicendo: Che devo fare per mio figlio?
[3] Passerai in fretta di là e andrai oltre; quando arriverai alla
quercia del Tabor, vi troverete tre uomini in viaggio per salire a Dio
in Betel: uno porterà tre capretti, l'altro porterà tre pani rotondi,
il terzo porterà un otre di vino.
[4] Ti domanderanno se stai bene e ti daranno due pani, che tu prenderai
dalle loro mani.
[5] Giungerai poi a Gàbaa di Dio, dove c'è una guarnigione di Filistei
e mentre entrerai in città, incontrerai un gruppo di profeti che
scenderanno dall'altura preceduti da arpe, timpani, flauti e cetre, in
atto di fare i profeti.
[6] Lo spirito del Signore investirà anche te e ti metterai a fare il
profeta insieme con loro e sarai trasformato in un altro uomo.
[7] Quando questi segni che ti riguardano saranno accaduti, farai come
vorrai, perché Dio sarà con te.
[8] Tu poi scenderai a Gàlgala precedendomi. Io scenderò in seguito
presso di te per offrire olocausti e immolare sacrifici di comunione.
Sette giorni aspetterai, finché io verrò a te e ti indicherò quello
che dovrai fare".
[9] Ed ecco, quando quegli ebbe voltato le spalle per partire da
Samuele, Dio gli mutò il cuore e tutti questi segni si verificarono il
giorno stesso.
[10] I due arrivarono là a Gàbaa ed ecco, mentre una schiera di
profeti avanzava di fronte a loro, lo spirito di Dio lo investì e si
mise a fare il profeta in mezzo a loro.
[11] Allora quanti lo avevano conosciuto prima, vedendolo d'un tratto
fare il profeta con i profeti, si dissero l'un l'altro fra la gente:
"Che è accaduto al figlio di Kis? È dunque anche Saul tra i
profeti?".
[12] Uno del luogo disse: "E chi è il loro padre?". Per
questo passò in proverbio l'espressione: "È dunque anche Saul tra
i profeti?".
[13] Quando ebbe terminato di profetare andò sull'altura.
[14] Lo zio di Saul chiese poi a lui e al suo servo: "Dove siete
andati?". Rispose: "A cercare le asine e, vedendo che non
c'erano, ci siamo recati da Samuele".
[15] Lo zio di Saul soggiunse: "Suvvia, raccontami quello che vi ha
detto Samuele".
[16] Saul rispose allo zio: "Ci ha assicurato che le asine erano
state ritrovate". Ma non gli riferì il discorso del regno, che gli
aveva tenuto Samuele.
[17] Samuele radunò il popolo davanti a Dio in Mizpa
[18] e disse a tutti gli Israeliti: "Dice il Signore Dio d'Israele:
Io ho fatto uscire Israele dall'Egitto e l'ho liberato dalla mano degli
Egiziani e dalla mano di tutti i regni che vi opprimevano.
[19] Ma voi oggi avete ripudiato il vostro Dio, il quale solo vi salva
da tutti i vostri mali e da tutte le angosce. E avete detto: No,
costituisci un re sopra di noi! Ora presentatevi a Dio distinti per tribù
e per famiglie".
[20] Samuele fece accostare ogni tribù d'Israele e fu sorteggiata la
tribù di Beniamino.
[21] Fece poi accostare la tribù di Beniamino distinta per famiglie e
fu sorteggiata la famiglia di Matri. Fece allora venire la famiglia di
Matri per singoli individui e fu sorteggiato Saul figlio di Kis. Si
misero a cercarlo ma non si riuscì a trovarlo.
[22] Allora consultarono di nuovo il Signore: "È venuto qui l'uomo
o no?". Rispose il Signore: "Eccolo nascosto in mezzo ai
bagagli".
[23] Corsero a prenderlo di là e fu presentato al popolo: egli
sopravanzava dalla spalla in su tutto il popolo.
[24] Samuele disse a tutta la folla: "Vedete dunque che l'ha
proprio eletto il Signore, perché non c'è nessuno in tutto il popolo
come lui". Tutto il popolo proruppe in un grido: "Viva il
re!".
[25] Samuele espose a tutto il popolo i diritti del regno e li scrisse
in un libro che depositò davanti al Signore. Poi Samuele congedò tutto
il popolo perché andasse ognuno a casa sua.
[26] Anche Saul tornò a casa in Gàbaa e con lui si accompagnarono
uomini valenti ai quali Dio aveva toccato il cuore.
[27] Ma altri, individui spregevoli, dissero: "Potrà forse
salvarci costui?". Così lo disprezzarono e non vollero portargli
alcun dono.
11
[1]
Circa un mese dopo, Nacas l'Ammonita si mosse e pose il campo contro
Iabes di Gàlaad. Tutti i cittadini di Iabes di Gàlaad dissero allora a
Nacas: "Vieni a patti con noi e ti saremo sudditi".
[2] Rispose loro Nacas l'Ammonita: "A queste condizioni mi alleerò
con voi: possa io cavare a tutti voi l'occhio destro e porre tale gesto
a sfregio di tutto Israele".
[3] Di nuovo chiesero gli anziani di Iabes: "Lasciaci sette giorni
per inviare messaggeri in tutto il territorio d'Israele. Se nessuno verrà
a salvarci, usciremo incontro a te".
[4] I messaggeri arrivarono a Gàbaa di Saul e riferirono quelle parole
davanti al popolo e tutto il popolo levò la voce e pianse.
[5] Or ecco Saul veniva dalla campagna dietro l'armento. Chiese dunque
Saul: "Che ha il popolo da piangere?". Riferirono a lui le
parole degli uomini di Iabes.
[6] Lo spirito di Dio investì allora Saul ed egli, appena udite quelle
parole, si irritò molto.
[7] Poi prese un paio di buoi, li fece a pezzi e ne inviò in tutto il
territorio d'Israele mediante messaggeri con questo proclama: "Se
qualcuno non uscirà dietro Saul e dietro Samuele, la stessa cosa avverrà
dei suoi buoi". Si sparse lo spavento del Signore nel popolo e si
mossero come un sol uomo.
[8] Saul li passò in rassegna a Bèzek e risultarono trecentomila
Israeliti e trentamila di Giuda.
[9] Dissero allora ai messaggeri che erano giunti: "Direte ai
cittadini di Iabes di Gàlaad: Domani, quando il sole comincerà a
scaldare, avverrà la vostra salvezza".
I messaggeri partirono e riferirono agli uomini di Iabes, che ne ebbero
grande gioia.
[10] Allora gli uomini di Iabes diedero risposta a Nacas: "Domani
usciremo incontro a voi e ci farete quanto sembrerà bene ai vostri
occhi".
[11] Il giorno dopo Saul divise il grosso in tre schiere e irruppe in
mezzo al campo nemico sul far del mattino; batterono gli Ammoniti finché
il giorno si fece caldo. Quelli che scamparono furono dispersi talmente
che non ne rimasero due insieme.
[12] Il popolo allora disse a Samuele: "Chi ha detto: Dovrà forse
regnare Saul su di noi? Consegnaci costoro e li faremo morire".
[13] Ma Saul disse: "Oggi non si deve far morire nessuno, perché
in questo giorno il Signore ha operato una liberazione in Israele".
[14] Samuele ordinò al popolo: "Su, andiamo a Gàlgala: là
inaugureremo il regno".
[15] Tutto il popolo si portò a Gàlgala e là davanti al Signore in Gàlgala
riconobbero Saul come re; qui ancora offrirono sacrifici di comunione
davanti al Signore e qui fecero grande festa Saul e tutti gli Israeliti.
12
[1]
Allora Samuele disse a tutto Israele: "Ecco ho ascoltato la vostra
voce in tutto quello che mi avete chiesto e ho costituito su di voi un
re.
[2] Da questo momento ecco il re procede davanti a voi. Quanto a me sono
diventato vecchio e canuto e i miei figli eccoli tra di voi. Io ho
vissuto dalla mia giovinezza fino ad oggi sotto i vostri occhi.
[3] Eccomi, pronunciatevi a mio riguardo alla presenza del Signore e del
suo consacrato. A chi ho portato via il bue? A chi ho portato via
l'asino? Chi ho trattato con prepotenza? A chi ho fatto offesa? Da chi
ho accettato un regalo per chiudere gli occhi a suo riguardo? Sono qui a
restituire!".
[4] Risposero: "Non ci hai trattato con prepotenza, né ci hai
fatto offesa, né hai preso nulla da nessuno".
[5] Egli soggiunse loro: "È testimonio il Signore contro di voi ed
è testimonio oggi il suo consacrato, che non trovate niente in mano
mia?". Risposero: "Sì, è testimonio".
[6] Allora Samuele disse al popolo: "È testimonio il Signore che
ha stabilito Mosè e Aronne e che ha fatto uscire i vostri padri dal
paese d'Egitto.
[7] Ora state qui raccolti e io voglio discutere con voi davanti al
Signore a causa di tutti i benefici che il Signore ha operato con voi e
con i vostri padri.
[8] Quando Giacobbe andò in Egitto e gli Egiziani li oppressero e i
vostri padri gridarono al Signore, il Signore mandò loro Mosè e Aronne
che li fecero uscire dall'Egitto e li ricondussero in questo luogo.
[9] Ma poiché avevano dimenticato il Signore loro Dio, li abbandonò in
potere di Sisara, capo dell'esercito di Cazor e in potere dei Filistei e
in potere del re di Moab, che mossero loro guerra.
[10] Essi gridarono al Signore: Abbiamo peccato, perché abbiamo
abbandonato il Signore e abbiamo servito i Baal e le Astàrti! Ma ora
liberaci dalle mani dei nostri nemici e serviremo te.
[11] Allora il Signore vi mandò Ierub-Baal e Barak e Iefte e Samuele e
vi liberò dalle mani dei nemici che vi circondavano e siete tornati a
vita tranquilla.
[12] Eppure quando avete visto che Nacas re degli Ammoniti muoveva
contro di voi, mi avete detto: No, vogliamo che un re regni sopra di
noi, mentre il Signore vostro Dio è vostro re.
[13] Ora eccovi il re che avete scelto e che avevate chiesto. Vedete che
il Signore ha costituito un re sopra di voi.
[14] Dunque se temerete il Signore, se lo servirete e ascolterete la sua
voce e non sarete ribelli alla parola del Signore, voi e il re che regna
su di voi vivrete con il Signore vostro Dio.
[15] Se invece non ascolterete la voce del Signore e sarete ribelli alla
sua parola, la mano del Signore peserà su di voi, come pesò sui vostri
padri.
[16] Ora, state attenti e osservate questa grande cosa che il Signore
vuole operare sotto i vostri occhi.
[17] Non è forse questo il tempo della mietitura del grano? Ma io
griderò al Signore ed Egli manderà tuoni e pioggia. Così vi
persuaderete e constaterete che grande è il peccato che avete fatto
davanti al Signore chiedendo un re per voi".
[18] Samuele allora invocò il Signore e il Signore mandò subito tuoni
e pioggia in quel giorno. Tutto il popolo fu preso da grande timore del
Signore e di Samuele.
[19] Tutto il popolo perciò disse a Samuele: "Prega il Signore tuo
Dio per noi tuoi servi che non abbiamo a morire, poiché abbiamo
aggiunto a tutti i nostri errori il peccato di aver chiesto per noi un
re".
[20] Samuele rispose al popolo: "Non temete: voi avete fatto tutto
questo male, ma almeno in seguito non allontanatevi dal Signore, anzi
servite lui, il Signore, con tutto il cuore.
[21] Non allontanatevi per seguire vanità che non possono giovare né
salvare, perché appunto sono vanità.
[22] Certo il Signore non abbandonerà il suo popolo, per riguardo al
suo nome che è grande, perché il Signore ha cominciato a fare di voi
il suo popolo.
[23] Quanto a me, non sia mai che io pecchi contro il Signore,
tralasciando di supplicare per voi e di indicarvi la via buona e retta.
[24] Vogliate soltanto temere il Signore e servirlo fedelmente con tutto
il cuore, perché dovete ben riconoscere le grandi cose che ha operato
con voi.
[25] Se invece vorrete fare il male, voi e il vostro re sarete spazzati
via".
13
[1] Saul
aveva trent'anni quando cominciò a regnare e regnò vent'anni su
Israele...
[2] Egli si scelse tremila uomini da Israele: duemila stavano con Saul
in Micmas e sul monte di Betel e mille stavano con Giònata a Gàbaa di
Beniamino; rimandò invece il resto del popolo ciascuno alla sua tenda.
[3] Allora Giònata sconfisse la guarigione dei Filistei che era in Gàbaa
e i Filistei lo seppero subito. Ma Saul suonò la tromba in tutta la
regione gridando: "Ascoltino gli Ebrei!".
[4] Tutto Israele udì e corse la voce: "Saul ha battuto la
guarnigione dei Filistei e ormai Israele s'è urtato con i
Filistei". Il popolo si radunò dietro Saul a Gàlgala.
[5] Anche i Filistei si radunarono per combattere Israele, con tremila
carri e seimila cavalieri e una moltitudine numerosa come la sabbia che
è sulla spiagga del mare. Così si mossero e posero il campo a Micmas a
oriente di Bet-Aven.
[6] Quando gli Israeliti si accorsero di essere in difficoltà, perché
erano stretti dal nemico, cominciarono a nascondersi in massa nelle
grotte, nelle macchie, fra le rocce, nelle fosse e nelle cisterne.
[7] Alcuni Ebrei passarono oltre il Giordano nella terra di Gad e Gàlaad.
Saul restava in Gàlgala e tutto il popolo che stava con lui era
impaurito.
[8] Aspettò tuttavia sette giorni secondo il tempo fissato da Samuele.
Ma Samuele non arrivava a Gàlgala e il popolo si disperdeva lontano da
lui.
[9] Allora Saul diede ordine: "Preparatemi l'olocausto e i
sacrifici di comunione". Quindi offrì l'olocausto.
[10] Ed ecco, appena ebbe finito di offrire l'olocausto, giunse Samuele
e Saul gli uscì incontro per salutarlo.
[11] Samuele disse subito: "Che hai fatto?". Saul rispose:
"Vedendo che il popolo si disperdeva lontano da me e tu non venivi
al termine dei giorni fissati, mentre i Filistei si addensavano in
Micmas,
[12] ho detto: ora scenderanno i Filistei contro di me in Gàlgala
mentre io non ho ancora placato il Signore. Perciò mi sono fatto ardito
e ho offerto l'olocausto".
[13] Rispose Samuele a Saul: "Hai agito da stolto, non osservando
il comando che il Signore Dio tuo ti aveva imposto, perché in questa
occasione il Signore avrebbe reso stabile il tuo regno su Israele per
sempre.
[14] Ora invece il tuo regno non durerà. Il Signore si è già scelto
un uomo secondo il suo cuore e lo costituirà capo del suo popolo, perché
tu non hai osservato quanto ti aveva comandato il Signore".
[15] Samuele poi si alzò e salì da Gàlgala per andarsene per la sua
strada. Il resto del popolo salì dietro a Saul incontro ai guerrieri e
vennero da Gàlgala a Gàbaa di Beniamino; Saul contò la gente che era
rimasta con lui: erano seicento uomini.
[16] Saul e Giònata e la gente rimasta con loro stavano a Gàbaa di
Beniamino e i Filistei erano accampati in Micmas.
[17] Dall'accampamento filisteo uscì una pattuglia d'assalto divisa in
tre schiere: una si diresse sulla via di Ofra verso il paese di Suàl;
[18] un'altra si diresse sulla via di Bet-Coron; la terza schiera si
diresse sulla via del confine che sovrasta la valle di Zeboìm verso il
deserto.
[19] Allora non si trovava un fabbro in tutto il paese d'Israele:
"Perché - dicevano i Filistei - gli Ebrei non fabbrichino spade o
lance".
[20] Così gli Israeliti dovevano sempre scendere dai Filistei per
affilare chi il vomere, chi la zappa, chi la scure o la falce.
[21] L'affilatura costava due terzi di siclo per i vomeri e le zappe e
un terzo l'affilatura delle scuri e dei pungoli.
[22] Nel giorno della battaglia, in tutta la gente che stava con Saul e
Giònata, non si trovò in mano ad alcuno né spada né lancia. Si potè
averne solo per Saul e suo figlio Giònata.
[23] Intanto una guarnigione di Filistei era uscita verso il passo di
Micmas.
14
[1] Un
giorno Giònata, figlio di Saul, disse al suo scudiero: "Su vieni,
portiamoci fino all'appostamento dei Filistei che sta qui di
fronte". Ma non disse nulla a suo padre.
[2] Saul se ne stava al limitare di Gàbaa sotto il melograno che si
trova in Migròn; la sua gente era di circa seicento uomini.
[3] Achià figlio di Achitùb, fratello di Icabòd, figlio di Pìncas,
figlio di Eli, sacerdote del Signore in Silo, portava l'efod e il popolo
non sapeva che Giònata era andato.
[4] Tra i varchi per i quali Giònata cercava di passare, puntando
sull'appostamento dei Filistei, vi era una sporgenza rocciosa da una
parte e una sporgenza rocciosa dall'altra parte: una si chiamava Bòzez,
l'altra Sène.
[5] Una delle rocce sporgenti era di fronte a Micmas a settentrione,
l'altra era di fronte a Gàbaa a meridione.
[6] Giònata disse allo scudiero: "Su, vieni, passiamo
all'appostamento di questi non circoncisi; forse il Signore ci aiuterà,
perché non è difficile per il Signore salvare con molti o con
pochi".
[7] Lo scudiero gli rispose: "Fà quanto hai in animo. Avvìati e và!
Eccomi con te: come il tuo cuore, così è il mio".
[8] Allora Giònata disse: "Ecco, noi passeremo verso questi uomini
e ci mostreremo loro.
[9] Se ci diranno: Fermatevi finché veniamo a raggiungervi, restiamo in
basso e non saliamo da loro.
[10] Se invece ci diranno: Venite su da noi!, saliamo, perché il
Signore ce li ha messi nelle mani e questo sarà per noi il segno".
[11] Quindi i due si lasciarono scorgere dall'appostamento filisteo e i
Filistei dissero: "Ecco gli Ebrei che escono dalle caverne dove si
erano nascosti".
[12] Poi gli uomini della guarnigione dissero a Giònata e al suo
scudiero: "Salite da noi, che abbiamo qualche cosa da dirvi!".
Giònata allora disse al suo scudiero: "Sali dopo di me, perché il
Signore li ha messi nelle mani di Israele".
[13] Giònata saliva aiutandosi con le mani e con i piedi e lo scudiero
lo seguiva; quelli cadevano davanti a Giònata e, dietro, lo scudiero li
finiva.
[14] Questa fu la prima strage nella quale Giònata e il suo scudiero
colpirono una ventina di uomini, entro quasi metà di un campo arabile.
[15] Si sparse così il terrore nell'accampamento, nella regione e in
tutto il popolo. Anche la guarnigione e i suoi uomini d'assalto furono
atterriti e la terra tremò e ci fu un terrore divino.
[16] Le vedette di Saul che stavano in Gàbaa di Beniamino guardarono e
videro la moltitudine che fuggiva qua e là.
[17] Allora Saul ordinò alla gente che era con lui: "Su, cercate e
indagate chi sia partito da noi". Cercarono ed ecco non c'erano né
Giònata né il suo scudiero.
[18] Saul disse ad Achia: "Avvicina l'efod!" - egli infatti
allora portava l'efod davanti agli Israeliti -.
[19] Mentre Saul parlava al sacerdote, il tumulto che era sorto nel
campo filisteo andava propagandosi e crescendo. Saul disse al sacerdote:
"Ritira la mano".
[20] A loro volta Saul e la gente che era con lui alzarono grida e
mossero all'attacco, ma ecco trovarono che la spada dell'uno si
rivolgeva contro l'altro in una confusione molto grande.
[21] Anche quegli Ebrei che erano con i Filistei da qualche tempo e che
erano saliti con loro all'accampamento, si voltarono, per mettersi con
Israele che era là con Saul e Giònata.
[22] Inoltre anche tutti gli Israeliti che si erano nascosti sulle
montagne di Efraim, quando seppero che i Filistei erano in fuga, si
unirono a inseguirli e batterli.
[23] Così il Signore in quel giorno salvò Israele e la battaglia si
estese fino a Bet-Aven.
[24] Gli Israeliti erano sfiniti in quel giorno e Saul impose questo
giuramento a tutto il popolo: "Maledetto chiunque gusterà cibo
prima di sera, prima che io mi sia vendicato dei miei nemici". E
nessuno del popolo gustò cibo.
[25] Tutta la gente passò per una selva dove c'erano favi di miele sul
suolo.
[26] Il popolo passò per la selva ed ecco si vedeva colare il miele, ma
nessuno stese la mano e la portò alla bocca, perché il popolo temeva
il giuramento.
[27] Ma Giònata non aveva saputo che suo padre aveva fatto giurare il
popolo, quindi allungò la punta del bastone che teneva in mano e la
intinse nel favo di miele, poi riportò la mano alla bocca e i suoi
occhi si rischiararono.
[28] Uno del gruppo s'affrettò a dire: "Tuo padre ha fatto fare
questo solenne giuramento al popolo: Maledetto chiunque toccherà cibo
quest'oggi!, sebbene il popolo fosse sfinito".
[29] Rispose Giònata: "Mio padre vuol rovinare il paese! Guardate
come si sono rischiarati i miei occhi, perché ho gustato un poco di
questo miele.
[30] Dunque se il popolo avesse mangiato oggi qualche cosa dei viveri
presi ai nemici, quanto maggiore sarebbe stata ora la rotta dei
Filistei!".
[31] In quel giorno percossero i Filistei da Micmas fino ad Aialon e il
popolo era sfinito.
[32] Quelli del popolo si gettarono sulla preda e presero pecore, buoi e
vitelli e li macellarono e li mangiarono con il sangue.
[33] La cosa fu annunziata a Saul: "Ecco il popolo pecca contro il
Signore, mangiando con il sangue". Rispose: "Avete
prevaricato! Rotolate subito qui una grande pietra".
[34] Allora Saul soggiunse: "Passate tra il popolo e dite a tutti:
Ognuno conduca qua il suo bue e il suo montone e li macelli su questa
pietra, poi mangiatene; così non peccherete contro il Signore,
mangiando le carni con il sangue". In quella notte ogni uomo del
popolo condusse a mano ciò che aveva e là lo macellò.
[35] Saul innalzò un altare al Signore. Fu questo il primo altare che
egli edificò al Signore.
[36] Quindi Saul disse: "Scendiamo dietro i Filistei questa notte
stessa e deprediamoli fino al mattino e non lasciamo scampare uno solo
di loro". Gli risposero: "Fà quanto ti sembra bene". Ma
il sacerdote disse: "Accostiamoci qui a Dio".
[37] Saul dunque interrogò Dio: "Devo scendere dietro i Filistei?
Li consegnerai in mano di Israele?". Ma quel giorno non gli
rispose.
[38] Allora Saul disse: "Accostatevi qui voi tutti capi del popolo.
Cercate ed esaminate da chi sia stato commesso oggi il peccato,
[39] perché per la vita del Signore salvatore d'Israele certamente
costui morirà, anche se si tratta di Giònata mio figlio". Ma
nessuno del popolo gli rispose.
[40] Perciò disse a tutto Israele: "Voi state da una parte: io e
mio figlio Giònata staremo dall'altra". Il popolo rispose a Saul:
"Fà quanto ti sembra bene".
[41] Saul parlò al Signore: "Dio d'Israele, fà conoscere
l'innocente". Furono designati Giònata e Saul e il popolo restò
libero.
[42] Saul soggiunse: "Tirate a sorte tra me e mio figlio Giònata".
Fu sorteggiato Giònata.
[43] Saul disse a Giònata: "Narrami quello che hai fatto". Giònata
raccontò: "Realmente ho assaggiato un pò di miele con la punta
del bastone che avevo in mano. Ecco, morirò".
[44] Saul disse: "Faccia Dio a me questo e anche di peggio, se non
andrai a morte, Giònata!".
[45] Ma il popolo disse a Saul: "Dovrà forse morire Giònata che
ha ottenuto questa grande vittoria in Israele? Non sia mai! Per la vita
del Signore, non cadrà a terra un capello del suo capo, perché in
questo giorno egli ha agito con Dio". Così il popolo salvò Giònata
che non fu messo a morte.
[46] Saul cessò dall'inseguire i Filistei e questi raggiunsero il loro
paese.
[47] Saul si assicurò il regno su Israele e mosse contro tutti i nemici
all'intorno: contro Moab e gli Ammoniti, contro Edom e i re di Zoba e i
Filistei e dovunque si volgeva aveva successo.
[48] Compì imprese brillanti, battè gli Amaleciti e liberò Israele
dalle mani degli oppressori.
[49] Figli di Saul furono Giònata, Isbàal e Malkisùa; le sue due
figlie si chiamavano Merab la maggiore e Mikal la più piccola.
[50] La moglie di Saul si chiamava Achinòam, figlia di Achimàaz. Il
capo delle sue milizie si chiamava Abner figlio di Ner, zio di Saul.
[51] Kis padre di Saul e Ner padre di Abner erano figli di Abièl.
[52] Durante tutto il tempo di Saul vi fu guerra aperta con i Filistei;
se Saul scorgeva un uomo valente o un giovane coraggioso, lo prendeva al
suo seguito.
15
[1]
Samuele disse a Saul: "Il Signore ha inviato me per consacrarti re
sopra Israele suo popolo. Ora ascolta la voce del Signore.
[2] Così dice il Signore degli eserciti: Ho considerato ciò che ha
fatto Amalek a Israele, ciò che gli ha fatto per via, quando usciva
dall'Egitto.
[3] Và dunque e colpisci Amalek e vota allo sterminio quanto gli
appartiene, non lasciarti prendere da compassione per lui, ma uccidi
uomini e donne, bambini e lattanti, buoi e pecore, cammelli e
asini".
[4] Saul convocò il popolo e passò in rassegna le truppe in Telaìm:
erano duecentomila fanti e diecimila uomini di Giuda.
[5] Saul venne alla città di Amalek e tese un'imboscata nella valle.
[6] Disse inoltre Saul ai Keniti: "Andate via, ritiratevi dagli
Amaleciti prima che vi travolga insieme con loro, poiché avete usato
benevolenza con tutti gli Israeliti, quando uscivano dall'Egitto".
I Keniti si ritirarono da Amalek.
[7] Saul colpì Amalek da Avila procedendo verso Sur, che è di fronte
all'Egitto.
[8] Egli prese vivo Agag, re di Amalek, e passò a fil di spada tutto il
popolo.
[9] Ma Saul e il popolo risparmiarono Agag e il meglio del bestiame
minuto e grosso, gli animali grassi e gli agnelli, cioè tutto il
meglio, e non vollero sterminarli; invece votarono allo sterminio tutto
il bestiame scadente e patito.
[10] Allora fu rivolta a Samuele questa parola del Signore:
[11] "Mi pento di aver costituito Saul re, perché si è
allontanato da me e non ha messo in pratica la mia parola". Samuele
rimase turbato e alzò grida al Signore tutta la notte.
[12] Al mattino presto Samuele si alzò per andare incontro a Saul, ma
fu annunziato a Samuele: "Saul è andato a Carmel, ed ecco si è
fatto costruire un trofeo, poi è tornato passando altrove ed è sceso a
Gàlgala".
[13] Samuele raggiunse Saul e Saul gli disse: "Benedetto tu davanti
al Signore; ho eseguito gli ordini del Signore".
[14] Rispose Samuele: "Ma che è questo belar di pecore, che mi
giunge all'orecchio, e questi muggiti d'armento che odo?".
[15] Disse Saul: "Li hanno condotti qui dagli Amaleciti, come il
meglio del bestiame grosso e minuto, che il popolo ha risparmiato per
sacrificarli al Signore, tuo Dio. Il resto l'abbiamo votato allo
sterminio".
[16] Rispose Samuele a Saul: "Basta! Lascia che ti annunzi ciò che
il Signore mi ha rivelato questa notte". E Saul gli disse:
"Parla!".
[17] Samuele cominciò: "Non sei tu capo delle tribù d'Israele,
benché piccolo ai tuoi stessi occhi? Non ti ha forse il Signore
consacrato re d'Israele?
[18] Il Signore ti aveva mandato per una spedizione e aveva detto: Và,
vota allo sterminio quei peccatori di Amaleciti, combattili finché non
li avrai distrutti.
[19] Perché dunque non hai ascoltato la voce del Signore e ti sei
attaccato al bottino e hai fatto il male agli occhi del Signore?".
[20] Saul insistè con Samuele: "Ma io ho obbedito alla parola del
Signore, ho fatto la spedizione che il Signore mi ha ordinato, ho
condotto Agag re di Amalek e ho sterminato gli Amaleciti.
[21] Il popolo poi ha preso dal bottino pecore e armenti, primizie di ciò
che è votato allo sterminio per sacrificare al Signore tuo Dio in Gàlgala".
[22] Samuele esclamò:
"Il Signore forse gradisce gli olocausti e i
sacrifici
come obbedire alla voce del Signore?
Ecco, obbedire è meglio del sacrificio,
essere docili è più del grasso degli arieti.
[23] Poiché peccato di divinazione è la ribellione,
e iniquità e terafim l'insubordinazione.
Perché hai rigettato la parola del Signore,
Egli ti ha rigettato come re".
[24] Saul disse allora a Samuele: "Ho peccato per avere trasgredito
il comando del Signore e i tuoi ordini, mentre ho temuto il popolo e ho
ascoltato la sua voce.
[25] Ma ora, perdona il mio peccato e ritorna con me, perché mi prostri
al Signore".
[26] Ma Samuele rispose a Saul: "Non posso ritornare con te, perché
tu stesso hai rigettato la parola del Signore e il Signore ti ha
rigettato perché tu non sia più re sopra Israele".
[27] Samuele si voltò per andarsene ma Saul gli afferrò un lembo del
mantello, che si strappò.
[28] Samuele gli disse: "Il Signore ha strappato da te il regno
d'Israele e l'ha dato ad un altro migliore di te.
[29] D'altra parte la Gloria di Israele non mentisce né può
ricredersi, perché Egli non è uomo per ricredersi".
[30] Saul disse: "Ho peccato sì, ma onorami davanti agli anziani
del mio popolo e davanti a Israele; ritorna con me perché mi prostri al
Signore tuo Dio".
[31] Samuele ritornò con Saul e questi si prostrò al Signore.
[32] Poi Samuele disse: "Conducetemi Agag, re di Amalek". Agag
avanzò verso di lui tutto tremante, dicendo:
"Certo è passata l'amarezza della morte!".
[33] Samuele l'apostrofò:
"Come la tua spada ha privato di figli le donne,
così sarà privata di figli tra le donne tua madre".
Poi Samuele trafisse Agag davanti al Signore in Gàlgala.
[34] Samuele andò quindi a Rama e Saul salì a casa sua a Gàbaa di
Saul.
[35] Né Samuele tornò a rivedere Saul fino al giorno della sua morte,
ma Samuele piangeva per Saul, perché il Signore si era pentito di aver
fatto regnare Saul su Israele.
16
[1] E il
Signore disse a Samuele: "Fino a quando piangerai su Saul, mentre
io l'ho rigettato perché non regni su Israele? Riempi di olio il tuo
corno e parti. Ti ordino di andare da Iesse il Betlemmita, perché tra i
suoi figli mi sono scelto un re".
[2] Samuele rispose: "Come posso andare? Saul lo verrà a sapere e
mi ucciderà". Il Signore soggiunse: "Prenderai con te una
giovenca e dirai: Sono venuto per sacrificare al Signore.
[3] Inviterai quindi Iesse al sacrificio. Allora io ti indicherò quello
che dovrai fare e tu ungerai colui che io ti dirò".
[4] Samuele fece quello che il Signore gli aveva comandato e venne a
Betlemme; gli anziani della città gli vennero incontro trepidanti e gli
chiesero: "È di buon augurio la tua venuta?".
[5] Rispose: "È di buon augurio. Sono venuto per sacrificare al
Signore. Provvedete a purificarvi, poi venite con me al
sacrificio". Fece purificare anche Iesse e i suoi figli e li invitò
al sacrificio.
[6] Quando furono entrati, egli osservò Eliab e chiese: "È forse
davanti al Signore il suo consacrato?".
[7] Il Signore rispose a Samuele: "Non guardare al suo aspetto né
all'imponenza della sua statura. Io l'ho scartato, perché io non guardo
ciò che guarda l'uomo. L'uomo guarda l'apparenza, il Signore guarda il
cuore".
[8] Iesse fece allora venire Abìnadab e lo presentò a Samuele, ma
questi disse: "Nemmeno su costui cade la scelta del Signore".
[9] Iesse fece passare Samma e quegli disse: "Nemmeno su costui
cade la scelta del Signore".
[10] Iesse presentò a Samuele i suoi sette figli e Samuele ripetè a
Iesse: "Il Signore non ha scelto nessuno di questi".
[11] Samuele chiese a Iesse: "Sono qui tutti i giovani?".
Rispose Iesse: "Rimane ancora il più piccolo che ora sta a
pascolare il gregge". Samuele ordinò a Iesse: "Manda a
prenderlo, perché non ci metteremo a tavola prima che egli sia venuto
qui".
[12] Quegli mandò a chiamarlo e lo fece venire. Era fulvo, con begli
occhi e gentile di aspetto. Disse il Signore: "Alzati e ungilo: è
lui!".
[13] Samuele prese il corno dell'olio e lo consacrò con l'unzione in
mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore si posò su Davide da
quel giorno in poi. Samuele poi si alzò e tornò a Rama.
[14] Lo spirito del Signore si era ritirato da Saul ed egli veniva
atterrito da uno spirito cattivo, da parte del Signore.
[15] Allora i servi di Saul gli dissero: "Vedi, un cattivo spirito
sovrumano ti turba.
[16] Comandi il signor nostro ai ministri che gli stanno intorno e noi
cercheremo un uomo abile a suonare la cetra. Quando il sovrumano spirito
cattivo ti investirà, quegli metterà mano alla cetra e ti sentirai
meglio".
[17] Saul rispose ai ministri: "Ebbene cercatemi un uomo che suoni
bene e fatelo venire da me".
[18] Rispose uno dei giovani: "Ecco, ho visto il figlio di Iesse il
Betlemmita: egli sa suonare ed è forte e coraggioso, abile nelle armi,
saggio di parole, di bell'aspetto e il Signore è con lui".
[19] Saul mandò messaggeri a Iesse con quest'invito: "Mandami
Davide tuo figlio, quello che sta con il gregge".
[20] Iesse preparò un asino e provvide pane e un otre di vino e un
capretto, affidò tutto a Davide suo figlio e lo inviò a Saul.
[21] Davide giunse da Saul e cominciò a stare alla sua presenza. Saul
gli si affezionò molto e Davide divenne suo scudiero.
[22] E Saul mandò a dire a Iesse: "Rimanga Davide con me, perché
ha trovato grazia ai miei occhi".
[23] Quando dunque lo spirito sovrumano investiva Saul, Davide prendeva
in mano la cetra e suonava: Saul si calmava e si sentiva meglio e lo
spirito cattivo si ritirava da lui.
17
[1] I
Filistei radunarono di nuovo l'esercito per la guerra e si ammassarono a
Soco di Giuda e si accamparono tra Soco e Azekà, a Efes-Dammìm.
[2] Anche Saul e gli Israeliti si radunarono e si accamparono nella
valle del Terebinto e si schierarono a battaglia di fronte ai Filistei.
[3] I Filistei stavano sul monte da una parte e Israele sul monte
dall'altra parte e in mezzo c'era la valle.
[4] Dall'accampamento dei Filistei uscì un campione, chiamato Golia, di
Gat; era alto sei cubiti e un palmo.
[5] Aveva in testa un elmo di bronzo ed era rivestito di una corazza a
piastre, il cui peso era di cinquemila sicli di bronzo.
[6] Portava alle gambe schinieri di bronzo e un giavellotto di bronzo
tra le spalle.
[7] L'asta della sua lancia era come un subbio di tessitori e la lama
dell'asta pesava seicento sicli di ferro; davanti a lui avanzava il suo
scudiero.
[8] Egli si fermò davanti alle schiere d'Israele e gridò loro:
"Perché siete usciti e vi siete schierati a battaglia? Non sono io
Filisteo e voi servi di Saul? Scegliete un uomo tra di voi che scenda
contro di me.
[9] Se sarà capace di combattere con me e mi abbatterà, noi saremo
vostri schiavi. Se invece prevarrò io su di lui e lo abbatterò, sarete
voi nostri schiavi e sarete soggetti a noi".
[10] Il Filisteo aggiungeva: "Io ho lanciato oggi una sfida alle
schiere d'Israele. Datemi un uomo e combatteremo insieme".
[11] Saul e tutto Israele udirono le parole del Filisteo; ne rimasero
colpiti ed ebbero grande paura.
[12] Davide era figlio di un Efratita da Betlemme di Giuda chiamato
Iesse, che aveva otto figli. Al tempo di Saul, quest'uomo era anziano e
avanti negli anni.
[13] I tre figli maggiori di Iesse erano andati con Saul in guerra. Di
questi tre figli, che erano andati in guerra, il maggiore si chiamava
Eliab, il secondo Abìnadab, il terzo Samma.
[14] Davide era ancor giovane quando i tre maggiori erano partiti dietro
Saul.
[15] Egli andava e veniva dal seguito di Saul e badava al gregge di suo
padre in Betlemme.
[16] Il Filisteo avanzava mattina e sera; continuò per quaranta giorni
a presentarsi.
[17] Ora Iesse disse a Davide suo figlio: "Prendi su per i tuoi
fratelli questa misura di grano tostato e questi dieci pani e portali in
fretta ai tuoi fratelli nell'accampamento.
[18] Al capo di migliaia porterai invece queste dieci forme di cacio.
Informati della salute dei tuoi fratelli e prendi la loro paga.
[19] Saul con essi e tutto l'esercito di Israele sono nella valle del
Terebinto a combattere contro i Filistei".
[20] Davide si alzò di buon mattino: lasciò il gregge alla cura di un
guardiano, prese la roba e partì come gli aveva ordinato Iesse. Arrivò
all'accampamento quando le truppe uscivano per schierarsi e lanciavano
il grido di guerra.
[21] Si disposero in ordine Israele e i Filistei: schiera contro
schiera.
[22] Davide si tolse il fardello e l'affidò al custode dei bagagli, poi
corse tra le file e domandò ai suoi fratelli se stavano bene.
[23] Mentre egli parlava con loro, ecco il campione, chiamato Golia, il
Filisteo di Gat, uscì dalle schiere filistee e tornò a dire le sue
solite parole e Davide le intese.
[24] Tutti gli Israeliti, quando lo videro, fuggirono davanti a lui ed
ebbero grande paura.
[25] Ora un Israelita disse: "Vedete quest'uomo che avanza? Viene a
sfidare Israele. Chiunque lo abbatterà, il re lo colmerà di ricchezze,
gli darà in moglie sua figlia ed esenterà la casa di suo padre da ogni
gravame in Israele".
[26] Davide domandava agli uomini che stavano attorno a lui: "Che
faranno dunque all'uomo che eliminerà questo Filisteo e farà cessare
la vergogna da Israele? E chi è mai questo Filisteo non circonciso per
insultare le schiere del Dio vivente?".
[27] Tutti gli rispondevano la stessa cosa: "Così e così si farà
all'uomo che lo eliminerà".
[28] Lo sentì Eliab, suo fratello maggiore, mentre parlava con gli
uomini, ed Eliab si irritò con Davide e gli disse: "Ma perché sei
venuto giù e a chi hai lasciato quelle poche pecore nel deserto? Io
conosco la tua boria e la malizia del tuo cuore: tu sei venuto per
vedere la battaglia".
[29] Davide rispose: "Che ho dunque fatto? Non si può fare una
domanda?".
[30] Si allontanò da lui, si rivolse a un altro e fece la stessa
domanda e tutti gli diedero la stessa risposta.
[31] Sentendo le domande che faceva Davide, pensarono di riferirle a
Saul e questi lo fece venire a sé.
[32] Davide disse a Saul: "Nessuno si perda d'animo a causa di
costui. Il tuo servo andrà a combattere con questo Filisteo".
[33] Saul rispose a Davide: "Tu non puoi andare contro questo
Filisteo a batterti con lui: tu sei un ragazzo e costui è uomo d'armi
fin dalla sua giovinezza".
[34] Ma Davide disse a Saul: "Il tuo servo custodiva il gregge di
suo padre e veniva talvolta un leone o un orso a portar via una pecora
dal gregge.
[35] Allora lo inseguivo, lo abbattevo e strappavo la preda dalla sua
bocca. Se si rivoltava contro di me, l'afferravo per le mascelle,
l'abbattevo e lo uccidevo.
[36] Il tuo servo ha abbattuto il leone e l'orso. Codesto Filisteo non
circonciso farà la stessa fine di quelli, perché ha insultato le
schiere del Dio vivente".
[37] Davide aggiunse: "Il Signore che mi ha liberato dalle unghie
del leone e dalle unghie dell'orso, mi libererà anche dalle mani di
questo Filisteo". Saul rispose a Davide: "Ebbene và e il
Signore sia con te".
[38] Saul rivestì Davide della sua armatura, gli mise in capo un elmo
di bronzo e gli fece indossare la corazza.
[39] Poi Davide cinse la spada di lui sopra l'armatura, ma cercò invano
di camminare, perché non aveva mai provato. Allora Davide disse a Saul:
"Non posso camminare con tutto questo, perché non sono
abituato". E Davide se ne liberò.
[40] Poi prese in mano il suo bastone, si scelse cinque ciottoli lisci
dal torrente e li pose nel suo sacco da pastore che gli serviva da
bisaccia; prese ancora in mano la fionda e mosse verso il Filisteo.
[41] Il Filisteo avanzava passo passo, avvicinandosi a Davide, mentre il
suo scudiero lo precedeva.
[42] Il Filisteo scrutava Davide e, quando lo vide bene, ne ebbe
disprezzo, perché era un ragazzo, fulvo di capelli e di bell'aspetto.
[43] Il Filisteo gridò verso Davide: "Sono io forse un cane, perché
tu venga a me con un bastone?". E quel Filisteo maledisse Davide in
nome dei suoi dei.
[44] Poi il Filisteo gridò a Davide: "Fatti avanti e darò le tue
carni agli uccelli del cielo e alle bestie selvatiche".
[45] Davide rispose al Filisteo: "Tu vieni a me con la spada, con
la lancia e con l'asta. Io vengo a te nel nome del Signore degli
eserciti, Dio delle schiere d'Israele, che tu hai insultato.
[46] In questo stesso giorno, il Signore ti farà cadere nelle mie mani.
Io ti abbatterò e staccherò la testa dal tuo corpo e getterò i
cadaveri dell'esercito filisteo agli uccelli del cielo e alle bestie
selvatiche; tutta la terra saprà che vi è un Dio in Israele.
[47] Tutta questa moltitudine saprà che il Signore non salva per mezzo
della spada o della lancia, perché il Signore è arbitro della lotta e
vi metterà certo nelle nostre mani".
[48] Appena il Filisteo si mosse avvicinandosi incontro a Davide, questi
corse prontamente al luogo del combattimento incontro al Filisteo.
[49] Davide cacciò la mano nella bisaccia, ne trasse una pietra, la
lanciò con la fionda e colpì il Filisteo in fronte. La pietra
s'infisse nella fronte di lui che cadde con la faccia a terra.
[50] Così Davide ebbe il sopravvento sul Filisteo con la fionda e con
la pietra e lo colpì e uccise, benché Davide non avesse spada.
[51] Davide fece un salto e fu sopra il Filisteo, prese la sua spada, la
sguainò e lo uccise, poi con quella gli tagliò la testa. I Filistei
videro che il loro eroe era morto e si diedero alla fuga.
[52] Si levarono allora gli uomini d'Israele e di Giuda alzando il grido
di guerra e inseguirono i Filistei fin presso Gat e fino alle porte di
Ekron. I Filistei caddero e lasciarono i loro cadaveri lungo la via fino
a Saaràim, fino a Gat e fino ad Ekron.
[53] Quando gli Israeliti furono di ritorno dall'inseguimento dei
Filistei, saccheggiarono il loro campo.
[54] Davide prese la testa del Filisteo e la portò a Gerusalemme. Le
armi di lui invece le pose nella sua tenda.
[55] Saul, mentre guardava Davide uscire incontro al Filisteo, aveva
chiesto ad Abner capo delle milizie: "Abner, di chi è figlio
questo giovane?". Rispose Abner: "Per la tua vita, o re, non
lo so".
[56] Il re soggiunse: "Chiedi tu di chi sia figlio quel
giovinetto".
[57] Quando Davide tornò dall'uccisione del Filisteo, Abner lo prese e
lo condusse davanti a Saul mentre aveva ancora in mano la testa del
Filisteo.
[58] Saul gli chiese: "Di chi sei figlio, giovane?". Rispose
Davide: "Di Iesse il Betlemmita, tuo servo".
18
[1]
Quando Davide ebbe finito di parlare con Saul, l'anima di Giònata s'era
già talmente legata all'anima di Davide, che Giònata lo amò come se
stesso.
[2] Saul in quel giorno lo prese con sé e non lo lasciò tornare a casa
di suo padre.
[3] Giònata strinse con Davide un patto, perché lo amava come se
stesso.
[4] Giònata si tolse il mantello che indossava e lo diede a Davide e vi
aggiunse i suoi abiti, la sua spada, il suo arco e la cintura.
[5] Davide riusciva in tutti gli incarichi che Saul gli affidava, così
che Saul lo pose al comando dei guerrieri ed era gradito a tutto il
popolo e anche ai ministri di Saul.
[6] Al loro rientrare, mentre Davide tornava dall'uccisione del
Filisteo, uscirono le donne da tutte le città d'Israele a cantare e a
danzare incontro al re Saul, accompagnandosi con i timpani, con grida di
gioia e con sistri.
[7] Le donne danzavano e cantavano alternandosi:
"Saul ha ucciso i suoi mille,
Davide i suoi diecimila".
[8] Saul ne fu molto irritato e gli parvero cattive quelle parole.
Diceva: "Hanno dato a Davide diecimila, a me ne hanno dato mille.
Non gli manca altro che il regno".
[9] Così da quel giorno in poi Saul si ingelosì di Davide.
[10] Il giorno dopo, un cattivo spirito sovrumano s'impossessò di Saul,
il quale si mise a delirare in casa. Davide suonava la cetra come i
giorni precedenti e Saul teneva in mano la lancia.
[11] Saul impugnò la lancia, pensando: "Inchioderò Davide al
muro!". Ma Davide gli sfuggì davanti per due volte.
[12] Saul cominciò a sentir timore di fronte a Davide, perché il
Signore era con lui, mentre si era ritirato da Saul.
[13] Saul lo allontanò da sé e lo fece capo di migliaia e Davide
andava e veniva alla testa del suo gruppo.
[14] Davide riusciva in tutte le sue imprese, poiché il Signore era con
lui.
[15] Saul, vedendo che riusciva proprio sempre, aveva timore di lui.
[16] Ma tutto Israele e Giuda amavano Davide, perché egli si muoveva
alla loro testa.
[17] Ora Saul disse a Davide: "Ecco Merab, mia figlia maggiore. La
do in moglie a te. Tu dovrai essere il mio guerriero e combatterai le
battaglie del Signore". Saul pensava: "Non sia contro di lui
la mia mano, ma contro di lui sia la mano dei Filistei".
[18] Davide rispose a Saul: "Chi sono io e che importanza ha la
famiglia di mio padre in Israele, perché io possa diventare genero del
re?".
[19] Ma ecco, quando venne il tempo di dare Merab, figlia di Saul, a
Davide, fu data invece in moglie ad Adriel di Mecola.
[20] Intanto Mikal, l'altra figlia di Saul, s'invaghì di Davide; ne
riferirono a Saul e la cosa gli piacque.
[21] Saul diceva: "Gliela darò, ma sarà per lui una trappola e la
mano dei Filistei cadrà su di lui". E Saul disse a Davide:
"Oggi hai una seconda occasione per diventare mio genero".
[22] Quindi Saul ordinò ai suoi ministri: "Dite di nascosto a
Davide: Ecco, tu piaci al re e i suoi ministri ti amano. Su, dunque,
diventa genero del re".
[23] I ministri di Saul sussurrarono all'orecchio di Davide queste
parole e Davide rispose: "Vi pare piccola cosa divenir genero del
re? Io sono povero e uomo di bassa condizione".
[24] I ministri di Saul gli riferirono: "Davide ha risposto in
questo modo".
[25] Allora Saul disse: "Riferite a Davide: Il re non pretende il
prezzo nuziale, ma solo cento prepuzi di Filistei, perché sia fatta
vendetta dei nemici del re". Saul pensava di far cadere Davide in
mano ai Filistei.
[26] I ministri di lui riferirono a Davide queste parole e piacque a
Davide tale condizione per diventare genero del re. Non erano ancora
passati i giorni fissati,
[27] quando Davide si alzò, partì con i suoi uomini e uccise tra i
Filistei duecento uomini. Davide riportò i loro prepuzi e li contò
davanti al re per diventare genero del re. Saul gli diede in moglie la
figlia Mikal.
[28] Saul si accorse che il Signore era con Davide e che Mikal figlia di
Saul lo amava.
[29] Saul ebbe ancor più paura nei riguardi di Davide; Saul fu nemico
di Davide per tutti i suoi giorni.
[30] I capi dei Filistei facevano sortite, ma Davide, ogni volta che
uscivano, riportava successi maggiori di tutti i ministri di Saul e in
tal modo si acquistò grande fama.
19
[1] Saul
comunicò a Giònata suo figlio e ai suoi ministri di aver deciso di
uccidere Davide. Ma Giònata figlio di Saul nutriva grande affetto per
Davide.
[2] Giònata informò Davide dicendo: "Saul mio padre cerca di
ucciderti. Stà in guardia da domani all'alba, stà fermo in un luogo
nascosto e non farti vedere.
[3] Io uscirò e starò al fianco di mio padre nella campagna dove sarai
tu e parlerò in tuo favore a mio padre. Vedrò ciò che succede e te lo
farò sapere".
[4] Giònata parlò difatti a Saul suo padre in favore di Davide e gli
disse: "Non si macchi il re contro il suo servo, contro Davide, che
non si è macchiato contro di te, che anzi ti ha reso un servizio molto
grande.
[5] Egli ha esposto la vita, quando sconfisse il Filisteo, e il Signore
ha concesso una grande vittoria a tutto Israele. Hai visto e hai gioito.
Dunque, perché pecchi contro un innocente, uccidendo Davide senza
motivo?".
[6] Saul ascoltò la voce di Giònata e giurò: "Per la vita del
Signore, non morirà!".
[7] Giònata chiamò Davide e gli riferì questo colloquio. Poi Giònata
introdusse presso Saul Davide, che rimase al suo seguito come prima.
[8] La guerra si riaccese e Davide uscì a combattere i Filistei e
inflisse loro una grande sconfitta, sicché si dettero alla fuga davanti
a lui.
[9] Ma un sovrumano spirito cattivo si impadronì di Saul. Egli stava in
casa e teneva in mano la lancia, mentre Davide suonava la cetra.
[10] Saul tentò di colpire Davide con la lancia contro il muro. Ma
Davide si scansò da Saul, che infisse la lancia nel muro. Davide fuggì
e quella notte fu salvo.
[11] Saul mandò messaggeri alla casa di Davide per sorvegliarlo e
ucciderlo il mattino dopo. Mikal moglie di Davide lo avvertì dicendo:
"Se non metti al sicuro la tua vita questa notte, domani sarai
ucciso".
[12] Mikal calò Davide dalla finestra e quegli partì di corsa e si
mise in salvo.
[13] Mikal prese allora i terafim e li pose presso il letto. Mise dalla
parte del capo un tessuto di pelo di capra e coprì il letto con una
coltre.
[14] Saul mandò dunque messaggeri a prendere Davide ma essa disse:
"È malato".
[15] Saul rimandò i messaggeri a vedere Davide con questo ordine:
"Portatelo qui da me nel suo letto, perché lo faccia morire".
[16] Tornarono i messaggeri ed ecco presso il letto c'erano i terafim e
il tessuto di pelo di capra dalla parte del capo.
[17] Saul disse a Mikal: "Perché mi hai ingannato a questo modo e
hai fatto fuggire il mio nemico, perché si mettesse in salvo?".
Rispose Mikal a Saul: "Egli mi ha detto: Lasciami fuggire,
altrimenti ti uccido".
[18] Davide dunque fuggì e si mise in salvo. Andò da Samuele in Rama e
gli narrò quanto gli aveva fatto Saul; poi Davide e Samuele andarono ad
abitare a Naiot.
[19] La cosa fu riferita a Saul: "Ecco, Davide sta a Naiot presso
Rama".
[20] Allora Saul spedì messaggeri a catturare Davide, ma quando videro
profetare la comunità dei profeti, mentre Samuele stava in piedi alla
loro testa, lo spirito di Dio investì i messaggeri di Saul e anch'essi
fecero i profeti.
[21] Annunziarono a Saul questa cosa ed egli spedì altri messaggeri, ma
anch'essi fecero i profeti. Saul mandò di nuovo messaggeri per la terza
volta, ma anch'essi fecero i profeti.
[22] Allora venne egli stesso a Rama e si portò alla grande cisterna
che si trova a Secu e domandò: "C'è qui forse Samuele con
Davide?". Gli risposero: "Eccoli: sono a Naiot di Rama".
[23] Egli si incamminò verso Naiot di Rama, ma cadde anche su di lui lo
spirito di Dio e andava avanti facendo il profeta finché giunse a Naiot
di Rama.
[24] Anch'egli si tolse gli abiti e continuò a fare il profeta davanti
a Samuele; poi crollò e restò nudo tutto quel giorno e tutta la notte.
Da qui è venuto il detto: "Anche Saul è tra i profeti?".
20
[1]
Davide lasciò di nascosto Naiot di Rama, si recò da Giònata e gli
disse: "Che ho fatto, che delitto ho commesso, che colpa ho avuto
nei riguardi di tuo padre, perché attenti così alla mia vita?".
[2] Rispose: "Non sia mai. Non morirai. Vedi, mio padre non fa
nulla di grande o di piccolo senza confidarmelo. Perché mi avrebbe
nascosto questa cosa? Non è possibile!".
[3] Ma Davide giurò ancora: "Tuo padre sa benissimo che ho trovato
grazia ai tuoi occhi e dice: Giònata non deve sapere questa cosa perché
si angustierebbe. Ma, per la vita del Signore e per la tua vita, c'è un
sol passo tra me e la morte".
[4] Giònata disse: "Che cosa desideri che io faccia per te?".
[5] Rispose Davide: "Domani è la luna nuova e io dovrei sedere a
tavola con il re. Ma tu mi lascerai partire e io resterò nascosto nella
campagna fino alla terza sera.
[6] Se tuo padre mi cercherà, dirai: Davide mi ha chiesto di lasciarlo
andare in fretta a Betlemme sua città perché vi si celebra il
sacrificio annuale per tutta la famiglia.
[7] Se dirà: Va bene, allora il tuo servo può stare in pace. Se invece
andrà in collera, sii certo che è stato deciso il peggio da parte sua.
[8] Mostra la tua bontà verso il tuo servo, perché hai voluto legare a
te il tuo servo con un patto del Signore: se ho qualche colpa, uccidimi
tu; ma per qual motivo dovresti condurmi da tuo padre?".
[9] Giònata rispose: "Lungi da te! Se certo io sapessi che da
parte di mio padre è stata decisa una cattiva sorte per te, non te lo
farei forse sapere?".
[10] Davide disse a Giònata: "Chi mi avvertirà se tuo padre ti
risponde duramente?".
[11] Giònata rispose a Davide: "Vieni, andiamo in campagna".
Uscirono tutti e due nei campi.
[12] Allora Giònata disse a Davide: "Per il Signore, Dio
d'Israele, domani o il terzo giorno a quest'ora indagherò le intenzioni
di mio padre. Se saranno favorevoli a Davide e io non manderò subito a
riferirlo al tuo orecchio,
[13] tanto faccia il Signore a Giònata e ancora di peggio. Se invece
sembrerà bene a mio padre decidere il peggio a tuo riguardo, io te lo
confiderò e ti farò partire. Tu andrai tranquillo e il Signore sarà
con te come è stato con mio padre.
[14] Fin quando sarò in vita, usa verso di me la benevolenza del
Signore. Se sarò morto,
[15] non ritirare mai la tua benevolenza dalla mia casa; quando il
Signore avrà sterminato dalla terra ogni uomo nemico di Davide,
[16] non sia eliminato il nome di Giònata dalla casa di Davide: il
Signore ne chiederà conto ai nemici di Davide".
[17] Giònata volle ancor giurare a Davide, perché gli voleva bene e lo
amava come se stesso.
[18] Giònata disse a Davide: "Domani è la luna nuova e la tua
assenza sarà notata perché si guarderà al tuo posto.
[19] Aspetterai il terzo giorno, poi scenderai in fretta e ti recherai
al luogo dove ti sei nascosto il giorno di quel fatto e resterai presso
quella collinetta.
[20] Io tirerò tre frecce da quella parte, come se tirassi al bersaglio
per mio conto.
[21] Poi manderò il ragazzo gridando: Và a cercare le frecce! Se dirò
al ragazzo: Guarda, le frecce sono più in qua da dove ti trovi,
prendile!, allora vieni, perché tutto va bene per te; per la vita del
Signore, non ci sarà niente di grave.
[22] Se invece dirò al giovane: Guarda, le frecce sono più avanti di
dove ti trovi!, allora và perché il Signore ti fa partire.
[23] Riguardo alle parole che abbiamo detto io e tu, ecco è testimonio
il Signore tra me e te per sempre".
[24] Davide dunque si nascose nel campo. Arrivò la luna nuova e il re
sedette a tavola per mangiare.
[25] Il re sedette come al solito sul sedile contro il muro; Giònata
stette di fronte, Abner si sedette al fianco del re e il posto di Davide
rimase vuoto.
[26] Ma Saul non disse nulla quel giorno, perché pensava: "Gli sarà
successo un inconveniente: non sarà mondo. Certo, non è mondo".
[27] Ed ecco l'indomani, il secondo giorno della luna nuova, il posto di
Davide era ancora vuoto. Saul disse allora a Giònata suo figlio:
"Perché il figlio di Iesse non è venuto a tavola né ieri né
oggi?".
[28] Giònata rispose a Saul: "Davide mi ha chiesto con insistenza
di lasciarlo andare a Betlemme.
[29] Mi ha detto: Lasciami andare, perché abbiamo in città il
sacrificio di famiglia e mio fratello me ne ha fatto un obbligo. Se
dunque ho trovato grazia ai tuoi occhi, lasciami libero, perché possa
vedere i miei fratelli. Per questo non è venuto alla tavola del
re".
[30] Saul si adirò molto con Giònata e gli gridò: "Figlio d'una
donna perduta, non so io forse che tu prendi le parti del figlio di
Iesse, a tua vergogna e a vergogna della nudità di tua madre?
[31] Perché fino a quando vivrà il figlio di Iesse sulla terra, non
avrai sicurezza né tu né il tuo regno. Manda dunque a prenderlo e
conducilo qui da me, perché deve morire".
[32] Rispose Giònata a Saul suo padre: "Perché deve morire? Che
ha fatto?".
[33] Saul afferrò la lancia contro di lui per colpirlo e Giònata capì
che l'uccisione di Davide era cosa ormai decisa da parte di suo padre.
[34] Giònata si alzò dalla tavola acceso d'ira e non volle prendere
cibo in quel secondo giorno della luna nuova. Era rattristato per
riguardo a Davide perché suo padre ne violava i diritti.
[35] Il mattino dopo Giònata uscì in campagna, per dare le indicazioni
a Davide. Era con lui un ragazzo ancora piccolo.
[36] Egli disse al ragazzo: "Corri a cercare le frecce che io tirerò".
Il ragazzo corse ed egli tirò la freccia più avanti di lui.
[37] Il ragazzo corse fino al luogo dov'era la freccia che Giònata
aveva tirata e Giònata gridò al ragazzo: "La freccia non è forse
più avanti di te?".
[38] Giònata gridò ancora al ragazzo: "Corri svelto e non
fermarti!". Il ragazzo di Giònata raccolse le frecce e le portò
al suo padrone.
[39] Il ragazzo non aveva capito niente; soltanto Giònata e Davide
sapevano la cosa.
[40] Allora diede le armi al ragazzo che era con lui e gli disse:
"Và e riportale in città".
[41] Partito il ragazzo, Davide si mosse da dietro la collinetta, cadde
con la faccia a terra e si prostrò tre volte, poi si baciarono l'un
l'altro e piansero l'uno insieme all'altro, finché per Davide si fece
tardi.
[42] Allora Giònata disse a Davide: "Và in pace, ora che noi due
abbiamo giurato nel nome del Signore: il Signore sia con me e con te,
con la mia discendenza e con la tua discendenza per sempre".
21
[1]
Davide si alzò e partì e Giònata tornò in città.
[2] Davide si recò a Nob dal sacerdote Achimelech. Achimelech, turbato,
andò incontro a Davide e gli disse: "Perché sei solo e non c'è
nessuno con te?".
[3] Rispose Davide al sacerdote Achimelech: "Il re mi ha ordinato e
mi ha detto: Nessuno sappia niente di questa cosa per la quale ti mando
e di cui ti ho dato incarico. Ai miei uomini ho dato appuntamento al tal
posto.
[4] Ora però se hai a disposizione cinque pani, dammeli, o altra cosa
che si possa trovare".
[5] Il sacerdote rispose a Davide: "Non ho sottomano pani comuni,
ho solo pani sacri: se i tuoi giovani si sono almeno astenuti dalle
donne, potete mangiarne".
[6] Rispose Davide al sacerdote: "Ma certo! Dalle donne ci siamo
astenuti da tre giorni. Come sempre quando mi metto in viaggio, i
giovani sono mondi, sebbene si tratti d'un viaggio profano; tanto più
oggi essi sono mondi".
[7] Il sacerdote gli diede il pane sacro, perché non c'era là altro
pane che quello dell'offerta, ritirato dalla presenza del Signore, per
essere sostituito con pane fresco nel giorno in cui si toglie.
[8] Ma era là in quel giorno uno dei ministri di Saul, trattenuto
presso il Signore, di nome Doeg, Idumeo, capo dei pastori di Saul.
[9] Davide disse ad Achimelech: "Non hai per caso sottomano una
lancia o una spada? Io non ho preso con me né la lancia né altra arma,
perché l'incarico del re era urgente".
[10] Il sacerdote rispose: "Guarda, c'è la spada di Golia, il
Filisteo che tu hai ucciso nella valle del Terebinto; è là dietro
l'efod, avvolta in un manto. Se vuoi, portala via, prendila, perché qui
non c'è altra spada che questa". Rispose Davide: "Non ce n'è
una migliore; dammela".
[11] Quel giorno Davide si alzò e si allontanò da Saul e giunse da
Achis, re di Gat.
[12] I ministri di Achis gli dissero: "Non è costui Davide, il re
del paese? Non cantavano in coro in onore di lui:
Ha ucciso Saul i suoi mille
e Davide i suoi diecimila?".
[13] Davide si preoccupò di queste parole e temette molto Achis re di
Gat.
[14] Allora cominciò a fare il pazzo ai loro occhi, a fare il folle tra
le loro mani; tracciava segni sui battenti delle porte e lasciava colare
la saliva sulla barba.
[15] Achis disse ai ministri: "Ecco, vedete anche voi che è un
pazzo. Perché lo avete condotto da me? Non ho abbastanza pazzi io perché
mi conduciate anche costui per fare il folle davanti a me? Dovrebbe
entrare in casa mia un uomo simile?".
22
[1]
Davide partì di là e si rifugiò nella grotta di Adullàm. Lo seppero
i suoi fratelli e tutta la casa di suo padre e scesero là.
[2] Si radunarono allora con lui quanti erano in strettezze, quelli che
avevano debiti e tutti gli scontenti, ed egli diventò loro capo.
Stettero così con lui circa quattrocento uomini.
[3] Davide partì di là e andò a Mizpa di Moab e disse al re di Moab:
"Permetti che restino con voi mio padre e mia madre, finché sappia
che cosa Dio vuol fare di me".
[4] Li presentò al re di Moab e rimasero con lui finché Davide rimase
nel rifugio.
[5] Il profeta Gad disse a Davide: "Non restare più in questo
rifugio. Parti e và nel paese di Giuda". Davide partì e andò
nella foresta di Cheret.
[6] Saul venne a sapere che era stato avvistato Davide con gli uomini
che erano con lui. Saul era seduto in Gàbaa, sotto il tamarisco
sull'altura, con la lancia in mano e i ministri intorno.
[7] Saul disse allora ai ministri che gli stavano intorno:
"Ascoltate, voi Beniaminiti, voi tutti che siete qui. Forse il
figlio di Iesse darà a tutti voi campi e vigne, vi farà capi di
migliaia e capi di centinaia,
[8] perché voi tutti siate d'accordo contro di me? Nessuno mi avverte
dell'alleanza di mio figlio con il figlio di Iesse, nessuno di voi si
interessa di me e nessuno mi confida che mio figlio ha sollevato il mio
servo contro di me per ordire insidie, come avviene oggi".
[9] Rispose Doeg l'Idumeo, che stava con i ministri di Saul: "Ho
visto il figlio di Iesse quando venne a Nob da Achimelech figlio di
Achitub
[10] e costui ha consultato il Signore per lui, gli ha dato da mangiare
e gli ha consegnato la spada di Golia il Filisteo".
[11] Il re subito convocò il sacerdote Achimelech figlio di Achitub e
tutti i sacerdoti della casa di suo padre che erano in Nob ed essi
vennero tutti dal re.
[12] Disse Saul: "Ascolta, figlio di Achitub". Rispose:
"Eccomi, signor mio".
[13] Saul gli disse: "Perché vi siete accordati contro di me, tu e
il figlio di Iesse, dal momento che gli hai fornito pane e spada e hai
consultato l'oracolo di Dio per lui, allo scopo di sollevarmi oggi un
nemico?".
[14] Achimelech rispose al re: "E chi è come Davide tra tutti i
ministri del re? È fedele, è genero del re, capo della tua guardia e
onorato in casa tua.
[15] È forse oggi la prima volta che consulto Dio per lui? Lungi da me!
Non getti il re questa colpa sul suo servo né su tutta la casa di mio
padre, poiché il tuo servo non sapeva di questa faccenda cosa alcuna, né
piccola né grande".
[16] Ma il re disse: "Devi morire, Achimelech, tu e tutta la casa
di tuo padre".
[17] Il re disse ai corrieri che stavano attorno a lui:
"Accostatevi e mettete a morte i sacerdoti del Signore, perché
hanno prestato mano a Davide e non mi hanno avvertito pur sapendo che
egli fuggiva". Ma i ministri del re non vollero stendere le mani
per colpire i sacerdoti del Signore.
[18] Allora il re disse a Doeg: "Accostati tu e colpisci i
sacerdoti". Doeg l'Idumeo si fece avanti e colpì di sua mano i
sacerdoti e uccise in quel giorno ottantacinque uomini che portavano
l'efod di lino.
[19] Saul passò a fil di spada Nob, la città dei sacerdoti: uomini e
donne, fanciulli e lattanti; anche buoi, asini e pecore passò a fil di
spada.
[20] Scampò un figlio di Achimelech, figlio di Achitub, che si chiamava
Ebiatar, il quale fuggì presso Davide.
[21] Ebiatar narrò a Davide che Saul aveva trucidato i sacerdoti del
Signore.
[22] Davide rispose ad Ebiatar: "Quel giorno sapevo, data la
presenza di Doeg l'Idumeo, che avrebbe riferito tutto a Saul. Io devo
rispondere di tutte le vite della casa di tuo padre.
[23] Rimani con me e non temere: chiunque vorrà la tua vita, vorrà la
mia, perché tu starai presso di me come un deposito da custodire".
23
[1]
Riferirono a Davide: "Ecco i Filistei assediano Keila e
saccheggiano le aie".
[2] Davide consultò il Signore chiedendo: "Devo andare? Riuscirò
a battere questi Filistei?". Rispose il Signore: "Và perché
sconfiggerai i Filistei e libererai Keila".
[3] Ma gli uomini di Davide gli dissero: "Ecco, noi abbiamo già da
temere qui in Giuda, tanto più se andremo a Keila contro le forze dei
Filistei".
[4] Davide consultò di nuovo il Signore e il Signore gli rispose:
"Muoviti e scendi a Keila, perché io metterò i Filistei nelle tue
mani".
[5] Davide con i suoi uomini scese a Keila, assalì i Filistei, portò
via il loro bestiame e inflisse loro una grande sconfitta. Così Davide
liberò gli abitanti di Keila.
[6] Quando Ebiatar figlio di Achimelech si era rifugiato presso Davide,
l'efod era nelle sue mani e con quello era sceso a Keila.
[7] Fu riferito a Saul che Davide era giunto a Keila e Saul disse:
"Dio l'ha messo nelle mie mani, perché si è messo in una trappola
venendo in una città con porte e sbarre".
[8] Saul chiamò tutto il popolo alle armi per scendere a Keila e
assediare Davide e i suoi uomini.
[9] Quando Davide seppe che Saul veniva contro di lui macchinando
disegni iniqui, disse al sacerdote Ebiatar: "Porta qui
l'efod".
[10] Davide disse: "Signore, Dio d'Israele, il tuo servo ha sentito
dire che Saul cerca di venire contro Keila e di distruggere la città
per causa mia.
[11] Mi metteranno nelle sue mani i cittadini di Keila? Scenderà Saul,
come ha saputo il tuo servo? Signore, Dio d'Israele, fallo sapere al tuo
servo". Il Signore rispose: "Scenderà".
[12] Davide aggiunse: "I cittadini di Keila mi consegneranno nelle
mani di Saul con i miei uomini?". Il Signore rispose: "Ti
consegneranno".
[13] Davide si alzò e uscì da Keila con la truppa, circa seicento
uomini, e andò vagando senza mèta. Fu riferito a Saul che Davide era
fuggito da Keila ed egli rinunziò all'azione.
[14] Davide andò a dimorare nel deserto in luoghi impervii, in zona
montuosa, nel deserto di Zif e Saul lo ricercava sempre; ma Dio non lo
mise mai nelle sue mani.
[15] Davide sapeva che Saul era uscito a cercare la sua vita. Intanto
Davide stava nel deserto di Zif, a Corsa.
[16] Allora Giònata figlio di Saul si alzò e andò da Davide a Corsa e
ne rinvigorì il coraggio in Dio.
[17] Poi gli disse: "Non temere: la mano di Saul mio padre non potrà
raggiungerti e tu regnerai su Israele mentre io sarò a te secondo.
Anche Saul mio padre lo sa bene".
[18] Essi strinsero un patto davanti al Signore. Davide rimase a Corsa e
Giònata tornò a casa.
[19] Ma alcuni uomini di Zif vennero a Gàbaa da Saul per dirgli:
"Non sai che Davide è nascosto presso di noi fra i dirupi?
[20] Ora, atteso il tuo desiderio di scendere, o re, scendi e sapremo
metterlo nelle mani del re".
[21] Rispose Saul: "Benedetti voi nel nome del Signore, perché vi
siete presi a cuore la mia causa.
[22] Andate dunque, informatevi ancora, accertatevi bene del luogo dove
muove i suoi passi e chi lo ha visto là, perché mi hanno detto che
egli è molto astuto.
[23] Cercate di conoscere tutti i nascondigli nei quali si rifugia e
tornate a me con la conferma. Allora verrò con voi e, se sarà nel
paese, lo ricercherò in tutti i villaggi di Giuda".
[24] Si alzarono e tornarono a Zif precedendo Saul. Davide e i suoi
uomini erano nel deserto di Maon, nell'Araba a meridione della steppa.
[25] Saul andò con i suoi uomini per ricercarlo. Ma la cosa fu riferita
a Davide, il quale scese presso la rupe, rimanendo nel deserto di Maon.
Lo seppe Saul e seguì le tracce di Davide nel deserto di Maon.
[26] Saul procedeva sul fianco del monte da una parte e Davide e i suoi
uomini sul fianco del monte dall'altra parte. Davide cercava in ogni
modo di sfuggire a Saul e Saul e i suoi uomini accerchiavano Davide e i
suoi uomini per prenderli.
[27] Ma arrivò un messaggero a dire a Saul: "Vieni in fretta,
perché i Filistei hanno invaso il paese".
[28] Allora Saul cessò di inseguire Davide e andò contro i Filistei.
Per questo chiamarono quel luogo: Rupe della separazione.
24
[1]
Davide da quel luogo salì ad abitare nel deserto di Engàddi.
[2] Quando Saul tornò dall'azione contro i Filistei, gli riferirono:
"Ecco, Davide è nel deserto di Engàddi".
[3] Saul scelse tremila uomini valenti in tutto Israele e partì alla
ricerca di Davide di fronte alle Rocce dei caprioli.
[4] Arrivò ai recinti dei greggi lungo la strada, ove c'era una
caverna. Saul vi entrò per un bisogno naturale, mentre Davide e i suoi
uomini se ne stavano in fondo alla caverna.
[5] Gli uomini di Davide gli dissero: "Ecco il giorno in cui il
Signore ti dice: Vedi, metto nelle tue mani il tuo nemico, trattalo come
vuoi". Davide si alzò e tagliò un lembo del mantello di Saul,
senza farsene accorgere.
[6] Ma ecco, dopo aver fatto questo, Davide si sentì battere il cuore
per aver tagliato un lembo del mantello di Saul.
[7] Poi disse ai suoi uomini: "Mi guardi il Signore dal fare simile
cosa al mio signore, al consacrato del Signore, dallo stendere la mano
su di lui, perché è il consacrato del Signore".
[8] Davide dissuase con parole severe i suoi uomini e non permise che si
avventassero contro Saul. Saul uscì dalla caverna e tornò sulla via.
[9] Dopo questo fatto, Davide si alzò, uscì dalla grotta e gridò a
Saul: "O re, mio signore"; Saul si voltò indietro e Davide si
inginocchiò con la faccia a terra e si prostrò.
[10] Davide continuò rivolgendosi a Saul: "Perché ascolti la voce
di chi dice: Ecco Davide cerca la tua rovina?
[11] Ecco, in questo giorno i tuoi occhi hanno visto che il Signore ti
aveva messo oggi nelle mie mani nella caverna. Mi fu suggerito di
ucciderti, ma io ho avuto pietà di te e ho detto: Non stenderò la mano
sul mio signore, perché egli è il consacrato del Signore.
[12] Guarda, padre mio, il lembo del tuo mantello nella mia mano: quando
ho staccato questo lembo dal tuo mantello nella caverna, vedi che non ti
ho ucciso. Riconosci dunque e vedi che non c'è in me alcun disegno
iniquo né ribellione, né ho peccato contro di te; invece tu vai
insidiando la mia vita per sopprimerla.
[13] Sia giudice il Signore tra me e te e mi faccia giustizia il Signore
nei tuoi confronti, poiché la mia mano non si stenderà su di te.
[14] Come dice il proverbio antico:
Dagli empi esce l'empietà
e la mia mano non sarà contro di te.
[15] Contro chi è uscito il re d'Israele? Chi insegui? Un cane morto,
una pulce.
[16] Il Signore sia arbitro e giudice tra me e te, veda e giudichi la
mia causa e mi faccia giustizia di fronte a te".
[17] Quando Davide ebbe finito di pronunziare verso Saul queste parole,
Saul disse: "È questa la tua voce, Davide figlio mio?". Saul
alzò la voce e pianse.
[18] Poi continuò verso Davide: "Tu sei stato più giusto di me,
perché mi hai reso il bene, mentre io ti ho reso il male.
[19] Oggi mi hai dimostrato che agisci bene con me, che il Signore mi
aveva messo nelle tue mani e tu non mi hai ucciso.
[20] Quando mai uno trova il suo nemico e lo lascia andare per la sua
strada in pace? Il Signore ti renda felicità per quanto hai fatto a me
oggi.
[21] Or ecco sono persuaso che, certo, regnerai e che sarà saldo nelle
tue mani il regno d'Israele.
[22] Ma tu giurami ora per il Signore che non sopprimerai dopo di me la
mia discendenza e non cancellerai il mio nome dalla casa di mio
padre".
[23] Davide giurò a Saul. Saul tornò a casa, mentre Davide con i suoi
uomini salì al rifugio.
25
[1]
Samuele morì, e tutto Israele si radunò e lo pianse. Lo seppellirono
presso la sua casa in Rama. Davide si alzò e scese al deserto di Paran.
[2] Vi era in Maon un uomo che possedeva beni a Carmel; costui era molto
ricco, aveva un gregge di tremila pecore e mille capre e si trovava a
Carmel per tosare il gregge.
[3] Quest'uomo si chiamava Nabal e sua moglie Abigail. La donna era di
buon senso e di bell'aspetto, ma il marito era brutale e cattivo; era un
Calebita.
[4] Davide nel deserto sentì che Nabal era alla tosatura del gregge.
[5] Allora Davide inviò dieci giovani; Davide disse a questi giovani:
"Salite a Carmel, andate da Nabal e chiedetegli a mio nome se sta
bene.
[6] Voi direte così a mio fratello: Pace a te e pace alla tua casa e
pace a quanto ti appartiene!
[7] Ho sentito appunto che stanno tosando le tue pecore. Ebbene, quando
i tuoi pastori sono stati con noi, non li abbiamo molestati e niente
delle loro cose ha subito danno finché sono stati a Carmel.
[8] Interroga i tuoi uomini e ti informeranno. Questi giovani trovino
grazia ai tuoi occhi, perché siamo giunti in un giorno lieto. Dà, ti
prego, quanto puoi dare ai tuoi servi e al tuo figlio Davide".
[9] Gli uomini di Davide andarono e fecero a Nabal tutto quel discorso a
nome di Davide e attesero.
[10] Ma Nabal rispose ai servi di Davide: "Chi è Davide e chi è
il figlio di Iesse? Oggi sono troppi i servi che scappano dai loro
padroni.
[11] Devo prendere il pane, l'acqua e la carne che ho preparato per i
tosatori e darli a gente che non so da dove venga?".
[12] Gli uomini di Davide rifecero la strada, tornarono indietro e gli
riferirono tutto questo discorso.
[13] Allora Davide disse ai suoi uomini: "Cingete tutti la
spada!". Tutti cinsero la spada e Davide cinse la sua e partirono
dietro Davide circa quattrocento uomini. Duecento rimasero a guardia dei
bagagli.
[14] Ma Abigail, la moglie di Nabal, fu avvertita da uno dei servi, che
le disse: "Ecco Davide ha inviato messaggeri dal deserto per
salutare il nostro padrone, ma egli ha inveito contro di essi.
[15] Veramente questi uomini sono stati molto buoni con noi; non ci
hanno molestati e non ci è venuto a mancare niente finché siamo stati
con loro, quando eravamo in campagna.
[16] Sono stati per noi come un muro di difesa di notte e di giorno,
finché siamo stati con loro a pascolare il gregge.
[17] Sappilo dunque e vedi ciò che devi fare, perché pende qualche
guaio sul nostro padrone e su tutta la sua casa. Egli poi è troppo
cattivo e non gli si può dire una parola".
[18] Abigail allora prese in fretta duecento pani, due otri di vino,
cinque arieti preparati, cinque misure di grano tostato, cento grappoli
di uva passa e duecento schiacciate di fichi secchi e li caricò sugli
asini.
[19] Poi disse ai servi: "Precedetemi, io vi seguirò". Ma non
disse nulla al marito Nabal.
[20] Ora, mentre essa sul dorso di un asino scendeva lungo un sentiero
nascosto della montagna, Davide e i suoi uomini scendevano di fronte a
lei ed essa s'incontrò con loro.
[21] Davide andava dicendo: "Ho dunque custodito invano tutto ciò
che appartiene a costui nel deserto; niente fu danneggiato di ciò che
gli appartiene ed egli mi rende male per bene.
[22] Tanto faccia Dio ai nemici di Davide e ancora peggio, se di tutti i
suoi io lascerò sopravvivere fino al mattino un solo maschio!".
[23] Appena Abigail vide Davide, smontò in fretta dall'asino, cadde con
la faccia davanti a Davide e si prostrò a terra.
[24] Cadde ai suoi piedi e disse: "Sono io colpevole, mio signore.
Lascia che parli la tua schiava al tuo orecchio e tu dègnati di
ascoltare le parole della tua schiava.
[25] Non faccia caso il mio signore di quell'uomo cattivo che è Nabal,
perché egli è come il suo nome: stolto si chiama e stoltezza è in
lui; io tua schiava non avevo visto i tuoi giovani, o mio signore, che
avevi mandato.
[26] Ora, mio signore, per la vita del Signore e per la tua vita, poiché
il Signore ti ha impedito di venire al sangue e farti giustizia con la
tua mano, siano appunto come Nabal i tuoi nemici e coloro che cercano di
fare il male al mio signore.
[27] Quanto a questo dono che la tua schiava porta al mio signore, fà
che sia dato agli uomini che seguono i tuoi passi, mio signore.
[28] Perdona la colpa della tua schiava. Certo il Signore concederà a
te, mio signore, una casa duratura, perché il mio signore combatte le
battaglie del Signore, né si troverà alcun male in te per tutti i
giorni della tua vita.
[29] Se qualcuno insorgerà a perseguitarti e a cercare la tua vita, la
tua anima, o mio signore, sarà conservata nello scrigno della vita
presso il Signore tuo Dio, mentre l'anima dei tuoi nemici Egli la
scaglierà come dal cavo della fionda.
[30] Certo, quando il Signore ti avrà concesso tutto il bene che ha
detto a tuo riguardo e ti avrà costituito capo d'Israele,
[31] non sia di angoscia o di rimorso al tuo cuore questa cosa: l'aver
versato invano il sangue e l'aver fatto giustizia con la tua mano, mio
signore. Il Signore ti farà prosperare, mio signore, ma tu vorrai
ricordarti della tua schiava".
[32] Davide esclamò rivolto ad Abigail: "Benedetto il Signore, Dio
d'Israele, che ti ha mandato oggi incontro a me.
[33] Benedetto il tuo senno e benedetta tu che mi hai impedito oggi di
venire al sangue e di fare giustizia da me.
[34] Viva sempre il Signore, Dio d'Israele, che mi ha impedito di farti
il male; perché se non fossi venuta in fretta incontro a me, non
sarebbe rimasto a Nabal allo spuntar del giorno un solo maschio".
[35] Davide prese poi dalle mani di lei quanto gli aveva portato e le
disse: "Torna a casa in pace. Vedi: ho ascoltato la tua voce e ho
rasserenato il tuo volto".
[36] Abigail tornò da Nabal: questi teneva in casa un banchetto come un
banchetto da re. Il suo cuore era allegro ed egli era ubriaco fradicio.
Essa non gli disse né tanto né poco fino allo spuntar del giorno.
[37] Il mattino dopo, quando Nabal ebbe smaltito il vino, la moglie gli
narrò la faccenda; il cuore gli si tramortì nel petto ed egli rimase
come una pietra.
[38] Dieci giorni dopo il Signore colpì Nabal ed egli morì.
[39] Quando Davide sentì che Nabal era morto, esclamò: "Benedetto
il Signore che ha fatto giustizia dell'ingiuria che ho ricevuto da
Nabal; ha trattenuto il suo servo dal male e ha rivolto sul capo di
Nabal la sua iniquità". Poi Davide mandò messaggeri e annunziò
ad Abigail che voleva prenderla in moglie.
[40] I servi di Davide andarono a Carmel e le dissero: "Davide ci
ha mandati a prenderti perché tu sia sua moglie".
[41] Essa si alzò, si prostrò con la faccia a terra e disse:
"Ecco, la tua schiava sarà come una schiava per lavare i piedi ai
servi del mio signore".
[42] Abigail si preparò in fretta poi salì su un asino e, seguita
dalle sue cinque giovani ancelle, tenne dietro ai messaggeri di Davide e
divenne sua moglie.
[43] Davide aveva preso anche Achinoàm da Izreèl e furono tutte e due
sue mogli.
[44] Saul aveva dato Mikal sua figlia, già moglie di Davide, a Palti
figlio di Lais, che abitava in Gallìm.
26
[1] Gli
abitanti di Zif si recarono da Saul in Gàbaa e gli dissero: "Non
è forse Davide nascosto sull'altura di Cachilà, di fronte al
deserto?".
[2] Saul si mosse e scese al deserto di Zif conducendo con sé tremila
uomini scelti di Israele, per ricercare Davide nel deserto di Zif.
[3] Saul si accampò sull'altura di Cachilà di fronte al deserto presso
la strada mentre Davide si trovava nel deserto. Quando si accorse che
Saul lo inseguiva nel deserto,
[4] Davide mandò alcune spie ed ebbe conferma che Saul era arrivato
davvero.
[5] Allora Davide si alzò e venne al luogo dove era giunto Saul; là
Davide notò il posto dove dormivano Saul e Abner figlio di Ner, capo
dell'esercito di lui. Saul riposava tra i carriaggi e la truppa era
accampata all'intorno.
[6] Davide si rivolse ad Achimelech, l'Hittita e ad Abisài, figlio di
Zeruià, fratello di Ioab, dicendo: "Chi vuol scendere con me da
Saul nell'accampamento?". Rispose Abisài: "Scenderò io con
te".
[7] Davide e Abisài scesero tra quella gente di notte ed ecco Saul
giaceva nel sonno tra i carriaggi e la sua lancia era infissa a terra a
capo del suo giaciglio mentre Abner con la truppa dormiva all'intorno.
[8] Abisài disse a Davide: "Oggi Dio ti ha messo nelle mani il tuo
nemico. Lascia dunque che io l'inchiodi a terra con la lancia in un sol
colpo e non aggiungerò il secondo".
[9] Ma Davide disse ad Abisài: "Non ucciderlo! Chi mai ha messo la
mano sul consacrato del Signore ed è rimasto impunito?".
[10] Davide soggiunse: "Per la vita del Signore, solo il Signore lo
toglierà di mezzo o perché arriverà il suo giorno e morirà o perché
scenderà in battaglia e sarà ucciso.
[11] Il Signore mi guardi dallo stendere la mano sul consacrato del
Signore! Ora prendi la lancia che sta a capo del suo giaciglio e la
brocca dell'acqua e andiamocene".
[12] Così Davide portò via la lancia e la brocca dell'acqua che era
dalla parte del capo di Saul e tutti e due se ne andarono; nessuno vide,
nessuno se ne accorse, nessuno si svegliò: tutti dormivano, perché era
venuto su di loro un torpore mandato dal Signore.
[13] Davide passò dall'altro lato e si fermò lontano sulla cima del
monte; vi era grande spazio tra di loro.
[14] Allora Davide gridò alla truppa e ad Abner, figlio di Ner:
"Non risponderai, Abner?". Abner rispose: "Chi sei tu che
gridi verso il re?".
[15] Davide rispose ad Abner: "Non sei un uomo tu? E chi è come te
in Israele? E perché non hai fatto guardia al re tuo signore? È venuto
infatti uno del popolo per uccidere il re tuo signore.
[16] Non hai fatto certo una bella cosa. Per la vita del Signore, siete
degni di morte voi che non avete fatto guardia al vostro signore,
all'unto del Signore. E ora guarda dov'è la lancia del re e la brocca
che era presso il suo capo".
[17] Saul riconobbe la voce di Davide e gridò: "È questa la tua
voce, Davide, figlio mio?". Rispose Davide: "È la mia voce, o
re mio signore".
[18] Aggiunse: "Perché il mio signore perseguita il suo servo? Che
ho fatto? Che male si trova in me?
[19] Ascolti dunque il re mio signore la parola del suo servo: se il
Signore ti eccita contro di me, voglia accettare il profumo di
un'offerta. Ma se sono gli uomini, siano maledetti davanti al Signore,
perché oggi mi scacciano lontano, impedendomi di partecipare all'eredità
del Signore. È come se dicessero: Và a servire altri dei.
[20] Almeno non sia versato sulla terra il mio sangue lontano dal
Signore, ora che il re d'Israele è uscito in campo per ricercare una
pulce, come si insegue una pernice sui monti".
[21] Il re rispose: "Ho peccato, ritorna, Davide figlio mio. Non ti
farò più del male, perché la mia vita oggi è stata tanto preziosa ai
tuoi occhi. Ho agito da sciocco e mi sono molto, molto ingannato".
[22] Rispose Davide: "Ecco la lancia del re, passi qui uno degli
uomini e la prenda!
[23] Il Signore renderà a ciascuno secondo la sua giustizia e la sua
fedeltà, dal momento che oggi il Signore ti aveva messo nelle mie mani
e non ho voluto stendere la mano sul consacrato del Signore.
[24] Ed ecco, come è stata preziosa oggi la tua vita ai miei occhi, così
sia preziosa la mia vita agli occhi del Signore ed egli mi liberi da
ogni angoscia".
[25] Saul rispose a Davide: "Benedetto tu sia, Davide figlio mio.
Certo saprai fare e riuscirai in tutto". Davide andò per la sua
strada e Saul tornò alla sua dimora.
27
[1]
Davide pensò: "Certo un giorno o l'altro perirò per mano di Saul.
Non ho miglior via d'uscita che cercare scampo nel paese dei Filistei;
Saul rinunzierà a ricercarmi in tutto il territorio d'Israele e sfuggirò
dalle sue mani".
[2] Così Davide si mosse e si portò, con i seicento uomini che aveva
con sé, presso Achis, figlio di Moach, re di Gat.
[3] Davide rimase presso Achis in Gat, lui e i suoi uomini, ciascuno con
la famiglia; Davide con le due mogli, Achinoàm di Izreèl e Abigail, già
moglie di Nabal da Carmel.
[4] Fu riferito a Saul che Davide si era rifugiato in Gat e non lo cercò
più.
[5] Davide disse ad Achis: "Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, mi
sia concesso un luogo in una città del tuo territorio dove io possa
abitare. Perché dovrà stare il tuo servo presso di te nella tua città
reale?".
[6] E Achis quello stesso giorno gli diede Ziklàg; per questo Ziklàg
è rimasta in possesso di Giuda fino a oggi.
[7] La durata del soggiorno di Davide nel territorio dei Filistei fu di
un anno e quattro mesi.
[8] Davide e i suoi uomini partivano a fare razzie contro i Ghesuriti, i
Ghirziti e gli Amaleciti: questi appunto sono gli abitanti di quel
territorio che si estende da Telam verso Sur fino al paese d'Egitto.
[9] Davide batteva quel territorio e non lasciava in vita né uomo né
donna; prendeva greggi e armenti, asini e cammelli e vesti, poi tornava
indietro e veniva da Achis.
[10] Quando Achis chiedeva: "Dove avete fatto scorrerie
oggi?", Davide rispondeva: "Contro il Negheb di Giuda, contro
il Negheb degli Ierahmeeliti, contro il Negheb dei Keniti".
[11] Davide non lasciava sopravvivere né uomo né donna da portare a
Gat, pensando: "Non vorrei che riferissero contro di noi: Così ha
fatto Davide". Tale fu la sua condotta finché dimorò nel
territorio dei Filistei.
[12] Achis faceva conto su Davide, pensando: "Certo si è attirato
l'odio del suo popolo, di Israele e così sarà per sempre mio
servo".
28
[1] In
quei giorni i Filistei radunarono l'esercito per combattere contro
Israele e Achis disse a Davide: "Tieni bene a mente che devi uscire
in campo con me insieme con i tuoi uomini".
[2] Davide rispose ad Achis: "Tu sai già quello che farà il tuo
servo". Achis disse: "Bene! Ti faccio per sempre mia guardia
del corpo".
[3] Samuele era morto e tutto Israele aveva fatto il lamento su di lui;
poi l'avevano seppellito in Rama sua città. Saul aveva bandito dal
paese i negromanti e gl'indovini.
[4] I Filistei si radunarono, si mossero e posero il campo in Sunàm.
Saul radunò tutto Israele e si accampò sul Gelboe.
[5] Quando Saul vide il campo dei Filistei, rimase atterrito e il suo
cuore tremò di paura.
[6] Saul consultò il Signore e il Signore non gli rispose né
attraverso sogni, né mediante gli Urim, né per mezzo dei profeti.
[7] Allora Saul disse ai suoi ministri: "Cercatemi una negromante,
perché voglio andare a consultarla". I suoi ministri gli
risposero: "Vi è una negromante nella città di Endor".
[8] Saul si camuffò, si travestì e partì con due uomini. Arrivò da
quella donna di notte. Disse: "Pratica la divinazione per me con
uno spirito. Evocami colui che io ti dirò".
[9] La donna gli rispose: "Tu sai bene quello che ha fatto Saul: ha
eliminato dal paese i negromanti e gli indovini e tu perché tendi un
tranello alla mia vita per uccidermi?".
[10] Saul le giurò per il Signore: "Per la vita del Signore, non
avrai alcuna colpa per questa faccenda".
[11] Essa disse: "Chi devo evocarti?". Rispose: "Evocami
Samuele".
[12] La donna vide Samuele e proruppe in un forte grido e disse quella
donna a Saul: "Perché mi hai ingannata? Tu sei Saul!".
[13] Le rispose il re: "Non aver paura, che cosa vedi?". La
donna disse a Saul: "Vedo un essere divino che sale dalla
terra".
[14] Le domandò: "Che aspetto ha?". Rispose: "È un uomo
anziano che sale ed è avvolto in un mantello". Saul comprese che
era veramente Samuele e si inginocchiò con la faccia a terra e si
prostrò.
[15] Allora Samuele disse a Saul: "Perché mi hai disturbato e
costretto a salire?". Saul rispose: "Sono in grande difficoltà.
I Filistei mi muovono guerra e Dio si è allontanato da me; non mi ha più
risposto né per mezzo dei profeti, né per mezzo dei sogni; perciò ti
ho evocato, perché tu mi manifesti quello che devo fare".
[16] Samuele rispose: "Perché mi vuoi consultare, quando il
Signore si è allontanato da te ed è divenuto tuo nemico?
[17] Il Signore ha fatto nei tuoi riguardi quello che ha detto per mia
bocca. Il Signore ha strappato da te il regno e l'ha dato al tuo
prossimo, a Davide.
[18] Poiché non hai ascoltato il comando del Signore e non hai dato
effetto alla sua ira contro Amalek, per questo il Signore ti ha trattato
oggi in questo modo.
[19] Il Signore abbandonerà inoltre Israele insieme con te nelle mani
dei Filistei. Domani tu e i tuoi figli sarete con me; il Signore
consegnerà anche l'accampamento d'Israele in mano ai Filistei".
[20] All'istante Saul cadde a terra lungo disteso, pieno di terrore per
le parole di Samuele; inoltre era già senza forze perché non aveva
mangiato niente tutto quel giorno e la notte.
[21] Allora la donna si accostò a Saul e vedendolo tutto spaventato,
gli disse: "Ecco, la tua serva ha ascoltato i tuoi ordini. Ho
esposto al pericolo la vita per obbedire alla parola che mi hai detto.
[22] Ma ora ascolta anche tu la voce della tua serva. Ti ho preparato un
pezzo di pane: mangia e riprenderai le forze, perché devi rimetterti in
viaggio".
[23] Egli rifiutava e diceva: "Non mangio". Ma i suoi servi
insieme alla donna lo costrinsero e accettò di mangiare. Si alzò da
terra e sedette sul letto.
[24] La donna aveva in casa un vitello da ingrasso; si affrettò a
ucciderlo, poi prese la farina, la impastò e gli fece cuocere pani
azzimi.
[25] Mise tutto davanti a Saul e ai suoi servi. Essi mangiarono, poi si
alzarono e partirono quella stessa notte.
29
[1] I
Filistei avevano concentrato tutte le forze in Afèk, mentre gli
Israeliti erano accampati presso la sorgente che si trova in Izreèl.
[2] I capi dei Filistei marciavano con le loro centinaia e le migliaia.
Davide e i suoi uomini marciavano alla retroguardia con Achis.
[3] I capi dei Filistei domandarono: "Che cosa fanno questi
Ebrei?". Achis rispose ai capi dei Filistei: "Non è forse
costui Davide servo di Saul re d'Israele? È stato con me un anno o due
e non ho trovato in lui nulla da ridire dal giorno della sua venuta fino
ad oggi".
[4] I capi dei Filistei furono tutti contro di lui e gli intimarono:
"Rimanda quest'uomo: torni al luogo che gli hai assegnato. Non
venga con noi in guerra, perché non diventi nostro nemico durante il
combattimento. Come riacquisterà costui il favore del suo signore, se
non con la testa di questi uomini?
[5] Non è costui quel Davide a cui cantavano tra le danze:
"Saul ha ucciso i suoi mille
e Davide i suoi diecimila?".
[6] Achis chiamò Davide e gli disse: "Per la vita del Signore, tu
sei leale e io vedo con piacere che tu vada e venga con me in guerra,
perché non ho trovato in te alcuna malizia, da quando sei arrivato fino
ad oggi. Ma non sei gradito agli occhi dei capi.
[7] Quindi torna indietro, per non passare come nemico agli occhi dei
capi dei Filistei".
[8] Rispose Davide ad Achis: "Che cosa ho fatto e che cosa hai
trovato nel tuo servo, da quando sono venuto alla tua presenza fino ad
oggi, perché io non possa venire a combattere contro i nemici del re
mio signore?".
[9] Rispose Achis a Davide: "So bene che tu mi sei prezioso come un
inviato di Dio; ma i capi dei Filistei mi hanno detto: Non deve venire
con noi a combattere.
[10] Alzatevi dunque domani mattina tu e i servi del tuo signore che
sono venuti con te. Alzatevi presto e allo spuntar del giorno
partite".
[11] Il mattino dopo Davide e i suoi uomini si alzarono presto per
partire e tornarono nel territorio dei Filistei. I Filistei salirono ad
Izreèl.
30
[1]
Quando Davide e i suoi uomini arrivarono a Ziklàg il terzo giorno, gli
Amaleciti avevano fatto una razzia nel Negheb e a Ziklàg. Avevano
distrutto Ziklàg appiccandole il fuoco.
[2] Avevano condotto via le donne e quanti vi erano, piccoli e grandi;
non avevano ucciso nessuno, ma li avevano fatti prigionieri e se n'erano
andati.
[3] Tornò dunque Davide e gli uomini che erano con lui ed ecco la città
era in preda alle fiamme; le loro donne, i loro figli e le loro figlie
erano stati condotti via.
[4] Davide e la sua gente alzarono la voce e piansero finché ne ebbero
forza.
[5] Le due mogli di Davide, Achinoàm di Izrèel e Abigail, già moglie
di Nabal da Carmel, erano state condotte via.
[6] Davide fu in grande angoscia perché tutta quella gente parlava di
lapidarlo. Tutti avevano l'animo esasperato, ciascuno per i suoi figli e
le sue figlie. Ma Davide ritrovò forza e coraggio nel Signore suo Dio.
[7] Allora Davide disse al sacerdote Ebiatar figlio di Achimelech:
"Portami l'efod". Ebiatar accostò l'efod a Davide.
[8] Davide consultò il Signore e chiese: "Devo inseguire questa
banda? La raggiungerò?". Gli rispose: "Inseguila, la
raggiungerai e libererai i prigionieri".
[9] Davide e i seicento uomini che erano con lui partirono e giunsero al
torrente di Besor, dove quelli rimasti indietro si fermarono.
[10] Davide continuò l'inseguimento con quattrocento uomini: si
fermarono invece duecento uomini che erano troppo affaticati per passare
il torrente di Besor.
[11] Trovarono nella campagna un Egiziano e lo portarono a Davide. Gli
diedero da mangiare pane e gli diedero da bere acqua.
[12] Gli diedero anche una schiacciata di fichi secchi e due grappoli di
uva passa. Mangiò e si sentì rianimato, perché non aveva preso cibo e
non aveva bevuto acqua da tre giorni e da tre notti.
[13] Davide gli domandò: "A chi appartieni tu e di dove
sei?". Rispose: "Sono un giovane egiziano, schiavo di un
Amalecita. Il mio padrone mi ha abbandonato perché tre giorni fa mi
sono ammalato.
[14] Noi abbiamo depredato il Negheb dei Cretei, quello di Giuda e il
Negheb di Caleb e abbiamo appiccato il fuoco a Ziklàg".
[15] Davide gli disse: "Vuoi tu guidarmi verso quella banda?".
Rispose: "Giurami per Dio che non mi ucciderai e non mi
riconsegnerai al mio padrone e ti condurrò da quella banda".
[16] Così fece da guida ed ecco, erano sparsi sulla distesa di quella
regione a mangiare e a bere e a far festa con tutto l'ingente bottino
che avevano preso dal paese dei Filistei e dal paese di Giuda.
[17] Davide li battè dalle prime luci dell'alba fino alla sera del
giorno dopo e non sfuggì alcuno di essi, se non quattrocento giovani,
che montarono sui cammelli e fuggirono.
[18] Davide liberò tutti coloro che gli Amaleciti avevano preso e in
particolare Davide liberò le sue due mogli.
[19] Non mancò nessuno tra di essi, né piccolo né grande, né figli né
figlie, né la preda né ogni altra cosa che era stata presa loro:
Davide ricuperò tutto.
[20] Davide prese tutto il bestiame minuto e grosso: spingevano davanti
a lui tutto questo bestiame e gridavano: "Questo è il bottino di
Davide".
[21] Davide poi giunse ai duecento uomini che erano troppo sfiniti per
seguire Davide e aveva fatto rimanere al torrente di Besor. Essi
andarono incontro a Davide e a tutta la sua gente: Davide con la truppa
si accostò e domandò loro come stavano le cose.
[22] Ma tutti i cattivi e gli iniqui tra gli uomini che erano andati con
Davide si misero a dire: "Poiché non sono venuti con noi, non si
dia loro niente della preda, eccetto le mogli e i figli di ciascuno; li
conducano via e se ne vadano".
[23] Davide rispose: "Non fate così, fratelli miei, con quello che
il Signore ci ha dato, salvandoci tutti e mettendo nelle nostre mani
quella torma che era venuta contro di noi.
[24] Chi vorrà seguire questo vostro parere? Perché quale la parte di
chi scende a battaglia, tale è la parte di chi fa la guardia ai
bagagli: insieme faranno le parti".
[25] Da quel giorno in poi stabilì questo come regola e statuto in
Israele fino ad oggi.
[26] Quando fu di ritorno a Ziklàg, Davide mandò parte del bottino
agli anziani di Giuda suoi amici, con queste parole: "Eccovi un
dono proveniente dal bottino dei nemici del Signore":
[27] a quelli di Betel
e a quelli di Rama nel Negheb,
a quelli di Iattìr,
[28] a quelli di Aroer,
a quelli di Sifmòt,
a quelli di Estemoà,
[29] a quelli di Ràcal,
a quelli delle città degli Ieracmeeliti,
a quelli delle città dei Keniti,
[30] a quelli di Cormà,
a quelli di Bor-Asàn,
a quelli di Atach,
[31] a quelli di Ebron e a quelli di tutti i luoghi
per cui era
passato Davide con i suoi uomini.
31
[1] I
Filistei vennero a battaglia con Israele, ma gli Israeliti fuggirono
davanti ai Filistei e ne caddero trafitti sul monte Gelboe.
[2] I Filistei si strinsero attorno a Saul e ai suoi figli e colpirono a
morte Giònata, Abinadàb e Malkisuà, figli di Saul.
[3] La lotta si aggravò contro Saul: gli arcieri lo presero di mira con
gli archi ed egli fu ferito gravemente dagli arcieri.
[4] Allora Saul disse al suo scudiero: "Sfodera la spada e
trafiggimi, prima che vengano quei non circoncisi a trafiggermi e a
schernirmi". Ma lo scudiero non volle, perché era troppo
spaventato. Allora Saul prese la spada e vi si gettò sopra.
[5] Quando lo scudiero vide che Saul era morto, si gettò anche lui
sulla sua spada e morì con lui.
[6] Così morirono insieme in quel giorno Saul e i suoi tre figli, lo
scudiero e ancora tutti i suoi uomini.
[7] Quando gli Israeliti che erano dall'altra parte della valle e quelli
che erano oltre il Giordano, videro che l'esercito d'Israele era in fuga
ed erano morti Saul e i suoi figli, abbandonarono le loro città e
fuggirono. I Filistei vennero e vi si stabilirono.
[8] Il giorno dopo, quando i Filistei vennero per depredare i cadaveri,
trovarono Saul e i suoi tre figli caduti sul monte Gelboe.
[9] Essi tagliarono la testa di lui, lo spogliarono dell'armatura e
inviarono queste cose nel paese dei Filistei, girando dovunque per dare
il felice annunzio ai templi dei loro idoli e a tutto il popolo.
[10] Posero poi le sue armi nel tempio di Astàrte e appesero il suo
corpo alle mura di Beisan.
[11] I cittadini di Iabes di Gàlaad vennero a sapere quello che i
Filistei avevano fatto a Saul.
[12] Allora tutti gli uomini valorosi si mossero: partirono nel pieno
della notte e sottrassero il corpo di Saul e i corpi dei suoi figli
dalle mura di Beisan, li portarono a Iabes e qui li bruciarono.
[13] Poi presero le loro ossa, le seppellirono sotto il tamarisco che è
in Iabes e fecero digiuno per sette giorni.
SECONDO
LIBRO DI SAMUELE
1
[1]
Dopo la morte di Saul, Davide tornò dalla strage degli Amaleciti e
rimase in Ziklàg due giorni.
[2] Al terzo giorno ecco arrivare un uomo dal campo di Saul con la veste
stracciata e col capo cosparso di polvere. Appena giunto presso Davide,
cadde a terra e si prostrò.
[3] Davide gli chiese: "Da dove vieni?". Rispose: "Sono
fuggito dal campo d'Israele".
[4] Davide gli domandò: "Come sono andate le cose? Su,
raccontami!". Rispose: "È successo che il popolo è fuggito
nel corso della battaglia, molti del popolo sono caduti e sono morti;
anche Saul e suo figlio Giònata sono morti".
[5] Davide chiese ancora al giovane che gli portava le notizie:
"Come sai che sono morti Saul e suo figlio Giònata?".
[6] Il giovane che recava la notizia rispose: "Ero venuto per caso
sul monte Gelboe ed ecco vidi Saul appoggiato alla lancia e serrato tra
carri e cavalieri.
[7] Egli si volse indietro, mi vide e mi chiamò vicino. Dissi: Eccomi!
[8] Mi chiese: Chi sei tu? Gli risposi: Sono un Amalecita.
[9] Mi disse: Gettati contro di me e uccidimi: io sento le vertigini, ma
la vita è ancora tutta in me.
[10] Io gli fui sopra e lo uccisi, perché capivo che non sarebbe
sopravvissuto alla sua caduta. Poi presi il diadema che era sul suo capo
e la catenella che aveva al braccio e li ho portati qui al mio
signore".
[11] Davide afferrò le sue vesti e le stracciò; così fecero tutti gli
uomini che erano con lui.
[12] Essi alzarono gemiti e pianti e digiunarono fino a sera per Saul e
Giònata suo figlio, per il popolo del Signore e per la casa d'Israele,
perché erano caduti colpiti di spada.
[13] Davide chiese poi al giovane che aveva portato la notizia: "Di
dove sei tu?". Rispose: "Sono figlio di un forestiero
amalecita".
[14] Davide gli disse allora: "Come non hai provato timore nello
stendere la mano per uccidere il consacrato del Signore?".
[15] Davide chiamò uno dei suoi giovani e gli disse: "Accostati e
ammazzalo". Egli lo colpì subito e quegli morì.
[16] Davide gridò a lui: "Il tuo sangue ricada sul tuo capo.
Attesta contro di te la tua bocca che ha detto: Io ho ucciso il
consacrato del Signore!".
[17] Allora Davide intonò questo lamento su Saul e suo figlio Giònata
[18] e ordinò che fosse insegnato ai figli di Giuda. Ecco, si trova
scritto nel Libro del Giusto:
[19] "Il tuo vanto, Israele,
sulle tue alture giace trafitto!
Perché sono caduti gli eroi?
[20] Non fatelo sapere in Gat,
non l'annunziate per le vie di Ascalòn,
non ne faccian festa le figlie dei Filistei,
non ne esultino le figlie dei non circoncisi!
[21] O monti di Gelboe, non più rugiada né pioggia su
di voi
né campi di primizie,
perché qui fu avvilito lo scudo degli eroi,
lo scudo di Saul, non unto di olio,
[22] ma col sangue dei trafitti, col grasso degli eroi.
L'arco di Giònata non tornò mai indietro,
la spada di Saul non tornava mai a vuoto.
[23] Saul e Giònata, amabili e gentili,
né in vita né in morte furon divisi;
erano più veloci delle aquile,
più forti dei leoni.
[24] Figlie d'Israele, piangete su Saul,
che vi vestiva di porpora e di delizie,
che appendeva gioielli d'oro sulle vostre vesti.
[25] Perché son caduti gli eroi
in mezzo alla battaglia?
Giònata, per la tua morte sento dolore,
[26] l'angoscia mi stringe per te,
fratello mio Giònata!
Tu mi eri molto caro;
la tua amicizia era per me preziosa
più che amore di donna.
[27] Perché son caduti gli eroi,
son periti quei fulmini di guerra?".
2
[1] Dopo
questi fatti, Davide consultò il Signore dicendo: "Devo andare in
qualcuna delle città di Giuda?". Il Signore gli rispose: "Và!".
Chiese ancora Davide: "Dove andrò?". Rispose: "A
Ebron".
[2] Davide dunque andò là con le sue due mogli, Achinoàm di Izreèl e
Abigail, già moglie di Nabal da Carmel.
[3] Davide portò con sé anche i suoi uomini, ognuno con la sua
famiglia, e abitarono nella città di Ebron.
[4] Vennero allora gli uomini di Giuda e qui unsero Davide re sulla casa
di Giuda.
Come fu noto a Davide che gli uomini di Iabes di Gàlaad avevano sepolto
Saul,
[5] Davide inviò messaggeri agli uomini di Iabes di Gàlaad per dir
loro: "Benedetti voi dal Signore, perché avete fatto quest'opera
di misericordia al vostro Signore, a Saul, e gli avete dato sepoltura.
[6] Vi renda dunque il Signore misericordia e fedeltà. Anch'io farò a
voi del bene perché avete compiuto quest'opera.
[7] Ora riprendano coraggio le vostre mani e siate uomini forti. È
morto Saul vostro signore, ma quelli della tribù di Giuda hanno unto me
come re sopra di loro".
[8] Intanto Abner figlio di Ner, capo dell'esercito di Saul, prese Is-Bàal,
figlio di Saul e lo condusse a Macanàim.
[9] Poi lo costituì re su Gàlaad, sugli Asuriti, su Izreèl, su Efraim
e su Beniamino, cioè su tutto Israele.
[10] Is-Bàal, figlio di Saul, aveva quarant'anni quando fu fatto re di
Israele e regnò due anni. Solo la casa di Giuda seguiva Davide.
[11] Il periodo di tempo durante il quale Davide fu re di Ebron fu di
sette anni e sei mesi.
[12] Abner figlio di Ner e i ministri di Is-Bàal, figlio di Saul, si
mossero da Macanàim verso Gàbaon.
[13] Anche Ioab, figlio di Zeruià, e i seguaci di Davide si mossero e
li incontrarono presso la piscina di Gàbaon. Questi stavano presso la
piscina da una parte e quelli dall'altra parte.
[14] Abner gridò a Ioab: "Potrebbero alzarsi i giovani e
scontrarsi davanti a noi". Ioab rispose: "Si alzino
pure".
[15] Si alzarono e sfilarono in rassegna: dodici dalla parte di
Beniamino e di Is-Bàal figlio di Saul e dodici tra i seguaci di Davide.
[16] Ciascuno afferrò la testa dell'avversario e gli cacciò la spada
nel fianco: così caddero tutti insieme e quel luogo fu chiamato Campo
dei Fianchi, che si trova in Gàbaon.
[17] La battaglia divenne in quel giorno molto dura e furono sconfitti
Abner e gli Israeliti dai seguaci di Davide.
[18] Vi erano là tre figli di Zeruià, Ioab, Abisài e Asaèl. Asaèl
era veloce nella corsa come una gazzella selvatica.
[19] Asaèl si era messo ad inseguire Abner e non deviava né a destra né
a sinistra nell'inseguire Abner.
[20] Abner si volse indietro e gli gridò: "Tu sei Asaèl?".
Rispose: "Sì".
[21] Abner aggiunse: "Volgiti a destra o a sinistra, afferra
qualcuno dei giovani e porta via le sue spoglie". Ma Asaèl non
volle cessare di inseguirlo.
[22] Abner tornò a dirgli: "Smetti di inseguirmi. Perché vuoi che
ti stenda a terra? Come potrò alzare lo sguardo verso Ioab tuo
fratello?".
[23] Ma siccome quegli non voleva saperne di ritirarsi, lo colpì con la
punta della lancia al basso ventre, così che la lancia gli uscì di
dietro ed egli cadde sul posto. Allora quanti arrivarono al luogo dove
Asaèl era caduto e morto si fermarono.
[24] Ma Ioab e Abisài inseguirono Abner, finché, al tramonto del sole,
essi giunsero alla collina di Ammà, di fronte a Ghiach, sulla strada
del deserto di Gàbaon.
[25] I Beniaminiti si radunarono dietro Abner formando un gruppo
compatto e si fermarono in cima ad una collina.
[26] Allora Abner gridò a Ioab: "Dovrà continuare per sempre la
spada a divorare? Non sai che alla fine sarà una sventura? Quando
finalmente darai ordine alla truppa di cessare l'inseguimento dei loro
fratelli?".
[27] Rispose Ioab: "Per la vita di Dio, se tu non avessi parlato
così, nessuno della truppa avrebbe cessato fino al mattino di inseguire
il proprio fratello".
[28] Allora Ioab fece suonare la tromba e tutta la truppa si fermò e
non inseguì più Israele e non combattè più.
[29] Abner e i suoi uomini marciarono per l'Araba tutta quella notte;
passarono il Giordano, camminarono tutta la mattinata e arrivarono a
Macanàim.
[30] Ioab, tornato dall'inseguimento di Abner, radunò tutta la truppa.
Degli uomini di Davide ne mancavano diciannove oltre Asaèl.
[31] Ma i servi di Davide avevano colpito e ucciso trecentosessanta
uomini tra i Beniaminiti e la gente di Abner.
[32] Essi presero Asaèl e lo seppellirono nel sepolcro di suo padre,
che è in Betlemme. Ioab e i suoi uomini marciarono tutta la notte;
spuntava il giorno quando furono in Ebron.
3
[1] La
guerra tra la casa di Saul e la casa di Davide si protrasse a lungo.
Davide con l'andar del tempo si faceva più forte, mentre la casa di
Saul andava indebolendosi.
[2] In Ebron nacquero a Davide dei figli e furono: il maggiore Amnòn,
nato da Achinoàm di Izreèl;
[3] il secondo Kileàb, da Abigail già moglie di Nabal da Carmel; il
terzo Assalonne, nato da Maaca, figlia di Talmài re di Ghesùr;
[4] il quarto Adonìa nato da Agghìt; il quinto Sefatìa, figlio di
Abitàl;
[5] il sesto Itreàm, nato da Eglà moglie di Davide. Questi nacquero a
Davide in Ebron.
[6] Mentre durava la lotta tra la casa di Saul e quella di Davide, Abner
era diventato potente nella casa di Saul.
[7] Saul aveva avuto una concubina chiamata Rizpà figlia di Aià. Ora
Is-Bàal disse ad Abner: "Perché ti sei unito alla concubina di
mio padre?".
[8] Abner si adirò molto per le parole di Is-Bàal e disse: "Sono
io una testa di cane, di quelli di Giuda? Fino ad oggi ho usato
benevolenza alla casa di Saul tuo padre, favorendo i suoi fratelli e i
suoi amici, e non ti ho fatto cadere nelle mani di Davide; oggi tu mi
rimproveri una colpa di donna.
[9] Tanto faccia Dio ad Abner e anche peggio, se io non farò per Davide
ciò che il Signore gli ha giurato:
[10] trasferire cioè il regno dalla casa di Saul e stabilire il trono
di Davide su Israele e su Giuda, da Dan fino a Bersabea".
[11] Quegli non fu capace di rispondere una parola ad Abner, perché
aveva paura di lui.
[12] Abner inviò subito messaggeri a Davide per dirgli: "A chi il
paese?". Intendeva dire: "Fà alleanza con me ed ecco, la mia
mano sarà con te per ricondurre a te tutto Israele".
[13] Rispose: "Bene! Io farò alleanza con te. Però ho una cosa da
chiederti ed è questa: non verrai alla mia presenza, se prima non mi
condurrai davanti Mikal figlia di Saul, quando verrai a vedere il mio
volto".
[14] Davide spedì messaggeri a Is-Bàal, figlio di Saul, intimandogli:
"Restituisci mia moglie Mikal, che feci mia sposa al prezzo di
cento membri di Filistei".
[15] Is-Bàal mandò incaricati a toglierla al suo marito, Paltiel
figlio di Lais.
[16] Suo marito la seguì, camminando e piangendo dietro di lei fino a
Bacurim. Poi Abner gli disse: "Torna indietro!" e quegli tornò.
[17] Intanto Abner rivolse questo discorso agli anziani d'Israele:
"Da tempo voi ricercate Davide come vostro re.
[18] Ora mettetevi al lavoro, perché il Signore ha detto e confermato a
Davide: Per mezzo di Davide mio servo libererò Israele mio popolo dalle
mani dei Filistei e dalle mani di tutti i suoi nemici".
[19] Abner ebbe colloqui anche con gli uomini di Beniamino. Poi Abner
tornò solo da Davide in Ebron a riferirgli quanto era stato approvato
da Israele e da tutta la casa di Beniamino.
[20] Abner venne dunque a Davide in Ebron con venti uomini e Davide fece
servire un banchetto ad Abner e ai suoi uomini.
[21] Abner disse poi a Davide: "Sono pronto! Vado a radunare tutto
Israele intorno al re mio signore. Essi faranno alleanza con te e
regnerai su quanto tu desideri". Davide congedò poi Abner, che
partì in pace.
[22] Ed ecco, gli uomini di Davide e Ioab tornavano da una scorreria e
portavano con sé grande bottino. Abner non era più con Davide in
Ebron, perché questi lo aveva congedato, ed egli era partito in pace.
[23] Quando arrivarono Ioab e la sua truppa, fu riferito a Ioab: "È
venuto dal re Abner figlio di Ner ed egli l'ha congedato e se n'è
andato in pace".
[24] Ioab si presentò al re e gli disse: "Che hai fatto? Ecco, è
venuto Abner da te; perché l'hai congedato ed egli se n'è andato?
[25] Non sai chi è Abner figlio di Ner? È venuto per ingannarti, per
conoscere le tue mosse, per sapere ciò che fai".
[26] Ioab si allontanò da Davide e mandò messaggeri dietro Abner e lo
fece tornare indietro dalla cisterna di Sira, senza che Davide lo
sapesse.
[27] Abner tornò a Ebron e Ioab lo prese in disparte in mezzo alla
porta, come per parlargli in privato, e qui lo colpì al basso ventre e
lo uccise, per vendicare il sangue di Asaèl suo fratello.
[28] Davide seppe più tardi la cosa e protestò: "Sono innocente
io e il mio regno per sempre davanti al Signore del sangue di Abner
figlio di Ner.
[29] Ricada sulla testa di Ioab e su tutta la casa di suo padre. Nella
casa di Ioab non manchi mai chi soffra gonorrea o sia colpito da lebbra
o maneggi il fuso, chi cada di spada o chi sia senza pane".
[30] Ioab e suo fratello Abisài avevano trucidato Abner, perché aveva
ucciso Asaèl loro fratello a Gàbaon in battaglia.
[31] Davide disse a Ioab e a tutta la gente che era con lui:
"Stracciatevi le vesti, vestitevi di sacco e fate lutto davanti ad
Abner". Anche il re Davide seguiva la bara.
[32] Seppellirono Abner in Ebron e il re levò la sua voce e pianse
davanti al sepolcro di Abner; pianse tutto il popolo.
[33] Il re intonò un lamento funebre su Abner e disse:
"Come muore un insensato,
doveva dunque Abner morire?
[34] Le tue mani non erano state legate,
i tuoi piedi non erano stati stretti in catene!
Sei caduto come si cade
davanti ai malfattori!".
Tutto il popolo riprese a piangere su di lui.
[35] Tutto il popolo venne a invitare Davide perché prendesse cibo,
mentre era ancora giorno; ma Davide giurò: "Tanto mi faccia Dio e
anche di peggio, se io gusterò pane o qualsiasi altra cosa prima del
tramonto del sole".
[36] Tutto il popolo notò la cosa e la trovò giusta; quanto fece il re
ebbe l'approvazione del popolo intero.
[37] Tutto il popolo, cioè tutto Israele, fu convinto in quel giorno
che la morte di Abner figlio di Ner non era stata provocata dal re.
[38] Disse ancora il re ai suoi ministri: "Sappiate che oggi è
caduto un capo, un grande in Israele. Io, oggi, mi sono comportato
dolcemente, sebbene già consacrato re, mentre questi uomini, i figli di
Zeruià, sono stati più duri di me. Provveda il Signore a trattare il
malvagio secondo la sua malvagità".
4
[1]
Quando il figlio di Saul seppe della morte di Abner in Ebron, gli
cascarono le braccia e tutto Israele si sentì scoraggiato.
[2] Il figlio di Saul aveva due uomini, capi di bande, chiamati l'uno
Baanà e il secondo Recàb, figli di Rimmòn da Beeròt, della tribù di
Beniamino, perché anche Beeròt era computata fra le città di
Beniamino.
[3] I Beerotiti si erano rifugiati a Ghittàim e vi sono rimasti come
forestieri fino ad oggi.
[4] Giònata, figlio di Saul, aveva un figlio storpio di ambedue i
piedi. Egli aveva cinque anni, quando giunsero da Izreèl le notizie
circa i fatti di Saul e di Giònata. La nutrice l'aveva preso ed era
fuggita, ma nella fretta della fuga il bambino era caduto e rimasto
storpio. Si chiamava Merib-Bàal.
[5] Si mossero dunque i figli di Rimmòn il Beerotita, Recàb e Baanà,
e vennero nell'ora più calda del giorno alla casa di Is-Bàal mentre
egli stava facendo la siesta.
[6] Or ecco, la portinaia della casa, mentre mondava il grano, si era
assopita e dormiva: perciò Recàb e Baanà suo fratello, poterono
introdursi inosservati.
[7] Entrarono dunque in casa, mentre egli giaceva sul suo letto e
riposava; lo colpirono, l'uccisero e gli tagliarono la testa; poi,
portando via la testa di lui, presero la via dell'Araba, camminando
tutta la notte.
[8] Portarono la testa di Is-Bàal a Davide in Ebron e dissero al re:
"Ecco la testa di Is-Bàal figlio di Saul, tuo nemico, che cercava
la tua vita. Oggi il Signore ha concesso al re mio signore la vendetta
contro Saul e la sua discendenza".
[9] Ma Davide rispose a Recàb e a Baanà suo fratello, figli di Rimmòn
il Beerotita: "Per la vita del Signore che mi ha liberato da ogni
angoscia:
[10] se ho preso e ucciso in Ziklàg colui che mi annunziava: Ecco è
morto Saul, credendo di portarmi una lieta notizia, per cui dovessi io
dargli un compenso,
[11] ora che uomini iniqui hanno ucciso un giusto in casa mentre
dormiva, non dovrò a maggior ragione chiedere conto del suo sangue alle
vostre mani ed eliminarvi dalla terra?".
[12] Davide diede ordine ai suoi giovani; questi li uccisero, tagliarono
loro le mani e i piedi e li appesero presso la piscina di Ebron. Presero
poi il capo di Is-Bàal e lo seppellirono nel sepolcro di Abner in
Ebron.
5
[1]
Vennero allora tutte le tribù d'Israele da Davide in Ebron e gli
dissero: "Ecco noi ci consideriamo come tue ossa e tua carne.
[2] Gia prima, quando regnava Saul su di noi, tu conducevi e riconducevi
Israele. Il Signore ti ha detto: Tu pascerai Israele mio popolo, tu
sarai capo in Israele".
[3] Vennero dunque tutti gli anziani d'Israele dal re in Ebron e il re
Davide fece alleanza con loro in Ebron davanti al Signore ed essi unsero
Davide re sopra Israele.
[4] Davide aveva trent'anni quando fu fatto re e regnò quarant'anni.
[5] Regnò in Ebron su Giuda sette anni e sei mesi e in Gerusalemme regnò
quarantatré anni su tutto Israele e su Giuda.
[6] Il re e i suoi uomini mossero verso Gerusalemme contro i Gebusei che
abitavano in quel paese. Costoro dissero a Davide: "Non entrerai
qui: basteranno i ciechi e gli zoppi a respingerti", per dire:
"Davide non potrà entrare qui".
[7] Ma Davide prese la rocca di Sion, cioè la città di Davide.
[8] Davide proclamò in quel giorno: "Chiunque colpirà i Gebusei e
li raggiungerà attraverso il canale... Quanto ai ciechi e agli zoppi,
sono in odio a Davide". Per questo dicono: "Il cieco e lo
zoppo non entreranno nella casa".
[9] Davide abitò nella rocca e la chiamò Città di Davide. Egli vi
fece intorno costruzioni, dal Millo verso l'interno.
[10] Davide andava sempre crescendo in potenza e il Signore Dio degli
eserciti era con lui.
[11] Chiram re di Tirò inviò a Davide messaggeri con legno di cedro,
carpentieri e muratori, i quali costruirono una casa a Davide.
[12] Davide seppe allora che il Signore lo confermava re di Israele e
innalzava il suo regno per amore di Israele suo popolo.
[13] Davide prese ancora concubine e mogli di Gerusalemme, dopo il suo
arrivo da Ebron: queste generarono a Davide altri figli e figlie.
[14] I figli che gli nacquero in Gerusalemme si chiamano Sammùa, Sobàb,
Natan e Salomone;
[15] Ibcàr, Elisùa, Nèfeg, Iafìa;
[16] Elisamà, Eliadà ed Elifèlet.
[17] Quando i Filistei vennero a sapere che avevano consacrato Davide re
d'Israele, salirono tutti per dargli la caccia, ma appena Davide ne fu
informato, discese alla fortezza.
[18] Vennero i Filistei e si sparsero nella valle di Rèfaim.
[19] Davide consultò il Signore chiedendo: "Devo andare contro i
Filistei? Li metterai nelle mie mani?". Il Signore rispose a
Davide: "Và pure, perché certo metterò i Filistei nelle tue
mani".
[20] Davide si recò a Baal-Perazìm e là Davide li sconfisse ed esclamò:
"Il Signore ha aperto una breccia tra i nemici davanti a me, come
una breccia aperta dalle acque". Per questo chiamò quel luogo
Baal-Perazìm.
[21] I Filistei abbandonarono là i loro dei e Davide e la sua gente li
portarono via.
[22] I Filistei salirono poi di nuovo e si sparsero nella valle di Rèfaim.
[23] Davide consultò il Signore, il quale gli disse: "Non andare;
gira alle loro spalle e piomba su di loro dalla parte dei Balsami.
[24] Quando udrai un rumore di passi sulle cime dei Balsami, lanciati
subito all'attacco, perché allora il Signore uscirà davanti a te per
sconfiggere l'esercito dei Filistei".
[25] Davide fece come il Signore gli aveva ordinato e sconfisse i
Filistei da Gàbaa fino all'ingresso di Ghezer.
6
[1]
Davide radunò di nuovo tutti gli uomini migliori d'Israele, in numero
di trentamila.
[2] Poi si alzò e partì con tutta la sua gente da Baalà di Giuda, per
trasportare di là l'arca di Dio, sulla quale è invocato il nome, il
nome del Signore degli eserciti, che siede in essa sui cherubini.
[3] Posero l'arca di Dio sopra un carro nuovo e la tolsero dalla casa di
Abinadàb che era sul colle; Uzzà e Achìo, figli di Abinadàb,
conducevano il carro nuovo:
[4] Uzzà stava presso l'arca di Dio e Achìo precedeva l'arca.
[5] Davide e tutta la casa d'Israele facevano festa davanti al Signore
con tutte le forze, con canti e con cetre, arpe, timpani, sistri e
cembali.
[6] Ma quando furono giunti all'aia di Nacon, Uzzà stese la mano verso
l'arca di Dio e vi si appoggiò perché i buoi la facevano piegare.
[7] L'ira del Signore si accese contro Uzzà; Dio lo percosse per la sua
colpa ed egli morì sul posto, presso l'arca di Dio.
[8] Davide si rattristò per il fatto che il Signore si era scagliato
con impeto contro Uzzà; quel luogo fu chiamato Perez-Uzzà fino ad
oggi.
[9] Davide in quel giorno ebbe paura del Signore e disse: "Come
potrà venire da me l'arca del Signore?".
[10] Davide non volle trasferire l'arca del Signore presso di sé nella
città di Davide, ma la fece portare in casa di Obed-Edom di Gat.
[11] L'arca del Signore rimase tre mesi in casa di Obed-Edom di Gat e il
Signore benedisse Obed-Edom e tutta la sua casa.
[12] Ma poi fu detto al re Davide: "Il Signore ha benedetto la casa
di Obed-Edom e quanto gli appartiene, a causa dell'arca di Dio".
Allora Davide andò e trasportò l'arca di Dio dalla casa di Obed-Edom
nella città di Davide, con gioia.
[13] Quando quelli che portavano l'arca del Signore ebbero fatto sei
passi, egli immolò un bue e un ariete grasso.
[14] Davide danzava con tutte le forze davanti al Signore. Ora Davide
era cinto di un efod di lino.
[15] Così Davide e tutta la casa d'Israele trasportavano l'arca del
Signore con tripudi e a suon di tromba.
[16] Mentre l'arca del Signore entrava nella città di David, Mikal,
figlia di Saul, guardò dalla finestra; vedendo il re Davide che saltava
e danzava dinanzi al Signore, lo disprezzò in cuor suo.
[17] Introdussero dunque l'arca del Signore e la collocarono al suo
posto, in mezzo alla tenda che Davide aveva piantata per essa; Davide
offrì olocausti e sacrifici di comunione davanti al Signore.
[18] Quando ebbe finito di offrire gli olocausti e i sacrifici di
comunione, Davide benedisse il popolo nel nome del Signore degli
eserciti
[19] e distribuì a tutto il popolo, a tutta la moltitudine d'Israele,
uomini e donne, una focaccia di pane per ognuno, una porzione di carne e
una schiacciata di uva passa. Poi tutto il popolo se ne andò, ciascuno
a casa sua.
[20] Ma quando Davide tornava per benedire la sua famiglia, Mikal figlia
di Saul gli uscì incontro e gli disse: "Bell'onore si è fatto
oggi il re di Israele a mostrarsi scoperto davanti agli occhi delle
serve dei suoi servi, come si scoprirebbe un uomo da nulla!".
[21] Davide rispose a Mikal: "L'ho fatto dinanzi al Signore, che mi
ha scelto invece di tuo padre e di tutta la sua casa per stabilirmi capo
sul popolo del Signore, su Israele; ho fatto festa davanti al Signore.
[22] Anzi mi abbasserò anche più di così e mi renderò vile ai tuoi
occhi, ma presso quelle serve di cui tu parli, proprio presso di loro,
io sarò onorato!".
[23] Mikal, figlia di Saul, non ebbe figli fino al giorno della sua
morte.
7
[1] Il
re, quando si fu stabilito nella sua casa, e il Signore gli ebbe dato
tregua da tutti i suoi nemici all'intorno,
[2] disse al profeta Natan: "Vedi, io abito in una casa di cedro,
mentre l'arca di Dio sta sotto una tenda".
[3] Natan rispose al re: "Và, fà quanto hai in mente di fare,
perché il Signore è con te".
[4] Ma quella stessa notte questa parola del Signore fu rivolta a Natan:
[5] "Và e riferisci al mio servo Davide: Dice il Signore: Forse tu
mi costruirai una casa, perché io vi abiti?
[6] Ma io non ho abitato in una casa da quando ho fatto uscire gli
Israeliti dall'Egitto fino ad oggi; sono andato vagando sotto una tenda,
in un padiglione.
[7] Finché ho camminato, ora qua, ora là, in mezzo a tutti gli
Israeliti, ho forse mai detto ad alcuno dei Giudici, a cui avevo
comandato di pascere il mio popolo Israele: Perché non mi edificate una
casa di cedro?
[8] Ora dunque riferirai al mio servo Davide: Così dice il Signore
degli eserciti: Io ti presi dai pascoli, mentre seguivi il gregge, perché
tu fossi il capo d'Israele mio popolo;
[9] sono stato con te dovunque sei andato; anche per il futuro
distruggerò davanti a te tutti i tuoi nemici e renderò il tuo nome
grande come quello dei grandi che sono sulla terra.
[10] Fisserò un luogo a Israele mio popolo e ve lo pianterò perché
abiti in casa sua e non sia più agitato e gli iniqui non lo opprimano
come in passato,
[11] al tempo in cui avevo stabilito i Giudici sul mio popolo Israele e
gli darò riposo liberandolo da tutti i suoi nemici. Te poi il Signore
farà grande, poiché una casa farà a te il Signore.
[12] Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu giacerai con i tuoi
padri, io assicurerò dopo di te la discendenza uscita dalle tue
viscere, e renderò stabile il suo regno.
[13] Egli edificherà una casa al mio nome e io renderò stabile per
sempre il trono del suo regno.
[14] Io gli sarò padre ed egli mi sarà figlio. Se farà il male, lo
castigherò con verga d'uomo e con i colpi che danno i figli d'uomo,
[15] ma non ritirerò da lui il mio favore, come l'ho ritirato da Saul,
che ho rimosso dal trono dinanzi a te.
[16] La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a me e
il tuo trono sarà reso stabile per sempre".
[17] Natan parlò a Davide con tutte queste parole e secondo questa
visione.
[18] Allora il re Davide andò a presentarsi al Signore e disse:
"Chi sono io, Signore Dio, e che cos'è mai la mia casa, perché tu
mi abbia fatto arrivare fino a questo punto?
[19] E questo è parso ancora poca cosa ai tuoi occhi, mio Signore: tu
hai parlato anche della casa del tuo servo per un lontano avvenire: e
questa è come legge dell'uomo, Signore Dio!
[20] Che potrebbe dirti di più Davide? Tu conosci il tuo servo, Signore
Dio!
[21] Per amore della tua parola e secondo il tuo cuore, hai compiuto
tutte queste grandi cose, manifestandole al tuo servo.
[22] Tu sei davvero grande Signore Dio! Nessuno è come te e non vi è
altro Dio fuori di te, proprio come abbiamo udito con i nostri orecchi.
[23] E chi è come il tuo popolo, come Israele, unica nazione sulla
terra che Dio è venuto a riscattare come popolo per sé e a dargli un
nome? In suo favore hai operato cose grandi e tremende, per il tuo
paese, per il tuo popolo che ti sei riscattato dall'Egitto, dai popoli e
dagli dei.
[24] Tu hai stabilito il tuo popolo Israele per essere tuo popolo per
sempre; tu, Signore, sei divenuto il suo Dio.
[25] Ora, Signore, la parola che hai pronunciata riguardo al tuo servo e
alla sua casa, confermala per sempre e fà come hai detto.
[26] Allora il tuo nome sarà magnificato per sempre così: Il Signore
degli eserciti è il Dio d'Israele! La casa del tuo servo Davide sia
dunque stabile davanti a te!
[27] Poiché tu, Signore degli eserciti, Dio d'Israele, hai fatto una
rivelazione al tuo servo e gli hai detto: Io ti edificherò una casa!
perciò il tuo servo ha trovato l'ardire di rivolgerti questa preghiera.
[28] Ora, Signore, tu sei Dio, le tue parole sono verità e hai promesso
questo bene al tuo servo.
[29] Dègnati dunque di benedire ora la casa del tuo servo, perché
sussista sempre dinanzi a te! Poiché tu, Signore, hai parlato e per la
tua benedizione la casa del tuo servo sarà benedetta per sempre!".
8
[1]
Dopo, Davide sconfisse i Filistei e li sottomise e tolse di mano ai
Filistei Gat e le sue dipendenze.
[2] Sconfisse anche i Moabiti e, facendoli coricare per terra, li misurò
con la corda; ne misurò due corde per farli mettere a morte e una corda
intera per lasciarli in vita. I Moabiti divennero sudditi di Davide, a
lui tributari.
[3] Davide sconfisse anche Hadad-Ezer, figlio di Recòb, re di Zobà,
mentre egli andava ad estendere il dominio sul fiume Eufràte.
[4] Davide gli prese millesettecento combattenti sui carri e ventimila
fanti: tagliò i garretti a tutte le pariglie di cavalli, riservandone
soltanto cento.
[5] Quando gli Aramei di Damasco vennero per soccorrere Hadad-Ezer, re
di Zobà, Davide ne uccise ventiduemila.
[6] Poi Davide stabilì guarnigioni nell'Aram di Damasco e gli Aramei
divennero sudditi di Davide e a lui tributari. Il Signore rendeva
vittorioso Davide dovunque egli andava.
[7] Davide tolse ai servitori di Hadad-Ezer i loro scudi d'oro e li portò
a Gerusalemme.
[8] Il re Davide prese anche grande quantità di rame a Bètach e a
Berotài, città di Hadad-Ezer.
[9] Quando Toù, re di Amat, seppe che Davide aveva sconfitto tutto
l'esercito di Hadad-Ezer,
[10] mandò al re Davide suo figlio Adduràm per salutarlo e per
benedirlo perché aveva mosso guerra a Hadad-Ezer e l'aveva sconfitto;
infatti Hadad-Ezer era sempre in guerra con Toù. Adduràm gli portò
vasi d'argento, vasi d'oro e vasi di rame.
[11] Il re Davide consacrò anche quelli al Signore, come già aveva
consacrato l'argento e l'oro tolto alle nazioni che aveva soggiogate,
[12] agli Aramei, ai Moabiti, agli Ammoniti, ai Filistei, agli
Amaleciti, e come aveva fatto del bottino di Hadad-Ezer figlio di Recòb,
re di Zobà.
[13] Al ritorno dalla sua vittoria sugli Aramei, Davide acquistò ancora
fama, sconfiggendo nella Valle del Sale diciottomila Idumei.
[14] Stabilì guarnigioni in Idumea; ne mise per tutta l'Idumea e tutti
gli Idumei divennero sudditi di Davide; il Signore rendeva vittorioso
Davide dovunque egli andava.
[15] Davide regnò su tutto Israele e pronunziava giudizi e faceva
giustizia a tutto il suo popolo.
[16] Ioab figlio di Zeruià comandava l'esercito; Giosafat figlio di
Achilùd era archivista;
[17] Zadòk figlio di Achitùb e Achimèlech figlio di Ebiatàr erano
sacerdoti; Seraià era segretario,
[18] Benaià, figlio di Ioiadà, era capo dei Cretei e dei Peletei e i
figli di Davide erano ministri.
9
[1]
Davide disse: "È forse rimasto qualcuno della casa di Saul, a cui
io possa fare del bene a causa di Giònata?".
[2] Ora vi era un servo della casa di Saul, chiamato Zibà, che fu fatto
venire presso Davide. Il re gli chiese: "Sei tu Zibà?".
Quegli rispose: "Sì".
[3] Il re gli disse: "Non c'è più nessuno della casa di Saul, a
cui io possa usare la misericordia di Dio?". Zibà rispose al re:
"Vi è ancora un figlio di Giònata storpio dei piedi".
[4] Il re gli disse: "Dov'è?". Zibà rispose al re: "È
in casa di Machìr figlio di Ammièl a Lodebàr".
[5] Allora il re lo mandò a prendere in casa di Machìr figlio di Ammièl
a Lodebàr.
[6] Merib-Bàal figlio di Giònata, figlio di Saul, venne da Davide, si
gettò con la faccia a terra e si prostrò davanti a lui. Davide disse:
"Merib-Bàal!". Rispose:
[7] "Ecco il tuo servo!". Davide gli disse: "Non temere,
perché voglio trattarti con bontà per amore di Giònata tuo padre e ti
restituisco tutti i campi di Saul tuo avo e tu mangerai sempre alla mia
tavola".
[8] Merib-Bàal si prostrò e disse: "Che cos'è il tuo servo,
perché tu prenda in considerazione un cane morto come sono io?".
[9] Allora il re chiamò Zibà servo di Saul e gli disse: "Quanto
apparteneva a Saul e a tutta la sua casa, io lo dò al figlio del tuo
Signore.
[10] Tu dunque con i figli e gli schiavi lavorerai per lui la terra e ne
raccoglierai i prodotti, perché abbia pane e nutrimento la casa del tuo
signore; quanto a Merib-Bàal figlio del tuo signore, mangerà sempre
alla mia tavola". Ora Zibà aveva quindici figli e venti schiavi.
[11] Zibà disse al re: "Il tuo servo farà quanto il re mio
signore ordina al suo servo". Merib-Bàal dunque mangiava alla
tavola di Davide come uno dei figli del re.
[12] Merib-Bàal aveva un figlioletto chiamato Micà; tutti quelli che
stavano in casa di Zibà erano al servizio di Merib-Bàal.
[13] Ma Merib-Bàal abitava in Gerusalemme perché mangiava sempre alla
tavola del re. Era storpio di ambedue i piedi.
10
[1] Dopo
il re degli Ammoniti morì e Canùn suo figlio regnò al suo posto.
[2] Davide disse: "Io voglio usare a Canùn figlio di Nacàs la
benevolenza che suo padre usò a me". Davide mandò alcuni suoi
ministri a fargli le condoglianze per suo padre. Ma quando i ministri di
Davide furono giunti nel paese degli Ammoniti,
[3] i capi degli Ammoniti dissero a Canùn, loro signore: "Credi tu
che Davide ti abbia mandato consolatori per onorare tuo padre? Non ha
piuttosto mandato da te i suoi ministri per esplorare la città, per
spiarla e distruggerla?".
[4] Allora Canùn prese i ministri di Davide, fece loro radere la metà
della barba e tagliare le vesti a metà fino alle natiche, poi li lasciò
andare.
[5] Quando fu informato della cosa, Davide mandò alcuni incontro a
loro, perché quegli uomini erano pieni di vergogna. Il re fece dire
loro: "Restate a Gerico finché vi sia cresciuta di nuovo la barba,
poi tornerete".
[6] Gli Ammoniti, vedendo che si erano attirati l'odio di Davide,
mandarono a prendere al loro soldo ventimila fanti degli Aramei di
Bet-Recòb e degli Aramei di Zobà, mille uomini del re di Maacà e
dodicimila uomini della gente di Tob.
[7] Quando Davide sentì questo, inviò contro di loro Ioab con tutto
l'esercito dei prodi.
[8] Gli Ammoniti uscirono e si schierarono in battaglia all'ingresso
della porta della città, mentre gli Aramei di Zobà e di Recòb e la
gente di Tob e di Maacà stavano soli nella campagna.
[9] Ioab vide che quelli erano pronti ad attaccarlo di fronte e alle
spalle. Scelse allora un corpo tra i migliori Israeliti, lo schierò in
ordine di battaglia contro gli Aramei
[10] e affidò il resto del popolo al fratello Abisài, per tener testa
agli Ammoniti.
[11] Disse ad Abisài: "Se gli Aramei sono più forti di me, tu mi
verrai in aiuto; se invece gli Ammoniti sono più forti di te, verrò io
in tuo aiuto.
[12] Abbi coraggio e dimostriamoci forti per il nostro popolo e per le
città del nostro Dio. Il Signore faccia quello che a lui piacerà".
[13] Poi Ioab con la gente che aveva con sé avanzò per attaccare gli
Aramei, i quali fuggirono davanti a lui.
[14] Quando gli Ammoniti videro che gli Aramei erano fuggiti, fuggirono
anch'essi davanti ad Abisài e rientrarono nella città. Allora Ioab
tornò dalla spedizione contro gli Ammoniti e venne a Gerusalemme.
[15] Gli Aramei, vedendo che erano stati battuti da Israele, si
riunirono insieme.
[16] Hadad-Ezer mandò messaggeri e schierò in campo gli Aramei che
abitavano oltre il fiume e quelli giunsero a Chelàm con alla testa Sobàk,
capo dell'esercito di Hadad-Ezer.
[17] La cosa fu riferita a Davide, che radunò tutto Israele, passò il
Giordano e giunse a Chelàm. Gli Aramei si schierarono in battaglia
contro Davide.
[18] Ma gli Aramei fuggirono davanti a Israele: Davide uccise agli
Aramei settecento pariglie di cavalli e quarantamila uomini; battè
anche Sobàk capo del loro esercito, che morì in quel luogo.
[19] Quando tutti i re vassalli di Hadad-Ezer si videro sconfitti da
Israele, fecero pace con Israele e gli rimasero sottoposti. Gli Aramei
non osarono più venire in aiuto degli Ammoniti.
11
[1]
L'anno dopo, al tempo in cui i re sogliono andare in guerra, Davide mandò
Ioab con i suoi servitori e con tutto Israele a devastare il paese degli
Ammoniti; posero l'assedio a Rabbà mentre Davide rimaneva a
Gerusalemme.
[2] Un tardo pomeriggio Davide, alzatosi dal letto, si mise a
passeggiare sulla terrazza della reggia. Dall'alto di quella terrazza
egli vide una donna che faceva il bagno: la donna era molto bella di
aspetto.
[3] Davide mandò a informarsi chi fosse la donna. Gli fu detto: "È
Betsabea figlia di Eliàm, moglie di Uria l'Hittita".
[4] Allora Davide mandò messaggeri a prenderla. Essa andò da lui ed
egli giacque con lei, che si era appena purificata dalla immondezza. Poi
essa tornò a casa.
[5] La donna concepì e fece sapere a Davide: "Sono incinta".
[6] Allora Davide mandò a dire a Ioab: "Mandami Uria
l'Hittita". Ioab mandò Uria da Davide.
[7] Arrivato Uria, Davide gli chiese come stessero Ioab e la truppa e
come andasse la guerra.
[8] Poi Davide disse a Uria: "Scendi a casa tua e làvati i
piedi". Uria uscì dalla reggia e gli fu mandata dietro una portata
della tavola del re.
[9] Ma Uria dormì alla porta della reggia con tutti i servi del suo
signore e non scese a casa sua.
[10] La cosa fu riferita a Davide e gli fu detto: "Uria non è
sceso a casa sua". Allora Davide disse a Uria: "Non vieni
forse da un viaggio? Perché dunque non sei sceso a casa tua?".
[11] Uria rispose a Davide: "L'arca, Israele e Giuda abitano sotto
le tende, Ioab mio signore e la sua gente sono accampati in aperta
campagna e io dovrei entrare in casa mia per mangiare e bere e per
dormire con mia moglie? Per la tua vita e per la vita della tua anima,
io non farò tal cosa!".
[12] Davide disse ad Uria: "Rimani qui anche oggi e domani ti
lascerò partire". Così Uria rimase a Gerusalemme quel giorno e il
seguente.
[13] Davide lo invitò a mangiare e a bere con sé e lo fece ubriacare;
la sera Uria uscì per andarsene a dormire sul suo giaciglio con i servi
del suo signore e non scese a casa sua.
[14] La mattina dopo, Davide scrisse una lettera a Ioab e gliela mandò
per mano di Uria.
[15] Nella lettera aveva scritto così: "Ponete Uria in prima fila,
dove più ferve la mischia; poi ritiratevi da lui perché resti colpito
e muoia".
[16] Allora Ioab, che assediava la città, pose Uria nel luogo dove
sapeva che il nemico aveva uomini valorosi.
[17] Gli uomini della città fecero una sortita e attaccarono Ioab;
parecchi della truppa e fra gli ufficiali di Davide caddero, e perì
anche Uria l'Hittita.
[18] Ioab inviò un messaggero a Davide per fargli sapere tutte le cose
che erano avvenute nella battaglia
[19] e diede al messaggero quest'ordine: "Quando avrai finito di
raccontare al re quanto è successo nella battaglia,
[20] se il re andasse in collera e ti dicesse: Perché vi siete
avvicinati così alla città per dar battaglia? Non sapevate che
avrebbero tirato dall'alto delle mura?
[21] Chi ha ucciso Abimelech figlio di Ierub-Bàal? Non fu forse una
donna che gli gettò addosso un pezzo di macina dalle mura, così che
egli morì a Tebez? Perché vi siete avvicinati così alle mura? tu
digli allora: Anche il tuo servo Uria l'Hittita è morto".
[22] Il messaggero dunque partì e, quando fu arrivato, riferì a Davide
quanto Ioab lo aveva incaricato di dire. Davide andò in collera contro
Ioab e disse al messaggero: "Perché vi siete avvicinati così alla
città per dare battaglia? Non sapevate che avrebbero tirato dall'alto
delle mura? Chi ha ucciso Abimelech, figlio di Ierub-Bàal? Non fu forse
una donna che gli gettò addosso un pezzo di macina dalle mura, così
che egli morì a Tebez? Perché vi siete avvicinati così alle
mura?".
[23] Il messaggero rispose a Davide: "Perché i nemici avevano
avuto vantaggio su di noi e avevano fatto una sortita contro di noi
nella campagna; ma noi fummo loro addosso fino alla porta della città;
[24] allora gli arcieri tirarono sulla tua gente dall'alto delle mura e
parecchi della gente del re perirono. Anche il tuo servo Uria l'Hittita
è morto".
[25] Allora Davide disse al messaggero: "Riferirai a Ioab: Non ti
affligga questa cosa, perché la spada divora or qua or là; rinforza
l'attacco contro la città e distruggila. E tu stesso fagli
coraggio".
[26] La moglie di Uria, saputo che Uria suo marito era morto, fece il
lamento per il suo signore.
[27] Passati i giorni del lutto, Davide la mandò a prendere e l'accolse
nella sua casa. Essa diventò sua moglie e gli partorì un figlio. Ma ciò
che Davide aveva fatto era male agli occhi del Signore.
12
[1] Il
Signore mandò il profeta Natan a Davide e Natan andò da lui e gli
disse: "Vi erano due uomini nella stessa città, uno ricco e
l'altro povero.
[2] Il ricco aveva bestiame minuto e grosso in gran numero;
[3] ma il povero non aveva nulla, se non una sola pecorella piccina che
egli aveva comprata e allevata; essa gli era cresciuta in casa insieme
con i figli, mangiando il pane di lui, bevendo alla sua coppa e dormendo
sul suo seno; era per lui come una figlia.
[4] Un ospite di passaggio arrivò dall'uomo ricco e questi,
risparmiando di prendere dal suo bestiame minuto e grosso, per preparare
una vivanda al viaggiatore che era capitato da lui portò via la pecora
di quell'uomo povero e ne preparò una vivanda per l'ospite venuto da
lui".
[5] Allora l'ira di Davide si scatenò contro quell'uomo e disse a
Natan: "Per la vita del Signore, chi ha fatto questo merita la
morte.
[6] Pagherà quattro volte il valore della pecora, per aver fatto una
tal cosa e non aver avuto pietà".
[7] Allora Natan disse a Davide: "Tu sei quell'uomo! Così dice il
Signore, Dio d'Israele: Io ti ho unto re d'Israele e ti ho liberato
dalle mani di Saul,
[8] ti ho dato la casa del tuo padrone e ho messo nelle tue braccia le
donne del tuo padrone, ti ho dato la casa di Israele e di Giuda e, se
questo fosse troppo poco, io vi avrei aggiunto anche altro.
[9] Perché dunque hai disprezzato la parola del Signore, facendo ciò
che è male ai suoi occhi? Tu hai colpito di spada Uria l'Hittita, hai
preso in moglie la moglie sua e lo hai ucciso con la spada degli
Ammoniti.
[10] Ebbene, la spada non si allontanerà mai dalla tua casa, poiché tu
mi hai disprezzato e hai preso in moglie la moglie di Uria l'Hittita.
[11] Così dice il Signore: Ecco io sto per suscitare contro di te la
sventura dalla tua stessa casa; prenderò le tue mogli sotto i tuoi
occhi per darle a un tuo parente stretto, che si unirà a loro alla luce
di questo sole;
[12] poiché tu l'hai fatto in segreto, ma io farò questo davanti a
tutto Israele e alla luce del sole".
[13] Allora Davide disse a Natan: "Ho peccato contro il
Signore!". Natan rispose a Davide: "Il Signore ha perdonato il
tuo peccato; tu non morirai.
[14] Tuttavia, poiché in questa cosa tu hai insultato il Signore
(l'insulto sia sui nemici suoi), il figlio che ti è nato dovrà
morire". Natan tornò a casa.
[15] Il Signore dunque colpì il bambino che la moglie di Uria aveva
partorito a Davide ed esso si ammalò gravemente.
[16] Davide allora fece suppliche a Dio per il bambino e digiunò e
rientrando passava la notte coricato per terra.
[17] Gli anziani della sua casa insistevano presso di lui perché si
alzasse da terra; ma egli non volle e rifiutò di prendere cibo con
loro.
[18] Ora, il settimo giorno il bambino morì e i ministri di Davide
temevano di fargli sapere che il bambino era morto, perché dicevano:
"Ecco, quando il bambino era ancora vivo, noi gli abbiamo parlato e
non ha ascoltato le nostre parole; come faremo ora a dirgli che il
bambino è morto? Farà qualche atto insano!".
[19] Ma Davide si accorse che i suoi ministri bisbigliavano fra di loro,
comprese che il bambino era morto e disse ai suoi ministri: "È
morto il bambino?". Quelli risposero: "È morto".
[20] Allora Davide si alzò da terra, si lavò, si unse e cambiò le
vesti; poi andò nella casa del Signore e vi si prostrò. Rientrato in
casa, chiese che gli portassero il cibo e mangiò.
[21] I suoi ministri gli dissero: "Che fai? Per il bambino ancora
vivo hai digiunato e pianto e, ora che è morto, ti alzi e mangi!".
[22] Egli rispose: "Quando il bambino era ancora vivo, digiunavo e
piangevo, perché dicevo: Chi sa? Il Signore avrà forse pietà di me e
il bambino resterà vivo.
[23] Ma ora che egli è morto, perché digiunare? Posso io farlo
ritornare? Io andrò da lui, ma lui non ritornerà da me!".
[24] Poi Davide consolò Betsabea sua moglie, entrò da lei e le si unì:
essa partorì un figlio, che egli chiamò Salomone.
[25] Il Signore amò Salomone e mandò il profeta Natan, che lo chiamò
Iedidià per ordine del Signore.
[26] Intanto Ioab assalì Rabbà degli Ammoniti, si impadronì della
città delle acque
[27] e inviò messaggeri a Davide per dirgli: "Ho assalito Rabbà e
mi sono già impadronito della città delle acque.
[28] Ora raduna il resto del popolo, accàmpati contro la città e
prendila, altrimenti se la prendo io, porterebbe il mio nome".
[29] Davide radunò tutto il popolo, si mosse verso Rabbà, l'assalì e
la prese.
[30] Tolse dalla testa di Milcom la corona, che pesava un talento d'oro
e conteneva una pietra preziosa; essa fu posta sulla testa di Davide.
Asportò dalla città un bottino molto grande.
[31] Fece uscire gli abitanti che erano nella città e li impiegò nei
lavori delle seghe, dei picconi di ferro e delle scuri di ferro e li
fece lavorare alle fornaci da mattoni; così fece a tutte le città
degli Ammoniti. Poi Davide tornò a Gerusalemme con tutta la sua truppa.
13
[1] Dopo
queste cose, accadde che, avendo Assalonne figlio di Davide, una sorella
molto bella, chiamata Tamàr, Amnòn figlio di Davide si innamorò di
lei.
[2] Amnòn ne ebbe una tal passione, da cadere malato a causa di Tamàr
sua sorella; poiché essa era vergine pareva impossibile ad Amnòn di
poterle fare qualcosa.
[3] Ora Amnòn aveva un amico, chiamato Ionadàb figlio di Simeà,
fratello di Davide e Ionadàb era un uomo molto astuto.
[4] Egli disse: "Perché, figlio del re, tu diventi sempre più
magro di giorno in giorno? Non me lo vuoi dire?". Amnòn gli
rispose: "Sono innamorato di Tamàr, sorella di mio fratello
Assalonne".
[5] Ionadàb gli disse: "Mettiti a letto e fingiti malato; quando
tuo padre verrà a vederti, gli dirai: Permetti che mia sorella Tamàr
venga a darmi da mangiare e a preparare la vivanda sotto i miei occhi,
così che io veda; allora prenderò il cibo dalle sue mani".
[6] Amnòn si mise a letto e si finse malato; quando il re lo venne a
vedere, Amnòn gli disse: "Permetti che mia sorella Tamàr venga e
faccia un paio di frittelle sotto i miei occhi e allora prenderò il
cibo dalle sue mani".
[7] Allora Davide mandò a dire a Tamàr, in casa: "Và a casa di
Amnòn tuo fratello e prepara una vivanda per lui".
[8] Tamàr andò a casa di Amnòn suo fratello, che giaceva a letto.
Essa prese farina stemperata, la impastò, ne fece frittelle sotto i
suoi occhi e le fece cuocere.
[9] Poi prese la padella e versò le frittelle davanti a lui; ma egli
rifiutò di mangiare e disse: "Allontanate tutti dalla mia
presenza". Tutti uscirono.
[10] Allora Amnòn disse a Tamàr: "Portami la vivanda in camera e
prenderò il cibo dalle tue mani". Tamàr prese le frittelle che
aveva fatte e le portò in camera ad Amnòn suo fratello.
[11] Ma mentre gliele dava da mangiare, egli l'afferrò e le disse:
"Vieni, unisciti a me, sorella mia".
[12] Essa gli rispose: "No, fratello mio, non farmi violenza;
questo non si fa in Israele; non commettere questa infamia!
[13] Io dove andrei a portare il mio disonore? Quanto a te, tu
diverresti come un malfamato in Israele. Parlane piuttosto al re, egli
non mi rifiuterà a te".
[14] Ma egli non volle ascoltarla: fu più forte di lei e la violentò
unendosi a lei.
[15] Poi Amnòn concepì verso di lei un odio grandissimo: l'odio verso
di lei fu più grande dell'amore con cui l'aveva prima amata. Le disse:
[16] "Alzati, vattene!". Gli rispose: "O no! Questo torto
che mi fai cacciandomi è peggiore dell'altro che mi hai già
fatto". Ma egli non volle ascoltarla.
[17] Anzi, chiamato il giovane che lo serviva, gli disse: "Cacciami
fuori costei e sprangale dietro il battente".
[18] Essa indossava una tunica con le maniche, perché così vestivano,
da molto tempo, le figlie del re ancora vergini. Il servo di Amnòn
dunque la mise fuori e le sprangò il battente dietro.
[19] Tamàr si sparse polvere sulla testa, si stracciò la tunica dalle
lunghe maniche che aveva indosso, si mise le mani sulla testa e se ne
andò camminando e gridando.
[20] Assalonne suo fratello le disse: "Forse Amnòn tuo fratello è
stato con te? Per ora taci, sorella mia; è tuo fratello; non disperarti
per questa cosa". Tamàr desolata rimase in casa di Assalonne, suo
fratello.
[21] Il re Davide seppe tutte queste cose e ne fu molto irritato, ma non
volle urtare il figlio Amnòn, perché aveva per lui molto affetto; era
infatti il suo primogenito.
[22] Assalonne non disse una parola ad Amnòn né in bene né in male;
odiava Amnòn perché aveva violato Tamàr sua sorella.
[23] Due anni dopo Assalonne, avendo i tosatori a Baal-Cazòr, presso
Efraim, invitò tutti i figli del re.
[24] Andò dunque Assalonne dal re e disse: "Ecco il tuo servo ha i
tosatori presso di sé. Venga dunque anche il re con i suoi ministri a
casa del tuo servo!".
[25] Ma il re disse ad Assalonne: "No, figlio mio, non si venga noi
tutti, perché non ti siamo di peso". Sebbene insistesse, il re non
volle andare; ma gli diede la sua benedizione.
[26] Allora Assalonne disse: "Se non vuoi venire tu, permetti ad
Amnòn mio fratello di venire con noi". Il re gli rispose:
"Perché dovrebbe venire con te?".
[27] Ma Assalonne tanto insistè che Davide lasciò andare con lui Amnòn
e tutti i figli del re. Assalonne fece un banchetto come un banchetto da
re.
[28] Ma Assalonne diede quest'ordine ai servi: "Badate, quando Amnòn
avrà il cuore riscaldato dal vino e io vi dirò: Colpite Amnòn!, voi
allora uccidetelo e non abbiate paura. Non ve lo comando io? Fatevi
coraggio e comportatevi da forti!".
[29] I servi di Assalonne fecero ad Amnòn come Assalonne aveva
comandato. Allora tutti i figli del re si alzarono, montarono ciascuno
sul suo mulo e fuggirono.
[30] Mentre essi erano ancora per strada, giunse a Davide questa
notizia: "Assalonne ha ucciso tutti i figli del re e neppure uno è
scampato".
[31] Allora il re si alzò, si stracciò le vesti e si gettò per terra;
tutti i suoi ministri che gli stavano intorno, stracciarono le loro
vesti.
[32] Ma Ionadàb figlio di Simeà, fratello di Davide, disse: "Non
dica il mio signore che tutti i giovani, figli del re, sono stati
uccisi; il solo Amnòn è morto; per Assalonne era cosa decisa fin da
quando Amnòn aveva fatto violenza a sua sorella Tamàr.
[33] Ora non si metta in cuore il mio signore una tal cosa, come se
tutti i figli del re fossero morti; il solo Amnòn è morto
[34] e Assalonne è fuggito". Il giovane che stava di sentinella
alzò gli occhi, guardò ed ecco una gran turba di gente veniva per la
strada di Bacurìm, dal lato del monte, sulla discesa. La sentinella
venne ad avvertire il re e disse: "Ho visto uomini scendere per la
strada di Bacurìm, dal lato del monte".
[35] Allora Ionadàb disse al re: "Ecco i figli del re arrivano; la
cosa sta come il tuo servo ha detto".
[36] Come ebbe finito di parlare, ecco giungere i figli del re, i quali
alzarono grida e piansero; anche il re e tutti i suoi ministri fecero un
gran pianto.
[37] Quanto ad Assalonne, era fuggito ed era andato da Talmài, figlio
di Ammiùd, re di Ghesùr. Il re fece il lutto per il suo figlio per
lungo tempo.
[38] Assalonne rimase tre anni a Ghesùr, dove era andato dopo aver
preso la fuga.
[39] Poi lo spirito del re Davide cessò di sfogarsi contro Assalonne,
perché si era placato il dolore per la morte di Amnòn.
14
[1] Ioab
figlio di Zeruià si accorse che il cuore del re era contro Assalonne.
[2] Allora mandò a chiamare a Tekòa e fece venire una donna saggia e
le disse: "Fingi di essere in lutto: mettiti una veste da lutto,
non ti ungere con olio e compòrtati da donna che pianga da molto tempo
un morto;
[3] poi entra presso il re e parlagli così e così". Ioab le mise
in bocca le parole da dire.
[4] La donna di Tekòa andò dunque dal re, si gettò con la faccia a
terra, si prostrò e disse: "Aiuto, o re!".
[5] Il re le disse: "Che hai?". Rispose: "Ahimè! Io sono
una vedova; mio marito è morto.
[6] La tua schiava aveva due figli, ma i due vennero tra di loro a
contesa in campagna e nessuno li separava; così uno colpì l'altro e
l'uccise.
[7] Ed ecco tutta la famiglia è insorta contro la tua schiava dicendo:
consegnaci l'uccisore del fratello, perché lo facciamo morire per
vendicare il fratello che egli ha ucciso. Elimineranno così anche
l'erede e spegneranno l'ultima bracia che mi è rimasta e non lasceranno
a mio marito né nome, né discendenza sulla terra".
[8] Il re disse alla donna: "Và pure a casa: io darò ordini a tuo
riguardo".
[9] La donna di Tekòa disse al re: "Re mio signore, la colpa cada
su di me e sulla casa di mio padre, ma il re e il suo trono sono
innocenti".
[10] E il re: "Se qualcuno parla contro di te, conducilo da me e
vedrai che non ti molesterà più".
[11] Riprese: "Il re pronunzi il nome del Signore suo Dio perché
il vendicatore del sangue non aumenti la disgrazia e non mi sopprimano
il figlio". Egli rispose: "Per la vita del Signore, non cadrà
a terra un capello di tuo figlio!".
[12] Allora la donna disse: "La tua schiava possa dire una parola
al re mio signore!". Egli rispose: "Parla".
[13] Riprese la donna: "Allora perché pensi così contro il popolo
di Dio? Intanto il re, pronunziando questa sentenza si è come
dichiarato colpevole, per il fatto che il re non fa ritornare colui che
ha bandito.
[14] Noi dobbiamo morire e siamo come acqua versata in terra, che non si
può più raccogliere, e Dio non ridà la vita. Il re pensi qualche
piano perché il proscritto non sia più bandito lontano da lui.
[15] Ora, se io sono venuta a parlare così al re mio signore, è perché
la gente mi ha fatto paura e la tua schiava ha detto: Voglio parlare al
re; forse il re farà quanto gli dirà la sua schiava;
[16] il re ascolterà la sua schiava e la libererà dalle mani di quelli
che cercano di sopprimere me e mio figlio dalla eredità di Dio".
[17] La donna concluse: "La parola del re mio signore conceda la
calma. Perché il re mio signore è come un angelo di Dio per
distinguere il bene e il male. Il Signore tuo Dio sia con te!".
[18] Il re rispose e disse alla donna: "Non tenermi nascosto nulla
di quello che io ti domanderò". La donna disse: "Parli pure
il re mio signore".
[19] Disse il re: "La mano di Ioab non è forse con te in tutto
questo?". La donna rispose: "Per la tua vita, o re mio
signore, non si può andare né a destra né a sinistra di quanto ha
detto il re mio signore! Proprio il tuo servo Ioab mi ha dato questi
ordini e ha messo tutte queste parole in bocca alla tua schiava.
[20] Per dare alla cosa un'altra faccia, il tuo servo Ioab ha agito così;
ma il mio signore ha la saggezza di un angelo di Dio e sa quanto avviene
sulla terra".
[21] Allora il re disse a Ioab: "Ecco, voglio fare quello che hai
chiesto; và dunque e fà tornare il giovane Assalonne".
[22] Ioab si gettò con la faccia a terra, si prostrò, benedisse il re
e disse: "Oggi il tuo servo sa di aver trovato grazia ai tuoi
occhi, re mio signore, poiché il re ha fatto quello che il suo servo
gli ha chiesto".
[23] Ioab dunque si alzò, andò a Ghesùr e condusse Assalonne a
Gerusalemme.
[24] Ma il re disse: "Si ritiri in casa e non veda la mia
faccia". Così Assalonne si ritirò in casa e non vide la faccia
del re.
[25] Ora in tutto Israele non vi era uomo che fosse tanto lodato per la
sua bellezza quanto Assalonne; dalle piante dei piedi alla cima del
capo, non vi era in lui un difetto alcuno.
[26] Quando si faceva tagliare i capelli, e se li faceva tagliare ogni
anno perché la capigliatura gli pesava troppo, egli pesava i suoi
capelli e il peso era di duecento sicli a peso del re.
[27] Ad Assalonne nacquero tre figli e una figlia chiamata Tamàr, che
era donna di bell'aspetto.
[28] Assalonne abitò in Gerusalemme due anni, senza vedere la faccia
del re.
[29] Poi Assalonne convocò Ioab per mandarlo dal re; ma egli non volle
andare da lui; lo convocò una seconda volta, ma Ioab non volle andare.
[30] Allora Assalonne disse ai suoi servi: "Vedete, il campo di
Ioab è vicino al mio e vi è l'orzo; andate ed appiccatevi il
fuoco!". I servi di Assalonne appiccarono il fuoco al campo.
[31] Allora Ioab si alzò, andò a casa di Assalonne e gli disse:
"Perché i tuoi servi hanno dato fuoco al mio campo?".
[32] Assalonne rispose a Ioab: "Io ti avevo mandato a dire: Vieni
qui, voglio mandarti a dire al re: Perché sono tornato da Ghesùr?
Sarebbe meglio per me se fossi rimasto là. Ora voglio vedere la faccia
del re e, se vi è in me colpa, mi faccia morire!".
[33] Ioab allora andò dal re e gli riferì la cosa. Il re fece chiamare
Assalonne, il quale venne e si prostrò con la faccia a terra davanti a
lui; il re baciò Assalonne.
15
[1] Ma
dopo, Assalonne si procurò un carro, cavalli e cinquanta uomini che
correvano davanti a lui.
[2] Assalonne si alzava la mattina presto e si metteva da un lato della
strada di accesso alla porta della città; quando qualcuno aveva una
lite e veniva dal re per il giudizio, Assalonne lo chiamava e gli
diceva: "Di quale città sei?", l'altro gli rispondeva:
"Il tuo servo è di tale e tale tribù d'Israele".
[3] Allora Assalonne gli diceva: "Vedi, le tue ragioni sono buone e
giuste, ma nessuno ti ascolta da parte del re".
[4] Assalonne aggiungeva: "Se facessero me giudice del paese!
Chiunque avesse una lite o un giudizio verrebbe da me e io gli farei
giustizia".
[5] Quando uno gli si accostava per prostrarsi davanti a lui, gli
porgeva la mano, l'abbracciava e lo baciava.
[6] Assalonne faceva così con tutti gli Israeliti che venivano dal re
per il giudizio; in questo modo Assalonne si cattivò l'affetto degli
Israeliti.
[7] Ora, dopo quattro anni, Assalonne disse al re: "Lasciami andare
a Ebron a sciogliere un voto che ho fatto al Signore.
[8] Perché durante la sua dimora a Ghesùr, in Aram, il tuo servo ha
fatto questo voto: Se il Signore mi riconduce a Gerusalemme, io servirò
il Signore a Ebron!".
[9] Il re gli disse: "Và in pace!". Egli si alzò e andò a
Ebron.
[10] Allora Assalonne mandò emissari per tutte le tribù d'Israele a
dire: "Quando sentirete il suono della tromba, allora direte:
Assalonne è divenuto re a Ebron".
[11] Con Assalonne erano partiti da Gerusalemme duecento uomini, i
quali, invitati, partirono con semplicità, senza saper nulla.
[12] Assalonne convocò Achitòfel il Ghilonita, consigliere di Davide,
perché venisse dalla sua città di Ghilo ad assistere mentre offriva i
sacrifici. La congiura divenne potente e il popolo andava crescendo di
numero intorno ad Assalonne.
[13] Arrivò un informatore da Davide e disse: "Il cuore degli
Israeliti si è volto verso Assalonne".
[14] Allora Davide disse a tutti i suoi ministri che erano con lui a
Gerusalemme: "Alzatevi, fuggiamo; altrimenti nessuno di noi scamperà
dalle mani di Assalonne. Partite in fretta perché non si affretti lui a
raggiungerci e faccia cadere su di noi la sventura e colpisca la città
a fil di spada".
[15] I ministri del re gli dissero: "Tutto secondo ciò che
sceglierà il re mio signore; ecco, noi siamo i tuoi ministri".
[16] Il re dunque uscì a piedi con tutta la famiglia; lasciò dieci
concubine a custodire la reggia.
[17] Il re uscì dunque a piedi con tutto il popolo e si fermarono
all'ultima casa.
[18] Tutti i ministri del re camminavano al suo fianco e tutti i Cretei
e tutti i Peletei e Ittài con tutti quelli di Gat, seicento uomini
venuti da Gat al suo seguito, sfilavano davanti al re.
[19] Allora il re disse a Ittài di Gat: "Perché vuoi venire anche
tu con noi? Torna indietro e resta con il re, perché sei un forestiero
e per di più un esule dalla tua patria.
[20] Appena ieri sei arrivato e oggi ti farei errare con noi, mentre io
stesso vado dove capiterà di andare? Torna indietro e riconduci con te
i tuoi fratelli; siano con te la grazia e la fedeltà al Signore!".
[21] Ma Ittài rispose al re: "Per la vita del Signore e la tua, o
re mio signore, in qualunque luogo sarà il re mio signore, per morire o
per vivere, là sarà anche il tuo servo".
[22] Allora Davide disse a Ittài: "Và, prosegui pure!". Ittài,
quello di Gat, proseguì con tutti gli uomini e con tutte le donne e i
bambini che erano con lui.
[23] Tutti quelli del paese piangevano ad alta voce, mentre tutto il
popolo passava. Il re stava in piedi nella valle del Cedron e tutto il
popolo passava davanti a lui prendendo la via del deserto.
[24] Ecco venire anche Zadòk con tutti i leviti, i quali portavano
l'arca dell'alleanza di Dio. Essi deposero l'arca di Dio presso Ebiatàr,
finché tutto il popolo non finì di uscire dalla città.
[25] Il re disse a Zadòk: "Riporta in città l'arca di Dio! Se io
trovo grazia agli occhi del Signore, egli mi farà tornare e me la farà
rivedere insieme con la sua Dimora.
[26] Ma se dice: Non ti gradisco, eccomi: faccia di me quello che sarà
bene davanti a lui".
[27] Il re aggiunse al sacerdote Zadòk: "Vedi? Torna in pace in
città con tuo figlio Achimaaz e Giònata figlio di Ebiatàr.
[28] Badate: io aspetterò presso i guadi del deserto, finché mi sia
portata qualche notizia da parte vostra".
[29] Così Zadòk ed Ebiatàr riportarono a Gerusalemme l'arca di Dio e
là dimorarono.
[30] Davide saliva l'erta degli Ulivi; saliva piangendo e camminava con
il capo coperto e a piedi scalzi; tutta la gente che era con lui aveva
il capo coperto e, salendo, piangeva.
[31] Fu intanto portata a Davide la notizia: "Achitòfel è con
Assalonne tra i congiurati". Davide disse: "Rendi vani i
consigli di Achitòfel, Signore!".
[32] Quando Davide fu giunto in vetta al monte, al luogo dove ci si
prostra a Dio, ecco farglisi incontro Cusài, l'Archita, con la tunica
stracciata e il capo coperto di polvere.
[33] Davide gli disse: "Se tu procedi con me, mi sarai di peso;
[34] ma se torni in città e dici ad Assalonne: Io sarò tuo servo, o
re; come sono stato servo di tuo padre prima, così sarò ora tuo servo,
tu dissiperai in mio favore i consigli di Achitòfel.
[35] E non avrai forse là con te i sacerdoti Zadòk ed Ebiatàr? Quanto
sentirai dire della reggia, lo riferirai ai sacerdoti Zadòk ed Ebiatàr.
[36] Ecco, essi hanno con loro i due figli, Achimaaz, figlio di Zadòk e
Giònata, figlio di Ebiatàr; per mezzo di loro mi farete sapere quanto
avrete sentito".
[37] Cusài, amico di Davide, arrivò in città quando Assalonne entrava
in Gerusalemme |